L’Ordine dei Medici RC: Occhiuto approfondisca perché colleghi rinunciano all’incarico ed emigrano

L’Ordine dei Medici di Reggio Calabria e Provincia, ha ribadito che «non è certo compito dell’Ordine dei medici, che per altro ha sempre evidenziato agli organi competenti le criticità esistenti nei nostri ospedali, accertare i motivi per i quali molti colleghi, e non ultimo il dottore Furci, hanno deciso di rinunciare all’incarico».

Perciò, si sono rivolti al presidente della Regione e commissario ad acta, Roberto Occhiuto, invitandolo a «svolgere eventuali approfondimenti per scoprire i reali motivi per cui tanti colleghi rinunciano all’incarico e soprattutto perché tanti giovani medici emigrano in altri luoghi piuttosto che restare nella nostra regione».

«Si evidenzia ancora una volta che – si legge nella nota dell’Ordine – nel corso del recente incontro svoltosi con lo stesso Presidente della Regione Calabria, abbiamo depositato ufficialmente una serie di proposte e riflessioni, peraltro scaturite da chi opera quotidianamente sul territorio e vive sulla propria pelle, assieme agli utenti, tutte le gravi carenze e criticità del settore, per dare un serio contributo alla risoluzione dei problemi che affliggono da tempo la sanità calabrese». 

«Proposte e riflessioni che, partendo da una miope programmazione del Ministero della Salute che circa 10 anni addietro – continua la nota – non ha tenuto conto dei campanelli d’allarme che già prevedevano una gobba previdenziale che avrebbe reso impossibile il turnover, invitano gli organi regionali, prima di prendere decisioni insolite e “speciali”, di verificare direttamente ed in maniera rigorosa e seria, la disponibilità del personale dipendente dei vari ospedali di effettuare prestazioni aggiuntive secondo le norme ed i vari contratti vigenti, sia nella propria azienda che nelle altre».

«Una volta effettuata tale verifica, occorrerebbe privilegiare le forme contrattuali – viene evidenziato –e quindi i concorsi ma con delle modalità speciali. Così come il presidente Occhiuto sta mettendo in atto una procedura “speciale” per il reclutamento di medici cubani o il coinvolgimento di cooperative, sarebbe opportuno che il Ministero o la Regione autorizzasse delle forme contrattuali, anch’esse particolari, per tutte le specialità e che consentisse di variare, quindi, nella componente che si può modificare, gli stessi contratti prevedendo anche forme di contratti libero professionali. Inoltre, la tendenza nazionale a fare entrare le cooperative negli ospedali, di fronte alla quale questo Ordine si pone in maniera estremamente critica, risolve il problema della carenza di personale ma snatura gli ospedali, togliendo l’anima agli stessi. Bisogna privilegiare le assunzioni in qualunque forma, garantendo il principio delle opportunità di carriera e vantaggio economico».

«L’Ordine chiede, quindi, dopo una seria ricognizione dei bisogni – si legge ancora – di mettere le amministrazioni delle varie aziende nelle condizioni di poter gestire in maniera più libera la questione della carenza di personale». 

«Basterebbe soltanto – conclude la nota – prendere in seria considerazione, anziché perdersi in inutili polemiche, tutti gli elementi di criticità posti da tempo all’attenzione della politica da tutti gli Ordini dei medici della Calabria per avviare una seria riforma della Sanità e per abbracciare modelli organizzativi improntati all’efficienza ed in grado di dare risposte certe e vantaggiose nei confronti di tutta l’utenza calabrese»(rrc)

Spoke Corigliano Rossano, Tavernise (M5S): Passi avanti da Asp contro carenza di personale

Il consigliere regionale del M5S, Davide Tavernise, ha reso noto che dall’Asp di Cosenza sono stati fatti importanti passi avanti nella lotta alla carenza di personale dello Spoke di Corigliano Rossano: tra il 16 settembre e il 1° ottobre, infatti, «verranno assunti sette nuovi infermieri, di cui cinque nel pronto soccorso, 1 in cardiologia e 1 in oncologia. Un’assunzione specializzata, quella in oncologia, destinata esclusivamente alle cure chemioterapiche e nello specifico all’installazione del catetere venoso».

