L’OPINIONE / Francesco Gagliardi: Calabria, mare sporco? Per i politici è un mare da bere

di FRANCESCO GAGLIARDIMare sporco in Calabria, titolano i giornali. E questa sarebbe una novità? Da anni lo stiamo segnalando che il nostro mare è inquinato. Chiazze marrone e “strunzi” si spingono fino alla riva e un odore nauseante invade tutta la zona. I villeggianti e i turisti sono indignati, ma alcuni residenti mettono sui social alcune foto bellissime con acque azzurre e chiare e non ci stanno e dicono che il nostro mare è pulito. Quella chiazza marrone è dovuta al movimento del mare dopo le mareggiate e quell’odore strano, nauseante è invece un profumo di Chanel n. 5. Contenti loro. Mare agitato, mare calmo, la verità è che il nostro mare in questi ultimi giorni fa veramente schifo. Molti villeggianti hanno disdetto le loro agognate vacanze.

Quando hanno visto per l’ennesima volta il mare sporco sono andati altrove o sono ritornati delusi nelle loro case. Ma non doveva essere il nostro mare un mare da bere? Lo dissero alcuni anni fa Agazio Loiero, Presidente della Regione Calabra, e Mario Oliverio, Presidente della Provincia di Cosenza. Io li invitai a venire sulle nostre spiagge e a bere un bel bicchiere di acqua del nostro mare. Non hanno accettato l’invito e non hanno bevuto l’acqua del nostro mare. Mica sono fessi. Sono certo che se avessero accettato il mio invito e avessero bevuto un bicchiere di acqua del nostro mare avrebbero dovuto ricorrere alle cure degli ospedali di Paola, Cetraro e Cosenza.

Quali sono veramente le cause del fenomeno? Non c’è bisogno di tecnici ed esperti. I depuratori non funzionano a dovere e qualcuno di notte scarica nei fiumi e nel mare sostanze inquinanti. Questo è il punto. Lasciamo perdere la polemica tra il Governatore della Calabria On. Occhiuto e i Sindaci della Regione Calabria. Sono tutti responsabili. Giocano a scarica barile. Lo hanno sempre fatto, Non è una novità. La novità è una sola, una soltanto: il nostro mare è sporco e i villeggianti che dovrebbero essere la ricchezza della nostra amata Calabria sono delusi e amareggiati. Colpa di fattucchieri e di stregoni?

Il grande Totò direbbe: Ma mi faccia il piacere! Le responsabilità sono di tutti quelli che hanno governato la Calabria e delle amministrazioni locali. Sono stati tutti incapaci, sono tutti incapaci a risolvere in via definitiva questo grave problema che puntualmente si verifica durante la stagione estiva e quando le nostre spiagge sono affollate. Guardando le foto che girano sui Social con le strisce di melma e con gli “strunzi” galleggianti che deturpano il nostro azzurro mare, mi ha preso un colpo a cuore. Ma come è possibile! Acqua azzurra, acqua chiara, con le mani posso finalmente bere, la canzone di Lucio Battisti. Ma questo tanti anni fa. 

E oggi? Solo Loiero e Oliverio potrebbero bere l’acqua del nostro mare inquinato, ma non lo faranno perché sanno che quello che hanno affermato era una fake news, era soltanto una notizia per prendere per fessi gli elettori calabresi, i quali all’occasione si sono poi vendicati. (fg)

L’OPINIONE / Franco Cimino: Mauro, l’attore, il rivoluzionario, il suo cinema di “periferia”

di FRANCO CIMINOMauro Lamanna è un giovane catanzarese, che vive tra la sua Città e la Capitale, tra questa e tante parti del mondo. Specialmente, l’America latina. Lui fa l’incontrario, con il suo fraterno amico, amico anche mio, Pietro Monteverde, del viaggio che fanno la stragrande parte degli artisti italiani, che sognano le luci di Manhattan e i tappeti rossi di Hollywood. Cerca luoghi e culture che più somiglino, ovvero che meglio si rapportino, alla sua Calabria. E al Sud. Va (vanno)in cerca di Sud. Perché i Sud del mondo si somigliano tutti. E non solo nel paesaggio, ovunque paradisiaco e ovunque depredato.

Ma nelle persone. E nel rapporto che esse hanno con il potere, che prima le affama, poi li “analfabetizza”, infine li emargina. Non dai supermercati, si badi bene, ma dalle istituzioni. Li rende invisibili, le persone. E assai distanti da loro le istituzioni. Queste non sono, in Democrazia i gangli del potere, i tentacoli di una piovra. Sono i luoghi in cui si vive, si esercita( non si concede), la partecipazione. Infatti, storicamente, quasi antropologicamente, in quel paradiso violato, in quella parte del mondo, non c’è quasi mai Democrazia. C’è il Sud, e basta.

