In Cittadella la Seconda Conferenza nazionale sui Beni confiscati”

Domani mattina, alle 9.30, in Cittadella regionale, si terrà la seconda Conferenza nazionale sui “Beni confiscati e politiche integrate di sicurezza urbana”, promossa dalla Regione Calabria, con il Dipartimento Transizione digitale e Attività strategiche – settore beni confiscati – e l’assessorato al ramo guidato dal vicepresidente Filippo Pietropaolo, e dal Forum italiano per la sicurezza urbana.

L’attività di valorizzazione dei beni confiscati, intrapresa dalla Regione Calabria già con l’approvazione della Strategia regionale, si arricchisce di un nuovo strumento: il Piano di settore per l’attuazione delle azioni 4.3.2 e 4.h.2 del Programma regionale Calabria Fesr Fse+ 2021/2027 e dell’accordo di coesione Fsc 21/27, attraverso cui è stato possibile selezionare le operazioni sulle quali far convergere le risorse

Si tratta di investimenti importanti che hanno guidato l’azione amministrativa nell’individuazione anche di un percorso che consentisse di arrivare velocemente al riutilizzo degli immobili confiscati.

Dopo i saluti istituzionali del presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, del vicepresidente, Filippo Pietropaolo, del Prefetto di Catanzaro, Castrese De Rosa, della direttrice dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, Maria Rosaria Laganà, del vicepresidente Forum Italiano per la sicurezza urbana, Marco Porcedda, del presidente di Avviso Pubblico, Roberto Montà, si entrerà nel vivo dell’evento, che si pone in continuità con quello realizzato nel 2023.

Le conclusioni saranno affidate alla sottosegretaria di Stato del Ministero dell’interno, Wanda Ferro.

L’evento, al quale interverranno, tra gli altri, anche il dirigente generale del Dipartimento Transizione digitale e Attività strategiche della Regione Calabria, Tommaso Calabrò, e la coordinatrice delle attività di valorizzazione beni confiscati, Antonella Sette, è stato suddiviso in tre distinti forum.

Nella prima parte saranno analizzati e approfonditi gli aspetti trasversali a tutta la filiera pubblica di intervento e le problematiche specifiche riguardanti beni immobili e terreni agricoli, mettendo ancora a confronto le esperienze sviluppate nelle Regioni Calabria, Campania e Lazio per promuovere e sostenere percorsi trasparenti e partecipati di valorizzazione dei beni confiscati.

Se i beni confiscati rappresentano l’aspetto più evidente delle condotte illecite messe in campo dalla criminalità organizzata, esiste un altro aspetto che è intimamente connesso alla presenza pervasiva della criminalità in genere e per il quale occorre dispiegare maggiormente gli sforzi.

Ed infatti, la seconda parte della giornata sarà dedicata al fenomeno emergente della devianza giovanile, concentrando l’attenzione sulla sfera preventiva propria di Enti locali e articolazioni locali dell’amministrazione pubblica, dando spazio alle voci di chi lavora quotidianamente con i giovani nei servizi presenti sul territorio.

Un focus specifico riguarderà il Protocollo d’intesa “Interventi per il rafforzamento della legalità, sicurezza, coesione sociale e per il contrasto dell’abbandono scolastico in Calabria” sottoscritto il 23 settembre 2024, tra Regione Calabria, Ufficio scolastico regionale e Ministero dell’Interno, attraverso il quale si intende rafforzare l’aspetto del protagonismo giovanile per la prevenzione della criminalità. In quest’ottica la presenza dell’Ufficio Scolastico regionale, unitamente ai soggetti istituzionali che affrontano quotidianamente le problematiche legate alla devianza giovanile e alla dispersione scolastica forniranno un autorevole contributo alla discussione per individuare percorsi condivisi di legalità e sicurezza. (rcz)

L’OPINIONE / Ornella Cuzzupi: La vera festa delle donne sarà quando verranno cancellate violenza e discriminazioni

di ORNELLA CUZZUPILa giornata dedicata alla donna mi ha sempre dato un senso di incompiutezza nella sua terminologia. Certo, considerato il passato grandi passi avanti sono stati fatti, eppure guardando il panorama che la quotidianità ci trasmette con i fatti sangue, la violenza e le discriminazioni a carico delle donne viene da pensare che più di festa occorrerebbe parlare di ricorrenza.

Ricorrenza dei drammi e delle circostanze che si ripetono con spaventosa ed agghiacciante frequenza. Oggi più che inneggiare alle donne occorre operare per le donne. Più che celebrare quanto conquistato occorre guardare la realtà nei suoi più oscuri meandri per cercare di capire le cause che ancora producono dolore e sofferenza alle donne.

Se solo guardiamo i dati un brivido corre lungo la schiena. La violenza sulle donne ha tre aspetti drammaticamente stabili: la violenza in ambito familiare o affettivo, se usare questo termine in questi casi ha senso; le discriminazioni in ambito lavorativo e sociale; la nebbia che cela tutta una serie di violenze siano esse psicologiche o fisiche, che rimangono chiuse tra quattro mura o nell’angoscia della vittima. Si, perché si entra a conoscenza dei fatti solo quando questi esplodono e diventano casi da raccontare.

