A tutela del loro posto di lavoro scendono in campo i lavoratori delle Terme Luigiane

di FRANCO BARTUCCI – I lavoratori delle Terme Luigiane hanno manifestato, stamani, sentimenti di rabbia e impotenza di fronte alle pretese avanzate dalle amministrazioni comunali e difformi rispetto a quanto sancito negli accordi firmati in Prefettura alla presenza di tutte le parti a febbraio 2019; nonché al silenzio assordante della Regione Calabria proprietaria delle acque termali che, nonostante le pressoché quotidiane richieste di incontro e di confronto, da parte dei lavoratori, non dà alcun cenno di riscontro alle missive.

Questo è accaduto durante la manifestazione organizzata  dall’Associazione “Comitato dei Lavoratori Terme Luigiane”, che si è svolta nella piazzetta delle Terme Luigiane in piena sicurezza. Ciò per effetto della posizione assunta dalle due amministrazioni comunali di Acquappesa e Guardia Piemontese che hanno chiesto, come noto alla Sateca, la restituzione, entro il prossimo 31 dicembre,  di alcuni beni mobili di proprietà comunale, come l’edificio commerciale “Il Triangolo”, l’edificio  utilizzato per le attività amministrative e di accettazione dei curanti, lo stabilimento San Francesco.

Una manifestazione di protesta promossa pure per rigettare il regolamento di distribuzione delle acque termali, approvato dai  due  Consigli comunali che ha portato la stessa Sateca a comunicare, ufficialmente, la chiusura delle Terme Luigiane, con gravissimi risvolti occupazionali.

La manifestazione ha visto la presenza di un consistente numero di lavoratori, del rappresentante sindacale della Cisl Gerardo Calabria, di alcuni imprenditori locali, alcuni consiglieri del Comune di Acquappesa, nonché dell’assessore del Comune di Cetraro, Tommaso Cesareo, il quale ha espresso, insieme al sindaco di Cetraro, Ermanno Cennamo, piena solidarietà ai lavoratori della Sateca Spa e alle loro famiglie.

Durante l’incontro, sono state illustrate nel dettaglio tutte le problematiche tecniche legate alla richiesta di riconsegna dei beni di proprietà dei Comuni ricadenti nel compendio termale e in uso dalla Sateca.

«Sembra assurda – hanno sostenuto i lavoratori – la posizione silenziosa della Regione Calabria che dovrebbe essere, invece, il garante, non solo della salvaguardia degli accordi stipulati, ma anche e soprattutto del numero dei posti di lavoro, nonché delle prestazioni sanitarie  assicurate da  una delle poche aziende sane che operano sul territorio.»

«Possibile che i vertici della Regione – si sono chiesti in tanti – non si rendano conto del rischio che un’attività del genere possa finire, come sembra inizi a trapelare, nelle mani di losche realtà imprenditoriali che dominano in Calabria?».

Anche il sindacato, rappresentato dal segretario provinciale, Gerardo Calabria,  ha sottolineato che, a seguito delle numerose richieste prive di riscontro, si può solo constatare la totale mancanza di volontà anche da parte di entrambe le amministrazioni comunali a sostenere un incontro alla presenza dei lavoratori.

Altro elemento molto importante, evidenziato dal sindacalista Calabria, è relativo al bando che i comuni dichiarano essere pronto, ma rispetto al quale i sindacati e i lavoratori non sono stati mai convocati o coinvolti in alcun modo, per quanto concerne la parte relativa alle garanzie sui posti di lavoro o al tanto pubblicizzato aumento del numero degli stessi.