«Un’assunzione che risponde, seppur in parte – ha spiegato – alla recente denuncia di un paziente, costretto come molti a doversi rivolgere ad altri ospedali della provincia per la chemioterapia. Ancora, per il pronto soccorso di Rossano, verrà ampliata e resa più confortevole la sala triage. La stessa, in risposta ai gravi episodi, dei mesi scorsi, di violenza che hanno coinvolto il personale sanitario verrà dotata di videosorveglianza. Nominato, poi, il responsabile pronto soccorso dello spoke Corigliano Rossano».

«Sono passi in avanti verso una sanità pubblica più efficiente – ha proseguito – che coinvolgono però anche le altre strutture ricadenti nell’Asp di Cosenza. Sono, infatti, in fase di assunzione i nuovi infermieri destinati all’assistenza domiciliare integrata. Un’attività, questa, finora svolta dagli infermieri ospedalieri, cui veniva corrisposto lo straordinario, e che all’Asp costavano circa un milione e duecentomila euro. Il nuovo costo è, viceversa, stimato in circa 800.000 euro. Un risparmio quindi per le casse pubbliche, da reinvestire, fissato in circa 400.000 euro».

«È un’azione importante, quella segnata dalla gestione Graziano – ha detto ancora – sul fronte infermieri.  La graduatoria infermieri era ferma al n.18 e in pochi mesi è balzata al n. 345. Si tratta, certo, di personale semplicemente chiamato, ma in molti hanno risposto positivamente accettando l’incarico. A tanto si aggiunge la stabilizzazione di 70 dipendenti part time che si sono visti trasformare il loro rapporto di lavoro a tempo pieno».

«Altro capitolo importante, su cui ci si muove in avanti – ha concluso – è la rifunzionalizzazione tecnologica degli ospedali e della medicina territoriale, per cui si è proceduto all’acquisto di 30 ecografi, di cui due saranno destinati al presidio ospedaliero “Cosentino” di Cariati insieme ad una nuova tac. La strada verso una sanità pubblica che risponde con dignità ai bisogni dei cittadini è ancora molto lunga, ma certo rispetto all’immobilismo del passato si  muovono timidi passi». (rcs)

Università, Fantozzi: 408 mila euro per formazione specialistica medica

Iole Fantozzi, direttore del Dipartimento Salute della Regione Calabria, ha reso noto che è dalla Giunta regionale è arrivato l’ok a 408 mila euro per la formazione specialistica medica.

Attraverso questa somma, si potranno realizzare quattro nuovi contratti di formazione specialistica, aggiuntivi a quelli già finanziati dal Ministero dell’Università, per la frequenza delle Scuole di specializzazione in discipline mediche all’Università degli studi ’Magna Graecia’ di Catanzaro.

«Un’iniziativa – nata in sinergia con il rettore dell’Ateneo, Giovan Battista de Sarro – rivolta ai nostri giovani, alle nostre eccellenze, nella speranza di avere in futuro sempre più medici calabresi ad esercitare negli ospedali e nei presidi sanitari della Regione», ha concluso Fantozzi. (rcz)

Mammoliti (PD): Serve una bonifica del sistema sanitario calabrese

Il consigliere regionale del Partito DemocraticoRaffaele Mammoliti, ha presentato una interrogazione a risposta scritta al commissario ad acta Roberto Occhiuto, in merito alle vicende legale alla sanità calabrese.

Per Mammoliti, infatti, «per mettere in asse il sistema sanitario calabrese occorre prioritariamente effettuare una necessaria  bonifica sostituendo una gestione caratterizzata spesso da opacità, corruzione, infiltrazioni che hanno  comportato scioglimenti di Asp, con trasparenza e legalità».

Nell’interrogazione, il consigliere regionale ha ricordato dell’informativa di Occhiuto – svoltasi lo scorso 30 agosto – sull’accordo per la fornitura di servizi medici e sanitari del 17 agosto,  che prevede «in ragione della grave carenza di personale medico nelle  aziende sanitarie provinciali ed in quelle ospedaliere e considerata la difficoltà a reperirlo per le vie  ordinarie, un accordo transnazionale con la Comercializadora de Servicios Medicos Cubanos S.A.  (CSMC S.A.) con l’attivazione di procedure di distacco internazionale per la fornitura di medici da  utilizzare a copertura del fabbisogno».

