PRIVATIZZAZIONE ‘SURRETTIZIA’ DI SACAL
GRANA NELLA SOCIETÀ DEGLI AEROPORTI

di SANTO STRATI – È un pasticciaccio brutto, questo della Sacal, una grana peraltro vanamente annunciata dai sindacati: una privatizzazione “surrettizia” rischia di causare la revoca della concessione della società di gestione dei tre aeroporti calabresi, con la nomina di un commissario e l’azzeramento totale dei programmi in essere.

Il caso l’ha rilanciato via social con un video il presidente Roberto Occhiuto al quale erano pervenute le fin troppo inascoltate lagnanze del sindacato. Nino Costantino segretario generale della Filt-Calabria, lo scorso 28 ottobre aveva ribadito la preoccupazione di un disegno, poco trasparente, di privatizzazione della Sacal. Privatizzazione che, allo scadere del 4 novembre data ultima per esercitare opzioni per le azioni inoptate dopo l’aumento di capitale, si è praticamente realizzata. Nonostante il carattere “pubblico” della stessa società che avrebbe richiesto diverse procedure con il coinvolgimento delle istituzioni coinvolte. Tant’è che, a quanto sembra, l’Enac avrebbe intenzione di avviare il procedimento per la revoca della concessione che non riguarda soltanto l’Aeroporto internazionale di Lamezia, ma anche gli scali di Crotone e Reggio. Due scali praticamente “dimenticati” e del tutto trascurati persino dal misterioso piano industriale della Sacal, negato anche alla specifica richiesta dei sindacati: «Accontentatevi di quello che vi diciamo» aveva risposto a Nino Costantino il presidente Sacal Giulio De Metrio, rifiutandosi di consegnare qualsiasi documento scritto o digitale. Un atteggiamento che la dice lunga sulla difficile gestione delle relazioni sindacali del vertice della società di gestione.

Il presidente Occhiuto, per conto suo, si è mostrato molto contrariato per tutta la vicenda, sottolineando che la Sacal controllata da privati è fuori legge: «Gli aeroporti sono troppo importanti per far fuori Regione». E ha spiegato in un video sui sociale il motivo della sua presa di posizione: «Tra le tante questioni delle quali mi sto occupando in questi giorni, ce n’è una particolarmente importante per i calabresi e per il futuro della Calabria: gli aeroporti della Regione.

«Sono gestiti da una società, Sacal, che aveva un capitale pubblico e privato, e la maggioranza era pubblica, così come indica la legge.

«Nelle scorse settimane – ha detto Occhiuto –, prima che io diventassi presidente, il privato ha messo in atto strane procedure per trasformare l’assetto proprietario ed avere così la maggioranza delle quote: la Regione oggi ha solo il 7%.

«Vedremo di chi saranno le responsabilità, sono convinto che le autorità di vigilanza si occuperanno – come è giusto – di questa vicenda, perché ciò che è stato fatto, secondo me, è contro la legge. 

«E gli aeroporti calabresi sono troppo importanti perché i soggetti pubblici non abbiano la possibilità di indicare quella che deve essere la missione e lo sviluppo di queste infrastrutture.

«I soggetti pubblici sono quelli che fanno ottenere, attraverso le loro partnership, le risorse alle società di gestione, e le società di gestione non possono comportarsi come se il pubblico fosse solo un datore di risorse. Il mio governo regionale vorrà andare a fondo di questa questione. Sono certo che lo faranno anche le autorità di controllo. 

«Gli aeroporti sono troppo importanti, e quello che succede nella loro gestione non può passare sopra la testa dei calabresi».

Merita particolare attenzione il termine che il Presidente Occhiuto ha usato “datore di risorse” per definire il pubblico com’è spesso inteso dal privato. Con le abituali conseguenze che se ci sono utili se ne avvantaggia il privato, se ci sono perdite le deve ripianare lo Stato (vedi Alitalia).

Col nuovo assetto societario, di fatto la famiglia Caruso di Lamezia detiene la maggioranza delle quote della società che gestisce (male) i tre scali calabresi e questo, lo dice Occhiuto, lo ribadiscono i sindacati, lo evidenzia l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (Enac) non è ammissibile. Eppure è successo.

Come è successo, tanto per restare in tema, che ci sono atteggiamenti e strategie da parte della Sacal nei confronti dei due “scali minori” di Crotone e Reggio che non trovano alcuna giustificazione. Cominciamo col dire che non si rilancia un aeroporto con orari impossibili per i passeggeri e tariffe transoceaniche (offrendo, in contropartita prezzi da low cost per i voli da e per Lamezia). Non si rilancia un aeroporto come quello di Crotone facendolo funzionare in modo irregolare e parziale. Tutte “manovre” – secondo il comune sentire – per favorire lo scalo lametino. Non è difficile immaginare l’obiettivo finale della Sacal a proposito degli scali di Reggio e Crotone: declassati a semplici punti di raccolta dei passeggeri destinati (a mezzo pullman) a Lamezia. Una bizzarria che farebbe risparmiare i costi di gestione degli scali e far emergere la necessità di non avere più personale dipendente nei due aeroporti.

Diciamo la verità: per lo scalo reggino ci sono precise responsabilità politiche che hanno permesso e favorito la crescita di Lamezia (che si presenta ancora oggi con un’aerostazione da terzo mondo dopo aver perso un grosso finanziamento europeo per assenza di progetti) e il progressivo abbandono dell’Aeroporto dello Stretto. 

Come fa Reggio Città metropolitana, con passeggeri che potrebbero venire dalla dirimpettaia Messina (altra metrocity) a non avere un aeroporto perfettamente funzionante e in grado di crescere e sviluppare intensi volumi di traffico aereo? Come si fa a pianificare e progettare iniziative di turismo in tutta l’area metropolitana dello Stretto quando gli orari dei voli sono fatti apposta per scoraggiare anche le cosiddette vacanze-week end nelle città d’arte? Reggio, con il suo Museo, i meravigliosi Bronzi, il suo splendido clima e le tante attrattive culturali, archeologiche e paesaggistiche potrebbe essere una meta costante per i week end di milanesi, torinesi e via discorrendo, che con un’adeguata offerta potrebbero essere incentivati a passare il fine settimana in riva allo Stretto. Ma per far questo ci vogliono i voli, ci vuole cervello e volontà politica di realizzare idee e progetti. Per non parlare poi dei famosi 25 milioni “pescati” abilmente dall’on. Cannizzzaro nella finanziaria 2019 a favore dello scalo reggino. Annunciati in pompa magna i progetti , dopo due anni e mezzo quasi, attendono ancora di essere messi a bando e appaltati. Progetti inutili per lavori inutili: con la stessa cifra si rifà l’aerostazione. (s)

Il sindaco Falcomatà chiede al presidente Occhiuto di concentrarsi sul rilancio dell’aeroporto

Il sindaco di Reggio, Giuseppe Falcomatà, ha auspicato e chiesto che il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, si occupi del rilancio dell’aeroporto dello Stretto e del trasferimento delle deleghe dalla Regione alla Città Metropolitana di Reggio Calabria, «oltre che una rinnovata attenzione per il nostro territorio e per la nostra Città, la più importante e popolosa della Calabria».

