Basta Vittime: Su nuova SS 106 Sibari-Co Ro, maggioranza a favore e minoranza si astiene

Il Consiglio comunale di Corigliano Rossano ha approvato il progetto di adeguamento della S.S. 106, una delle arterie più cruciali della Calabria, che collega Sibari a Coserie.

La decisione è stata presa con il voto favorevole della maggioranza, mentre la minoranza ha scelto di astenersi. «Seppure il voto favorevole della maggioranza sembra una ovvietà, rischia di apparire irrazionale il voto di astensione della minoranza. Tuttavia, la realtà dietro queste scelte è ben più complessa e merita una riflessione più profonda», rileva l’Odv Basta Vittime sulla SS 106.

«Il voto della maggioranza – riflette Basta Vittime – sebbene favorevole, non è stato affatto incondizionato. Anzi, ha sollevato in delibera una serie di criticità che, purtroppo, non sono state accolte nella fase finale del progetto. L’amministrazione di Corigliano-Rossano, infatti, ha riportato in delibera le problematiche legate all’interferenza del nuovo tracciato con la strada provinciale 195, alle questioni idrogeologiche e idrauliche, all’impatto paesaggistico del viadotto urbano e alle non conformità con la pianificazione urbanistica, ecc. ecc».

«Tuttavia, nonostante queste problematiche siano state portate all’attenzione dell’Anas durante la conferenza dei servizi – continua l’Odv – l’Ente responsabile non ha mai recepito le modifiche proposte. Il Sindaco, infatti, ha chiarito che la conferenza è ormai conclusa. In altre parole, la maggioranza approva il progetto, ma lo fa precisando che le problematiche sollevate resteranno irrisolte. Un voto che non implica un endorsement completo sul progetto. Tutt’altro. Rappresenta una presa di distanza da ogni responsabilità rispetto a ciò che accadrà in futuro».

«La minoranza, dal canto suo – prosegue Basta Vittime – ha scelto di astenersi dalla votazione, decisione che merita un’analisi approfondita. Perché non ha votato a favore, pur essendo consapevole della grande importanza che questo progetto riveste per il territorio? La risposta è semplice: la minoranza sa bene che tutte le criticità sollevate dalla maggioranza sono reali e potrebbero materializzarsi con la realizzazione del progetto, ma non ha il coraggio politico di opporsi frontalmente. In questo modo, evita di prendersi una responsabilità diretta, lasciando al progetto il suo corso, ma coglie l’opportunità di non sostenerlo pienamente».

«L’astensione, quindi, appare come una scelta di comodo – dice ancora l’Odv – in cui la minoranza cerca di mantenere una posizione neutrale, pur avendo la piena consapevolezza delle implicazioni che il progetto avrà sul territorio. Non si schiera contro, ma nemmeno a favore».

In questo scenario complesso, l’Organizzazione di Volontariato “Basta Vittime Sulla Strada Statale 106” «ha assunto negli ultimi anni una posizione chiara e coerente: far emergere le carenze progettuali per lanciare un grido d’allarme affinché si potesse realizzare una strada più sicura e migliore».

«Contrariamente a quanto è stato sostenuto da alcune voci – rimarca l’Odv – la nostra organizzazione non si è mai “opposta” al progetto che non ha mai “ostacolato” in alcun modo. Noi, fin dalla nostra nascita, abbiamo sempre agito con coerenza, nell’esclusivo interesse generale della collettività».

«Anche per questo – continuano – riteniamo di essere i soli che possono guardare felici e sereni verso il futuro. Avremo la strada per la quale ci siamo sempre battuti. Il nostro impegno non finisce qui. Saremo proprio noi che da oggi, con ancora più forza, continueremo a batterci affinché questa strada sia realizzata il prima possibile, soprattutto, per le generazioni future.

