Addio a Peppino Accroglianò, il Cavaliere del sorriso con la Calabria nel cuore

di SANTO STRATI – Ho conosciuto Peppino Accroglianò nel 2006, in occasione della presentazione a Roma del libro La Calabria di Wojtyla di cui era autore il mio fraterno amico Franco Bruno, giornalista Rai. Per organizzare l’evento Franco mi presentò Peppino perché voleva che fosse lui a organizzare la serata. Fu una bella serata di cultura, con tantissimi ospiti di spessore e un parterre di relatori dove spiccavano, tra gli altri, il vaticanista Enzo Romeo, l’allora direttrice di Rai Teche Barbara Scaramucci, il presidente emerito della Corte Costituzionale Cesare Mirabelli e lo stesso Peppino Accroglianò.

Da quella sera sono stato al fianco di Peppino – senza alcun interesse economico – per dieci anni e l’ho seguito nel percorso di straordinaria crescita del C3 International con il Premio La Calabria nel Mondo, viaggio culminato con la pubblicazione del nostro libro a doppia firma La Calabria nel cuore. Peppino è stato un modello per tantissimi promotori culturali, calabresi e non, aveva una vitalità eccezionale, attentissimo a tutto ciò che aveva a che fare con la Calabria e i calabresi. Aveva una sterminata (e riservatissima) rubrica di nomi e telefoni che rivelava la sua incredibile, quanto meravigliosa, rete di relazioni internazionali, tutte di altissimo livello. Era amato e rispettato da tutti per la sua amabilità, il suo attaccamento alla Calabria, la sua generosità il suo impegno a valorizzare i calabresi illustri. Mille idee, mille iniziative, pubblicazioni, serate, feste fastose che permettevano ai calabresi di Roma (e non) di incontrarsi in un’atmosfera di grande amicizia e di autentica cordialità. L’obiettivo di Peppino è sempre stato di favorire i rapporti, le relazioni interpersonali, per valorizzare capacità e competenze, per facilitare nuove amicizie, creare nuovi contatti che avrebbero, insieme, portato benessere alla Calabria.

Aveva avuto l’intuizione di costruire una grande associazione per i calabresi nel mondo nel 1986, sulla scia della Fondazione Brutium ideata da Peppino Gesualdi, che aveva perso lo smalto degli anni d’oro. Il Centro Culturale Calabrese (da cui C3 International) nacque a Rossano e seguì a Roma il suo fondatore, quando Accroglianò, dopo tre legislature regionali, si trasferì nella Capitale. Per trent’anni il C3 International ha conferito preziosi riconoscimenti a quasi mille calabresi illustri, mettendo in evidenza le qualità dei singoli e la forza della coesione delle comunità calabresi all’estero.

Con Peppino la Calabria perde un grande, grandissimo calabrese, un uomo generoso, che ha speso gran parte della vita per il bene della sua terra, lavorando tantissimo per la reputazione (aveva intuito l’importanza di diffondere e comunicare le tante positività della Calabria) e la valorizzazione e l’orgoglio dei calabresi. La Consulta dei Calabresi nel mondo (di cui è stato un attivo componente per moltissimi anni) e la Regione Calabria dovranno ricordarlo come merita.

Per chi scrive è un grande, autentico, dolore che, sono certo, è condiviso da migliaia di suoi amici. Mancherà a tanti il suo sorriso e l’instancabile attivismo che lo ha sempre visto in prima linea a onorare, difendere e valorizzare, con autentico orgoglio, la nostra Calabria. (s)

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CORRADO CALABRÒ: UN INNAMORATO DELLA CALABRIA COME POCHI

Non ho conosciuto nessuno innamorato della sua terra come Peppino Accroglianó. 

Un amore appassionato che lo faceva soffrire quando vedeva solo immagini negative della Calabria, notizie su fatti criminosi o di inefficienza.

No, la Calabria non è questa, proclamava.

I calabresi sono tenaci, coraggiosi, hanno affrontato con successo situazioni di svantaggio in Italia e ancor più all’estero, dimostrando doti di intraprendenza, intelligenza, capacità di adattamento straordinario.

Citava casi di grande successo in America, in Australia e altrove.