«Spero – ha scritto il primo cittadino su Facebook, facendo gli auguri al neo presidente e ai consiglieri regionali neo eletti – che i progetti ed i tanti buoni propositi dichiarati in queste settimane siano adesso trasformati in provvedimenti concreti, a partire da obiettivi strategici come il rilancio dell’aeroporto, la riforma del sistema sanitario ed il trasferimento delle deleghe alla Città Metropolitana, oltre che una rinnovata attenzione per il nostro territorio e per la nostra Città, la più importante e popolosa della Calabria».

«Un pensiero ed un augurio particolare – ha aggiunto – va anche ai nuovi colleghi sindaci eletti, che avranno il compito di rappresentare, in prima linea, le istanze dei loro concittadini, in una fase delicatissima come quella che attraverseremo con la ripartenza dopo la crisi Covid».

«Il rammarico più grande – ha proseguito – è, certamente, la scarsissima partecipazione registrata alle urne, che è il segno di una disaffezione diffusa da parte della comunità nei confronti di una certa politica, oltre che di una grande preoccupazione sociale e di una scarsa fiducia per il futuro».
«Il nostro compito, da istituzioni responsabili – ha detto ancora – è quello di ricucire questo strappo, rappresentando all’interno dei palazzi le istanze delle persone. Sempre più spesso infatti assistiamo ad una politica distratta dai problemi reali e concreti delle comunità, impegnata più che altro a conservare se stessa. Queste elezioni, purtroppo, non hanno prodotto il risultato di riavvicinare le persone alla gestione della cosa pubblica».
«Su questo – ha concluso – credo vada aperta una profonda riflessione, che investe tutte le forze politiche che ora hanno il dovere di interrogarsi sul chiaro segnale mandato dal “partito dell’astensionismo”, purtroppo ancora una volta il primo partito della nostra Regione». (rrc)

IL PNRR E LE SEI MISSION PER LA CALABRIA
LE INFRASTRUTTURE, IL PRIMO OBIETTIVO

di NINO LIOTTA – Le infrastrutture, tradizionale volano di crescita in virtù degli investimenti che sono in grado di generare, sono destinate a ricoprire un ruolo centrale nella strategia di ripresa delineata in risposta alla pandemia. Non è quindi casuale che rappresentino una delle sei “missioni” individuate dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). I 25,4 miliardi messi a disposizione dall’Europa, informa il sito Italia Domani, puntano a creare entro cinque anni strade, ferrovie, porti e aeroporti più moderni e sostenibili in tutto il paese.
Per la Calabria, lo sforzo si dovrebbe tradurre in sostanza nell’avvio dei primi lotti della linea ferroviaria ad alta velocità Salerno-Reggio Calabria, i cui cantieri dovrebbero concludersi nel 2030 con un costo complessivo stimato in 9,4 miliardi. A regime l’opera dovrebbe consentire tempi di viaggio inferiori di 80 minuti rispetto agli attuali, oltre a migliorare sensibilmente l’integrazione con i collegamenti ferroviari e stradali regionali e con il porto di Gioia Tauro. Un programma dal forte impatto, che potrà contare anche sulle ulteriori risorse nazionali del fondo complementare (previsto per le infrastrutture da completare dopo il 2026, data limite del PNRR) e su quelle europee dei vari fondi strutturali e di coesione territoriale.

Personalmente, nutro la forte speranza che sia finalmente la volta buona per vedere progetti sulla carta trasformarsi in realtà, secondo un disegno complessivo dalle risorse certe e dai tempi ragionevolmente definiti. Ne ha un bisogno vitale la nostra Calabria, che come le altre regioni del Mezzogiorno e persino del Centro Italia, accusa divari territoriali ormai storici. Lo ha ribadito un recente studio della Banca d’Italia, mettendo in luce come i minori investimenti pubblici per un punto e mezzo di PIL negli ultimi 10 anni abbiano finito per penalizzare le aree del paese più arretrate, con un impatto inevitabile anche sulla vitalità delle attività economiche, che devono fare affidamento su reti di trasporto efficienti. Chiudere i divide territoriali rappresenta, oggi più che mai, una priorità assoluta. È una consapevolezza presente anche nel decreto-legge licenziato nei giorni scorsi, che rende disponibile un fondo di perequazione da 4,6 miliardi per correggere gli squilibri. Una decisione che va accolta positivamente, non vi è dubbio, anche se occorrerà comprendere se ed in quale misura la mole di investimenti destinati al Sud nei prossimi anni riuscirà a fare recuperare il gap accumulato in decenni nei confronti delle aree più avanzate del paese.
Ad ogni modo, è essenziale che la Calabria si prepari a fare la propria parte. È importante fare sentire la propria voce ai tavoli istituzionali, mettendo in campo al tempo stesso la determinazione necessaria ad affrontare alcune criticità nei trasporti che a mio avviso non si possono ulteriormente trascinare.

Mi riferisco, in particolare, alla gravissima situazione in cui versa l’aeroporto di Reggio Calabria: basta visitarne il sito internet per misurarne la perifericità, con un piano da appena tre voli che si ridurrà ulteriormente con la cessazione delle attività di Alitalia.
Il rischio concreto, purtroppo già sotto i nostri occhi, è la completa desertificazione dell’aeroporto: un epilogo francamente inaccettabile! Da reggino, impegnato politicamente, intendo non soltanto farmi portavoce di un territorio umiliato, ma combattere una battaglia per dare a Reggio uno scalo degno di tale nome. Servono investimenti cospicui e definiti da piani di sviluppo, assenti da decenni ancorché promessi e financo calendarizzati, per renderlo più moderno, attrattivo, collegato, integrato nelle rotte internazionali. Non si tratta di creare un dualismo con Lamezia, che non avrebbe ragione di esistere, quanto di ragionare in termini di marketing territoriale e delle politiche necessarie per aumentare il tasso di attrattività, a cominciare dalle compagnie aeree che dovrebbero insediarsi al Minniti, come è già successo per numerosi altri scali italiani, anche del Sud.

