L’OPINIONE / Giovanna D’Ingianna: Presidente Occhiuto, faccia realmente chiarezza su autonomia

di GIOVANNA D’INGIANNASeppur le recenti dichiarazioni del Presidente Roberto Occhiuto sul Ddl Calderoli tendono alla via della diplomazia, restano aperti alcuni interrogativi che destano forti preoccupazioni in larga parte del Paese, dalla società civile alle istituzioni, passando dai corpi intermedi e tra questi, ovviamente, vi è l’Italia del Meridione.

In primis, fanno eco le parole del ministro Roberto Calderoli quando afferma che al Sud il primo vero sostenitore della riforma è proprio il Presidente della Regione Calabria, nonostante l’apparente prudenza del governatore stesso. D’altronde, in secundis, se è vero che l’autonomia può essere un’opportunità anche per il Sud, a patto che i diritti sociali e civili vengano garantiti ovunque e che ci sia perequazione, come si può immaginare che ciò che non è stato attuato per oltre un decennio, ossia i Lep, i costi dei fabbisogni standard e l’abolizione della Spesa Storica, e cioè quegli stessi strumenti che hanno consentito alla Lega, seppur con connivenze trasversali, di curare gli interessi esclusivi del Nord, possa essere attuato nel giro di un anno, così com’è stato annunciato dal Governo?

Sono questi i parametri sui quali verranno elargite le risorse in una futura ristrutturazione delle competenze istituzionali. Ergo: non trattandosi di questioni secondarie, sembra di vivere in una fase di annunciate nel mentre si consumeranno le ennesime sperequazioni ai danni dei cittadini del Sud, evidentemente figli di un dio minore per color signori.

Dunque, sarebbe auspicabile che il nostro governatore tenesse aggiornati i calabresi su quanto accadrà in merito alla riduzione dei divari e che lo stesso richiami all’appello i parlamentari calabresi eletti nelle file della Lega e della coalizione di centrodestra nell’astenersi eventualmente a votare una riforma che non vedrà prima la risoluzione delle questioni sopra citate. Solo allora potrà prendere vita l’attuazione di una delle riforme previste dalla Costituzione, alla quale come IdM non siamo ostili o contrari per posizioni partitiche o di bandiera.

Semplicemente chiediamo ed oggi pretendiamo che il Meridione d’Italia non diventi, come qualcuno dice, ancora di più “il Sud del Sud”. Siamo giunti al capolinea, non è più consentito barattare i diritti, così come sanciti, dei cittadini italiani, da nord a sud con le mance elettorali dei partiti che tutelano gli interessi corporativi di una sola parte del Paese.

Idm è schierata sì e dice No a questa Autonomia differenziata ma in nome di un Paese più equo, più giusto, più Unito! (gdi)

[Giovanna D’Ingianna è vicesegretaria Federale di Italia del Meridione]

L’OPINIONE / Davide Tavernise: Occhiuto metta davvero a frutto le potenzialità della calabria

di DAVIDE TAVERNISE – Le parole del candidato del centrosinistra alle regionali in Lombardia, Pierfrancesco Majorino, ci hanno fatto arrabbiare perché ingiuste verso la nostra terra.

Hanno fatto commentare fuori dai denti anche il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, che ha definito Majorino “un cretino”.

Sicuramente ha sbagliato, ma una cosa la voglio dire io ad Occhiuto: dopo un anno e mezzo di governo deve iniziare a mettere veramente a frutto le bellezze, le opportunità e le potenzialità della Calabria e la smetta di fare solo spot pubblicitari.

Siamo ultimi su tutto in Italia: dalla Sanità ai Consorzi di Bonifica, dai flussi turistici che non si riescono a canalizzare in maniera adeguata (vedi Camigliatello Silano) alla questione della mancata programmazione e spesa dei fondi Europei.

Siamo stanchi di essere fanalino di coda dell’Italia, ora vogliamo vedere i fatti. (dt)

L’OPINIONE / Franco Cimino: Fiorita, Mancuso e Occhiuto: ma che bella intesa potrebbe nascere

di FRANCO CIMINO – Nove milioni per l’adeguamento delle strutture dello stadio rispetto alle norme codificate dalla Lega Pro, sono pochi e tanti nel contempo. Sono ancora una promessa del presidente della Giunta Regionale, fatta al suo omonimo del Consiglio, il nostro Filippo Mancuso, che sempre più sembra si stia rivelando “il vero Consigliere Comunale” di Catanzaro e il più convinto sostenitore del sindaco, il quale ha ancora, purtroppo per lui, in alcuni autorevoli rappresentanti del partito di quel presidente, inarrendevoli e assai determinati oppositori. Sono ancora una promessa, quei milioni, è vero, ma si sa che Roberto Occhiuto, politico di lunga esperienza e di affermata intelligenza, le promesse le mantiene sempre.