Quello che invece la vita riserva a molte donne rimane custodito in un terribile silenzio di terrore e spesso di soffocante necessità. Le leggi, le interpretazioni delle stesse, il valore del lavoro, nulla di ciò è sufficiente se non vi sarà una vera, sana e chiara educazione sulla parità dei diritti e sul rispetto che bisogna portare verso l’altro. Tutto rischia di rimanere nell’ambito delle parole e di qualche rametto di mimosa se non si squarcia il velo di quel terrore e necessità del silenzio.

Si, perché molte volte il prezzo da pagare alla denuncia è l’isolamento e la perdita anche di quel poco che si possiede. Nel mondo del lavoro questa è una terribile spada di Damocle che troppe volte oscilla sulla testa delle donne!

Per questi motivi ritengo che strutture che insistono nel sociale e la scuola debbano avere un peso sempre più importante nell’indicare la giusta direzione e nel radicarla nella cultura di ogni giorno. Anche in quei casi dove questo si scontra con logiche e ideologie diverse dalla cultura democratica.

Nel nostro costruire il domani, nei nostri insegnamenti non vi può esser posto per nessuna diversità, nessuna discriminazione e nessuna violenza. Se manca questa convinzione e la determinazione a portarla avanti, allora l’8 marzo si festeggerà e il 9 tutto riprenderà come e peggio di prima! (oc)

[Ornella Cuzzupi è presidente dell’Osservatorio contro le discriminazioni nei luoghi di lavoro]

8 Marzo, Tridico (M5S) ricorda il coraggio delle vittime femminili della ‘ndrangheta e delle straniere in fuga

«Lea Garofalo, Maria Concetta Cacciola e Maria Chindamo sono state tre donne che, seppure con storie alquanto differenti, hanno dato un esempio rivoluzionario di lotta alla ’ndrangheta, pagando con il sangue e con la vita il prezzo del loro coraggio». È quanto ha detto l’europarlamentare M5S Pasquale Tridico, spiegando come «nella Giornata internazionale della donna, il mio pensiero va anzitutto a loro, che hanno mostrato una forza straordinaria, che non si sono piegate alla forza intimidatrice della criminalità organizzata e che rappresentano, quindi, un esempio vivo di autonomia, indipendenza e libertà, valori indispensabili per il riscatto della Calabria e del resto del Mezzogiorno, ancora largamente condizionati dalle mafie e da una mentalità, della paura, del silenzio e della rassegnazione, da combattere senza riserve anche sul piano politico».

«In questa particolare Giornata internazionale di memoria e sensibilizzazione sulle conquiste e sui diritti del genere femminile, voglio anche ricordare e onorare tutte le donne che in mare, dirette verso le coste del Sud, hanno affrontato enormi rischi e perso la vita – ha concluso Tridico – per dare speranza e dignità alle loro famiglie». (rrm)

L’OPINIONE / Giusi Princi: Parità di genere sia priorità assoluta, servono politiche europee ambiziose

di GIUSI PRINCI – La parità di genere è una imprescindibile questione di giustizia sociale ed è anche un motore di crescita per l’Europa. Come riporta l’Istituto europeo per l’Uguaglianza di Genere, miglioramenti in questo senso potrebbero portare nel 2050 alla crescita del Pil europeo per un minimo di 1,95 miliardi a un massimo di 3,15.

In occasione della Giornata Internazionale della Donna, dobbiamo rinnovare il nostro impegno per garantire alle donne pari opportunità, in particolare nei settori dell’educazione, delle Stem, dell’economia, così come nella lotta alla violenza di genere, comprese le sfide legate alla cyber violenza”. Lo afferma Giusi Princi, eurodeputata FI-PPE e membro della Commissione per i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere (FEMM) del Parlamento Europeo.

Alla Commissaria europea per l’Uguaglianza, Hadja Lahbib, che ha presentato la strategia alla Commissione Femm, ho sottolineato due temi chiave per un’azione europea efficace a favore delle donne. In primis, l’educazione è la chiave per una società più equa.

È fondamentale colmare il divario di genere nelle discipline Stem, garantendo alle ragazze e alle giovani donne – che adesso rappresentano circa 1/3 del totale di lavoratori nel settore – l’accesso alle competenze del futuro. In tal senso mi impegnerò affinché l’Ue metta sempre più al centro dei nuovi fondi per la ricerca, tra cui il programma che nel 2027 succederà a Orizzonte Europa, un Piano per l’Uguaglianza.

E, poi, dobbiamo elaborare programmi e strategie per rendere le Stem sempre più attrattive per le giovani donne, attraverso l’espansione di progetti concreti quali ‘Girls Go Circular’ o ‘Stream It’. In secondo luogo, la lotta alla violenza di genere, anche nel digitale, deve essere rafforzata attraverso strumenti innovativi come l’intelligenza artificiale.

Molestie e abusi sui social media ostacolano la partecipazione delle donne nella vita pubblica.