Vi è forse traccia di tutto questo nel piano industriale della SACAL, la società che gestisce gli scali calabresi? Sarebbe interessante saperlo, ma si tratta di una vera e propria missione impossibile, perché il piano non è pubblico! Una scelta incomprensibile, che suona come uno schiaffo per tutti i calabresi che amano la trasparenza e vorrebbero conoscere i contenuti di quel piano per poterli discutere liberamente. In attesa di un ripensamento quanto mai dovuto ed opportuno da parte di SACAL, è bene mettere in chiaro che qualsiasi eventuale disegno politico di ridimensionamento del Minniti, giustificato da una supposta limitazione operativa, sarebbe da respingere con la massima fermezza.

Altro discorso merita la Statale 106, asse di collegamento in perenne ammodernamento che penalizza pesantemente in particolar modo la provincia reggina, a causa di una complessiva inadeguatezza dell’arteria stradale rispetto agli standard di sicurezza ed ai flussi di traffico. Proprio queste criticità sono al centro degli interventi affidati al commissario straordinario Simonini, che implementerà un piano da oltre 3 miliardi di risorse complessive. Vedremo quando, finalmente, la Jonica smetterà di essere un problema.
Infine, e con adeguati e precisi parametri di valutazione, forte attenzione dovrà essere posta al ponte sullo Stretto. Lo si potrebbe definire un grande classico italiano degli ultimi 50 anni, assimilabile ad un fiume carsico che emerge in superficie, prima di tornare nuovamente a scorrere sottoterra, a seconda dei governi e delle stagioni politiche. Tornato in auge nell’ambito delle valutazioni che si accompagnano ai progetti di alta velocità dei treni in Calabria e Sicilia, per il ponte pare tutt’altro che imminente il tempo delle decisioni. Sarebbe invece opportuno cogliere l’opportunità della campagna elettorale in corso per riprendere il dibattito su un tema di tale complessità, favorendo un confronto nel merito tra sostenitori e critici che non si riduca ad uno scontro pregiudiziale, all’insegna del “ponte sì-ponte no”. Su una premessa così solida, si potrebbe persino immaginare in futuro una consultazione dei cittadini, per conoscerne il pensiero e sondarne gli umori. (nl)

[Nino Liotta è animatore del progetto politico “Elemento Meridione”]

REGGIO, PROMESSE FASULLE DELLA SACAL
ALL’AEROPORTO SERVE ALTRA GESTIONE

di SANTO STRATI – Ultima chiamata per l’Aeroporto dello Stretto: finalmente Comune e Città Metropolitana di Reggio hanno deciso di rompere gli indugi e cessata definitivamente ogni interlocuzione con la Sacal, la società di gestione dei tre aeroporti calabresi, la Task Force istituita dal Sindaco Giuseppe Falcomatà sta guidando iniziative che lasciano intravvedere un po’ di luce, dopo tanto buio: costituire una nuova società di gestione e chiedere di ottenere in subconcessione dall’ENAC lo scalo reggino, in deroga alla concessione Sacal.

Senza rischiare di sembrare troppo ottimisti, l’indignazione popolare che cresce ogni giorno di più a Reggio e vede il coinvolgimento di quasi tutte le parti politiche, superando le divergenze di appartenenza, è un buon segnale. La Sacal ha, indubbiamente, operato male nei confronti dell’Aeroporto dello Stretto (ma anche verso quello di Crotone) ed è ora di pensare a una nuova società di gestione. A parole sembra facile, ma sono molti gli impedimenti che sconsigliano un’azione di revoca della concessione trentennale (estesa, causa covid, a 32 anni) che la Sacal ha ottenuto nel 2016. Le stesse ultime dichiarazioni del presidente Giulio De Metrio hanno lasciato largamente perplessi. Il capo della Sacal ha parlato di un milione di passeggeri da prevedere per lo scalo reggino, ovvero 2740 imbarchi/sbarchi al giorno: con quali aerei? con quali vettori? Quando, a oggi, i voli hanno un costo di biglietti a valore transoceanico e orari che penalizzano il traffico. Il volo del mattino per Roma con il rientro alla sera era comodissimo: oltre 200mila passeggeri nel 2019, prima della pandemia, oggi è quasi deserto perché costringe a pernottare o a Roma o a Reggio. Ci vogliono circa 300 euro per un volo Reggio-Roma, mentre un Lamezia-Roma costa anche solo 26 euro: qualcuno dovrebbe spiegare qual è il criterio che assegna orari e tariffe per lo scalo reggino, se non quello di scoraggiarne l’utilizzo a favore di Lamezia.

Del resto, sono anni che il Movimento per l’Aeroporto di Reggio, guidato appassionatamente dal prof. Pasquale Amato e dall’ing. Domenico Gattuso, denuncia il tentativo costante di abbandono dello scalo e, a fronte della proposta di Falcomatà di Consigli “aperti”, suggeriscono di fare prima la costituzione della società che dovrebbe proporsi per una gestione autonoma dello scalo.

L’avv. Salvatore Chindemi, messo a capo della Task Force e braccio operativo del sindaco in questa spinosa vicenda, ha le idee chiare in proposito. «Nessuno dica di uscire dalla Sacal: né la Città di Reggio né il Comune hanno quote della società, quindi è un’affermazione sciocca. Semmai si tratta di individuare un percorso di altro genere per arrivare a gestire in autonomia l’aeroporto, quello di una concessione in deroga, ovvero una subconcessione per la gestione dello scalo dello Stretto».

Si consideri che i due scali di Crotone e Reggio non sono mai risultati, apparentemente, strategici per la Sacal e, a pensar male, si deve dedurre che l’obiettivo (mascherato e non dichiarato) è quello di chiudere i due aeroporti e concentrare, attraverso il collegamento mediante pullman, tutto il traffico aereo della regione su Lamezia. Col risultato – evidente – di incrementare il traffico sullo scalo lametino e, allo stesso tempo, azzerare i costi di gestione di due scali “inutili” (via i dipendenti, via la manutenzione, via gli oneri di decollo/atterraggio, etc).

