Con una lunga intervista al Foglio, il governatore della Calabria Roberto Occhiuto espone “un’agenda liberale, liberista e anche un po’ libertaria – scrive Alberto Mattioli –, quella che manca al Paese e, forse, anche al centrodestra“. Ancora l’articolista: “Non semplice, in un Paese che sembra ostaggio degli opposti populismi e con il conducator Vannacci che incombe: senza, stando a quel che dicono i sondaggi, non si vince; con, stando a quello che dice lui, non si governa o almeno non si governa in maniera sensata”. Un’intervista nel centro dell’estate che movimenterà non poco l’attività politica mentre il Parlamento va in ferie fino al 1° settembre.
Occhiuto – ala riformista di Forza Italia, di cui è vicesegretario – non le manda a dire: “Se ti metti in mano ai populisti forse vinci, anche se io non ne sono sicuro, però è difficile che poi tu possa governare”. “E le elezioni – si legge sul Foglio – servono appunto per decidere chi deve guidare il paese. Giorgia Meloni è una leader straordinaria, capace di trovare e recuperare consenso, interprete di una destra europea non populista. La parte liberale che la appoggia, cioè Forza Italia, deve approfittare dello sbandamento a sinistra sempre più accentuato del campo cosiddetto largo per rilanciare le sue ricette liberali”.
Mattioli incalza il Governatore: “pare di capire che lei Vannacci in casa non se lo metterebbe… “No e non ne parlo nemmeno volentieri, perché così si finisce per enfatizzare un fenomeno presente in tutta Europa, la destra populista, invece di combatterlo. Con Vannacci in coalizione, Meloni, che è la nostra risorsa più importante, sarebbe costretta a ribattere a un generale che le sparerebbe ogni giorno sempre più grosse, quindi a fare una campagna elettorale su un terreno che non è il suo. Proprio Meloni ha dimostrato di saper governare da destra ma senza cedere al populismo”. E all’osservazione del giornalista “ma il centrodestra i populisti li ha in casa: fra Salvini e Vannacci le differenze sono sempre più labili… ” Occhiuro replioca che “La Lega che ho conosciuto io si è sempre segnalata per capacità di governo, è quella di Fedriga, di Zaia, adesso di Stefani”.
“Si parlava di Matteo Salvini, però” – rintuzza Mattioli – “Da governatore della Calabria, posso dire che Salvini si è dimostrato un ministro delle Infrastrutture che non cerca il consenso facile delle sue valli ma cerca di fare qualcosa di storico come il Ponte sullo Stretto. Chi l’avrebbe mai immaginato che il Ponte sarebbe diventata la grande battaglia di un ministro leghista?”. Insomma, Aldo Cazzullo ha torto quando scrive che Salvini è il peggior ministro dei Trasporti dall’invenzione della ruota … “Non sono d’accordo con Cazzullo, Salvini è un ministro delle Infrastrutture che viene dal nord ma alla mia regione ha assegnato risorse mai avute in passato, quattro miliardi e mezzo solo per le strade. Se fosse in cerca di consenso dalla sua base elettorale, quei soldi non li avrebbe certo dati alla Calabria”.
Il giornalista osserva che “Tuttavia, non sembra che il governo Meloni brilli per incisività riformista”: “A Giorgia Meloni presidente del Consiglio do un voto che oscilla fra il nove e il dieci. Prima di fare il governatore, ero capogruppo di FI e l’avevo conosciuta in Parlamento. Avevo sempre pensato che fosse brava ma, alla prova del governo, nonostante molto scetticismo, ha dimostrato un piglio e uno standing che nemmeno quelli che la apprezzavano già riuscivano a immaginare. Però non può fare tutto lei, non può coprire tutto e sostituirsi a tutti. La parte più riformista e più liberale della coalizione è stata a volte con le braccia conserte aspettando che Meloni facesse il lavoro. Ma lei interpreta in chiave europea il suo essere di destra. Il motore riformista e liberale della coalizione dev’essere Forza Italia, che deve continuare a portare avanti anche le sue storiche battaglie garantiste. E qui bisogna sfatare un mito: quando si parla di riforme, sembra sempre che ci si rivolga a un’élite, come se fossimo il vecchio Partito liberale fisso al 2 per cento. Invece una coalizione liberale è quella che scrive la propria agenda e non se la fa scrivere dalla cronaca. Non vuol dire che non bisogna commentare i fatti del giorno, ma proporre alla pubblica opinione delle riforme concrete e condivisibili”. E al giornalista che osserva: “Che però sembrano anche utopistiche, nel paese più immobile del mondo”, Occhiuto risponde convinto: “Io in Calabria le riforme le ho fatte, sui rifiuti, sul sistema idrico, sul baraccone clientelare dei consorzi di bonifica che ho ereditato, e adesso sto lavorando sulla Sanità. Ce l’ha insegnato Berlusconi, il più grande liberale degli ultimi 50 anni, che però sapeva sempre comunicare in maniera geniale e incisiva”.
Mattioli chiede: “È quello che dovrebbe fare Forza Italia?” La risposta di Occhiuto è puntuta: “Premetto che io di FI sono il vicesegretario, quindi il mio giudizio riguarda tutto il partito. Non si tratta di gettare la croce addosso a qualcuno: senza Antonio Tajani, probabilmente Forza Italia sarebbe scomparsa insieme a Berlusconi. Detto questo, vorrei un partito capace di mettere in pratica quotidianamente un’agenda riformista, a cominciare dal metodo”. Il metodo? “Consiste nel non scrivere le leggi sotto la dettatura delle corporazioni”. A questo punto serve un esempio. “Il mercato dei taxi. La mia regione è l’unica dove è attivo Uber X. Abbiamo trovato gli strumenti e l’abbiamo fatto, mettendoci dalla parte del cittadino utente e non della lobby dei tassisti. La lezione è che bisogna scegliere ciò che è giusto anche se al momento è impopolare, consapevoli che, se è giusto davvero, popolare lo dioventerà”.
E a proposito dei cervelli in fuga Occhiuto propone una considerazione: “Mi piacerebbe che il mio partito lanciasse una grande discussione sulla valorizzazione dei giovani nel mondo del lavoro, altrimenti dagli stessi giovani saremmo percepiti come una parte politica ingiallita. Chiediamoci perché le start up crescano soprattutto in America. Per definizione, le start up hanno un’alta possibilità di fallire. Se lo fai in America, hai una seconda chance; se lo fai in Italia, finisci sulla black list delle banche e nessuno ti dà più un’altra possibilità. Questo Paese non rischia solo di invecchiare, ma di invecchiare male”. (rrm)