Per valorizzare e far conoscere le tante eccellenze calabresi promosse e animò con entusiasmo l’Associazione Calabresi nel mondo cui hanno aderito in migliaia e che ogni anno riuniva in grandi incontri calabresi di ogni dove e, ovviamente, i tanti che vivono a Roma, che Accroglianó definiva la più grande città della Calabria perché la comunità calabrese a Roma conta più di 600.000 residenti ed è la più grande comunità regionale che vive e lavora a Roma. (cc)

Addio a Peppino Picciotto, il Jo Pinter letterario di “Cosangeles”

È morto ieri in Olanda Giuseppe Picciotto.  Filosofo trash, rock-implosionista, musicista, attore, sceneggiatore, regista, play-boy-blu, biscazziere-croupier, modello e vitellone, aveva da poco compiuto 70 anni. Picciotto, alias Jo Pinter, originario di Cosenza, ha ispirato molte vicende del libro Cosangeles di Paride Leporace. Martedi 12 ottobre alle 17.30 sarà ricordato in un  incontro che si terrà alla Terrazza Pellegrini.

 

di PARIDE LEPORACE – Peppino Picciotto ha chiuso ieri la sua splendida esistenza con coraggio. È andato incontro alla morte con la stessa determinazione con cui ha affrontato i suoi 70 anni vissuti sempre con la dignità dell’uomo che vuole decidere tutti i suoi destini come riteneva lui andassero affrontati. Peppino è andato incontro a sorella morte decidendo di scegliere che l’eutanasia fosse il suo ultimo atto, non dandola vinta alla bestia che lo affliggeva. Per sua fortuna, viveva da anni in Olanda, e la sua decisione   in modo legale è stata rispettata da sua moglie Mysha.

Mi sembra giusto trascrivervi il suo ultimo messaggio. «Direttò, ti voglio dare un grande abbraccio. Un medico mi ha detto che ho 20 giorni di vita. Chiudo questa storia con i coglioni in mano. In ogni caso è stata un’avventura grandiosa la nostra. Te ne ringrazio. Mi dispiace, con tutto il rispetto, ma mo senz’i mia cumu u fa “Co­sangeles” (il film o la serie che ci proponevamo di ricavare dall’omonimo libro che racconta le sue gesta ndr), mancu s’arriva Tarantino. Comunque, in ogni caso, è stata una cosa talmente bella, che non ho parole. È stata la mia ultima grande avventura. La mia ultima grande soddisfazione. Se mi dovesse succedere qualcosa di sbrifio, prima del previsto, non scrivere niente sulla mia dipartita. Zero. Non voglio che lo sappia nessuno.Un bacio grande. Ciao».

Voleva finire in un grande nulla. Trasgredisco la consegna del mio caro amico, Peppino Picciotto, ispiratore del personaggio letterario Jo Pinter, protagonista del mio libro, su licenza della sua compagna e del comune amico Arturo Maradei.

La carne di Peppino è morta. Ma la sua anima, quella di Jo Pinter, vive nelle pagine del libro che racconta colui che inventò “Cosangeles” e che mi ha ispirato a narrarne solo una piccola parte delle sue gesta, e v’invito a immaginarlo che ride ancora assieme a  noi. Non dimenticherò la terra dove è cresciuto, le vie dove correva con le auto di grande cilindrata, e le persone che lo hanno circondato, di ogni condizione sociale fossero gangster o nobildon­ne, e di cui amava parlare in ogni momento. Non dimenticherò soprattutto lui. Peppino ha impresso un segno indelebile nella storia della nostra città, Cosenza, cambiandola per sempre. A quelli che lo hanno voluto, ha regalato un immaginario. Ci ha resi cittadini del mondo, secondi a nessuno, come era solito ripetere. È stato scritto che una stella impazzisce nello spazio oltre l’atmosfera, una stella scura e figlia dell’invisibile. Poi divampa, abbaglia e si fa cenere, facendosi ricordo. Le ceneri di Peppino saranno sparse tra una ventina di giorni nel Mar del Nord. Ma la sua immagine, grazie a Jo Pinter,  colui che incontrò Fellini e rubò una giacca a Mick Jagger, resta nei nostri occhi per essere guardata ancora a lungo. Come quella di Jugale. Perché sono i perdenti che indicano la strada. Peppino era una persona rara. E bel­lissima nel suo essere rimasto giovane anche a 70 anni. Ringraziamo Dio e la Natura di averla fatto nascere a Cosenza. (dal)

Paride Leporace, giornalista e scrittore, è vicedirettore del Quotidiano del Sud.
[Courtesy Il Quotidiano del Sud]

Il taurianovese Luigi Saccà è il nuovo direttore d’orchestra di Ballando con le Stelle

È di Taurianova Luigi Saccà, il nuovo direttore d’orchestra del programma Ballando con le stelle condotto da Milly Carlucci.