«Non solo – concludono –. Siamo i soli che un domani potranno affermare, con la coscienza pulita, di aver lottato per una strada diversa e migliore di quella che sarà realizzata. La battaglia continua, e noi come sempre, con cuore e coraggio, continueremo a lottare con le uniche armi che conosciamo: la verità e la dignità». (rcs)

 

Bruni (PD): Avviato iter di discussione delle proposte di legge sulla prevenzione e il contrasto alla violenza di genere

«Nel corso della seduta della Terza Commissione, è stato avviato l’iter di discussione delle proposte di legge sulla prevenzione e il contrasto alla violenza di genere, che coinvolgono le donne e i loro figli». È quanto ha reso noto la consigliera regionale del PD, Amalia Bruni, sottolineando di come si tratta «di una battaglia che ci sta molto a cuore, perché la violenza sulle donne è un fenomeno inaccettabile, che cresce e si trasforma in nuove forme di crudeltà. Non possiamo più permetterci di affrontarla con strumenti normativi obsoleti e inadeguati».

«Le proposte in discussione sono la n.362/12, di iniziativa della giunta regionale – ha spiegato – e la n.345/12, che ho personalmente presentato, che hanno contenuti simili e che saranno unificate dalla Commissione. Con il voto a maggioranza, si è deciso di adottare come testo base quello proposto dalla giunta regionale. È importante, però, precisare che l’obiettivo del nostro lavoro non è certo quello di fare un semplice aggiornamento di facciata, ma di affrontare in modo serio e deciso le problematiche ancora irrisolte dalla legge regionale vigente, la L.20/2007, che dopo 18 anni ha mostrato i suoi limiti».

«La legge attuale, pur avendo consentito l’attivazione dei centri antiviolenza (Cav) e delle case rifugio, ha evidenziato lacune e fragilità strutturali – ha rilevato –. La più evidente riguarda la precarietà dei servizi, che continuano a essere finanziati con progetti parcellizzati, senza la necessaria continuità e programmazione. Questo non è più accettabile: la violenza sulle donne è un’emergenza che non può essere trattata con soluzioni provvisorie».

«Servono certezze, sia per le donne che per gli operatori – ha ribadito –. Il problema principale è il finanziamento: non possiamo più permettere che i fondi vengano gestiti senza una visione complessiva e stabile con una regia unica. La proposta fondamentale della nostra legge è quella di passare da una programmazione annuale a una programmazione triennale, definita dalla Regione, con certezze finanziarie».

«Ogni servizio territoriale – ha continuato – dovrà attenersi a questa programmazione per garantire continuità, qualità e certezza delle risposte. Non possiamo più permettere che la violenza sulle donne sia trattata con progetti annuali, che rischiano di interrompersi ogni anno, lasciando nel caos questi servizi vitali. Per questo motivo proponiamo l’istituzione di un fondo unico, dove possano confluire tutte le risorse destinate al contrasto della violenza di genere, sia nazionali che regionali. Un fondo che vada a garantire l’efficacia e la stabilità delle azioni contro la violenza, per non lasciare mai più nessuna donna sola e senza risposte».

«Un altro passaggio imprescindibile – ha proseguito – riguarda il tardivo aggiornamento normativo. La legge regionale deve rispondere alle necessità emerse dal contesto internazionale e alle direttive della Convenzione di Istanbul, che la Calabria ancora non ha pienamente recepito. Inoltre, bisogna tener conto anche delle più recenti raccomandazioni della Conferenza delle Regioni. La violenza contro le donne non è solo un problema locale, ma una piaga sociale che riguarda l’intero Paese e l’intera comunità internazionale, e per combatterla servono leggi all’altezza di questa sfida».

Nei prossimi giorni, la Commissione procederà con un nutrito calendario di audizioni per ascoltare tutti i soggetti e le rappresentanze coinvolte, un’opportunità fondamentale per un lavoro di ascolto e costruzione di una legge condivisa, che sappia rispondere ai reali bisogni delle donne e degli operatori.

«Siamo pronti a lavorare con tutti – ha detto ancora la dem – a condividere idee, a fare sintesi, ma siamo altrettanto determinati a portare avanti una legge che superi le incongruenze della normativa attuale. Una legge che sia davvero efficace e sostenibile e che dia alle donne, alle loro famiglie e agli operatori gli strumenti necessari per contrastare la violenza in modo deciso e concreto».

«Perché la Calabria ha bisogno di una legge che dia certezza alle donne vittime di violenza, che le protegga, le sostenga e le accompagni verso una nuova vita – ha concluso la consigliera Amalia Bruni –. La violenza sulle donne è una priorità, e come istituzioni non possiamo più permetterci di agire senza le risorse e la determinazione necessarie. La nostra battaglia è una battaglia di civiltà, una battaglia che coinvolge tutta la comunità calabrese, per un futuro più giusto e sicuro per tutti. Quello che mi auguro è che questa legge possa essere approvata all’unanimità».

