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Fulvio Lucisano (1928-2026)

Addio a Fulvio Lucisano, progonista indiscusso di 70 anni di cinema italiano

È morto a Roma a 98 anni Fulvio Luciano, storico produttore cinematografico, autentico protagonista del grande cinema italiano.

Di origine calabrese, Lucisano era nato a Roma il 1° agosto 1928: il padre era di Villa San Giovanni, in  provincia di Reggio Calabria. Cresciuto negli anni del fascismo e della guerra, si era laureato in Giurisprudenza all’Università ‘La Sapienza’ di Roma nel  1954. Ma già nel 1949 il percorso professionale era cominciato quando, a 21 anni, aveva partecipato alla realizzazione di “Anno Santo“, documentario dedicato al Giubileo del 1950. L’anno successivo comincia a collaborare con l’Istituto Luce per i cinegiornali destinati all’America Latina, ma lui aveva già mosso i suoi primi passi alla fine degli Anni ’40 all’Istituto Luce dedicandosi alla produzione documentaristica. E prima di approdare al lungometraggio di finzione, realizzò circa 300 documentari. Nel 1955 il passaggio decisivo: Lucisano produce “I quattro del getto tonante”, diretto da Fernando Cerchio ed è il suo primo lungometraggio.

Nel 1958 fondò la Italian International Film (Iif), contribuendo in modo decisivo allo sviluppo del cinema popolare e d’autore. E la sua casa di produzione divenne una delle realtà italiane più importanti non solo nella produzione cinematografica (oltre centotrenta pellicole) ma anche in quella televisiva (a partire dal 2004, ad esempio con Mina Settembre) con film e serie prodotti e distribuiti che spaziano in tutti i generi.

Tra i tantissimi riconoscimenti ha collezionato 5 David di Donatello tra cui il premio per “Il grande cocomero” e il David Speciale alla carriera nel 2009 , 4 Nastri d’Argento e due nomination agli Oscar.

Nel 2005 la Mostra di Venezia gli aveva dedicato un omaggio alla carriera e due anni dopo era arrivato il titolo di Cavaliere del Lavoro. Nel 2018, in occasione del suo novantesimo compleanno, Laura Delli Colli ne ha raccontato la storia nel volume “Fulvio Lucisano, sotto il segno del cinema” (Edizioni Sabinae).

Non solo, ma Lucisano ha collaborato con alcuni tra i più grandi artisti del cinema italiano, da Lina Wertmuller a Luigi Comencini, da Alberto Sordi a Luciano Salce, da Mario Bava a Massimo Troisi, da Francesca Archibugi a Fausto Brizzi.

Dal primo film prodotto nel 1955, “I quattro del getto tonante”, ha collezionato tanti altri successi, vale la pena di ricordare “Cosa avete fatto a Solange?” (1972), “Tre tigri contro tre tigri” (1977), “Aragosta a colazione” (1979), “Ricomincio da tre” (1981), “Il ras del quartiere” (1983), “Un ragazzo di Calabria” (1987), “Il grande cocomero” (1993), “L’anno prossimo vado a letto alle dieci” (1995), “Ninfa plebea” (1996), “Fantozzi – Il ritorno” (1996), “La mia vita a stelle e strisce” (2003), “Notte prima degli esami” (2006), “Cemento armato” (2007) ed “Ex” (2009), “Non ci resta che il crimine” (2019).

“Con Fulvio Lucisano scompare uno dei grandi artefici del cinema italiano. Ha rappresentato un modo di fare cinema fondato sulla passione, sull’intuito, sul coraggio e sulla capacità di riconoscere il valore. Un cinema sartoriale – sottolinea il ministro della Cultura, Alessandro Giuli -, costruito con cura e profondamente legato all’identità italiana. Un produttore che ha investito nel talento e accompagnato con generosità molti artisti nel passaggio alla macchina da presa. Lo salutiamo con gratitudine per ciò che ha dato alla cultura cinematografica italiana”.

Tantissimi i film di successo realizzati con Rai Cinema: da “Notte prima degli esami” e “Mai stati uniti” a “Nessuno mi può giudicare”, da “Maschi contro femmine” a “Viva l’Italia”, da “Io che amo solo te” a “Io e te dobbiamo parlare”, fino a “Alla festa della rivoluzione”.

Numerose anche le fiction di successo realizzate insieme a Rai Fiction, da “Il Sistema” a “Liberi tutti”, fino a “Mina Settembre” e “Il Clandestino”. “Un produttore – dice la direttrice di Rai Fiction, Maria Pia Ammirati – che ha contribuito in modo decisivo alla crescita industriale e culturale del settore e con cui Rai ha condiviso tanta strada, realizzando molti progetti importanti e di successo. Ci ha lasciati un professionista di altissimo livello il cui percorso è stato caratterizzato da una passione che ha lasciato un segno profondo nella comunità creativa”.

“Dire addio a Fulvio Lucisano – aggiunge l’Amministratore Delegato di Rai Cinema, Paolo Del Brocco – fa male al cuore. Se ne va un amico, un uomo generoso, saggio, coraggioso. Un professionista ineguagliato del nostro cinema che in questi anni ho avuto l’onore di conoscere e affiancare su tanti film e progetti condivisi. Ricordo l’energia e la dedizione instancabili in tutto ciò che faceva, la sua particolare attenzione verso i giovani autori, le sue intuizioni, la scoperta di tanti nuovi talenti. Sempre giovane, tra i giovani. Questo e tanto altro era Fulvio. E per questo lo ringrazio”.

“Fulvio Lucisano – scrivono i dipendenti del Gruppo Lucisano in lungo post sul profilo della Italian International Film, società di produzione e distribuzione cinematografica fondata nel 1958 da Lucisano e parte del Lucisano Media Group– ci ha insegnato che il cinema non è soltanto un mestiere: è una forma di vita, una sfida, una responsabilità e, soprattutto, una grande famiglia. E proprio come una famiglia, oggi ci stringiamo attorno al suo ricordo. Ci mancheranno la sua forza, la sua ironia, la sua determinazione, il suo modo unico di affrontare ogni difficoltà e quella capacità di indicarci la via anche quando sembrava impossibile trovarla”.

Fulvio Lucisano, dicono ancora i suoi dipendenti, “ha aperto strade che prima non esistevano e ci ha insegnato a percorrerle con coraggio. La sua eredità non vive soltanto nei film che ha prodotto, nei successi che ha costruito e nella storia del cinema che ha contribuito a scrivere: vive nelle persone che ha incontrato, nelle generazioni che ha formato e in tutti noi che abbiamo avuto il privilegio di lavorare al suo fianco. Oggi il nostro saluto non è un addio, ma un grazie. Grazie Fulvio, per averci guidato, per aver creduto in noi, per averci fatto sentire parte di qualcosa di grande”. (rs)