L’OPINIONE / Santo Biondo: La Calabria sia unita e fermi il progetto dell’autonomia differenziata

di SANTO BIONDO  – Il ministro Calderoli dopo molti anni di suo impegno politico sul piano nazionale, per la prima volta in veste istituzionale in Calabria, ma solo per portare in dote ai calabresi il frutto amaro di una secessione forzata. Una riforma calata, senza un ampio contraddittorio, in una manovra di bilancio che dimentica il Mezzogiorno.

Noi contro l’articolo 143 della legge di bilancio, in queste ultime ore approvata anche dal Senato, ci siamo mobilitati, siamo scesi in piazza per protestare, abbiamo chiesto l’impegno di una deputazione calabrese che, per la maggior parte, ci è apparsa distratta se non addirittura schiacciata sotto i diktat di una parte politica al governo della nazione.

Quello che si nasconde dietro al testo di una norma, sul quale non si è aperto un contraddittorio concreto, è la voglia di un partito politico di ottenere quello che non è riuscito ad ottenere in oltre venti anni di Parlamento: riscrivere la Costituzione in senso secessionista trascurando completamente il confronto democratico in Parlamento.

Proprio questo organo, la massima espressione democratica del nostro Paese, verrà esautorato di ogni sua competenza quando la norma verrà approvata e le competenze sulla materia verranno affidate ad un commissario, un organo monocratico che, senza contraddittorio, deciderà in splendida solitudine i destini dei cittadini meridionali. Si tratta, lo diciamo senza peli sulla lingua, di una mossa iniqua, ingiusta, incomprensibile e anti costituzionale.

Chi ha deciso di compiere un blitz contro la Costituzione lo ha fatto convinto che la nostra Carta, giovane nonostante i suoi 75 anni di vita, poteva giocare contro le regioni più ricche del Nord e favorire la voglia di riscatto del Sud della penisola. Le norme costituzionali, che stabiliscono la perequazione delle risorse fra le regioni più ricche e quelle più povere della nazione, non potevano essere sopportate ancora a lungo.

I principi solidaristici, sui quali da sempre si poggia la nostra Repubblica, dovevano essere cambiate e non si potevano attendere i tempi biblici della democrazia e per questo, spinti da un desiderio compulsivo di cambiare in corsa, da una sorta d’ansia da prestazione, è stata inserita una norma, racchiusa nell’articolo 143 della manovra di bilancio, contro la quale non si è mossa l’indignazione dei rappresentanti parlamentari di quelle terre che vedranno sacrificate le proprie speranze di crescita e ripartenza.

I frutti nefasti di questo strappo democratico li vedremo fra poco tempo, quando i ritardi delle nostre regioni verranno cristallizzati per legge da un organo monocratico che nascerà da un colpo di mano anti democratico e secessionista.

La Calabria, ultima fra le regioni del Mezzogiorno, davanti al rischio rappresentato da questa modifica normativa, deve essere in grado di mettere in campo un’alleanza che sia in grado di contrapporsi e fermare il progetto anti meridionalista portato avanti dal ministro Calderoli. (sb)

L’OPINIONE / Emilio Errigo: Le Zes e aree retroportuali meritano più attenzione

di EMILIO ERRIGO – Se non si costituiscono almeno due Interporti e tre Piastre Logistiche, da posizionare in aree retroportuali e aeroportuali contermini alla Zona Economica Speciale, (Zes), sarà molto impegnativo per chiunque tentare di attrarre o favorire gli investimenti nazionali ed esteri in Calabria.

Il primo dei due nuovi Interporti , deve essere ideato e realizzato senza altri ritardi , in aree retroportuali al Porto di Gioia Tauro, ancora disponibili e da infrastrutturate, per consentire sia l’accesso ai moderni sistemi e mezzi di trasporto Intermodali, che impiegando tecniche innovative multimodali di trasferimento e movimentazione delle merci, che siano moltiplicatori economici della catena del valore.