Il PD Calabria: Non bastano gli slogan per risolvere i problemi della sanità

«Ribadiamo la necessità urgente di una riforma sanitaria organica, che veda un investimento significativo nelle strutture territoriali, nei servizi socio-sanitari e nella prevenzione, pilastri che, se trascurati, continueranno a tenere in emergenza la sanità calabrese». È quanto ha detto il Partito Democratico della Calabria, evidenziando come «non bastano gli slogan a rivolvere i problemi: mancano le risorse e una visione d’insieme».

I dem, infatti, hanno espresso preoccupazione per le condizioni del sistema sanitario calabrese, dopo i dati diffusi dal Ministero della Salute e rilanciati dai media.

«I dati forniti dal Ministero della Salute nell’ultima verifica sulla sanità regionale – si legge in una nota diffusa dal gruppo dem –, confermano il disastro della sanità in Calabria che continua a occupare l’ultimo posto in Italia per i livelli essenziali di assistenza».

«Secondo il rapporto del Ministero – si legge – la regione ha fatto un passo avanti con un incremento di circa 4,92 punti nella performance ospedaliera, ma la carenza di servizi sul territorio e la mancanza di adeguate politiche di prevenzione continuano a mettere a dura prova i cittadini calabresi». 

«In buona sostanza – hanno spiegato i dem – il Ministero conferma totalmente tutte le nostre preoccupazioni rispetto al fallimento della gestione Occhiuto soprattutto per quel che riguarda la medicina del territorio – continua la nota stampa del gruppo del Pd – il piccolo miglioramento nelle cure ospedaliere viene completamente cancellato dalle enormi lacune nelle strutture territoriali, che rimangono inadeguate a garantire un accesso tempestivo alle cure per tutte le persone, in particolare nelle aree più periferiche».

«La gestione della sanità da parte del presidente e commissario Occhiuto, nonostante gli annunci – hanno concluso – ha fallito nel fornire risposte concrete. Le politiche per il potenziamento delle strutture territoriali e la prevenzione, che sono fondamentali per ridurre la pressione sugli ospedali e garantire il diritto alla salute a tutti i calabresi, sono praticamente assenti». (rcz)

Il Console Naccari in trasferta in Marocco

Il Console Onorario del Regno del Marocco in Calabria, Domenico Naccari, è stato in Marocco per una serie di incontri istituzionali. Tra questi, quello con l’Ordine degli Avvocati di Settat, per dare corso al gemellaggio con il Consiglio dell’ Ordine degli Avvocati di Palmi.

La riunione si è svolta alla “Maison de l’Avocat” (Casa dell’ Avvocato) di Berrechid,  dove il diplomatico calabrese è stato accolto da un’ ampia rappresentanza di legali marocchini. Erano  presenti: L’ avv. Aziz Zarouni, presidente del Consiglio dell’ Ordine degli Avvocati di Settat, l’avv. El Mostafa Khaldi, specializzato nella difesa dei diritti umani, gli avv.ti Tariq Elaoujii, Mohammed Errtaili e Asma Waid, membri del Consiglio dell’ Ordine degli Avvocati di Settat, l’avv. Dalal El Mokhantar, presidente dell’ Associazione Giovani Avvocati di Settat.

Da remoto erano collegati: l’avv. Angelo Rossi, presidente del Consiglio dell’ Ordine degli Avvocati di Palmi ed i consiglieri Giuseppe Saletta e Vincenzo Barca. Ha svolto le funzioni di interprete il dott. Tilouani Daoudi.

I partecipanti hanno ribadito la volontà di portare a termine il gemellaggio che deve estendersi, secondo quando affermato dai rispettivi presidenti, oltre agli scambi professionali e alla formazione anche all’orientamento negli investimenti nei rispettivi paesi.

A maggior ragione per la presenza in Calabria del Porto di Gioia Tauro, primo per traffico container in Italia ed ottavo in Europa ed in Marocco Tanger Med considerato il più  grande porto del Mediterraneo.

