L’OPINIONE / Pino Masciari: Il silenzio non assolve dalle responsabilità

di PINO MASCIARI – Ieri sera ho partecipato alla diretta Facebook sulla pagina di Calabria news 24. Con me erano presenti il prof. Giancarlo Costabile, il direttore Gianfranco Bonofiglio e l’avv. Roberto Catani.

Ho dovuto ribadire che, nonostante la visibilità che gli organi di stampa hanno dato al mio recente comunicato e anche alle dichiarazioni dei politici e delle associazioni che si sono succedute nei giorni precedenti, ancora oggi tutto tace. Tutto è identico a quando ho reso pubblica la notifica dell’atto finalizzato alla revoca della scorta.

Ho inviato una lettera alle città che mi hanno conferito la cittadinanza chiedendo aiuto per la situazione che sto vivendo (la revoca della scorta da parte del Ministero dell’Interno), ma tante amministrazioni ancora oggi non hanno dato nessun cenno di risposta alla mia missiva.

Il loro silenzio mi sta facendo riflettere sulle opportunità di restituire la stessa cittadinanza alle città che continuano ad ignorare la richiesta di sostegno di un loro concittadino. Non servono le passerelle, le giornate commemorative, i convegni, se poi all’atto concreto non si sanno intraprendere azioni chiare che diano il segno tangibile del proprio impegno nell’antimafia.

Stessa cosa devo dire per quanto riguarda le istituzioni calabresi, a parte la telefonata del presidente del Consiglio Comunale di Catanzaro ricevuta mercoledì, nessuno si è più fatto sentire. Solo singoli esponenti politici mi hanno espresso il loro sostegno facendo appello a chi è nella possibilità di intervenire (Luigi De Magistris, l’ex- deputato Francesco Sapia, l’on. Simona Loizzo, il Consigliere regionale Antonio Maria Lo Schiavo, il laboratorio politico Primavera della Calabria, coordinato da Anna Falcone, il Movimento 24 agosto di Pino Aprile nonché Pedagogia della Resistenza con il prof. Giancarlo Costabile il Sindaco di Cinquefrondi (RC) Michele Conia).

Per il resto, come sempre da 25 anni, la Calabria tace. Ma tacere e non prendere posizione non esonera dalla proprie responsabilità, anzi: in qualche modo rende complici. Il silenzio, anche quello delle persone oneste, finisce per colludere con la ‘ndrangheta.

Serve un risveglio delle coscienze, tutti e ciascuno dovrebbero sentire l’urgenza di prendere posizione e scegliere se agire favorendo o contrastando l’antistato. Lo ripeterò all’infinito: la mia battaglia non è questione privata, ma la rivendicazione di un diritto di tutti: poter denunciare, opponendosi alla ‘ndrangheta, con la certezza della protezione da parte dello Stato! Certezza: perché lo Stato non può e non deve agire con la stessa ambiguità della malavita! (pm)

L’OPINIONE / Michele Conia: Lo Stato dimentica, la ‘ndrangheta no. Ripristinate la scorta a Masciari

di MICHELE CONIA – Vogliamo capire meglio. Vogliamo capire di più. Vogliamo capire perché lo Stato decide di abbandonare uno dei suoi figli. A maggior ragione se questo figlio ha deciso da che parte stare, quando con coraggio ha rivendicato la sua appartenenza allo Stato denunciando pezzi importanti della mafia calabrese.

Non riusciamo a comprendere, dunque, come Pino Masciari sia ormai da considerare così inutile da essere abbandonato dalle Istituzioni che lui stesso ha fortemente difeso.

“Il più grande testimone di giustizia italiano”: così lo definì il procuratore generale Pierluigi Vigna.

Un testimone di giustizia che prima però è stato un uomo, un imprenditore che ha avuto il coraggio della denuncia. Che non ha arretrato e che non solo ha reso possibile l’affermazione delle regole dello Stato, ma ha dato a tutti noi il senso di una speranza che sembrava vacillare e la forza e la coscienza degli uomini liberi.

Vogliamo capire perché, dopo 25 anni di deportazione e di incertezza del domani, a questo uomo e alla sua famiglia viene revocata, dallo Stato che lui stesso ha difeso, la scorta che in questi anni lo ha giustamente protetto.

Perché, in qualche stanza di uno Stato sempre più lontano, si decide di mettere a rischio l’incolumità di Pino Masciari e della sua famiglia.

Da persone libere riteniamo doveroso esprimere la nostra totale indignazione e con forza, in ogni luogo dove il dibattito democratico sia possibile, portare la nostra protesta più forte.

Non si può svilire in questo modo una battaglia combattuta da servitori dello Stato e da cittadini onesti che non hanno indietreggiato e che sono stati assassinati.

