L’OPINIONE / Nicola Fiorita: Ora serve strategia concreta contro la mafia

di NICOLA FIORITAHo sempre detto che avrei avuto un atteggiamento collaborativo e slegato da ogni logica ideologica con il nuovo Governo del Paese e, pertanto, ritengo che la visita istituzionale del ministro della difesa Crosetto sia da giudicare positivamente. Ho apprezzato le sue parole di netta condanna della ‘ndrangheta e di ogni forma di criminalità. 

Ora, però, mi attendo, come primo cittadino del Capoluogo di Regione, una strategia concreta di contrasto alla mafia che non può che passare da un potenziamento degli organici della magistratura e delle forze dell’ordine. 

Il ministro Crosetto è stato preceduto qualche settimana fa dal Guardasigilli Nordio, mentre è superfluo ricordare il forte legame con la Città del sottosegretario agli interni Wanda Ferro.

Ecco, allora, i tre ministeri che direttamente possono determinare una svolta nel potenziamento di magistratura, carabinieri e polizia di Stato mettano in campo le azioni più opportune per segnare una sempre più forte presenza dello Stato in Calabria. 

A Catanzaro, dove registriamo una presenza molto inquietante nei quartieri a sud, c’è bisogno di più magistrati, di più carabinieri, di più agenti di Polizia di Stato. Se, come credo, la presenza di autorevoli esponenti del Governo Meloni non è stata solo una passerella- conclude Fiorita- ci attendiamo fatti concreti. (nf)

L’OPINIONE / Emilio Errigo: I profumi e gli aromi di Calabria

di EMILIO ERRIGO – I profumi intensi, le essenze estratte e gli aromi a base di agrumi, fiori e delizie, prodotti solo nella terra di Calabria, sono considerati e valutati da esperti indipendenti, i primi in classifica mondiale e non si riesce a comprendere il vero motivo e il perché, nessuno scrive nulla del vero e del buono che pur esiste in questa considerata ultima terra del Mezzogiorno: la Calabria !

Forse si ha paura di riverberare la verità, una o tante verità che se diffuse, potrebbero far rimanere male gli architetti delle classifiche parziali, ingiuste e penalizzanti? Continuate gente di buona e malafede, insistete a parlare ancora male dei vostri compatrioti ultimi d’Italia.

La vostra informazione è incompleta, che crea sconforto e disorientamento, tra i giovani che studiano e ancora non saprei dire per quanti anni, hanno deciso di vivere e vivere bene in Calabria. Credo che chi parla e scrive a sproposito della Calabria e dei Calabresi, dovrebbe avvertire il minimo senso di vergogna nel rappresentare solo quello che più conviene alle forze palesi e occulte, avverse alla Calabria e alle Regioni del Sud Italia. Lo ripeto ancora una volta, è vero c’è tanta malavita e criminalità in Calabria e nel meridione d’Italia, ma cosa possono e devono fare i cittadini per meridionali per neutralizzare queste forze del male?

Pensate che occorra ricorrere alla legislazione d’emergenza, proponendo l’approvazione di una altra “legge Pica”, che porta il cognome del deputato abruzzese proponente, Giuseppe Pica, che fu emanata dal Re Vittorio Emanuele II, Re d’Italia, (per Grazia di Dio e Volontà della Nazione) , il 15 agosto del 1863, n. 1409, per contrastare manu militare il fenomeno incalzante e vincente del così denominato “Brigantaggio”, che infestava (questo è il termine utilizzato allora) il meridione del nuovo Stato d’Italia, dopo l’avvenuta unificazione politica-militare.

Erano uomini e donne che si opposero con ogni forza, anima e corpo e resistettero a lungo, con armi bianche, pochissimi mezzi e metodi inadeguati, alle continue oppressioni, violenze di ogni genere, privazioni e prepotenze infinite del tempo. Ora la Calabria è bellissima e profumata di gioventù e democrazia, di leggi e giustizia, non è quella terra e non c’è più tutta quella gentaglia che schiavizzava il sud Italia, oggi c’è cooperazione sociale e prevale la solidarietà umana, verso tutti e chiunque arrivi via terra e soprattutto via mare.

Perché non se ne parla o se ne parla molto poco, di questo eroismo posto in essere dalla umana Gente del Meridione d’Italia? In Calabria abbiamo primati sconosciuti, ancora tutti da conoscere ed esplorare, godere e far conosce al mondo. Profumi intensi, aromi e delizie rare, alimenti tipici, tradizionali e di alta gastronomia internazionale, erbe aromatiche e medicinali, essenze e succhi di agrumi curativi, di bergamotto, mandarini, limoni e arance, fiori di campo e di montagna colorati e coloranti naturali, dai quali si estraggono profumi e fibre pregiate con le quali le gentilissime donne di Calabria, del Tirreno e Grecanici dello Jonio, tessono ancora a mano e la forza delle gambe, azionando i telai antichi e ricamano, con arte rara e nota maestria costruttiva, le più belle tele, tessuti, coperte e lenzuola ricamate dalle mani delicate delle giovanissime e bellissime Ragazze Calabresi.

