“Play, scendi a giocare con noi” porta il sorriso ai bambini della “Ciambra”

«Abbiamo ridato il sorriso a 45 bambini del quartiere Ciambra riportandoli alle sane abitudini, come quella di giocare in Cortile, garantendo loro sicurezza e distanziamento sociale» si legge in un post de Gli Angeli di Pollicino, l’Associazione presieduta da Mariangela Giovinazzo che, insieme al Csi – Centro Sportivo Italiano di Reggio Calabria, Unicef Calabria e la Parrocchia Maria SS. di Portosalvo hanno dato vita al progetto educativo Play, scendi a giocare con noi che vuole favorire percorsi d’integrazione, legalità e cittadinanza a bambini e ragazzi attraverso il gioco e la partecipazione.

«Siamo partiti dalla Ciambra – ha spiegato la presidente Giovinazzo – con la volontà di accendere i riflettori su una realtà troppo spesso rimasta inascoltata e silenziosa, certi che i bambini abbiamo necessità di stimoli e condivisioni, essenziali per una crescita sana sia dal punto di vista fisico che psicologico, ricordando costantemente che nei bambini è custodito il futuro della nostra società».

Tantissime le prossime tappe previste a Gioia Tauro: il 10 luglio a Piazza dell’Incontro, dalle 17.00 alle 20.00; il 20 luglio all’Oratorio della Chiesa Maria SS. di Porto Salvo, sempre dalle 17.00 alle 20.00; il 30 luglio a Via Asmara e l’8 agosto al Lungomare. (rrm)

GIOIA TAURO (RC) – L’incontro al Viminale per parlare della situazione di emergenza della città

Nei giorni scorsi, una delegazione del Comune di Gioia Tauro si è recata a Roma, al Ministero dell’Interno, per affrontare la situazione di emergenza di Gioia Tauro.

La delegazione gioiese, composta dal sindaco Aldo Alessio, dal suo vice Valerio Romano e dal consigliere comunale Francesco Ierace, è stata ricevuta dal prefetto Matteo Piantedosi, capo di Gabinetto del ministro Luciana Lamorgese e dal vice prefetto Federico Casu, Capo ufficio Affari territoriali del Viminale.

Nel corso dell’incontro è stata descritta in maniera dettagliata la situazione in cui si trova il comune di Gioia Tauro sia per quanto riguarda il dissesto finanziario che per la paralisi provocata dalla mancanza di figure apicali.
I dirigenti del Viminale hanno offerto la propria disponibilità per collaborare in maniera efficace con l’amministrazione gioiese per ricercare le figure professionali mancanti e per fronteggiare l’esigenza di liquidità necessaria al Comune per andare avanti.

Il sindaco Alessio si è impegnato ad approvare tutti i bilanci entro la fine di luglio in modo da garantita l’ordinaria amministrazione.

Tra le notizie emerse nel corso della riunione vi è lo sblocco della nomina del ragioniere, avvenuta attraverso il decreto ministeriale 145, grazie all’intervento del Prefetto di Reggio Calabria Massimo Mariani.

Dal Viminale è arrivato infine l’impegno per una proficua e rapida interlocuzione con la Commissione per la stabilità finanziaria degli Enti Locali, finalizzata a risolvere i problemi relativi alla pianta organica del comune di Gioia Tauro. (rrc)

GIOIA TAURO (RC) – Il progetto “Casa Valarioti”

C’è la volontà, da parte dell’Amministrazione comunale di Gioia Tauro, la Filmcams Cgil Calabria e l’Associazione daSud  di realizzare il progetto Casa Valarioti, che sarà presentato il 19 giugno alle 12.00, nella Sala “Fallara” del Comune di Gioia Tauro.

Nello stesso giorno, la firma del protocollo d’intesa tra le parti.

Casa Valarioti è progetto necessario perché, «a quarant’anni dall’assassinio di Giuseppe Valarioti, bisogna continuare ad affermare il valore della memoria e dell’impegno. La memoria di una comunità che continua a battersi per la legalità e contro la ‘ndragheta in Calabria» e «per dare un senso alla memoria – si legge in una nota – e continuare a condividere un impegno: lottare per l’emancipazione ed il riscatto della Calabria nel solco del lavoro onesto e della legalità».