In Europa e in Italia, non mancano certo modelli da replicare e nuove tecnologie da impiegare per la costituzione di una moderna area logistica Interportuale da infrastrutturare in ragione della forte domanda proveniente dal mercato dei beni e servizi internazionali.
Una Piastra Logistica Intermodale credo che si renda necessaria realizzarla nelle aree interne contermini il Porto Commerciale di Saline Joniche ex sedime Industriale Liquichimica ora in disuso da riqualificare e riconvertire ai bisogni della catena logistica multimodale.
Se esistono o si possono individuare altre aree adiacenti o contermini a porti e aeroporti, sono da valutare favorevolmente per ogni rappresentata richiesta proveniente dalle associazioni di categorie produttive di beni e servizi, presenti in ambito regionale.
Allo stato tutte le istituite Zes regionali, sono come dei portafogli privi di carta moneta e mezzi di pagamenti digitali.

Occorre pensare e ragionare seriamente, finalizzando il contributo di ragionamento e pensiero cooperante di ognuno di coloro che afferma di amare la Calabria e i Calabresi, verso scelte condivise ad alto rendimento occupazionale adeguatamente retribuito a seconda del proprio apporto professionale assicurato.

Non credo che sarebbe cosa inutile, ragionare e pensare, ampliando il coinvolgimento di rappresentanti regionali di ogni singola istituzione e autorità nazionale, Autorità Giudiziaria, Polizia Giudiziaria, Magistrati contabili, Avvocati dello Stato, rappresentante dell’ Agenzia Nazionale per i Beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, di Enti pubblici economici e non, di rappresentanti delle singole Aziende erogatrici di servizi pubblici essenziali , di protezione e difesa civile, per dirla con una calzante esemplificazione, una Commissione Tecnica Regionanale Attività Produttive, presieduta dal Presidente o Vice Presidente della Regione Calabria, tipo la struttura organizzativa della Commissione Tecnica Interministeriale per la Difesa Civile (CITDC) del Ministero dell’Interno.

Si è convinti che la leale collaborazione e cooperazione, tra le istituzioni e autorità regionali competenti per materia, possa ridurre i tempi tecnici occorrenti per la realizzazione delle deliberate progettualità a rilevanza economica occupazionale e nel contempo ricostruire la necessaria e indispensabile fiducia nel tessuto giovanile professionalizzato creando e generando forza lavoro e benessere relazionale in Calabria. (ee)

[Emilio Errigo è nato a Reggio di Calabria, Docente universitario e Generale in riserva della G.diF.]

L’OPINIONE / Salvatore Cirillo: Per il 2023 l’augurio che tanti calabresi emigrati tornino a casa

di SALVATORE CIRILLO – Con particolare orgoglio, alla conclusione di questo 2022, mi sento di poter affermare che stiamo scrivendo il futuro della Calabria con passione ed entusiasmo, cogliendo soprattutto i tanti segnali provenienti dal territorio. C’è moltissimo lavoro da svolgere e sono veramente tante le sfide che dovremo cogliere per costruire non soltanto un’idea di Calabria capace di proiettarsi verso il futuro, ma anche condividere un progetto nel quale i Calabresi, superando antropologicamente il paradigma dell’abitudine, possano comprendere la necessità di poter guardare con fiducia quel presupposto culturale che spesso, forse per timore della novità, hanno preferito praticare scegliendo la statica puntualità di una quotidianità sempre più simile a una fotocopia sbiadita anziché vivere, immaginare e compiere quei passi indispensabili per avviare il processo di crescita  allineandosi a quelle regioni d’Italia che hanno saputo guardare avanti.

Durante l’anno che ormai volge alla conclusione, grazie ai lavori svolti presso l’Ufficio di Presidenza, le Commissioni e in Consiglio regionale, nonché ad una costante presenza sul territorio per ascoltare e comprendere le tante difficoltà degli amministratori, impegnati in prima linea nel governo dei Comuni, ho appreso e focalizzato tanto le criticità quanto le opportunità. È necessario superare molti di quei limiti attualmente esistenti per poter dare un determinato impulso alla crescita strutturale dei nostri territori, considerando le difficilissime condizioni di un tessuto socioeconomico per molti versi sfiancato da una interminabile crisi e non per ultimo dall’impennata dei prezzi, dettati in primis dal caro energia.

