Task Force dell’Aeroporto di Reggio: Lavorare per il superamento delle restrizioni sullo scalo

Lavorare per il superamento delle restrizioni sullo scalo dell’aeroporto di Reggio Calabria. È quanto ha ribadito la Task Force comunale Aeroporto dello Stretto, che si è riunita per fare il punto della situazione in merito alle novità che, in questi giorni, stanno interessando il comparto aereo calabrese e, in particolare, quelle relative allo scalo reggino.

 Ai lavori, coordinati dal responsabile della task force, Salvatore Chindemi, hanno preso parte il sindaco facente funzioni, Paolo Brunetti, e gli esperti che compongono lo stesso organismo operativo istituito dall’amministrazione comunale presso Palazzo San Giorgio. Il confronto si è aperto con i ringraziamenti al Governatore, Roberto Occhiuto, per le iniziative recentemente intraprese con la compagnia ITA e che hanno consentito, in attesa di conoscere gli orari ufficiali, di ripristinare il vecchio volo da e per Milano. 

La task force ha, quindi, ribadito la centralità del “Tito Minniti” nell’ambito delle dinamiche di crescita di un territorio che abbraccia, sullo Stretto, due importanti aree metropolitane come Reggio Calabria e Messina che, complessivamente, superano il milione di abitanti. Anche per questo, sono state vagliate alcune ipotesi di rilancio dell’importante infrastruttura aeroportuale attraverso il coinvolgimento di altri vettori diversi da ITA.

Per la task force, infine, fra i nodi più importante da sciogliere resta quello delle restrizioni che relegano l’aeroporto di Reggio in terza fascia, unico fra tutti gli aeroscali italiani e fra i pochi in Europa che devono scontare pesanti e decisive limitazioni ad un concreto sviluppo.

«L’aeroporto “Tito Minniti” – è stato, ancora una volta, ribadito –deve essere messo nelle condizioni di poter giocare un ruolo chiave in termini di miglioramento della mobilità e, soprattutto, in un’ottica di rilancio turistico, economico, sociale e produttivo anche attraverso una gestione autonoma». (rrc)

 

Aeroporto di Reggio: Giovannini finanzia lo studio per la nuova aerostazione

Mai darsi per sconfitti: i reggini non credevano ai propri occhi appena si è diffusa la notizia del finanziamento deliberato dal ministro della Mobilità e dei Trasporti Enrico Giovannini per la realizzazione dello studio di fattibilità di una nuova aerostazione per l’Aeroporto dello Stretto. FInalmente si è capito che il famoso stanziamento della finanziaria 2019, ottenuto abilmente dal deputato reggino Francesco Cannizzaro, potrebbe essere utilizzato in modo diverso da semplici interventi di restauro e ristrutturazione: c’è la possibilità di impiegare quei fondi per dotare l’aeroporto della Città metropolitana di una moderna e funzionale aerostazione, collegata anche per via ferroviaria alla città.

Dal Mit, in sostanza, arrivano 1,3 milioni di euro per gli studi di fattibilità per due importanti progetti nel comparto dei trasporti. Secondo il vicesindaco ff Carmelo Versace: «Il Governo promuove la macchina amministrativa dell’Ente. Progetti attesi da anni e che ora possono essere realizzati». E dall’aula si è levato un appello alla Regione: «Reggio Calabria abbia lo spazio che merita in Sacal»

Durante la riunione del Consiglio Metropolitano di Reggio Calabria si è discusso sulla variazione di bilancio che permetterà all’Ente di istituire i capitoli dove allocare le risorse necessarie alla realizzazione degli studi di fattibilità per la “Realizzazione di una nuova aerostazione ed infrastrutture per il potenziamento e la cooperazione del sistema intermodale dell’area Metropolitana” e per la “Progettazione della ricollocazione del Porto di Villa San Giovanni e della realizzazione delle infrastrutture per l’intermodalità”. Si tratta, complessivamente, di una somma di 1.378.802,59 euro che arriverà nelle casse di Palazzo Alvaro grazie a due distinti bandi del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti cui la Città Metropolitana ha partecipato nella programmazione dei mesi scorsi. Idee che il Governo ha promosso e che, per il vicesindaco Carmelo Versace, rappresentano «l’affidabilità della macchina amministrativa della Città Metropolitana».

«Corre l’obbligo di ringraziare – ha detto Versace nel corso del suo intervento – il dirigente del settore Viabilità, Lorenzo Benestare, e tutti i funzionari di settore, così come il Direttore generale, Umberto Nucara, per la celerità con la quale ha saputo accogliere le esigenze dell’aula. È segno, evidentemente, che quando l’apparato burocratico funziona anche i grandi progetti non hanno alcuna difficoltà ad essere condotti in porto. A proposito di porto, quello di Villa San Giovanni aspettava questo momento dal lontano 1989. Appare, dunque, quasi pleonastico sottolineare la portata dell’odierna discussione. Anche per questo, i miei ringraziamenti sono rivolti a tutti i consiglieri, a prescindere dal gruppo politico di appartenenza, perché hanno dimostrato grande unità ed una forte maturità di fronte ai temi trattati ad appena 24 ore dall’ultima riunione di consiglio ed in una giornata prefestiva».

Nel corso del dibattito, il consigliere Giovanni Latella ha specificato «il valore indiscusso dell’iter avviato che porta il nome di Giuseppe Falcomatà e di Carmelo Versace e che getta le basi per una rivoluzione nel settore trasportistico locale». «Gli interventi che interesseranno l’aeroporto dello Stretto – ha aggiunto – appaiono fondamentali per lo sviluppo complessivo dell’infrastruttura e di un territorio che potrà contare su un’infrastruttura adeguata alle necessità dei tempi ed alle esigenze dell’utenza messinese. Finalmente, anche Reggio potrà finalmente contare su un aeroporto all’altezza della sua storia e delle sue bellezze. Adesso, ci aspettiamo che la Città Metropolitana possa trovare spazio all’interno di Sacal, la società di gestione degli aeroporti calabresi». Non meno importante, per Latella, «appare l’attività che interesserà l’area di Bolano ed un nuovo porto che libererà il centro di Villa San Giovanni dal traffico gommato».