Non vogliamo che succeda ancora. Non vogliamo che succeda a Pino Masciari e alla sua famiglia. Perché se lo Stato dimentica, la ‘ndrangheta conserva il ricordo per sempre.

Chiederemo, anche nelle sedi istituzionali, al Ministero dell’Interno, di rivalutare con urgenza e revocare tale provvedimento. Ci faremo carico di chiedere agli altri comuni calabresi di fare altrettanto.

Perché ognuno di noi, oggi, si sente meno libero e più indifeso. (mc)

[Michele Conia è sindaco di Cinquefrondi]

L’OPINIONE / Tonino Russo: Laurea ad honoris a Callipo e Algieri è un giusto riconoscimento

di TONINO RUSSOIl conferimento della laurea magistrale honoris causa in Economia aziendale e management a Klaus Algieri e a Pippo Callipo da parte del Dipartimento di Scienze aziendali e giuridiche dell’Università della Calabria, costituisce un giusto riconoscimento alla competenza, all’esperienza e alla passione di imprenditori che alla nostra terra hanno dato e stanno dando il meglio di se stessi. 

È un giusto riconoscimento al percorso di uomini che hanno avuto ed hanno lo sguardo rivolto al futuro, che scommettono sulla crescita della Calabria e non si rassegnano all’assistenzialismo, che sanno dialogare con i loro collaboratori e valorizzarne l’apporto. Di questi esempi e di questi segnali ha bisogno, oggi più che mai, la nostra regione.

Ad Algieri e Callipo rivolgiamo, dunque, gli auguri per questa tappa importante del loro cammino e per la prosecuzione del proprio impegno. All’Unical il ringraziamento per una scelta che, oltre a premiare validi imprenditori, indica ai giovani una strada da seguire. (tr)

L’OPINIONE / Emilio Errigo: I calabresi desiderano attenzione, legalità e giustizia

di EMILIO ERRIGO – Nessuno pensi, neanche per un solo attimo, che la nobile Gente di Calabria possa continuale a vivere di promesse non mantenute e chiacchiere in quantità industriali, a colazione, pranzo e cena.

Il Popolo Calabrese, desidera molta e qualificata attenzione, Legalità diffusa, percepita, visibile e affermata, su tutti i territori dei 404 Comuni della Regione Calabria. Sicurezza Pubblica, Giustizia Sociale e Giudiziaria, dentro e fuori di in ogni casa privata, residenza pubblica, ospedale, clinica privata, casa di riposo, di cura e strutture ricettive pubbliche e private comunque denominate.

Gli abitanti della Calabria non devono e non possono assolutamente, continuare a sentirsi e ripetere sempre più spesso, come una cantilena assordante, irritante e disturbante, di essere considerati quasi cittadini, solo durante le competizioni politiche e amministrative, constatando poi di essere dimenticati e ignorati dallo Stato e dal Governo in carica e non solo. I Calabresi non sono pure figlio di Dio o no!

Ecco a proposito la Chiesa Cristiana Cattolica Italiana, gli Italo-Calabresi, Italo-Amercani, i tanti arci ricconi e miliardari, di origine o discendenze genetiche Calabresi, così come si adoperato con buoni risultati, per aiutare e sostenere, quanti soffrono la fame e le miserie nel mondo, non potrebbero investire più risorse economiche in Calabria?

Quanto sarebbe utile alla società contemporanea , adoperarsi tutti cattolici e cristiani, credenti e non credenti, per fare in modo tale da riaprire e rendere fruibili gli oratori abbandonati, gli impianti sportivi da mettere in sicurezza, esistenti nelle migliaia di Parrocchie , i tanti centri di aggrecazione sociali. Dove sono andati a finire i cinema dei ragazzi, i campi sportivi e di pattinaggio di un tempo?
Quanto erano belle, accoglienti e funzionanti, tanti anni addietro, le Chiese e annessi Oratori, della Calabria, erano ambienti pure tanto frequentati da ragazzi, ragazze e giovani.

L’Azione Cattolica, ricordo che svolgeva con un ammirevole impegno e dedizione, un concreto servizio sociale ed educativo comportamentale. Pochissimi sono stati coloro che dopo aver frequentato la Chiesa cattolica e gli Oratori, si sono persi nell’alcol, nel crimine e rifugiati nella droga in Calabria. La Calabria e i calabresi, non voglio sentire più parlare e ascoltare nessuna promessa basta!
Hanno bisogno di aiuto vero, non solo dallo Stato e dal Governo, ma soprattutto dagli stessi calabresi, o figli di genitori nati in Calabria. I Calabresi nel Mondo, quelli che possono farlo, sostengano la crescita della vita civile in Calabria.

Destinare a fin di bene, un poco o tanto per la propria terra e a favore dei propri corregionali in difficoltà non è cosa inutile.
Credetemi che è importante aiutare la Calabria e i calabresi a crescere e rialzarsi economicamente , non solo con contributi previsti dalle leggi nazionali a sostegno del reddito, ma creando lavoro onesto e difendendo anima e corpo chi te lo garantisce.