Per questo da più parti si chiede insistentemente la revoca della concessione. Un’operazione a risultato sicuramente negativo, da evitare assolutamente per una serie di ragioni: il contratto di Sacal della concessione dei tre aeroporti è blindatissimo: la concessione non può essere revocata dall’Enac se non per gravissimi motivi o di sicurezza operativa (disastro o quasi disastro) o in caso di inadempienza economica nei confronti del Ministero delle Infrastrututre e Mobilità Sostenibile o, in ultimo, per gravi fatti di natura giudiziaria che possano pregiudicare la legalità dell’operato della società. In secondo luogo, aprire un contenzioso giudiziario significherebbe, tra ricorsi e controricorsi, consegnare lo scalo ad almeno dieci anni di inoperosità, senza peraltro riuscire a ottenere nemmeno una sospensione temporanea. Il caso del Ponte Morandi di Genova fa scuola: sono passati tre anni e la Società Autostrade – nonostante il disastro colposo – ha ancora in mano la concessione che sta vendendo a condizioni persino vantaggiose a Cassa Depositi e Prestiti.

E allora? La soluzione, ideata dall’avv. Chindemi con altri giuristi, è facilmente percorribile: si può chiedere – come previsto dalla statuto dell’Enac – una subconcessione alla Sacal, per gestire in autonomia lo scalo reggino. Favorisce questa opzione il fatto che Reggio è l’unica città metropolitana a non gestire direttamente lo scalo aeroportuale e ha di fronte un’altra città metropolitana (Messina) che avrebbe tutto l’interesse ad avere un aeroporto attivo ed efficiente.

Tale ipotesi prevede ovviamente una serie di passaggi intermedi: la prima cosa da fare è costituire una nuova società a capitale misto pubblico/privato dove siano presenti inizialmente le Città Metropolitane e i Comuni di Reggio e di Messina, l’Unione degli industriali, le Camere di commercio delle due sponde dello Stretto, l’Autorità portuale, etc. con un capitale di base che potrebbe essere anche di un solo milione (MetroCity Reggio era pronta a investire 2 milioni per comprare quote di minoranza della Sacal) per poi prevedere – a sub concessione ottenuta – un aumento di capitale consistente, in grado di garantire la piena efficienza amministrativa ed economia della gestione.

Solo con una società già costituita si potrà andare all’ENAC a chiedere la subconcessione dello scalo. Dando per scontato che la scelta, in questo caso, sarebbe tutta di natura politica. Il viceministro alle Infrastrutture Alessandro Morelli (leghista) ha sposato le ragioni dell’aeroporto di Reggio e criticato gli interventi previsti da Sacal per spendere i 27,5 milioni disponibili, giudicandoli in gran parte onerosi e pressoché inutili. Anzi, ha fatto di più, ottenendo dal Governo che la scadenza di utilizzo dei fondi, originariamente prevista per il 31 dicembre di quest’anno, venisse prorogata a tutto il 2022. Questo significa che c’è più tempo per mettere mano a qualcosa di utile e significativo per lo scalo reggino.

Il progetto offerto gratuitamente da una società di ingegneria che fa capo all’arch. Pino Falduto (già assessore comunale ai tempi di Italo Falcomatà) piace molto a Morelli e trova, al momento, solo la forte contrapposizione del deputato forzista Francesco Cannizzaro e dell’assessore regionale alle Infrastrutture Domenica Catalfamo. Un progetto che vuole utilizzare parte dei fondi già disponibili (Morelli ha dichiarato che troverà altre risorse) per ricostruire uno scalo di nuovissima concezione che integri i collegamenti terrestri e marittimi con Reggio e Messina, pronto in 18 mesi (senza peraltro interrompere l’operatività dell’aeroporto).

Dunque, serve un’unità di intenti – la coesione e la partecipazione di tutte le forze politiche – perché la richiesta della subconcessione all’ENAC – dopo la costituzione della nuova SpA di gestione – trovi ascolto.

Negli anni d’oro l’Aeroporto dello Stretto era arrivato davvero a sfiorare un milione di passeggeri. La Città Metropolitana e tutta l’Area dello Stretto devono poter tornare ad avere un aeroporto efficiente, in piena attività, che aiuti la mobilità. Bisogna battere i pugni e alzare la voce e incalzare la classe politica calabrese (non solo reggina) perché si realizzino queste condizioni. Lo sviluppo passa anche da un aeroporto moderno e funzionante al 100%. (s)

L’intervista video all’arch. Pino Falduto sul progetto del nuovo Aeroporto dello Stretto

Amato, Gattuso (Movimento per l’Aeroporto dello Stretto): Bene convocazione consigli aperti, ma serve società costituita

I coordinatori del Movimento per l’Aeroporto dello Stretto, Strategico e InternazionalePasquale AmatoDomenico Gattuso, hanno accolto positivamente l’iniziativa del sindaco di Reggio, Giuseppe Falcomatà, di «intraprendere il cammino per l’obiettivo di una gestione indipendente dell’Aeroporto» e anche a convocazione dei Consigli aperti suggerendo, tuttavia, di presentarsi «con l’atto compiuto della costituzione di una società».

Tale società, infatti, per i coordinatori, deve essere composta da «una compagine di soci pubblici e privati, a maggioranza pubblica, provvista di capitali e pronta ad assumere la gestione dello Scalo, con una governance autorevole tecnica e amministrativa, soggetta a monitoraggio e verifica periodica».

«Altrimenti – hanno concluso Amato e Gattuso – i Consigli aperti saranno una passerella inutile e un ennesimo passo verso il baratro». (rrc)

L’OPINIONE / Alberto Porcelli: i CanadAir torni a far base a Reggio

di ALBERTO PORCELLI – Sembrava strano che ancora avevano qualcosa da mostrare e dal momento che ci venivano  invidiati, “boschi, alberi secolari ,distese di macchie mediterranee ,sentieri meravigliosi con panorami da capogiro“, allora qualcuno ha pensato bene di liberarci da questa bellezza.

Tanto non avete niente, né strade se non quelle del disastro statale 106, né porti, né voli aerei, autostrade, Ferrovie, alta velocità, ospedali, sanità , scuole, ecc. Allora che motivo avete di avere queste bellezze dell’Aspromonte, della Sila e del Pollino ?
Via, bruciate tutto e così non avete più niente e completerete la vostra lamentela.
Potevate forse salvarli perché nel passato avevate presso il deleritto aeroporto Tito Minniti , la base dei CanadAir con tre aerei ed un elicottero sempre pronti, non solo per intervenire sul tutto il territorio ma anche su quello, altrettanto pericolo del Messinese .
Non solo, ma visto sotto l’aspetto economico, erano una ricchezza anche se misera perché tutti i costi per i servizi  restavano a Reggio.
Dobbiamo essere grati, onorare i caduti così come è stato fatto con quella bella idea di fermarsi un minuto a Ferragosto, a tutti coloro che si sono dedicati con grande coraggio e abnegazione e sono riusciti a spegnere questa catastrofe e salvare parte di questa meraviglia Aspromontana.
Bene, adesso  vediamo di essere un po’ lungimiranti .
Perché non chiedere ed ottenere, di nuovo la base dei CanadAir a Reggio Cal. che visto il passato riuscivano, con un pronto intervento, a contenere a questi disastri?
Almeno questa piccola risorsa vogliamo ridarla a questo territorio bello ma dimenticato da tutti se non quando si verifica una catastrofe?
Vediamo di fare, con grande spirito di umiltà, fatti non chiacchiere e lamentele e non solo per questo piccolo sfogo. (apo)