Parlatene se volete, andate a conoscere le antiche e moderne bellezze della Calabria, sono sicuro e certo, che non ve ne pentirete, rimarrete estasiate e ritornerete al nord gioiosi e felici. (ee)

(Emilio Errigo è nato in Calabria)

L’OPINIONE / Claudio Aloisio: È ora di cambiare approccio e mentalità per Reggio

di CLAUDIO ALOISIOE pur si muove! No, non si tratta della Terra citata nella celebre frase attribuita a Galileo bensì di Reggio, o meglio di una parte di quella intellighenzia reggina a lungo silente che, negli ultimi giorni, è tornata a farsi sentire.

Ho letto con attenzione e soddisfazione gli ultimi interventi di alcune personalità in vista della nostra comunità, tra tutte il Presidente della Camera di Commercio Ninni Tramontana e il dottor Eduardo Lamberti Castronuovo. Due imprenditori di successo che stimo e ho il piacere di conoscere personalmente. Due persone che continuano a investire il proprio tempo, ognuno per i ruoli che ha ricoperto o che ricopre, per lo sviluppo della città in maniera pressoché volontaristica, senza nulla guadagnare e nulla pretendere.

In un contesto apatico e rassegnato come quello degli ultimi anni vedere che, finalmente, dopo tanto tempo qualcuno “ci mette la faccia” pubblicamente parlando di futuro, programmazione, visione, è un sollievo e una speranza.

Sono sempre stato convinto che solo le tante intelligenze presenti a Reggio, imprenditori, professionisti, semplici cittadini possano, mettendo insieme le loro competenze, cambiare concretamente le cose invertendo quel trend negativo che ci sta risucchiando in un vortice sempre più fosco e periglioso.

Voglio però essere molto chiaro: con questo intervento non intendo entrare nel merito di alcuna diatriba o strumentalizzazione politica perché non credo sia utile, in un momento così difficile per l’area metropolitana, creare contrapposizioni che corrono il rischio di trasformarsi in sterili polemiche senza costrutto. Qui non si tratta di essere pro o contro qualcuno ma di operare per raggiungere un chiaro obiettivo: quello della crescita di un territorio dalle innumerevoli potenzialità che aspettano solo di essere valorizzate. Anche su questo punto, quindi, credo sia giunta l’ora di modificare approccio e mentalità. 

Il bene comune lo si raggiunge impegnandosi, costruendo, coinvolgendo. Ed è per tale motivo che ho particolarmente apprezzato un concetto espresso e ribadito da tutti i protagonisti del dibattito cittadino che si è aperto con i recenti interventi pubblici. Un concetto forte, positivo, la “stella polare” da seguire per lo sviluppo della nostra terra che deve partire da subito e non può attendere eventuali elezioni al di là da venire o partite politiche e personali che vengono giocate sulla pelle dei reggini seguendo vecchie e logore logiche spartitorie e di potere. Mi riferisco al fare squadra, fare gruppo, mettersi insieme a lavorare per la nostra comunità creando progettualità, strategie, proposte atte a risolvere le innumerevoli criticità che siamo chiamati ad affrontare in un continuo e, francamente, ormai intollerabile stato di emergenza.

Non c’è da aspettare alcun intervento salvifico. Solo noi possiamo determinare il nostro futuro e, finalmente, sembra che inizino a palesarsi le condizioni perché ciò accada. (ca)

[Claudio Aloisio è presidente di Confesercenti Reggio Calabria]

 

L’OPINIONE / Giovanni Macrì: È così che si promuove una terra inesplorata

di GIOVANNI MACRÌ – Una cosa sono gli investimenti di una qualsiasi istituzione per infrastrutture e servizi ed in generale per migliorare nel medio e lungo termine la qualità della vita dei territori e di una regione. Tutt’altra cosa e tutt’altra durata, misurazione ed utilità hanno e sono gli investimenti pubblici per costruire, disseminare e consolidare, oltre il perimetro territoriale e nazionale, l’immagine e l’appeal turistico di una destinazione turistica locale o regionale.