Il presidente di Settat ha ricordato che  le caratteristiche dei due ordini professionali sono simili: Settat è composto da circa 580 membri di cui 500 avvocati ed ottanta praticanti avvocati, comprende il distretto della Corte di Appello di Settat e tre Tribunali di Prima Istanza: Settat, Berrechid e Ben Ahmed.

Ha evidenziato che il Consiglio dell’ Ordine quest’anno festeggia il suo 50esimo anniversario dalla sua fondazione e ci ha tenuto a rimarcare che l’Ordine forense tiene molto alla formazione dei giovani avvocati e ha, con orgoglio, illustrato al Console Naccari le caratteristiche della “Maison de l’ Avocat” composta da una  struttura moderna che è al servizio degli avvocati  dotata di sale multifunzionali, segreterie, sale convegni ove gli avvocati possono confrontarsi, fare formazione ed approfondire tematiche giuridiche.

La riunione si è  conclusa con  la consumazione del tradizionale tè alla menta e lo scambio di doni.

Il Console Naccari ha consegnato un gagliardetto del Consiglio dell’Ordine di Palmi, e un’opera in ceramica realizzata dall’artista Palmese Chiara Montebianco Abenavoli.

Al Console sono state consegnate due targhe commemorative dell’evento  ed un abito tradizionale.

Al termine dell’incontro il Console Naccari, ha ringraziato tutti i legali presenti per l’accoglienza e si è congratulato per la prestigiosa sede dell’avvocatura, segno che la classe forense in Marocco gode di ampio prestigio ed ha invitato tutti i legali presenti in Calabria per la formalizzazione dell’accordo tendente alla creazione di sinergie e rafforzare i rapporti professionali tra i due ordini. (rrm)

Lo Schiavo interroga Occhiuto per i fondi destinati a Vibo e dirottati sul Cis “Volare Calabria”

Il consigliere regionale Antonio Lo Schiavo ha presentato una interrogazione al presidente della Regione, Roberto Occhiuto, in merito agli 11,5 milioni di euro destinati al Porto di Vibo Marina e, successivamente, dirottati verso il Contratto istituzionale di sviluppo (Cis) denominato “Volare Calabria.

Dal testo dell’interrogazione, in particolare, si apprende che: «con delibera di Giunta regionale n. 699 del 23 dicembre 2022 è stato approvato un piano finanziario che prevede un trasferimento di somme per 129.875.000 euro a favore del Contratto istituzionale di sviluppo (Cis) denominato “Volare Calabria”; i suddetti fondi sono stati prelevati da stanziamenti registrati in diversi capitoli del Piano di sviluppo e coesione (Psc) della Regione Calabria che, alla data del 30 giugno 2022, risultavano privi di obbligazioni giuridicamente vincolanti, e anche da stanziamenti per i quali, secondo il Dipartimento programmazione unitaria della Regione Calabria, non si sarebbe arrivati a stipulare obbligazioni giuridicamente vincolanti entro il 31 dicembre 2022; pertanto, tutta una serie di interventi destinati a infrastrutture e/o contributi agli investimenti sono stati de-finanziati e i relativi fondi trasferiti per realizzare 21 progetti infrastrutturali negli aeroporti di Crotone, Lamezia Terme e Reggio Calabria nell’ambito del Cis “Volare Calabria”».

Fra i gli interventi de-finanziati «nell’allegato alla suddetta delibera di GR n. 699 del 23.12.2022 (v. pag. 15 di 19) – argomenta Lo Schiavo – risultano i “lavori di risanamento delle banchine Papandrea e Buccarelli nel porto di Vibo Valentia Marina”, che era stato finanziato con il Patto per la Calabria per la somma 11.500.000 euro; l’intervento per lavori di risanamento delle banchine del porto di Vibo Valentia Marina è stato de-finanziato prima ancora dello spirare del termine per la stipula di un’obbligazione giuridicamente vincolante (31.12.2022);  le banchine in questione sono parte del cosiddetto “molo verde” del Porto di Vibo Marina, che necessita di interventi atti alla messa in sicurezza; nessun nuovo finanziamento, né nell’ambito del Psc Calabria né attraverso altra programmazione, è attualmente previsto per le banchine Papandrea e Buccarelli».