L’ultimo prova? Ha detto da subito che Medicina a Cosenza si sarebbe istituita, nonostante la “irresistibile” opposizione del sindaco di Catanzaro, e Medicina nella Città dei Bruzi e bell’e pronta. Con l’aggiunta del mantenimento di quella che è la vera grande scommessa, la madre di tutte le vere grandi iniziative della nuovo governo regionale, la costruzione in tempi brevi di tutto ciò che è necessario a una vera Facoltà di Medicina e alla nascita di un sistema sanitario, già ben collaudato in questi decenni nonostante contraddizioni enormi, di elevate qualità scientifiche.

E di questo non potremo che rallegrarcene tutti noi calabresi di ogni territorio e di ogni stanza nazionale. Arriveranno questi nove milioni, anche se la Catanzaro giallorossa e quella civica, più di quella ristrutturazione obbligata avrebbero bisogno di uno stadio nuovo di zecca. Uno stadio nuovo e un ospedale nuovo, le due strutture(mai realizzate nonostante le passate disponibilità reali sia economiche sia politiche) di cui il capoluogo ha strettamente bisogno per ripensarsi quale grande e importante Città. Sono queste due tra le altre grandi necessità, che sono state sempre sacrifiche agli egoismi di pochi e alla vista corta di una classe dirigente che non è mai riuscita a vedere oltre la propria ignoranza e il proprio opportunistico senso di fiducia( elettoralclientelare) dei cittadini.

Ma da qualche parte occorre ripartire. Quello di una doppia stretta intesa tra personalità delle istituzioni è, in fondo, ciò che appare molto opportuno in una stagione, questa assai lunga, di crisi della politica e di assenza dei partiti. Da una parte quella di Occhiuto-Mancuso, strettissima a prova di bomba. I due si sono visti e piaciuti subito e vanno in coppia che è un amore, ruoli assai distinti a prescindere. Dall’altra, quella tra l’ex consigliere comunale, oggi guida dell’Assemblea regionale e il sindaco, anche questa nata a prima vista, e si spera, nel mentre io ne sono certo, tutta frutto dell’interesse disinteressato per le buone e progressive sorti del capoluogo. Se si potesse proiettare all’interno dell’intero Consiglio Comunale come forza per rilanciare l’autonomia e il prestigio nella logica di una nuova unità cittadina, sarebbe, questa intesa, sarebbe davvero salvifica.

Meglio non dubitarne e ancor meglio riceverne al momento il massimo dei benefici per sanare almeno l’emergenza diffusa in cui si trova il capoluogo di regione. Ecco, il “capoluogo”, non a caso richiamato per il futuro di Catanzaro, alla quale non basterà, perché non ce la faremo bastare, la doppia e consecutiva promozione della squadra nell’Olimpo del calcio nazionale. Occorre assai di più. E subito. Perché se non penseremo in grande, il Capoluogo della Calabria non potrà sedersi sul trono delle sue antiche grandi ambizioni. Quella di essere la guida reale dei processi economici e culturali della Calabria, innanzitutto.

Una Calabria a cui la nostra Città deve offrirsi quale grande risorsa che può contribuire a farla davvero diversa, quella che nessuno “si aspetta”, per dirla con il fortunato slogan elettorale di Occhiuto. Il sindaco, pertanto, approfitti, anche per verificarne sincerità e consistenza, di questa doppia intesa tra coppie diverse che pur sembrerebbero gemellate, per chiedere quella legge per il Capoluogo, da almeno vent’anni proposta e rivendicata da alcune tra le più belle e oneste intelligenze politiche catanzaresi. Ci vuole, di certo, coraggio e forza e coerenza non sacrificabile su alcun altare degli interessi, per farne una battaglia finalmente vincente.