Sono due attività specifiche e diverse, che seguono direzioni e metodi distinti, spesso paralleli e soprattutto che hanno tempi di sviluppo e di risultato molto diversi tra loro. Ad esempio, se è quasi certo che non bastino una normale consiliatura o una legislatura per vedere e godere di tutti gli esiti di un intervento pubblico in tema di riqualificazione urbana, è invece altamente probabile che bastino pochi mesi per misurare il ritorno positivo di una efficace campagna di promozione e marketing territoriale. Volere o tentare di confondere queste che sono due leve e facce della stessa medaglia di politiche pubbliche virtuose, tanto su scala locale che regionale e nazionale, denota se non limiti culturali e di formazione quanto meno deficit di esperienza nel concreto governo della cosa pubblica.

Non soltanto non riusciamo a condividere portata e natura delle diverse polemiche alimentatesi a vicenda e che fanno emergere quanta e quale incompetenza si nasconda spesso, alle nostre latitudini, dietro valutazioni superficiali ed autolesioniste che non entrano nel merito e rifuggono da ogni comparazione; ma per quel che ci riguarda anche supportati dall’esperienza istituzionale e di promozione turistica che caratterizza e distingue la destinazione Tropea, eravamo e restiamo convinti che il metodo sotteso all’importante progetto Sensation on Ice con Calabria Straordinaria a Milano rappresenti finalmente il passo nella direzione giusta delle strategie di promozione che la destinazione Calabria deve continuare a fare e rafforzare.

La promozione della Calabria non si fa in Calabria. Va fatta fuori dalla Calabria e deve essere fatta, al pari delle altre regioni o meglio delle regioni più virtuosi in materia, con investimenti importanti, precise strategie, con contenuti forti ed individuando e selezionando con analisi, studio e capacità decisionale le migliori piattaforme di comunicazione e rilancio del messaggio che si è deciso di trasmettere, così come è stato fatto con la scelta della Stazione di Milano come location perfetta per aumentare la riconoscibilità nazionale ed internazionale del brand e della proposta di Calabria Straordinaria da misurare ovviamente a partire dal 2023.

Consapevoli della forza dirompente dei contenuti innovativi di cui è impregnato tutto il programma complessivo di Calabria Straordinaria messo in campo dalla Regione Calabria, assessorato al turismo e Fondazione Calabria Film Commission, eravamo e restiamo ottimisti sulla prospettiva di riscrittura della narrazione turistico-esperienziale della nostra regione attraverso i suoi marcatori identitari distintivi; una terra, la Calabria Straordinaria, che resta per molti versi inedita ed inesplorata e che proprio per questo motivo, parallelamente a tutte le altre azioni di sviluppo ed investimento in infrastrutture e servizi che sta programmando la Giunta Regionale guidata dal Presidente Roberto Occhiuto, deve essere comunque promossa in Italia e nel mondo, ora, adesso e senza attendere. (gm)

[Giovanni Macrì è sindaco di Tropea]

 

L’OPINIONE / Giovanni Suraci: Questo Natale regalate un libro

di GIOVANNI SURACI – Leggere un libro, magari di autori locali, sarebbe la migliore risposta che i calabresi potrebbero dare a giornalisti come Vittorio Feltri, il quale, tempo addietro,  nel corso di un’intervista, per rimarcare il suo convinto e ripetuto concetto sull’ inferiorità della gente del Sud, ha dichiarato: “Sappiamo che la lettura non è la principale attività nel meridione…».

Un’inversione di tendenza, da parte dei cittadini calabresi e perché no, pure degli abitanti delle altre regioni del Mezzogiorno, sarebbe auspicabile. Bisognerebbe, con uno scatto d’orgoglio, inviare un forte segnale a chi, con becero pregiudizio e rozza ostinazione, persevera nel considerarci esseri inferiori. Così come è opportuno dare seguito agli insegnamenti di tanti docenti della nostra terra che si impegnano quotidianamente a trasferire ai ragazzi l’importanza di approfondire le conoscenze, anche e soprattutto, attraverso la lettura. Bisogna dare atto, infatti, che ci sono tante scuole “illuminate” che investono tempo organizzando corsi di invito alla lettura”.

Nel Nord Italia la media dei lettori che leggono almeno un libro all’anno è del 48,8%, con Regioni come Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Lombardia e Piemonte a fare da traino. Al Centro la media si abbassa, ma rimane comunque accettabile (43,5%). Il dato nettamente inferiore è quello che si registra al Sud e nelle Isole, dove ben sette Regioni sono decisamente al di sotto della media nazionale: in Calabria la percentuale, purtroppo, è del 26,1%.