Nell’ultimo Consiglio regionale abbiamo approvato il bilancio, risultato di particolare importanza per poter lavorare con maggiore serenità alle varie attività programmate e quindi poter iniziare a dare piccole ma significative risposte ai Calabresi. Faccio anche mie le soddisfazioni espresse dal Presidente Occhiuto all’arrivo dei medici provenienti da Cuba. Se in molti non volevano crederci, il capitolo Sanità inizia a dare segnali importantissimi e sono certo che in merito ci saranno nel tempo maggiori ed importanti risultati. Vi sono da considerare che alcune risposte richiederanno maggior tempo e pazienza, ma oggi mi sento di poter affermare che la squadra di governo della Calabria ha le idee ben chiare e grazie alle disponibilità finanziaria messe in campo si potranno compiere significative azioni in molti ambiti. In più occasioni ho avuto modo di affermare l’importanza di alcuni macro ambiti, strategici per il rilancio della nostra economia e dello sviluppo di una Calabria che ha saputo reagire alle sollecitazioni registrate attraverso la partecipazione ai numerosi bandi promossi dai vari assessorati regionali.

Certo, molto spesso i fondi assegnati per i rispettivi bandi sono risultati insufficienti a soddisfare il paniere delle richieste e non sono sfuggiti al mio sguardo il dato relativo alle istanze risultate non ammissibili per carenze documentali. In tale circostanza, cercherò di aviare una costante interlocuzione con il Presidente Occhiuto e con gli Assessori affinché per l’attuazione del Por Calabria possano essere avviate fasi propedeutiche alla pubblicazione dei rispettivi bandi incontrando gli Ordini professionali, le rappresentanze di categorie e il mondo del Sindacato per illustrare in lungo e largo le attività sulle quali i destinatari finali potranno ottenere benefici. Per recuperare tempo dovremo saper lavorare insieme, condividendo non soltanto i fini ma anche i mezzi.

Seppur le rispettive procedure prevedano tempi e documenti circostanziati, allo straordinario lavoro sino a ora svolto dai Dipartimenti, grazie alle innovative procedure informatizzate, vorrei poter sperare che l’accuratezza riposta in fase di programmazione possa tradursi in risposte rese in tempi più congrui e soprattutto si possa tener conto delle esigenze provenienti dai rispettivi comparti, interessati di volta in volta ai singoli bandi. Riuscendo a cogliere le varie opportunità e mandando a regime la straordinaria quantità di finanziamenti messi a nostra disposizione, la Calabria potrà sicuramente vivere una fase nella quale più che partire si possa registrare il rientro di molti Calabresi, emigrati per mancanza di lavoro e opportunità. È questo l’augurio che vorrei condividere con i miei conterranei e con i lettori di Calabria.Live. Buon anno. (sc)

L’OPINIONE / Giusy Iemma: Il futuro di medicina legato a Dulbecco

di GIUSY IEMMA – Il dibattito inerente alla facoltà di Medicina si interseca inevitabilmente con l’istituzione dell’azienda unica “Dulbecco” frutto dell’integrazione del Pugliese-Ciaccio e del Mater Domini di Catanzaro.

Sono scaduti i termini sanciti per la firma del protocollo d’intesa tra Regione e Università che decreterà l’importante passaggio formale verso la nascita di quella che sarà la più grande realtà sanitaria calabrese con i suoi 855 posti letto. Il presidente Occhiuto, nell’esprimere la sua sulla nuova facoltà di Medicina a Cosenza e rassicurare al contempo sulla salvaguardia dell’università di Catanzaro, si è volutamente tenuto lontano dal parlare dell’azienda unica che, di fatto, costituisce l’unico baluardo per preservare la vocazione dell’Università Magna Graecia quale polo formativo d’eccellenza di riferimento per tutto il territorio.

Suscita più di qualche timore, d’altra parte, l’ulteriore e dichiarato effetto che la duplicazione della facoltà di Medicina produrrà sul fronte cosentino: la trasformazione dell’ospedale Annunziata in un nuovo policlinico, con una scuola medica al suo interno, forte anche di uno stanziamento di 500 milioni di euro.

Lo ribadisco, non è questione di campanilismo, ma il sistema sanitario e universitario ha bisogno di essere governato con equilibrio ed equità, perché in questo campo i doppioni, in una piccola regione, finirebbero solo per depotenziare l’offerta di servizi.

