Abate (Misto): Chiesto di istituire Giornata in memoria dei pescatori morti in mare

La senatrice del gruppo MistoRosa Silvana Abate, ha reso noto che è  stato «presentato un Disegno di legge in Senato per chiedere l’istituzione della giornata nazionale in memoria dei pescatori morti in mare».

«Quello del pescatore – ha spiegato – è un antico mestiere, che caratterizza la cultura e l’identità di tantissime località italiane. Un lavoro duro, spesso unica fonte di reddito per interi nuclei familiari, svolto con dedizione e passione da migliaia di persone. I nostri pescatori sono infatti chiamati ad affrontare innumerevoli sacrifici e pericoli per garantire sostentamento alle loro famiglie. La categoria ha inoltre fortemente risentito della crisi pandemica che stiamo attraversando».

«Dalle analisi e dal lavoro svolto sul comparto – ha aggiunto – soprattutto negli ultimi mesi è emerso che, quello della pesca, è un settore trascurato anche a livello europeo. Basti pensare che i piccoli pescherecci rappresentano oltre l’80 % della flotta europea e, in proporzione, il numero di incidenti mortali, lesioni e navi perse ogni anno resta “inaccettabilmente elevato rispetto ad altri settori”. La citazione deriva dalla Relazione stilata dalla Commissione al Consiglio europeo, al comitato economico e sociale europeo e al comitato delle regioni sull’attuazione pratica delle direttive in materia di salute e sicurezza sul lavoro sulle navi da pesca e l’assistenza medica a bordo delle navi».

«Nel corso degli anni molteplici, in particolare – ha proseguito — sono stati gli incidenti in mare che hanno portato alla morte di pescatori. Ricordiamo, ad esempio, quanto accaduto il 31 dicembre del 1974 a Schiavonea (CS), sede della più numerosa flotta peschereccia della Calabria. In quell’occasione persero la vita dodici pescatori che furono inghiottiti dal mare in tempesta. La Regione e l’intera Italia condivisero il dolore delle famiglie Celi e Curatolo del borgo marinaro di Corigliano-Rossano alle quali il mare strappò dodici uomini. Una tragedia nazionale che riportò l’attenzione sulle gravissime condizioni dei pescatori calabresi e della pesca in generale. Ma tanti altri sono stati i morti in mare per lavoro. Nel mese di maggio dello scorso anno un altro naufragio al largo di Ustica è costato la vita a tre componenti della stessa famiglia. Tanti, troppi sono gli episodi che hanno toccato in maniera indelebile i nostri pescatori e le loro famiglie. Non a caso anche per l’Agenzia europea per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, il settore della pesca è quello che presenta l’incidenza più elevata di infortuni e il lavoro in mare, sui pescherecci viene ritenuto tra i più pericolosi al mondo. A dirlo sono, soprattutto, le cifre dell’Organizzazione mondiale del lavoro che conta oltre 24mila morti ogni anno».

«Alla base di questa proposta di legge – ha concluso – per chiedere l’istituzione della giornata nazionale in memoria dei pescatori morti in mare vi è sia una visione “classica” del pescatore sia anche come soggetto che deve tutelare il mare, come sua prima sentinella recuperando un ruolo ecologico di protezione e di salvaguardia. Alla luce di quanto esposto in premessa in base ai numeri alti degli incidenti in mare, farò riferimento anche alla relativa Commissione di nuova istituzione in materia di sicurezza sul lavoro per sottoporre alla loro attenzione proprio il caso della pesca». (rp)

Granato (Alt.c’è) su situazione Archivio di Stato di Catanzaro

La senatrice di Alternativa c’èBianca Laura Granato, ha reso noto che «dopo oltre 10 anni di lavori portati avanti a singhiozzo, il trasferimento dell’Archivio di Stato di Catanzaro nei locali di via Milleli, nell’immobile identificato come “ex Macello”, sembrano imboccare la via della definizione».