 I calabresi sono tenuti quindi, più di tutti, anche per gli attacchi continui che subiscono e per l’immagine spesso distorta che si ha della nostra terra, a riflettere sui dati dolorosi che vedono negli ultimi posti la nostra regione tra i “consumatori” di libri. Eppure noi abbiamo avuto nel passato e ci sono, ancora oggi, fior di scrittori che tentano di narrare la nostra regione fuori dagli schemi, ormai stereotipati, di una terra dove esiste solo la ‘ndrangheta e il malaffare. Ecco bisogna con uno scatto di dignità uscire fuori dalla persistente e commercialmente produttiva retorica del filone visto e stravisto, oggi quasi nauseante, di sentire e vedere la Calabria raccontata sempre e comunque per fatti negativi, delittuosi o di bassa politica. Se riusciamo ad uscire dalla “gabbia”, dove tristemente ci siamo rinchiusi, potremo offrire degli stimoli nuovi alla “Gente di Calabria”, per indirizzarli verso un percorso culturale che li appassioni e provi interesse alla lettura di un libro, con l’orgoglio di essere partecipi e protagonisti di una svolta epocale.

Per tutte queste ragioni forse è proprio il Natale l’occasione giusta per leggere o regalare un buon libro, meglio ancora se di autori calabresi. (gs)

L’OPINIONE / Raffaele Malito: Conte e Landini, i dioscuri del populismo corporativo

di RAFFAELE MALITO – Non mi pare che gli opinionisti dei salotti televisivi  che discettano  su tutto, si soffermino su un tema politico che sta emergendo e, probabilmente, condizionerà il controverso dibattito sulle sorti del Pd: quello del rapporto tra Maurizio Landini, leader del nostro più grande sindacato, la Cgil, e il nuovo camaleonte della politica italiana, Giuseppe Conte. 

Qualcuno li ha definiti  i dioscuri del populismo corporativo. In effetti si frequentano, si stimano, condividono idee ed analisi della situazione politica, economica e sociale.  Governano le proprie organizzazioni con un dominio totalizzante.                                                                   Landini non ha mai pensato di promuovere una qualche forma di protesta contro i due governi presieduti dal  Che Guevara di Scampia: ha detto, di fatto, sì al reddito di cittadinanza e a quota 100, misure, l’una pauperista e l’altra corporativa, disinteressandosi, da una parte dei conti pubblici e, dall’altro, di un’autentica emancipazione dei giovani attraverso il lavoro, la ricerca di un’occupazione. Si potrebbe aggiungere che non ha mai detto nulla contro i decreti sicurezza di Salvini. 

Ha, invece, solertemente, promosso uno sciopero, insieme con l’Uil ma senza la Cisl, contro il governo Draghi che stava riportando credibilità,  prestigio, all’Italia, capacità di governo, che aveva avviato un lavoro serio di ripresa del Paese. 

Uno sciopero, solo, dunque, per  una dimostrazione di esistenza in vita.

Un combinato disposto tra i settarismi di ribellismo sociale, politico, qualunquista, fatto di slogan: giù le armi, su i salari, assistenza a tutti. Queste le stelle polari che orientano i cinque stelle del Conte camaleonte. Ma non possono essere le stesse per chi rappresenta e dirige un sindacato come la Cgil che ha una grande storia di responsabilità di fronte ai grandi fatti politici del nostro Paese. 

Conte e Landini: entrambi condividono una sorta di spaesamento populista che pesa su una sinistra radicale, che trova, ahinoi ascolto in una parte del Pd,incapace di interpretare i mutamenti nel sistema economico e nelle trasformazioni avvenute nel mercato del lavoro: metodi rivendicativi  del passato- salario come variabile indipendente- rifiuto della decentralizzazione con contratti sempre più centrati sulla azienda piuttosto  che sui contratti nazionali.  Così come netto è stato il rifiuto di ogni innovazione riformista del mercato del lavoro nel senso della flessibilità.  Difesa ad oltranza dell’art.18, contro il jobs act – ottusamente contrastato – che ha aperto opportunità per i giovani,  i voucher  che consentivano lavori stagionali, contratti a termine, flessibilità di orari e tempi di lavoro. Lavorare, comunque, intanto. 

Poi,  certo, l’impegno contro la precarietà ma  anche contro forme di puro assistenzialismo, come il reddito di cittadinanza, vissuto sempre più come uno strumento corporativo. Ma guai a modificarlo né, tanto meno, ad abolirlo: insomma nella logica del conservatorismo sindacale e grillino i poveri diventano una categoria che fa comodo per mantenere e accrescere il consenso.                                                         

Oggi le cinque stelle dell’onda grillina,  identificata nel camaleonte Conte, rischiamo di essere la bussola impazzita di un sindacato sempre più corporativo e chiuso a ogni forma di autentico riformismo:  la storia insegna che quando si insegue e si sceglie la linea corporativa e “rivoluzionaria” si favorisce la destra conservatrice e autoritaria.