Dalla firma del protocollo d’intesa per la Dulbecco passano anche il futuro delle scuole di specializzazioni e l’ambizione di dare vita ad un grande  centro di ricerca e assistenza in grado di rispondere al fabbisogno formativo di tutta la regione. Scaduti i termini per la sigla dell’intesa, Occhiuto non ha ancora detto nulla al riguardo e, in tal senso, sarebbe stato molto più chiaro ed incisivo nel placare le legittime preoccupazioni di Catanzaro.

Speriamo, dunque, che non si registrino ulteriori ritardi sulla tabella di marcia verso la nascita dell’azienda “Dulbecco” e che Regione e Università facciano la loro parte, nel rispetto delle eccellenze e dei bisogni dei cittadini che ruotano attorno alla sanità catanzarese. Obiettivo che risponde, altrettanto, all’urgenza di salvaguardare le vocazioni e le competenze del personale sanitario che opera nelle due aziende del Capoluogo. (gi)

Medici cubani, L’OPINIONE / Pasquale Amato: Perché la formazione a Rende quando c’è l’Università per Stranieri a Reggio?

di PASQUALE AMATO – I primi 50 medici cubani giunti in Calabria – pur essendo destinati alle strutture sanitarie reggine, che sono le più sguarnite di personale – sono arrivati a Lamezia e non a Reggio, sono stati portati alla Cittadella di Germaneto per essere ricevuti dal Presidente (li avrebbe potuti ricevere a Reggio).

Ora  vengono portati a Reggio per le procedure di accesso presso l’Ufficio Emigrazione. Tuttavia saranno trasferiti a Rende per il corso di formazione linguistica che faranno all’Unical.

Eppure a Reggio esiste – con personale docente qualificato che da decenni insegna la lingua italiana a stranieri – l’Università per Stranieri “Dante Alighieri”, unica nel Sud e Isole e una delle tre d’Italia assieme a Perugia e Siena. Si faccia avanti chi si fa venire il prurito quando si parla e si scrive di “Regione Straniera”. E per favore nessuno dica che siamo “campanilisti” quelli che non ci stiamo a subire soprusi e schiaffi continui.

E per cortesia, nessun politico reggino, nel caso decida di denunciare questo ennesimo smacco, apra il suo intervento con la frase “sia chiaro che non parlo per campanilismo”, gettandosi così ancora una volta la classica “zappa sui piedi”. (pa)

L’OPINIONE / Vincenzo Speziali: Il Corso di Medicina a Cosenza è uno scippo che divenne tradimento per Catanzaro

di VINCENZO SPEZIALI – Quando uno ‘scippo’ diviene ‘tradimento’, brucia eccome. Poi se il ‘tradimento’ prende la china di un campanilismo becero, il quale sfocia nella disintegrazione del tessuto di convivenza regionale, sarebbe (e dovrebbe!) la politica a diventare la camera di compensazione, proprio per dirimere scellerate scelte, frutto di scriteriata ignoranza e sottovalutazione dei problemi.