A volte il Sud, la Democrazia sembra averla, ma non ne beneficia. Non ne beneficia perché il potere quando è disgiunto dalla Politica, fa sempre le stesse cose. Regole o non regole, le fa. Perché esso si (im)pone sempre su tutto. E sempre con le stesse intenzioni le fa. Sempre con gli stessi “ garbati” modi, le fa. Non far pensare le singole persone, poi farle pensare all’unisono omologandoli al pensiero unico. Allontanarli dalle urne, un’altra correlata intenzione. Metterle insieme, come folla nei centri commerciali e tifosi allo stadio. Anonimi tutti, irriconoscibili e tra loro sconosciuti, sollecitati emotivamente da emozioni sconvolgenti: quel campione, la squadra che vince, quell’oggetto acquistabile quando poco prima sembrava irraggiungibile. Con gli stessi mezzi, il potere le fa. Una Università qui e là, purché molte nello stesso territorio, al contrario delle scuole sempre poche. Come le biblioteche. I campi sportivi. E, nascoste agli occhi, tante estese periferie urbane, dove manca totalmente tutto questo. E, per non far mancare proprio nulla di ciò che manca, le priva delle piazze, spesso, anche delle chiese. Di cinema e teatri, manco a parlarne. Si somigliano tutte le periferie. Si somigliano tutti i sud del mondo.

Le periferie e i sud dicono, sia pure con linguaggi differenti (le lingue non c’entrano), la stessa, elusa, verità. E, cioè, che laddove tutto manca, la democrazia, costituita o no, pure manca. Anche in quelle regioni dove arrivano puntualmente le mance dello Stato, amorevole e paterno. Mauro Lamanna, che sulla sua spiccate intelligenza nutre un pensiero profondo, non fa il rivoluzionario. Non fa il capopopolo. Non il leader di un partito. E quale, tra l’altro, essendo spariti e la Politica e i partiti ormai da tempo? Non vuole fare né il rivoluzionario, né il missionario. Evidente che abbia le sue idee politiche e che senta la Politica. Basta poco per capirlo. Ma non oggi questo il suo campo. Oggi, qui, no. E non per pigrizia o convenienza. Non lo è perché lui è artista. Studia i testi teatrali e ne scrive pure. Recita sui palcoscenici e nei set. Si fa dirigere dai registi. E pure lui, dirige altri artisti. Gli basta solo essere questo. Perché se fai questo mestiere con passione, e applicazione anche di studio rigoroso, fai la più grande delle rivoluzioni.

Ché la rivoluzione è nella Parola, come ci insegna un certo Signore che la storia colloca in un tempo distante dal nostro solo duemila e ventitré anni. Si fa anche con le parole, quelle buone, in quanto vere e sincere. Colte e profonde. Parole poetiche e profetiche. Come ci insegnano gli scrittori e i poeti, i cantastorie e i cantautori di poesie, i testi di letteratura e di teatro. Come ci dice, insegnando, il Teatro. E il Cinema. Come ci dicono i registi. E gli attori. Come ci ha detto e ci vuole ancora dire Mauro Lamanna. Chi ha paura delle parole? Gli stessi che hanno paura della Parola. E da due secoli almeno. Chi sono? Quelli del potere senza la Politica, gli uomini che governano senza intellettualità e moralità che li ispiri. Ma costoro sono pochi per quanto potenti e arroganti. Occorrono altri. Tanti altri. I più minacciosi e i più efficaci. Sono i prepotenti, pochi ma determinati. I prepotenti che “comandano” nelle periferie. Certo gli ‘ndranghetisti e i mafiosi, ma non solo quelli, ché i signorotti di periferie sono i bulli della “cretineria”. Ma neppure loro, messi insieme, bastano. Perché le periferie siano “ isole felici”, ne occorrono molti di più. Contagiosamente moltiplicatori e moltiplicati in continuazione. Delle parole hanno paura gli ignoranti. Maggiormente l’ignoranza, che, a sistema, li sforna.