Il populismo corporativo di Conte e Landini non è la via migliore per rilanciare il progressismo in Italia e per promuovere una nuova stagione del lavoro. Vanno in questo senso le annunciate mobilitazioni, con scioperi regionali, di Cgil e Uil – ancora una volta senza la Cisl – nei prossimi giorni, a cui si lega, non casualmente, la manifestazione di piazza del Pd contro il governo per il 17 dicembre.

Ho seguito per molti decenni da vicino, da giornalista, l’impegno – o meglio, la missione-  del Sindacato,  dei  dirigenti calabresi  e quelli,  di grande prestigio, nazionali. Ne cito solo alcuni momenti cruciali: quando Luciano Lama e Giovanni Agnelli, nel 1975, firmarono il patto per la scala mobile contro l’inflazione; quando  Bruno Trentin, Pierre Carniti, Giorgio Benvenuto,  gli storici leader dei metalmeccanici, vennero, con Lama, a Reggio, nel 1972, capeggiando la grande “ marcia dei cinquantamila” per rispondere alla strategia fascista della “rivolta”; quando, a metà anni ’70, Bruno Trentin guidò una grande manifestazione a Gioia Tauro per il V Centro siderurgico;                                                                                                                                     quando  Cgil, Cisl e Uil, nel 1992, firmando, con il governo Amato,  in piena emergenza economica e politica,  l’accordo per la concertazione sulla politica dei redditi,  nuove relazioni industriali con la riforma del sistema contrattuale- nazionale e decentrato- si  caricavano sulle spalle il destino del Paese assumendo impegni e responsabilità da classe dirigente  nazionale, interpreti e portatori di interessi generali.                

Un abisso tra quei dirigenti sindacali del  passato e quelli del populismo corporativo di oggi. (rcs)

La vecchia fabbrica dei Derivati del Bergamotto di Reggio di Arenella

di EMILIO ERRIGO – La sede storica della fabbrica Arenella di San Gregorio di Reggio Calabria, versa in un vistoso stato di degrado e abbandono.
Intervenire si rende necessario e urgente! E pensare che da più parti si diceva e scriveva negli anni ’80, che da lì a qualche anno, la sede industriale della storica dell’Arenella, dove un tempo oramai lontanato, mani e menti raffinate, curavano la produzione e trasformazione, dei derivati ed estratti del prezioso Bergamotto di Reggio Calabria, più noto al mondo quale “oro profumato della Calabria, nelle buone intenzioni di molti uomini e donne pensanti, doveva essere, messa in sicurezza, restaurata, riqualificata e riconvertita, in un moderno e polifunzionale, “Istituto Internazionale di Profumeria, Cosmetica ed Aromi Alimentari” localizzato a San Gregorio di Reggio Calabria.
Non mancarono interessanti incontri, prestigiosi convegni con illustri relatori, seminari di alto pregio scientifico, la redazione di ben strutturati progetti, con allegate note illustrative e relazione tecnico descrittiva del progetto esecutivo, che solo leggendo il contenuto del testo, particolareggiato, crea un forte senso di entusiasmo a fare e fare bene il proprio dovere, per lo sviluppo economico, la crescita culturale e sociale degli abitanti della Città di Reggio Calabria e dei 97 Comuni della Provincia più a sud d’Italia.
La lungimirante idea progettuale, peraltro è stata pure finanziata dal decreto legge n.166 del 1989, convertito in legge n. 246/1989, (c.d. Decreto Reggio), destinando la non insignificante risorsa finanziaria, di oltre € 8.100.000,00, il cui progetto esecutivo veniva approvato , dal competente Comitato Tecnico Amministrativo del Ministero delle Infrastrutture – Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche Sicilia – Calabria, presso la sede coordinata di Catanzaro, in data 30.11.2006, con parere favorevole espresso all’unanimità n.48.
Poi non i Cittadini di San Gregorio e di Reggio Calabria, non hanno mai saputo, il perché e la vera causa ostativa, che non ha consentito agli Amministratori Comunali ed Enti Cooperanti nella pregevole iniziativa ad altissimo valore scientifico internazionale post laurea e interesse culturale tecnico-formativo e addestrativo, destinato ai giovani studenti diplomati presso Scuole e Istituti Superiori della Regione Calabria.
Chi scrive queste queste righe, ricorda con emozione e grande gratitudine, il caro Prof. Francesco Crispo, noto Chimico di fama internazionale, conosciuto dalle più note industrie di profumerie e cosmetici di mezzo mondo, quanto amore e impegno ha sempre profuso, per valorizzare e formare i giovani quali tecnici, maestri profumieri, da impiegare come addetti specializzati presso le Industrie di profumerie e prodotti cosmetici, italiani, francesi e ovunque in territori esteri, si producessero profumi cosmetici, prodotti farmaceutici e igiene intima, a base del profumatissimo e unico al mondo, olio essenziale estratto da mani e menti esperte, dal Bergamotto di Reggio Calabria.
Il dott. Crispo, ha assicurato la sua professione intellettuale e diretto per oltre quaranta anni, in diverse fabbriche di derivati alimentari degli agrumi di Calabria e Sicilia, e il Consorzio del Bergamotto a San Gregorio di Reggio Calabria, facendosi apprezzare e stimare da tutti quanti hanno avuto la fortuna e il piacere di incontrarlo e conoscerlo. Esistono personaggi e personalità nati in Calabria, che hanno e ancora oggi, contribuiscono a mantenere alta la bella immagine della Calabria e diffondere la cultura scientifica in tutto il mondo, senza poi riuscire a realizzare il loro sogno rappresentato dall’Istituto Internazionale di Profumeria, Cosmetici ed Aromi Alimentari proprio nella loro amata Città Metropolitana di Reggio Calabria.
Qualcuno potrà mai concretizzare e realizzare in opere di notevolissimo interesse pubblico, questo sogno, a favore dei Giovani della Calabria, aromatizzato e profumato di essenza del Bergamotto di Reggio Calabria?
Penso ad altra personalità che non ha mai fatta mancare alla Calabria e ai Calabresi, la propria profonda cultura, senso di altruismo e intelligenza, scrivo del caro ed indimenticabile attuale Presidente del Consorzio del Bergamotto di Reggio Calabria, l’avv. Enzo Pizzi, il quale ha dedicato tanta energia e impegno psico-fisico, per il raggiungimento di questo sogno di civiltà e progresso della Comunità territoriale e umana, fatta di bella gente semplice, molto umile, come lo sono i contadini, grandi lavoratori della terra fertile, dove vengono coltivate e curate come bambini, le rarissime e uniche piante del Bergamotto di Reggio Calabria. (ee)
[Emilio Errigo è nato a Reggio di Calabria, Docente universitario e Generale in riserva della G.di F.]