Saccà, dopo anni di studio e di collaborazione con importanti musicisti e prestigiosi ensambles con i quali si è proposto come qualificato compositore, ora dirigerà l’orchestra che si esibisce durante la trasmissione. Un risultato prestigioso, che premia la sua professionalità e la capacità di comporre testi assolutamente originali, caratterizzati da intelligenti sperimentazioni di contaminazioni musicali funzionali anche alle proposte musicali pensate per i particolari contesti, tempi e ritmi degli spettacoli televisivi: uno fra i tanti il Cantante Mascherato di cui fu Direttore musicale.

Risultati eccellenti, dunque, che hanno rafforzato il legame con con le produzioni, gli autori e nel caso di “Ballando con le stelle” anche con la conduttrice Milly Carlucci. È una grande occasione per il musicista taurianovese che, certamente, gli consentirà di rafforzare e qualificare la sua presenza nel panorama italiano della musica d’autore, sulla scia dei grandissimi direttori di una epoca televisiva felice ma lontana, come Enrico Simonetti, il grande Gorni Kramer o – durante il lungo regnum di Baudo- di Pippo Caruso, Beppe Vessicchio e Paolo Belli. Giganti accanto ai quali, Luigi Sacca’ da Taurianova, andrà a collocarsi in un tempo nuovo per la musica e per la comunicazione. (rrm)

Marco Angilletti, lo scrittore catanzarese che colleziona riconoscimenti in tutta Italia per prosa e poesia

Continua a raccogliere importanti riconoscimenti letterari, per la prosa e la poesia il giovane scrittore catanzarese Marco Angilletti.

A luglio Angilletti ha conquistato il primo premio al 24° Concorso Letterario Biblioteca di Trevi (Perugia), con il racconto Giulia, la rivoluzione comincia da te” proclamato vincitore assoluto dalla giuria per l’uso sapiente delle immagini e per la significativa padronanza dei mezzi espressivi della retorica.

Angilletti, partendo dalle sue origini, ha affrontato il dramma della ‘ndrangheta, attraverso una narrazione straordinaria che impone riflessioni sulla responsabilità individuale e sull’educazione delle generazioni future.

Primo posto per Angilletti anche alla IX edizione del Premio Letterario Nazionale “Teatro Aurelio”, con il patrocinio di Roma Capitale e Regione Lazio, nella sezione narrativa a tema; il racconto Gli amori come il vostro, dedicato al tema della libertà di espressione ed emotiva, gli ha consentito di ricevere grandi consensi.

Sempre per la narrativa, il racconto “La panchina di Newtown” di Angilletti è stato selezionato – su 214 in gara – tra i dieci racconti vincitori del Premio La Quara, concorso letterario che da otto anni si svolge a Borgo Val di Taro, nel parmense.

Nato da un’idea del prof. Massimo Beccarelli, con la spinta propulsiva del presidente di giuria, l’editorialista del Corriere della Sera Antonio Ferrari, il Premio ha dedicato l’edizione 2021 al tema della solitudine. I dieci racconti vincitori sono stati pubblicati nel libro Solitudine, a cura di Mup Editore.

Per la poesia, invece, lo scrittore è entrato nel novero dei finalisti della V edizione del Premio Maria Virginia Fabroni a Tredozio (Forlì-Cesena) con tema dedicato ai sentieri dell’esilio dantesco; la lirica di Angilletti, intitolata La maschera e l’esilio, ha guadagnato la finale tra oltre 450 poesie in gara.

Grazie ai riconoscimenti ricevuti a livello nazionale che danno lustro all’intera Calabria, la Fondazione Amalia Vilotta ha conferito a Marco Angilletti il Premio Speciale Miglior artista calabrese emergente, in occasione del Gala di premiazione del Concorso nazionale di poesia Amalia Vilotta – XII edizione. (rrm)

Maria Fanito, la sidernese medaglia di bronzo ai mondiali di pesca apnea

È un prestigioso traguardo, quello raggiunto dalla sidernese Maria Fanito, che ha conquistato il bronzo ai mondiali di apnea alla 32esima edizione dei campionati mondiali di pesca in apnea femminile, che si sono svolti ad Arbatax, in Sardegna.