Tutti aspetti sottolineati positivamente anche dal consigliere Rudi Lizzi che, per il suo intervento in aula, ha raccolto i favori della maggioranza e del consigliere Filippo Quartuccio: «La soddisfazione della minoranza è segno del grande lavoro portato avanti da questa amministrazione. L’augurio è che, anche nel prossimo anno, si possa continuare ad operare nella concordia e nella sinergia per ottenere grandi risultati».

Quindi, il consigliere Giuseppe Giordano, ragionando sul finanziamento dello studio di fattibilità dell’aerostazione reggina, ha parlato di «una tappa che possa fungere da viatico affinché la Città Metropolitana torni, da protagonista, nel dibattito con la Regione Calabria per riconquistare il posto che le spetta all’interno di Sacal, tornata ad essere una società a maggioranza pubblica». «Questo finanziamento – ha concluso Giordano – consente di potenziare lo scalo, di rinnovare l’aerostazione, di riattualizzare la questione strategica dei collegamenti verso il “Tito Minniti” con l’obiettivo di tornare ad essere il polo principale dei trasporti dell’aerea dello Stretto». (rrc)

 

 

 

 

 

 

REGALO DI NATALE: SACAL TORNA PUBBLICA
ORA SERVE FARE RETE CON GLI AEROPORTI

di SANTO STRATI – Regalo di Natale ai calabresi: la Sacal, società che ha in gestione i tre aeroporti regionali, torna pubblica, dopo il blitz che l’aveva fatta diventare un’azienda privata. Una buona notizia per i viaggiatori degli aeroporti calabresi, ma soprattutto un anelito di speranza per gli scali di Reggio e Crotone, fino a oggi trascuranti, dimenticati, destinati quasi inevitabilmente alla chiusura. 

Il Consiglio regionale, nell’ultima seduta dell’anno (la quarta, per l’esattezza dalle elezioni di settembre)  ha approvato la delibera che autorizza la Fincalabra, società in house della Regione, ad acquisire le quote che con estrema disinvoltura (da parte dei privati) e molta leggerezza e disattenzione (da parte pubblica) avevano trasformato la Sacal in una società a capitale privato. 

Un’operazione che lo stesso Presidente Occhiuto aveva “scoperto” allarmando l’Enac (l’ente erogatore delle concessioni degli aeroporti) portando la stessa a ventilare la pressoché certa revoca della licenza alla società lametina. 

Il ritorno al pubblico può significare molto, ma anche risolversi in una gattopardesca ammuina: cambiare tutto perché nulla cambi. Il problema principale da affrontare per Roberto Occhiuto riguarda, difatti, la necessità di avviare una vera e propria rivoluzione nella policy aziendale della Sacal con una governance che abbia un unico, irrinunciabile obiettivo: fare rete fra i tre aeroporti calabresi. Valorizzando ogni scalo, con una mutualità di intenti, per favorire crescita e sviluppo della mobilità aerea, a tutto favore dei cittadini calabresi che, con esclusione dello scalo lametino, hanno dovuto, in gran parte rinunciare a servirsi degli aeroporti di S. Anna (a Crotone) e dello Stretto (a Reggio).

Quest’ultimo è quello messo peggio e la cosa più incredibile e che, a distanza di tre anni dallo stanziamento “inaspettato” di 25 milioni dalla finanziaria 2019 (grazie a un accorto e abilissimo colpo di mano dell’on. reggino Francesco Cannizzaro), e l’aggiunta di altri tre milioni di fondi dalla coesione territoriale, ancora non sia stato piantato un chiodo per la ristrutturazione dello scalo. 

Ristrutturazione, peraltro, contestatissima – nonostante i grandi annunci e le slide illustrative presentate con grande enfasi nell’agosto 2019 – e criticata anche dal viceministro alla Mobilità e alle Infrastrutture Alessandro Morelli, oltre che dal Comitato per l’Aeroporto e privati imprenditori. Si tratta, a parere di chi se ne intende, di interventi inutili e di scarso rilievo, visto l’entità del finanziamento. Con la stessa somma – secondo un progetto presentato da una società privata che fa riferimento all’imprenditore reggino Pino Falduto (già assessore della primavera reggina con Italo Falcomatà) si può realizzare un aeroporto completamente nuovo, innovativo e funzionale, che faccia uso dello scalo ferroviario mai utilizzato e metta l’aerostazione al centro degli interessi del quadrante sud della città dello Stretto. E, non dimentichiamolo, riapra la funzionale attività con soluzioni di mobilità che vadano incontro alle esigenze di volo dei dirimpettai messinesi, ai quali farebbe comodo rinunciare a partire da Catania Fontanarossa e utilizzare lo scalo reggino.

È di qualche giorno fa l’imbarazzante episodio di un cane a zonzo lungo la pista dello scalo di Reggio che ha impedito il regolare atterraggio del volo da Milano. Se non fosse drammatica la situazione, si potrebbe anche indulgere al sorriso, ma la verità è che non con una rete da pollaio che si risolvono i problemi dell’Aeroporto dello Stretto, occorre finalizzare gli interventi perché lo scalo riprenda la sua piena operatività, con orari ragionevoli e prezzi ugualmente non criminali (perché il volo da Lamezia costa un terzo di quello da Reggio?) e, soprattutto mettere mano alla cosiddetta continuità territoriale che permetterebbe ai reggini (e probabilmente anche ai messinesi) di godere di tariffe agevolate, visto il disagio della regione rispetto al resto d’Italia. La continuità territoriale è applicata, con buon successo, in Sardegna e in Sicilia, con tariffazione per i residenti che agevola la mobilità e attenua le difficoltà di spostamento, ma – incredibilmente – nessuno provvede a mettere mano a un provvedimento che possa attuare questa facilitazione anche per la Calabria. 

Senza dimenticare che tuttora permangono limitazioni di volo sullo scalo reggino che non sarebbe difficile superare. Ne riparleremo.

Il Consiglio regionale ha votato l’acquisizione delle quote Sacal, ma non sono mancate aspre critiche da parte dei consiglieri della Lista De Magistris. Lo Schiavo è stato perentorio nel motivare il suo no: «Oggi, votando sull’autorizzazione a Fincalabra per l’acquisto delle quote private di Sacal, occorre porsi alcune domande preliminari: perché Sacal si trova in questa situazione? Qual è la via d’uscita considerato lo stato fortemente debitorio della società?»