Persistendo questo totale immobilismo e silenzio da parte delle istituzioni, i lavoratori si sono dichiarati pronti a manifestare e a fare sentire la pressione delle loro richieste di interlocuzione in tutti i modi possibili nel pieno rispetto della legge, ma soprattutto nel pieno rispetto della propria dignità e del loro diritto costituzionalmente garantito al lavoro. (rcs)

Lavorare per non chiudere le Terme Luigiane: l’appello del presidente della Provincia di Franco Iacucci

di FRANCO BARTUCCI – Le Terme Luigiane non possono essere chiuse per come paventato nei giorni scorsi dalla Sateca, che per ottanta anni è stata titolare, quale sub concessionario, della gestione delle acque e dei beni del compendio  termale.

Lo hanno affermato i presidenti di 25 associazioni operanti nella provincia di Cosenza, notificando il loro appello al Presidente della Provincia di Cosenza, Franco Iacucci, per un suo intervento istituzionale. Lo stesso documento è stato pure inoltrato al Prefetto di Cosenza e al Presidente della Giunta regionale calabrese.

«La chiusura della struttura – dicono nel loro documento i presidenti delle associazioni – non è solo la deplorevole perdita di un patrimonio terapeutico ma anche la dispersione di risorse occupazionali, l’impoverimento per l’indotto, l’indebolimento ulteriore della nostra economia, già piegata e piagata dall’attuale emergenza sanitaria. Quali presidenti delle associazioni di Cosenza, dando voce ai nostri associati e, con loro, ad una ampia fetta della società civile, chiediamo con forza che le istituzioni intervengano per trovare una soluzione, affinché le  Terme Luigiane continuino a operare ed erogare i loro servizi».

Un appello che ha trovato subito l’attenzione del presidente della Provincia di Cosenza, Franco Iacucci, il quale ha subito invitato tutte le istituzioni coinvolte a creare un tavolo di lavoro presso la Prefettura di Cosenza  per affrontare il problema e risolverlo in maniera definitiva.

«Il futuro delle Terme Luigiane – ha dichiarato il Presidente Iacucci – avrà ripercussioni economiche sull’intero territorio regionale. La Provincia è pronta a fare la sua parte. La Regione deve assumersi le sue responsabilità essendo proprietaria delle acque termali. Le Terme non possono chiudere e bisogna unire gli sforzi per fare in modo che diventino un punto di riferimento sia per la cura delle malattie che per il benessere, garantendo l’apertura per tutto l’anno».

A questo appello del presidente della Provincia Iacucci si aggiunge il presidente dell’Associazione “Comitato lavoratori Terme Luigiane”, Giuseppe Tucci, che rende noto di avere rinnovato per la terza volta una richiesta all’assessore regionale al Lavoro, Sviluppo Economico e Turismo, Fausto Orsomarso, per un incontro urgente presso la cittadella regionale avendo all’ordine del giorno con carattere di urgenza la risoluzione della vicenda delle Terme Luigiane. Una richiesta che non ha ottenuto finora alcun riscontro pur inoltrata tramite Pec.

La lotta al Covid-19, lo stato pandemico vigente in Calabria e soprattutto nella Provincia di Cosenza con 4.609 casi attivi, mentre Reggio Calabria ne ha ad oggi 1.890; la perdita del presidente Jole Santelli alla Regione  Calabria, l’indizione della competizione elettorale per eleggere il prossimo 14 febbraio un nuovo governatore ed un Consiglio regionale, ha colto questa  vicenda in un momento particolare, non trovando grande attenzione da parte delle Istituzioni, come dai soggetti politici, attori e interpreti del buon governo del territorio e della comunità calabrese.

