DUE ANNI FA IL FUOCO CRIMINALE CHE MISE IN GINOCCHIO IL TERRITORIO, FAMIGLIE E AZIENDE IN CALABRIA;
Gli incendi nei boschi del 2021

ATTESA INFINITA DELLE IMPRESE CALABRE
PER RIPARTIRE DOPO GLI INCENDI DEL 2021

di MARIACHIARA MONACO – Sono passati esattamente due anni dagli incendi che hanno devastato interi territori in Calabria, mettendo in ginocchio famiglie e imprese.

Eppure, nonostante le immagini che ancora rimbombano nella nostra testa e nel nostro cuore, in Cittadella regionale si è faticosamente alla ricerca dei fondi stanziati dal Governo per indennizzare gli imprenditori agricoli che hanno perso tutto o quasi, in un’estate, quella del 2021 funestata dalle fiamme, tanto da condurre l’allora ministro all’Agricoltura, il pentastellato Stefano Patuanelli, in riva allo Stretto ad esprimere solidarietà e ad annunciare l’immediato stanziamento di risorse, dichiarando lo stato d’emergenza.

Alla Calabria vennero stanziati tre milioni di euro, resi disponibili attraverso un’ordinanza adottata dal capo della Protezione civile nazionale di allora, Fabrizio Curcio. Si trattava di un atto che assegnava risorse per i «primi interventi urgenti di Protezione civile in conseguenza dell’eccezionale diffusione degli incendi boschivi nel territorio della Regione Calabria».

Tale ordinanza individuava i presidenti di Regione quali commissari delegati all’attuazione degli interventi da attuare in due piani: il primo e più urgente da consegnare entro 15 giorni per l’erogazione di «un contributo di immediato sostegno alle aziende agricole o zootecniche per l’acquisto di foraggio, mangime o altri alimenti per il bestiame; per la riparazione e il ripristino di recinzioni, impianti per l’approvvigionamento idrico e per l’abbeverata degli animali che siano stati distrutti o danneggiati dagli incendi».

Il secondo da redigere entro 30 giorni, al fine di favorire la ripresa delle attività imprenditoriali. Da qui i primi ritardi. Ad un mese di distanza (ottobre 2021), la Regione non aveva ancora provveduto a redigere e trasmettere il primo piano emergenziale. 

Ed è proprio a quella ordinanza che si richiama la comunicazione protocollata lo scorso 2 agosto dal settore Forestazione della Regione Calabria e indirizzata alla Protezione Civile. Nella nota si legge che: «per la determinazione e la concessione del contributo di immediato sostegno alle aziende agricole e zootecniche direttamente interessate dagli eventi calamitosi è emerso che l’importo del contributo concedibile sulla base delle richieste pervenute ammonta a 392mila euro», e si chiede l’assegnazione delle «somme residue al fine di sostenere ed agevolare la ripresa delle attività nelle zone colpite dall’emergenza».

Ma basteranno?

«Non voglio l’elemosina da nessuno, ma solo sapere dove sono finiti i soldi dei ristori», queste le parole di Francesco Saccà, uno dei tanti imprenditori che insieme alla sua azienda ha perso la speranza di poterla ricostruire pezzo dopo pezzo. Da due anni attende che la Regione deliberi l’assegnazione dei ristori che coprano, in una piccolissima parte, gli ingenti danni subiti dalla sua azienda agricola, situata a Roccaforte del Greco. Quei fondi, però, non sono mai arrivati.

A novembre 2022, spiega :«ho ricevuto una lettera nella quale la Regione annunciava che per ora mi avrebbero dato 25mila euro a fronte però dei 900mila euro di danni che avevo subito. Una mancia. A distanza di due anni quei 25mila euro neanche mi servono per rimettere in piedi la mia azienda, ma voglio solo che qualcuno mi dia una risposta su che fine abbiano fatto quei 3 milioni di euro».

Tra l’altro, i 3 milioni di cui parla Francesco erano destinati in principio a 40 imprenditori agricoli, ma dopo la fase istruttoria la Regione non aveva riconosciuto a molti di loro i requisiti per poterne usufruire.

Tutto questo in un territorio dove è complicato fare impresa, e dove gli imprenditori hanno la volontà d’investire anche dopo aver visto andare in fumo anni di sacrifici e di rinunce.

Poi la riflessione: «Al Nord la grandine non era neanche arrivata a terra – afferma – e già si contavano i danni, così come era successo in Emilia-Romagna. Da noi conti non se ne fanno, ma una volta che stanzi dei soldi pubblici, si può sapere perché le aziende muoiono e i soldi non arrivano?». (mm)