Tutto ciò premesso e considerato, si interroga il presidente della Giunta regionale per sapere: «se prima di de-finanziare le somme destinate alla riqualificazione delle banchine Papandrea e Buccarelli, la Giunta regionale o il dipartimento Turismo, marketing e mobilità della Regione Calabria, abbia avuto interlocuzioni in merito con l’Amministrazione comunale di Vibo Valentia e/o con l’autorità Portuale di Gioia Tauro; se, al momento del de-finanziamento delle somme destinate alla riqualificazione delle banchine Papandrea e Buccarelli, esisteva un progetto definitivo e/o esecutivo dell’opera ed erano state indette una o più gare d’appalto andate deserte; quali fondi di immediata reperibilità la Regione Calabria ha individuato o sta per individuare al fine di intervenire per gli improcrastinabili lavori di risanamento e/o consolidamento delle banchine Buccarelli e Papandrea». (rvv)

Bevacqua e Iacucci (PD): Cardiochirurgia a Cosenza scelta strategica

Il capogruppo del Pd in Consiglio regionale Mimmo Bevacqua e il vicepresidente di minoranza dell’Assemblea Franco Iacucci, hanno ribadito come la creazione di una nuova struttura complessa di cardiochirurgia all’Ospedale Annunziata di Cosenza sia «una decisione che va incontro alle esigenze sanitarie di una provincia che conta circa 700.000 abitanti e che necessita di strutture adeguate per rispondere alle crescenti necessità di cura».

«È fondamentale – hanno continuato – sottolineare che la presenza di un reparto di cardiochirurgia a Cosenza non significa sottrarre risorse o opportunità a nessun altro territorio, né minare il funzionamento di strutture già esistenti, come quella di Germaneto a Catanzaro».

«Al contrario – hanno aggiunto – si tratta di una scelta mirata a garantire la copertura di un’area del 42% della popolazione calabrese, un passo decisivo per potenziare la sanità pubblica e migliorare l’accesso alle cure. La tempestività dell’intervento cardiochiurgico in molti casi è essenziale per salvare la vita. Sarebbe assurdo se la più grande e popolosa provincia della Calabria fosse privata di questo essenziale tipo di assistenza». 

«La presenza di una terza cardiochirurgia pubblica in Calabria – hanno proseguito – Bevacqua e Iacucci –, a prescindere da altre ipotesi di natura privata, va vista come un beneficio per tutta la regione, in quanto contribuisce a un servizio di salute che deve essere universale e di qualità, indipendentemente dalla provincia di residenza. Vogliamo costruire una sanità che metta al centro i diritti dei cittadini, senza cedere a logiche campanilistiche che ne potrebbero minare il progresso».

«La nostra regione – hanno concluso – necessita di scelte condivise che rispondano alle reali esigenze di cura della popolazione, evitando conflitti tra territori e rafforzando il sistema sanitario pubblico». (rcs)

LETTERA APERTA / Francesco Arillotta: A proposito dell’intitolazione del Museo del Mare

FRANCESCO ARILLOTTA – Lo scorso 22 febbraio per Reggio Calabria è cominciata la vicenda che porterà alla realizzazione del magnifico edificio museale progettato dalla compianta archistar Zaha Hadid.

È un percorso che noi ci auguriamo breve e che porterà Reggio Calabria a confermare e ad accrescere la sua collocazione nel circuito internazionale dei grandi musei, accanto al suo Museo Archeologico Nazionale.

Siamo tutti d’accordo sul fatto che ciò significherà per la nostra città un nuovo corso di storia sociale e di profondi cambiamenti culturali ed economici.

L’argomento che mi ha lasciato molto perplesso, e che mi spinge a scrivere questa lettera, è la suggerita denominazione dell’istituzione che si va a realizzare. L’espressione “Centro delle culture del Mediterraneo” mi lascia poco convinto: io ritengo che una struttura museale debba testimoniare e presentare la realtà del territorio sul quale essa insiste.

Parlare di Reggio Calabria come “Centro delle culture del Mediterraneo” mi sembra una impostazione molto forzata. Reggio Calabria ha conosciuto la cultura greca nell’VIII secolo a.C. e da qui è sorta la sua cultura magnogreca con, fra i tanti, Ibico, Klearchos, Pitagora. Altro legame è stato quello con la cultura bizantina, che a Reggio ha lasciato testimonianze profonde.