«Valarioti – conclude la nota – merita di essere ricordato, la sua storia deve essere raccontata a chi non l’ha conosciuto, per farla diventare presente e futuro». (rrc)

 

GIOIA TAURO (RC) – L’intitolazione della saletta conferenze del Museo a Giuseppe Valarioti

Domani mattina, alle 12.00, il Museo archeologico Mètauros di Gioia Tauro dedicherà allo studioso rosarnese Giuseppe Valarioti, in occasione del quarantennale della sua scomparsa, la saletta conferenze del suo Museo.

Alla cerimonia saranno presenti le sorelle Francesca, Angela e Teresa e la nipote di Valarioti, Vanessa Ciurleo, l’on. Peppino Lavorato, già sindaco di Rosarno; il funzionario referente del Museo Simona Bruni e il sindaco di Gioia Tauro Aldo Alessio.

La giornata sarà arricchita dai contributi video del direttore della Direzione regionale Musei Calabria, Antonella Cucciniello; di Alessio Magro, autore del libro Il caso Valarioti; di Francesca Chirico di Stopndrangheta.it e dell’assessore alla Cultura del comune di Gioia Tauro, Carmen Moliterno, che saranno condivisi sui canali social del Museo.

Per via delle restrizioni previste dall’emergenza Covid-19, l’evento si svolgerà a porte chiuse ma sarà visibile in diretta streaming sulla pagina Facebook del Museo archeologico Metauròs.

Giuseppe “Peppe” Valarioti, era un insegnante precario di lettere e, da giovane consigliere comunale, aveva inaugurato una nuova stagione politica, denunciando apertamente il potere mafioso, le connivenze e lo sfruttamento dei lavoratori della Piana di Gioia Tauro. Il suo nome è diventato nel tempo un simbolo della lotta antimafia, ma Valarioti non era solo un politico, era anche uno studioso che amava l’archeologia e l’arte, aveva pubblicato numerosi scritti sul patrimonio culturale della sua terra e credeva che la cultura fosse l’unico strumento per contrastare la ‘ndrangheta e offrire ai giovani un’alternativa. 

Una figura, quindi, in linea con la missione del Museo archeologico Metauròs che, da oggi, oltre alle storie dei greci e dei romani avrà la possibilità di raccontare ai suoi visitatori, per lo più scolaresche, anche quella di Giuseppe Valarioti, affinchè la memoria non sia solo ideale ma possa tramutarsi in azioni concrete capaci di creare cambiamento a partire dalle giovani generazioni. (rrc)

 

Il Garante Marziale a Gioia Tauro per donare libri ai bambini della “Ciambra”

Antonio Marziale, Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Calabria, insieme al prefetto Massimo Mariani e il sindaco Aldo Alessio si è recato a Ciambra, il quartiere ghetto di Gioia Tauro, per donare ai bambini i libri per la loro formazione.

«Libri di favole e di livello educativo utile per l’infanzia e l’adolescenza – ha proseguito il Garante Marziale – in un quartiere dove ancora oggi, nonostante i passi avanti, è lontana una condizione di normale vivibilità. Siamo riusciti a realizzare la strada di accesso al quartiere, un’autentica mulattiera pericolosa per il fondo e senza le protezioni laterali, ad attivare l’illuminazione pubblica, a permettere il trasporto dei bambini con il bus comunale rimasto fermo a lungo per mancanza di assicurazione e che io stesso ho provveduto a pagare con i fondi destinati al funzionamento del mio ufficio».

«Un gesto questo – ha proseguito il Garante Marziale – che è servito ad abbattere la dispersione dell’obbligo scolastico dal 70% a zero! Certamente c’è tanto ancora da fare per assicurare il diritto alla vita a questi bambini e alle loro famiglie. I libri che abbiamo loro donato stamattina, non sono solo strumenti didattici – ha concluso Marziale – ma aiutano a sognare, ed il sogno è l’anticamera del progetto». (rrc)

La ricetta di Antonino De Masi per il “dopo”: fisco, compensazione legalità

Antonino De Masi è un imprenditore della Piana di Gioia Tauro, da anni nel mirino della mafia che lo vuole morto, da anni nemico giurato delle usure “autorizzate” delle banche. Nonostante tutto, De Masi continua a crederci, nel suo sentirsi calabrese che deve pensare alla sua terra e ai suoi conterranei. Una missione impossibile? No, sicuramente difficile e ardua, ma l’imprenditore – quando è tale – ha il rischio nel sangue e sa che deve osare se vuole riuscire in qualsiasi intrapresa.