Per contrastare questa deriva, la Commissione ha già integrato disposizioni specifiche nel Digital Services Act (DSA), ma sono necessarie ulteriori misure, tra cui l’uso di strumenti digitali avanzati come l’intelligenza artificiale per il monitoraggio e la prevenzione della violenza di genere online, e accorgimenti normativi, quali il raggiungimento di una definizione europea comune di cyber-violenza.

In questo senso, presenterò un’interrogazione alla Commissione Europea per investigare su come l’UE stia investendo in tecnologie avanzate, come l’intelligenza artificiale, per prevenire e disinnescare forme di cyber violenza e violenza fisica contro le donne. È fondamentale che l’intelligenza artificiale – su cui la Commissione europea investirà 200 miliardi tramite InvestAI – venga utilizzata in modo non discriminatorio e che possa contribuire a garantire la sicurezza delle donne in uno spazio pubblico digitale sempre più pervasivo. La parità di genere deve diventare una priorità assoluta. Solo con politiche ambiziose e un forte impegno da parte delle istituzioni europee potremo fare in modo che l’8 marzo sia ieri, oggi e domani.

Occorre il pieno riconoscimento della parità di genere in tutte le sue declinazioni, a partire dall’occupazione femminile e dal superamento del divario retributivo tra uomini e donne. Un impegno già portato avanti in Calabria, che su questo tema rappresenta un esempio virtuoso grazie alla legge regionale n. 7 dell’8 marzo 2022 che ho fortemente voluto, insieme al Presidente Roberto Occhiuto, quando ero vicepresidente della Regione, con un finanziamento di 10 milioni di euro per promuovere la parità di genere e la non discriminazione sui luoghi di lavoro. (gp)

[Giusi Princi è europarlamentare]

PILLOLE DI PREVIDENZA / Ugo Bianco: Naspi, le novità per il 2025

di UGO BIANCOLa Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego, abbreviata con l’acronimo NASpi, è un’indennità mensile, erogata dall’Inps ai lavoratori in disoccupazione involontaria. Introdotta con il decreto legislativo n. 22 del 4 marzo 2015, ha lo scopo di attenuare la perdita di reddito dovuta alla cessazione del rapporto di lavoro.

Nel corso degli anni la normativa ha subito vari aggiustamenti. L’ultima modifica, introdotta dall’articolo 1 comma 171 della legge di Bilancio 2025, stabilisce che un lavoratore che si dimette o risolve consensualmente il proprio rapporto di lavoro e, nei 12 mesi successivi, viene assunto e licenziato senza aver accumulato almeno 13 settimane di contributi, non ha diritto all’indennità.

L’obiettivo è contrastare pratiche elusive in cui lavoratori e datori di lavoro simulano situazioni di disoccupazione involontaria. I dati dell’Istituto Previdenziale sulle comunicazioni obbligatorie evidenziano un aumento di cessazioni volontarie (che non danno diritto alla NASpI) seguite da brevi periodi di rioccupazione e successivo licenziamento, con il solo scopo di maturare i requisiti per l’indennità. Con lo stesso spirito restrittivo, il Collegato Lavoro (legge 203/2024) ha introdotto una stretta sulle dimissioni per fatti concludenti.

Se un lavoratore si assenta ingiustificatamente oltre i limiti previsti dal contratto (o oltre i 15 giorni se il contratto non specifica una soglia massima), il rapporto di lavoro sarà considerato risolto a suo carico, con conseguente esclusione dalla prestazione economica. Per comprendere l’impatto delle nuove restrizioni è utile ricordare quali sono i requisiti standard per accedervi. 

Chi sono i beneficiari? Per poter richiedere la prestazione è necessario rientrare in uno dei seguenti profili lavorativi: Dipendenti provato con contratto di lavoro subordinato; Dipendenti a tempo determinato della Pubblica Amministrazione; Apprendisti; Soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato; Personale artistico con rapporto di lavoro subordinato; Operai agricoli a tempo indeterminato dipendenti da cooperative e consorzi agricoli.

Condizioni particolari: possono richiedere la NASpI lavoratrici madri che abbiano presentato dimissioni per giusta causa durante il periodo di maternità (entro un anno dalla nascita del bambino) e i lavoratori licenziati per motivi disciplinari; nel caso di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, il trattamento è riconosciuto attraverso una procedura di conciliazione presso l’Ispettorato Territoriale del Lavoro; il dipendente che rifiuta un trasferimento oltre i 50 km dalla residenza o con un tempo di percorrenza superiore a 80 minuti con i mezzi pubblici ha diritto all’indennità.

 

Chi non ha diritto alla NASpi? Non possono beneficiare dell’indennità: Dipendenti delle pubbliche amministrazioni a tempo indeterminato; Operai agricoli con contratto a tempo determinato; Lavoratori extracomunitari con permesso di soggiorno per lavoro stagionale; Lavoratori che hanno maturato i requisiti per il pensionamento; Lavoratori titolari di assegno ordinario di invalidità;

Con quali requisiti contributivi? Il lavoratore che richiede la NASpI deve soddisfare due requisiti aggiuntivi: Essere effettivamente disoccupato, cioè non svolgere alcuna attività lavorativa, nemmeno in modo occasionale (secondo quanto stabilito dall’art. 1, comma 2, lettera c, del D.Lgs. 21 aprile 2000, n. 181); Aver versato almeno 13 settimane di contributi nei 4 anni precedenti l’inizio della disoccupazione. Il requisito delle 30 giornate di lavoro nei 12 mesi che precedono la disoccupazione non è più richiesto per gli eventi successivi al 1° gennaio 2022.