«Almeno secondo quanto emerge – ha aggiunto – dalla risposta fornita in Commissione dalla sottosegretaria alla Cultura, Lucia Borgonzoni, in risposta alla mia interrogazione al Ministro del 5 ottobre 2020. Ci sono voluti otto mesi per una risposta che, comunque, e soddisfacente a metà».

«Secondo quanto riferito in Commissione Cultura – ha spiegato la Granato – al momento sono in via di ultimazione le uscite di sicurezza richieste dal Comando dei Vigili del Fuoco di Catanzaro per l’agibilità della struttura. Ma non è finita qui, ovviamente il tempo di trasferire gli arredi e poi i documenti stessi provenienti da più fondi, ancora passeranno mesi. Ricordiamo che attualmente a Catanzaro sono ubicati: gli archivi prodotti dalle amministrazioni periferiche preunitarie, gli archivi prodotti dagli uffici statali postunitari della provincia di Catanzaro, gli archivi degli enti ecclesiastici e delle corporazioni religiose soppresse, i cui beni vennero confiscati dallo Stato, gli archivi notarili anteriori agli ultimi 100 anni e archivi privati e archivi di enti pubblici; a Lamezia Terme, invece, sono conservati atti risalenti a: periodo napoleonico (giudicati di pace 1809-1817), periodo della Restaurazione (giudicati circondariali 1817-1865) e periodo postunitario (preture, 1862-1970), tribunale di Nicastro (1896-1959), ufficio distrettuale delle imposte dirette (1871-1961); liste elettorali (1979-1990), fondo ANAS (elaborati tecnici n. 667)».

«La risposta fornitami, purtroppo – ha proseguito – è solo parzialmente soddisfacente, in quanto, vero è che per fortuna, dopo oltre 10 anni, finalmente pare siano pervenuti alla conclusione dei lavori, ma anche vero è che il fondo archivio ubicato a Lamezia Terme (dalla risposta non si evince chiaramente se in toto o in parte) dovrà essere dislocato, per mancanza di spazio, nei locali dell’ex Carcere, concessi dall’Agenzia del Demanio».

«Quella dell’archivio di Catanzaro – ha concluso – è solo la punta dell’Iceberg di una situazione molto diffusa di mancanza di attenzione e di riguardo alla nostra memoria storica, custodita nel materiale cartaceo – conclude la senatrice de L’Alternativa c’è -. Il Ministero della Cultura infatti a malapena tutela le emergenze architettoniche di maggior richiamo turistico, poco e nulla ciò che invece interessa gli studiosi, ma, tramite questi ultimi, tutti noi. Perciò dalla commissione Cultura del Senato partirà a breve una indagine assegnata sulle gravi situazioni degli archivi e del personale archivistico. Questa indagine si rende indispensabile per portare alla luce lo stato di abbandono, nonché il rischio di perdita di importanti pezzi della nostra memoria. Il risultato sarà un documento conclusivo in cui si richiederanno interventi mirati e precisi al governo per invertire questa rotta prima che sia troppo tardi». (rp)

Sen. Abate (Misto) su istituzione fermata Maratea del Frecciargento Sibari-Bolzano

La senatrice del gruppo MistoRosa Silvana Abate, si è detta perplessa, di fronte alla decisione della Regione Calabria, di far fermare il Frecciargento Sibari-Bolzano anche a Maratea, in Basilicata, in quanto «continuo a non capire come mai tutte le nuove fermate richieste vengano convogliate su questo treno, che rappresenta l’unico collegamento ad alta velocità tra la Sibaritide e il resto dell’Italia e che con tanta fatica e lavoro siamo riusciti a portare su quella Fascia Jonica da sempre abbandonata dai politici che l’hanno amministrata negli ultimi decenni».