“Difendiamo l’Aeroporto dello Stretto da Milano” incontra Falcomatà

Iniziativa del Comitato “Difendiamo l’Aeroporto dello Stretto da Milano” per individuare soluzioni per lo scalo reggino. Il Comitato ha incontrato online il sindaco metropolitano Giuseppe Falcomatà che ha ascoltato con particolare attenzione e interesse i tanti spunti e le sollecitazioni provenienti dai componenti del Comitato che si è costituito lo scorso anno su impulso di cittadini dell’area dello Stretto che lavorano nel nord Italia e sta promuovendo una costante azione all’interno del dibattito pubblico per tenere viva l’attenzione sull’aeroporto reggino.

«Per affrontare al meglio il tema aeroporto – ha detto Falcomatà – occorre depurare il dibattito da ogni connotazione di parte e ringrazio il Comitato per l’utile e puntuale contributo che sta fornendo in questa fase. Questo è anche lo spirito con cui ci stiamo muovendo a cominciare dal lavoro della task force comunale che sta portando avanti un approccio partecipativo fra tessuto sociale e istituzioni. In tale contesto abbiamo anche incontrato più volte il presidente di Sacal innanzitutto per chiedere il ripristino delle condizioni pre Covid e per specificare che Reggio non può e non deve essere in competizione con Lamezia, ma funzionale al sistema aeroportuale regionale. E poi abbiamo detto chiaramente di essere anche pronti a fare la nostra parte attraverso l’ingresso della Città metropolitana in Sacal sottoscrivendo quote per due milioni di euro e diventando attori protagonisti delle strategie di sviluppo». 

A fronte di questa iniziativa, ha poi evidenziato il Sindaco metropolitano, «non c’è stata però nessuna risposta, anzi abbiamo percepito quasi una sorta di preclusione nei nostri confronti. Nessun riscontro, peraltro, anche sul piano industriale che, abbiamo appreso dai giornali, è stato approvato a marzo e verrà presentato il 21 settembre»”.

Alla luce di ciò, ha inoltre rimarcato Falcomatà, «abbiamo spostato il confronto da Sacal a Enac, anche per verificare che le condizioni della concessione di cui è titolare Sacal siano state rispettate. Noi siamo stati i primi a difendere la scelta della società unica ma forse le strategie di Sacal sono altre. In questa direzione, dunque, riteniamo che si debbano valutare altre strade, come la possibilità di dar vita ad un nuovo soggetto gestore per Reggio Calabria con il supporto e la partecipazione della Città metropolitana di Messina, degli enti camerali, reggino e messinese e di investitori privati».

Un punto, questo, su cui il primo cittadino ha auspicato l’avvio di un dibattito cittadino «anche nel contesto di un’iniziativa pubblica che a breve organizzeremo».  (rrc)

LO SCANDALO DELL’AEROPORTO DI REGGIO
PICCOLI AGGIUSTAMENTI, NESSUN RILANCIO

di SANTO STRATI – Sono trascorsi due anni dalla pomposa e superba presentazione dell’arrivo di 25 milioni per l’Aeroporto dello Stretto, frutto di un’abile mossa del deputato reggino Francesco “Ciccio” Cannizzaro nel tradizionale assalto alla diligenza della legge finanziaria. Un emendamento subito passato col risultato – straordinario – di avere una paccata di milioni immediatamente disponibili. Peccato che alla orgogliosa soddisfazione dell’allora presidente Sacal (la società che ha preso in gestione i tre aeroporti calabresi)  Arturo De Felice e di Ciccio Cannizzaro, siano seguiti due anni di vuoto totale, per scoprire, a qualche settimana dal secondo anniversario del proclama, che sono stati programmati solo piccoli, modestissimi, interventi di manutenzione che non serviranno certo a far rilanciare lo scalo. Ma se la Sacal – che continua a non voler rendere pubblico il piano industriale – ha delle evidenti e pesanti responsabilità, forse sarebbe il caso di rinfacciare alla Città Metropolitana di Reggio un atteggiamento di remissiva indifferenza, quasi a tenere lontano un fastidioso problema. Cosa ha fatto e cosa sta facendo la Metrocity per la popolazione della provincia reggina (e i dirimpettai cugini messinesi che ne trarrebbero vantaggio)? Poco, pochissimo, con scarsa attenzione a un problema enorme: che senso ha il progetto turistico della MetroCity se viene a mancare l’aeroporto? Come si può continuare a ignorare che l’azione della Sacal è stata unicamente rivolta a far crescere il traffico aeroportuale di Lamezia, trascurando sia Crotone sia Reggio, dimenticando l’obiettivo primario che era quello di fare rete tra i tre scali in modo da ottimizzare risorse, traffico e occupazione. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: l’Aeroporto dello Stretto non genera traffico perché i passeggeri vengono demotivati da orari impossibili, la struttura è obsoleta, l’intero impianto aeroportuale è vecchio e, soprattutto, incoerente con il progetto del Parco lineare Sud che la Città di Reggio sta portando avanti. In particolare, andrebbe rivista la collocazione dell’aerostazione in prossimità della stazione ferroviaria (ora in disuso) che potrebbe costituire un punto di snodo rilevante nella mobilità da e verso l’aeroporto.