«Nel corso di detta informativa – si legge nell’interrogazione – il Presidente della Giunta, nello stigmatizzare la condotta di società e  agenzie per l’intermediazione di lavoro che, a suo dire, nel fornire medici ai sistemi sanitari regionali  porrebbero in essere un’azione speculatrice distorcendo il mercato e ancora evidenziando aspetti che  richiederebbero l’attenzione della magistratura; vale la pena ricordare che senza lo spirito di abnegazione di tutto il personale sanitario, da premiare  e valorizzare, che è stato ed è in prima linea nella difesa del diritto alla salute e nella lotta al covid  19, il nostro sistema socio-sanitario sarebbe sprofondato in una crisi irreversibile dalle conseguenze  devastanti, ciononostante, come ammesso dallo stesso Presidente, buona parte di detto personale non  ha ancora ricevuto le previste indennità covid».

Mammoliti, poi, ha ricordato che il Governatore in una video intervista «a proposito della gestione dei concorsi da parte delle aziende ospedaliere e sanitarie,  ha affermato che esistono centri di potere amministrativi e dirigenti del personale che “fanno i  concorsi non che servono ai cittadini, ma che servono a loro”;  da ultimo, sempre in riferimento alla mancanza di medici e alla difficoltà di reclutamento, come  sottolineato da alcune organizzazioni sindacali, parrebbe che molti medici del sistema sanitario  regionale svolgerebbero funzioni amministrative anziché mediche».

Sulla base di ciò, Mammoliti ha chiesto a Occhiuto «quali azioni coerenti intenda mettere in atto per fare piena luce, e/o eventualmente  sottoporre a altre sedi competenti l’attività di intermediazione da parte di Cooperative private  in merito ai contenuti delle sue affermazioni; se, alla luce delle dichiarazioni rese in merito a comportamenti di alcuni dirigenti del personale  di A.S.P. e A.O., quali utili e tempestivi provvedimenti intenda adottare al fine di porvi  rimedio».

Infine, Mammoliti chiede se Occhiuto «non ritenga opportuno porre in essere un’azione di verifica e monitoraggio per rilevare se  e quanto personale medico svolge mansioni amministrative».

«Sulla sanità c’è bisogno di atti coerenti e appropriati in quanto si gioca una sfida  importante e decisiva per il cambiamento della regione», ha ricordato Mammoliti. (rrc)

L’OPINIONE / Rocco Turi: La Sanità che ho trovato in Calabria

di ROCCO TURI – La Calabria che non ti aspetti! Non si fa altro che parlare di crisi della sanità in questa regione, di direttori generali e commissari ad acta che cambiano per incapacità o conflitti politici; di pronto soccorso al collasso per carenza di medici e infermieri, di medici cubani richiesti in loro integrazione con relativa polemica; di mortalità sospette negli ospedali e di viaggi della speranza.

Certo, chi attacca la sanità calabrese, soprattutto in una prospettiva politica, ha tutte le ragioni, ma le eccezioni – come in ogni aspetto della vita sociale – possono essere osservate negli angoli più nascosti. Con tutto il rispetto per le famiglie che hanno avuto esperienze negative e malati trattati per giorni come bestie su barelle di pronto soccorso, anche in Calabria è possibile trovare eccellenze sanitarie ed è utile, anzi necessario portarle alla ribalta nazionale come auspicio per una palingenesi della pessima sanità in questa regione.

«I viaggi della speranza potrebbero fermarsi anche a Belvedere Marittimo», dice con orgoglio il dr. Giuseppe Ciriaco Sionne, primario del reparto di Chirurgia generale alla Casa di cura “Tirrenia Hospital”, già antica Clinica Tricarico in cui svolge la sua attività dal 1989. Calabrese di Diamante, 63 anni, laurea alla Seconda università di Napoli, con oltre 25mila interventi effettuati in carriera nella medesima struttura, il dr. Sionne è memoria storica del “Tirrenia Hospital” in cui sono state effettuate operazioni chirurgiche di varia natura e difficoltà. Bisogna infatti tenere in conto che la Casa di cura è dotata di un Pronto Soccorso in cui vengono effettuati interventi chirurgici d’urgenza in notevole quota. «Tuttavia, mi piace ricordare – aggiunge Sionne – la delicata operazione su una nonnina di 99 anni alla quale l’intera equipe ha riversato particolare affetto».

