I consiglieri di CZ: Emodinamica del Pugliese sarà trasferita altrove?

I consiglieri comunali Antonio Corsi, Rosario Mancuso, Francesco Scarpino, Raffaele Serò e Stefano Veraldi hanno denunciato come stia girando, da alcune ore, la notizia che  l’emodinamica del “Pugliese” sarà trasferita all’Ospedale di Crotone .

«Se la notizia dovesse essere confermata ci troveremmo, di fatto, davanti ad una scientifica campagna di demolizione della sanità del Capoluogo», hanno detto i consiglieri, premettendo «l’importanza dell’emodinamica nel campo della cura delle patologie cardiologiche».

«È nota anche come cardiologica interventistica – hanno spiegato – che studia il comportamento del sangue in movimento nei vasi. Ha come obiettivo ridurre il pericolo dell’instaurarsi di patologie legate alla circolazione sanguigna. Vi vengono svolte metodiche di indagine, finalizzate a effettuare uno studio morfologico e funzionale della circolazione cardiaca, ed interventi. Circola voce che il commissario per la sanità, che poi è il presidente Occhiuto, avrebbe già emanato un decreto che sposta a Crotone l’emodinamica del “Pugliese”, che tra l’altro funziona bene, salvando quella del Policlinico di Germaneto».
«Quindi i catanzaresi dovranno andare a Crotone per una coronografia o altri interventi previsti dall’emodinamica – hanno proseguito –. Non siamo contro qualcuno o contro una sanità migliore per tutta la Calabria, ma appare sempre più evidente che esiste un complotto anti Catanzaro ordito da Regione, Ufficio del Commissario e Università Magna Grecia, mirante a fare sparire l’ex Pugliese. Bisogna reagire».
«Ci aspettiamo, su questo punto, una reazione dei nostri consiglieri regionali, rappresentativi dell’area centrale della Calabria, a difesa della città Capoluogo. Attendiamo – hanno concluso – che ci venga data una smentita su questa allucinante situazione che, se confermata, testimonierebbe l’esistenza di un cinico disegno». (rcz)

L’OPINIONE / Filippo Quartuccio: Reggio Capitale della Cultura è più di un obiettivo politico

di FILIPPO QUARTUCCIO – “Reggio Calabria Capitale della cultura” è più di un obiettivo politico. È un vero e proprio sentimento che prescinde dalle idee, dalle ambizioni, dai traguardi che un amministratore si pone per il bene dei propri cittadini.

È, piuttosto, il midollo che tiene in piedi passato, presente e futuro del territorio, che unisce e regge il corpo stesso di una comunità. Ribadisco l’importanza di un evento che pone Reggio Calabria su un piano ed un livello in grado di cambiare i destini del comprensorio metropolitano.

L’aspetto che, più d’ogni altro, è emerso dalle parole del sindaco Falcomatà è lo straordinario lavoro di cucitura che si è fatto fra le maglie della società reggina partecipe, in ogni sua declinazione, di quello che è già un grande risultato: essere fra le dieci città su cui il Paese può concretamente poggiare i pilastri dello sviluppo culturale e turistico dei prossimi anni.

In questo contesto il Comune e la Città Metropolitana hanno costruito una sinergia vincente che ha visto enti, istituzioni, associazioni, imprese e singoli cittadini proiettati, unanimemente, in uno sforzo visionario e di prospettiva che fa ben sperare per il domani, a prescindere da quello che sarà il risultato finale della selezione.

Per questo l’eventuale riconoscimento per Reggio di Capitale della cultura non può certo essere un punto d’arrivo, ma un motore su cui spingere per realizzare il sogno che ognuno di noi sta inseguendo in questi mesi di duro lavoro. Nelle fasi propedeutiche che ci hanno portato a Roma, infatti, abbiamo sperimentato con gioia, orgoglio e commozione lo spirito di operare e produrre, tutti insieme, verso l’unica direzione possibile.

Da qui in poi non si torna più indietro siano stati messi in campo investimenti, progetti e obiettivi che, in ogni caso, contribuiranno alla crescita sociale, economica, turistica e culturale dei 97 Comuni che compongono la nostra meravigliosa Città Metropolitana.