Nelle passate settimane c’è stato uno scambio epistolare tra il presidente della Sacal Giulio De Metrio e il sindaco Giuseppe Falcomatà. De Metrio contestando notizie «ingenerose e fuorvianti» sulla Sacal aveva affermato nella sua lettera che «per esperienza di settore ero e sono convinto che l’aeroporto abbia significative potenzialità di traffico inespresse, che è venuto il momento di cogliere dopo anni di incuria» e indicato le prime aree di intervento: «rimozione delle limitazioni operative, che in tutti questi anni hanno tenuto lontane dall’aeroporto le compagnie aeree più performanti e con prezzi al pubblico competitivi; riqualificazione delle infrastrutture aeroportuali, inserite in un quadro paesaggistico con pochi rivali al mondo, ma ridotte nel tempo in uno stato indecoroso; stimolo alle compagnie aeree a volare nel nostro aeroporto; attivazione di accessibilità su gomma, ferro ed acqua all’aeroporto, al momento lontana da un livello accettabile; promozione del decoro e dei servizi urbani intorno all’aeroporto (e direi anche in città) oggi molto migliorabili se si vogliono attrarre sia turisti che businessman; promozione e sviluppo del territorio, con una discontinuità visibile in campo culturale, sociale, turistico, economico».
C’è da sottolineare che per atterrare a Reggio è necessaria una particolare abilitazione dei piloti che le società di trasporto aereo si guardano bene dall’attivare (bisogna spendere qualche soldo) ed è questa una risibile scusa per motivare l’assenza dallo scalo di numerose compagnie. In realtà non servirebbe molto se la Regione (o la Città Metropolitana) volessero investire offrendosi di pagare la formazione “aggiuntiva” abilitante ai piloti delle varie RyanAir (per fare un esempio), ma è che manca proprio una visione strategica dell’utilizzo dello scalo. Solo i cittadini di Reggio e di Messina hanno chiaro cosa costa l’Aeroporto che non vola, in termini di tempo, di mobilità, di servizi.

La Sacal, assegnataria del bando unico voluto da Mario Oliverio, è una società a capitale misto pubblico-privato, ma non è presente in alcun modo nella compagine societaria né il Comune di Reggio né la MetroCity. Si allargherà il capitale ad altri soci? Adesso che la Sacal ha una forte crisi di liquidità (con iniezioni di fondi freschi garantite dalla Regione) sarebbe un’operazione di dubbia valenza finanziaria. E allora si dovrebbe ricorrere a chiedere alla Sacal la rinuncia a gestire lo scalo reggino e provvedere a un nuovo bando. Ma è pura illusione. Basta scorrere le note scritte da De Metrio a Falcomatà: «Torno a notare però con dispiacere che, anche dal suo staff e non è la prima volta, vengono diffuse notizie che mal si conciliano con quanto avviene tra di noi. Sarei stato… convocato, messo in mora, audito da comitati, pressato, invitato a maggiore incisività, e…chissà quant’altro? Si fa leva su progettualità sicuramente disinteressate che sbocciano simpaticamente gratis e fuori tempo massimo con tutto il corredo di valorizzazioni. Nulla di tutto ciò è avvenuto in mia presenza. Quando ho ritenuto, mi sono cortesemente reso disponibile, contando sulla correttezza dei rapporti, e non immaginando la diffusione di informazioni strumentali.

«Nonostante la crisi epocale – ha scritto De Metrio al sindaco di rReggio –, SACAL si è impegnata e continua a farlo senza sosta dal primo giorno nello sviluppo del sistema aeroportuale calabrese ed in particolare dell’Aeroporto dello Stretto, attraverso iniziative industriali e rapporti con interlocutori opportuni, fuori da sterili campanilismi, anzi cercando di curarli quando possibile. Mi auguro che i rapporti con gli stakeholder continuino a svilupparsi positivamente, così come sono cominciati, nella convinzione che si comprenda che non esistono bacchette magiche che risolvano problemi con radici lontane, che non esistono giudici e giudicati, ma solo attori che devono incidere in modo sistemico ognuno nel proprio ambito per avvicinare la Calabria al mondo».

Belle parole che confliggono con la scelta dei “piccoli” interventi di manutenzione predisposti con i famosi 25 milioni della Finanziaria. Progetti che non convincono il viceministro alle Infrastrutture, il leghista  Alessandro Morelli, il quale è in visita a Reggio in questi giorni. Morelli  ha espresso a nome del Ministero le sue perplessità: «ho visto un elenco di 9 piccoli progetti che dubito seriamente possano servire a rilanciare lo scalo reggino. Come già detto in più occasioni, l’obiettivo condiviso da istituzioni, società di gestione ed ente controllore deve essere migliorare l’accessibilità all’Aeroporto di Reggio Calabria per renderlo appetibile e competitivo a livello nazionale e internazionale. Questo significa garantire un accesso ferroviario diretto possibilmente all’interno dell’aerostazione, implementare le attuali linee viarie di accesso, e sviluppare i collegamenti via mare tra Messina e l’Aeroporto dello Stretto. Ci sono ben 25 milioni di euro a disposizione da quasi 3 anni: è bene che siano impiegati, in modo virtuoso, per rendere possibili soluzioni di questo tipo, e non per interventi di dubbia rilevanza, peraltro con l’esborso di ingenti quantità di denaro pubblico».

Il viceministro Morelli ha anche fatto presente di voler predisporre un tavolo tecnico «con tutti gli attori interessati, per ragionare su interventi seri atti a migliorare l’accessibilità dell’Aeroporto, utilizzando le risorse già disponibili e stanziandone delle altre se necessario».
Una società privata ha presentato un progetto per il rifacimento dell’intera area aeroportuale con una spesa complessiva di 32 milioni, ovvero appena 7 in più rispetto a quelli disponibili per “reti da pollaio e nuova pavimentazione col linoleum dell’aerostazione” (come qualcuno ha definito gli interventi previsti). Pensate che qualcuno abbia voluto analizzare, valutare o discutere questo progetto? La risposta è ovvia. Inutile chiedersi perché Reggio (ma tutta la Calabria) non riesce – è il caso di dirlo – a decollare. (s)

Aeroporto dello Stretto: comitato spontaneo contro la Sacal. L’appoggio dell’assessore Cama

Lettera aperta contro la Sacal, la società di gestione dei tre aeroporti calabresi, da parte del comitato spontaneo costituitosi a Reggio, in difesa della struttura aeroportuale. La lettera, inviata all’ENAC e per conoscenza ad amministratori regionali e locali, imputa alla Sacal un atteggiamento «irresponsabile» nei confronti dell’Aeroporto dello Stretto. Alla lettera è seguita la presa di posizione dell’assessora comunale ai Trasporti e all’Urbanistica di Reggio, Mariangela Cama. «Sull’aeroporto dello Stretto di Reggio – ha dichiarato la Cama – è giunta l’ora di passare dalle parole ai fatti. Troppe volte abbiamo assistito ad annunci roboanti e dichiarazioni di intenti che però nel tempo si sono rivelati esclusivamente un bluff nei confronti della comunità dei cittadini di Reggio e dello Stretto. A Sacal chiediamo una netta e concreta accelerazione delle attività per lo sviluppo del nostro aeroporto. Da parte nostra siamo pronti, da istituzioni responsabili, a supportare concretamente questo percorso, ma è necessario aprire una fase nuova, trasparente, partecipata e soprattutto realmente incisiva nelle dinamiche di sviluppo di un’infrastruttura strategica per il nostro territorio.