L’OPINIONE / Giancarlo Iacucci: Bisogna disegnare città più a misura d’uomo e realmente inclusive

di GIANCARLO IACUCCILa barriera architettonica è quell’elemento costruttivo che impedisce o rende difficoltosi gli spostamenti o la fruizione di servizi, specialmente per le persone con difficoltà motorie. Scale, gradini, pendenze, marciapiedi, spazi o passaggi stretti e strade non asfaltate, rappresentano alcuni esempi.

In Italia, la normativa vigente in materia di eliminazione delle barriere architettoniche e di accessibilità, la legge 13 del 1989, trae origine dalla Costituzione. Infatti, l’articolo 3 della nostra Carta, sancisce che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

La legge 13/89, anche se non è riuscita ad introdurre un regime territoriale unificato ed omogeneo per gli interventi edilizi finalizzati al superamento delle barriere architettoniche, resta la bussola, un ottimo viatico dal quale estendere migliorie per contrastare il fenomeno delle barriere architettoniche. Materia complessa ma che ha trovato, nel tempo, anche un’ampia portata di applicazione da parte del Giudice nei contenziosi, con riferimento a tutti gli edifici, anche se non abitati da cittadini diversamente abili.

Un punto fondamentale della legge sopracitata è che per la realizzazione dei programmi e dei relativi interventi che prevedono l’abbattimento delle barriere architettoniche, i Comuni calabresi sono tenuti a destinare il 10% dei proventi annuali, derivanti dai permessi di costruire, all’abbattimento delle barriere architettoniche, come confermato anche dalla legge regionale 23 luglio 1998 n.8.

Alla luce dello stato di cose, vi sono due importanti nodi da sciogliere per rendere l’obiettivo maggiormente alla portata. Da un lato, il 10% degli oneri di urbanizzazione che ogni Comune incassa sulle autorizzazioni a costruire non sarebbero pochi denari se, tuttavia e com’è noto, il mercato dell’edilizia non fosse in crisi nera, al pari di altri settori produttivi del Sud.

Dall’altro, vi è una certa tendenza da parte dei Comuni a trascurare questa problematica, limitandosi all’impegno di parte degli oneri per soddisfare il fabbisogno dei cittadini con disabilità e destinando la restante parte delle somme ad altri comparti dell’azione amministrativa, lasciando i centri urbani poco a misura di ogni cittadino. Nonostante, quindi, le Leggi nazionali e regionali, gli adempimenti richiesti dalla Comunità Europea, sino ad arrivare alla Convenzione Onu, dove il concetto di “barriere” è inteso nel senso di ostacoli di qualsiasi natura che impediscono la realizzazione dei diritti umani, la politica rimane sorda e muta.