Secondo Lo Schiavo «Fincalabra, da statuto, ha finalità diverse rispetto alla gestione di interessi strategici per la Regione ed ha, su di sé, la spada di Damocle del divieto di aiuti di Stato a soggetti di diritto privato. Si tratta, a mio avviso, di perplessità che non possono essere colmate dalla richiesta che oggi mira all’acquisizione delle quote private. Ma anche le quote pubbliche andrebbero razionalizzate meglio. La riorganizzazione del capitale deve viaggiare su un duplice orientamento, acquisto delle quote dei privati e regolamentazione della parte pubblica. I vari soci pubblici, presenti all’assemblea che ha sancito l’acquisizione della maggioranza del capitale sociale da parte del privato, non potevano non sapere che si stava aumentando a dismisura, addirittura dal 29 al 51 per cento, la quota del socio privato. Gli enti pubblici erano dunque presenti e consapevoli di quello a cui andavano incontro. Non basta quindi oggi dire “rimediamo agli errori riacquistando le quote private”, bisogna capire se Fincalabra è lo strumento giusto per farlo, sapere come si affronta il problema di un enorme debito accumulato, prevedere come si risolve il problema della governance, come si gestiscono i rapporti con tutti gli altri soci pubblici. Il mio voto è contrario – ha concluso Lo Schiavo – non tanto per l’intenzione di correggere una scelta politica sbagliata, quanto per i dubbi su come questo si realizzerà concretamente e su come si renderà la società sostenibile sul mercato».

Un interrogativo legittimo, ma il passo del ritorno al pubblico merita attenzione e non scoraggia l’ottimismo. Staremo a vedere le prossime mosse della “nuova” Sacal. (s)

L’OPINIONE/ Pasquale Amato: Liberare Reggio dalla gestione “distratta” della Sacal

di PASQUALE AMATO – Corre voce che il Presidente Roberto Occhiuto si stia adoperando per l’acquisto da parte di Fincalabra, finanziaria della Regione, delle quote del privato. Ciò significherebbe che la Sacal tornerebbe a maggioranza pubblica, interrompendo la procedura di revoca della concessione avviata dall’Enac.

Ma permarrebbe il nodo fondamentale della politica svolta sinora dalla Sacal nei confronti degli altri due Aeroporti. Nonostante fosse a maggioranza pubblica, la Sacal ha continuato ad agire come se fosse ancora il gestore di Lamezia, destinando tutte le attenzioni e risorse a quel solo Aeroporto e sotterrando giorno dopo giorno Reggio e Crotone.
È arrivata, addirittura, a togliere a Reggio voli che da anni erano punti fermi come i voli quotidiani mattina-sera con Roma e Milano; non ha fatto arrivare altre compagnie e rotte; ha esternalizzato servizi licenziando chi lavorava nello scalo reggino; ha svuotato e reso un deserto l’Aerostazione; ha favorito e finanziato tariffe agevolate su Lamezia e ha consentito su Reggio tariffe da voli internazionali per voli nazionali; ha agevolato orari assurdi per dare il colpo di grazia all’Aeroporto reggino.
Ha, insomma, portato avanti una strategia demolitrice col chiaro risultato di spingere l’utenza messinese ad andare verso Catania e una parte dell’utenza di Reggio Metropolitana a orientarsi verso Lamezia.
Il Presidente Occhiuto dovrà, quindi, affrontare e sciogliere questo nodo realizzando ciò che egli stesso ha dichiarato: l’accordo con la Regione Sicilia con il coinvolgimento delle due Città Metropolitane e le energie private dello Stretto per liberare Reggio dalla morsa mortifera della Sacal.
È il cammino che dal 2016 il Movimento per l’Aeroporto dello Stretto, Strategico e Internazionale, ha indicato accompagnandolo con un progetto dettagliato e di ampio respiro (redatto da un gruppo di esperti coordinato dal prof. Domenico Gattuso) offerto gratuitamente (con i tempi che corrono vero punto debole che abbiamo noi stessi riconosciuto): una nuova società pubblica a partecipazione privata che gestisca l’Aeroporto dello Stretto e gli faccia recuperare il suo ruolo fondamentale di nodo aeroportuale della vasta area interregionale tra Scilla e Cariddi.
Se, viceversa, l’intervento sarà solo quello di ripristinare il controllo pubblico azionario della società, si sarà risolto il problema tutto interno del rapporto tra le due parti, ma resterà aperto il groviglio di una gestione Sacal che continuerà l’opera di killeraggio contro gli altri scali. E Reggio e Crotone continueranno a sprofondare sino alla chiusura.
Il Presidente Occhiuto pare intenzionato a cambiare strada. L’augurio sincero è di proseguire nella direzione di una visione che tenga conto della pluralità di un territorio complesso, rispettandone le peculiarità. E l’area dello Stretto è una peculiarità che è figlia della geografia e di una storia plurimillenaria che non si può cancellare. La Sardegna ha meno abitanti della Calabria. Eppure ha tre Aeroporti con voli nazionali e internazionali, trattati alla pari. (rrc)
In copertina, Amato e Gattuso

Pasquale Amato: l’Aeroporto di Reggio deve sganciarsi dalla gestione della Sacal

Lo storico reggino Pasquale Amato, autorevole voce del Movimento per l’Aeroporto dello Stretto Strategico e Internazionale, alla luce degli ultimi eventi che riguardano la società di gestione dei tre aeroporti calabresi, insiste sulla necessità di staccare Reggio dalla Sacal.

Pasquale Amato
Il prof. Pasquale Amato

«È ormai palese – ha dichiarato il prof. Amato – la strada involutiva imboccata dal “caso Sacal”. Anche le recenti interrogazioni parlamentari al Governo per chiedere un intervento normalizzatore hanno come capifila gli stessi deputati che hanno sempre sostenuto il primato di Lamezia Airport sugli Aeroporti dello Stretto e di Crotone, considerati alla stregua di colonie. A costoro non interessa affatto l’insieme degli altri Aeroporti (come viceversa avviene in Sardegna, Sicilia e Puglia). A costoro interessa la competizione su chi deve “contare” e “decidere” nella Sacal a favore del solo Aeroporto di Lamezia. È in corso quindi una lotta di potere tra il privato lametino e i suoi partners pubblici di sempre. Una lotta tutta interna e non finalizzata al bene comune dell’intero sistema aeroportuale.

