L’OPINIONE / Santo Gioffrè: Occhiuto spieghi perché la Calabria non è uscita dal Piano di Rientro

di SANTO GIOFFRÈ – Sono, oramai, tre anni che la destra governa la Regione Calabria, avuta in regalo! Da un anno, Occhiuto, è padrone assoluto della sanità. Ha accentrato, nelle sue mani, il potere economico e il potere politico che negli ultimi 9 anni aveva gestione separata.

Il Commissario di Governo al Piano di Rientro governava il pianeta sanità, il Presidente della Regione, non toccava palla e si scialava facendo aeroplanini con la mani. Occhiuto, cogliendo la palla al balzo, predicando che era stata la diarchia a causare lo stato di collasso e di totale smantellamento della sanità pubblica calabrese, aiutato dall’enorme disinformazione che domina quel mercato delle notizie, si è fatto nominare padrone assoluto, da Speranza… già, dall’ex ministro Speranza, accentrando, tutto, nelle sue mani.

Dopo un anno, dove ha dominato in assenza di alcuna opposizione e di altri problemi, endemici in tanti altri poveri sciancati, capitati per caso, Occhiuto, non avendo ricavato nulla se non i benefici dell’esercizio del dominio, scarica le sue incapacità sul cosiddetto tavolo romano”Adduce”; Roma delenda est! Io capisco che, in ambiente dove il più convinto sapientone di giornata, pensa che, per es., l’Azienda Zero sia il prodigio che mancava per far apparire la Fata Morgana a cavallo del Ponte di Messina finito, e non un’altra Dbe, con più poteri, l’indicare il “Tavolo Adduce” come Belfagor, il Fantasma del Busento, lasciatemelo dire, è disarmante. Se fossimo nella bassa Calabria, diremmo: mi catturu i c… per terra e se li sono mangiati i cani.

Occhiuto sa che il cosiddetto “Tavolo Adduce” esiste da sempre. Fin dal momento che la Calabria, come le altre 9 Regioni, è entrata dentro i rigori del Piano di Rientro ed è formato da funzionari del Mef e del Ministero della Salute. E non è composto di uomini, ma di macchine calcolatrici. Ogni sei mesi, in quel tavolo, si ragiona non dei bisogni sanitari delle persone, ma di numeri: come procede la regolarizzazione dei pagamenti, quanti ospedali e servizi sono stati chiusi per far quadrare i conti’, qual è lo stato debitorio delle Asp, come si sta procedendo alla regolarizzazione dei bilanci, come sono i Lea… E altre cose, legate, tutte ai conti economici. Il resto, cioè i cosidetti piani sanitari e similari, non contano se, prima, non quadrano quei conti.

E, mentre per ben 9 Regioni, quei conti hanno travato curmu e quadratura, per la Calabria, dopo 13 anni, questo non è avvenuto. Ora, dopo 3 anni che la destra governa la Calabria e da un anno, il super governatore è padrone assoluto della sanità, invece di andare a cercare “capri” espiatori da arrostire su na carcara i focu, visto che ha avuto tutti i mezzi e i poteri per sapere, compreso il decreto Calabria della commaruccia nostra, che dica perché tutte le altre Regioni sono uscite dal Piano di Rientro e la Calabria non uscirà mai. Già, perché?  E non vada a raccontare a dx e pure a manca, stancando le già usurate Sirene, che entro la fine dell’anno si saprà l’entità del debito…perché, poi, mi troverò costretto a chiedere un’altra cosa… (sg)

L’OPINIONE / Nicola Irto: I parlamentari di centrodestra evitino strumentalizzazioni

di NICOLA IRTODemocrazia, leggi e sentenze vanno rispettate sempre e non a corrente alternata. Un principio che vale ancora di più in un momento storico difficile come quello che stiamo vivendo.

Le strumentalizzazioni per obiettivi politici non servono a nulla. Noi rispettiamo la decisione dei Giudici della Corte d’Appello di Reggio Calabria, anche se continuiamo e continueremo ad essere convinti dell’innocenza di Giuseppe Falcomatà e della sua Giunta.

Le dichiarazioni dei parlamentari della destra reggina, sembrano fatte per “obbligo a dire qualcosa per forza”. Tant’è che la richiesta di dimissioni del sindaco arriva dopo la cosiddetta sentenza Miramare, ma in relazione allo stato in cui, a loro dire, verserebbe la città. Le critiche politiche dell’opposizione fanno parte della normalità democratica, vanno bene  e possono servire anche da stimolo per l’Amministrazione comunale e rappresentano il sale della democrazie. Non sono accettabili, invece, le mere aggressioni verbali. Vale la pena evidenziare che non ci troviamo davanti a una condanna definitiva.

La sospensione di Falcomatà dalla carica di sindaco è l’effetto della tanto criticata legge Severino, che anche la Destra mette da tempo in discussione. Lo stesso Sgarbi, sottosegretario del governo Meloni, ha difeso il sindaco di Reggio puntando l’indice proprio contro quella legge.

C’è, inoltre, un altro punto fermo e chiaro: l’attuale Amministrazione comunale, con sindaco Falcomatà, ha ottenuto la fiducia dei reggini alle elezioni per la seconda volta bloccando il progetto politico della Lega. Una volontà popolare che merita rispetto e che non può essere ribaltata con un richiamo implicito, e anche pericoloso, alle “piazze“. Saranno di nuovo i cittadini a giudicare e decidere, alle scadenze previste dalla legge, chi dovrà guidare questa città.