Dire no alla criminalità è un dovere verso i nostri figli e nipoti, con conseguenti benefici dal Sud a Nord e da Est a Ovest dell’Italia.
Ora si passi alle azioni concrete, si inizi a fare e fare bene, ora non ci sono più alibi giustificativi per nessuno e scusanti di responsabilità proprie o altrui , che si possono fare girare e rigirare a proprio piacimento , come un se si trattassero problematiche e realtà riguardanti Comunità umane inesistenti, inconsistenti e inconferenti.

La criminalità c’è e si vede, si sente, sempre più prepotente, asfissiante, stancante e dominante, così come ci sono presenti e sempre in maggior numero, le Forze di Polizia , l’Autorità Giudiziaria, gli Istituti di rieducazione e pena. Lo Stato e il Governo non riusciranno in pochi anni a far cambiare una mentalità criminale dilagante e attività affaristiche illegali, occorre un impegno civile cooperante.

L’Organizzazione pubblica decentrata, preventiva e repressiva, esiste e i risultati operativi, lo abbiamo scritto altre volte, si possono leggere, dalle relazioni pubbliche semestrali della Direzione Investigativa Antimafia, (D.I.A.), dalla Relazioni annuale della Direzione Nazionale Antimafia(D.N.A.), Analisi e Relazioni Regionali e Nazionali della Banca d’Italia, Rapporti analitici e statistici dettagliati, Ricerche Universitarie sempre più puntuali, le informazioni non sono carenti, anzi sono sempre più sovrabbondanti, ridondanti e anche stancanti.

Quello di cui c’è bisogno urgente in Calabria, si deduce dalla lettura degli atti processuali, delle sentenze di condanna, estrapolabili dalla tipologia e gravità dei reati commessi, dalle sentenze di assoluzione, dal modus vivendi dei Giovani Calabresi, dai loro desideri presenti e obiettivi futuri, dalle crescenti manifestazioni di violenze e prepotenze di ogni ordine e grado di pericolosità sociale. Ora il nuovo Governo del Paese, deve pensare alla Calabria e ai calabresi, iniziando dal decentramento di linee produttive di Società pubbliche partecipate dallo Stato e Società controllate dai singoli Ministeri.

Il primo investitore nelle perimetrate aree Zes( Zona Economica Speciale) della Calabria deve essere lo Stato, poi a seguire arriveranno pure gli investimenti del “Capitale di Rischio” delle Società private, non al contrario. Prima inizi lo Stato e Governo, si presentino in Calabria, concretamente e visivamente, con là proprie Aziende pubbliche produttivi di beni e servizi, attualmente concentrate in Regioni considerate più sicure, poi crescerà il coraggio e la fiducia degli investitori privati in Calabria.

Si deve comprendere che la fiducia verso un territorio, come quello della Calabria, si alimenta e crescerà giorno per giorno, con tante buone e concrete azioni, in primis le iniziative industriali e commerciali pubbliche e poi quelle dei privati.

Occorre far comprendere a tutti i potenziali investitori residenti in Calabria, nazionali ed esteri, che con questo Governo ci sarà più attenzione, molta più Legalità, che in Calabria sarà garantita la tanto desiderata Sicurezza del Territorio e che la Giustizia, da quella

Sociale a quella Giudiziaria, sarà uguale per tutti, calabresi e non, da Sud a Nord dell’Italia libera e democratica. (ee)

[Emilio Errigo è nato a Reggio di Calabria, Docente universitario e Generale in ris. della Guardia di Finanza]

L’OPINIONE / Annalisa Alfano: L’ingiusta ripartizione del Fondo non autosufficienze

di ANNALISA ALFANOOrmai dovremmo essere abituati ai continui scippi a cui il Meridione viene, ripetutamente, sottoposto. Ma, stavolta, è più difficile che mai accettare che risorse maggiori vengano destinate alle regioni settentrionali. Lo è perché ad essere privati di quanto dovuto sono i meridionali disabili e non autosufficienti.

È il caso del riparto del Fondo non autosufficienze. Non si ha rispetto nemmeno per gli anziani e i giovani che, per svariati motivi, non sono in grado di condurre autonomamente una vita regolare. Il problema non è la carenza di fondi perché le disponibilità ci sono – ben 2,5 miliardi di euro da distribuire tra le Regioni – ma il metodo di ripartizione che, invece di utilizzare i rapporti sullo stato di salute degli italiani elaborati dall’Istat secondo parametri europei, segue criteri di riparto che non colgono in maniera precisa e adeguata la platea dei beneficiari delle prestazioni del Fna (Fondo non autosufficienze). 