Fortemente preoccupato per quello che succederà “dopo”, Nino De Masi ha indicato in una sorta di lettera aperta quelle che a suo avviso possono costituire serie proposte per una nuova rinascita del Mezzogiorno e, naturalmente della Calabria. Dalle «criticità e dalle povertà infrastrutturali» De Masi vede condizioni di vantaggio rispetto al Nord. (s)

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«Mi rivolgo ai calabresi e alla classe politica regionale – scrive Antonino De Masi –. Provo rabbia, amarezza e delusione per aver visto in passato tante sperate “rinascite”, proiettate da manovre “miracolose” che dovevano riallineare il Meridione al resto del Paese. Tutte fallite.

Può oggi il nostro Paese, ed anche l’Europa, permettersi le disparità dei propri territori? Possiamo noi tutti permetterci l’ennesimo fallimento? Possono delle manovre ordinarie riuscire a riavviare, in un contesto ancora più drammatico del passato, il motore del Sud?

Speriamo di aver ormai superato un periodo drammatico della recente storia del nostro Paese. Ora abbiamo il dovere di fare la nostra parte per ritornare ad una “normalità” che non sarà come prima.

In questi complessi e drammatici momenti abbiamo forse riscoperto l’orgoglio di essere Italiani, di essere una nazione e, aldilà delle speculazioni politiche, più o meno legittime e morali, ci siamo riappropriati della nostra umanità e della nostra civiltà. Ne usciremo diversi e forse migliori.

Io credo che anche in confronto con l’arroganza di altri Paesi, uniti solo, da come emerso, da “beceri” interessi economici in una comunità chiamata Europa, ne usciamo forti ed orgogliosamente portatori di quella “cultura umanistica” che è stata la base della civiltà e che ha messo prima l’uomo ed i suoi valori e poi le cose e non viceversa. Sembra di essere tornati nei millenni passati, quando le civiltà del sud (latini e greci) hanno civilizzato, scontrandosi con la barbarie e con i disvalori, il resto dell’Europa.

Oggi il coronavirus ha fatto anche emergere quelle primordiali differenze culturali e sociali.

Premetto che:

la Calabria e parte del meridione, già prima dell’epidemia, erano le regioni più povere d’Europa, con un’elevata arretratezza infrastrutturale che ha fatto venire meno diritti primari ai cittadini (salute, libertà, studio, trasporti et cetera);

questi territori sono caratterizzati da altissimi livelli di povertà, che portano a notevoli, costanti flussi migratori dei propri giovani, generando impoverimento anche culturale;

negli stessi territori si riscontra un tasso di disoccupazione, in particolare quello giovanile, tra i più alti dei Paesi sviluppati al mondo;

del disallineamento di questi territori si sono occupati tutti i governi dal dopoguerra in avanti e le politiche comunitarie destinando, o meglio, visti i risultati, sperperando ingentissime risorse pubbliche;

l’oggettiva arretratezza strutturale di questi territori non potrà mai consentire al sistema imprenditoriale di essere competitivo, pur, come avvenuto in passato, con l’utilizzo di forti incentivi pubblici (anche al 80% a fondo perduto);

tali condizioni di arretratezza, di scarso sviluppo e di povertà, sono state purtroppo l’humus in cui è cresciuta e si è radicata quella “cultura filo mafiosa” che ha fatto espandere il potere della più ricca organizzazione criminale al mondo, che oggi controlla e condiziona gran parte di questi territori e che è stata l’unico soggetto a trarre beneficio dagli ingenti interventi pubblici predisposti;

La presenza costante ed opprimente di questa organizzazione criminale ha fatto sì che una cd. “borghesia imprenditoriale e culturale” abbandonasse il Sud, trasferendo altrove le proprie attività e generando ulteriore impoverimento;

quel poco di economia presente in questi territori, aldilà di importanti realtà di nicchia, è legata al turismo ed all’agricoltura, che garantivano occupazione ed un minimo di sostentamento.