Qual’è la durata? L’indennità viene erogata mensilmente per un periodo pari alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi quattro anni, con un massimo di 24 mesi. Nel calcolo della durata, non vengono considerati i periodi contributivi che hanno già dato diritto ad altre prestazioni di disoccupazione.

Quanto spetta? L’importo mensile è determinato come segue: Se la retribuzione media mensile degli ultimi quattro anni è pari o inferiore a un importo stabilito dalla legge (rivalutato annualmente in base all’indice Istat), l’indennità corrisponde al 75% di tale retribuzione; Se la retribuzione media mensile è superiore a questo importo, l’indennità è pari al 75% dell’importo stabilito, più il 25% della differenza tra la retribuzione media mensile e l’importo stesso.

Tuttavia, l’importo dell’indennità non può superare il limite massimo stabilito annualmente dalla legge, per il 2025, il limite è di 1.562,82 euro (Circ. Inps 25 del 29 gennaio 2025). Inoltre, la NASpI si riduce del 3% ogni mese a partire dal sesto mese di fruizione. Se il beneficiario ha più di 55 anni alla data di presentazione della domanda, la riduzione inizia dall’ottavo mese.

Da quando decorre? La NASpI spetta a partire da: Dall’ottavo giorno successivo alla cessazione del rapporto di lavoro, se la domanda è presentata entro tale termine. Se la domanda è presentata dopo l’ottavo giorno, l’indennità decorre dal giorno successivo alla presentazione; Dall’ottavo giorno dopo il termine di maternità, malattia, infortunio sul lavoro, malattia professionale o preavviso, se la domanda viene presentata entro l’ottavo giorno. In caso di presentazione oltre l’ottavo giorno, l’indennità decorre dal giorno successivo alla domanda, purché presentata entro i termini di legge; Dal trentottesimo giorno successivo a un licenziamento per giusta causa, se la domanda è presentata entro il trentottesimo giorno. Se la domanda è presentata oltre questo termine, l’indennità decorre dal giorno successivo alla presentazione, ma solo se avviene entro i termini di legge.

Quando va presentata la domanda? I lavoratori aventi diritto devono presentare la domanda all’Inps, esclusivamente online o tramite Istituti di Patronato, entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro, pena la decadenza. (ub)

[Ugo Bianco è presidente dell’Associazione Nazionale Sociologi – Dipartimento Calabria]

La consigliera Straface: A breve audizione per proposta di legge su Rete reumatologica regionale

«Nelle prossime settimane, confermando un metodo di ascolto e confronto con tutti gli attori sociali che è diventato ormai l’approccio distintivo ed il valore aggiunto delle attività e delle iniziative di questo organismo istituzionale, avvieremo una importante fase di audizioni per rafforzare insieme, come stiamo facendo in tante altre direzioni, una proposta di legge il più possibile condivisa finalizzata all’attuazione di una rete reumatologica per i circa 30 mila pazienti stimati». È quanto ha reso noto la consigliera regionale e presidente della Terza Commissione Sanità, Pasqualina Straface, sottolineando la volontà di «far emergere diffuse situazioni di disagio quando non vere e proprie emergenze che corrispondono sempre a costi sociali importanti ma di cui troppo spesso non si ha adeguata consapevolezza».

L’obiettivo è uno solo: Riconoscere la rilevanza sociale delle malattie reumatologiche. Garantire equità di accesso alle cure attraverso una rete regionale ad hoc. Implementare il registro regionale per il monitoraggio, la ricerca e la valutazione dell’efficacia delle cure. Promuovere diagnosi precoci, trattamenti personalizzati e fare prevenzione. Integrare le strutture sanitarie esistenti e potenziare l’uso della telemedicina. Istituire ambulatori multidisciplinari ospedalieri e territoriali con supporto degli enti del Terzo Settore.

«Si stima, infatti – ha proseguito – che i costi diretti ed indiretti per le cure si attestano intorno ai 400 milioni di euro all’anno, anche a carico delle strutture pubbliche. Stiamo parlando di malattie che comportano disabilità, riduzione della qualità della vita e carico socio-economico per pazienti, famiglie e sistema sanitario e che diventa complicato affrontare se a ciò si aggiungono difficoltà di accesso alle cure, soprattutto nelle aree rurali, mancanza di coordinamento tra strutture ospedaliere e territoriali, necessità di diagnosi precoci e gestione integrata».

«Quelle reumatologiche sono malattie spesso caratterizzate da un esordio lento ma progressivo che le rende difficili da diagnosticare precocemente. Ecco perché – ha sottolineato – se non correttamente seguiti, i pazienti possono andare incontro a disabilità, con un impatto negativo sulla qualità della vita e sulla capacità lavorativa».