Questo è quanto emerge da un’analisi della Commissione tecnica dei fabbisogni standard (Ctfs) che ha valutato il riparto dei fondi. La Ctfs, per misurare il problema della non autosufficienza nelle singole Regioni, ha messo a confronto i dati Istat, sulle condizioni di salute degli italiani, con il riparto del Fna, attuato dal precedente governo, ed è venuto fuori che le percentuali del disagio reale nelle regioni meridionali non corrispondono al bisogno riconosciuto dalla ripartizione del fondo. Percentuali che rappresentano persone e che, per perversi calcoli, si ritrovano fuori dall’assistenza riconosciuta mentre al Nord vengono assegnati fondi per un numero maggiore rispetto a quello realmente necessario. Quindi se vivi al Sud resti fuori ma se abiti al nord puoi avere addirittura più di quanto ti spetta.

È, ancora una volta, una  questione di coordinate geografiche? No, la questione è politica. Una politica assente e disinteressata alle reali esigenze delle persone e dei territori. Da Segretario Provinciale di ‘Italia del Meridione’ e da cittadina del Sud, mi piacerebbe sapere a cosa stessero pensando i parlamentari meridionali mentre il precedente esecutivo, e l’ex ministro del lavoro e delle politiche sociali Andrea Orlando, battevano l’ennesimo schiaffo discriminatorio nei confronti del Sud, dei suoi disabili, dei suoi non autosufficienti. 

Ma è così difficile capire che sedere tra i banchi del Parlamento significa essere portavoce dei bisogni, delle difficoltà, delle esigenze, dei diritti degli italiani, tutti, che non possono fare altro che affidare le proprie speranze ad una classe politica che vigili con coscienza e responsabilità sulle decisioni governative?

Questa triste e sconcertante vicenda del fondo delle non autosufficienze è il risultato di un modus operandi che da decenni sta depredando gli abitanti del Sud di tutto ciò che gli spetterebbe di diritto e che continua, incessantemente, coadiuvato dalla miopia di una classe politica dirigente, probabilmente, senza competenza ma, sicuramente, senza consapevolezza. La consapevolezza che non si può continuare a governare differenziando a discapito di una parte del paese, sempre la stessa. 

Per il riparto del fondo delle non autosufficienze può esserci ancora uno spiraglio di luce e di riscatto perché, se è vero che per l’annualità 2022, ormai, il disastro è consumato, qualcosa si potrebbe ancora fare le annualità 2023 e 2024. Questo dipende solo dalla volontà e dal coraggio dei nuovi eletti di opporsi a questo scempio.

Quindi mi rivolgo agli attuali parlamentari del Mezzogiorno affinché intervengano con urgenza a restituire dignità a chi già è stato messo a dura prova dalla vita e che, finalmente, si possa attuare quel cambio di marcia che l’Italia del Meridione sta aspettando da troppo tempo. Solo con una reale attenzione e dedizione al Meridione sarà possibile una ripartenza dell’intero Paese Italia. (af)

L’OPINIONE / Emilio Errigo: La Calabria tra la strategia e la tattica ambientale

di EMILIO ERRIGO – Mentre plaudo con forza a quanti criticano e denunciano alle pubbliche autorità di Polizia locale, alle Forze di Polizia dello Stato e Autorità Giudiziaria, il crescente degrado ambientale, facendo impattare il palmo delle mie resistenti mani per fare più forte e intenso il battito di consenso, non ritengo affatto ne sento l’obbligo morale, di dover fare cosa analoga, verso coloro oramai in verità tantissimi, i quali si sono da tempo appassionati alla fotografia istantanea e paesaggistica, alla cinematografia e scenografia ambientale, rappresentando solo il lato più brutto, conveniente, triste, denigrante, soddisfacente e forse anche appagante della parte che più non va bene della Calabria.

Non mi convince affatto la mitragliatrice mediatica, che senza esclusione di colpi, spara sul web senza riserva alcuna, miglia di immagini e centinaia di filmati a dritta e manca, facendo apparire la Calabria, come se fosse non la nostra Regione, da rispettare, amare e far amare, ma una grande discarica abusiva maleodorante incontrollata.

Non sono proprio d’accordo con quanti sia pure in assoluta buona fede, continuano a limitarsi a far girare e diffondere il degrado esistente e persistente, in alcune e solo per fortuna in alcune, aree territoriali urbanizzate e non della Calabria.
E le tante bellezze e paesaggi mozzafiato incantevoli della Calabria dove sono?

Tutto il resto, il bello, l’affascinante, l’unicità dei luoghi e paesaggi incantevoli ben curati e manutenuti, che sono pure tanti da far vedere, fotografare, filmare, far conoscere con l’orgoglio di essere figli di quella terra di Calabria, viene fatto ignorare, non conoscere, omesso, vietato, escluso, ininfluente, ritenuto inconsistente, credo che potrebbe rivelarsi utile per comparare il pensiero e il giudizio costruttivo con quello distruttivo per l’immagine della Calabria e dei Calabresi.