Il silenzio ne caratterizza il momento e non è giusto far pesare sui lavoratori, che hanno nelle Terme Luigiane l’unica fonte di sostegno e certezza occupazionale, tale peso di incertezze e instabilità. (rcs)

I due sindaci di Acquappesa e Guardia Piemontese sono favorevoli alla continuità delle attività termali delle Terme Luigiane salvo che…

di FRANCO BARTUCCI – Le amministrazioni comunali di Acquappesa e Guardia Piemontese, attraverso i rispettivi sindaci, con una lettera inviata alla direzione della Sateca, al Prefetto di Cosenza, Cinzia Guercio e al presidente della Giunta Regionale f.f. Nino Spirlì, oltre che all’assessore regionale alle attività produttive, Fausto Orsomarso, fanno sapere che sono favorevoli alla continuità delle attività termali delle Teme Luigiane presso lo stabilimento “Terme Novae” e Parco Termale “Acquaviva”, alle stesse condizioni economiche fino ad oggi riconosciute e praticate, almeno  fino all’attuazione di quanto sancito dal Regolamento di sfruttamento delle acque termali, approvato nel mese di novembre dai rispettivi consiglieri di maggioranza dei due  Consigli comunali.

«Tale  proposta – hanno scritto nella lettera i due sindaci – sarebbe stata tra l’altro oggetto di discussione dell’incontro più volte richiesto da parte nostra e disatteso da parte Vostra per svariati motivi».

Nella stessa lettera, poi, i due sindaci attaccano la Sateca per la comunicazione pubblica ufficiale di chiusura delle Terme, fatta dalla stessa attraverso gli organi d’informazione.

«Pertanto la Vostra comunicata chiusura delle attività aziendali è da ritenersi una decisione unilaterale da parte Vostra e non condivisa dalle Amministrazioni scriventi, in quanto assolutamente inaccettabile per la perdita di posti di lavoro ed anche perché potrebbe configurarsi interruzione di un pubblico servizio».

Qual è al momento l’interruzione del pubblico servizio trovandosi lo stabilimento “Terme Novae” ed il Parco Termale “Acquaviva”, come  le strutture alberghiere, chiuse per ragioni di normale inattività invernale e per i vincoli legati alla tutela di lotta al coronavirus, non è dato sapere e conoscere da parte dei due sindaci?

Intanto nella stessa lettera si informa la Sateca che «entro la scadenza del 31 dicembre 2020 riceverà un calendario dei giorni in cui si procederà alla restituzione dei beni di proprietà comunali, in ossequio alle disposizioni del Capitolato d’Oneri di cui ai contratti del 4 settembre 1936 e del 4 novembre 1942  stante la redazione dell’inventario dei beni mobili ed arredi presenti nelle strutture da restituire».

Si tratta della consegna dell’edificio utilizzato in questi anni dalla Sateca come ufficio amministrativo e di prima accoglienza dei curandi, di un complesso commerciale in disuso da diversi anni e del vecchio stabilimento denominato San Francesco, nella cui corte si trovano le vasche di lavorazione dei fanghi e delle alghe utilizzate nelle cure reumatiche e terapeutiche, la cui lavorazione avviene proprio durante il periodo di chiusura delle terme (dicembre/aprile).

Ora, dicono i lavoratori ed il sindacalista della Cisl provinciale, Gerardo Calabria, che sta seguendo personalmente da quattro anni questa particolare vicenda di ricerca del nuovo concessionario delle acque termali delle Terme Luigiane: «Come credere alle parole dei due sindaci, espresse ufficialmente nella lettera inviata alla Società gestore delle Terme, circa il loro parere favorevole al prosieguo delle attività termali da parte della Sateca, se contestualmente chiedono entro la fine di questo mese la restituzione delle chiavi della struttura San Francesco, dove avvengono le lavorazioni dei fanghi e delle alghe?».

Dicono, ancora, poi i due sindaci: «Prosecuzione delle cure che potranno svolgersi fino all’attuazione di quanto sancito dal Regolamento di sfruttamento delle acque termali approvato dai due Consigli comunali».