Prepotenza, comunque mascherata, ignoranza, in qualsiasi modo manifesta, temono le parole. Ma esse da sole non ce la farebbero a sconfiggere le parole. Hanno bisogno di un pubblico più vasto, il popolo dei rassegnati. Quello di chi non ha più fiducia in nulla. Neppure in sé stessi, individualmente considerati. È il popolo dei senza parola. Quello che ha consumato le parole e ritiene bugiarde e ingannevoli quelle che ascolta. Tutto questo non vuole sentirle, le parole. Le buone. Le nuove. E, però, non riescono a intimorirle, quando sono pronunciate da voci buone. Neppure a farle arretrare. Non ce la farebbero a farle “scappare”. Ché le parole non si fanno mute. Si fermano, per prudenza. Se necessario, si allontanano, per pazienza. Le parole, infatti, sono accesse, di passione. E sono calme, per ragione. Sono tra i pochi strumenti umani che sanno mettere insieme, e contemporaneamente, testa e cuore, pensieri sentimenti.

Mauro Lamanna, con la sua “ impresa” Divina Mania, ha portato la rassegna “Schermi”, il cinema all’aperto dalle pareti attrezzate di un camioncino, nelle periferie della nostra Città. Lo ha fatto da attore colto, da ragazzo bello, da catanzarese autentico. L’ha fatto, con i suoi amici, da intellettuale che crede che con l’informazione, l’istruzione e la cultura, si possa cambiare il mondo. A partire dalla sua parte più fragile, le periferie. L’ha fatto da amante del Cinema, che crede che Teatro e Cinema, rappresentino il palcoscenico e il set dove chiunque possa salire per recitare la parte che la vita gli ha assegnato con il potere di poterla, con altri, riscrivere.

L’ha fatto da intellettuale che conosce la forza di contaminazione che il pensiero possiede, non come omologazione sullo stesso, bensì come stimolatore di quello altrui. L’ha fatto per portare il cinema in ogni luogo in cui non c’è, convinto che di questi ambiti la gente abbia bisogno, al pari delle scuole e delle chiese. E dei campetti sportivi, polidisciplinari. L’ha fatto per portare le parole, perché siano ascoltate e” riparlate”. L’ha fatto da ragazzo che chiede ai ragazzi di tutte le età di fare come lui, utilizzando gli strumenti di cui essi dispongono negli spazi in cui vivono. L’ha fatto, infine ma non per ultimare, da “rivoluzionario”, che persegue solo lo scopo del rivoluzionario.

Uno scopo che non costa nulla. Nè fatica, né paura di violenza o d’altro di più pericoloso. Cambiare il mondo. A partire dal nostro cortile e dalla nostra stretta strada. Adesso la parola torna alla politica, a cui particolarmente sono rivolte quelle e queste parole, le sue e le mie. E le tante mute degli uomini e delle donne, dei giovani e dei vecchi, delle periferie. Lunedì torneremo con lui all’Aranceto. E saremo in tanti, io spero. Ma non sarà una sfida. Non sarà una provocazione. Non sarà un cinema contro. Lunedì sera, alle ventuno, sarà una serata di immagini e parole. Una serena, calda, serata d’amore. Una serata bella. (fc)

L’OPINIONE / Filippo Mancuso: Tutti impegnati a garantire il mare pulito

di FILIPPO MANCUSOLa garanzia del mare pulito coinvolge tutti, ognuno per la propria responsabilità, dalle Istituzioni alle associazioni e ai singoli cittadini. Ma è decisivo archiviare dissapori e polemiche strumentali e concentrarci, come sta facendo la Regione, su azioni congiunte di impegno quotidiano e contrasto all’inquinamento marino.

La ‘tolleranza zero’ ad ogni fenomeno di inquinamento deve essere la parola d’ordine non di uno solo, ma di tutti. Il presidente Occhiuto ha voluto spronare ogni soggetto, pubblico e privato, per la salvaguardia del mare. Le polemiche, specie se pretestuose, non favoriscono le nostre comunità.

L’ordinanza emessa dalla Regione chiede ai Comuni di verificare, in tutti gli insediamenti, le installazioni o gli edifici, civili e produttivi, il funzionamento e l’idoneità delle fosse settiche o biologiche e di altri sistemi appropriati dotati di scarico, anche al riguardo della verifica dell’autorizzazione allo scarico e alla corretta gestione dei fanghi prodotti, verificare l’eventuale presenza di scarichi abusivi in suolo, sottosuolo. Nessuno, dunque, si senta escluso dalla sfida che dobbiamo vincere insieme, perché il mare è ossigeno, risorsa alimentare e sostentamento di intere economie, ma anche cultura e storia, ossia pezzi fondamentali per qualificare ogni progettualità turistica.