«E i deputati reggini? Ignorati ed emarginati, come l’Aeroporto dello Stretto che dovrebbero difendere a spada tratta, per tutelare gli interessi dei Cittadini elettori cui hanno chiesto il voto.

«E il Comune di Reggio e la Città Metropolitana? Muti e assenti o diciamo meglio distratti. Dopo la sentenza sul caso Miramare sono in corso trattative frenetiche tra i Partiti su Assessori Comunali e Delegati Metropolitani.

«Ma Brunetti e Versace sono comunque in carica entrambi. E tocca a loro  puntare i piedi e sostenere con risolutezza la richiesta che viene dai cittadini elettori: rilancino la “task force Aeroporto”, che non deve essere solo comunale ma metropolitana (era partita bene ma poi è stata fulmineamente zittita) e chiedano con vigore al Governo, al Presidente Occhiuto e all’Enac la liberazione dell’Aeroporto dello Stretto dalla gestione disastrosa della Sacal.

«Una richiesta che deve essere perentoria – ha concluso il prof. Amato –, senza piegarsi a compromessi al ribasso. È fondata su dati che nessuno può contestare sino a rendere superflua l’insistenza sulla richiesta della pubblicazione del Piano Industriale. Quel fantomatico piano non è stato mai reso pubblico perché era ed è campanilisticamente distruttivo, avulso da qualsiasi visione ampia e paritaria della mobilità e finalizzato ad una visione miope: potenziare sempre più Lamezia e nel contempo depredare e svuotare gli altri due scali sino alla loro chiusura.  Atteggiamento in evidente contraddizione con quello di Sardegna, Sicilia e Puglia, che hanno una visione d’insieme equilibrata e non in senso unilaterale del sistema aeroportuale regionale. Una visione in cui prevale il rispetto delle vocazioni dei differenti territori rappresentati dagli scali e la pari dignità tra essi». (rrc)

L’OPINIONE / Emilio Errigo: La Calabria merita porti e aeroporti sicuri

di EMILIO ERRIGO – La Calabria viene considerata un Porto Sicuro solo dai poveri migranti, i quali sempre più numerosi approdano stremati a rischio vita, sulle coste o nei Porti della Calabria, oppure da quanti cercando di eludere la normativa antimmigrazione in vigore, ricorrono alle ben collaudate tecniche tese a ottenere il visto turistico, religioso e necessario per l’iscrizioni a corsi universitari da monitorare attentamente, arrivano in Calabria via aerea.
I Porti e gli Aeroporti della Calabria, credo che siamo tutti oramai convinti e d’accordo, non me ne voglia la “perduta gente migrante”, meritino ben altro trattamento e considerazione pubblica interna e internazionale.
I Porti e gli Aeroporti della Calabria , devono essere considerati (sicuri) non solo per consentire il soccorso e salvataggio da morte sicura dei migranti in fuga dalle loro miserie e pericoli per la stessa vita, ma anche e in particolare, per garantire il sacrosanto diritto alla mobilità sostenibile da e per la Calabria.
Non sono rari i casi in cui si constatano ancora oggi a un mese dal 2022, porti e aeroporti, costruiti con enorme impiego di risorse pubbliche, lasciati incompleti, in stato di dimenticanza operativa nell’indifferenza quasi assoluta.
Mi è stato raccontato che in Calabria esistono Porti da dragare per approfondire adeguatamente i fondali (Porto Commerciale di Reggio Calabria) o bloccati dalla sabbia che limita o addirittura blocca (Porto di Saline Ioniche) l’accesso in porto e la sicura navigabilità. Quanto sarebbe bello vedere navi da crociera e mercantili con maggiore tonnellaggio e quindi bisognevoli di profondi sicuri fondali, ormeggiate in luminosa mostra nel Porto della Città Metropolitana della Fata Morgana, Reggio Calabria, a pochi centinaia di metri del chilometro più bello d’Italia, Lungomare unico al mondo, dal quale si possono ammirare le luci scintillanti delle coste della vicinissima bellissima e incantevole terra di Sicilia, intitolato all’indimenticabile sindaco e a me carissimo compianto prof. Italo Falcomatà.
Occorrerebbero solo banchine più idonee e attrezzate al fine turistico e ampie, un porto con la vicina rete ferrovia manutenzionata (adiacente la Stazione di Santa Caterina) ripulita dalle inguardabili erbacce e alberi cresciuti, libere da navi oramai veri e propri relitti, da inutili occupazioni demaniali portuali o con opere e manufatti giacenti in loco eventualmente sine titulo.
So bene che il bravo ing. Mario Mega, ha manifestato in più occasioni le Sue buoni e costruttive intenzioni in tal senso.
Importante che lo lascino lavorare e fare il bene pubblico.
Non voglio approfondire ed entrare a gamba tesa esprimendo il mio negativo pensiero su quello che fu uno degli Aeroporti Militari più importanti del Sud Italia, intitolato all’Ufficiale Pilota Militare dell’Aeronatica Italiana, Eroe di Guerra Reggino, Medaglia d’Oro al Valor Militare Tito Minniti, e tanto denigrato Aeroporto dello Stretto.
Per chi si volesse immergere nella nobile storia militare di questo importante Aeroporto, ritenuto a ragione strategico sotto ogni profilo civile, commerciale e militare, può navigare sul web alla ricerca di quella che fu una delle più centrate scelte strategiche di localizzare nel 1935 un Aeroporto militare in una vasta area agricola fertile di Reggio Calabria. Ora chi si dovesse trovare a transitare da quelle parti proveniendo dal centro città, noterebbe le vecchie e abbandonate e forse anche pericolanti ex Caserme, gli alloggi dei giovani Avieri, i quali allietavano le serate della bella vita di Calabria. Ricordo che mia madre che abitava da ragazza da quelle parti, mi diceva che nel mentre passeggiava con le sue amiche erano in molti i giovani aviatori militari che le facevano. garbati ed educati complimenti.
Allora mi veniva da ridere molto e ora mi viene solo da piangere nel vedere quanta solitudine e tristezza, regna in quei luoghi, dove a due passi dalla piccola e pure brutta Aerostazione per contorno e profumo allora di bergamotto ora di…. , è stato costruito un grande depuratore e trattamento delle acque reflue al centro dell’abitato di Ravagnese e dintorni. (ee)