Detto questo, anche io sono convinto che è necessario, adesso, un grande sforzo collettivo per migliorare ulteriormente la nostra città facendo arrivare risultati concreti. Uno sforzo che passa anche da un confronto civile, costante e di merito con tutti i soggetti politici con gli attori sociali e tutti i cittadini che vogliono contribuire al progresso della nostra comunità. Pertanto sarebbe utile che anche i parlamentari della destra, che fanno parte della maggioranza governativa, anziché concentrarsi su strumentali campagne pubblicitarie, utili solo per conquistare spazio sui giornali locali, iniziassero ad impegnarsi in questa direzione per ottenere risultati tangibili e da tutti verificabili. Potrebbero iniziare, ad esempio, rendendo chiara la loro posizione rispetto ai progetti del Ministro Calderoli e del governo sull’autonomia differenziata. (ni)

L’OPINIONE / I miei primi tre anni da sindaco di Cassano allo Ionio

di GIANNI PAPASSOSono trascorsi tre anni da quel 10 novembre 2019, quando la nostra Amministrazione, con suffragio plebiscitario, è ritornata alla guida del Comune.

Non è stato per niente facile affrontare i problemi più vitali della nostra comunità, considerato che abbiamo trovato, dopo gli anni della gestione commissariale, un territorio devastato dall’incuria, con tanti problemi irrisolti, con i progetti che erano stati avviati e che avevano registrato negative battute di arresto. Un periodo veramente sfavorevole per l’immagine della città di Cassano All’Ionio, che aveva perso la propria centralità rispetto alle altre realtà territoriali.

La nostra gente, vogliosa di risalire la china e di ritrovare la strada che conduce allo sviluppo ed alla crescita civile, sociale ed economica, ha saputo rimettere a posto ogni cosa, affidandosi ancora una volta al nostro buon governo. Abbiamo lavorato intensamente, in questi tre anni, per riportare sulla giusta strada il nostro Comune. Siamo intervenuti in ogni settore della vita amministrativa, dalle opere pubbliche, all’ambiente, alle politiche sociali, alla cultura ed al turismo, guardando, sempre ed in ogni circostanza, esclusivamente agli interessi generali ed ai bisogni più vitali della collettività.

Tante opere sono state progettate e messe in cantiere, tante stanno per essere avviate; tante le iniziative intraprese; opere ed iniziative che sono state in grado di cambiare il volto di Cassano All’Ionio e di trasformarla in una città moderna, pulita, ordinata, al passo coi tempi, che viene guardata con ammirazione dagli altri territori calabresi. Questo nonostante i problemi legati alla pandemia e alla grave crisi economica scaturita dal conflitto in Ucraina, purtroppo ancora in corso.

Continueremo a lavorare, con la passione di sempre, per realizzare altri progetti ed altre   iniziative, per dare sempre più risposte   alle istanze che pervengono dalla Comunità, avendo in mente l’unico obiettivo dello sviluppo e della crescita della Città di Cassano All’Ionio che, forte delle innumerevoli risorse culturali e naturali, ha tutte le carte in regola per aspirare ad un futuro diverso e migliore. (gp)

L’OPINIONE / Francesco Cannizzaro: L’egoismo personale e politico di Falcomatà

di FRANCESCO CANNIZZAROLa Severino è una legge da rivedere. Così come alcuni aspetti dell’abuso d’ufficio. Su questo, adesso, siamo tutti d’accordo. Anche se anni fa non fu esattamente così. Ma lo sappiamo, la Sinistra tende a essere “giusta” solo quando le cose accadono dalle sue parti, altrimenti è solo severa, non giusta.

Noi invece, coerenti e garantisti sempre, condanniamo fermamente, oggi più che mai, una legge che mette quotidianamente a repentaglio l’attività di sindaci ed amministratori locali. Anche quando sindaci e amministratori sono di partiti opposti a noi. Pertanto, auspico che il nuovo Governo possa rivedere presto questi aspetti.

Andando però ben al di là delle beghe tra correnti politiche, la questione qui non riguarda solo l’esasperazione di un reato o gli effetti giusti/sbagliati di una legge. La questione è più delicata, più complicata, più generale. Perché qui si tratta dalla vita o della morte di un’intera Città e, di conseguenza, della correlata Provincia. Che è qualcosa di più della resistenza a cui fa appello Giuseppe Falcomatà. 

Reggio non ha di che resistere. La resistenza per come la interpreta il sindaco eletto, va chiamata per quello che è: egoismo. Personale e politico. Non c’è altro modo per definirla. La vera resistenza la sta facendo lui che, contro la volontà della stragrande maggioranza dei reggini, detiene le chiavi di una città imprigionata al volere di pochi, pochissimi. Ecco perché Falcomatà non può lanciare appelli di quel genere… Proprio lui che, invece, ha una responsabilità immane (diretta e indiretta) rispetto al disastro generale in cui versa oggi una delle città più belle d’Italia. Potenzialmente.

Il reato, discutibile o no, c’è. La legge, discutibile o no, è in vigore. Di conseguenza lui è impossibilitato ad esercitare il ruolo. Perché costringere i cittadini, per un altro anno (o magari di più, visto che arriverà anche il giudizio in Cassazione), a sopportare questo stato di abbandono e degrado totale?! Mollando la presa dimostrerebbe piuttosto un’altezza istituzionale straordinaria, riconsegnando le chiavi di Reggio ai reggini, restituendo davvero potere decisionale ai cittadini.