Economia in ginocchio

Quanto avvenuto con l’avvento dell’epidemia, ha di fatto bloccato l’economia di tutto il Paese, azzerando tutto. Ma va tenuto conto che:

il Nord Italia, che in questi anni ci ha consentito di essere una delle nazioni più ricche del mondo e che certamente è stato condizionato molto dalla serrata, con gli adeguati ed indispensabili interventi pubblici si riavvierà ritornando in tempi ragionevoli ai soliti livelli di competitività e ad essere la locomotiva del Paese;

in altri territori invece, e la Calabria in particolare, il blocco dell’economia e delle poche attività presenti, ha spento in modo quasi definitivo il motore produttivo del Sud, che già arrancava vistosamente;

la pandemia ha riportato in poco tempo il Mezzogiorno ad uno stato “di quasi irreversibilità”, accentuandone ancora di più le drammatiche povertà e criticità economiche e sociali;

le criticità oggettive qui rappresentate rendono preminente la necessità di mettere in campo gli strumenti necessari per far ripartire il sistema economico del Mezzogiorno, ma per sperare di ottenere dei risultati concreti occorre partire dall’analisi dei fallimenti del passato e intervenire con manovre e misure che diano risposte in tempi rapidi, visto il livello di povertà materiale e di criticità sociale;

per come rappresentato da importanti Istituzioni nel Mezzogiorno vi è una situazione nella quale il disagio economico, la povertà, insieme al forte radicamento della criminalità, possono innescare reazioni sociali molto gravi e radicalizzare ancora di più il ruolo e la funzione del sistema dell’“antistato”;

il Paese tutto, e di certo l’Europa, non si possono permettere che perdurino situazioni nelle quali queste diseguaglianze socio-economiche possano produrre ulteriori fenomeni sociali pericolosi.

La proposta

Da qui la mia proposta che intende contribuire a dare al tessuto imprenditoriale e socio-economico dei territori in palese difficoltà una possibilità di ripartire. A mio avviso è allora indispensabile:

individuare nel Mezzogiorno o in alcune regioni, intanto in Calabria, uno strumento che si potrebbe chiamare “compensatore” e che, partendo dalle criticità e dalle povertà infrastrutturali, possa consentire di avere condizioni di vantaggio rispetto ad altri, al fine di consentirne il riallineamento.

la mia idea di compensatore è quella che in altri luoghi d’Europa si è già realizzata anche per casi simili. Un territorio con una fiscalità ridotta, che compensi gli “handicap” infrastrutturali presenti. In questo modo, così come ad esempio avviene oggi in Irlanda, in Portogallo con l’Isola di Madeira, e nella famigerata Olanda, si avrà un luogo in cui attrarre imprese e generare ricchezza;

questo compensatore, questa area di fiscalità di vantaggio, consentendo al sistema produttivo importanti economie, restituirebbe in modo semplice ed immediato competitività al territorio, aldilà dei deficit infrastrutturali che potrebbero essere anch’essi sensibilmente ridotti in virtù dello sviluppo che si creerebbe. Abbattere la fiscalità significa ridurre i costi, dal costo del lavoro, al costo del fare impresa in generale, in modo che si crei uno sviluppo immediato, rendendo attraente il territorio alle aziende ed agli investitori;

questo strumento può innescare il cambiamento ed in un contesto come la Calabria ed il Porto di Gioia Tauro potrebbe cambiare le sorti del nostro Paese in pochissimo tempo; si pensi a quanto avvenuto ad Amsterdam dove intorno al porto si è creato un sistema economico tra i più efficienti del nord Europa. Tutti gli operatori della logistica delle merci saranno spinti a venire in Calabria, investendo grossi capitali.

A ciò andrebbero aggiunte piccole “leve” rivolte alle microrealtà imprenditoriali. Penso ad un sostegno da parte delle banche, con prestiti a tasso zero per 15 anni e con forme di garanzie semplificate, come pegni sulle quote aziendali, per garantire il capitale necessario alla partenza e, visto che la competitività sarebbe data dalla fiscalità di vantaggio, senza la necessità di finanziamenti a fondo perduto (e ciò eliminerebbe l’annosa problematica della gestione e dei controlli dell’utilizzo dei fondi pubblici). Oltre a ciò andrebbero individuati alcuni strumenti idonei ad incentivare la formazione e riqualificazione, pensando anche alla possibilità di una forma di obbligo di reinvestimento nel territorio di parte degli utili conseguiti dalle banche e società finanziarie che beneficeranno della fiscalità di vantaggio;

questa operazione potrebbe a mio avviso generare plusvalenze per il Paese, in quanto creerebbe ricchezza, farebbe emergere l’economia sommersa e consentirebbe con risultati tangibili l’allineamento dello sviluppo delle diverse aree.