«Non ne faccio una polemica campanilistica – ha spiegato – ma questa decisione pone una serie di problemi e interrogativi nel merito della questione. Al di là dei (minimi) tempi materiali che si perderanno per la discesa e la salita dei passeggeri, di fatto viene tolta utenza sia alle aree turistiche del Tirreno Cosentino sia, e soprattutto, alle aree turistiche e archeologiche della Sibaritide stessa nella stagione più importante dell’anno per queste zone. Il problema più grave è proprio che, istituendo la nuova fermata, si rende il treno meno fruibile poiché si va a ridurre la disponibilità dei 216 posti per i viaggiatori sulla Fascia Jonica che non possono notoriamente usufruire di altri treni né ad alta velocità né del servizio universale disponibili, invece, per Maratea».

«Il tutto – ha proseguito – diventa ancora più incomprensibile se si pensa che proprio dal 13 giugno partirà anche il regionale Crotone-Sibari andata e ritorno in coincidenza proprio col Frecciargento considerando che anche per Crotone (e per tutta la Fascia Jonica) esiste solo ed esclusivamente questo collegamento veloce. Una scelta, quindi, illogica avvenuta, peraltro, grazie ad un accordo a titolo gratuito tra Regione Calabria e Basilicata. Da quanto emerso in questi giorni sulla stampa, a questo va aggiunto anche il fatto che la suddetta stazione non sarebbe a norma in quanto non sarebbero state abbattute le barriere architettoniche. Al momento, in base alle informazioni in mio possesso, si potrebbe profilare anche una carenza di legittimazione nella richiesta fatta dall’assessore calabrese ai Trasporti Catalfamo poiché da una prima verifica di bilancio risalente all’agosto del 2020, così come previsto nel contratto istituitivo della Frecciargento tra la Regione Calabria e Trenitalia, è emerso inequivocabilmente che la Regione deve coprire economicamente solo ed esclusivamente la tratta Sibari-Paola, poiché tutto il resto del percorso si mantiene già a mercato, ragion per cui la Calabria può avanzare richieste solo su una tratta da lei sovvenzionata».

«Per questo motivo – ha proseguito – ho scritto a Trenitalia e ai vertici della Regione Calabria chiedendo che venga rivista con assoluta urgenza la decisione di assegnare, per tutto il periodo estivo, la fermata alla stazione di Maratea onde evitare un grave ed irreparabile pregiudizio a tutto il bacino di utenza della Fascia Jonica. La Calabria, e in particolar modo la Fascia Jonica, andrebbero tutelate maggiormente anche dai sindaci e dall’assessore regionale Gallo, unico rappresentante del territorio jonico. A mio avviso, invece, se ne dovrebbe programmare con puntualità e decisione il futuro. Non concederla gratuitamente al primo offerente per accordi politici tra colleghi di partito».

«Così – ha concluso – si rischia di vanificare il lavoro fatto in passato da me con gli altri rappresentanti istituzionali per istituire questa Freccia che resta l’unico collegamento veloce della Jonica col resto d’Italia. La Calabria e la Sibaritide hanno bisogno di ben altro. Questo è l’ennesimo esempio di come la politica negli ultimi vent’anni abbia soltanto pensato a svendere la fascia jonica e i suoi residenti». (rp)

Vono (IV): Ponte sullo Stretto opera che può rilanciare Sud e l’Italia

La senatrice di Italia VivaSilvia Vono, nel corso di una intervista sul numero 170 di Formiche, ha ribadito come il Ponte sullo Stretto sia «un’opera dai numeri impressionanti che può rilanciare il Sud (e l’Italia intera) nel mondo».

«Il Ponte sullo Stretto – ha spiegato – offre una soluzione di crescita e di sviluppo dei territori che ribalterebbe per sempre il paradigma dell’assistenzialismo al sud. Con tutto l’intergruppo parlamentare “Ponte sullo stretto: Rilancio e sviluppo che parte dal Sud”, convinti che il progresso internazionale del Paese deve mirare a rendere i nostri territori opportunità di investimento per piccole e grandi imprese, continuiamo nel lavoro al “Patto del Ponte” per una condivisione con il Governo».