Ma il “Regolamento”, a cui fanno riferimento i due sindaci, contestato nella sua impostazione dai consiglieri di minoranza dei due Consigli comunali, dai lavoratori, dal  sindacato Cisl di Cosenza, da Federterme, dal comitato “lavoratori Terme Luigiane”, dalla stessa Sateca,  non corrisponde alla figura del “sub concessionario” indicato nell’accordo sottoscritto presso la Prefettura di Cosenza l’8 febbraio 2019, che nel comma D così è scritto: «Qualora le procedure di cui ai punti B e C, benché regolarmente introdotti, avviate ed in itinere, dovessero eccedere al termine del 31 dicembre 2020, ai fini di evitare soluzione di continuità aziendale, le attività di Sateca proseguiranno fino all’effettivo subentro del nuovo sub concessionario nella gestione del servizio».

Un protocollo d’intesa che si concludeva con queste parole: «I Comuni e la Sateca, da subito, lavoreranno per la destinazione degli immobili inseriti nel protocollo e nei verbali». Ciò ch’è mancato in questo tempo la concordia per trovare insieme responsabilmente la soluzione. Il messaggio divulgato, invece, dai due sindaci, una volta approvato il Regolamento, attraverso gli organi d’informazione, è stato quello di annunciare ch’era finito il “Monopolio della Sateca”.

Non è questo il modo giusto di trovare una soluzione adeguata a garantire la funzionalità  ed una continuità lavorativa delle Terme Luigiane, anche se il Coronavirus Covid-19 ne ha nella stagione 2020 condizionato la funzionalità con appena duemila curanti in circa due mesi e mezzo a fronte dei 22.000/25.000 mila curanti degli anni precedenti a questa pandemia in un periodo di tempo di sette mesi (maggio/dicembre). (rcs)

Federterme e Confcommercio Cosenza a sostegno della funzionalità delle terme luigiane

di FRANCO BARTUCCI – Dopo l’annuncio  della S.a.Te.Ca S.p.A. di chiusura delle Terme Luigiane, è intervenuto a ruota il Presidente nazionale di Federterme, Massimo Caputi, con una lettera inviata al Prefetto di Cosenza Cinzia Guercio, chiedendole un incontro urgente per esaminare la situazione.

Nella sua lettera ha espresso grande preoccupazione per la situazione delle Terme Luigiane, che segue da tempo. La stessa lettera è stata pure inviata al presidente delle Regione Calabria, all’assessore regionale alle Attività Economiche e ai sindaci di Guardia Piemontese e Acquappesa.

Il presidente di Federterme nella lettera spiega di aver appreso, con vivo stupore, che i sindaci con una comunicazione del 4 dicembre hanno “fatto venir meno le residue certezze minime che avrebbero consentito alla nostra associata di proseguire con la gestione delle Terme Luigiane. La S.a.Te.Ca. S.p.A. è stata comprensibilmente costretta a chiudere il complesso termale”.

«Tale comunicazione – spiega Caputi – contraddice apertamente ed integralmente gli accordi contenuti nel verbale dell’incontro tenuto in Prefettura l’8 febbraio 2019». 

La nota sottolinea, infine, come «la posizione inspiegabilmente assunta dai due Comuni abbia ormai ingenerato una gravissima crisi, anche occupazionale, che pone a rischio la sopravvivenza stessa dell’azienda e dell’indotto da questa generato, così come, in termini più ampi, gli equilibri economico-occupazionali di tutto il territorio».  

La lettera del presidente di Federterme, Massimo Caputi, si conclude, come è stato anticipato in apertura,  con una richiesta ufficiale al Prefetto di Cosenza per  promuovere un incontro  urgente  sul tema da svolgere, con le  modalità consentite e, quindi, in via telematica.

Da parte sua la Confcommercio Cosenza in un comunicato fa sapere di non condividere la prospettiva di chiusura delle Terme Luigiane annunciata dalla S.a.Te.Ca S.p.A. ed invita le Istituzioni a compiere un atto di responsabilità per scongiurarne la chiusura.