«Tanto nella popolazione anziana che in quella in età più giovane – ha proseguito – l’incremento di queste patologie è determinato da fattori genetici, ambientali e stili di vita poco sani e necessitano di un approccio integrato che garantisca diagnosi tempestive, trattamenti adeguati e una gestione globale delle persone affette».

Tra gli altri obiettivi della proposta di legge vi sono anche quelli di ridurre i tempi di attesa per diagnosi e trattamenti specialistici; promuovere iniziative di informazione e sensibilizzazione, tra cui la Giornata Regionale per la lotta alle malattie reumatologiche, che contribuirà a far crescere la consapevolezza sull’importanza della diagnosi precoce e del trattamento tempestivo; di raccogliere dati utili per la ricerca scientifica.

La proposta di legge si integra perfettamente con le politiche sanitarie regionali e nazionali, in particolare con quelle relative alla prevenzione e alla cura delle malattie croniche e invalidanti. Si allinea, inoltre con le linee guida nazionali sulla gestione delle malattie reumatologiche e contribuisce ad attuare gli obiettivi del Pnrr in ambito sanitario, rafforzando la rete di assistenza territoriale e migliorando l’accesso alle cure in tutto il Paese.

«Una volta legge – ha concluso la consigliera  Straface – anch’essa rappresenterà un passo in avanti nella costruzione progressiva di un sistema sanitario che, oltre a rispondere alle esigenze di cura, sia capace di promuovere, coerentemente con la complessiva azione riformatrice messa in campo in questi anni dal Presidente e Commissario Roberto Occhiuto, una vera e propria cultura della salute, fondata sulla consapevolezza, sulla prevenzione e sull’accessibilità per tutti”». (rcs)

Occhiuto ha chiesto lo stato d’emergenza per il sistema ospedaliero

Il presidente della Regione e commissario ad acta, Roberto Occhiuto, ha chiesto alla presidenza del Consiglio dei ministri la dichiarazione dello stato di emergenza per il sistema ospedaliero della Calabria.

Una richiesta di un intervento risolutivo, perché «la perdurante carenza di nosocomi moderni costringerebbe a mantenere in essere le criticità sopra esposte in un territorio che», anche alla luce delle carenze infrastrutturali che affliggono i trasporti, vedrebbe ulteriormente acuite le difficoltà del sistema ospedaliero. Serve un intervento rapido e, è la chiosa del governatore, «appare corrispondente all’interesse pubblico definire con ogni urgenza un appropriato quadro normativo che consenta lo snellimento dei processi decisionali attuativi del piano dell’edilizia sanitaria, istituendo procedure più celeri adeguate per soddisfare le ineludibili esigenze in ambito sanitario con particolare riguardo ai contesti territoriali regionali meno organizzati»

Il documento con il quale Occhiuto chiede la dichiarazione dello stato d’emergenza parte da un dato storico: «Circa 20 anni addietro, proprio in ragione dell’impellente necessità di ammodernamento del patrimonio ospedaliero, il Governo aveva proceduto a dichiarare un’emergenza di Protezione Civile volta a colmare le carenze Ospedaliere del territorio calabrese, con lo scopo di realizzare tre dei sette principali ospedali del sistema ospedaliero pubblico, salvo poi giungere alla chiusura di tale emergenza, dopo 6 anni e senza essere pervenuti all’obiettivo, data la complessità scaturita dalla combinazione di un settore delicato, quale quello sanitario, in uno dei contesti territoriali probabilmente più bisognosi e critici, sul piano infrastrutturale, della nazione». Lo stop ai nuovi ospedali pesa ancora oggi come un macigno sulla sanità calabrese.

Il governatore ha sottolineato che la sua giunta «ha provveduto a dare nuovo impulso alla ripresa dell’attività di costruzione degli Ospedali ma, alle difficoltà incontrate dalla precedente esperienza Commissariale, si è aggiunta l’inattuabilità dei progetti allora predisposti che risultano ormai superati sul piano tecnico, sanitario ed economico, risalendo a soluzioni di circa 20 anni addietro (fondi riqualificazione Ospedale di Locri risalenti al 2004 e per la costruzione dei nuovi ospedali della Sibaritide, di Gioia Tauro e di Vibo Valentia al 2007)».

Una situazione di impasse che «rende imprescindibile la necessità di aggiornare i progetti ma, al tempo stesso, di massimizzare lo sfruttamento di tutto ciò che negli anni è stato fatto, così da pervenire quanto prima a poter dotare il territorio di tali opere».

L’azione va rilanciata, non fatta ricominciare da zero, anche per evitare di «ingenerare contenziosi che, come spesso accade, non risultano mai funzionali alla riduzione dei tempi di realizzazione delle opere».

Non meno importante, per Occhiuto, «è la necessità di procedere rapidamente anche alla tempestiva attuazione della sostituzione, date le criticità che presentano, di alcuni plessi esistenti, già finanziati con fondi Inail da oltre 10 anni, di cui in molti casi non sono state avviate le necessarie procedure preliminari».