Ma sono ancor sicuro che ai tre protagonisti, specialmente ai due responsabili delle tre più alte cariche in Città, queste qualità mancheranno. Attendiamo fiduciosi e attenti a distinguere le parole vuote dai fatti, i fuochi di paglia dal fuoco vero. Quello che rischiara il buio e riscalda. Il tempo delle mele, facciamolo finire presto, così come quello interminabile degli imbrogli delle coscienze e degli inganni. Catanzaro è stanca. E le sue gambe, che sono il territorio che sfarina, non ce la fanno più a camminare. Meglio dirlo a chi ancora non lo sa. Meglio ancora ricordarlo a chi sembra essersene dimenticato troppo presto. (fc)

L’OPINIONE / Alex Aurelio: Trebisacce, una “ferrari” rimasta in garage

di ALEX AURELIO – In termini di turismo esperienziale, il nostro borgo storico marinaro affacciato sul mare, tra i pochi e più antichi della regione, è come una Ferrari rimasta purtroppo parcheggiata per troppo tempo in un garage.

Fino ad oggi la Città ha preferito muoversi e presentarsi con delle utilitarie, non riuscendo a distinguersi ed a competere per come avrebbe potuto. Quella Ferrari adesso vogliamo tirare fuori e far circolare. Per alzare anzi tutto il livello della sfida culturale e politico-amministrativa con noi stessi e con la nostra visione del presente e del futuro della nostra destinazione. E poi per condividere con tutta la comunità uno degli obiettivi strategici probabilmente più governabili di sviluppo turistico ed economico della Trebisacce dei prossimi anni.

È opportuno ricordare che se l’Alto Jonio cosentino con Trebisacce sarà protagonista dell’evento europeo 10 Comuni, progetto di marketing territoriale promosso dalla Camera di Commercio italiana di Nizza in Francia e in Costa Azzurra, lo si deve anche all’esempio ed al suggerimento di Tropea, esperienza e percorso di governo della destinazione turistica al quale ci siamo ispirati partecipando da protagonisti al Forum Euromed sui Turismi ospitato nei mesi scorsi nel borgo dei borghi sul Tirreno.

Tra le tante evidenze di quello che possiamo considerare il modello Tropea una delle sollecitazioni più importanti è sicuramente quella, duplice, della necessità anche per un ente locale di pianificare prima e di misurare poi dati e numeri di ogni azione o evento turistico in senso stretto; e poi di considerare prioritario l’investimento pubblico in adeguate strategie di marketing rispetto a quelli che possono essere considerati invece eventi e costi per mero intrattenimento sociale dei residenti, tanto più in quelle poche settimane estive che fanno fisiologicamente registrare il massimo delle presenze a prescindere ad esempio da cartelloni di eventi e concerti.

La nostra ambizione è riuscire a destagionalizzare, ad attrarre visitatori ed a stimolare pernottamenti misurabili in tutti i mesi dell’anno, investendo sull’esperienza del nostro borgo storico contiguo alla marina ed al Lungomare.

Le 9 Bandiere Blu conquistate da Trebisacce fino ad oggi restano un risultato prezioso al quale bisogna dare continuità e slancio diverso, cambiando metodo, ripensando e riformulando contenuti e spostando gli orizzonti; a partire sicuramente dalla dotazione o dal superamento di strumenti indispensabili come il piano spiaggia o come quello strutturale che è decaduto fino al rafforzamento della proposta turistica fino ad oggi interpretata solo ed esclusivamente come balneare con l’inimitabile valore aggiunto della forza esperienziale e dello straordinario potenziale di salotto e albergo diffuso della nostra terrazza storica sul mare. (aa)

[Alex Aurelio è sindaco di Trebisacce]

L’OPINIONE / Giacomo Saccomanno: Mafia, arresti a ripetizione. Il nuovo Governo fa sul serio

di GIACOMO SACCOMANNOE sono 42! In poco tempo le Forze dell’Ordine, la Magistratura e le Istituzioni tutte hanno inferto pesanti colpi alle mafie. Specialmente, negli ultimi mesi vi sono stati arresti ponderosi a cominciare da Matteo Denaro Messina a finire ad Antonio Strangi. Colpi duri che comprovano la volontà di questo Governo di fare sul serio e di proseguire nel percorso di bonifica e di taglio effettivo della parte malata della nostra società.

Senza aggiungere le ultime operazioni avvenute in Calabria che hanno dimostrato, ancora una volta, la collusione tra la ‘ndrangheta, l’impresa e la politica. Un connubio deleterio per la società che, però, esiste ed ha portato la regione ad avere sempre più un controllo quasi diretto da parte delle lobby trasversali di potere. Indagini certosine che hanno comprovato questo sistema corruttivo tendente, quasi esclusivamente, ad acquisire illegalmente risorse pubbliche per il bene di pochi. Una tale azione, però, ha un vulnus: quello di arrivare sempre e spesso molto tardi, consentendo alla criminalità organizzata e alle lobby di gestire la cosa pubblica per molti anni, radicandosi sempre più nei gangli delle Istituzioni.