«Da giorni – afferma l’assessora – leggiamo sulla stampa locale di una fase di stallo finanziario che la società di gestione starebbe attraversando, con una richiesta di ricapitalizzazione nei confronti del proprio socio di maggioranza. Ma al di là delle dichiarazioni d’intenti della Regione, non esistono, ad oggi, risultanze concrete di un percorso di crescita per lo scalo reggino. Né possiamo immaginare di gioire per l’annuncio della presenza di un solo volo per Roma in orario mattutino previsto per il solo mese di settembre, senza ritorno serale peraltro, che appare più come un inutile contentino, una sorta di ripiego, piuttosto che un reale segnale di risveglio delle programmazione societaria nei confronti dello scalo reggino.

«Così mentre a Lamezia si susseguono le novità positive per lo scalo principale, Reggio continua a rimanere indietro e quel che è peggio, al di là dei rapporti cordiali con il presidente De Metrio, recentemente audito nell’ambito della riunione della task force reggina sull’aeroporto, non vi sono oggi segnali che lascino intuire una reale inversione di tendenza sullo sviluppo del nostro scalo. Rimangono ancora in piedi le limitazioni tecniche, non si hanno notizie ufficiali del progetto di ammodernamento dell’aerostazione, né siamo a conoscenza di reali intenzioni da parte di Sacal di allargare la base societaria accogliendo l’ingresso di nuovi soci.

«Il sindaco Falcomatà – prosegue l’assessora reggina – ha dichiarato a più riprese l’intenzione della Città metropolitana di entrare nella società di gestione, previa presa visione, prevista dalla normativa, del piano industriale della società. Una richiesta peraltro nient’affatto secondaria, considerando soprattutto che serve anche un’operazione di chiarezza nei confronti dell’intera comunità reggina, che da anni assiste solo ad una sequela di annunci sull’aeroporto senza però che questi siano seguiti reali e concrete opportunità di sviluppo.

«C’è da considerare inoltre che, al di là dello sviluppo dell’aeroporto su scala regionale, l’obiettivo strategico è quello di generare una reale conurbazione tra le due sponde dello Stretto, per aumentare il flusso dell’utenza da parte della sponda messinese. In questo senso riteniamo urgente e necessario attivare azioni congiunte con l’Autorità di Sistema Portuale e con Rfi, per rilanciare il collegamento con Messina, integrando e potenziando il sistema infrastrutturale per come programmato anche dal’Amministrazione comunale reggina. Su questi temi abbiamo la necessità di confrontarci al più presto con Sacal, nella speranza che questi mesi di interlocuzione preliminare, in attesa di concrete ipotesi di sviluppo, non siano purtroppo trascorsi invano».

Difficile, del resto lasciare inascoltata la documentata denuncia del comitato spontaneo sull’Aeroporto: «Premesso che – si legge nella lettera del comitato spontaneo – l’aeroporto di Reggio di Calabria sia da molti anni afflitto da una crisi causata dalla mancata presenza di vettori aerei in grado di soddisfare le richieste della città e di praticare una politica tariffaria congrua alla Domanda del Bacino d’Utenza dello Stretto tra Reggio e Messina.

• Come da Report 1/2017 “Stato di Attuazione degli Investimenti Aeroportuali in Italia” (URL: https://www.enac.gov.it/…/N123…/report_1_2017_stampa.pdf) e Precedenti, pubblicati nel sito ENAC, in cui la stessa metteva in evidenza le cause del progressivo calo dell’utenza, tra cui la più gravosa era ed è tutt’ora riferita al mancato collegamento della struttura con la Ferrovia e i collegamenti marittimi con Messina, Isole Eolie e Taormina.
• Tali difficoltà erano e sono note alle varie P.A. e enti competenti che per cercare di superare tali difficoltà hanno realizzato importanti investimenti pubblici ed in particolare la Stazione Ferroviaria (Aeroporto) e il Pontile per l’Attracco di Aliscafi e vari.
• La Stazione (Aeroporto) sia perfettamente funzionante e aperta al pubblico ma inutilizzabile dall’Utenza dell’Aeroporto in quanto la viabilità di collegamento è de facto ostruita e il Pontile lasciato in stato di abbandono da ormai diversi anni.
• Il Parlamento Italiano ha stanziato un finanziamento di circa 25 Milioni di Euro per la valorizzazione della Struttura.
• SACAL ha in sfregio ad ogni ragionevole valutazione inteso utilizzare queste ingenti risorse per frazionare gli Interventi in 9 micro-progetti che non affrontano i problemi citati (da voi evidenziati) e che peraltro non tengono conto della previsione d’istituzione dell’Area ZES.
• In data 27 Gennaio 2020 un Gruppo Imprenditoriale Reggino ha offerto, gratuitamente, un progetto preliminare e uno studio di fattibilità per la realizzazione di una nuova aerostazione da realizzare all’interno dell’area aeroportuale in corrispondenza della fermata della Ferrovia e del Pontile che prevede un costo complessivo di realizzazione pari a circa 32 Milioni di Euro.
• Il Comune di Reggio Calabria ha già approvato un progetto per la realizzazione della nuova viabilità di collegamento tra il Centro Città e la Stazione (Aeroporto), il Pontile e l’eventuale Nuova Aerostazione.
Ciò premesso, si chiede di sapere quali valutazioni siano state eseguite per giustificare la realizzazione di opere minimali (i 9 micro-progetti di cui sopra) sulla Vecchia Aerostazione che non porteranno nessun cambiamento in termini di inter-modalità tra le varie Strutture, di cui sopra, e pertanto nessun miglioramento in termini di Funzionalità dell’Aeroporto e di Attrattività dello stesso.
Le condizioni economiche dell’Italia e della nostra città in particolare non possono consentire di continuare a spendere denaro pubblico senza possedere la certezza di un ritorno in termini di risultati.
Si invitano le Autorità in Indirizzo di avviare ogni utile approfondimento al fine di evitare che anche questa occasione diventi un’occasione persa». (rrc)

AEROPORTO DELLO STRETTO NON DECOLLA
L’INUTILE VOLO PER ROMA CON ORARI FOLLI

di ANTONIETTA MARIA STRATI – «Esisteva una volta un aeroporto dello Stretto. Nell’ultimo decennio è stato declassato fino a ridursi a un piccolo, marginale, aeroporto di una piccola provincia». Inizia così la lettera scritta da Tonino Perna, vicesindaco di Reggio Calabria e indirizzata alla SacalAlitalia, in merito alla situazione dell’aeroporto di Reggio Calabria che, purtroppo, è – e continua a essere – penalizzato sotto tutti gli altri aspetti.