Questo è il sentimento che deve animare ogni comunità. L’unione, come abbiamo potuto appurare, fa la forza per davvero. All’unisono, dunque, continuiamo a percorrere quel cammino, gli uni al fianco degli altri, che ci condurrà a scrivere pagine memorabili della nostra storia. (fq)

[Filippo Quartuccio è consigliere metropolitano delegato alla Cultura]

 

Il Complesso di San Domenico di Cosenza Polo delle Professioni Sanitarie dell’Unical

Il Complesso monumentale di San Domenico di Cosenza diventa il Polo delle Professioni sanitarie dell’Unical, grazie all’accordo siglato a Palazzo dei Bruzi, tra il sindaco di Cosenza, Franz Caruso, e il Rettore dell’Università della Calabria, Nicola Leone.

L’accordo prevede l’uso gratuito degli spazi per i prossimi nove anni, con l’impegno dell’Unical nella gestione e manutenzione ordinaria.

Il Complesso, dunque, ospiterà entrambi i corsi attivati in quest’ambito dal Dipartimento di Farmacia e Scienze della Salute e della Nutrizione diretto da Vincenzo Pezzi.

L’antico edificio che da 18 mesi ospita già il corso di laurea in Infermieristica, vedrà l’arrivo anche degli studenti di Fisioterapia, superando la soglia dei 500 iscritti che frequenteranno quotidianamente le sue aule da ottobre, studenti che diventeranno più di 1.000 a regime. A questi studenti in città si aggiungeranno più di 300 giovani che seguiranno le Scuole di specializzazione sanitarie dell’Unical (oggi sono 31, ma aumenteranno molto rapidamente) e gli stagisti che frequentano l’incubatore di imprese realizzato dall’ateneo a Palazzo Spadafora.

Una svolta storica che rafforza il legame tra la città di Cosenza e l’Unical, con l’università che si radica ancor più profondamente nel territorio, con azioni concrete. Il Complesso di San Domenico, con la sua maestosa architettura e il fascino della sua storia, le strade che dalla città vecchia arrivano fino al centro urbano, si trasforma così in spazio vivo, dove i giovani frequentano i luoghi storici, in un dialogo continuo tra passato e futuro. Entro l’anno, al termine dei lavori di ristrutturazione in corso, all’aula da 120 posti già attiva, si aggiungeranno 2 aule da 184 posti, 1 aula da 78 posti, 1 aula da 95 posti, oltre a spazi per laboratori, aule studio e servizi.

Nel complesso saranno organizzate anche manifestazioni culturali, dai reading di poesia e narrativa a eventi musicali, dai seminari ai workshop. Ma la vera rivoluzione sta nel fatto che gli studenti non solo frequenteranno il centro storico, ma lo abiteranno. Il Rettore ha, infatti, dato notizia dell’apertura di una nuova residenza universitaria, individuata a pochi passi da San Domenico. Un nuovissimo edificio diviso in miniappartamenti, con spazi separati per lo studio e la vita quotidiana, e un servizio di portierato.

Il collegamento con l’ateneo di Rende sarà comunque costante, grazie a 27 corse giornaliere dei bus, in modo che i ragazzi possano sempre godere di tutti i servizi del Campus, garantiti dallo status di studenti Unical: accesso alle strutture sportive, alle attività ricreative, alle mense e alle specifiche attività formative che si svolgono nelle aule dell’ateneo. Gli studenti aventi diritto alle borse di studio, avranno così la possibilità di alloggiare gratuitamente in una struttura dotata di ogni comfort.

Allo stesso tempo, la loro presenza costante porterà una nuova energia nel centro storico di Cosenza che non sarà più solo un luogo di passaggio per la formazione, ma diventerà uno spazio vissuto 24 ore su 24: una cittadella universitaria dentro la città, in cui i giovani contribuiranno a rendere le piazze più animate e i locali pubblici più frequentati.