La Regione fin dall’inizio della legislatura, ha messo in atto un controllo capillare sugli autospurghi e sui pozzi neri. Un’attività di sorveglianza svolta con la collaborazione dei carabinieri, mentre per 46 Comuni è stato formalizzato il finanziamento per l’ammodernamento degli impianti di depurazione, con un investimento complessivo di 16 milioni e al contempo è sempre attivo il sito ‘Difendi l’ambiente’ per segnalare eventuali anomalie. 

A questo punto, le basi per lavorare in sinergia e bene ci sono tutte e ogni sforzo va indirizzato a preservare la purezza delle acque e migliorare e potenziare l’offerta turistica. La Calabria che guarda con fiducia al futuro non può che affrancarsi, individuandoli e sanzionandoli, da comportamenti e metodi che antepongono interessi particolari e illeciti al bene comune.

Vista l’importanza della posta gioco, e dopo decenni di distrazioni e sciatteria, il messaggio, non può che essere inequivocabilmente rigoroso. In tal senso, è apprezzabile sia la complessa strategia contro l’inquinamento ambientale messa in atto dai Carabinieri della Calabria, che l’azione, forte e determinata, sulle problematiche annose della depurazione, innescata dalla Regione e dagli altri livelli istituzionali: Capitaneria di Porto, Guardia di Finanza, Procure della Repubblica e Prefetti.

Si parte dall’amara constatazione che i rischi per il nostro mare derivano dai depuratori inefficienti, dai molti scarichi abusivi, dai torrenti fuori controllo e da altre cause, perlopiù note ma irrisolte. Tutti guardiamo con attenzione all’impegno dei Comuni e anche su questo fronte la Regione è al loro fianco, per rendere sempre più attrattiva la nostra terra. Consapevoli che il rispetto dell’ambiente in generale e del mare in particolare, costituisce la condizione indispensabile per valorizzare l’imponente patrimonio naturalistico di cui disponiamo e promuovere sviluppo sostenibile. (fm)

[Filippo Mancuso è presidente del Consiglio regionale della Calabria]

L’OPINIONE / Nicola Fiorita: Catanzaro è dei catanzaresi perbene e non di un pugno di criminali

di NICOLA FIORITA – Domenica sera, saremo tutti al quartiere Aranceto. E l’auspicio è che vi sia tutta la città, non solo quella istituzionale ma quella Catanzaro che nella sua stragrande maggioranza è fatta di persone perbene, oneste, operose, che conoscono il senso e il valore della parola comunità. Un pugno di criminali, ad Aranceto, ha sostanzialmente impedito, ieri sera, la proiezione del film in programma nel cartellone della rassegna “Schermi”.

Lo ha fatto con l’unico linguaggio che conosce: il linguaggio della violenza, della intimidazione, della inciviltà. Eppure, lo scopo della rassegna, dei giovani operatori culturali che l’hanno pensata e organizzata, con il sostegno convinto dell’Amministrazione Comunale, è di animare proprio le periferie, quelle porzioni di città che più hanno bisogno di allontanare da sé il rischio di sentirsi ai margini, di sentirsi esclusi, fuori dal contesto.

Quelle porzioni di città che tutte le persone di buona volontà, ciascuno per la propria parte e per le proprie responsabilità, stiamo invece cercando di far sentire parte di una comunità che include e che non vuole lasciare dietro nessuno. La rassegna di proiezioni nelle periferie sta raccogliendo, come ha confermato il regista Mauro Lamanna un’accoglienza amorevole, com’è giusto e immaginabile che sia. Perché Catanzaro è capace di questi slanci di generosità. E anche Aranceto si preparava a vivere la medesima esperienza, se non fosse stato per quel pugno di criminali che ha spinto gli organizzatori a sospendere la proiezione. Sospendere, ma non rinunciare. Perché non si rinuncia a vivere, perché la violenza non può avere alcun diritto di cittadinanza.

Perché la violenza troverà sempre tutti noi a sbarrargli strada. Ed è bene che quel pugno di criminali se lo ficchi in testa una volta per tutte. La proiezione si farà domenica prossima, 16 luglio e noi saremo lì a ripeterglielo: Catanzaro non è la loro, non lo è la città e neppure quel quartiere. Catanzaro è dei catanzaresi perbene e solo di quelli. (nf)

[Nicola Fiorita è sindaco di Catanzaro]

OPINIONE / Franco Cimino: Bene il netto no di Catanzaro al Parco eolico marino

di FRANCO CIMINO – “Le osservazioni di dissenso” deliberate ieri dalla giunta comunale, con le quali il Comune dice un no chiaro al progetto della installazione di un parco eolico marino lungo un tratto di costa che interessa il nostro mare e la nostra bella vista( ma la battaglia, sono certo, sarebbe stata fatta comunque per ogni iniziativa analoga, siamo il capoluogo di regione), è fatto assai positivo sotto molteplici ragioni. Ne dico solo due.