Queste manovre infine devono essere accompagnate da una precondizione essenziale: la legalità, con una strategia da parte di tutto l’apparato statuale nelle sue varie articolazioni finalizzata a combattere la criminalità, adeguando gli strumenti legislativi a tali obbiettivi. Questa è una precondizione che non può venire meno.

Queste sono delle riflessioni, forse importanti, che se condivise potrebbero essere la base di un progetto politico comune per un rilancio immediato del Mezzogiorno e della Calabria in particolare».  (rrm)

GIOIA TAURO (RC) – L’allarme del consigliere Anastasi: mancano farmaci salvavita nella Piana

Nella piana di Gioia Tauro mancano i farmaci salva vita. A lanciare l’allarme, il consigliere regionale di Io resto in CalabriaMarcello Anastasi.

«È una situazione di non poco conto – ha spiegato il consigliere Anastasi –  quella che va a ricadere u molte persone affette da patologie gravi  che vivono nei diversi Comuni della Piana di Gioia Tauro. Sono almeno in cinquanta, da circa due mesi, a  non  avere possibilità di una copertura terapeutica che si rende indispensabile  per continuare le cure previste  e poter vivere».

«Pazienti trapiantati – ha proseguito il consigliere regionale Anastasi – che necessitano di farmaci antirigetto o ammalati oncologici o affetti da altre malattie, di cui almeno venti si trovano in questa particolare difficoltà non disponendo dei farmaci previsti per le loro cure e la loro sopravvivenza e risiedono nel Comune di Rizziconi. Pazienti immunodepressi che necessitano di farmaci immuno soppressori ed a rischio contagio da  coronavirus  altamente esponenziale».

«Se questo è vero, come riferito da pazienti – ha proseguito il consigliere regionale Anastasi – si tratterebbe di un fatto molto grave rispetto al quale non si può restare in silenzio. Pazienti che solitamente si recavano nella Farmacia del loro territorio di Taurianova una volta al mese e che, ormai  da due mesi a questa parte, si vedono costretti ad andare e venire da casa alla Farmacia almeno  tre o quattro volte, prima di poter fruire di quanto previsto dai loro rispettivi Piani terapeutici».

«La situazione è andata peggiorando con l’avvento del coronavirus – ha proseguito il consigliere regionale Anastasi –. Al bisogno terapeutico farmacologico in questione, si aggiungono anche situazioni di uomini e donne che necessitano di farmaci  oncologici e  persone affette da sclerosi sistemica che  non ricevono i farmaci da circa un mese”. Ancora Anastasi: “Insomma, ci si ritrova, ancora una volta, a dover segnalare problematiche che riguardano il sistema sanitario calabrese, assolutamente  non trascurabili  trattandosi  della mancanza di farmaci salva vita altamente costosi e forniti agli interessati  attraverso le farmacie territoriali». 

«Le famiglie dei pazienti – ha proseguito il consigliere regionale Anastasi – vivono questa situazione negativa da affrontare e da risolvere al più presto, consapevoli dei rischi per la salute dei loro cari. Auspicandosi che al più presto si risolva anche  questa ulteriore emergenza, mi sono premurato di informare, il direttore dell’ASP di Reggio Calabria, Antonio Bray, dal quale ha ricevuto particolari rassicurazioni e l’impegno  di  avviare subito opportuni controlli ispettivi sul caso e  di  fare arrivare i farmaci attualmente mancanti anche eccezionalmente  dall’estero, se fosse necessario al fine di assicurare il diritto alla salute delle persone». (rrc)

Fabrizio Criscuolo nominato nel Comitato Zes

Il dott. Fabrizio Criscuolo, ordinario di Diritto Privato presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Roma “La Sapienza”, è stato nominato rappresentante della Regione nel Comitato di Indirizzo della Zes dal presidente della Regione Calabria, Jole Santelli.

La nota, poi, è stata trasmessa al Commissario Straordinario dell’Autorità Portuale di Gioia Tauro, Andrea Agostinelli.

Fabrizio Criscuolo vanta un curriculum di studi, di ricerca e di innumerevoli pubblicazioni scientifiche sull’arbitrato, l’autonomia privata, l’autodisciplina. Il suo nome è fortemente legato agli atenei calabresi, dove ha insegnato. Da legale ha seguito grandi gruppi anche internazionali, si è occupato della privatizzazione e della collocazione in Borsa di numerose aziende.