(Emilio Errigo è nato a Reggio Calabria, docente universitario di diritto internazionale e del Mare, Generale in ausiliaria della Guardia di Finanza)

Sacal: il Consiglio comunale di Reggio chiede chiarezza sulla privatizzazione

Prime reazioni, abbastanza vivaci per il caso della privatizzazione della Sacal, la società di gestione degli aeroporti calabresi. Il consiglio comunale di Reggio, riunitosi oggi pomeriggio, ha discusso una mozione, presentata all’aula dal consigliere Carmelo Versace, che impegna il sindaco, Giuseppe Falcomatà, e la giunta «ad attivarsi, nelle sedi opportune, per la verifica della corrispondenza del piano industriale della Sacal, la società di gestione degli aeroporti calabresi, a quelli che erano stati i vincoli previsti da Enac all’atto della concessione e, in ipotesi diverse, qualora emergesse l’incongruità del piano industriale approvato, addivenire alla revoca della concessione e mettere in campo tutte le ulteriori e necessarie azioni al fine di garantire l’operatività dei tre scali calabresi».

Nelle ultime ore – è spiegato nel documento – «i calabresi sono venuti a conoscenza di una gravissima situazione che riguarda Sacal. Notizie di stampa, infatti, riprendendo le dichiarazioni del neogovernatore Roberto Occhiuto, hanno descritto una circostanza gravissima che, se confermata, sarebbe un atto da stigmatizzare con forza, un affronto all’intera Calabria e alla comunità reggina”. Nello specifico, ciò che viene riferito, “richiama a possibili violazioni e irregolarità nell’ambito delle operazioni per l’aumento di capitale dalla Società di gestione degli aeroporti nel luglio 2021».

«Dalle verifiche eseguite – continua la mozione illustrata da Versace – abbiamo rilevato, dal Registro Pubblico, come la parte dei soci privati abbia superato la soglia del 50% delle azioni e che pertanto detengano un pacchetto azionario di controllo nell’ambito dell’assemblea dei soci.
Circostanza che, da quello che si desume dalle informazioni ad oggi disponibili, è in violazione della vigente concessione fra la Sacal e l’Enac”. Da quanto appreso, sembrerebbe che l’Enac “abbia già contestato tale situazione alla Sacal, giungendo addirittura a denunciare alcune condotte poste in essere dalla governance della società di gestione degli aeroporti calabresi presso la Procura della Repubblica, nonché a ventilare la revoca della concessione vigente con conseguente commissariamento degli Aeroporti calabresi.

«Al riguardo – si legge ancora – è notizia delle ultime ore che l’Enac ha preannunciato a Sacal l’avvio della revoca della concessione per l’aeroporto di Lamezia e una richiesta di maggiori approfondimenti per gli Aeroporti di Reggio Calabria e Crotone, in ragione della diversa procedura di affidamento, nonché la presentazione di un esposto alla Procura della Repubblica con relative segnalazioni ad Anac e Antitrust. Circostanze, queste ultime, che rilevano una situazione gravissima, una pesantissima battuta d’arresto per l’intero sistema aeroportuale calabrese, per la quale risulta quantomai urgente attivare tutte le iniziative necessarie a verificare eventuali responsabilità, sia in termini politici che giudiziari, di ciò che è avvenuto”.

«Appare chiaro – secondo il testo illustrato in aula – come la Città Metropolitana di Reggio Calabria, che da tempo ha manifestato un interesse istituzionale, comunicato anche ufficialmente ed in più occasioni, sull’andamento della Società di gestione degli aeroporti calabresi, al punto da proporre anche formalmente una propria partecipazione nella compagine societaria, prenda atto delle informazioni a mezzo stampa, nonché delle dichiarazioni del Presidente Occhiuto, con particolare apprensione e interesse. E’ utile rilevare, infatti, che l’ipotetico aumento di capitale che ha determinato l’acquisizione di quote da parte di società private, fino a ribaltare in favore di queste ultime l’equilibrio vigente nella compagine societaria, avrà inevitabilmente effetti sulla governance del sistema aeroportuale calabrese del quale anche l’Aeroporto Tito Minniti fa parte”.
“L’aeroporto dello Stretto – spiega la mozione – costituisce ad oggi la principale infrastruttura trasportistica del territorio della Città Metropolitana di Reggio Calabria, principale porta di accesso all’area dello Stretto, nonchè strumento imprescindibile per i collegamenti veloci tra Reggio Calabria e il resto d’Italia e d’Europa. L’aeroporto risulta, infatti, un’infrastruttura strategica per il territorio comunale di Reggio Calabria, nonchè per l’intera area metropolitana e per l’area dello Stretto, non solo in termini turistici, ma anche per ciò che riguarda gli scambi commerciali, le attività professionali di molti cittadini che operano direttamente o intrattengono relazioni fuori dal contesto territoriale, la possibilità di rientro per molti studenti e lavoratori fuori sede nonchè la principale via di trasporto per gli spostamenti motivati da ragioni sanitarie”.

«Sarebbe quindi del tutto incomprensibile – prosegue – la scelta della governance di Sacal di lasciare la guida della società di gestione a società private, che inevitabilmente finirebbero per far prevalere meri calcoli economici all’interesse pubblico nonchè alle attività in grado di generare sviluppo e crescita socioeconomica per il territorio. A tale riguardo, si ritiene urgente e imprescindibile attivare una interlocuzione istituzionale con il Presidente Occhiuto al fine di rappresentare l’intenzione di collaborare con la Regione Calabria con l’obiettivo di verificare il reale stato dell’arte all’interno della società di gestione, individuare eventuali condotte illecite poste in essere nell’interesse di privati nell’ambito della gestione di un servizio pubblico, così da ripristinare legalità ed efficienza di servizio”.
«Inoltre – conclude la mozione – si intende qui richiamare l’interesse già espresso e manifestato formalmente e pubblicamente dalla Città Metropolitana di Reggio Calabria e dal sindaco Giuseppe Falcomatà, ribadendo la propria disponibilità nel sostenere l’attività della Regione Calabria e degli altri Enti Pubblici coinvolti, anche mediante l’ingresso della stessa Città Metropolitana nel capitale della Sacal”.