Ecco perché, Italia del Meridione ha inteso, da sempre e con diverse manifestazione, farsi promotore di una forte opera di sensibilizzazione verso le istituzioni e la società tutta. Lo Stato deve investire maggiori risorse, da destinare ai Comuni, per mettere in condizione questi ultimi, già vessati dal Patto di Stabilità, dalla Spesa Storica e da inique redistribuzioni di risorse tra enti del Nord e del Sud, di disegnare città più a misura d’uomo e realmente inclusive. Gli amministratori locali, dal canto loro, devono stare al passo con i tempi attraverso l’aggiornamento dei PEBA, i Piani per l’Abbattimento delle Barriere Architettoniche, grazie ai quali si può dare vita a diffuse istanze dal basso, proprio perché la disabilità è un tema che va affrontato dalle fondamenta della società.

Un Paese migliore e realmente solidale è possibile non lasciando su carta i principi ispiratori della Costituzione.

 

[Giancarlo Iacucci è della Direzione Provinciale Cosenza Italia del Meridione – Responsabile Dipartimento Inclusione e Pari Opportunità]

L’OPINIONE / Giacomo Saccomanno: La Calabria ultima per qualità della vita, serve cambio di passo

di GIACOMO SACCOMANNO – Nulla è cambiato! Ancora la Calabria è ultima per qualità della vita. Questo è l’amaro resoconto della graduatoria nazionale dell’annuale rapporto del Sole 24 ore.

Le cinque città calabresi in fondo alla classifica. A parte il buon clima per il resto buio totale! Dati questi che devono far riflettere e che comprovano la grande difficoltà della regione di poter fare dei passi avanti dinnanzi ad un disastro esistente da oltre 20 anni a causa di una palese mala politica.

La Calabria ha tutte le condizioni e gli elementi per poter, veramente, diventare una regione di rilievo e ove la vita potrebbe essere migliore rispetto a tanti altri luoghi. Ma, pur avendo delle enormi risorse naturali, non riesce a decollare per una politica che ha commesso tanti errori e specialmente nella assoluta assenza di seria programmazione.

Non si può vivere alla giornata per affrontare le urgenze di sempre! È indispensabile che si comincino ad affrontare le criticità costruendo dei piani decennali e su questi poi proseguire affrontando sia le urgenze giornaliere che gli interventi strutturali. La Lega è pronta ad affrontare la sfida e, comunque, si augura che si voglia veramente cambiare passo e si cominci a correre per superare quelle disuguaglianze che, invece, di diminuire sono in forte aumento. (gs)

L’OPINIONE / Franco Cimino: La Festa dell’Immacolata, Patrona di Catanzaro e quel piano del Papa

di FRANCO CIMINO – Ma che bella festa dell’Immacolata, quella odierna! Un’aria nuova si è mossa intorno ad essa. E a Lei. Nel Cielo. E dentro le case. E le chiese. Come uno spirito misterioso. Un’anima nuova. Pervasiva. Non invadente. Ché discreta ha aleggiato su di noi. La gente che ieri era visibilmente infelice oggi la si vede più serena.

Un sentimento di pace sembra albergare dentro il cuore, come un bisogno d’Amore. Bisogno di amare. Di essere amati. Un bisogno di un canto diverso. Che è quello che abbiamo ascoltato nelle diverse chiese. Inni festosi alla Madonna, la madre celeste, sì, ma che sempre di più, noi tutti figli di una donna, La rivediamo nel bel volto e nel duro cammino di nostra mamma. Sentiamo uno spirito profondo che infonde speranza e si diffonde nel vissuto quotidiano quale bisogno anche di spiritualità, che si creda o no in Dio. Abbiamo bisogno di guardare oltre ciò che i nostri occhi oggi vedono. Vedere in profondità. Questo abbiamo bisogno. Cercare oltre. Oltre la mondanità ipocrita. Il potere meschino e le ambizioni cattive per raggiungerlo. Oltre le luci delle luminarie e dei negozi. Oltre le nostre tasche vuote. In profondità, dove non ci sia il fuoco delle guerre e le lunghe scie di odio che genera quelle guerre e ogni altro conflitto. Pure quello piccolo del nostro villaggio, dove manca da tempo il cortile, il pianerottolo, il corridoio, lo spiazzo della scuola, il braciere, il campetto sotto casa sterrato o in cemento.