Le due direttici – il completamento degli ospedali messi in cantiere 20 anni fa e quello delle strutture finanziate con fondi Inail – assieme al quadro normativo rendono, per il governo regionale, «assolutamente necessario avvalersi di misure eccezionali per superare le oggettive criticità, colmando quindi una carenza sanitaria non più sostenibile».

«Le attuali strutture ospedaliere – continua la nota in cui Occhiuto chiede in sostanza lo stato di emergenza –hanno subìto, negli anni, oltre ad una evidente obsolescenza, anche un fenomeno di collocazione delle funzioni negli spazi disponibili, del tutto non idonei, così impattando negativamente anche sul fabbisogno di personale e sull’efficienza delle strutture. Per non dire del comfort assolutamente inadeguato».

A parte l’ospedale Mater Domini di Catanzaro, naugurato 18 anni fa, «le strutture pubbliche risultano attualmente oltremodo vetuste e la già richiamata sentenza della Corte Costituzione numero 168 del 2021 ha rimarcato il contesto di grave criticità qui rappresentato evidenziando come a fronte dei sacrifici finanziari affrontati dai cittadini della Regione, gli stessi non godono però di servizi sanitari adeguati non essendo stati garantiti livelli sufficienti delle prestazioni erogate dal Servizio Sanitario Regionale».

Ospedali obsoleti portano «a una situazione di doppia negatività tra costi e prestazioni, ovvero tra performance negativa nella qualità delle prestazioni e disavanzi privi di coperture risultando sistematicamente meno efficienti anche le soluzioni adottate e, a parità di costi, meno performanti i servizi, incidendo in tal modo anche sui livelli essenziali di assistenza in ambito sanitario nella Regione Calabria». (rrm)

L’Unical conferisce a Santo Versace la laurea honoris causa in Ingegneria Gestionale

di FRANCO BARTUCCIL’Università della Calabria, su richiesta e promozione del Dipartimento di Ingegneria meccanica, energetica e gestionale (Dimeg), diretto dalla prof.ssa Francesca Guerriero, conferirà lunedì 10 marzo, con una cerimonia che avrà luogo alle ore 11,00, nell’aula magna “Beniamino Andreatta”, la laurea “Honoris Causa” in Ingegneria Gestionale a Santo Versace,  uno dei simboli del talento calabrese nel mondo”, già ambasciatore della stessa Università su designazione del Rettore, Giovanni Latorre.

Dopo Silvio Berlusconi, insignito dello stesso titolo ad honorem in ingegneria gestionale il 27 novembre 1991, sarà, quindi, Santo Versace, dopo 34 anni ad acquisire questo importante titolo di onorificenza accademico per la straordinaria carriera imprenditoriale nell’industria della moda e nella promozione del “Made in Italy” nel mondo.

La cerimonia, che sarà presieduta dal Rettore Nicola Leone, vedrà la partecipazione della prof.ssa Francesca Guerriero, direttrice del dipartimento di Ingegneria meccanica, energetica e gestionale (Dimeg), che ha avviato la procedura amministrativa di conferimento della laurea, dopo la decisione assunta dal Consiglio del corso di laurea in ingegneria gestionale, con delibera del Consiglio di Dipartimento del 14 giugno 2024 ; nonché di Giuseppina Ambrogio, coordinatrice del corso di laurea in Ingegneria gestionale, frequentato in questo anno accademico da circa mille studenti, sia del corso di laurea triennale che del corso della laurea magistrale, dal quale corso è partita la richiesta di conferimento della laurea “Honoris Causa” a Santo Versace.

 La “laudatio” sarà tenuta da Luigino Filice, ordinario di Tecnologie e sistemi di lavorazione, presso il Dimeg, il  quale è stato colui che ha creato un primo contatto con Santo Versace, coinvolgendolo nel partecipare alla sesta edizione dell’assemblea annuale plenaria dell’Associazione IG Alunni (che raggruppa i laureati di Ingegneria Gestionale dell’UniCal), che si è svolta  nella stessa Università il 27 dicembre 2023, nel corso della quale Santo Versace, in collegamento, ha potuto parlare ai giovani laureati del suo libro “Fratelli”, dedicato a suo fratello Gianni Versace, ucciso a Miami il 15 luglio 1997, nel 25° anniversario della sua morte.

La delibera del Dipartimento Dimeg di conferimento del titolo accademico onorario a Santo Versace è stata successivamente approvata dal Senato Accademico nella seduta del 23 luglio 2024 e quindi accettata e condivisa dal Ministro dell’Università e Ricerca Anna Maria Bernini. 

Al termine della “laudatio” ci sarà la consegna della pergamena di conferimento della laurea “Honoris Czusa”, con la relativa motivazione, da parte del Rettore Nicola Leone, al neo laureato Santo Versace, che prenderà la parola per esprimere i suoi sentimenti e trarrà la sua valutazione sull’esperienza vissuta tra gli studenti dell’UniCal tenendo conto della sua esperienza di imprenditore della moda a livello internazionale.