«La S.a.Te.Ca e le Terme Luigiane – si afferma nel comunicato – hanno una storia quasi centenaria che non può scomparire tra le pieghe della burocrazia. La paventata chiusura rappresenta una pagina triste della storia economica del territorio. In pochi attimi vengono  spazzati via quasi cento anni di attività a servizio della collettività, con centinaia di migliaia di prestazioni sanitarie erogate a favore dei curandi che nel corso degli anni hanno usufruito delle cure termali».

Confcommercio Cosenza, conscia del valore che le Terme Luigiane ricoprono per il territorio provinciale e regionale, «lancia un appello alle amministrazioni e alle parti interessate per un forte atto di responsabilità, al fine di trovare un punto di incontro che scongiuri la paventata chiusura delle attività  che comporterebbe la perdita di numerosi posti di lavoro e di introiti economici per le imprese del territorio. La burocrazia non prenda il sopravvento, ma lasci spazio al buon senso e al rispetto per un’impresa storica che ha dato tanto ad un intera regione». (rcs)

La società Sa.Te. Ca Spa, che ha gestito le Terme Luigiane, ha annunciato la chiusura definitiva delle attività termali

di FRANCO BARTUCCI – Questo a seguito di una serie di provvedimenti adottati dalle Amministrazioni Comunali di Guardia Piemontese ed Acquappesa.

«È il giorno più triste e nero nella storia delle Terme Luigiane», questo il titolo dato al comunicato. Secondo l’azienda,  tale decisione è stata assunta a seguito  di quei  provvedimenti che impediscono la prosecuzione dell’attività. In particolare è il caso del “Regolamento per i contratti di utilizzo delle acque termali”, approvato dai due consigli comunali nei giorni scorsi, che destina una percentuale irrisoria di acqua alle strutture attualmente operative, e soprattutto l’aver stabilito, in maniera illegittima e unilaterale, la fine del rapporto concessorio al 31/12/2020 e la conseguente richiesta di restituzione di tutti i beni in concessione.

«La S.a.Te.Ca. – si precisa nel comunicato – ha effettuato negli ultimi anni enormi sforzi per continuare la gestione nonostante le scarse certezze per il futuro. Ma il mancato rispetto da parte dei Comuni degli accordi presi con l’azienda presso la Prefettura di Cosenza, alla presenza della Regione Calabria, di Federterme e delle organizzazioni sindacali dei lavoratori, costringe a prendere questa gravissima decisione». 

«Questo e altre problematiche – continua la nota –  sorte negli ultimi anni a causa del mancato rinnovo della sub-concessione per l’uso delle acque e dell’immobilismo dei due Comuni nell’individuare il nuovo sub-concessionario, impediscono di fatto di portare avanti la gestione operativa e quella strategica di lungo termine. Ciò determinerà l’impossibilità di soddisfare la richiesta dei quasi 20.000 curanti e l’erogazione di 500.000 prestazioni sanitarie annue; ma soprattutto  la disoccupazione per più di 250 persone direttamente occupate, più il personale che opera nell’indotto. Indotto che risulterà gravemente danneggiato in tutto il comprensorio turistico-termale. Senza alcun dubbio saranno tante le imprese locali messe in crisi e costrette a chiudere e il tessuto economico regionale subirà un danno incalcolabile».

«Questa non è una crisi aziendale – conclude il comunicato della S.a.Te.Ca. –  ma è una crisi del sistema Calabria. Muore così di burocrazia una fra le imprese più antiche, prestigiose e solide della nostra regione, che continua a vedere impoverirsi pesantemente il proprio panorama imprenditoriale».

Intanto, sulla vicenda sono intervenuti i lavoratori delle Terme che hanno pensato di redigere un manifesto listato a lutto nel quale comunicano alla cittadinanza calabrese il loro profondo dolore e accusano le due amministrazioni comunali di avere ucciso le Terme Luigiane.