Ma ho ricevuto ulteriori informazioni sulla professionalità di altri reparti e medici che, per ciò che si riesce a fare nelle varie specialità, godono di prestigio e autorevolezza.

Non conoscevo la clinica, ancora meno il dr. Sionne. Avevo un problema di salute da risolvere e una mia parente – che era stata da poco ricoverata urgentemente in quella struttura – mi consigliò di rivolgermi al chirurgo, di cui i malati in corsia esprimevano giudizi più che lusinghieri sulla sua professionalità e umanità, quanto mai ugualmente utile alla cura di un soggetto malato.

Non avevo quasi alternativa, perché i sintomi del malessere diventavano sempre più acuti e ascoltai immediatamente il consiglio. Mi recai a visita presso il dr. Sionne il quale espose meglio di altri il vero problema che mi assillava e chiese se desideravo essere operato. La cosa che più mi aveva sorpreso era la sicurezza nello spiegarmi l’aspetto professionale dell’intervento e la modestia con la quale il chirurgo si esprimeva, affinché fossi in grado di capire il linguaggio e i termini scientifici di cui egli parlava.

Concordammo la precisa data del ricovero e dell’intervento, da eseguire dopo tre settimane esatte. Anzi, il medico aggiunse che se altri pazienti già in lista avessero dato forfait per qualsiasi motivo – anche causa covid, in un periodo in cui la Calabria si trovava ad occupare primo posto fra le regioni a rischio – avrei potuto essere convocato addirittura ben prima. Per uno come me abituato alla puntualità dei ritmi mitteleuropei sembrava quasi una presa in giro.

Avevo motivo di pensarlo perché, al sopraggiungere dei primi sintomi, ben undici mesi prima, mi recai a visita presso altro luogo di cura calabrese, di cui conservo fattura, il cui primario aggiunse il mio nome in lista per un intervento da eseguire dopo quattro mesi, spiegando che sarei stato chiamato esattamente ai primi di gennaio. Sto ancora aspettando la sua chiamata….

Ma la Calabria è esattamente questa, superficiale, chiassosa, arruffona, cialtrona e gradassa, salvo rara eccezione. In questa regione devi essere tu a implorare, a pregare, a raccomandarti, a chiedere con noiosa e lamentosa insistenza, a presentarti con un basso profilo alla Fantozzi e fare il nome di “chi ti manda”. Sfido chiunque ritenga che non sia così. Pur di non perdere l’amico referente e di non cambiare l’andazzo, perché si è parte di questa cultura e ingranaggio, si preferisce restare nel gorgo dell’ipocrisia e continuare a mantenere la regione nello statu quo e nel più buio medioevo.

Chiedo ancora perché quel primario che mi aveva promesso di operarmi ai primi di gennaio non lo abbia fatto. Desiderava forse ricevere la telefonata della “persona giusta” per esercitare il suo potere di scambio mafioso. Figurarsi se uno come me che da circa quarant’anni si muove in realtà sociali evolute della mitteleuropa avrebbe accettato di questuare un contatto col “noto” chirurgo calabrese, di cui ancora conservo fattura.

Bene, sette mesi dopo il fatidico gennaio, complice un trasloco di libri, il mio problema era diventato sempre più noioso, ed ecco accettare il consiglio di rivolgermi al dr. Sionne. Ma per mia esperienza e per conoscere bene la regione nella quale sono nato ho appena spiegato perché le sue parole sembravano quasi una presa in giro. Ma non tanto… egli mi aveva infatti già comunicato ogni azione da praticare nel presentarmi in clinica nella precisa data e ora stabilite. Appuntamento rispettato in tutti i suoi vincoli presso la clinica “Tirrenia Hospital” di Belvedere Marittimo, cittadina di novemila abitanti in provincia di Cosenza.