«È la narrazione di un sogno che continua e del quale siamo fieri – ha dichiarato il sindaco z Caruso –. L’averlo realizzato, portando l’Università nel centro storico, è per noi non solo un fatto di estrema rilevanza, ma anche motivo di orgoglio, consapevoli di essere riusciti nell’impresa nella quale tanti, prima di noi, avevano fallito».

«Diamo, così – ha proseguito – seguito alla deliberazione adottata dal Consiglio comunale che ha consentito di conseguire un risultato senza precedenti, destinando uno dei nostri monumenti storici più apprezzati ad attività culturali e formative importanti e significative ed assegnando agli studenti che popoleranno le aule e il nostro centro storico un protagonismo attivo per una nuova vitalità che auspichiamo possa presto animare Cosenza vecchia».

«La combinazione tra un polo formativo nel cuore della città e una residenza moderna e ben attrezzata – ha spiegato il Rettore Leone – garantirà agli studenti un’esperienza universitaria immersiva e stimolante».

«La sfida per Cosenza, ora – ha concluso – è saper accogliere tanti altri giovani che arriveranno in città, agevolando l’affitto degli alloggi e creando le giuste condizioni per favorire la socialità degli universitari. Il centro storico potrà divenire non solo un patrimonio da ammirare, ma un luogo da vivere appieno». (rcs)

In Cittadella regionale aperta la nuova Sala operativa del 118

In Cittadella regionale è stata aperta la sala operativa del 118 di Catanzaro.

Al momento sono operativi 12 postazioni incrementabili a 18, con la possibilità aggiuntiva di altre 6 postazioni per la eventuale gestione delle maxi emergenze. Le postazioni di soccorso territoriali governate sono 37 distribuite per le tre province, con una più capillare copertura rispetto al recente passato (anno 2023), visto il potenziamento deliberato con i decreti del Commissario ad Acta 198/2023 e 78/2024. Contestualmente al potenziamento dei mezzi sono state fatte assunzioni di personale dedicato per 163 autisti e circa 150 infermieri. Le postazioni del 118 da 54 saranno incrementate a 75 (ad oggi sono 70).

«La nuova sede della sala operativa del 118 di Catanzaro che è stata allestita nella Cittadella regionale – ha affermato il direttore generale di Azienda Zero, Gandolfo Miserendino – è parte di un continuo lavoro che Azienda Zero insieme al Dipartimento Salute e Welfare e all’Asp di Cosenza svolgono quotidianamente per migliorare le condizioni del servizio di emergenza urgenza in Calabria».

Sono state rinnovate le dotazioni tecnologiche con strumentazioni di ultimissima generazione, adeguandole agli standard nazionali e rendendole pienamente compatibili alle tecnologie del numero unico europeo 112.

La sala operativa del 118 di Catanzaro è stata adeguata, anche, nella dotazione di personale, realizzando inoltre un rinnovamento generazionale e processa le richieste di soccorso provenienti dall’area sud del territorio Regionale (precisamente le province di Catanzaro, Vibo Valentia e Reggio Calabria) per un totale di circa 1 milione di abitanti.

È inoltre, presente la Centrale regionale Elisoccorso (CrEli) per la gestione delle 4 basi di elisoccorso. A fine 2023 il 118 regionale era organizzato su 5 centrali operative disconnesse tra di loro con un software gestionale risalente addirittura al 1997.

Ad oggi la Regione Calabria ha uniformato sull’intero territorio il numero unico europeo 112 come previsto dalle leggi europee e nazionali, e unificato il 118 unico regionale, suddiviso in due sale operative: una sala operativa su Cosenza (area nord) e una sala operativa su Catanzaro (area sud). In entrambe le sale operative sono stati rinnovati tutti i sistemi tecnologici ed è stato avviato un rinnovo totale dei mezzi sanitari.

«Ringrazio tutti i professionisti che collaborano a questo prezioso servizio, dimostrando la loro continua abnegazione verso la tutela dei più fragili. Fino a qualche anno fa la Calabria aveva 5 centrali operative del 118, scollegate tra loro, spesso senza connessione ad internet, con le ambulanze che venivano chiamate telefonicamente senza alcuna organizzazione», ha detto ancora Miserendino.