«Riposino in pace – è scritto nel manifesto – tutte quelle realtà imprenditoriali che le promesse e la superficialità della politica non hanno salvato (vedi Faini, Foderauto, Bruzia, Marlane, ecc.). Ne danno il triste annuncio i 250 dipendenti – si è sottolineato nel manifesto – che per anni hanno lavorato con orgoglio e serenità partecipando allo sviluppo del turismo termale, sostenuti da un’azienda sana e rigorosa, fuori dalle logiche malate che infettano il nostro territorio». 

Tutta la materia è oggetto di discussione in un incontro che gli stessi lavoratori hanno deciso di svolgere in piena sicurezza e distanziamento con il segretario provinciale della Cisl, Gerardo Calabria, che dovrebbe portare alla stesura di un documento con l’indicazione delle iniziative che si intende intraprendere a tutela del loro posto di lavoro, chiedendo in primo luogo un intervento del Prefetto di Cosenza e dell’assessore regionale competente Orsomarso, pur se in regime di transizione per effetto della indizione delle elezioni per eleggere il nuovo Consiglio regionale ed il Presidente della Giunta. (rmm)

La funzionalità delle Terme Luigiane messa a rischio dalle due Amministrazioni comunali di Guardia Piemontese ed Acquappesa

La gestione delle Terme Luigiane è a rischio, a causa dei Consigli comunali di Acquappesa e Guardia Piemontese che – il primo questo pomeriggio e il secondo il 26 novembre – sono chiamati ad approvare il regolamento per i contratti d’utilizzo delle acque termali delle Terme Luigiane di Guardia Piemontese ed Acquappesa, nonché l’approvazione del regolamento per la gestione associata delle funzioni e servizi “gestione compendio termale” dei due anzidetti Comuni.

Il 26 novembre, sarà il Consiglio comunale di Guardia Piemontese ad essere chiamato ad approvare il nuovo regolamento della gestione delle terme.

Su tale ordine del giorno è intervenuta la direzione nazionale di Federterme Confindustria, che in una nota afferma la propria preoccupazione chiedendo il rinvio della discussione su tale punto ed un incontro urgentissimo in modalità telematica con le autorità delle due amministrazioni comunali e della Regione Calabria: «In merito alla situazione delle ‘Terme Luigiane’ di Guardia Piemontese e di Acquappesa, Federterme esprime – è scritto nella nota – numerose perplessità e preoccupazione rispetto all’intenzione dei due Comuni di approvare già nelle prossime ore, il “Regolamento per i contratti di utilizzo delle acque termali». Un provvedimento quantomeno inopportuno. 

A seguito delle pesantissime ricadute che la pandemia da Covid-19 ha prodotto sull’intero settore termale, Federterme ritiene, infatti, siano venuti meno i presupposti di fatto sui quali si fonderebbe il provvedimento in questione, presupposti che dovranno essere completamente riesaminati una volta cessata l’emergenza.

In secondo luogo, il regolamento in esame, se approvato, andrebbe inutilmente ed inspiegabilmente ad aggravare la già complessa situazione delle terme in una fase così delicata, come quella dell’emergenza in atto a seguito della pandemia, che sta ponendo a rischio la sopravvivenza di numerose realtà del sistema termale nazionale, di cui le Terme Luigiane sono da sempre una componente fondamentale, con gravissima immediata crisi occupazionale.

Pertanto, Federterme ritiene si debba procedere ad una verifica di quanto previsto dal Protocollo sottoscritto nel giugno dello scorso anno e, per tale ragione chiede di poter svolgere un incontro urgentissimo sul tema, nelle modalità telematica”. 

Intanto anche l’Associazione “Comitato dei lavoratori delle Terme Luigiane” è intervenuta con una propria lettera diffida inviata ai due sindaci, al Prefetto di Cosenza, al presidente della Giunta Regionale della Calabria, all’assessore alle Attività Produttive, al Procuratore della Repubblica di Paola, al vescovo di San Marco Argentano e al Sindacato Cisl di Cosenza.