Reggio Calabria è allo stremo. E non è certo colpa della Severino, dell’abuso d’ufficio contestato nel caso Miramare o dei brogli elettorali. Fatti gravissimi, ovviamente, ma che sono piccoli squarci se messi a confronto con l’enorme voragine rappresentata dall’incapacità amministrativa che le giunte del primo e del secondo tempo targato Falcomatà hanno palesato. Non me ne voglia nessuno dei sindaci, degli assessori, dei delegati, contro cui personalmente non ho nulla, né tanto meno il partito e la coalizione che rappresento. Quelle dell’attuale Amministrazione, tutte brave persone prese una ad una, tuttavia incapaci di gestire un Comune come Reggio ed annessa Città Metropolitana. Non è l’essere brave persone a fare di per sé un buon governo. 

Ecco perché il mio, di appello, è a non appigliarsi al comma della legge, all’interpretazione della condotta, o alla “resistenza dei cittadini”, cosa improponibile e pure offensiva… le cose a cui mi appello ed a cui dovrebbe appellarsi ogni singolo reggino sono l’onestà intellettuale, la responsabilità, una presa di coscienza vera. 

Reggio, proprio adesso, ha bisogno di un loro gesto d’amore dei suoi amministratori. Il coraggio di gettare la spugna a volte vale più di restare in piedi 12 round per poi crollare comunque al tappeto. Perché i pugni li stanno prendendo i reggini, non loro. Loro però, in questo momento, sono padroni di scegliere per i reggini, per tutti coloro i quali vedono in Reggio Calabria un potenziale straordinario ma inespresso. E che l’hanno vista sempre indietreggiare, dal primo giorno di commissariamento ad oggi. Nemmeno l’ordinario funziona, nessun indicatore sociale segna normalità. Non si può negare l’evidenza!

Il Sindaco, deve mollare la presa, costi quel costi, per amore della Città, della Democrazia, della Libertà. Non è questione di Severino o non Severino… qui si tratta di avere il coraggio di mettersi da parte, a prescindere! È la città che lo chiede, non la politica. Farebbe l’unica scelta saggia.

Invito, quindi, ogni cittadino di Reggio a far sentire la propria voce, in maniera civile però forte (molto forte!), senza limitarsi alle chiacchiere al bar, agli articoli di sfogo, alle lettere anonime, ai post sui social o, ancora peggio, alla rassegnazione. Magari con un atto dimostrativo palese che, una volta per tutte, faccia rendere conto agli inquilini di Palazzo San Giorgio e Palazzo Alvaro che è il momento di fermarsi.

Il CentroDestra farà sicuramente la sua parte affinché ciò avvenga. Perché andare avanti per inerzia è solo altamente nocivo.

Reggio, ora, ha bisogno di tutti noi. Ciascuno può fare il suo. Basta volerlo! (fc)

L’OPINIONE / Raffaele Malito: Bettini e D’Alema, come strateghi per la salvezza del PD

di RAFFAELE MALITONella livida, cupa atmosfera di fine di un progetto, di una storia  che avrebbe dovuto  recuperare, fondendole, i grandi filoni culturalpolitici della  sinistra comunista, e non, e del cattolicesimo democratico, si propongono, come  strateghi della salvezza esistenziale, ancora prima che politica,  del Pd, due grandi personaggi, diversi per i ruoli svolti ma uguali per straordinaria, incommensurabile egolatria, riscoperti da giornali e TV: Goffredo Bettini e l’eterno Massimo D’Alema.

Il primo è già all’opera per “creare” il nuovo segretario del Pd, quando e se, dopo i lunghi tempi asiatici, previsti per il congresso,  il partito esisterà ancora. È indicato abbastanza chiaramente nel libro che Bettini ha presentato di recente con un titolo,  Sinistra da capo, che è già un programma e un progetto di fondazione: Andrea Orlando. Un dirigente che dispone già di una sua piccola corrente che offre una garanzia essenziale e che costituisce una pre-condizione che Bettini apprezza molto, il trait- d’union  che li lega alla straordinaria figura di grande coerenza politica e di punto di riferimento dell’ area progressista, racchiusa in Giuseppe Conte.

Esattamente il Conte che è stato con Matteo Salvini, senza crederci ma accettando tutto ciò che il capo della Lega gli dettava, con il Pd finché era prono e credulo in grandi, comuni progetti futuri, con Mario Draghi finché gli è convenuto, e, poi, ha fatto cadere: lo stesso Conte che ora fa finta di essere di sinistra per sottrarre voti al Pd, adesso, e fagocitarlo, domani, proponendosi come il Melanchon “de noantri”, sponda e punto di riferimento di tutto il populisno sinistreggiante.

Orlando, perché dirigente di livello senza molta storia e spessore culturale, dovrebbe essere il primo a preoccuparsi di questo investimento politico  e ideale che Bettini fa nei suoi confronti: uno dei suoi figliocci prediletti, Nicola Zingaretti che riceveva i suoi consigli e i suggerimenti sulle cose da dire, ha fatto perdere le tracce ed è scappato via vergognandosi del partito di cui era stato segretario.

Novello Machiavelli alla continua  ricerca di un Principe-leader da plasmare, alla fine, non ne ha  azzeccata una in questa insopprimibile vocazione: Alessandro De Angelis, su Huffingtonpost, ricorda che più di tre lustri fa auspicava la discesa in campo di Montezemolo e, poi, due lustri fa, scrisse un libro con quella prosa  avvolgente un po’ ingraiana modello “la storia siamo noi” che Matteo Renzi era la carta decisiva della sinistra europea e, ora, è Giuseppe Conte il faro di una nuova era della sinistra e suo punto di riferimento. 