Ecco che soggetti insospettabili diventano il chiavistello per scardinare e derubare il bene pubblico. Ebbene, per tali condotte illecite bisogna creare un processo che abbia priorità e che, in caso di condanna, allontani definitivamente questi dal sistema istituzionale. Molto importanti sono stati e sono, ancora, i testimoni ed i collaboratori di giustizia, che, però, devono essere maggiormente tutelati: loro mettono a repentaglio la propria incolumità, oltre quella dei familiari, per fornire un contributo, quasi sempre rilevante, per l’accertamento della verità. Meritano una maggiore attenzione e tutela.

Non possono essere dimenticati dopo aver consentito il raggiungimento del risultato. Su questi punti vi è necessità di maggiore attenzione ed impegno da parte di tutti i soggetti che possono fornire un forte contributo, a cominciare dalla politica sana. E per il centrodestra tale obiettivo è, certamente, prioritario. (gs)

L’OPINIONE / Maria Elena Senese: Sicurezza sui luoghi di lavoro, si fa tutto per evitare gli incidenti?

di MARIA ELENA SENESE – Il cantiere del Terzo megalotto della Strada statale 106 domani si fermerà per un’ora. I lavoratori della FenealUil Calabria e della Fillea Cgil Calabria incroceranno le braccia in segno di solidarietà e vicinanza alla famiglia di Salvatore Cucè, l’operaio 34enne di Roccabernarda deceduto per le gravi ustioni patite mentre lavorava nel cantiere del Terzo valico.

Unitamente all’ora di sciopero è prevista una raccolta fondi volontaria da parte dei lavoratori che saranno devoluti alla famiglia dell’operaio deceduto.

Gli operai impegnati nel cantiere di realizzazione del Terzo Megalotto della Strada statale 106 si fermeranno per ribadire che la sicurezza deve essere il primo obiettivo da perseguire.

Per la FenealUil e la Fillea  la sicurezza sul lavoro è una responsabilità comune. E per questo serve l’impegno di tutti.

Per questo occorre un massiccio ricorso alla formazione, con un piano che preveda come punto di partenza di una nuova cultura del lavoro già dalla scuola dell’obbligo, offrendo alle ragazze ed ai ragazzi informazioni utili all’inserimento maturo e cosciente nel mondo del lavoro.

Lavorare non può significare porre a rischio la propria vita. L’affermazione dei diritti sui luoghi di lavoro, primo quello alla vita, oltre che essere un termometro della vita civile, è un generatore di valore per la società, per i lavoratori, per le imprese.

La sicurezza nei luoghi di lavoro è una battaglia di civiltà che riguarda tutti. Siamo convinti, infatti, della necessità di rafforzare l’idea che dietro un mercato del lavoro competitivo e concorrenziale in grado di garantire crescita e sostenibilità fa da sfondo un lavoro regolare delle giuste tutele in termini di formazione salute e sicurezza per i lavoratori nonché la spinta alla consapevolezza che solo il mettersi in gioco all insegna della legalità e della correttezza può sancire un mercato del lavoro sano.

Le statistiche, purtroppo, relegano la Calabria ai primi posti a livello nazionale per numero di incidenti, con esito mortale, sui luoghi di lavoro. Spesso questi incidenti segnano la fine della vita degli operai anche a causa del lasso di tempo che intercorre fra l’evento traumatico e l’arrivo dei primi soccorsi. E questo è quanto di più inaccettabile possa verificarsi in un Paese che ama definirsi civile.

Il rischio è sempre dietro l’angolo, ma questo diventa da imprevedibile a irrimediabile se non vengono seguite e rispettate le previsioni di legge.

Per questo ci chiediamo se i piani di emergenza fatti dalle aziende siano reali o siano farlocchi, come spesso lo sono i documenti di valutazione rischi, se ci troviamo di fronte a dei semplici copia e incolla o a studi realizzati  dopo un’analisi attenta di ciò che realmente c’è bisogno per mettere in sicurezza la vita degli operai impegnati nei cantieri. (mes)

[Maria Elena Senese è segretario generale FenealUil Calabria]

L’OPINIONE / Pietro Molinaro: Meno spreco di cibo, meno povertà e più benessere

di PIETRO MOLINARO – Produrre cibo è sacrificio perché sprecarlo? La decima Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare che si è celebrata il 5 febbraio, ripropone la centralità della questione spreco in rapporto alla sostenibilità agroalimentare e ambientale.