La piccola piazza degli incontri tra amici. Pochi ma conosciuti uno per uno, viso a viso, occhi negli occhi . Abbiamo timore di tutto. Anche timore della cultura del terrore che ci viene imposta come verità del reale, condizione inevitabile del vivere. Tutti chiusi nelle proprie case, una sorta di coprifuoco serale, cui ci spinge la diffidenza verso l’altro. Chiunque egli sia, se mostra povertà, la condizione che più temiamo ci appartenga già, è il diverso. Da temere. Da allontanare. Questo spirito nuovo, dallo smarrimento collettivo, fa emergere anche un timore diverso, più consapevole di poter essere modificato. Quello di non essere stati buoni padri, una santa famiglia, genitori educanti. Questa società soffre di orfananza. Mancano sempre più punti di riferimento sia ideali che etici. Soffre, questa società del mondo globale, dell’assenza del padre. E del principio di autorità che egli incarna.

Lo spirito nuovo che ci conduce nella spiritualità più profonda sembra aver creato un bisogno nuovo : se non siamo riusciti a essere buoni genitori, allora si ritorni, almeno per poco tempo, a essere figli. La festa di oggi, di Maria Immacolata, madre dell’umanità, ci porta questo desiderio, che va ben oltre la nostalgia. A Catanzaro lo abbiamo vissuto con più forza.

L’Immacolata è la festa della Città. Forse, la più importante. Essa è storia vera, oggi riprodotta in sintesi dal documento notarile letto in Basilica dal notaio, chiamato a rinnovare il patto d’Amore tra la Città e la Madonna, a cui si porta larga devozione popolare ininterrotta per quattro secoli. Si spera che l’Immacolata continui a salvare Catanzaro da ogni grave avversità, come, si dice sia avvenuto nel 1641 nel corso della peste. Forse, l’ha salvata anche mesi fa dal forte terremoto che l’ha colpita e dall’ultimo alluvione, di sabato scorso, che ovunque ha fatto più danni, anche irreparabili, che da noi. La Basilica è tornata a riempirsi tutta. C’era la gente e le autorità più attese. Ha commosso tutti la modifica introdotta nella cerimonia.

Non ricordo se in passato era come l’abbiamo vista oggi. Non ho avuto tempo di studiarmi storicamente il fatto. Però, è stato bello, che il Vescovo andasse incontro al Sindaco, fuori dalla chiesa e che insieme entrassero, scortati dagli stendardi e dai gonfaloni, da sacerdoti e assessori, in Basilica. È un gesto, questo, che va oltre la ritualità e la simbologia rapida. Fa riflettere, pensare nel profondo. Una cosa su tutte, che per operare insieme, Chiesa e Comune, per il bene della Comunità, per la rinascita del territorio, la sua salvaguardia, la costruzione di ricchezza autentica equamente divisa tra i suoi produttore e quanti non hanno nulla se non il carico dei propri bisogni e delle proprie debolezze, l’incontro deve avvenire sul campo.

Laddove c’è la gente tutta. I, giovani, soprattuto, che non vanno in chiesa e che si negano alla politica. E i sempre più numerosi vecchi che, in un luogo privo dei servizi più essenziali, si trovano lontani da tutto. La strada, è il campo più adatto. Qui può nascere, stimolata da quanti con maggiore autorevolezza sono stimolatori delle sensibilità, una nuova coscienza. Prima civile e, poi, politica. Una coscienza individuale e collettiva capace anche di creare nuova classe dirigente, intelligente, colta, raffinata. Preparata. Onesta. E una Catanzaro bella. Più bella di quanto già non lo sia, per me la più bella del mondo.

Il Vescovo e il Sindaco, sembrano avere una buona intesa anche umana. Cambiare si può. Ma la Politica e la Chiesa, devono essere più coraggiose. E più coerenti rispetto ai valori professati e agli impegni assunti. Dovrebbero essere un po’ imitatori di Francesco, il Papa, per i cattolici e gli uomini di fede, l’uomo, per tutti gli altri, laici e non credenti, dallo spiccato carisma, che, nel vuoto di autorità di cui ho detto sopra, sta esercitando, solitario e stanco, il ruolo di leader di questo mondo incendiato. Oggi, a Roma, in piazza di Spagna, davanti alla statua dell’Immacolata, ha compiuto un gesto altamente rivoluzionario.

Ha pianto, mentre pronunciava le seguenti parole: “Avrei voluto portarti oggi il ringraziamento del popolo ucraino.” L’uomo di fede che rimprovera il Suo Dio e resta incredulo davanti alla richiesta inascoltata. L’uomo semplice, umile e combattente, il cercatore di pace e della bellezza dell’uomo, che piange di acuto dolore per queste guerre, armate di fuochi e di miseria indotta, di uccisioni nei campo di battaglia e nei mari, di soldati senza divise e di naviganti senza bussola, specialmente bambini. E donne, madri addolorate che cercano di salvare i propri figli. Come fa, apparentemente anche senza i risultati sempre desiderati, la Madonna. Maria Immacolata. Per noi la mamma, la Matrona di Catanzaro. (fc)