L’altro  illuminato consigliere – lo ha ammesso, con una certa circospezione, l’altra sera a “ In onda” su la7 –  è Massimo D’Alema.   C’è una coincidenza tra questi due personaggi: provengono entrambi dal Pci, di grande esperienza, di buone letture, hanno letto e interpretato il mondo in grande ma hanno perduto il contatto con la realtà, prigionieri del loro ego. Hanno costruito teorie aleatorie per coprire opportunismi tattici, innamorati della manovra di cui si sentono titolari e depositari.

E c’è da chiedersi come è possibile  che D’Alema, che è stato autorevole leader della sinistra, di un pezzo di storia, insomma, possa  interloquire, consigliare, tramare per costruire un ipotetico, grande progetto politico con un Conte Laqualunque. Ed è lo stesso D’Alema che ha suggerito e sostenuto la scissione nel Pd, con scarsi, o risultati nulli, per la guerra a Matteo Renzi fino giudicare, con abiure di sapore leninista, la svolta riformista e di respiro europeo del leader toscano,  una malattia mentale , “per fortuna – come ha scritto – dalla quale è guarito da sola”.

Sul game over del Pd nessuna riflessione, in modo disinteressato, nessuna analisi, un pensiero in grado di spiegare le ragioni di una sconfitta storica, della rottura del rapporto con il paese ma solo giochi tattici mirati al posizionamento personale. E, quindi, nessuna risposta alla domanda perché il Pd ha perso e rischia di perdersi: colpa del correntismo, del governiamo, si risponde. E si proclama un congresso, infinito nei tempi, di rifondazione e rigenerazione che dovrebbe restituire anima, idee, progetti, la missione politica, insomma, smarrita. Intanto ognuno rafforza le proprie correnti e il segretario Letta, con le sue finte dimissioni e scarso coraggio, invece di stimolare la discussione ne conserva e legittima il meccanismo perverso.

Così l’idea di Bettini di puntare sul nuovo figlioccio Orlando che rappresenta una delle molte correnti della sinistra interna  e ne coaugula un’area, si gettano le premesse per difendersi da un’eventuale  vittoria di un  segretario fuori dal controllo delle correnti.    Un altro dato di questa crisi profonda è che chi vince, vince tutto, chi perde si prepara ad andarsene.  Ci sarà da spiegare, però, una questione non trascurabile: che cosa si dice sulla guerra in corso in Ucraina, sulle grandi emergenze sociali, economiche,  sui migranti, su come si fa opposizione al governo di destra di Meloni mentre si resta bloccati e  si pensa solo ai conti da regolare nella sistemazione del potere nelle e delle correnti. 

Nei disegni machiavellici di Bettini &Co si prepara una nuova cosa rossa con Conte. Ma il Conte Laqualunque si muove con l’obiettivo di   superare, di netto, alle prossime europee 2024, il Pd, facendo, come alle recenti politiche, salire a bordo della piattaforma cinque stelle, pezzi di sinistra  ma non i dirigenti, snobbati, ignorati o, addirittura, provocati con proposte inaccettabili  per far saltare qualsiasi ipotesi di accordo, come sta accadendo a proposito di alleanze per le prossime elezioni regionali nel Lazio e in Lombardia. C’è, nel Pd l’antico vizio del “papa straniero” a cui affidare il destino proprio e del Paese, rifiutando, come è accaduto con Walter Veltroni, quello che veniva dalla  propria storia. Nella distorta idea di considerarlo un “utile idiota”.                                     

Ma le cose si potrebbero rovesciare: il papa straniero a cui, oggi, si guarda nel Pd, il Conte Laqualunque, potrebbe trasformare, per  una beffa della storia, in “utili idioti” proprio i manovratori e i pensatori dei papi stranieri.  (rm)                                                                 

L’OPINIONE / Emilio Errigo: L’Archivio storico dei Ruffo di Calabria custodito a Napoli

di EMILIO ERRIGO – Non sono in tanti coloro che sono a conoscenza, che il prezioso patrimonio culturale, rappresentato dall’Archivio Storico della Famiglia Ruffo di Calabria, (di Scilla e di Bagnara) è inspiegabilmente custodito a Napoli, presso l’Archivio di Stato.

Ho appreso tale importante informazione, leggendo un corposo volume curato da Carla Benocci, edito nel 2014, da Rubbettino, dal titolo I Gattopardi sottotitolo, I Ruffo in Calabria e i Doria Pamphilj in Basilicata in età moderna.

Così armato dei miei inseparabili occhiali da lettura diurna e prevalentemente notturna, mi sono letto questo testo ricco di informazioni sui Ruffo di Calabria e i Doria Pamphilj di Basilicata. Con i battiti pulsanti del mio cuore ballerino, ho scoperto tante notizie di mio più stretto interesse storico e culturale sulla nobile Famiglia Ruffo di Calabria e non solo dei discendenti rami di Scilla e Bagnara.

L’appetito vien mangiando prodotti gustosi di Calabria, come se si trattasse di alimenti tipici e salutari del Sud Italia. Da questo libro fotografico illustrato e ben commentato, dalla nostra esperta e studiosa d’arte Carla Benocci, sono passato alla lettura del testo militare di Giuliano Oliva, dal titolo, la Guardia di Finanza Pontificia, dove ho scoperto che il Cardinale Fabrizio Ruffo di Calabria, nel 1786, nominato Tesoriere Generale della Camera Apostolica, si adoperò anima e corpo, per risanare le casse dello Stato Pontificio, attuando importanti riforme fiscali e istituendo la Marina di Finanza Pontificia, tanto che allo scopo di tutelare i confini marittimi dello Stato favori la nascita della Finanza di Mare.