Esperto di contenzioso arbitrale, oggi viene chiamato a mettere a disposizione la sua alta professionalità nei confronti della ZES di Gioia Tauro. (rrm)

Covid-19: una nave ospedale per l’emergenza.
Il sindaco di Gioia insiste, la Regione dice no

L’idea del sindaco di Gioia Tauro Aldo Alessio di predisporre un ospedale galleggiante al porto di Gioia non piace alla Regione. Il primo cittadino gioiese aveva lanciato una proposta all’armatore Gianluigi Aponte di MSC/Grandi Navi Veloci che si era detto disponibile a concedere, al costo simbolico di un euro per tutta al durata del noleggio, una nave passeggeri, da trasformare in ospedale d’emergenza per fronteggiare l’epidemia da Covid-19. Ma il suo entusiasmo non ha trovato riscontro a Germaneto: in buona sostanza, la proposta non è stata nemmeno presa in considerazione.

Il sindaco, però, insiste e ha mandato una lettera circostanziata alla presidente Jole Santelli e al prefetto di Reggio  Massimo Mariani.

«Lo sviluppo della Pandemia nella nostra Regione – scrive il sindaco Alessio – e l’allarme generalmente avvertito dai cittadini – ben consapevoli dei rischi in un territorio non adeguatamente assistito sul piano sanitario – mi costringono a ritornare sulla proposta di attrezzare nel Porto di Gioia Tauro, una nave ospedale per il miglior contrasto del Covid-19.

«Voglio precisare, peraltro, che in ciò sono confortato dalle adesioni pubbliche di tanti Sindaci calabresi, consiglieri regionali di maggioranza e di opposizione, esponenti politici prestigiosi come l’on. Angela Napoli, decine di associazioni che meritoriamente operano da tempo nella nostra Piana. Appelli in questo senso sono venuti anche da personalità mediche riconosciute e portatrici di progetti che hanno trovato già adesione – quanto all’intervento medico – di​ tanti ufficiali medici in pensione e di tanti affermati medici di origine calabrese , impegnati con riconosciuta professionalità nel nostro​ Paese e pronti a ritornare in Calabria per dare una mano. Evito di fare specifici riferimenti, atteso che la stampa quotidiana regionale ne ha dato ampio risalto. L’esperienza drammatica di quest’ultimo mese – come Lei ben sa – sta cominciando ad evidenziare errori e sottovalutazioni del rischio che hanno portato​ al collasso sistemi sanitari regionali molto celebrati e​, purtroppo, un numero inaccettabile di morti. La nostra Regione ha avuto, al momento, la fortuna di essere ai margini degli importanti focolai nazionali ma – come ci ricorda giornalmente il Comitato tecnico Scientifico e la Protezione civile – siamo lontanissimi dall’esserne esenti, ed anzi l’acuirsi di situazioni oramai note, ci impone la massima attenzione e prudenza.

«Conosciamo bene l’incertezza e – mi consenta – la confusione finora riscontrata nell’attrezzare adeguati Presidi Ospedalieri in Calabria e nella Piana. È stato, peraltro, già evidenziato il pericolo che i nostri Ospedali, per come organizzati,​ possano diventare pericoloso veicolo per la diffusione del virus, con immediata compromissione del Personale sanitario e parasanitario.​ La scelta della Lombardia di approntare ospedali dedicati (Milano alla Fiera, Bergamo con ospedale degli Alpini..) o della Liguria (nave​ ancorata nel Porto di Genova) fuori dai celebratissimi​ e storici ospedali di quelle città ci deve indurre a considerare anche per​ nostri territori a considerare una soluzione del genere. Purtroppo, al momento, non solo non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione in merito all’impraticabilità della nostra proposta di allestire una nave all’interno del Porto di Gioia Tauro, ma non è stata resa nota nessuna altra ipotesi, come, per esempio, la riapertura e la messa in funzione di reparti Covid-19 presso l’Ospedale di Gioia Tauro o altre strutture ospedaliere cadute in disuso.

Il caso Genova e la soluzione data – quindi verificabile nella positività della proposta – non può pertanto essere esclusa senza una adeguata motivazione. Questa, al momento non è stata data né altra similare soluzione – ad esempio presso uno degli Ospedali chiusi – è stata proposta o anche semplicemente rappresentata per ipotesi dall’Autorità Regionale che – con la Protezione civile – è abilitata a darla.