La mozione Versace risponde, di fatto, alle necessità emerse dall’intervento del sindaco Giuseppe Falcomatà che, nelle fasi preliminari dei lavori, ha aperto una riflessione proprio sulle recenti dichiarazioni del governatore Roberto Occhiuto ed ha ripercorso i tentativi della Città Metropolitana di entrare in Sacal e salvare l’aeroporto dello Stretto: “Non sono state sufficienti tutte le richieste di interlocuzione e volontà di portare avanti un percorso istituzionale nel reciproco rispetto delle cariche che ognuno di noi ha, del territorio e dei cittadini che rappresentiamo. Siamo stati presi in giro. Non è stato sufficiente istituire task force, incontrare più volte il presidente Cosimo Giulio De Metrio, chiedere l’approvazione del piano industriale senza avere accesso a quei documenti. Abbiamo assistito a conferenze stampa, definite da altri, tecnico-politiche che avevano poco di tecnico, nulla di istituzionale e tanto di politico”.

«Il neo presidente Occhiuto ci dice, oggi, che vuole vederci chiaro – ha detto il sindaco aggiungendo: «Siamo noi per primi a volere andare in fondo a questa situazione che, se fosse confermata, avrebbe delle evidenti e chiare responsabilità politiche».

«Dobbiamo verificare – ha affermato Falcomatà – se ci sono state anche responsabilità giudiziarie perché non è banalmente il problema di una società che diventa a capitale di maggioranza privato rispetto al pubblico; Sacal non è una società qualsiasi, ma la società del trasporto aereo regionale che dovrebbe connettere la Calabria con altri paesi. Per questo è fondamentale comprendere se si siano svendute ai privati le aspettative di cittadini che hanno il diritto di muoversi e non possono farlo. Se, come leggiamo sui giornali, si andrà incontro ad un terremoto all’interno di Sacal, questo andrà a cascata su tutto: sono a rischio i finanziamenti previsti e finanche quelli del Pnrr. Tutto sulla pelle di una comunità. Questo è quello su cui ci dobbiamo interrogare e pretendere che venga chiarito. Dobbiamo interloquire con il neopresidente Occhiuto per capire bene, in un tavolo di confronto, cosa sta succedendo e capire perché si è arrivato a questo e quali sono le responsabilità politiche».

«Se accertate responsabilità – ha concluso il sindaco – bisogna avere la forza di chiedere la revoca della concessione a Sacal da parte di Enac e fare un esposto alla Procura, ad Anac ed all’Antitrust per verificare se siano state violate delle norme del nostro ordinamento e sulla concorrenza. Bisogna arrivare a conoscere quali sono stati i motivi ed i soggetti e cosa abbia portato, per anni, a giocare sulla pelle dei cittadini». (rrc)

PRIVATIZZAZIONE ‘SURRETTIZIA’ DI SACAL
GRANA NELLA SOCIETÀ DEGLI AEROPORTI

di SANTO STRATI – È un pasticciaccio brutto, questo della Sacal, una grana peraltro vanamente annunciata dai sindacati: una privatizzazione “surrettizia” rischia di causare la revoca della concessione della società di gestione dei tre aeroporti calabresi, con la nomina di un commissario e l’azzeramento totale dei programmi in essere.

Il caso l’ha rilanciato via social con un video il presidente Roberto Occhiuto al quale erano pervenute le fin troppo inascoltate lagnanze del sindacato. Nino Costantino segretario generale della Filt-Calabria, lo scorso 28 ottobre aveva ribadito la preoccupazione di un disegno, poco trasparente, di privatizzazione della Sacal. Privatizzazione che, allo scadere del 4 novembre data ultima per esercitare opzioni per le azioni inoptate dopo l’aumento di capitale, si è praticamente realizzata. Nonostante il carattere “pubblico” della stessa società che avrebbe richiesto diverse procedure con il coinvolgimento delle istituzioni coinvolte. Tant’è che, a quanto sembra, l’Enac avrebbe intenzione di avviare il procedimento per la revoca della concessione che non riguarda soltanto l’Aeroporto internazionale di Lamezia, ma anche gli scali di Crotone e Reggio. Due scali praticamente “dimenticati” e del tutto trascurati persino dal misterioso piano industriale della Sacal, negato anche alla specifica richiesta dei sindacati: «Accontentatevi di quello che vi diciamo» aveva risposto a Nino Costantino il presidente Sacal Giulio De Metrio, rifiutandosi di consegnare qualsiasi documento scritto o digitale. Un atteggiamento che la dice lunga sulla difficile gestione delle relazioni sindacali del vertice della società di gestione.

Il presidente Occhiuto, per conto suo, si è mostrato molto contrariato per tutta la vicenda, sottolineando che la Sacal controllata da privati è fuori legge: «Gli aeroporti sono troppo importanti per far fuori Regione». E ha spiegato in un video sui sociale il motivo della sua presa di posizione: «Tra le tante questioni delle quali mi sto occupando in questi giorni, ce n’è una particolarmente importante per i calabresi e per il futuro della Calabria: gli aeroporti della Regione.

«Sono gestiti da una società, Sacal, che aveva un capitale pubblico e privato, e la maggioranza era pubblica, così come indica la legge.

«Nelle scorse settimane – ha detto Occhiuto –, prima che io diventassi presidente, il privato ha messo in atto strane procedure per trasformare l’assetto proprietario ed avere così la maggioranza delle quote: la Regione oggi ha solo il 7%.

«Vedremo di chi saranno le responsabilità, sono convinto che le autorità di vigilanza si occuperanno – come è giusto – di questa vicenda, perché ciò che è stato fatto, secondo me, è contro la legge. 

«E gli aeroporti calabresi sono troppo importanti perché i soggetti pubblici non abbiano la possibilità di indicare quella che deve essere la missione e lo sviluppo di queste infrastrutture.