Infatti la Componente Navale della Guardia di Finanza, affonda le radici proprio in quel periodo storico , nei Porti Pontifici di Civitavecchia e Ancona. Chi l’avrebbe mai pensato che i Calabresi si fossero storicamente interessati pure di problematiche erariali e tributari, mai dire mai!

Ora mi dicono che sono specialisti in distribuzione equa del reddito pro capite. Vai a capire cosa gli girerà in quelle teste pensanti e idee lungimiranti. Da più parti chiedono di non dimenticare che la Calabria ha una Regina Madre, Paola Ruffo di Calabria, già Regina di Belgio. Chi l’ha conosciuta dicono che è veramente bella, bella e bella.

Una Nobil Donna di Calabria, che non poteva non essere che Principessa e poi Regina. Quanto sarebbe bello per la Calabria e noi tutti i Calabresi del Mondo, accogliere la nostra Regina Paola Ruffo di Calabria, con tutti gli onori e la gioia che devono essere tributati, senza altri ritardi, a una Sovrana figlia di un Eroe Calabrese Medaglia d’Oro al Valor Militare, Fulco Ruffo di Calabria.

Mi auguro che il Presidente della Regione Calabria, sappia valorizzare i tesori umani e materiali di cui dispone la Calabria , in primis riportando in Calabria, l’Archivio Storico dei Ruffo di Calabria e poi, a seguire, promuovendo la costituzione di una nuova sede dei beni storici e culturali dei Ruffo di Calabria, anche creando una Mostra permanente, presso uno dei grandi spazi dell’imponente Fortezza di Scilla, a tutti nota come il Castello Ruffo di Calabria, donato senza nulla pretendere, dagli Eredi Ruffo di Calabria, al Comune di Scilla, Castello con vista sul mare, che domina dall’alto, lo Stretto di Scilla e Cariddi.
La Rocca di Scilla, è il il simbolo più emblematico del Borgo dei Pescatori di Chianalea.

Chianalea detta anche la “Piccola Venezia “, per via delle acque che scorrono sotto le storiche case dei Pescatori di Pescespada i (c.d. Lanzaturi i Draffinera). Ho letto recentemente altra bella storia dei Ruffo di Calabria, contenuta nel libro dal titolo, “Ricordo quasi tutto”, scritto a quattro mani e due belle teste pensanti, con magistrale bravura dal Principe Fulco Ruffo di Calabria e dalla trascinante e travolgente scrittrice, Concita Borrelli, edito da Mondadori.

Che dire le sorprese è il caso di dire, che non finiscono mai.

Chissà se un giorno non molto lontano, anche la nostra Regina di Belgio, Paola Ruffo di Calabria, non possa fare un grande regalo alla Calabria e ai Calabresi, ritornando a visitare la Calabria, accolta con tutti gli onori che vanno resi a chi ha portato il nome “Calabria” nel Suo cuore, scritto subito dopo il suo nobile e reale, nome e cognome, Regina Paola Ruffo di Calabria. (ee)

[Emilio Errigo è nato a Reggio di Calabria, docente universitario di diritto internazionale e del mare, Generale in ris. della Guardia di Finanza]

L’OPINIONE / Santo Biondo: Occorre riscrivere e superare la legge 42/09

di SANTO BIONDO – Sul Mezzogiorno, si continua a rimanere in silenzio. Addirittura si sta per aprire nel Paese, una forte contraddizione tra gli obiettivi che l’Europa assegna all’Italia attraverso il Pnrr e la volontà, espressa dalla nuova compagine di Governo, di realizzare una autonomia differenziata che contrasta fortemente con la visione solidaristica dell’Europa post pandemia.

Infatti, se da una parte Bruxelles chiede al nostro Paese di porre la massima attenzione sui temi della convergenza territoriale e della coesione sociale e invita la politica e le istituzioni ad intervenire, per risolverle, sulle problematiche ancora aperte del divario territoriale tra il Sud e il Nord del Paese – divari nelle infrastrutture, nella sanità, nei trasporti e nella scuola, solo per fare alcuni esempi – che ogni anno contribuiscono a determinare l’uscita dal Mezzogiorno di circa 130 mila abitanti; dall’altra parte c’è, invece, l’idea di una certa politica, che si affianca alla pretesa incostituzionale di alcune regioni, di disporre in autonomia di più competenze e più risorse, andando ad indebolire le regioni più fragili del Paese.

In questo progetto di autonomia differenziata, su cui punta in modo particolare la Lega, si continua a non voler discutere della parte della Carta costituzionale che è di più interesse per le regioni del sud, quella che inserisce nel nostro ordinamento strumenti quali: la perequazione, la tassazione locale, e la definizione, appunto, dei Livelli essenziali delle prestazioni.

Mentre si mette in un cassetto la corretta applicazione di questi dettami costituzionali, si prova a spingere la discussione sugli aspetti della riforma costituzionale che stanno più a cuore alle aree economicamente più forti del Paese: calcolo dei costi standard, autonomia fiscale, che ha prodotto una progressiva riduzione delle rimesse statali in favore dei territori del Sud.