Sempre dal Mediterraneo è arrivata, in periodo rinascimentale, la cultura spagnola; la cultura araba ha lasciato solo toponimi, cognomi e tecniche agricole.

Ma tutto questo è avvenuto in tempi ormai lontani. Oggi Reggio Calabria vive una esaltante modernità, è sempre una delle città più importanti del Mezzogiorno d’Italia e si vuole proiettare in un futuro sempre più rispondente alle sue potenzialità. 

Ecco perché la meravigliosa idea di Zaha Hadid sarebbe più rispondente chiamarla “Museo dello Stretto”: altre denominazioni, cui si è fatto cenno nel corso della cerimonia dell’inizio dei lavori, non trovano una fondata relazione con l’odierna realtà di questo territorio.

Va detto, poi, che di Musei del Mediterraneo (o delle civiltà del Mediterraneo) ce ne sono già diversi quali quelli di Roma, Napoli, Livorno e, persino, uno nella nordica Stoccolma! 

Invece la denominazione “dello Stretto” proclamerebbe da subito la sua eccezionale singolarità: le correnti, la morfologia, i pesci spada e i pesci abissali e l’ulteriore variatissima fauna; la storia archeologica, la storia navale, ancora testimoniata dai tanti relitti di ogni età come, tra gli altri, il galeone spagnolo che giace davanti Cannitello; il miracoloso  attraversamento dello Stratto da parte di San Francesco da Paola.  Per non parlare delle innumerevoli testimonianze artistiche che riproducono lo Stretto   nei suoi magnifici panorami. 

Sarebbe assurdo mostrare a visitatori giapponesi, canadesi, australiani, la casbah di Algeri o le piramidi di Egitto, le grotte anatoliche, Pallade Athena e il porto di Marsiglia: più corretto, quindi, e più coerente, mi sembra che l’erigenda struttura prenda il nome di “Museo dello Stretto”.

Nell’augurio che queste semplici indicazioni possano essere di contributo alla discussione in corso  si chiede, in virtù dei quasi settant’anni di attività culturale che l’Associazione Amici del Museo  svolge a tutela e promozione del patrimonio archeologico calabrese, che essa venga invitata a partecipare alla definizione dell’indirizzo che si intende dare all’erigendo edificio museale. (fa)

[Francesco Arillotta è presidente dell’Associazione Amici del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria]

Verso il riconoscimento Igp del Peperoncino di Calabria

Il Consorzio dei Produttori del Peperoncino di Calabria ha presentato al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, con il parere favorevole della Regione, il Disciplinare di Produzione per il riconoscimento dell’Indicazione Geografica Protetta (Igp) del Peperoncino di Calabria.

Lo ha reso noto Pietro Serra, presidente del Consorzio dei Produttori del Peperoncino di Calabria, annunciando che mercoledì 5 marzo, a San Marco Argentano, nell’Aula Consiliare del Comune, si terrà la riunione di pubblico accertamento.

Nell’ambito dell’iter di riconoscimento, il Ministero procederà ora alla verifica pubblica del Disciplinare attraverso una Riunione di Pubblico Accertamento.

Durante l’incontro, i Funzionari Ministeriali verificheranno la conformità del disciplinare ai metodi leali e costanti praticati sul territorio, leggeranno integralmente il Disciplinare e raccoglieranno eventuali osservazioni da parte degli operatori interessati. Il Peperoncino di Calabria non è solo un’eccellenza gastronomica regionale, ma anche un simbolo della cultura e della tradizione calabrese.

La sua produzione valorizza il territorio nel rispetto dell’ambiente e del paesaggio locale, contribuendo al sostegno dell’economia regionale. (rcs)

PILLOLE DI PREVIDENZA / Ugo Bianco: Quota 103, la proroga conferma le regole

di UGO BIANCOCon l’entrata in vigore della legge di Bilancio 2025 n. 207/2024, l’art. 1 comma 174, ha confermato la Quota 103, mantenendo inalterate le regole già previste lo scorso anno. Si tratta di una misura di pensionamento anticipato rivolta ai lavoratori dipendenti pubblici e privati, agli autonomi e ai parasubordinati, con l’esclusione del personale militare, delle forze armate, della polizia, dei vigili del fuoco e della guardia di finanza.