Insieme alla Fanito, la squadra italiana era rappresentata da Alice FerrariTiziana MartinelloCinzia Assunta.

«I risultati – ha dichiarato la Fanito a Gazzetta del Sud – sono il coronamento della mia straordinaria passione e dedizione per questo sport».

Prima del bronzo ad Arbatax, Maria Fanito ha conquistato il titolo nazionale di pesca femminile in apnea 2021, a Torre San Giovanni in Puglia. (rrm)

Mario Tangari, ortopedico traumatologo, devoto di Natuzza e innamorato della Calabria

La sua professione di medico ortopedico-traumatologo lo ha portato lontano dalla Calabria che l’ha visto nascere a Cotronei, nella Sila crotonese, ma il dott. Mario Tangari non ha mai dimenticato la sua terra, tanto che adesso ha dato la sua disponibilità per il prossimo Consiglio comunale della sua città. A Cotronei, Tangari è nato e ci torna spesso, con la segreta aspirazione di poter fare qualcosa di rilevante e di importante per questo borgo che ha un centro storico bellissimo. Tangari ha raccontato in un libro la sua devozione per Natuzza Evolo e non perde occasione di attivare iniziative di carattere sociale e assistenziale a favore del terzo settore, prestando gratuitamente la sua opera e investendo risorse e idee.

La candidatura di Tangari al Comune di Cotronei è nata quasi per caso, in una lista civica che ha un nome singolare, Svolta la carta, che sintetizza la voglia di rinnovamento dei giovani di Cotronei in un movimento che ha siglato un accordo politico culturale con l’associazione Rinascimento che fa capo a Vittorio Sgarbi.

Il dott. Tangari ha le idee chiare sulla “svolta” da imprimere a Cotronei: «Innanzitutto, valorizzazione dell’area termale, a da anni dimenticata e trascurata, con l’obiettivo di costituire un centro di riabilitazione respiratoria vista l’eccezionale qualità dell’aria purissima della zona, ma anche utilizzare le acque termali per la cura di malattie reumatiche, e post-traumatiche. Si consideri che a pochi chilometri da Cotronei c’è un’aviosuperficie che può essere utilizzata per il trasporto urgente di pazienti acuti e neurolesi della strada di tutta la regione in centri specializzati regionali ed extra regionali».

«Ho deciso di tornare al mio paese – ha detto Tangari – per offrire le mie competenze nel campo della traumatologia e dell’ortopedia per garantire ai miei compaesani un servizio medico efficiente, non a fini di lucro, ma basato soprattutto sul coinvolgimento di associazioni di volontariato e strutture del Terzo settore in grado di rivitalizzare il borgo e garantire un rilancio in termini di crescita e sviluppo turistico e ambientale. L’aria qui è straordinariamente pura, Cotronei può diventare un punto di riferimento eccellente per chi ha bisogno di riabilitazione respiratoria, soprattutto a seguito di patologie prodotte dal covid. Ci sono anche grandi opportunità di turismo per chi ama la montagna e la neve che diventerebbero occasione di lavoro stabile per molti giovani della zona. Per questo è necessario un radicale rinnovamento. E per questa ragione mi sono sentito obbligato a scendere in campo per impegnarmi totalmente nel luogo della mia infanzia. A questo proposito vorrei avviare un centro di ricerca scientifica, in collaborazione con il nascente Istituto Dulbecco di Lamezia, al fine di indirizzarvi i giovani laureati della zona e contribuire a limitare l’emigrazione intellettuale che affligge la nostra terra».

Di Natuzza Evolo (che lo ha “guarito” da un brutto male) Tangari è un devotissimo “figlio” e ama riferire le incredibili vicissitudini che lo hanno portato a scoprire la mistica di Paravati e lasciarsi conquistare dalla sua semplicità e dalla straordinaria aura che la cingeva. Nel suo libro c’è il racconto avvincente di un incontro che gli ha cambiato la vita. Inventore di protesi brevettate e utilizzate in tutto il mondo, una luminosa carriera professionale con grandi soddisfazioni, il dott. Tangari afferma che la voce di Natuzza lo ha sempre guidato negli anni successivi al primo quasi occasionale incontro. La stessa voce che gli ha chiesto di occuparsi adesso dei suoi compaesani a Cotronei. (rp)

Alla ricercatrice calabrese Paola Neri il Premio Ken Anderson Young Investigator Award per gli studi sul mieloma

Prestigioso riconoscimento per la prof.ssa, di Marcellinara, Paola Neri, che è stata insignita del Premio Ken Anderson Young Investigator Award, nel corso del 18esimo Internazional Workshop on Multiple Myeloma di Vienna, per «la essa a punto di nuove strategie di trattamento dei tumori umani e in particolare del mieloma multiplo».