«I soggetti pubblici sono quelli che fanno ottenere, attraverso le loro partnership, le risorse alle società di gestione, e le società di gestione non possono comportarsi come se il pubblico fosse solo un datore di risorse. Il mio governo regionale vorrà andare a fondo di questa questione. Sono certo che lo faranno anche le autorità di controllo. 

«Gli aeroporti sono troppo importanti, e quello che succede nella loro gestione non può passare sopra la testa dei calabresi».

Merita particolare attenzione il termine che il Presidente Occhiuto ha usato “datore di risorse” per definire il pubblico com’è spesso inteso dal privato. Con le abituali conseguenze che se ci sono utili se ne avvantaggia il privato, se ci sono perdite le deve ripianare lo Stato (vedi Alitalia).

Col nuovo assetto societario, di fatto la famiglia Caruso di Lamezia detiene la maggioranza delle quote della società che gestisce (male) i tre scali calabresi e questo, lo dice Occhiuto, lo ribadiscono i sindacati, lo evidenzia l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (Enac) non è ammissibile. Eppure è successo.

Come è successo, tanto per restare in tema, che ci sono atteggiamenti e strategie da parte della Sacal nei confronti dei due “scali minori” di Crotone e Reggio che non trovano alcuna giustificazione. Cominciamo col dire che non si rilancia un aeroporto con orari impossibili per i passeggeri e tariffe transoceaniche (offrendo, in contropartita prezzi da low cost per i voli da e per Lamezia). Non si rilancia un aeroporto come quello di Crotone facendolo funzionare in modo irregolare e parziale. Tutte “manovre” – secondo il comune sentire – per favorire lo scalo lametino. Non è difficile immaginare l’obiettivo finale della Sacal a proposito degli scali di Reggio e Crotone: declassati a semplici punti di raccolta dei passeggeri destinati (a mezzo pullman) a Lamezia. Una bizzarria che farebbe risparmiare i costi di gestione degli scali e far emergere la necessità di non avere più personale dipendente nei due aeroporti.

Diciamo la verità: per lo scalo reggino ci sono precise responsabilità politiche che hanno permesso e favorito la crescita di Lamezia (che si presenta ancora oggi con un’aerostazione da terzo mondo dopo aver perso un grosso finanziamento europeo per assenza di progetti) e il progressivo abbandono dell’Aeroporto dello Stretto. 

Come fa Reggio Città metropolitana, con passeggeri che potrebbero venire dalla dirimpettaia Messina (altra metrocity) a non avere un aeroporto perfettamente funzionante e in grado di crescere e sviluppare intensi volumi di traffico aereo? Come si fa a pianificare e progettare iniziative di turismo in tutta l’area metropolitana dello Stretto quando gli orari dei voli sono fatti apposta per scoraggiare anche le cosiddette vacanze-week end nelle città d’arte? Reggio, con il suo Museo, i meravigliosi Bronzi, il suo splendido clima e le tante attrattive culturali, archeologiche e paesaggistiche potrebbe essere una meta costante per i week end di milanesi, torinesi e via discorrendo, che con un’adeguata offerta potrebbero essere incentivati a passare il fine settimana in riva allo Stretto. Ma per far questo ci vogliono i voli, ci vuole cervello e volontà politica di realizzare idee e progetti. Per non parlare poi dei famosi 25 milioni “pescati” abilmente dall’on. Cannizzzaro nella finanziaria 2019 a favore dello scalo reggino. Annunciati in pompa magna i progetti , dopo due anni e mezzo quasi, attendono ancora di essere messi a bando e appaltati. Progetti inutili per lavori inutili: con la stessa cifra si rifà l’aerostazione. (s)

Il sindaco Falcomatà chiede al presidente Occhiuto di concentrarsi sul rilancio dell’aeroporto

Il sindaco di Reggio, Giuseppe Falcomatà, ha auspicato e chiesto che il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, si occupi del rilancio dell’aeroporto dello Stretto e del trasferimento delle deleghe dalla Regione alla Città Metropolitana di Reggio Calabria, «oltre che una rinnovata attenzione per il nostro territorio e per la nostra Città, la più importante e popolosa della Calabria».

«Spero – ha scritto il primo cittadino su Facebook, facendo gli auguri al neo presidente e ai consiglieri regionali neo eletti – che i progetti ed i tanti buoni propositi dichiarati in queste settimane siano adesso trasformati in provvedimenti concreti, a partire da obiettivi strategici come il rilancio dell’aeroporto, la riforma del sistema sanitario ed il trasferimento delle deleghe alla Città Metropolitana, oltre che una rinnovata attenzione per il nostro territorio e per la nostra Città, la più importante e popolosa della Calabria».

«Un pensiero ed un augurio particolare – ha aggiunto – va anche ai nuovi colleghi sindaci eletti, che avranno il compito di rappresentare, in prima linea, le istanze dei loro concittadini, in una fase delicatissima come quella che attraverseremo con la ripartenza dopo la crisi Covid».

«Il rammarico più grande – ha proseguito – è, certamente, la scarsissima partecipazione registrata alle urne, che è il segno di una disaffezione diffusa da parte della comunità nei confronti di una certa politica, oltre che di una grande preoccupazione sociale e di una scarsa fiducia per il futuro».
«Il nostro compito, da istituzioni responsabili – ha detto ancora – è quello di ricucire questo strappo, rappresentando all’interno dei palazzi le istanze delle persone. Sempre più spesso infatti assistiamo ad una politica distratta dai problemi reali e concreti delle comunità, impegnata più che altro a conservare se stessa. Queste elezioni, purtroppo, non hanno prodotto il risultato di riavvicinare le persone alla gestione della cosa pubblica».
«Su questo – ha concluso – credo vada aperta una profonda riflessione, che investe tutte le forze politiche che ora hanno il dovere di interrogarsi sul chiaro segnale mandato dal “partito dell’astensionismo”, purtroppo ancora una volta il primo partito della nostra Regione». (rrc)