Le più importanti sono l’attenzione e l’ascolto verso la sensibilità e la voce di Associazioni, politici e cittadini, nonché di documentate e ben esposte ragioni giuridiche, emerse dalla parte più attenta della nostra società. L’altra è l’emergere di un’attenzione tanto attesa verso il territorio e ciò che ancora resta della sua bellezza, lungamente ferita e oltraggiata in decenni di egoistico suo sfruttamento. La Politica, secondo il mio sentire, è valorizzazione e tutela del patrimonio naturale, culturale e, quindi, paesaggistico e ambientale. Questa è la vera ricchezza di un territorio. Di una città. Del nostro territorio. Della nostra città. Da queste sensibilità bisogna ripartire per trasformare questa ricchezza in opportunità nuova. In nuova producente ricchezza altra. Si continui dunque, se si vorrà mantenersi coerenti e risultare credibili, su questa strada. Che è anche quella della responsabilità, in quanto depositari, come comunità, di una bene che non è nostro, ma di tutti nella stessa misura in cui non potrebbe essere nella libera disponibilità di ciascuno.

Un bene comune, che va amministrato correttamente dal Comune, mi scuso per l’apparente gioco di parole. I cittadini si attendono ora che la stessa scelta di quelle sul mare, l’Amministrazione la compie sulle pale eoliche impiantare sul nostro territorio, attivando vigilanza e cortese opposizione su quello circostante( Catanzaro è il capoluogo anche della provincia).

Basta alberi in ferro che rovinano la terra e ammalano gli occhi. Rimuovere subito quelli che non hanno ottenuto alcuna autorizzazione ove risultassero, se ve ne sono, pertanto abusivi. Si metta inoltre con urgenza la parola fine all’assurda vicenda del nuovo Piano Strutturale, che, volutamente lasciato inapplicato per mancanza di dibattito e di decisione su di esso, sta “volutamente” favorendo la totale consumazione del territorio. Specialmente, quello davanti al mare, ai lati della 106 e sulle piccole colline lungo le vie che portano nella parte alta della Città. Rinnovare la Politica significa cambiare visione della stessa, idea sulla città, cultura e metodo di governo. Per questo la Politica è una cosa semplice. E bella. Il luogo, cioè, della più entusiasmante fatica. Quella rivoluzionaria. (fc)

L’OPINIONE / Vincenzo Castellano: Il Sud paga più tasse ma riceve meno servizi

di VINCENZO CASTELLANO –  Il Sud ancora non è riuscito a recuperare il gap che lo separa dal Centro-Nord del Paese. Nonostante le numerose iniziative e riforme politiche adottate dagli anni Cinquanta fino allo straordinario Pnrr, il Mezzogiorno non ha mai registrato lo sviluppo che chi ha governato e governa ha promesso che avrebbe realizzato.

La sfida che ci attende, dopo la pandemia che ha messo in crisi l’intero sistema economico mondiale e una guerra russo-ucraina, ancora in corso, è la grande occasione da non perdere per intraprendere scelte coraggiose per rilanciare il Meridione rendendo sostenibile lo sviluppo futuro dell’intero Paese.

Oggi i cittadini residenti nel Mezzogiorno pagano più tasse rispetto ai loro connazionali che vivono nel Centro-Nord poiché lo Stato, investendovi meno soldi, costringe gli enti locali ad aumentare la pressione fiscale per garantire i servizi che, nonostante ciò, sono minori al sud rispetto che nel resto d’Italia.

La spesa pubblica che lo Stato concede al Meridione è inferiore rispetto a quella che elargisce al Nord. La regola adottata è sempre quella della cosiddetta “spesa storica” che negli anni è stata perpetrata in modo ininterrotto, sistematico e illegale costringendo gli Enti locali del Mezzogiorno ad adottare politiche che hanno visto aumentare progressivamente le imposte nei confronti dei propri cittadini, non riuscendo, tuttavia, a soddisfare tutti i bisogni di servizi necessari.