«Sono pertanto – ed ancora una volta – ad insistere perché sia affrontata la questione con la serietà e l’urgenza che il caso comporta».

Fin qui il sindaco di Gioia Tauro che trova il sostegno del consigliere regionale Giacomo Pietro Crinò (Casa della Libertà).

«Non è da abbandonare definitivamente – dice  Crinò – la proposta lanciata nei giorni scorsi dal sindaco di Gioia Tauro, Aldo Alessio, per una nave-ospedale nel porto calabrese, che darebbe la possibilità di liberare posti letto negli ospedali che sono importantissimi in questa fase e potrebbe ospitare tre diverse categorie di pazienti: coloro che, in uscita dall’ospedale e tecnicamente guariti, avessero bisogno di un periodo in più di degenza per ristabilirsi completamente; le persone colpite in modo lieve dal Coronavirus, che potrebbero restare in isolamento nelle proprie abitazioni ma che, non avendo nessuno ad aiutarli per la spesa o l’approvvigionamento dei farmaci o avendo altre persone in casa che potrebbero essere infettate, optassero per questa possibilità. In più, i pazienti godrebbero del vantaggio di trovarsi in mare e poter respirare iodio e aria umida che favorisce la respirazione. Una idea presa subito al volo – aggiunge Crinò-, dall’armatore Gian Luigi Aponte, patron di MSC, che ha dato immediatamente disponibilità di una sua nave per trasformarla in ospedale. Insomma, si tratta né più e né meno del progetto identico che è già divenuto operativo a Genova e che ancora si fa in tempo a replicare anche in Calabria”. Aggiunge Crinò: “La prima risposta della task force sanitaria regionale non è stata favorevole. Ritengo però che ci siano ancora i presupposti per non fare morire del tutto l’idea. Purtroppo, è sotto ai nostri occhi la situazione calabrese riguardo il progredire dei contagi. Le strutture ospedaliere calabresi rischiano di non reggere le necessità, tra quelle ordinarie e quelle dovute al virus. In pochi giorni, l’ospedale galleggiante potrebbe essere adeguatamente attrezzato e consentire a tutti di guardare con un certo ottimismo alla possibilità di nuovi posti letto in caso di bisogno. Non è il momento più di continuare a fare della sanità solo un calcolo aritmetico, soprattutto in momenti come quelli che stiamo vivendo. Se in altre regioni ciò è stato realizzato, ritengo che sia possibile anche in Calabria. Serve l’impegno fattivo di tutti. Auspico che la task force sanitaria della Regione Calabria, la Protezione Civile e altri attori competenti scendano ad un confronto dialettico, aperto e leale, per addivenire a concretizzare in tempo l’idea del sindaco di Gioia Tauro, ringraziando la MSC per la disponibilità manifestata».

Perché la Regione ha detto no già la scorsa settimana? Secondo quanto riferisce il sindaco Alessio la proposta non sarebbe praticabile perché, secondo la Regione, i posti letto in Calabria sarebbero sufficienti. «Ma oltre il danno, – ha detto Alessio – la beffa: infatti, da quello che percepiamo, l’ospedale di Gioia Tauro, individuato come centro Codiv sarà smantellato di tutti i servizi per evitare eventuali contagi».

E al primo rigetto, lo stesso sindaco aveva replicato con durezza parlando dell’Ospedale di Gioia: «In pratica – un vero e proprio ‘lazzaretto’. Ma anche quella trasformazione procede a rallentatore perché mancherebbero gli autorespiratori e quindi, almeno per adesso non si sarebbe in grado di attuare posti di terapia intensiva e sub intensiva. Ma la cosa che ci allarma e ci preoccupa ancora di più è che l’unico pronto soccorso di tutta la fascia tirrenica, secondo le ultime indicazioni prese dai responsabili sanitari, dovrebbe essere smantellato insieme a tutti quei servizi ordinari che sono essenziali e necessari a servire la popolazione sanitaria dell’intera fascia tirrenica, che ha circa 60 mila abitanti. Coloro che stanno gestendo l’emergenza sanitaria regionale e provinciale, oltre a disattendere le loro stesse determine, cambiano continuamente le loro strategie di intervento sanitario sul territorio, senza avere alcun rapporto istituzionale e nessun confronto con i legittimi rappresentanti delle comunità amministrate». (rrm)