Di recente sul Mezzogiorno la Banca d’Italia e non un incallito meridionalista, nel suo rapporto annuale, ha sottolineato che, soprattutto nel periodo compreso tra il 2010 e 2020, nel nostro Paese si è realizzata una sperequazione nella distribuzione della spesa pubblica nazionale che ha penalizzato i comuni del Sud.

La Banca d’Italia chiarisce, in modo inequivocabile, come ormai la ingiusta distribuzione delle risorse statali tra Nord e Sud non appartiene al libro delle leggende metropolitane, ma è invece una reale condizione del nostro Paese che rischia di ottenere un definitivo riconoscimento istituzionale.

Dalle analisi della Banca d’Italia emerge, con evidenza, il fatto che per mettere in atto un graduale azzeramento dei divari tra il Nord e il Sud del paese il Pnrr da solo non basta, ma all’attuazione del Piano occorre abbinare una efficace spesa delle politiche di coesione 21/27 e un non più rinviabile riordino nella distribuzione della spesa statale che, partendo dall’assunto che le risorse europee devono essere complementari e non sostitutive delle risorse nazionali, sappia mettere fine alle storture prodotte nei bilanci degli enti territoriali meridionali dalla legge sul federalismo fiscale, la famigerata 42/09.

La 42/09 che, nel silenzio generale, da alcuni anni sottrae risorse ai territori del Mezzogiorno e rappresenta un assaggio di cosa sarebbe un Paese in autonomia regionale ha come punto centrale il criterio della spesa storica, criterio che ha finito per garantire i servizi essenziali di cittadinanza dove c’erano già e ha invece cristallizzato l’assenza degli stessi nelle regioni del Sud.

La legge sul federalismo fiscale non è solo incostituzionale ma addirittura si scontra con lo stesso Pnrr, dato che l’arretratezza dei Lep nel Mezzogiorno è stato uno degli indicatori che ha permesso all’Italia di strappare in Europa la quota più alta del finanziamento di Ngeu. Piuttosto che di autonomia regionale, occorre che politica e le istituzioni si adoperino ad avviare una discussione seria, diretta a rivedere totalmente la legge sul federalismo fiscale, per riscrivere e superare la legge 42/09! (sb)

L’OPINIONE / Candeloro Imbalzano: L’incontro di martedì può diventare la pietra miliare per la costruzione del Ponte sullo Stretto

di CANDELORO IMBALZANODopo 30 anni di analisi e valutazioni di tutti i tipi, oggi debitamente aggiornate, ed a dispetto delle periodiche ossessioni  di chi  come il PD Francesco Boccia,  dimenticando di aver perso il 25 settembre le elezioni e  non avendo più argomenti  convincenti a cui appigliarsi, ha rispolverato qualche giorno fa con toni da “bravo manzoniano” le solite trite  motivazioni ideologiche, l’incontro di martedì al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti tra il vice premier  Matteo Salvini ed i Governatori Roberto Occhiuto e Renato Schifani, ai quali va il mio più forte apprezzamento, può diventare la pietra miliare per il definitivo decollo della fase di realizzazione del Ponte sullo Stretto, realizzando il millenario sogno di unire finalmente Scilla e Cariddi.

Finalmente, dopo le passate, scellerate decisioni di ministri e governi di centro sinistra di stoppare più volte l’incipiente avvio dei lavori, sembra si veda la luce in fondo ad un interminabile  tunnel , non riscontrandosi alcuna motivazione seria che possa impedire l’avvio in tempi  brevi della grande opera. Anzi, oggi più che mai, sono palpabili gli enormi vantaggi economici e sociali che ne deriveranno anche per il Mezzogiorno e per il definitivo sviluppo non solo turistico della città di Reggio e del suo hinterland.

Non vi sono difficoltà di ordine tecnico, così come ribadito di recente dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri. Non esiste un problema di sismicità come dichiarato,  tra le tante autorità scientifiche in materia, anche dal capo della Protezione Civile Nazionale Fabrizio Curcio e dal presidente dall’Ingv Carlo Doglioni, e come peraltro dimostrato  da analoghe infrastrutture in zone ad alta sismicità, come il Giappone, la California e la Turchia. Né  esiste un problema di sicurezza, come sottolineato dall’ad del più importante Gruppo di costruzioni italiano Webuild, Pietro Salini, vincitore negli anni scorsi della gara di appalto.

Esistono, al contrario, solo enormi vantaggi. Intanto, si dà un senso all’Alta Velocità fino a Palermo superando la strozzatura di Villa S. Giovanni e si sposta l’attenzione della necessità dello sviluppo infrastrutturale  anche stradale, a partire della S.S. 106, verso il Sud e la Calabria. E, poi, grandi  vantaggi  di carattere ambientale, in passato  evocati  spesso a sproposito, con l’abbattimento di tutte le emissioni inquinanti: la sola CO2 si ridurrà di ben 140.000 tonnellate all’anno (il 93% di quella attuale), mentre con il trasferimento  su ferrovia  di  gran parte delle merci oggi trasportate su gomma si verrà incontro all’obiettivo di sostenibilità ambientale dell’Unione Europea  del 30% entro il 2030 e del 50% entro il 2050.