Questa circostanza provoca un effetto indesiderato che i meridionali, oltre ad usufruire di servizi e benefici di scarsa qualità, e pur avendo in media già redditi decisamente più bassi rispetto ai loro concittadini del Nord, sono costretti a subire un prelievo fiscale molto più oneroso rispetto a questi ultimi. Un esempio emblematico della inadeguatezza della “spesa storica” che ci permetterebbe di comprenderne rapidamente i negativi risvolti pratici è il confronto fra le due Reggio: Reggio Emilia e Reggio Calabria, dove la prima – che è risaputo ha già molti servizi – ha un fabbisogno standard di circa 140 milioni di euro, mentre a Reggio Calabria, con meno servizi, di circa 100 milioni di euro, circa 40 milioni in meno nonostante abbia più abitanti della città emiliana.

Ancora, se si analizza più nel dettaglio la spesa pubblica ci renderemmo conto come per l’istruzione a Reggio Emilia sono riconosciuti circa 30 milioni a Reggio Calabria 9. Per la cultura alla prima sono concessi oltre 20 milioni e alla seconda non si arriva a 5. Riguardo all’edilizia abitativa alla città emiliana sono destinati oltre 50 milioni e alla seconda si arriva a malapena a 10. E si potrebbe continuare ad oltranza. Anche la Corte dei Conti ha più volte rilevato che: «A fronte dei 116 euro medi pro capite di spesa sociale complessiva, si va dai 22 della Calabria ai 517 del Trentino (Bolzano) e a fronte dei 14 euro di spesa pro capite per i soli interventi contro povertà e disagio, si passa dai 3 euro nei Comuni della Calabria agli 83 nei Comuni del Friuli».

È evidente che di fronte a questa situazione che è il risultato di anni di politiche che hanno agevolato sempre di più le regioni del Nord è necessario intervenire con politiche di vantaggio per le regioni del Mezzogiorno. Le recenti iniziative del governo che hanno introdotto la decontribuzione per i lavoratori che vengono assunti al Sud, l’istituzione delle Zes (Zone Economiche Speciali) e delle ZLS (Zone Logistiche Semplificate, sono tutte misure che vanno accolte con favore ma invito il governo ad avere più coraggio. È necessario un intervento strutturale sul piano fiscale ad esclusivo vantaggio per le regioni del Sud e un piano di equità territoriale che preveda la ridistribuzione delle risorse pubbliche.

I cittadini meridionali pagano di più molti servizi rispetto a quanto gli stessi servizi costano al Nord. Le Rc auto, gli interessi bancari, la benzina, le utenze domestiche sono solo alcuni di questi. Ma anche il costo di un biglietto del treno, a parità o addirittura con maggiore distanza, costa di meno per i treni che vanno verso Nord rispetto a quelli che vanno verso Sud. È chiaro, quindi, che un cittadino che vive al Sud sostiene maggiori costi per i servizi e non è equo che paghi le tasse con le stesse modalità con cui le paga un cittadino che vive al Nord. (vc)

[Vincenzo Castellano è segretario Federale Italia del Meridione]

L’OPINIONE / Giacomo Saccomanno: Il Ponte sullo Stretto ridurrà la povertà in Calabria e Sicilia

di GIACOMO SACCOMANNO – Si continua a discutere su questa imperiosa opera, che unirà l’Europa ai paesi del Mediterraneo, oltre che la Calabria e la Sicilia, disquisendo, positivamente o negativamente, sull’impatto che ci sarà certamente. Ho preso atto del progetto, che dovrà, sicuramente, essere ulteriormente innovato, e non posso non ribadire che non ci sarà alcun impatto ambientale che non rientri nella norma. D’altro canto, esistono tutte le autorizzazioni, nulla osta e permessi.

E ben sappiamo che l’Italia è una nazione ove la burocrazia è sovrana e soprabbondante! Ma, non voglio soffermarmi su questioni già superate. È necessario, invece, considerare, con onestà intellettuale, che l’opera avrà un forte impatto sull’occupazione, sia nel momento della costruzione, che in quello successivo della manutenzione. Migliaia di giovani, di persone, di padri di famiglia non dovranno più andar via dalla Calabria e dalla Sicilia, ma potranno, finalmente, lavorare nella propria terra ed accanto ai propri cari. Non è, sicuramente, una questione di poco conto, se pensiamo che il Sud ha perso migliaia di giovani che sono stati costretti ad andare via per poter trovare un posto di lavoro. Basterebbe solo questo per rendere l’opera accoglibile e meritoria di essere realizzata al più presto.