E no miei fotografi, cine operatori, scenografi, che siano professionisti o dilettanti poco importa, così facendo non creiamo massa critica positiva , propositiva e riflessiva convergente. Così ci si limita solo a rappresentare parzialmente, l’esistente, il vero, le aree degradate, abbandonate e tante cose ancora, ma a me appare poca utile cosa.
Vorrei più strategia e più tattica, nelle vostre buone azioni di rappresentazione del vero, ritenendo le vostre azioni, poco incisive e determinanti.

Le vostre immagini contro i misfatti e crimini ambientali che danneggiano lo stato dei luoghi, inquinano il mare i fiumi, rendono l’aria irrespirabile, tossica e nociva per la salute pubblica, vanno denunciate a chi ha la competenza e l’obbligo di intervenire.
Non solo foto e video riprese, da far vedere sul web, ma foto e filmati, considerati in diritto processuale penale atti irripetibili, in quanto datati, con orario e luogo, del rilievo fotografico, e della ripresa filmata eseguita quando e da chi.

Limitarsi a continuare a far vedere il brutto è puro autolesionismo. Cosa credete che in altre città e province d’Italia, non esistano aree degradate, deturpate, coste cementate, poco manutenzionate, non tanto pulite, micro e grandi discariche di rifiuti industriali e materiali vari abbandonati, vaste zone incurate, inquinate da monossido di carbonio e altre particelle nocive?
Mica lo rendono pubblico sul web, si guardano bene dal farlo, zitti per carità altrimenti i turisti il prossimo anno se ne andranno in Calabria!

Occorre denunciare, denunciare e denunciare, una o cento volte, ogni scatto o più scatti assieme, così facendo il rigore della legge presto o tardi arriverà e sanzionerà, così come sta accadendo a Reggio Calabria, chi con il proprio disdicevole e inaccettabile comportamento, non solo lede e abbruttisce, l’immagine della propria bellissima città in cui vive, ma attira l’interesse di quanti potrebbero con una puntuale strategia e tattica, tentare senza riuscirci, ad allontanare il più possibile, i milioni e milioni di visitatori culturali e turisti ambientali che ogni anno sempre in gran numero arrivano e arriveranno nella nostra amata e amabile Terra di Calabria. (er)

[Emilio Errigo è nato a Reggio di Calabria, già docente di Diritto e Tecniche di Polizia Ambientale, Generale in ris. della GdiF]

L’OPINIONE / Michele Tripodi: Dall’Inail non c’è un euro per gli ospedali calabresi

di MICHELE TRIPODI – Abbiamo letto le diverse note trionfalistiche che si sono succedute a seguito della pubblicazione su Gazzetta Ufficiale del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 14 settembre 2022, con il quale è stato approvato il “programma di investimento per iniziative urgenti di elevata utilità sociale nel campo dell’edilizia sanitaria valutabili dall’Inail”.

Appunto, a differenza di quanto sbandierato da alcuni onorevoli freschi di nomina, stiamo parlando di progetti “valutabili” e non ancora finanziati dall’Inail per la realizzazione di interventi sulle strutture sanitarie calabresi tra cui l’ospedale di Polistena. L’importo progettuale previsto per la “riqualificazione strutturale e l’adeguamento normativo” di tutti i padiglioni è di Euro 35.702.321,75. Ma non vi è traccia della Calabria negli ultimi piani triennali dei lavori pubblici dell’Inail. Se prendiamo ad esempio il Piano Triennale dei Lavori Pubblici 2022-2024 approvato dal Consiglio di Amministrazione Inail con delibera n. 65 del 29 marzo 2022 la parola Calabria all’anno 2022 compare solo in un intervento a Messina presso un immobile sito in via Calabria.
Al 2023 è previsto un intervento su Lamezia Terme, ma come si sa le annualità successive alla prima non sono immediatamente finanziate. Oltretutto lo storico dei Piani #Inail assegna budget per tutta Italia inferiori ai 90 milioni ad annualità!!!
Per questi motivi, spiace davvero che la destra alla guida della Regione con i suoi riferimenti parlamentari non se ne sia accorta e abbia proclamato per acquisito un risultato che ancora non esiste.
A proposito poi della ristrutturazione dell’ospedale di Polistena non si può dire che tale intervento sia stato inserito in questo decreto, lo stesso era già presente nell’allegato A al DPCM del 4 febbraio 2021. Pertanto, a differenza di quanto sostiene il Presidente Occhiuto, i fondi che l’Inail ha concretamente messo a disposizione finora per la sanità calabrese è pari a zero.
Auguriamo e chiediamo viceversa al Presidente della Regione e alla euforica deputazione calabrese, un po’ distratta su questa vicenda, che vi sia un impegno concreto a finanziare nei programmi Inail 2023-2025 la riqualificazione del presidio ospedaliero di Polistena che è da tempo in lista di attesa nell’allegato A attualmente al terzo posto tra le opere più urgenti. Non vorremmo che tale posizione in classifica venga scavalcata in futuro dagli interventi nuovi comunicati dalla Regione e contenuti negli allegati C da cui sono stati cancellati altri previsti per gli ospedali minori.
Il presidio ospedaliero Spoke di Polistena per la sua storia e la sua funzionalità merita rispetto, attenzioni quotidiane e soprattutto investimenti concreti, non spot propagandistici della serie “tanto fumo niente arrosto.” (mt)
[Michele Tripodi è sindaco di Polistena]