IL PNRR E LE SEI MISSION PER LA CALABRIA
LE INFRASTRUTTURE, IL PRIMO OBIETTIVO

di NINO LIOTTA – Le infrastrutture, tradizionale volano di crescita in virtù degli investimenti che sono in grado di generare, sono destinate a ricoprire un ruolo centrale nella strategia di ripresa delineata in risposta alla pandemia. Non è quindi casuale che rappresentino una delle sei “missioni” individuate dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). I 25,4 miliardi messi a disposizione dall’Europa, informa il sito Italia Domani, puntano a creare entro cinque anni strade, ferrovie, porti e aeroporti più moderni e sostenibili in tutto il paese.
Per la Calabria, lo sforzo si dovrebbe tradurre in sostanza nell’avvio dei primi lotti della linea ferroviaria ad alta velocità Salerno-Reggio Calabria, i cui cantieri dovrebbero concludersi nel 2030 con un costo complessivo stimato in 9,4 miliardi. A regime l’opera dovrebbe consentire tempi di viaggio inferiori di 80 minuti rispetto agli attuali, oltre a migliorare sensibilmente l’integrazione con i collegamenti ferroviari e stradali regionali e con il porto di Gioia Tauro. Un programma dal forte impatto, che potrà contare anche sulle ulteriori risorse nazionali del fondo complementare (previsto per le infrastrutture da completare dopo il 2026, data limite del PNRR) e su quelle europee dei vari fondi strutturali e di coesione territoriale.

Personalmente, nutro la forte speranza che sia finalmente la volta buona per vedere progetti sulla carta trasformarsi in realtà, secondo un disegno complessivo dalle risorse certe e dai tempi ragionevolmente definiti. Ne ha un bisogno vitale la nostra Calabria, che come le altre regioni del Mezzogiorno e persino del Centro Italia, accusa divari territoriali ormai storici. Lo ha ribadito un recente studio della Banca d’Italia, mettendo in luce come i minori investimenti pubblici per un punto e mezzo di PIL negli ultimi 10 anni abbiano finito per penalizzare le aree del paese più arretrate, con un impatto inevitabile anche sulla vitalità delle attività economiche, che devono fare affidamento su reti di trasporto efficienti. Chiudere i divide territoriali rappresenta, oggi più che mai, una priorità assoluta. È una consapevolezza presente anche nel decreto-legge licenziato nei giorni scorsi, che rende disponibile un fondo di perequazione da 4,6 miliardi per correggere gli squilibri. Una decisione che va accolta positivamente, non vi è dubbio, anche se occorrerà comprendere se ed in quale misura la mole di investimenti destinati al Sud nei prossimi anni riuscirà a fare recuperare il gap accumulato in decenni nei confronti delle aree più avanzate del paese.
Ad ogni modo, è essenziale che la Calabria si prepari a fare la propria parte. È importante fare sentire la propria voce ai tavoli istituzionali, mettendo in campo al tempo stesso la determinazione necessaria ad affrontare alcune criticità nei trasporti che a mio avviso non si possono ulteriormente trascinare.

Mi riferisco, in particolare, alla gravissima situazione in cui versa l’aeroporto di Reggio Calabria: basta visitarne il sito internet per misurarne la perifericità, con un piano da appena tre voli che si ridurrà ulteriormente con la cessazione delle attività di Alitalia.
Il rischio concreto, purtroppo già sotto i nostri occhi, è la completa desertificazione dell’aeroporto: un epilogo francamente inaccettabile! Da reggino, impegnato politicamente, intendo non soltanto farmi portavoce di un territorio umiliato, ma combattere una battaglia per dare a Reggio uno scalo degno di tale nome. Servono investimenti cospicui e definiti da piani di sviluppo, assenti da decenni ancorché promessi e financo calendarizzati, per renderlo più moderno, attrattivo, collegato, integrato nelle rotte internazionali. Non si tratta di creare un dualismo con Lamezia, che non avrebbe ragione di esistere, quanto di ragionare in termini di marketing territoriale e delle politiche necessarie per aumentare il tasso di attrattività, a cominciare dalle compagnie aeree che dovrebbero insediarsi al Minniti, come è già successo per numerosi altri scali italiani, anche del Sud.

Vi è forse traccia di tutto questo nel piano industriale della SACAL, la società che gestisce gli scali calabresi? Sarebbe interessante saperlo, ma si tratta di una vera e propria missione impossibile, perché il piano non è pubblico! Una scelta incomprensibile, che suona come uno schiaffo per tutti i calabresi che amano la trasparenza e vorrebbero conoscere i contenuti di quel piano per poterli discutere liberamente. In attesa di un ripensamento quanto mai dovuto ed opportuno da parte di SACAL, è bene mettere in chiaro che qualsiasi eventuale disegno politico di ridimensionamento del Minniti, giustificato da una supposta limitazione operativa, sarebbe da respingere con la massima fermezza.

Altro discorso merita la Statale 106, asse di collegamento in perenne ammodernamento che penalizza pesantemente in particolar modo la provincia reggina, a causa di una complessiva inadeguatezza dell’arteria stradale rispetto agli standard di sicurezza ed ai flussi di traffico. Proprio queste criticità sono al centro degli interventi affidati al commissario straordinario Simonini, che implementerà un piano da oltre 3 miliardi di risorse complessive. Vedremo quando, finalmente, la Jonica smetterà di essere un problema.
Infine, e con adeguati e precisi parametri di valutazione, forte attenzione dovrà essere posta al ponte sullo Stretto. Lo si potrebbe definire un grande classico italiano degli ultimi 50 anni, assimilabile ad un fiume carsico che emerge in superficie, prima di tornare nuovamente a scorrere sottoterra, a seconda dei governi e delle stagioni politiche. Tornato in auge nell’ambito delle valutazioni che si accompagnano ai progetti di alta velocità dei treni in Calabria e Sicilia, per il ponte pare tutt’altro che imminente il tempo delle decisioni. Sarebbe invece opportuno cogliere l’opportunità della campagna elettorale in corso per riprendere il dibattito su un tema di tale complessità, favorendo un confronto nel merito tra sostenitori e critici che non si riduca ad uno scontro pregiudiziale, all’insegna del “ponte sì-ponte no”. Su una premessa così solida, si potrebbe persino immaginare in futuro una consultazione dei cittadini, per conoscerne il pensiero e sondarne gli umori. (nl)

[Nino Liotta è animatore del progetto politico “Elemento Meridione”]