La laurea “honoris causa” rappresenta, infatti, l’occasione per celebrare il contributo straordinario di Versace all’industria della moda italiana, frutto di una combinazione unica di visione imprenditoriale, strategia e innovazione gestionale. Grazie alla guida di Santo e al genio creativo del fratello Gianni, la “Maison Versace” si è affermata come un’icona mondiale del “Made in Italy”. L’opera di Santo Versace si distingue anche per la sua attività filantropica. Attraverso la Fondazione, che porta il suo nome, ha agito, infatti, in modo concreto, contro le diseguaglianze sociali, mettendo in campo iniziative di inclusione sociale a sostegno delle persone fragili.

A rappresentare il mondo delle imprese portando i saluti ci sarà Francesco Cicione, presidente di Entopan. L’evento vedrà partecipare non solo i componenti della comunità accademica dell’Università della Calabria, ma anche i rappresentanti del mondo industriale e di numerose realtà imprenditoriali locali e nazionali, partner del corso di laurea in Ingegneria gestionale, a testimonianza di un solido legame tra ateneo e mondo produttivo per lo sviluppo di innovativi progetti ed idee d’impresa.

«Siamo orgogliosi – ha dichiarato il rettore Nicola Leone – di conferire questo riconoscimento a Santo Versace, uno dei simboli del talento calabrese nel mondo. La sua straordinaria carriera, partita proprio da questa terra, unita al suo impegno filantropico, sono un esempio per i nostri giovani ingegneri gestionali, che potranno trarre ispirazione dalla sua visione imprenditoriale e dalla sua capacità di coniugare successo e impegno sociale».

Volendo entrare nel merito delle funzioni e nella decisione assunta nel conferire a Santo Versace la laurea “Honoris Causa” in Ingegneria gestionale abbiamo considerato opportuno sentire il decano del Corso di laurea, prof. Roberto Musmanno, ordinario di Ricerca Operativa, che ci ha dichiarato: «Il Corso di studi in Ingegneria Gestionale dell’Università della Calabria è orgoglioso di aver avuto un ruolo centrale nella proposta e nell’assegnazione della laurea honoris causa a Santo Versace. Un riconoscimento che celebra non solo il valore imprenditoriale e manageriale del nostro conterraneo, ma anche l’impegno del nostro ateneo nel promuovere eccellenza e innovazione nel mondo dell’impresa. Questa iniziativa conferma la vocazione del corso nel formare professionisti capaci di coniugare visione strategica e competenze gestionali d’avanguardia». (fb)

Scarpino (Corecom) alla due giorni in Lombardia per celebrare la Radio private

 Fulvio Scarpino, presidente del Corecom Calabria, ha partecipato alla due giorni dedicate alla celebrazione delle radio private italiane e al futuro dell’informazione in Lombardia.

Scarpino, che è anche vice coordinatore nazionale dei Corecom, è stato ospite del convegno “Storia delle radio private italiane”, organizzato per il cinquantenario delle radio private nel nostro paese, presso il Belvedere Jannacci di Palazzo Pirelli.

In occasione dell’incontro, lo stesso presidente ha avuto modo di dialogare con famosi addetti ai lavori come Fernando Proce, riflettendo sull’importanza delle radio per le generazioni giovani. Un altro momento significativo è stata la chiacchierata con una leggenda della radio, Ronnie Jones, che, nonostante i suoi 89 anni, ha proposto ai due Presidenti la creazione di “Radio Corecom”.

Rispondendo con entusiasmo, Scarpino insieme al Presidente del Corecom Lombardia, Cesare Gariboldi, ha espresso il desiderio che, in caso di realizzazione, lo stesso Jones possa essere la prima voce ad andare in onda, celebrando così il suo duraturo legame con il mondo della radio. 

Altro evento rilevante è stato il convegno dal titolo “Stati generali dell’informazione in Lombardia. Analisi e prospettive per il futuro dei media locali”, tenutosi nella Sala Pirelli di Palazzo Pirelli, organizzato dal Corecom Lombardia.

Un’opportunità di riflessione sui cambiamenti in atto nel panorama mediatico, con l’obiettivo di analizzare le criticità e delineare le prospettive di crescita per i media locali. Durante il convegno, Scarpino ha ricevuto anche un riconoscimento dal Presidente del Consiglio Regionale della Lombardia, Federico Romani, in segno di apprezzamento per il ruolo fondamentale che i Corecom ricoprono nell’assicurare una comunicazione libera, imparziale e al servizio della collettività. Gli altri interventi hanno visto giornalisti, rappresentanti istituzionali e accademici analizzare sfide e opportunità per il mondo dell’informazione legate alla crescente digitalizzazione e ai nuovi modelli di fruizione dei contenuti.

«In un contesto segnato da una continua evoluzione tecnologica – ha sottolineato Scarpino – è necessario preservare i principi di pluralismo e libertà di espressione, nella garanzia che ogni cittadino possa accedere a una comunicazione libera da distorsioni e che le istituzioni continuino a svolgere un ruolo di tutela e di stimolo per la qualità dell’informazione».