«Oggi abbiamo 2 sale operative rinnovate – ha concluso – con strumentazioni di ultima generazione, con addetti formati e pronti a dare nel più breve tempo possibile risposte adeguate alla cittadinanza. La strada da fare è ancora lunga, ma in questo momento la Calabria può vantare un sistema di risposta nell’emergenza-urgenza in linea con il resto del Paese». (rcz)

È reggino il nuovo Procuratore Generale della Cassazione: si tratta di Pietro Gaeta

di PINO NANOGià da studente universitario a Messina, subito dopo la sua maturità classica al Liceo Tommaso Campanella di Reggio, Pietro Gaeta era il primo del suo corso. Primo in senso assoluto, il più bravo, il più capace, il più secchione, il più arguto, il più serio, il più disponibile degli allievi di quel grande maestro del diritto che era il prof. Angelo Falzea, e che fu addirittura relatore della sua tesi di laurea sul “Diritto soggettivo e le visioni dell’uomo”. 

Il diritto insomma analizzato vissuto e concepito sotto il profilo più umano e sociale che altro, ma è proprio questa concezione intima che per tutta la sua carriera ha fatto poi la differenza tra lui e gli altri magistrati di suo pari grado, questa consapevolezza piena e severissima di una giustizia al servizio della società e rispettosa della persona. Sta tutto qui Pietro Geta, da ieri nuovo Procuratore Generale della Corte di Cassazione.

Se poi aggiungiamo che è calabrese, reggino di nascita e di adozione, e che con la Calabria vive un rapporto simbiotico e di amore profondo da sempre, allora il quadro è completo.

La sua nomina è passata dal plenum straordinario del Consiglio Superiore della Magistratura riunitosi il 25 febbraio scorso, presente il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Il primo grazie per questo ruolo così delicato e complesso che già dai prossimi giorni andrà a rivestire il Procuratore Gaeta lo riceve formalmente dal Capo dello Stato: «Le qualità professionali del dottor Gaeta, note e indiscusse, gli consentiranno certamente di assicurare guida alla salda alla Procura generale della Cassazione, all’interno della quale rappresenta già punto di riferimento. Sono certo – conclude il Capo dello Stato – che contribuirà in maniera positiva, inoltre, all’attività di questo Consiglio. Al dottor Gaeta rivolgo gli auguri di buon lavoro».

Classe 1958, sposato e con figli, Pietro Gaeta ha ricoperto fino ad oggi il ruolo di avvocato generale presso la Corte di Cassazione. Al momento della nomina era il più giovane avvocato generale della Corte di Cassazione, un record del tutto invidiabile. Alla procura generale si è occupato, tra gli altri, di procedimenti storici come, per esempio, il ‘caso Parmalat’, la vicenda della scuola Diaz durante il G8 di Genova, e ancora il ‘Borsellino quater’, il ‘piano Condor’ e le vicende dei black bloc e dei gruppi anarchici.

Pietro Gaeta iniziato la sua carriera nel 1981, a soli 23 anni, diventando il più giovane magistrato in servizio in Italia. Ha svolto diverse mansioni: Giudice presso il Tribunale di Paola, Pretore a Melito Porto Salvo e Reggio Calabria, nonché Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria e la Procura di Palmi. Poi, nel 2019, il passaggio alla Corte Suprema di cui diventa avvocato generale. 

Nel 2000 e nel 2006 ha svolto due incarichi da fuori ruolo sempre come assistente di studio alla Corte costituzionale per rientrare poi in Procura Generale presso la Corte di Cassazione, dove dal febbraio 2019 ricopre il ruolo di avvocato generale. Come avvocato generale, Gaeta è stato addetto inizialmente al coordinamento del servizio disciplinare, con la direzione dei procedimenti predisciplinari, poi all’intero settore penale, curando sia il settore delle udienze (anche davanti alle Sezioni Unite) che quello delle requisitorie da redigere. Parliamo insomma di ruoli assolutamente apicali e strategici ai vertici del sistema Giustizia-Paese.