Nella lettera, si puntualizza che i due Consigli comunali vengono diffidati dall’approvazione del Regolamento ritenendo responsabili in solido i sindaci e tutti i consiglieri comunali dei danni che ne conseguiranno e, in particolare, del nocumento economico provocato dalla perdita dei propri posti di lavoro.

L’Associazione comunica, altresì, che, come conseguenza dell’approvazione del regolamento in oggetto, organizzerà una “class action” per dare la possibilità ai 20.000 curanti di richiedere un risarcimento per il danno che riceveranno dal non poter più usufruire delle prestazioni termali (quasi 500 mila annue) a causa della prevedibile e premeditata interruzione di pubblico servizio e per coinvolgere tutti gli operatori economici della zona nella richiesta del risarcimento dei danni subiti a causa della chiusura delle Terme.

Anche la Società Sateca ha inviato, ai due Consigli comunali, la diffida presentata dell’Associazione “Comitato dei lavoratori delle Terme Luigiane” una propria lettera in cui tra l’altro si afferma: 

«Sinora siamo rimasti in silenzio – si legge nella lettera – anche di fronte a rivelazioni giornalistiche sconcertanti ed inerenti le manovre, di tutti i tipi, poste in essere, più o meno correttamente, per condizionare il futuro dell’attività termale del compendio luigiano. Così come siamo stati sinora osservatori interessati ed attenti delle procedure avviate dalle Amministrazioni dei Comuni concessionari che nelle intenzioni dovrebbero sfociare nel cosiddetto regolamento, la cui approvazione è all’ordine del giorno del Consiglio Comunale di Acquappesa per oggi, 24 novembre 2020 e in quello di Guardia Piemontese per il giorno 26/11/2020».

«Ma la presa di posizione del “Comitato dei lavoratori delle Terme Luigiane” – continua la lettera – impone l’intervento della scrivente società. Dobbiamo dire – senza infingimenti o ipocrisie, affinché sia chiaro il prossimo futuro –  che la prospettiva delineata nell’atto posto all’esame dei Consigli comunali (sia pur confusa, pasticciata e suscettibile delle non poche censure evidenziate dal Comitato dei lavoratori, e di altre anche sul piano strettamente giuridico) sottende una volontà incompatibile con il prosieguo dell’attività imprenditoriale di Sateca».

«Tanto per essere espliciti – si puntualizza ancora nella lettera – se lo scenario, alla fine, dovesse essere quello proposto nel regolamento e cioè uno “spacchettamento” dell’utilizzo delle acque attraverso non ben definiti “contratti di utilizzo” con una quota minimale riservata all’attuale gestore, pensiamo che nessun serio soggetto, pubblico o privato, potrebbe avvicinarsi all’idea di cimentarsi nello svolgimento e nella erogazione di questo servizio. Certamente non lo faremo noi».

«Con grande amarezza – conclude la lettera della Società gestore delle Terme Luigiane – ma con altrettanto profonda lucidità e determinazione diciamo sin d’ora che cesseremo l’attività, metteremo subito la parola fine ad una straordinaria avventura imprenditoriale che per quasi cento anni ha consentito il servizio termale, ha incrementato il turismo, ha valorizzato il territorio, ha seminato cultura, ha creato centinaia di posti di lavoro per varie generazioni di lavoratori quasi tutti provenienti dai Comuni di Guardia Piemontese e Acquappesa». (rcs)

Greco (Idm): le Terme Luigiane diventino un ‘affaire’ della Regione Calabria

Il segretario federale di Italia del MeridioneOrlandino Greco, ha denunciato la situazione in cui vertono le Terme Luigiane, in cui sono presenti problemi infrastrutturali, incapacità o impossibilità di gestione, mancata risposta alle nuove richieste del mercato e questioni protratte nel tempo e ancora irrisolte.