Ma, è indispensabile segnalare che la presenza reale di una possibilità occupazionale sarà un vero e concreto antidoto per contrastare la povertà, la‘ndrangheta e la criminalità organizzata. Nessun dubbio vi può essere, infatti, che un giovane che ha voglia di lavorare sceglierà, sicuramente, la strada della regolarità e della piena legalità, deviando o abbandonando quella delle condotte illecite. Certamente, vi saranno soggetti che continueranno a delinquere, ma questi saranno in numero minore e non avranno, certamente, il sostegno di chi ha scelto un percorso diverso ed all’opposto. D’altro canto, chi non vuole il ponte e le opere connesse vuol dire che vuole lasciare in povertà la Calabria e l’evidente e pacifica soggezione alla criminalità organizzata.

Quindi, dopo oltre 50 anni si sta concretizzando il sogno di molti meridionali, ma principalmente si potrà cominciare a ragionare su crescita e sviluppo effettivo. La perseveranza e la costante attività di Matteo Salvini consentiranno di portare a termine questo importantissimo progetto e tante altre infrastrutture collegate. E solo questione di tempo e i cittadini del Sud sapranno apprezzare la laboriosità e l’impegno assunto dal ministro Salvini nei confronti del Mezzogiorno, ricco di risorse, ma povero di idee e di vera programmazione. (gs)

[Giacomo Saccomanno è commissario regionale della Lega e membro del Cda della Società dello Stretto di Messina]

L’OPINIONE: Nicola Fiorita: Si evitino bracci di ferro su localizzazione del nuovo ospedale di Catanzaro

di NICOLA FIORITA – Bene, anzi benissimo i 322 milioni di euro per realizzare il nuovo ospedale di Catanzaro, ma si evitino guerre o bracci di ferro per la localizzazione come sta accadendo a Cosenza. Al presidente Occhiuto e al presidente del Consiglio Regionale Mancuso dico solo che questa importante occasione non deve essere sprecata e pertanto solo dalla concertazione possono venire soluzioni nell’interesse della città e dei cittadini.

Ogni valutazione urbanistica spetta al Comune e sono certo che la Regione e l’Ufficio del Commissario – che coincidono con la stessa persona del presidente Occhiuto – intavoleranno con noi una discussione seria e approfondita. Una somma così rilevante va utilizzata al meglio e noi, intanto, diciamo che ogni ipotesi progettuale dovrà tenere conto del futuro dell’ospedale Pugliese, che certamente non potrà essere smantellato.

Le ipotesi in campo sono tante e andranno discusse con il massimo dell’attenzione e con l’ausilio di pareri tecnici assolutamente affidabili. Faccio un esempio: se si dovesse decidere la localizzazione dei nuovi spazi a Germaneto, parallelamente dovrà essere decisa la destinazione futura del Pugliese che, per quanto ci riguarda, dovrà sempre avere una funzione sanitaria di livello, tipo Casa della Salute. Oppure si opterà per ottimizzare anche gli spazi del Pugliese, dotandolo anche di parcheggi e pista per l’elisoccorso, oltre che ampliare quelli del Mater Domini.

Insomma, si tratterà di sviluppare un grande lavoro e il Comune si farà trovare pronto. Conto, già subito dopo la pausa estiva, di avviare da un lato l’interlocuzione con il presidente Occhiuto e dall’altro aprire una discussione in Consiglio Comunale.

Ripeto: se eviteremo gli scontri che si stanno verificando a Cosenza sulla localizzazione, potremo procedere con rapidità e certezza lungo la strada della costruzione della grande Azienda universitario-ospedaliera del Capoluogo. (nf)

[Nicola Fiorita è sindaco di Catanzaro]

L’OPINIONE / Cataldo Pugliese: Gli Arberëshë, traino delle minoranze d’Italia

di CATALDO PUGLIESEDiventa sempre più necessaria la rimodulazione del posizionamento in Italia delle Comunità Arberëshë, la Minoranza etnico – linguistica più longeva al Mondo. Quella degli albanesi d’Italia che da oltre 600 anni custodisce la propria lingua e la propria identità rappresenta la massima espressione di integrazione sociale e culturale in Europa, con umiltà, fede, determinazione e coraggio.

Non basta, non è sufficiente ciò che le istituzioni hanno fatto e continuano a fare. I valorosi intellettuali arberëshë in prima linea al fianco di Garibaldo durante l’unità d’Italia, non lo avrebbero mandato a dire. Quegli stessi eroi in prima linea durante i moti cosentini, non avrebbero per nulla tollerato i soprusi subiti da una politica nazionale assente e per nulla riconoscente al proprio popolo. Un fazzoletto del nostro paese, caratterizzato da una tradizione diversa, composta da 50 comuni italiani, da un sapere diverso, fatto da qualche centinaio di migliaia di persone, e da un essere orientale, necessita oggi più che mai il giusto riconoscimento e rispetto morale verso i propri cittadini.