Componente del Comitato Scientifico del C.S.M. e di referente per la formazione decentrata in Cassazione, già professore a contratto di procedura penale all’Università ‘Mediterranea’ e docente alla SSPL della ‘Sapienza’, è autore di numerose pubblicazioni tra saggi, e contributi monografici; è stato membro di tre commissioni ministeriali di riforma e relatore in numerosi corsi della SSM e convegni scientifici anche di carattere internazionale. È suo il saggio “Poteri e Garanzie (La Magistratura)” nell’Enciclopedia del Diritto.

L’11 marzo, sarà il giorno del suo insediamento ufficiale, giorno in cui l’attuale Pg Luigi Salvato andrà in pensione. 

Il presidente della Repubblica ha anche rivolto parole di apprezzamento al procuratore generale uscente, Luigi Salvato, ringraziandolo «per il servizio esemplare prestato nell’arco della sua lunga opera in magistratura, in particolare per l’attività svolta nella veste attuale». Un augurio il Capo dello Stato lo ha poi rivolto al Consiglio, affinché proceda «con impegno nella sua attività di così alto valore costituzionale, provvedendo con tempestività ad assumere le sue decisioni, concorrendo, attraverso il governo autonomo della magistratura, ad assicurare la irrinunciabile indipendenza dell’ordine giudiziario e di contribuire alla serenità della vita istituzionale».

Al nuovo Procuratore Generale della Corte di Cassazione gli auguri di buon lavoro anche della grande famiglia di Calabria.Live. (pn)

 

Il convegno della Fondazione Lilli Funaro su “Da IA alla chirurgia robotica”

Si intitola  “Dall’Intelligenza Artificiale alla Chirurgia Robotica: quali prospettive nella lotta contro i tumori” la due giorni promossa dalla Fondazione Lilli Funaro e in programma domani, venerdì 28 febbraio e sabato 1° marzo, nel Salone degli Specchi del Palazzo della Provincia di Cosenza.

Si tratta di un argomento che pone al centro della discussione il ruolo delle nuove tecnologie nella ricerca e nella pratica clinica, e l’impatto che l’innovazione scientifica può avere sulla prevenzione, sulla diagnosi e sul trattamento delle patologie oncologiche.

Il panorama della lotta contro i tumori è in costante evoluzione, segnato da un avanzamento tecnologico che sta ridefinendo l’approccio medico e dalla crescente integrazione dell’intelligenza artificiale nella pratica clinica e chirurgica. La chirurgia robotica, che già oggi è impiegata in numerose procedure oncologiche, rappresenta solo l’inizio di un percorso che conduce a scenari sempre più avanzati, in cui l’innovazione tecnologica potrà offrire strumenti più precisi per migliorare le diagnosi, rendere i trattamenti più efficaci e ottimizzare i risultati per i pazienti.

Il convegno rientra nel progetto “Con Lilli per una Calabria solidale e accogliente”, finanziato con risorse PAC 2014/ 2020- Az. 6.8.3, nonché dal brand “Calabria Straordinaria”, nell’ambito dell’“Avviso pubblico Attività Culturali 2023” della Regione Calabria.

Il convegno avrà l’obiettivo di esplorare il futuro della lotta contro i tumori, concentrandosi sulle potenzialità offerte dalla chirurgia robotica avanzata e dall’intelligenza artificiale.

Nel corso delle diverse sessioni saranno approfonditi i progressi nel campo delle tecnologie robotiche di ultima generazione e il loro impatto sulla chirurgia oncologica, con particolare riferimento all’incremento della precisione, alla riduzione delle complicanze e al miglioramento complessivo della qualità della vita dei pazienti. Sarà inoltre dato spazio agli sviluppi dell’intelligenza artificiale applicata alla medicina, con particolare attenzione alla diagnostica per immagini basata su algoritmi di machine learning e alla pianificazione chirurgica assistita.