Ma quali sono i costi e i vantaggi di questa scelta? A differenza della prima versione, l’assegno pensionistico è ora calcolato interamente con il sistema contributivo, meno vantaggioso rispetto a quello misto o retributivo, con una possibile riduzione dell’importo fino al 20%. Inoltre, è previsto un tetto massimo alla rata mensile, fissato a € 2.466,28 lordi (quattro volte il trattamento minimo Inps) fino al compimento dei 67 anni. Sono state allungate le finestre mobili di uscita, ossia il tempo di attesa tra la maturazione dei requisiti e la decorrenza dell’assegno pensionistico. Rimane l’incumulabilità tra pensione e redditi da lavoro. In particolare, la pensione non è compatibile con altre attività lavorative, ad eccezione del lavoro autonomo occasionale, il cui reddito annuo non deve superare i 5.000 euro.

Quali sono requisiti? 

I requisiti per accedere alla Quota 103, nell’anno in corso, sono i seguenti:  62 anni d’età; 41 anni di contribuzione; Non essere beneficiario di pensione. 

Non è previsto nessun incremento dell’età anagrafica in base alla speranza di vita.

Come funzionano le finestre mobili?

Quando si valuta il pensionamento anticipato con Quota 103 è importante considerare le finestre mobili. Per i lavoratori dipendenti del settore privato e per gli autonomi il periodo di attesa è di 7 mesi, mentre per i dipendenti pubblici è di 9 mesi. 

Con quale contribuzione? 

Si considerano validi tutti i contributi versati o accreditati, sia obbligatori che volontari, inclusi quelli da riscatto e figurativi. È fondamentale aver raggiunto almeno 35 anni di contributi, escludendo i periodi di disoccupazione e malattia, se richiesto dalla gestione che eroga la pensione (ad esempio, il Fondo pensioni lavoratori dipendenti). Inoltre, è possibile cumulare i contributi di diverse gestioni previdenziali INPS, purché il richiedente non sia già beneficiario di una pensione diretta da una delle forme di assicurazione obbligatoria Inps.

Come fare domanda? 

Secondo il messaggio Inps 502/2025 si puoi procedere come segue: Online: Accedi al servizio “Domanda Pensione, Ricostituzione, Ratei, Certificazioni, Ape Sociale e Beneficio precoci” sul sito Inps, selezionando la voce “Nuova prestazione pensionistica” nell’area tematica. Patronati: Puoi rivolgerti ad un patronato che ti assisterà nella presentazione della domanda. Contact Center: Puoi contattare il Contact Center Multicanale chiamando il numero verde 803 164 da telefono fisso, o il numero 06 164 164 da cellulare (a pagamento in base al gestore). (ub)

[Ugo Bianco è presidente dell’Associazione Nazionale Sociologi – Dipartimento Calabria]

LA RIFLESSIONE / Serafino Lio: Entrare nel rapporto di conoscenza storica tra l’Unical e Cosenza

di SERAFINO LIOGli studi che furono compiuti per la scelta dell’area dell’Università Statale della Calabria prevedevano che «la presenza di questo nuovo complesso di strutture avrebbe modificato l’assetto territoriale ed il suo sistema di relazioni, per cui si rendeva necessario rivedere la pianificazione urbana da parte degli Enti Locali interessati» per influenzare, quindi, anche lo sviluppo futuro di Cosenza e del suo vasto hinterland.

La scelta della localizzazione a Nord di Cosenza dell’Università significava localizzarla in un’area già urbanizzata e rispondeva anche all’obiettivo di frenare la tendenza all’urbanizzazione, anzi “ribaltare questo rapporto” tanto che nell’impostazione del concorso internazionale bandito nel 1972 ed espletato nel 1974 (poi vinto dal gruppo del prof Vittorio Gregotti), fra le indicazioni di possibili soluzioni progettuali era previsto anche che l’Università  potesse “al limite considerarsi dissolta nelle Città” (Vittorio Gregotti). 