Tra le altre cose, il segretario federale ha sottolineato come per alcuni settori siano stati compromessi, nella stagione estiva, in cui il settore termale, in Calabria, ha registrato «presenze inferiori sino quasi al 70%, chiusure anticipate rispetto agli altri anni, perdite economiche rilevanti, che vanno ad aggiungersi a situazioni di difficoltà preesistenti che hanno compromesso il giusto sviluppo di un settore che nel contesto nazionale e internazionale ha visto una crescita esponenziale negli anni scorsi».

«Un paradosso – ha aggiunto – considerato che in Calabria abbiamo delle acque termali con proprietà uniche, le seconde per il maggior contenuto di zolfo in Europa, che dovrebbero essere protagoniste dell’offerta sanitaria, salutistica e anche turistica della nostra regione. Le problematiche continuano a protrarsi dopo diverse proroghe concesse alla società che gestisce le acque minerarie e il parco termale. Le problematiche continuano a protrarsi dopo diverse proroghe concesse alla società che gestisce le acque minerarie e il parco termale. Proroghe finalizzate anche a consentire ai due comuni di Guardia Piemontese e Acquappesa di predisporre la documentazione necessaria alla trasformazione della concessione da perpetua a temporanea, arrivata a fine 2019 con Decreto del Dipartimento dello sviluppo economico e delle attività produttive della Regione Calabria, che concede loro la gestione delle acque minerarie. E il procedimento di adeguamento dovrebbe finalmente far partire l’iter di concessione e dei relativi bandi per la selezione di una società privata appaltante».

«Più volte, nella scorsa legislatura regionale – ha proseguito Greco – ho sostenuto azioni di salvaguardia e recupero a favore delle Terme Luigiane. A partire dal 2015 con la mozione n.42/X, sollecitata per altro anche dalle istituzioni locali, rivolta al riconoscimento dell’importanza e dell’alta valenza attrattivo-turistica che impegnava la giunta regionale a finanziare uno studio di fattibilità per l’integrazione tra il settore dell’offerta termale, e quelli del turismo balneare e religioso. È innegabile che lo sviluppo termale rappresenti un nodo nevralgico per l’economia regionale, pertanto, è inconcepibile che gli interventi di rilancio del settore non siano considerati prioritari, non è più pensabile che siano soltanto i comuni e le società private a farsene carico. È urgente una messa a sistema di azioni specifiche che qualifichino l’intera area e non unicamente quella che ricade sotto il Parco Termale».

«Occorre orientare – ha aggiunto – progetti integrati strategici in direzione di un’offerta di qualità che possa rendere l’area competitiva con altre mete turistiche del Paese alle quali nulla abbiamo da invidiare per bellezza dei paesaggi e varietà culturale, ma che risultano più gettonate nel circuito turistico per la capacità di erogare servizi migliori, dalle strutture alberghiere alla realizzazione di Spa o percorsi di wellness e benessere.cUna programmazione mirata può e deve trovare attuazione attraverso i contratti di sviluppo, i fondi di coesione e il prossimo Por su cui ormai quella che sarà la nuova giunta e consiglio regionale dovranno lavorare.»

«A questi – ha continuato Greco – si aggiungono i finanziamenti del Recovery Fund, un’occasione da non perdere per la realizzazione di opere strategiche per i territori che stanno affrontando la crisi economica e sociale causata dalla pandemia. Le Terme Luigiane rappresentano un valore aggiunto per le economie locali e per l’occupazione poiché sono un settore che coniuga benessere, salute, bellezze naturali, cultura, turismo, con una rilevante capacità attrattiva in grado di consentire la destagionalizzazione dell’offerta turistica. L’auspicio è quello di non disperdere l’occasione che verrà offerta dai programmi di finanziamento europei. L’Italia del Meridione continuerà a vigilare sul tema, proponendo anche dei progetti strategici, che ricercando una soluzione definitiva per le Terme Luigiane, guardino complessivamente alla promozione turistica di tutta l’area tirrenica». (rrm)