Per la senatrice, infatti, il Ponte «rappresenta un’opera non solo sostenibile a livello finanziario ma che, tra attività dirette e indotto attivato, genererà circa 106 miliardi di euro di nuove entrate e 120 mila occupazioni per il settore pubblico nei primi 30 anni di gestione».

«La costruzione del ponte – ha concluso – sarà a costo zero per i cittadini, e darà allo Stato la disponibilità di un’infrastrutture cruciale». (rp)

Auddino (M5S): Mio emendamento per Lpu in Gazzetta Ufficiale

Il senatore del Movimento 5 StelleGiuseppe Auddino, ha reso noto che «la onversione del decreto-legge Draghi, DL 44, è stata appena pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Significa che il mio emendamento al DL 44 su deroghe LPU e proroga dei contratti fino al 31 luglio 2021, è in vigore da oggi».

«È evidente – ha aggiunto – che ora non ci sono più dubbi per assumere e stabilizzare anche i 586 LPU restanti in Calabria, perché le deroghe valgono anche per loro. Fino al 31 luglio, gli enti potranno assumere gli LPU a tempo indeterminato in deroga, in qualità di lavoratori sovrannumerari, alla dotazione organica e al piano di fabbisogno del personale. Due mesi, un tempo congruo per poter stabilizzare i lavoratori rimasti».

«Dopo tre anni di intenso lavoro – ha concluso – si sta concretizzando l’obiettivo che mi ero prefissato ad inizio legislatura: tutti i lavoratori dovranno essere assunti a tempo indeterminato e stabilizzati, nessuno escluso!». (rp)

Vono (IV): 2 giugno giornata di dignità e orgoglio

La senatrice di Italia VivaSilvia Vono, ha ricordato come «il 2 giugno di 75 anni fa il popolo unito si recava alle urne per “conquistare” la nostra Repubblica».

«Con lo stesso impegno collettivo e l’entusiasmo della ripartenza – ha aggiunto – oggi celebriamo questa giornata con la dignità e l’orgoglio dell’Italia che crede nei valori della libertà, dell’uguaglianza e della democrazia. Un grande onore, per me, partecipare insieme al prefetto Maria Teresa Cucinotta, al sindaco Sergio Abramo, al vescovo Mons. Vincenzo Bertolone e a tutte le autorità civili e militari, alla cerimonia celebrativa di questa mattina a Catanzaro». (rp)

Corrado (Alt. c’è): Buone notizie per il Parco Archeologico di Capo Colonna

La senatrice di Alternativa c’èMargherita Corrado, ha reso noto che ci sono «buone notizie sul fronte del diserbo da effettuare nel Parco Archeologico di Capo Colonna per consentirne la riapertura al pubblico».

«Lo sfalcio periodico – ha aggiunto – è una delle voci di spesa fisse in materia di manutenzioni dei parchi, dunque una delle incombenze ineludibili della Direzione Regionale Musei (Drm) alla quale fanno capo i 14 “luoghi della cultura” calabresi, compreso il parco del Lacinio. Sollecitata da più parti a chiedere spiegazioni sul mancato diserbo e la perdurante chiusura dell’area archeologica ai visitatori, ho contattato il dirigente, l’archeologo Filippo Demma, per avere informazioni certe in merito. Se dal prossimo anno la problematica dello sfalcio sarà affrontata dalla Drm mediante una convenzione per le manutenzioni stipulata con Consip, i fondi per il 2021, ad hoc deliberati ma finora non assegnati, sono finalmente arrivati e consentiranno di intervenire, da qui in poi, ogni due mesi per quattro volte, potendo così coprire i prossimi 8 mesi, in attesa che vada a regime la soluzione sopra accennata».