Nella scelta dell’ubicazione fu scartata la possibilità di far sorgere l’Università nella valle del Crati, riserva agricola di grande rilievo, e fu proposto di spostare più a monte fra le colline la sua localizzazione anche per le occasioni che questo avrebbe potuto offrire all’Università stessa nell’ambito di una stretta relazione antropogeografica. 

La relazione al progetto del prof Gregotti diceva: «Con l’Università ed il Centro Storico si rimettono in relazione due estremità qualificate dello sviluppo urbano di Cosenza, due punti terminali che indurranno nuovi interessi per la riorganizzazione della città esistente. Se non fosse così l’Università stessa alimenterebbe la riproduzione di una periferia che dilaga ad ondate successive nella valle. Ma la città è più ampia dell’Università, le residenze degli studenti saranno ubicate in una seconda fase nei centri storici dei Comuni e nella costiera tirrenica oltre che nel Centro Storico di Cosenza, quando fossero intraprese le necessarie opere di risanamento. Requisito fondamentale per la diffusione di tali effetti sul territorio sarà un sistema di trasporti efficace dalla Regione a dalla Città», investendo anche le zone ad ovest ed a sud-est della Città stessa (Fausto Lio).

Sembra evidente che il collegamento fra le “due estremità qualificate” non poteva essere assicurato soltanto da linee infrastrutturali (come forse qualcuno credeva e sperava) perché non basta, come scriveva il sindaco di Cosenza, Fausto Lio, alla fine del suo mandato nel volume “Università di Calabria. Incontri e resoconti”, un servizio auto-filo-tranviario e ferroviario che consentisse a studenti, docenti, personale amministrativo ed ospiti di raggiungere un campus chiuso sulle colline di Arcavacata ed allo stesso tempo invogliasse a visitare ed ammirare le significative opere d’arte e strutture architettoniche del Centro Storico di Cosenza; era necessario pensare ed instaurare anche un «rapporto Università-Città volto ad arricchire ed integrare le potenzialità operative di questi due sistemi inserendo la comunità universitaria nelle popolazioni cosentine e calabresi come elemento di solidarietà sociale e di elevazione civile e culturale».

Tutto questo accadeva e sviluppava un dibattito nei primi anni ‘70 (il presidente Antonio Guarasci prima della sua prematura scomparsa nell’ottobre ‘74, scriveva che “esiste una specie di diffidenza fra classe politica e Università e forse tra Università e società”) ed oggi, anche grazie ai fondi del Pnrr, ci si riallaccia a quella “utopia” con la notizia recente che Rfi informa di avere chiesto la  pubblicazione nella Gazzetta Europea del bando di gara per la progettazione esecutiva e la realizzazione dei lavori di raddoppio della Galleria Santomarco sulla linea Cosenza-Paola oltre che  la realizzazione di una nuova fermata a Settimo di Montalto Uffugo, e il campus universitario, che nelle intenzioni diventerà la stazione di Alta velocità dell’area urbana pur ricordando che la Città di Cosenza è stata pensata come baricentro dell’asse Università-Città. Ovviamente è una buona notizia con l’auspicio della sua concretizzazione in tempi ragionevoli.

Certo non basta, come già dicevano negli anni ‘70, un sistema di collegamento auto-filo-tranviario e ferroviario ma, come scrisse il prof Gregotti sul Corriere della Sera del 17 giugno 2010 “Università e territorio il progetto mancato”, è un segnale interessante.

Vivo in Veneto da molti anni (sono un medico ospedaliero recentemente andato in quiescenza) ma questo non mi ha impedito di seguire ed appassionarmi alle vicende di Cosenza e della Calabria tutta alla quale sono molto legato. In questi anni ho seguito il dibattito su Unical, a cui mio padre si dedicò con grandissimo impegno e passione, anche leggendo quanto il giornalista Franco Bartucci ha scritto su Calabria.Live.

In questi anni ha pubblicato molti articoli su questi argomenti e bisogna dargli atto, a mio avviso, che lo ha fatto con competenza, convinzione e passione e le mie considerazioni al riguardo vorrebbero essere solo un piccolo e personale contributo alla ricostruzione storica e al dibattito da parte di un appassionato cosentino. (sl)

[Serafino Lio è figlio dell’ex sindaco di Cosenza, Fausto Lio]