Ciò premesso, concordo con le osservazioni corrette, precise e puntuali, del Sottosegretario agli Interni, la mia amica On.Wanda Ferro -la quale dimostra, come sempre, onesta attitudine di sana amministrazione e visione politica (pure a fronte di qualche sapiente consiglio, circa improvvide ed iMprovvisate uscite di esponenti della Giunta Fiorita)- come condivido le legittime e corrette osservazioni del Capogruppo del Terzo Polo (che non è Raffaele Serò, con sua buona pace e conseguenza alla notoria inefficienza politica del soggetto), cioè del Prof. Valerio Donato, il quale parla per cognizione di causa.
C’è poco da fare e meno da dire, ma questo corso di medicina a Cosenza, è un furto di sapere, ai danni di un’intera comunità municipale, che è quella catanzarese. Il Capoluogo di Regione, nuovamente viene vessato in modo brutale, da una ben orchestrata ‘manfrina’ made in Cosenza, la cui città merita rispetto, pur se ricordo che il rispetto deve essere inteso come atto reciproco e non univoco.
La visione dei sistemi sanitari integrati, presuppongono -come l’etimologia premette (benché non tutti sono adusi all’italiano e se per questo nemmeno al latino e al greco antico…quindi ad altre lingue straniere, seppur contemporanee)- dicevo la visione delle integrazioni (quale dovrebbe essere il sistema sanitario regionale), non può ridursi a squilibri ed impoverimento concettuali, oppure a depauperazioni delle conoscenze e dei centri di ricerca.
Tutto ciò è una vergogna causata dalla scarsezza politico amministrativa di gran parte dell’attuale pseudo classe dirigente: siamo ad imposture, persino sotto l’aspetto culturale e gestionale, perché non si comprende da parte di chi avalla tali ‘nefandezze’, quanto sia palesata la poca credibilità e la scarsissima autorevolezza di chi è dante causa di simili a concettualità.
Il sindaco Fiorita, di conseguenza, si adoperi  – al netto di supervisionare le dichiarazioni ‘spericolatamente’ assertive del nulla (o dell’amnesia, oppure, anche dell’ignoranza, intesa come non conoscenza), in capo a componenti (presuntamente?) autorevoli della sua ‘variopinta’ Amministrazione – e sempre il sindaco Fiorita, oltre a proclami apodittici e a sottoscrizioni di giusti manifesti e documenti, non solo dovrebbe sbattere i pugni sui tavoli consoni, ma esercitare un ruolo politico (e da politico), persino coinvolgendo -per la quota parte di responsabilità – la Giunta Regionale e poi il Ministero competente.
Così farebbe un Sindaco, pur sapendo che lui (cioè il mio amico Nicola Fiorita) anche avendo la mia umana comprensione -ma non certo quella politica!- è più preso ad inseguire il pallottoliere in Consiglio Comunale, alla stregua di un cacciatore che sta dietro ad un cerbiatto.
Ciò, ovvero il continuo essere assorbito da siffatta ‘emergenza’, fa sì che lui abbia poche energie per tutto il resto e, quindi, doverosamente, per governare la città tutta o quantomeno per difenderla. (vs)

L’OPINIONE / Umberto Mazza: Le istituzioni guardino con occhi diversi al proprio territorio

di UMBERTO MAZZA – La quantità e gravità delle emergenze che ogni istituzione pubblica di questa terra è costretta ad affrontare ogni giorno continua ad imporre un’attenzione quasi esclusiva sul tentativo di portare a soluzione problemi e disagi la cui genesi però è, in molti casi, pluridecennale quando non secolare. Nessuno di noi può certamente sottrarsi dal farsi interprete e dal condividere progettualità ed iniziative territoriali di mobilitazione e di sensibilizzazione rispetto a questioni che restano aperte e che minano sin dalle fondamenta la sopravvivenza stesse delle nostre comunità.

Mi riferisco alle tante azioni che ogni sindaco mette in campo nel corso dell’anno per la tutela del diritto alla salute, alla mobilità, alla sicurezza, alla giustizia, all’acqua ed al corretto smaltimento differenziato dei rifiuti. Dobbiamo continuare a fare tutto ciò, semmai con maggiore determinazione di prima. Serve però, con la stessa determinazione e lucidità, una nuova e diversa capacità del governo locale:le istituzioni devono sforzarsi di guardare con occhi diversi al proprio territorio, raccontandolo a se stessi e promuovendolo all’esterno senza vittimismi e senza fotografie catastrofiche, auto-distruttive ed oicofobiche. Perché il lamento continuo fa più danni delle stesse emergenze che si vorrebbero affrontare.

Siamo circondati da cose che non vanno e che, lo sappiamo tutti, non saranno portate a soluzione neppure nei prossimi anni; perché servono risorse finanziarie ed umane straordinarie; perché servono tempi lunghi nel sistema burocratico nazionale e regionale; perché passano più generazioni dalla condivisione di un’idea progettuale all’apertura del relativo cantiere. E non bastano spesso più consiliature perché dagli annunci si possa effettivamente passare alla concreta fruizione di un’infrastruttura programmata, seppur spesso vitale e salvifica, come quelle che continua a rivendicare tutto l’entroterra della Sila Greca, sempre più isolato ed a rischio idrogeologico e demografico.

E, però, un sindaco ed una giunta, tanto più se alla guida di un piccolo comune non possono pensare di esaurire e cristallizzare la loro attività nella sola denuncia sistematica di ciò che non c’è e di ciò che servirebbe da sempre o, ancora, nel condividere proteste, riunioni, appelli, lettere aperte, denunce, sit in o progettazioni così grandi che soltanto paesi come la Cina potrebbero cantierare e, nel loro caso, anche concludere in pochi mesi. Noi siamo in Italia, anzi in Calabria.