Il convegno sarà aperto dai saluti istituzionali delle autorità presenti, tra cui Mons. Francesco Savino, Vescovo di Cassano all’Ionio, Mons. Luigi Renzo, Vescovo emerito di Mileto-Nicotera-Tropea, Rosaria Succurro, Presidente della Provincia di Cosenza, Vitaliano De Salazar, Direttore Generale dell’Azienda Sanitaria Ospedaliera di Cosenza, Antonio Graziano, Direttore Generale dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza e Agata Mollica, Presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Cosenza.

Sotto la responsabilità scientifica del dott. Maurizio Berardelli, il convegno vedrà la partecipazione di numerosi esperti di rilievo nazionale e internazionale, tra cui Giovanni Gasbarrini, professore emerito di Medicina Interna presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, Marcello Maggiolini, presidente del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia e Tecnologie Digitali dell’Università della Calabria, Gianluigi Greco, docente di Informatica e Intelligenza Artificiale, Carlo Capalbo, specialista in oncologia clinica, Antonio Graziano, direttore generale dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza, Gianfranco Filippelli, esperto in oncologia, Sebastiano Andò, professore di Patologia Generale, Antonio Siniscalchi, neurologo specializzato in neurosonologia, Franca Melfi, chirurgo toracico con esperienza in chirurgia robotica, Angelo Porreca, urologo specializzato in chirurgia oncologica robotica, Luca Di Gianfrancesco, esperto in prevenzione e diagnosi oncologica, e Gianluigi Zaza, nefrologo impegnato nella ricerca sull’intelligenza artificiale applicata ai trapianti renali.

Come ogni anno, la Fondazione Lilli Funaro assegnerà borse di studio e premi per sostenere giovani ricercatori che si distinguono nel campo della ricerca oncologica. La borsa di studio “Lilli”, del valore di 7.000 euro, è destinata a un giovane ricercatore calabrese under 40 impegnato in ricerche oncologiche ad impatto traslazionale, con attività di base orientata al progresso della ricerca e alla sua applicazione clinica. Il premio “Giovanni Reda”, di 5.000 euro, sarà assegnato a un progetto di ricerca in ambito oncologico di base, che potrà essere realizzato presso un istituto di ricerca italiano o estero. Il premio “Famiglia Longobucco-Straface”, di 1.500 euro, sarà riservato alla migliore ricerca oncologica in campo neurologico. Il premio “Irene Mancuso”, di 1.000 euro, verrà attribuito alla migliore comunicazione di ricerca oncologica presentata nel corso del convegno. Il premio “Francesco Cardile”, sempre del valore di 1.000 euro, sarà destinato alla migliore ricerca traslazionale in ambito oncologico.

Quest’anno, con l’introduzione di due nuove borse di studio in ricordo di Giovanni Reda e della famiglia Longobucco-Straface, la Fondazione aumenta il proprio impegno nel supporto alla ricerca oncologica. Complessivamente, negli anni di attività della Fondazione, sono stati destinati oltre 250.000 euro in borse di studio, ai quali si aggiungono diversi finanziamenti per la ricerca oncologica e investimenti mirati all’acquisto di attrezzature per i reparti ospedalieri, con l’obiettivo di migliorare la qualità delle cure e rendere le strutture sanitarie sempre più all’avanguardia.

«Il convegno di quest’anno è un momento essenziale per affermare l’importanza della ricerca oncologica e il contributo che le nuove tecnologie possono offrire nel rendere diagnosi e trattamenti più efficaci – ha dichiarato Michele Funaro, della Fondazione Lilli –. Poi, con l’Università della Calabria, abbiamo la grande fortuna di trovarci di fronte a uno straordinario vivaio di studiosi e ricercatori e, con la facoltà di Medicina alla quale si stanno affiancando nomi illustri della medicina nazionale e internazionale, siamo certi di essere a un punto di svolta per la sanità calabrese».

«L’intelligenza artificiale e la chirurgia robotica – ha proseguito – stanno trasformando profondamente il modo in cui si affrontano le cure, e la Fondazione intende garantire che queste innovazioni possano tradursi in strumenti concreti a beneficio dei pazienti».