Il convegno ha anche visto la presentazione dei risultati della ricerca condotta dall’Istituto Polis-Lombardia, commissionata dal Corecom, che ha messo in luce le possibili soluzioni per migliorare la sostenibilità e la pluralità dell’informazione locale in un contesto digitale sempre più frammentato.

Tra gli altri interventi di rilievo, Federico Romani, Attilio Fontana, Massimiliano Capitanio, Fulvio Matone, Marco Gambaro, Marianna Sala, Antonio Dal Bianco, Sabrina Giangualano e Luca Levati hanno portato importanti contributi al dibattito, approfondendo temi quali l’evoluzione dell’economia dei media, la digitalizzazione dei giornali e delle emittenti locali, e le politiche di regolamentazione dell’editoria e della pubblicità.

Il messaggio condiviso è che si punti ad una maggiore sinergia tra istituzioni, media e cittadini sia cruciale per garantire una comunicazione di qualità, pluralista e indipendente. (rrm)

Mons. Serafino Parisi: L’importanza della cura e del prendersi cura

«Mentre la cura interviene sul momento concreto, immediato ed aggredisce la malattia per vincerla, il prendersi cura è l’indicazione della responsabilità di una persona nei confronti di un’altra alla quale, responsabilmente, dice ‘io non guardo soltanto al tuo presente, ma io mi faccio carico del tuo futuro’, stabilendo una fidelizzazione tra il medico ed il paziente che va al di là della somministrazione di un farmaco». Così il Vescovo, monsignor Serafino Parisi, intervenendo all’iniziativa sui due anni dalla realizzazione dell’Ambulatorio Solidale nella Cittadella della Carità.

Monsignor Parisi, che ha parlato di “attenzione alla persona” invitando a «differenziare tra quella che asetticamente viene chiamata la cura della malattia dal prendersi cura della persona che è l’aspetto più importante», ha poi ricordato le tappe che hanno portato alla concentrazione dei servizi della Caritas all’interno del complesso interparrocchiale San Benedetto realizzando, di fatto, la “«Cittadella della carità» dove si può trovare dalla prima accoglienza mattutina con la colazione e/o la doccia, alla possibilità di poter lavare la biancheria, avere qualche cambio, consumare un pranzo poter essere visitati da specialisti.

«Quello che ho detto all’inaugurazione dell’ambulatorio solidale – ha affermato al riguardo monsignor Parisi – è che doveva essere balsamo e pungolo: balsamo perché certamente entra in un settore che esprime grande attesa e soprattutto ci sono persone che sono arrivate per la loro prima visita specialistica; pungolo soprattutto per gli altri medici che volessero partecipare a questa avventura rendendo un servizio agli altri».

Don Fabio Stanizzo, presidente della Caritas, nel ricordare alcune fasi salienti per la realizzazione della Cittadella della Carità ha ricordato che “dai dati arrivati sia dalla Caritas che dagli assistenti sociali si avvertiva questa esigenza di tipo medico. Il Covid, poi, ci ha visti impegnati nell’effettuazione di tamponi al punto che l’area esterna del complesso interparrocchiale San Benedetto divenne un ambulatorio”. Poi l’incontro con alcuni medici con i quali si è avviato un percorso che ha portato alla realizzazione dell’ambulatorio solidale: «È stato così – ha detto al riguardo don Fabio – che abbiamo pensato di dare i locali che sono sopra la mensa della Caritas per la realizzazione degli studi medici ai quali, grazie anche alla Caritas nazionale, abbiamo donato pure un ecografo. In questi due anni, come abbiamo visto, sono state tante le persone che hanno avuto la possibilità di poter fare la loro prima visita specialistica e ciò rappresenta un dato positivo: riuscire a dare risposte a chi ha bisogno».

Presente all’incontro anche il vice presidente della Regione, Filippo Pietropaolo, che ha parlato di «una bella iniziativa nata a Lamezia Terme, una città che si è sempre distinta positivamente sul fronte delle politiche sociali».

«Da cittadino – ha aggiunto – sono arrabbiato come voi perché la politica ha creato questa situazione disastrosa della Sanità in Calabria e stiamo cercando di cambiare le cose, pur tra tanti ostacoli. Abbiamo carenze spaventose sul fronte della medicina territoriale. È lì che voi vi inserite, intervenendo sul fronte della carenza del sistema sanitario, soprattutto a livello territoriale. Grazie da tutti noi per quello che fate perché la vostra disponibilità e la volontà di mettere a disposizione la vostra competenza a favore degli altri è un patrimonio da valorizzare. La Regione – ha concluso – può supportare iniziative di questo tipo».

Ad apertura dei lavori, coordinati da Graziella Catozza, il presidente dell’Ambulatorio Solidale, Nicolino Panedigrano, ed alcuni componenti il direttivo, hanno ripercorso le fasi che hanno portato alla realizzazione degli ambulatori sottolineando come le presenze e le richieste in questi due anni siano andate crescendo.

Nel corso della serata si è esibita la “Solidal soul band” che, composta da medici ed operatori sanitari dell’ambulatorio solidale è diretta dal maestro Elio Giovinazzo.(smg)