In Calabria si stima che lo spreco è di oltre 200milioni di €uro e va dal campo alla tavola. I dati dicono che purtroppo quasi i 3/4 dello spreco è domestico. Ecco quindi la necessità  che l’eliminazione dello spreco  deve diventare oggetto di politiche pubbliche adeguate e lungimiranti, uno  strumento per promuovere la salute ed educare a corretti stili di vita  e anche a ridurre sensibilmente la quantità di rifiuti.

Tutto questo, occorre farlo  dalla fase di produzione, a quella di trasformazione, distribuzione e somministrazione e consumo di prodotti alimentari, attraverso la realizzazione di specifici obiettivi: contribuire come Regione Calabria ad attività di ricerca, informazione e sensibilizzazione dei cittadini con particolare riferimento alle giovani generazioni per le buone pratiche di economia circolare. Lo spreco alimentare non è solo un aspetto etico-sociale, ma le sue conseguenze negative hanno una forte ripercussione e mortificano la filiera agro-alimentare.

Tutti dobbiamo dare il nostro contributo all’obiettivo #meno spreco #menopovertà #più benessere ad esempio acquistando solo ciò che serve realmente, consultando etichette e scadenze. E allora, per irrobustire anche le politiche di contrasto alla povertà e le iniziative nelle scuole portate avanti dalla Giunta della Regione Calabria in particolare dalla  vice-presidente Giusi Princi e assessore Emma Staine, occorre contrastare gli sprechi, favorendo la distribuzione degli eccessi a chi ne ha bisogno,  con azioni concrete sul territorio, irrobustendo la rete per il recupero delle eccedenze e le donazioni a favore di enti caritatevoli ed enti no profit come Banco Alimentare.

Dopotutto la Legge 19 agosto 2016 n.166 è finalizzata proprio  a favorire, anche con premialità, il recupero della donazione degli alimenti dei medicinali e dei prodotti farmaceutici per fini solidali e per ridurre la produzione di rifiuti. Si può fare molto, e non mancherà il mio impegno  per la prevenzione dello spreco alimentare che può iniziare a dare frutti significativi. (pm)

L’OPINIONE / Giusi Iemma: Alzare i decibel della discussione politica sul territorio su autonomia

di GIUSI IEMMA – Dopo il via libera in Consiglio dei ministri al Ddl sull’autonomia differenziata, è necessario alzare i decibel della discussione politica sul territorio per scongiurare il rischio che la Calabria, come le altre regioni del Sud, finisca per essere ulteriormente penalizzata rispetto a quanto già consumatosi negli ultimi decenni.

In tal senso, il mancato coinvolgimento, in questa fase preliminare, della Conferenza delle Regioni ha costituito un ulteriore motivo di preoccupazione.

Concedere maggiori autonomie su materie fondamentali come la scuola e la sanità, su cui si gioca la tutela dei diritti sociali, rappresenta un disegno molto pericoloso in assenza di un quadro normativo ben preciso che rappresenti una sorta di “clausola di salvaguardia” contro il rischio di gravi disuguaglianze e sperequazioni tra Nord e Sud Italia.

La determinazione dei livelli dei servizi da garantire a tutti e la distribuzione equa delle competenze non possono essere definiti a colpi di Dpcm e, su questo argomento, non possono nemmeno essere tollerabili delle forzature nei tempi e nei metodi per evidenti scadenze elettorali. L’autonomia differenziata rappresenta una rivoluzione che rischia di sconvolgere, a cascata, la vita e la sostenibilità anche dei Comuni e degli enti locali, che potrebbero trovarsi a fronteggiare ulteriori problemi finanziari in un quadro così incerto per le regioni del Mezzogiorno.

Da dirigente politico e amministratore, non posso che condividere, dunque, la preoccupazione già espressa a più alti livelli istituzionali e sollecitare la necessità di mettere in campo tutte le adeguate iniziative a tutela dei cittadini calabresi, in vista dei prossimi passaggi verso l’attuazione della riforma”. (gi)

[Giusi Iemma è vicesindaco di Catanzaro]

L’OPINIONE / Pietro Molinaro: Insetti? No grazie, mangio calabrese

di PIETRO MOLINARO – Una scrittrice (Virginia Wolf) diceva “Uno non può pensare bene, amare bene, dormire bene, se non ha mangiato bene”.
Però come è strano il mondo!
Una volta il terrore era di trovare insetti in cucina o nel piatto e il rischio era che il locale veniva chiuso o comunque era additato come non sicuro. Per non dire poi della brutta figura che si faceva se il pasto era preparato a casa e si avevano commensali!