Il rischio che corriamo tutti è quello di arrivare a fine consiliatura, di aver sempre indossato la fascia insieme ai colleghi del territorio per chiedere sempre e legittimamente la Luna, esigendo e rivendicando diritti e servizi, ma magari di essersi poi persi dei pezzi interi di cittadinanza e di giovani spariti per continuare ad andare ad arricchire altre regioni d’Italia. Ed invece noi abbiamo bisogno di freschezza, creatività, fantasia e provocazione culturale nelle nostre classi dirigenti.

Ecco perché non possiamo permetterci di essere più miopi rispetto a quello che offre comunque il nostro territorio, a partire dal patrimonio identitario distintivo che ereditiamo e su cui siamo stati distratti per troppo tempo. Guardiamo alle nostre realtà con occhi diversi, con linguaggio e atteggiamento ottimista, con visione e spirito positivi, con gli occhi e la mente verso quanto è stato già sperimentato altrove; e facciamolo – attenzione – col cuore rivolto alla bellezza e grandezza della nostra storia e delle nostre tradizioni millenarie. Con orgoglio e con la capacità di promuovere e sostenere quanti hanno voglia investire nella rivitalizzazione e nella promozione di questi angoli di mediterraneo, alcova di una qualità della vita smarrita altrove.

A volte basta poco. Ci abbiamo provato in autunno con la prima Festa Regionale dell’Entroterra, raccontando una Calabria inedita ed inesplorata che per questo diventa straordinaria e che è – per usare la parole del Presidente della Regione Roberto Occhiuto – quella Calabria che l’Italia non si aspetta.

Continueremo a farlo insieme al territorio, nella consapevolezza che con meno piagnistei e più sorrisi, con meno telecronaca dei problemi che vanno comunque risolti a tutti i livelli e con più impegno di tutti a trarre ricchezza da tutto ciò che già si ha, con meno proteste e più capacità di disegnare il futuro senza attenderlo, riusciremo a vivere e progettare con più orgoglio e profitto nei nostri stessi territori, rendendoli anche più attrattivi 365 giorni l’anno. (um)

[Umberto Mazza è sindaco di Caloveto]

L’OPINIONE / Emilio Errigo: Sostenere il cambiamento a Reggio Calabria

di EMILIO ERRIGO – Supportare e sostenere il processo di cambiamento di pensiero e azione in atto a Reggio Calabria e Provincia (c.d. Metropolitana), credo che si possa fare, basta volerlo!

Non amo essere, ne sono tra coloro che si schierano a prescindere, tra i vittimisti e rassegnati, anzi sono geneticamente un felice sostenitore degli ottimisti.

Recentemente sono ritornato a Reggio Calabria, anche se col cuore non sono mai partito dalla mia cara Città natia, nel mentre passeggiavo e mi godevo il profumo del verde intenso degli alberi di altissimo fusto e del mare azzurro della Via Marina alta, ora Lungomare Italo Falcomatà, raggiunto il Corso Giuseppe Garibaldi, ho avvertito il desiderio di un gelato, non potendo andare a piedi dal notissimo giovane e sempre allegro gelatiere Reggino Mirco a Pellaro, non potevo fare meglio che giustamente uno dalla storica Gelateria Cesare.

Una bontà infinita, sarà forse per la lunga fila che pazientemente mi è toccata fare. Ritornato sul Corso Garibaldi, credo che sia il tratto di strada oggi tutta isola pedonale, più salutare d’Italia, per via della libertà di passeggiare nel mentre da solo o in compagnia, ti assapori i tre gusti del gelato di Reggio, camminavo lento in direzione Piazza Italia, mi sono imbattuto in una forbita e alquanto divertente divergenza di opinione tra due spensierati giovani amici, sul perché Reggio Calabria non va avanti e rimarrà sempre ferma.

Caspita il discorso tra i due mi è parso meritevole di un breve attento curioso uditorato. Uno dei due amici aggiunge perché secondo te che sei esperto di Reggio è ferma? Risposta, lo vuoi sapere e ora te lo spiego io!