Il mio ricovero in quella struttura sembrava trovarsi in Svizzera, stanza singola, pulita, climatizzata, ottimi servizi igienici, infermieri solerti e pronti ad assistermi adeguatamente anche oltre i compiti loro assegnati. In tempo di rigore covid nel rapporto con l’esterno, è stato possibile che alcune infermiere mi aiutassero personalmente ad acquistare un dispositivo medico necessario alla mia degenza. Sovvengono a tal punto le parole del dr. Sionne il quale ricorda che una struttura ospedaliera non avrebbe successo senza impegno e abnegazione di ogni professionalità anche oltre l’orario di servizio, a causa della carenza di personale dovuta ai noti tagli che da molti anni affligge la sanità calabrese.

Proprio così, e questa è stata la mia esperienza. Anzi, l’intervento chirurgico a cui mi sono sottoposto nella Casa di cura si è svolto in un ambiente amichevole e rassicurante – necessario ad un paziente evidentemente preoccupato – anche negli attimi che lo hanno preceduto. In sala operatoria infatti, dopo aver incontrato il dr. Sionne e scambiato cordiali convenevoli, sono stato ricevuto da un infermiere, presentatosi come Salvatore, il quale mi ha preparato all’intervento seguendo il classico protocollo in un clima affabile, quasi per distrarmi, a cui si è unito l’anestesista e insieme ci siamo inoltrati anche in una conversazione sull’efficacia del vaccino anti-covid. Avevo capito che fra i due era un simpatico conflitto dialettico ed io, che evidentemente non desideravo schierarmi, mi inserii al solo scopo di far presente che la medicina è scienza empirica e che entrambe le tesi avrebbero potuto essere approfondite. In questo clima si è svolta la preparazione al mio intervento chirurgico fino all’arrivo di altra infermiera che iniettandomi l’anestetizzante mi spiegò che in pochi attimi avrei avuto un piccolo capogiro prima di addormentarmi.

A questo punto entrò in azione il chirurgo e alla fine dell’intervento sentii alcune voci con parole incoraggianti; nel dormiveglia capii che tutto si era svolto come previsto e risposi – ricordo benissimo – che “sarebbe stato allora necessario fare una bella recensione”. Fui riaccompagnato in camera e seguito con attenzione nelle mie necessità post operatorie, soprattutto tranquillizzato dalla presenza del dr. Sionne il quale passa intere giornate all’interno della Clinica. Non ho mai saputo – o forse capita raramente – che un primario ospedaliero fosse talmente scrupoloso nel seguire così da vicino i pazienti ricoverati; ma sorprende incontrare il primario anche in giorni festivi, addirittura in una calda mattina di domenica in piena estate, prossima al ferragosto.

Certo, una piccola struttura come la Casa di cura a Belvedere Marittimo offre possibilità organizzative diverse da un grande ospedale ma un chirurgo che ispiri tale fiducia nei pazienti ed è così cordiale nei rapporti da rasentare l’umiltà, come il dr. Sionne, è raro incontrare. Ecco perché il chirurgo che mi ha operato può essere preso a modello da parte di quei medici, soprattutto giovani, i quali – sgamati più di prima, ma desiderosi di restare in questa regione – hanno capito che in Calabria è meglio affidarsi alla politica come prassi per facili carriere. (rt)

Gli infermieri cococo dell’Asp di Catanzaro: Da “eroi” a “infermieri usa e getta”

Gli infermieri cococo dell’Asp di Catanzaro, hanno denunciato come, da “eroi”, sono stati definiti “infermieri usa e getta”, “vagabondi”, da «chi, invece, dovrebbe integrarci nel personale sanitario».

«Secondo molti, non dovremmo lamentarci – hanno scritto gli infermieri – poiché siamo stati “ben retribuiti”. Ma retribuiti di cosa? Il nostro monte orario era fissato dapprima a 35 ore settimanali, poi a 18 e poi a 12 e quelle sono state retribuite, ma in realtà non avevamo orari e tante volte ne abbiamo fatte molte di più. A noi non è stato pagato nessuno “straordinario”, eppure lavoravamo anche di domenica e in tutti gli altri giorni rossi, consentendo l’apertura degli hub per le vaccinazioni persino a Natale, a Santo Stefano e all’Immacolata».

«Abbiamo firmato un contratto lavorativo privo di tutele – hanno spiegato ancora – con la consapevolezza che la nostra sia una professione-missione ed è stato solo l’amore verso il prossimo e verso il nostro lavoro a spingerci a combattere questa battaglia contro un virus sconosciuto di cui abbiamo avuto paura anche noi che ci siamo trovati faccia a faccia con lui quotidianamente. Abbiamo firmato un contratto Co.Co.Co. che non prevedeva turni lavorativi, eppure abbiamo lavorato con dei turni».