I confini non esistono più, come ripetutamente sosteneva uno dei sociologi più famosi del mondo Zygmunt Bauman; l’umanità deve imparare a collaborare attraverso il dialogo, le  diversità arricchiscono e rendono creativi gli esseri umani. Nel prossimo secolo c’è la necessità di unire in un nuovo matrimonio potere e politica e di sviluppare l’arte di coabitare tra culture diverse. Nessuno più del popolo Arbereshe (albanesi d’Italia) può testimoniarlo in Italia e in Europa.

Integrazione, inclusione e accoglienza sono temi su cui bisogna investire sempre più, per la crescita sociale ed economica del nostro paese sono anni che mettiamo in evidenza l’esperienza delle comunità arberëshë, è necessario destinare la dovuta importanza sui temi dell’integrazione e dell’inclusione, l’accoglienza non è in antitesi con identità.

Il 5% della popolazione italiana, ovvero 2,5 milioni di parlanti ha come lingua materna una lingua diversa dall’italiano, e se a queste aggiungiamo le nuove minoranze e i nuovi flussi migratori, ci si rende effettivamente conto, che è obbligatorio rivedere e riformare la legge 482/99 che tutela le minoranze etnico linguistiche. Diciamo no alle solite passarelle dei soliti ignoti, siamo stanchi dei pseudo intellettuali che da decenni invadono il campo generando sterili illusioni.

Occorre invertire la rotta con nuove energie e nuova vitalità, è fondamentale puntare su nuove strategie di comunicazione istituzionale, di un piano di marketing culturale, per sostenere nuove politiche sociali ed economiche, che ascoltino i diritti e che valorizzino le identità, pensando ora più che mai ad una grande Europa Mediterranea. (cp)

 

L’OPINIONE / Giacomo Saccomanno: Tutti parlano di autonomia ma pochi hanno letto il decreto

di GIACOMO SACCOMANNO – Suggerirei un corso di formazione per le tante persone che parlano a sproposito di autonomia differenziata senza conoscere la norma e non sono, spesso, consapevoli di cosa dicono. Comprendo che si possa avere momenti di possibile “sfiducia” per un passato molto lontano, ma ricordo ai tanti distrattori che molte cose sono cambiate e che il mondo corre!

Forse costoro sono rimasti indietro con la conoscenza, ma è un problema loro la possibile ignoranza. Oggi si sta cercando di trovare delle soluzioni concrete per superare un gap esistente da decenni e che, però, non è stato superato, ma, anzi, ha aumentato un divario pesante tra nord e sud. Si parte dalla nota “questione meridionale” che ha aperto discussioni enormi e che, però, non ha portato a nulla di concreto. Oggi vi è una proposta interessante, ma, certamente, complessa e adatta ai soli esperti. Questi hanno il compito di tradurre principi e nozioni e trasmetterli ai soggetti che hanno bisogno di chiarimenti elementari.

Un dato è certo: le forze politiche del passato, senza alcuna differenziazione, hanno peggiorato sempre più le condizioni del sud rispetto al resto dell’Italia. Naturalmente le maggiori responsabilità sono addebitabili ai partiti che hanno per maggior tempo gestito la nostra nazione. Quindi, la sinistra che su 10 anni ha amministrato per nove! Non aggiungo altro, perché più volte sono intervenuto tecnicamente e concretamente sulla norma e, quindi, appare inutile ripetere quanto già detto e ridetto. D’altro canto, un vecchio proverbio dice che è “inutile fischiare se l’asino non vuole sentire”.

Un dato, comunque, è certo: il sud è ai minimi storici come degrado e mancanza di servizi. Quindi, peggio di così non è possibile andare! Ed allora pensiamo a dare una mano alle nostre comunità e cerchiamo, tutti assieme, a lavorare per rendere la legge proficua e utile alle nostre comunità. Diamo delle speranze ai giovani e con responsabilità spingiamo verso il meglio. Criticare soltanto è indice di incapacità, ignoranza e irresponsabilità. La Lega è sempre pronta a sedersi ad un tavolo e ragionare con tutti per migliorare la norma e dare dei riscontri positivi ai calabresi e ai cittadini del sud. Il resto è aria fritta! (gs)

[Giacomo Saccomanno è commissario regionale della Lega]