Perché a Reggio Calabria, caro mio non vogliono fare niente, nessuno che pensa che la città è pure la tua e la devi amare e curare, senza aspettare alla politica che viene e ti risolva i problemi dentro casa tua! Ridevo di cuore da solo ed ero felice di questo incontro fortuito, non voluto e ne cercato, proprio un momento di vita semplice cittadina, che connota in sintesi il pensiero filosofico moderno, dei tantissimi abitanti di Reggio Calabria.

Questa piacevole coincidenza mi porta e mi trasporta verso altri più utili pensieri, mi riferisco al processo di cambiamento comportamentale che è già iniziato in Calabria. Nessuno si convinca che il cambiamento di rotta, azione e pensiero, appartenga all’agire e procedere dei rappresentanti della politica locale, regionale o nazionale, non è così, perdonate pure se volete la mia presunzione per conoscenza, ma non è così!

La politica del fare e agire, impegnandosi per il bene della comunità sociale ed economica con le quali e dentro le quali si vive e si opera, risiede all’interno del nostro credo, del nostro convincimento, in famiglia, non è un patrimonio altrui è solo nostro se vogliamo.
Pensateci un po’ prima di sentenziare, con pensieri e parole prive di utilità sociale. Nil difficile volenti!

Se si vuole veramente sostenere e supportare il cambiamento di passo, rotta, strada, pensiero, azione e agire, occorre solo volerlo senza attendere al sedicente maestro della politica del dire e poi non fare.

Aiutati chi Diu ti aiuta, ci suggerisce il saggio detto popolare di un tempo che passato.
Concludendo mi sento solo di consigliare a tutti di essere solidali e buoni con chiunque, donando il meglio di se, con buone piccole azioni quotidiane, vi renderete conto da soli che la felicità è e vive dentro di noi, occorre solo sostenere e supportare il processo di cambiamento in bene e per il bene di Reggio Calabria. (ee)

[Emilio Errigo è nato a Reggio Calabria]

L’OPINIONE / Giacomo Saccomanno: Il ministro Salvini sblocca le opere strategiche e avvia il Ponte sullo Stretto

di GIACOMO SACCOMANNO – Grande attivismo e concretezza di Matteo Salvini che non solo sta operando con celerità per posare la prima pietra per la costruzione del Ponte sullo Stretto, ma si è attivato per i lavori di completamento della SS 106.

Dopo oltre un trentennio di parole e chiacchere finalmente sembra la volta buona per posare, veramente, la prima pietra: in poco più di un mese sono stati fatti passi da gigante per rimettere in bonis la società e procedere, quindi, a tutte le attività successive per rendere realizzabile l’opera. Un momento di grande importanza per il collegamento tra la Calabria e la Sicilia, tra l’Europa e i paesi del Mediterraneo. Così come di grande rilevanza è lo “sblocca incompiute” che prevede anche l’accelerazione dei cantieri e, quindi, la fattiva possibile realizzazione di tante opere come la nota SS. 106 che, finalmente, potrà vedere la luce della sua attuazione e completamento.

L’approvazione del nuovo Codice degli Appalti è, sicuramente, un elemento di grande novità che consentirà una nuova visione delle opere da realizzare e, comunque, una celerità che prima non era prevista. Ma la volontà di realizzare quanto fermo da anni è tale che il Ministro Salvini non ha escluso anche delle leggi speciali come quella per il Ponte Morandi. Finalmente, posizioni e parole chiare che lasciano presagire uno sviluppo reale e che sino a qualche settimana fa era solo una speranza coltivata e promessa in vanamente per moltissimi anni. (gs)

L’OPINIONE / Franco Cimino: La scarcerazione di Giancarlo Pittelli una buona notizia

di FRANCO CIMINO –  È stata da poco accolta l’istanza di scarcerazione di Giancarlo Pittelli e tutti i mezzi e gli spazi, anche privati, d’informazione ne hanno diffuso la notizia.

Ma che notizia è? È una lecita domanda, che molti si stanno ponendo alla viglia di Natale. È senz’altro una buona notizia. Lo è per la persona, innanzitutto. Per la figlia e la moglie addirittura di più. Direi bella, una bella notizia, per loro! È una buona notizia, direi più che buona per la Giustizia italiana e per il sistema che l’amministra. Lo è anche per il popolo italiana in nome del quale la Giustizia viene praticata nel nostro Paese. E per la Democrazia che lo ordina.