Una conditio perenne, quella dell’aeroporto dello Stretto che, insieme all’aeroporto di Crotone, sembrano essere dimenticati non solo dalla politica comunale, ma anche quella regionale. Eppure, il sindaco di Reggio, Giuseppe Falcomatà, aveva annunciato, per lo scalo reggino, una «task force istituzionale supportata da esperti ed addetti ai lavori» per il suo rilancio, ma di cui non si è più saputo nulla, e di cui «c’è da chiedersi se ha motivo di esistere, atteso che manca un confronto e soprattutto un’agenda di indirizzo e di supporto tra le parti. Per non parlare dell’inconcepibile ‘silenzio’ della società di gestione Sacal, il cui piano industriale per l’infrastruttura non è ancora stato ‘lanciato» denunciano Rosy Perrone e Domenico Giordano, rispettivamente segretario provinciale Cisl e segretario provinciale Fit Cisl.

«I nostri appelli, di programmare una strategia di ampio respiro, caduti nel vuoto – hanno proseguito – diventano ancora più allarmanti adesso, che la pandemia Covid, ha ulteriormente limitato il traffico aereo. Siamo convinti servano idee e management all’altezza della sfida di sviluppo di cui necessita l’Aeroporto di Reggio Calabria. I milioni (25) ad esso destinati, da un emendamento al bilancio dello Stato di due anni fa, siamo sicuri bastino per il suo rilancio? Se non si elabora un disegno che coinvolga le compagnie di bandiera e altre società che hanno intenzione – senza trattative a rialzo – di far atterrare gli aerei in riva allo Stretto, pensiamo di no».

«Inoltre – hanno proseguito – risulta indispensabile, scongiurare le strumentalizzazioni montate ad arte, anche con luoghi comuni, o addirittura da talune compagnie di aviazione, secondo cui le restrizioni del ‘Tito Mnniti’ rappresentano un motivo insormontabile per la sua effettiva ripresa. Niente di più falso. La restrizione riguarda, considerata l’orografia del territorio e dell’aeroporto, con un raggio di virata molto stretto, il sistema di atterraggio, per cui sono richieste abilitazioni di piloti ed equipaggio che alcune compagnie (e sulle quali Sacal erroneamente insiste) non possiedono. Senza entrare nel merito tecnico che non ci compete, atteso che ci sarebbe una nuova procedura invece idonea almeno in parte, ad oggi non chiediamo – è il caso di dirlo – voli pindarici ma, servizi essenziali, periodicità, sicurezza e una visione di ampio respiro per far decollare l’aeroporto Tito Minniti. Intavolando trattative con le compagnie che hanno a disposizione vettori ed equipaggi idonei ad atterrare a Reggio Calabria e soprattutto disposti a garantire almeno due voli giornalieri».

Perna, assieme all’assessore al turismo di Messina, Enzo Caruso, hanno spiegato che «il bacino potenziale di utenti comprende una parte rilevante delle due città metropolitane di Reggio e Messina» e che «sulla sponda siciliana oltre la città di Messina e i paesi limitrofi abbiamo tutto il bacino di Barcellona-Milazzo che, in termini di tempo e costi, troverebbe conveniente recarsi all’aeroporto dello Stretto anziché a Palermo o Catania. Sulla sponda calabrese tra Palmi e Brancaleone l’aeroporto dello Stretto è più facilmente raggiungibile rispetto a Lamezia».

«Per non parlare – continua la lettera – delle isole Eolie che per tanto tempo erano collegate al sistema di trasporto: aeroporto dello Stretto- pulman-aliscafo diretto a Messina, Lipari, Vulcano, Stromboli. Quello verso le isole Eolie è un flusso turistico rilevante, proveniente dal Nord Italia e Nord Europa, che utilizzava l’aeroporto dello Stretto per la rapidità con cui raggiungevano le mete prestabilite. Con la fine della pandemia si torna a parlare di rilancio del turismo, un fattore essenziale per la ripresa economica e sociale dell’area dello Stretto».

«Ma, come si può parlare di turismo – hanno scritto ancora – se dall’aeroporto dello Stretto ci sono solo due voli: uno per Roma alle 19,20 e uno per Milano alle 14,55. E viceversa da Roma alle 17,25 e da Milano alle 12,00. Orari assolutamente penalizzanti, tanto per gli abitanti dello Stretto quanto per chi viene da fuori sia per ragioni di lavoro che di turismo. Insomma, avremmo bisogno di aver restituiti i voli la mattina presto per Roma e Milano che per tanto tempo sono stati largamente utilizzati quanto quelli della sera tardi».

Di problemi di mobilità, ne ha parlato anche il Comitato cittadino Aeroporto di Crotone, che ha definito insufficienti a garantire il diritto alla mobilità del territorio le tratte che, da fine giugno, saranno garantiti da Ryanair per Bergamo (quattro) e Bologna (due).

«Il messaggio che passa da quel comunicato è che vada tutto bene, ma non è così. Sei voli a settimana – ha spiegato Giuseppe Martino del Comitato cittadino aeroporto Crotone a LaCNews 24 – in piena stagione estiva ci preoccupano, non si può dire che vada tutto bene. È solo un’elemosina, che non possiamo accettare. Se in estate avremo sei voli, in inverno non avremo nulla. Dicono che in Calabria si attendono un milione di turisti, ma a Crotone come faranno ad arrivare?».

Una situazione, dunque, quella dei due aeroporti calabresi, che è diventata insostenibile e che fa rabbia, sopratutto se si considera che, invece, l’aeroporto di Lamezia Terme propone, ai viaggiatori, numerose rotte in tutta Italia, tra cui quella verso Berlino con la compagnia Easyjet che partirà dal 23 giugno, con la grande soddisfazione del presidente Giulio De Metrio, che ha parlato del nuovo collegamento come «frutto di un’eccellente collaborazione, conferma la volontà del vettore di voler investire in Calabria per migliorarne la connettività e favorire la ripresa economica del territorio».

Verrebbe da dire solo quello lametino, dato che è l’unico scalo su cui le compagnie aeree stanno investendo, snobbando gli altri poli – quello reggino e crotonese – che, invece di essere sfruttati per le loro potenzialità, vengono abbandonati in un limbo di incertezze e scontentezza, sia per i calabresi in loco che per quelli all’estero. (ams)