«Il premio – si legge in una nota dell’Università di Catanzaro – conferito da un’autorevole commissione di esperti internazionali, rappresenta un importante riconoscimento del lungo lavoro di ricerca svolto dalla prof.ssa Paola Neri, nell’ambito della ricerca traslazionale “from bench to bedside”, per la messa a punto di nuove strategie di trattamento dei tumori umani e in particolare del mieloma multiplo».

«Un lungo lavoro che la stessa, originaria di Marcellinara, in provincia di Catanzaroprosegue la nota – ha iniziato molto precocemente già come studentessa presso l’Università Magna Graecia di Catanzaro, dove si è laureata e ha completato il suo percorso di specializzazione in Oncologia Medica e di Dottorato in Oncologia Molecolare e Immunologia Sperimentale».

«La professoressa Neri, per me – ha dichiarato Antonio Montuoro, candidato al consiglio regionale – è semplicemente Paola, che ho visto crescere a Marcellinara, a pochi passi dalla casa dove sono cresciuto, e formarsi come studentessa all’Università Magna Graecia di Catanzaro, dove si è laureata e ha completato il suo percorso di specializzazione in Oncologia Medica e di Dottorato in Oncologia Molecolare e Immunologia Sperimentale. A Paola rivolgo le mie più sentite congratulazioni e un sincero ringraziamento per avermi reso ancora più orgoglioso di essere suo concittadino».

«Mi sento emozionato e coinvolto come se quel premio fosse stato conferito a me – ha aggiunto – perché Paola Neri ha le mie radici e la mia storia, è una voce autentica e autorevole del territorio che amo, e che ho deciso di servire con umiltà e orgoglio».

«È una voce della Calabria autentica che studia, lotta e cresce ed è costretta a partire per non rinunciare ai propri sogni – ha concluso –: noi abbiamo il dovere di riportare a casa questo patrimonio umano di professionalità e  intelligenza, che ha il diritto di crescere senza partire, di donare se stessa senza rinunce. La politica che vuole il bene della propria terra è quella che protegge il cuore e le menti come quelle di Paola Neri, e non le strappa alla propria famiglia e alla propria quotidianità. La buona politica è quella che non si congratula a distanza ma fornisce gli strumenti per trattenere i talenti senza rimpiangerli». (rcz)

Antonio Cocerio, il candidato a sindaco più giovane d’Italia che sogna una nuova “Primavera per Tiriolo”

Ha 20 anni, ma le idee molto chiare Antonio Cocerio, il candidato a sindaco più giovane d’Italia, che si è messo in gioco per «rendere il nostro paese, casa nostra, un punto di riferimento per la nostra Calabria», ovvero Tiriolo, attualmente amministrata dal sindaco Domenico Greco.

«Ho deciso di candidarmi – ha scritto su Facebook – per stare dalla parte dei giovani che hanno dovuto lasciare Tiriolo e di quelli che hanno deciso tenacemente di restarci. Dalla parte dei più anziani, che hanno diritto ad un comune sereno, comodo e sicuro in cui abitare. Dalla parte dei commercianti e ristoratori tiriolesi, motore propulsivo della nostra comunità, che bisogna sempre ascoltare e supportare. Dalla parte delle frazioni, che devono essere costantemente al centro dell’azione amministrativa. Dalla parte delle famiglie, delle Associazioni e della gente che, ogni giorno, si impegna a rendere Tiriolo un posto migliore».

Quella realizzata da Cocerio, è «una squadra variegata con capacità, percorsi e competenze diversi; pronta ad amministrare Tiriolo il giorno dopo le elezioni. A quest’età – ha spiegato – si ha l’umiltà di comprendere che non si può fare tutto da solo, che il lavoro di squadra vale più di ogni altra cosa. A quest’età si ha la forza, la determinazione ed il coraggio di battersi fino in fondo per ciò in cui si crede».