Purtroppo, nonostante la levata di scudi di molti in Italia, l’Ue via via sta autorizzando l’uso di insetti per la produzione di alimenti.
La farina di insetti si potrebbe trovare nel pane, biscotti, crackers, grissini, salse, minestre in polvere, pasta, pizza, miscele pronte per prodotti da forno, latte in polvere, prodotti trasformati a base di patate, snak.

La sovranità alimentare è un grande valore! Noi, cittadini-consumatori, siamo arbitri assoluti e quindi informiamoci  e guardiamo l’etichetta. È giusto e doveroso  che ci siano rigorosi approfondimenti scientifici perché la salute viene al primo posto!

Noi comunque continuiamo a mangiare italiano e, se possibile, cibo calabrese 100%. (pm)

L’OPINIONE / Santo Gioffrè: Da 10 anni l’Asp di Reggio è senza bilancio

di SANTO GIOFFRÈ – Da 10 anni, l’Asp di Reggio Calabria è senza bilancio. Nel febbraio 2013, il bilancio di previsione e consuntivo della più grande ed importante azienda pubblica, in termini occupazionali e di erogazione di servizi socio-sanitari della Provincia di Reggio Calabria, l’Asp, Azienda Sanitaria Provinciale n°5, non veniva adottato.

La bocciatura del bilancio dell’Asp, (collegio sindacale presieduto da tal Luciano Fedele, Commissario di Governo ecc. ecc.)a causa della mancanza di carte certe che ne comprovassero le entrate e le uscite inerenti gli anni passati, fu un colpo mortale per l’Asp, la sua gente e la Calabria intera, tanto che, ancora, è causa principale del permanere della Calabria dentro i rigori del Piano di Rientro. Unica Regione rimasta delle 10 che, nel 2007-9, avevano subito la medesima sorte.

Da allora, l’Asp di Reggio Calabria è senza bilancio. Ben 10 anni di uso non consono e di alchimie finanziarie visto che il riferimento per le spese correnti è la cosidetta spesa storica, risalente all’ultimo bilancio approvato. Nel 2014, la cosa venne segnalata e denunciata dall’allora Commissario dell’Asp. Nel mese di agosto 2015, da Commissario Straordinario dell’Asp di R.C. dopo aver constatato che dentro quel non adottato bilancio, (dopo aver scoperto e denunciato, nel mese di maggio, giugno e luglio, azioni truffaldine per svariate milioni di euro), si nascondeva un abisso miliardario di illegalità e ladroneggi, in accordo col Commissario di Governo, decisi che mi sarei, esclusivamente, dedicato a ricostruire il bilancio dell’Asp, indagando tutte le poste di pagamento, entrate e uscite, fin dal 2005.

Così, adottai una delibera che affrontava di petto la problematica e, tramite selezione di evidenza pubblica, riuscii a portare dentro l’Asp, come Direttore dell’ufficio economico-finanziario, finalmente a tempo indeterminato, un Professionista del settore di altissima esperienza, Tecnico di fiducia di altri Uffici dello Stato che vigilavano sui Comuni sciolti per mafia e che era già stato Direttore, molto attivo ed esperto, del medesimo ufficio economico all’epoca del primo scioglimento per infiltrazioni mafiose dell’Asp di R.C, 2008-10.

Bene, fiutato il pericolo, il 4 settembre del 2015, dopo una campagna martellante e dopo avermi isolato, mi cacciarono da Commissario dell’Asp, proprio quando avevo capito tutto il sistema di ruberie. Mi sollevarono per una presunta inconferibilità dell’incarico ricevuto 5 mesi prima, utilizzando, come motivazione, il fatto che nel 2013 ero stato candidato, sconfitto, a sindaco in un Comune di 2000 abitanti. Lo stesso motivo non era valso per quello prima di me, candidato alla Regione e assessore al Comune di Reggio, né per chi sostituì, né per quelli che sostituirono chi mi aveva sostituito, tutti presunti portatori di cause d’inconferibilità, vere!

Bene. Questa è la storia. Non contenti, mi fecero altro… Ma lo dirò in un altro momento e in un’altra maniera! (sg)