«Paradosso del paradosso – hanno proseguito – nel nostro contratto non è prevista neanche la “malattia”, dunque chi di noi ha preso il covid, semplicemente non ha percepito stipendio per tutti i giorni di assenza dal lavoro. Per questi e per mille altri motivi fa male sentirsi definire ora “avvoltoi” dopo essersi spesi così tanto per la comunità. Non abbiamo esitato a rispondere alla chiamata d’aiuto e siamo entrati in servizio non appena ve n’è stata la possibilità, ma adesso a lanciare un urlo d’allarme siamo noi. Ci sentiamo ignorati e abbandonati dalla nostra classe politica, dalle istituzioni, anche dai cittadini che sanno quanto abbiamo lavorato per loro, persino dal nostro sindacato che, piuttosto che tutelarci, dopo aver rappresentato la nostra situazione in tutti questi mesi, con turni estenuanti, festivi e straordinari mai pagati, ha saputo solo risponderci: “Chi vi ha detto di farli?!”. Alcuni hanno addirittura ironizzato con “Ora che vi scade il contratto, venite a fare le pulizie a casa mia”».

«Ci sentiamo usati e presi a pesci in faccia – hanno evidenziato –. Sentiamo addosso il peso dell’irriconoscenza. Noi c’eravamo durante la pandemia, abbiamo aiutato nella gestione e prevenzione del covid negli ambienti scolastici e successivamente negli hub vaccinali, effettuando oltre 1000 vaccinazioni al giorno, rischiando la nostra stessa vita e quella dei nostri cari. Tanti di noi sono stati trasferiti addirittura nei reparti ospedalieri e nei pronto soccorso per sopperire a ferie e a turni massacranti degli infermieri già presenti nelle medesime strutture con contratto a tempo indeterminato. E ogni volta che è stato fatto presente che si trattava di impieghi diversi rispetto a quelli previsti dai nostri contratti, la risposta è stata: “O accetti o te ne vai a casa!”».

«Dopo l’ennesimo rinnovo dei nostri contratti, sempre con la stessa formula e la drastica riduzione delle ore a 12 settimanali – hanno concluso – non ci è stata data alcuna speranza sulla possibilità di una prossima proroga, poiché sostengono che non ci sarebbero fondi. Ma allora che fine hanno fatto e che fine fanno ogni giorno i soldi destinati alla sanità calabrese? Si parla tanto della grave carenza di personale e della difficoltà sanitaria tanto conclamata da parte del presidente regionale Roberto Occhiuto e ora 81 operatori sanitari saranno davvero mandati a casa?». (rcz)

Sanità, Fials Catanzaro: Bene proroga Commissario Asp per proroga dei contratti dei precari

La segretaria di Fials Catanzaro ha ringraziato il Commissario dell’Asp di Catanzaro, Ilario Lazzaro, «e tutta la sua equipe che seppur in presenza di difficoltà di bilancio hanno proceduto ad una ulteriore proroga dei  contratti di lavoro flessibile portando la scadenza degli stessi al 31 ottobre 2022 giusta del. Asp n. 916 del 31/08/2022».

«Lo stesso Commissario Asp, altresì – si legge nella nota – si è reso disponibile ad attivare “Progetti Obiettivi” che domani consentiranno allo stesso personale di continuare a lavorare anche oltre la data del 31 ottobre 2022 disponendo sin da subito l’attivazione di tutte le procedure necessarie».