L’OPINIONE / Francesca Cufone: Perché le Comunità Energetiche sono un discorso soprattutto politico

di FRANCESCA CUFONEAttraverso il Green Deal europeo, ci si è assunti limpegno di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Affinché ciò avvenga, uno degli obiettivi è quello di decarbonizzare il sistema energetico dell’Unione Europea, con il fine di ottenere zero emissioni di gas serra nette entro il 2050. Se volgiamo uno sguardo al lato dellofferta energetica sembrerebbe che il problema non riguardi i produttori di energia.

Eppure la produzione e consumo di energia è responsabile per circa il 70% dellemissioni di gas climalteranti. Ecco perché come Movimento vorremmo porre attenzione su una delle tematiche chiave della green transition annoverata dalla Missione 2 del Piano Ripresa e Resilienza: vale a dire la transizione energetica. Se si crede che questa consiste nel mero passaggio dal combustibile fossile alle energie rinnovabili non è detto che riusciremo a raggiungere nei prossimi decenni lobiettivo prefissato. Pertanto, occorre che in primis si acquisisca la consapevolezza da un lato che bisogna cambiare stile di vita puntando sulla gerarchia rigida delle 4 R”: ridurre, riutilizzare, recuperare, riciclare.

Dallaltro lato, occorre anche porre un freno allinflazione in atto perché ciò comporta un acuirsi della povertà energetica. Unita alla crisi climatica, si è instaurato un clima di incertezza che ha fatto innescare un circolo vizioso da cui bisogna uscire il prima possibile. Abbiamo la grande, e forse unica, opportunità del Pnrr che non è un caso se lItalia è stata tra quelle a beneficiarne di più di altri Paesi europei. Un’opportunità, da non perdere, di dare una svolta e puntare su soluzioni più sostenibili sotto il triplice aspetto: economico, sociale ed ambientale.

Economico perché col passare del tempo come italiani stiamo smettendo di essere risparmiatori e nella finanza pubblica sono sempre meno le risorse disponibili e la maggior parte della ricchezza a livello mondiale è concentrata nelle mani di pochi. A ciò si aggiunge un malessere e disagio sociale rappresentata dalla forbice che tende sempre più a crescere: chi è ricco lo sarà ancora di più e chi resta indietro viene completamente dimenticato. Dal punto di vista ambientale siamo in piena crisi: lalternarsi di periodi di siccità ad improvvise alluvioni mostra a pieno in tutto la loro drammaticità il cambiamento climatico in atto. Il quadro che si prospetta è preoccupante e destabilizzante soprattutto per le generazioni giovani e prossime.

La transizione energetica è la sfida delle sfide e il discorso è soprattuto politico, perché bisogna pretendere che sia una just transition”: una transizione che parte dal basso, democratica, partecipata e che coinvolga istituzioni, imprese e singoli cittadini, tutelando quelli più vulnerabili.

Inoltre, è loccasione anche per fare leva sulla terza missione delle Università puntando sulle competenze ed esperienze di laureati, professori ed esperti in ambito non solo energetico. Le comunità energetiche potrebbero essere la svolta epocale in particolare modo per il Meridione. Dove una qualità della vita migliore garantirebbe occasioni di sviluppo maggiore con una crescita dei territori che genererebbe economia e quindi occupazione, soprattutto in quei contesti che vanno sotto la nomenclatura di transizione ecologicae transizione digitale. Tutto questo permetterebbe a tanti giovani di rimanere e investire nelle proprie realtà e, quindi, nella propria regione, senza dover emigrare e in un effetto domino si contrasterebbe labbandono di interi territori, evitando così lo spopolamento dei centri storici o borghi.

Crediamo fermamente che i presupposti ci sono tutti, anche perché il Sud per antonomasia è intesa come comunità e non come società.

Questo è uno dei punti programmatici di IdM e su cui abbiamo aperto dei tavoli di discussione con lapporto di professionisti e studiosi della materia e amministratori locali, attraverso quella sinergia pubblico/privato che diventa fondamentale per avviare processi virtuosi e di best practice.