Un progetto politico, quello ideato dal candidato a sindaco, che ha raccolto tantissime adesioni, il cui cuore è lo spirito innovativo che anima questi giovani, che sognano una nuova ‘Primavera’ per Tiriolo. (rrm)

Alla giornalista reggina Alessia Candito il Premio “Pio La Torre”

Prestigioso riconoscimento per la giornalista reggina Alessia Candito, che è stata insignita del Premio “Pio La Torre” per il giornalismo, organizzato da Avviso Pubblico, Cgil e Federazione nazionale della Stampa italiana.

Oltre a Candito, giornalista freelance de La Repubblica «in prima linea a Reggio Calabria, le cui inchieste puntano a disvelare le connessioni tra politica, pubblica amministrazione e ‘ndrangheta» e già finita nel mirino dei clan per via del suo lavoro, sono stati premiati, con menzioni speciali, Sigfrido Ranucci, Report Rai3 e Salvo Palazzolo, inviato di Repubblica.

«Il fatto che il premio Pio La Torre sia andato ad Alessia Candito, una collega precaria che racconta dal fronte calabrese la lotta alla ‘ndrangheta, è un segnale forte alla politica e alle istituzioni: i buoni propositi contro il precariato dilagante e gli attestati di stima e solidarietà nei confronti dei giornalisti minacciati e oggetto di querele temerarie non bastano più. Ci vogliono atti concreti per invertire la rotta», ha commentato Mattia Motta, segretario aggiunto Fnsi e presidente Clan-Fnsi, intervenendo alla cerimonia di consegna del premio, avvenuta online, a cui hanno partecipato Franco La Torre, figlio di Pio La Torre; Rosy Bindi, presidente della giuria; Nicola Leoni, vicepresidente di Avviso pubblico e sindaco di Gazoldo degli Ippoliti; Giuseppe Massafra, segretario confederale della Cgil. A presiedere l’iniziativa Stefania Pellegrini, direttrice master “Gestione e riutilizzo di beni e aziende confiscate alle mafie”. (rrm)

Al cantastorie Otello Profazio il Premio Cultura d’onore al “Li Ucci Festival” in Salento

Prestigioso riconoscimento per Otello Profazio, il “papà dei cantastorie” calabrese, che ha ricevuto il Premio Riconoscimento Cultura d’Onore nel cuore del Salento, in occasione dell’undicesima edizione del festival musicale e culturale Li Ucci di Cutrofiano (Lecce).

Canti e tradizioni popolari del territorio sono stati al centro di un evento in occasione del quale, tra i diversi protagonisti, è salito sul palco anche uno degli interpreti che ha saputo meglio raccontare l’anima del Sud italiano con fantasia, ironia e amarezza. In Puglia, Profazio ha tenuto la prima del suo nuovo spettacolo dal titolo “Lectio magistralis” – prodotto nell’ambito del circuito Calabria Sona diretto da Giuseppe Marasco – in cui il cantautore racconta al pubblico oltre sessant’anni di una storia artistica che l’ha visto ritagliarsi il ruolo di apripista nella ricerca del patrimonio folk del meridione.
Già vincitore del Premio Tenco alla carriera nel 2016, Profazio ha deliziato il pubblico di Cutrofiano con la sua chitarra ha reso celebri brani, poemi e leggende della tradizione popolare. Ironia e dolore si fondono nei suoi testi da cui emerge un sottile equilibrio tra denuncia graffiante e amore smisurato per la propria amata terra. Un riconoscimento, quello del festival “Li Ucci” – consegnato anche a Luigi Chiriatti, ricercatore di tradizione orale -, che si aggiunge ad un ricco palmares di premi che l’etnomusicologo calabrese ha conseguito lungo il suo percorso artistico, volto alla riproposizione dei temi e degli stilemi della canzone popolare.
«Io canto con lo stomaco, mi consumo quando canto e questo credo arrivi perfettamente a chi mi ascolta»: è questo il manifesto artistico di Otello Profazio che, grazie all’impegno di Calabria Sona, si appresta a vivere, dopo un periodo difficile segnato dall’emergenza covid, una nuova esperienza dal vivo non solo sui palchi nazionali ed internazionali, ma anche in altri luoghi della cultura e di incontro, per raccontare, specialmente ai giovani, il folk italiano e l’autentica tradizione del nostro popolo. (rrm)