Infine, la Fiasl Catanzaro si è rivolta a tutti gli altri commissari, affinché «procedano, celermente, «per come da dettami emanati dalla Regione Calabria,  alla definitiva stabilizzazione di tutto quel personale aventi titolo enunciati nella Legge n. 234 del 30/12/2021 (diciotto mesi di servizio maturati al 30/06/2022) e nell’art. 20 del DL n. 75 del 25/05/2017 (Legge Madia e s.m.i.)». (rcz)

L’OPINIONE / Santo Gioffré: La Regione inaugura a Sud l’autonomia fiscale e sociale differenziata

di SANTO GIOFFRÈ – Mentre i Padani, con l’appoggio del leghista del PD, Bonaccini, si mangeranno lo Stato che continuerà a fornire, loro, servizi socio-sanitari d’eccellenza, le suddette Regioni del Nord si terranno, completamente, la fiscalità prodotta sul loro territorio. Fiscalità di pregio che si ricava dalle ricchezze che la Repubblica, da 72 anni, fornendo, loro ,servizi, infrastrutture, industrie, autostrade, alta velocità, turismo, recupero dei centri storici, prestiti, facilitazioni bancarie, fiscali e commerciali, leggi speciali di supporto alla produzione, ha facilitato e permesso di generare.

Queste Regioni useranno gli introiti derivanti dalla fiscalità che rimarrà, esclusivamente, sui loro territori, per differenziare il loro sviluppo e i loro servizi, dal resto dell’Italia, rendendoli, sempre più ricchi e attraenti. Il Centro-Sud sarà ridotto a solo mercato di consumo coloniale. Saremo degradati a rango di parassiti- vagabondi e avremo il diritto, oltre alla carità compassionevole del Nord, di vivere finché potremo consumare gli scarti di mercato che dal Nord stesso arriveranno, come, per es. la sanità. I cosiddetti  ambulatori sanitari di Rosarno per le fasce deboli, sono il primo esempio di Autonomia Differenziata Accettata. La Calabria diventa la prima Regione, governata dai fascio-leghisti, che accetta, totalmente e subdolamente, il suo status di povertà e subalternità, senza tentare alcuna resistenza o intentare violente proteste, come la situazione imponeva, perché annichilita e depressa in quanto Colonia Politica di Salvini.

Questo razzista padano, visto le magliette indossate e gridate, che inneggiavano all’odio verso il Sud, vede raggiungere l’apoteosi al suo capolavoro politico. Il progetto di portare la Lega e i fascisti al Sud, fin dall’inizio, aveva questo scopo: occupare i territori meridionali, in assenza di forze politiche popolari, per annichilirli e disinnescare, così, resistenze alla disintegrazione politico-sociale dell’Italia. E le condizioni per la riuscita del progetto, le ha trovate tutte.

L’Italia Meridionale, negli ultimi 40 anni, è un concentrato d’ignoranza, di mancata scolarizzazione. Terra dove il voto di scambio è inteso unica mercificazione del senso totale di perdizione da parte della gente. Salvini ha trovato un territorio sotto il controllo capillare della ‘ndrangheta e la comparsa, frequente, di forme estreme di giustizialismo gridato, ma inefficace, che ha creato, solo, insicurezza e ostilità indistinta verso lo Stato. Tutte queste condizioni, sono state brodo di coltura per i fascio-leghisti, al fine d’attuare il loro progetto di dissezionare dell’Italia. Insomma, aprire ambulatori, garantiti e sostenuti dalla Regione Calabria, per le fasce popolari deboli e disadattate, cioè, per tutti, perché tutta la Calabria è in quelle condizioni, partendo dal presupposto che siamo la Regione più povera d’Italia, e tale saremo condannata a rimanere, significa che siamo tutti morti.

Che siamo destinati a morire come cani rognoso. Accettare ciò, partendo da quel presupposto, perché il governo della Regione è in mano a chi, al Nord, con scientifica logica, opera contro di noi, è infame oltre che mortificante per la nostra Storia e per la Repubblica. Lo meritiamo, ve lo meritate! Un Popolo che non sente orgoglio della propria esistenza, è giusto che sia scarto e servo dei popoli forti di una Nazione. (sg)

Sanità, a Rosarno inaugurati gli ambulatori sociali contro le diseguaglianze

A Rosarno sono stati inaugurati i nuovi ambulatori di medicina sociale aperti nel Poliambulatorio della cittadina reggina grazie al progetto Rosarno Salute Equità (RoSE-).

Grande soddisfazione è stata espressa dal commissario ad acta, Roberto Occhiuto, che ha ringraziato «l’Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà (Inmp), il Comune di Rosarno, che ha sollecitato questo intervento, e la commissaria straordinaria dell’Asp di Reggio Calabria, la dottoressa Di Furia, che reputo un’autentica eccellenza nella sanità nazionale».