Ma soprattutto, per la Calabria, la Sicilia e per l’Area dello Stretto, a partire dalla Città di Reggio, l’attrattore turistico “Ponte”, diventerà una grande panacea di tutti i mali che fin qui hanno frenato lo sviluppo   dei nostri territori, dal momento che studi di Istituzioni specializzate valutano in circa 10 milioni all’anno il numero aggiuntivo di turisti che verrebbero ad ammirare l’ottava meraviglia del mondo. (ci)

L’OPINIONE / Franco Cimino: Che meraviglia se l’energia del tifo si trasferisse sul gonfalone del Comune

di FRANCO CIMINO – È stata come me l’aspettavo. Come l’auspicavo. Come, in cuor mio, ero certo sarebbe stata. E, cioè, una bella partita. Una meritata vittoria per i giallorossi. Una gran bella festa. Dello sport e della Città. Una vera partita di calcio. Con due squadre all’altezza della sfida e degne della posizione occupata in classifica. Sfottò e tanti dagli spalti all’indirizzo delle opposte tifoserie.

Efficaci e travolgenti quelli dei diecimila e più catanzaresi, nei confronti del pure “agguerrito” esercito dei duemila al massimo crotonese. “ Catanzaro alè alè…” ancora a partita finita da dieci minuti cantano dalla Massimo Capraro, la mitica curva. In campo abbiamo visto una gara correttissima, ben diretta da un arbitro di qualità. I giocatori, tutti, si sono rispettati. Oltre il far play e la normale educazione. Falli gravi nessuno. Funzioni sceniche per accendere la folla, nessuna. Vaffa reciproco o verso il direttore di gara nessuno. Strette di mano e pacche sulle spalle dei giocatori all’avversario tantissime. Unica nota stonata, ma che nulla ha provocato di disturbante, una qualche cretinata nella panchina ospite con relativa espulsione, mi pare del tecnico. Ma non vorrei sbagliare. Fatemi fare un passaggio tecnico da amante del pallone giocato.

Anche da me, amante, sebbene son tanti gli anni quelli dell’abbandono dei campetti e della mia bella divisa con il numero dieci sulle spalle( e che cavolo, quando ci vo’ ci vo’ nu pocu e culistragina in un campo in cui “a gargia” fa più dell’impresa pure inventata, non fa male). Dicevo della mia valutazione tecnica. Ci provo. Le due squadre hanno giocato bene. Mi aspettavo un Crotone più forte. Più sicuro di sé. Non so se giochi meglio normalmente. Ma oggi mi è sembrato risentisse della forza dei giallorossi. In campo e sugli spalti. Non è mai riuscito a metterci in difficoltà. Merito del Catanzaro. Dei suoi calciatori e certamente della panchina. Che non ha sbagliato la benché minima scelta. Dalla formazione allo schema tattico, di cui direbbe meglio mio fratello perché io non sono in grado di valutare. Specialmente, nelle nuove terminologie usate dal calcio moderno.

E chi le capisce è bravo! È stato un bel Catanzaro. La squadra c’è e si vede bene nella differenza che marca vistosamente rispetto alle avversarie. È compatta. Intelligente. Disciplinata. Unita in quello spirito guerriero che nulla toglie al bagaglio tecnico di cui dispone ampiamente. Forte in ogni reparto. Difesa granitica. Centrocampo combattivo e con qualche “fantasiosità”che lascia immaginare grandi cose. E che dire dell’attacco? Iemmello, Biasci, Vandeputte, Curcio e chi ne ha più ne metta. Anche in panchina, ché il nostro giovane Vivarini tanto li fa entrare tutti. C’è armonia. Piena. Vera. Sincera. E si vede. E si sente. Tra i ragazzi. Tra loro e il mister. Tra tutti loro e il presente e il suo staff dirigenziale. C’è armonia tra società, squadra e pubblico, il quale è armoniosamente unito, questa volta. Questo Catanzaro è imbattibile. Fa sognare il ritorno dei tempi gloriosi. Ma tormento alla giornata di festa. Per dire un’altra cosa soltanto. Questi undicimila sugli spalti, un numero uguale e forse superiore davanti alla Tv, tutti educati e composti, sono catanzaresi.

Il teatro in cui si è celebrata questa giornata bella, con il sole carezzato da buon vento, è Catanzaro, la nostra Città, il capoluogo della Regione. Ritorno a dire che se una piccola quantità di questa energia, di questa passione rafforzata dall’agonistico tifo, si portasse sul piano civile e dell’impegno politico, e un pizzico d’amore per la bandiera giallorossa si trasferisse sul gonfalone del Comune e anche un poco di questa bellezza sportiva sulla Bellezza della Città, io credo che, sotto la spinta di un quel nuovo, poco o molto si vedrà, che sembra essere emerso nella politica cittadina, si possa immaginare una Catanzaro diversa.

Più forte e prestigiosa. Capace finalmente di guidare se stessa e la Calabria verso il Progresso. Il film su Caravaggio al Supercinema che ho dovuto raggiungere sul filo dell’inizio, mi ha interrotto questa riflessione, che ho scritto scendendo dallo stadio. Poi vedi, diffuse dalla rete, alcune scene di un manipolo di cretini crotonesi, che nulla hanno a che fare con l’antica civiltà di Crotone, su viale De Filippis( due pullman si sono fermati, com’è è stato possibile? Chi l’ha consentito?) a fare atti di vera violenza, e ti viene voglia di cancellare quanto sopra scritto. Ma io non cancello neppure una parola. Non sarà l’idiozia di qualche idiota, la stupidaggine di qualche stupido, l’ignoranza di pochi ignoranti, a rovinarmi la bellezza di questa giornata! (fc)

L’OPINIONE / Emilio Errigo: Tra il dire e il fare c’è il soccorso e salvataggio nel mare di Calabria e Sicilia

di EMILIO ERRIGO –  Non esiste una norma nazionale, europea, pattizia, convenzionale, consuetudinaria o internazionale, che non obblighi (imponga) a chiunque, di prestare e assicurare il soccorso e salvataggio nei confronti della vita umana in mare.