Una Democrazia, la nostra, imperniata sul valore imprescindibile della Libertà. È una buona notizia anche per qualche centinaio di amici di uno dei più importanti avvocati calabresi e di un migliaio almeno di elettori di uno dei più influenti parlamentari di questa regione. Tutti, riferiti a costoro, oggi sono contenti di ricordare, vedendolo in giro per le strade di averlo conosciuto, ammirato, esaltato, frequentato. Il ritorno della memoria per chi diceva da quella famosa notte di un lontano dicembre: «Pittelli? Ma chi l’ha visto mai!» è cosa buona. Per loro.

È una buona notizia, anche questa, per una società, la nostra, sempre più ripiegata sulla ipocrisia, la bugia, la insincerità dei rapporti umani. L’opportunismo. Per me è una bella e buona notizia, come lo sarebbe, da persona e cittadino, sensibile e democratico, quale mi si riconosce di essere, ma soprattutto quale io ritengo di essere, quella che, sullo stesso fronte della Giurisdizione, arrivasse da detenuti che si trovassero e si trovane nella medesima situazione in cui si è trovato Giancarlo Pittelli.

E cioè di essere privato della libertà personale, attraverso i diversi modi della detenzione, per lunghi periodi (tre anni in questo caso) in attesa di una sentenza finale che ne accerti la colpa e ne commini la pena. In uno Stato di Diritto, ciò non dovrebbe mai avvenire. L’errore giudiziario, nella speranza che sia sempre determinato dalla fallibilità dell’essere umano e non da altro, è ammissibile e comprensibile (ci sono gli strumenti per la parziale riparazione del danno, pur sempre minima rispetto a una ingiusta detenzione), ma l’attesa in stato detentivo, quando non fosse costretta da motivi gravissimi, tutti riferibili a mio avviso non alla tenuta di ipotizzate prove ma alla sicurezza sociale, complessivamente intesa, non dovrebbe essere consentita.

Specialmente, se a processo in corso. Affermo questo, e non da oggi, a prescindere dalle carte che non leggo mai, perché non so leggerle, nel rispetto del lavoro di tutte le forme espressive della Giurisdizione, da quella inquirente a quella giudicante, e delle parti diverse impegnate con i loro avvocati nei processi. Sono un uomo libero e non mi sono iscritto mai, per scelta di questa mia libertà, che significa anche autonomia, ad alcuna categoria il cui nome finisca con “ista”.

Non sono, pertanto, né giustizialista, né innocentista, non sono né garantista, né colpevolista. Non sono neanche affezionato frequentatore di quei tribunali “popolari” che, dall’antico e insuperato pettegolezzo, alle piazze e ai bar, di oggi come ai talk show televisivi, imperversano quotidianamente impegnando le nostre menti e rovinando la vita di tanta gente. Di più, distraendo il popolo, svuotato progressivamente di coscienza civile, dalle vere e gravi questioni che l’affliggono. Compresa quella, la più trascurata, del progressivo indebolimento del tessuto democratico del nostro Paese.

Adesso, tutti attendiamo, per Pittelli come per altri imputati, serenamente il giudizio della Prima Corte e gli altri successivi, confidando sempre nel buon lavoro di tutti coloro i quali operano per la Giustizia e, attraverso le sue azioni e decisioni, sentenze comprese, per il bene degli italiani e la sicurezza del Paese. La Giustizia, si badi, parte fondamentale della impalcatura Costituzionale, che , non si dimentichi mai, pone al centro di ogni suo divenire la Persona umana. Persona con la maiuscola, come Libertà, di cui intimamente si compone. Oggi è arrivata una buona notizia, sì davvero buona. E per tanti anche bella.

Ps: nei prossimi giorni pubblicherò, potendola finalmente completare, una riflessione più ampia e organica sul tema, che, pur quasi per intero scritta, non ho pubblicato, per non disturbare la serenità di chi stava valutando per decidere. O, forse, diciamo anche per… scaramanzia. E dire che io non ci credo… quasi come in quella commedia di Peppino De Filippo.
Ah, Buon Natale Giancarlo, a te e ai tuoi cari. Si può dire, vero? (fc)