«La Asp di Reggio Calabria – ha spiegato Occhiuto – ha velocizzato i lavori di adeguamento del Poliambulatorio di Rosarno affinché potesse accogliere questo intervento, che realizza davvero il percorso troppe volte trascurato di integrazione tra i servizi sanitari e quelli socioassistenziali. Un percorso che realizza anche compiutamente i principi della sussidiarietà verticale, perché ci sono più istituzioni coinvolte, ma anche orizzontale, perché sono state chiamate a partecipare a questa iniziativa anche associazioni del terzo settore. Si tratta, dunque, di un buon esempio di governo del territorio, realizzato anche attraverso la lungimirante azione dell’Inmp, che gestisce attività del genere in tutto il Paese, ed è soggetto attuatore di varie iniziative finanziate dal Pnrr».

«E io sono qui anche per assumere come presidente della Regione – ha proseguito – nonché da commissario all’emergenza sanitaria in Calabria, l’impegno a replicare iniziative del genere in più aziende e distretti sanitari. Ricordo che la Calabria è la Regione più povera d’Europa, con tassi segnatamente più alti rispetto al resto delle altre Regioni, e credo che presidi del genere aiutino a ridurre le diseguaglianze. Noi abbiamo diversi ambiti regionali nei quali c’è una straordinaria necessità di ridurre tali diseguaglianze, per cui questo modello, ben realizzato, deve essere replicato in più realtà della Regione Calabria».

«Sono venuto personalmente oggi a questa inaugurazione – ha detto ancora – anche perché volevo rendermi direttamente conto del lavoro che è stato svolto qui, e me ne vado ancor più contento perché ho riscontrato che si tratta davvero di un ottimo lavoro, e che questo modello possiamo e dobbiamo mutuarlo in più aziende sanitarie, o come bene ha sottolineato la dottoressa Di Furia, in più distretti sanitari. Non sono qui per assumermi meriti che invece vanno riconosciuti alle istituzioni che più attivamente sono state coinvolte, ma per assumere impegni che vorrei realizzare ancora insieme a tutti voi». (rrc)

L’OPINIONE / Pietro Molinaro: Quella dei medici cubani una misura d’emergenza temporanea

di PIETRO MOLINARORoberto Occhiuto conferma, ogni giorno di più, di essere il presidente di cui la Calabria ha bisogno. Il presidente che sta manifestando la Calabria che l’Italia non si aspetta. La decisione di inserire nelle strutture sanitarie calabresi 500 medici cubani ne è una prova ulteriore, perché si tratta di una misura d’emergenza e temporanea, che testimonia la capacità di Roberto Occhiuto di ricercare soluzioni concrete, anche originali quando serve.

E nessuno credo possa affermare che alla sanità calabrese non servano 500 medici! E nel più breve tempo possibile! In questo momento, la misura emergenziale, più sostenibile, per inserire un numero così cospicuo di medici negli ospedali calabresi è quella di chiedere la collaborazione dei medici cubani. E per questo è stato fatto! Certo, in parallelo si deve lavorare per una soluzione stabile e duratura. E mi risulta che stia avvenendo. Comprendo che ci possano essere dubbi o perplessità sulla scelta di far venire in Calabria dei medici cubani. Alcuni avanzano dubbi sulle effettive capacità di questi medici.

Al riguardo credo che le strutture regionali preposte dovranno essere attente a verificare le competenze ed i titoli di qualificazione del personale che arriverà in Calabria. Chiarito questo, i medici ci servono e bene ha fatto il presidente Occhiuto a scegliere questa strada.  A tutto il personale sanitario, che opera in Calabria e che non mi stancherò mai di ringraziare per il lavoro che ha fatto e fa in condizioni difficili, chiedo di aprirsi a questa scelta mettendo da parte le critiche.

Oggi è necessario accogliere i colleghi cubani con la consapevolezza che questa scelta, in questo momento, è l’unica strada per alleviare la pressione lavorativa sul personale sanitario e per migliorare la qualità delle prestazioni sanitarie. Arriveranno certamente anche le misure strutturali, ma oggi c’è bisogno di fronteggiare l’emergenza e serve apertura verso il cambiamento. È anche questa la politica che cambia la Calabria. E’ questa la Calabria che l’Italia non si aspetta. (pm)