E se c’è chi scrive la ignora, quindi devo ritenere per me inesistente, salvo prova giuridica contraria.
La salvaguardia e salvataggio della vita umana in mare o in terra e ovunque sia è sacra! Impedire gli eventi dannosi, pericolosi, naturali, umani, compresi i rischi di uno o più naufragi colposi o dolosi in mare, oceani, fiumi e laghi, sono atti giuridici vincolanti e obbligatori, azioni umane connaturati con l’essenza degli esseri umani e presenti, anche nel regno degli animali.

Cosa assai diversa è l’obbligo giuridico e morale, etico e umano, di prevedere, prevenire, intervenire, assistere, soccorrere, chi si trovi in una situazione di grave pericolo di perdere la vita e porre in essere comportamenti ad altissimo rischio di causare la morte altrui.

Il primo Soccorso in genere è considerato l’intervento immediato e urgente, al verificarsi di un accadimento meritevole di essere considerato importante per la tutela e salvaguardia della vita, a chiunque appartenga e di ogni (c.d. razza vivente). Il Pronto Soccorso, deve e salvo casi eccezionali di necessità e urgenza, viene assicurato presso le idonee e previste strutture sanitarie pubbliche o private, allo scopo di salvare e assistere la vita umana e animale in pericolo di sopravvivenza.

Detto in estrema sintesi quanto sopra, ora andiamo ad affrontare in poche ma sufficienti concetti, il Soccorso in Mare. Storicamente il Soccorso in mare, veniva prestato, quando le condizioni meteo marine e i mezzi navali del tempo lo consentivano, principalmente nei confronti delle merci trasportate e persone imbarcate, per lo più schiavi al remo forzato.

Il tempo ha umanizzato il Soccorso e Salvataggio della vita umana in mare, regolamentando con norme di rango internazionale e di diritto interno, i comportamenti obbligatori (doverosi) da tenere e mantenere fino al termine delle complesse e ( troppe volte rischiose anche per i soccorritori) operazioni di soccorso, assistenza e salvataggio della vita in pericolo di perdersi per sempre in mare.

Ora da moltissimi anni, a mia memoria sicuramente da oltre mezzo secolo, non c’è un solo navigante, che si sia tirato indietro nel prestare soccorso, assistenza e salvataggio, nei confronti di quanti hanno avuto reale bisogno di aiuto per essere salvati dall’irreparabile avverso destino.

Quello che sta accadendo da molti anni nelle acque del Mar Mediterraneo, sono altre forme e di eventi di emergenze generate dolosamente o colposamente in mare, causate da criminali e trafficanti senza scrupoli e cuore, in danno della vita dei poveri e sfortunati migranti internazionali.

La mia lunga esperienza maturata quale Comandante di Unità Navali Militari, nelle acque del Mare Mediterraneo, adiacenti e confinanti, i mari di Croazia, Montenegro, Albania, Italia, Grecia, Cipro, Malta, Turchia, Egitto, Libia, Tunisia, Algeria, Francia, Principato di Monaco, Marocco, Gibilterra, acque fluviali e lacuali navigabili comprese, mi consentono di tentare di rendere partecipi i cari lettori di Calabria.Live, di cosa significhi adoperarsi con tutte le Forze Umane e Mezzi Navali ed Aerei disponibili, per tentare di trarre in salvo una, dieci, cento e più di mille vite umane in mare.

Appare chiara una verità se si vogliono salvare i migranti, rifugiati e richiedenti asilo, da rischio morte sicura, occorre intervenire sul territorio di origine dei migranti, a terra non in mare! In mare è sempre difficile, pericolosi per tutti e troppo tardi per l’esito favorevole alla vita dei migranti in mare.

Non solo, il gran numero di migranti in pericolo di vita, presenti e ammassati dentro piccolissimi mezzi semi galleggianti e affondanti, unite alle loro fragilità di salute in generale, (si pensi ai bambini in mezzo al mare inzuppati d’acqua salata e infreddoliti), rendono assolutamente pericolosa la navigazione e il rischio naufragio è una costante che incombe sulla vita degli sventurati migranti in mare.

Le terre promesse, in Italia, sono le coste delle Regioni marittime Calabria e la Sicilia, e un tempo non molto lontano, anche la Grecia e l’Albania, per poi tentare con ogni “mezzo di sfortuna”, di poter raggiungere le coste calabresi e siciliane , sicuri e certi, che in quelle terre di migranti storici e di umana gente solidale e accogliente, si troveranno fratelli e sorelle, pronti a soccorrerli, assisterli, cibarli, proteggerli, preservarli dalle intemperie, vestirli e aiutarli a sopravvivere, alla mala sorte umana.

La umana e solidale Gente di Calabria e della Sicilia, meriterebbero una medaglia d’oro al giorno, ma il silenzio assordante delle buone azioni della Gente del Sud, cede il passo e viene dominato dalla visione di sempre più brutte e inascoltabili notizie, fatta di crimini e criminali, come se il Popolo del Sud, non avesse un cuore pulsante, che batte forte a favore dei migranti in pericolo perenne di morire in mare, morire a pochi passi dalla terra promessa: l’Italia. (ee)

[Emilio Errigo è nato in Calabria, docente di diritto internazionale e del mare, generale in ris. della Guardia di Finanza]