Il primo incontro è Sabato 22 Ottobre, alle ore 17.30, presso lHotel San Francesco di Rende, dove discuteremo sul ruolo e sul valore delle Comunità Energetiche nella transizione energetica, nonché sulle opportunità di sviluppo a livello locale. (fc)

[Francesca Cufone è commissario cittadino Idm di Rende]

L’OPINIONE / Clelia Giovanna Li Gotti: Reggio è un bene culturale da tutelare, non da distruggere

di CLELIA GIOVANNA LI GOTTILa città di Reggio Calabria ha origini molto antiche, come testimoniano i ritrovamenti nei pressi del Calopinace, che attestano nuclei abitativi risalenti al II millennio A.C. In alcuni casi la città ha anche origini verosimilmente mitologiche, secondo la tradizione che vuole la città fondata da Aschenez o da Eracle o da altri ancora, ma l’epoca in cui  Reggio Calabria comincia ad avere un vero e proprio assetto urbano è certamente quella greca.

È dunque possibile parlare di storia dell’urbanistica e dell’architettura di Reggio Calabria a partire dalla fondazione della colonia greca Rhegion, prima in Calabria, che risale all’ VIIIa.c.  ad opera dei Calcidesi. E, quindi, considerando Reggio Calabria la più antica città d’Europa su può dimostrare che è già un bene culturale e, quindi, non può essere modificata, perché sennò si inciampa nel penale. E La Corte Suprema di Cassazione, Servizio Penale, che ha approvato le seguenti leggi: “Disposizioni in materia dei reati contro i patrimoni culturali” (legge 09/03/2022 n. 22).

518-bis (Furto di beni culturali); 518-ter (Appropriazione indebita di beni culturali); 518-quater (Ricettazione di beni culturali); 518-quinquies (Impiego di beni culturali provenienti da delitto); 518-sexies (Riciclaggio di beni culturali); 518-septies (Autoriciclaggio di beni culturali); 518-octies (Falsificazione in scrittura privata relativa a beni culturali); 518-novies; (Violazioni in materia di alienazione di beni culturali); 518-decies (Importazione illecita di beni culturali); 518-undecie; (Uscita o esportazione illecite di beni culturali); 518-duodecies (Distruzione, dispersione, deterioramento, deturpamento,; imbrattamento e uso illecito di beni culturali o paesaggistici); 518-terdecies (Devastazione e saccheggio di beni culturali e paesaggistici); 518-quaterdecies (Contraffazione di opere d’arte); 518-quinquiesdecies (Casi di non punibilità); 518-sexiesdecies (Circostanze aggravanti); 518-septiesdecies (Circostanze attenuanti); 518-duodevicies (Confisca); 518-undevicies (Fatto commesso all’estero); 707-bis (Possesso ingiustificato di strumenti per il sondaggio del terreno o di apparecchiature per la rilevazione dei metalli).

Nel codice penale non sono numerose le disposizioni che possono essere specificamente ricondotte alla tutela dei beni culturali; esse hanno natura delittuosa (è il caso del delitto di danneggiamento, di cui all’art. 635 c.p., e di deturpamento e imbrattamento di cose di interesse storico o artistico, di cui all’art. 639, nei quali la qualità della cosa offesa dal reato comporta l’applicazione di una specifica aggravante) o natura contravvenzionale (è il caso del reato di danneggiamento al patrimonio archeologico, storico o artistico, di cui all’art. 733, e del reato di distruzione o deturpamento di bellezze naturali, di cui all’art. 734 c.p.).

Nel Codice dei beni culturali (d.lgs. n. 42 del 2004), le disposizioni penali sono contenute nella parte IV, titolo II (sanzioni penali), capi I e II (artt. 169-181) che individuano reati di natura contravvenzionale (realizzazione di opere illecite su beni culturali (art. 169), uso illecito dei beni culturali (art. 170), collocazione e rimozione illecita degli stessi beni (art. 171) e inosservanza delle prescrizioni di tutela indiretta (art. 172)); reati di tutela del patrimonio culturale nazionale (si tratta di una serie di disposizioni, di natura tanto delittuosa quanto contravvenzionale, che mirano a impedire il depauperamento del patrimonio nazionale.

Nel caso di Piazza De Nava  il progetto relativo all’ appalto per la riqualificazione di Piazza De Nava risulta sia stato più volte ritoccato e “rappezzato”  da diversi gruppi di lavoro ; fino al disastroso , stravolgente e impattante elaborato oggi al centro delle unanimi critiche dell’opinione pubblica reggina, compresi molti esperti di altissimo livello.  Tutto questo non e’ serio: sono stati stanziati quasi 5 milioni per poter riqualificare Piazza De Nava, che verrebbero invece impiegati per stravolgerla e dequalificarla.