«Firmata la determina venerdì scorso – ha proseguito la senatrice – per domani è previsto l’affidamento dei lavori alla ditta che, avviando i lavori la prossima settimana (salvo imprevisti), garantirà il diserbo a Capo Colonna e Monasterace Marina (Parco di Kaulonia), innanzi tutto, poi anche a Vibo, a Locri e nelle altre aree di competenza della DRM, dove la crescita incontrollata delle erbe spontanee pregiudica non solo la visibilità dei ruderi ma anche l’accesso in sicurezza ai parchi, oltre ad aumentare i rischi in caso di incendio. La ditta in questione, possedendo la categoria che le consente di farlo, non si limiterà allo sfalcio all’esterno degli edifici antichi ma agirà, con tutte le cautele del caso, anche all’interno, in modo da restituire piena leggibilità al deposito delle offerte che ha restituito il “tesoro di Hera”, all’albergo (katagogion) e al ristorante (hestiatorion) ellenistici del santuario magnogreco, alle abitazioni (domus) della colonia romana, alle sue terme pubbliche, al portico del foro ecc».

«È il primo indispensabile passo verso la riapertura del Parco archeologico di Capo Colonna – ha concluso – afflitto, tuttavia, anche quest’anno da una carenza di personale che rischia di comprometterne la fruizione se il Ministero della Cultura (Mic) continuerà a ritardare l’assunzione del personale addetto all’accoglienza e alla vigilanza. La procedura per assumere 1052 unità era stata avviata nel 2019 ma, sospesa a causa della pandemia dopo la preselezione, non è stata ancora riattivata. Franceschini, da me interrogato al riguardo giovedì 20, ha dato una risposta insoddisfacente che fa temere tempi ancora lunghi e mette in ulteriore gravissima difficoltà tutti gli istituti periferici del Mic». (rp)

Auddino (M5S): No alla discarica di Melicuccà

Il senatore del Movimento 5 StelleGiuseppe Auddino, ha ribadito la sua contrarietà alla discarica di Melicuccà, situata all’interno del bacino di alimentazione della sorgente Vina, sottolineando che «esiste un concreto ed elevato rischio di inquinamento delle acque e della falda confinante che si estende oltre il sito della sorgente. Non oso pensare al disastro ambientale incalcolabile che ne deriverebbe visto che la sorgente Vina fornisce acqua potabile per l’uso quotidiano e per l’agricoltura ai Comuni di Seminara, Palmi e Melicuccà».

«È un rischio troppo grande che non possiamo permetterci – ha detto ancora – È evidente che ci sono diversi elementi ostativi che non consentono di aprire la discarica in piena sicurezza per l’ambiente e per la salute dei cittadini come ha rilevato dallo stesso Ministero della Transizione ecologica invitando Città metropolitana e Regione Calabria a non aggravare ulteriormente l’inquinamento dell’area e di provvedere invece alla bonifica della vecchia discarica».

«Pertanto – ha concluso – mi auguro che questa vicenda possa concludersi al più presto con la saggia decisione di non aprire la discarica in questo sito». (rrc)

Auddino (M5S): Mio emendamento su deroghe Lpu sarà legge

Il senatore del Movimento 5 StelleGiuseppe Auddino, ha reso noto che «Il mio emendamento al Dl 44 su deroghe LPU e proroga dei contratti fino al 31 luglio 2021, approvato la scorsa settimana dalla Commissione Affari Costituzionali e poi dall’Aula del Senato, entro la prossima settimana sarà legge dello Stato».

«La Camera dei Deputati voterà il ddl di conversione del decreto – legge Draghi del primo aprile, DL 44, la prossima settimana» ha spiegato ancora, aggiungendo che «dal giorno successivo alla pubblicazione della legge di conversione in Gazzetta Ufficiale, gli enti potranno assumere gli LPU a tempo indeterminato anche in deroga, in qualità di lavoratori sovrannumerari, alla dotazione organica e al piano di fabbisogno del personale, fino al 31 luglio 2021».

«Più di due mesi, un arco temporale più che adeguato durante il quale gli enti dovranno adoperarsi per le assunzioni dei lavoratori rimasti. Non ci sono più dubbi né alibi per assumerli e stabilizzarli: le deroghe saranno valide anche per gli Lpu». (rp)