Bisogna smettere di prendere di mira le nostre belle piazze, considerandoli spazi disponibili, da consumare e distruggere per i comodi dei poteri istituzionali e affaristici presenti: il patrimonio storico-culturale della nostra città e del suo hinterland costituisce un enorme bene culturale da tutelare e valorizzare e non da distruggere. Reggio deve salvaguardare i caratteri che ne sottolineano i suoi connotati di città di grande cultura.

Come può affermare tra l’altro il gruppo di esperti (tra cui chi scrive) che ha lavorato per la Carta Archeologica di Reggio Calabria ed  ha anche Catalogato tutti i Beni Ecclesiali di Reggio Calabria e provincia: una  grande ricchezza che dobbiamo essere in grado di saper salvaguardare e valorizzare.

La nostra città è un bene culturale, non deve essere danneggiata. Art. 733 c.p. dove il 3 marzo la Camera ha approvato, in via definitiva, la proposta di legge recante “Disposizioni in materia di reati contro il patrimonio culturale” pubblicata sulla “ “Gazzetta Ufficiale” n. 68 del 22 marzo 2022, la legge 9 marzo 2022, n. 22 “Disposizioni in materia di reati contro il patrimonio culturale” con l’indicazione della entrata in vigore mercoledì 23 marzo(cglg)

L’OPINIONE / Giovanni Giordano: Le eccellenze italiane sono vive e chiedono interventi urgenti

di GIOVANNI GIORDANO – Le luci appena spente della fiera di Rimini raccontano che il turismo organizzato è vivo. Stand sempre coloratissimi e colleghi gasatissimi e sorridenti testimoniano che, ancora una volta, c’è tanta voglia di andare avanti e di superare l’ennesimo momento difficile, oggi caratterizzato dall’impennata dei prezzi dovuti al caro energia.

Il turismo organizzato, mondo variegato che mette insieme le migliori energie fatte di agenzie di viaggio e tour operator, si ritrova a Rimini per affermare che nonostante tutto la voglia di viaggiare è irrefrenabile e lo testimoniano l’incremento significativo dei volumi negli aeroporti di tutta Italia. Il 2022 segna una chiara ripresa del settore smorzata – disgraziatamente – dall’aumento dei costi, principalmente per quelle aziende a più alto consumo di energia.

L’aria positiva che si respira a Rimini non cancella comunque le questioni irrisolte di un settore che non ha purtroppo avuto mai l’attenzione meritata se non negli slogan e nei programmi chiusi nei cassetti dei partiti. Rimane attualmente irrisolta la questione dei ristori, mancanti all’appello sul calo di fatturato a partire da luglio 2020; i nuovi stanziamenti inadeguati ai bisogni effettivi degli attori del settore più colpito dalla pandemia; i voucher in scadenza che necessitano di liquidità per poter essere rimborsati; l’aumento esagerato del costo dei biglietti aerei che frena la domanda di viaggi; la concorrenza indisturbata come sempre degli inossidabili abusivi; le richieste pressanti di rientro dai fidi da parte delle banche; la ricezione di cartelle di ogni tipo da parte dell’Agenzia delle Entrate. E se tutto ciò non bastasse, si aggiunge il regime Iva del settore, disallineato a quello del resto d’Europa.

Una prassi eccessivamente estesa di disintermediazione del prodotto turistico con comportamenti manifestamente scorretti a scapito dei professionisti del settore come le agenzie di viaggio; una inadeguata quota di Pnrr dedicata al turismo rispetto al reale peso del settore sul PIL nazionale. La lista potrebbe continuare, ma a cosa serve se non acquisiamo la consapevolezza che il turismo è un’industria strategica per il nostro Paese? Il primo bigliettino da visita verso il resto del mondo, l’attrattore numero uno di investimenti stranieri, la vetrina più luccicante e meglio addobbata del Made in Italy.

Non è forse l’Italia il museo a cielo aperto per eccellenza? Non è forse l’Italia a vantare il maggior numero di siti Unesco al mondo? E che dire delle incantevoli coste, splendide quanto le nostre imponenti catene montuose, le sinuose colline? Per non parlare della nostra Cucina Italiana, la più squisita nel mondo.

Ecco, Rimini racconta tutto ciò ma anche altro: ci dice che il turismo non è dato solo dalla vendita del territorio italiano, ma è rappresentato da tanti eccellenti professionisti che fanno consulenza turistica, programmano escursioni, organizzano viaggi ed assistono milioni di viaggiatori italiani in giro per il mondo. Testimonia che sarebbe anche l’ora di veder riconosciuta questa professionalità con l’istituzione di un vero e proprio albo. Rimini, dunque, racconta tante esperienze, raccoglie tante istanze e lancia tanti messaggi. Qualcuno, sarà in grado di raccoglierli?  (gg)

[Giovanni Giordano è Presidente Confapi Turismo Calabria Componente Giunta Nazionale Confapi Turismo e Delegato Regionale MAAVI (Movimento Autonomo Agenzie di Viaggio Italiane)]