«Con le nostre borse di studio – ha concluso – siamo felici di continuare a offrire opportunità di crescita ai giovani ricercatori. Il loro talento e la loro dedizione devono trovare spazio in un sistema che valorizzi il progresso scientifico e lo metta al servizio della salute pubblica, ed è su questa strada che intendiamo proseguire». (rcs)

A Galatro un incontro per il futuro delle Comunità rurali

È stato un importante incontro per il futuro delle Comunità rurali, quello svoltosi alle Terme di Galatro e promosso dall’eurodeputato di Fdi -Ecr Denis Nesci.

Un’occasione di alto livello per approfondire le strategie europee per il rilancio delle zone rurali, con l’intervento in videoconferenza del vicepresidente esecutivo della Commissione Europea, Raffaele Fitto, e gli interessanti spunti di riflessione che sono scaturiti dalle relazioni degli eurodeputati Denis Nesci e Francesco Ventola, del Vicepresidente della Giunta della Regione Calabria, Filippo Pietropaolo, degli assessori regionali Giovanni Calabrese e Gianluca Gallo e del Commissario Straordinario del Consorzio di Bonifica della Calabria Giacomo Giovinazzo.

Interventi qualificati di assoluto rilievo e ricchi di contenuti, che hanno contribuito ad elevare la qualità dell’importante evento. Presenti anche il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Luciana De Francesco e numerosi dirigenti e militanti del Partito.

Nel corso dell’incontro, moderato dalla giornalista Maria Teresa Criniti, sono state affrontate le criticità che ancora oggi caratterizzano le aree rurali, che rappresentano l’83% della superficie totale dell’UE e ospitano circa il 30% della popolazione.

Nesci ha sottolineato l’importanza di politiche mirate per valorizzare il grande potenziale delle terre rurali.

«L’Unione Europea deve investire in infrastrutture, digitalizzazione e innovazione per far crescere questi territori», ha detto Nesci, ribadendo la necessità di superare le divisioni politiche, facendo appello ad un lavoro comune per il bene delle nostre terre: «È fondamentale aprire un tavolo di confronto che metta al centro il futuro dei nostri territori».

«Dagli interventi dei relatori è emerso che si tratta di territori con un valore strategico e un patrimonio culturale ed economico di inestimabile importanza, che devono però affrontare sfide sempre più complesse, dallo spopolamento alla carenza di servizi essenziali, dal digital divide alle difficoltà di accesso a infrastrutture e finanziamenti per le imprese locali –ha dichiarato il Presidente provinciale di Fratelli d’Italia, Bruno Squillaci –. Invertire questo trend è una priorità per chi, come noi, ha a cuore lo sviluppo del territorio».

«Dobbiamo promuovere azioni concrete – ha sottolineato – per garantire servizi adeguati, infrastrutture moderne e un tessuto economico più forte nelle aree rurali. Solo così potremo contrastare il depauperamento e costruire un futuro di crescita e opportunità per le nostre comunità».

L’incontro ha ribadito l’importanza di un approccio mirato, che punti sullo sviluppo sostenibile, sulla competitività del settore agricolo e sull’innovazione tecnologica, con particolare attenzione alla digitalizzazione e alle nuove opportunità offerte dall’economia verde.

In questa direzione, Nesci ha lanciato la proposta di istituire un tavolo tecnico permanente con i Parlamentari Europei, gli Amministratori locali e le imprese, per analizzare le criticità e acquisire direttamente dal territorio le proposte finalizzate a orientare in modo più efficace la programmazione europea:

«Un’iniziativa – ha detto in chiusura dei lavori Nesci – che ha l’obiettivo di avviare una nuova stagione di confronto sinergico, perché le politiche di sviluppo rurale devono nascere dal basso, dall’ascolto di chi vive e lavora in questi territori. Solo attraverso un dialogo costante tra istituzioni europee, nazionali e locali possiamo costruire strumenti realmente efficaci per la crescita delle nostre comunità rurali».

«Per favorire questo importante percorso – ha concluso – metto a disposizione delle realtà locali la mia struttura e i progettisti che mi seguono in queste attività. Dobbiamo sfruttare ogni opportunità utile a creare sviluppo per un territorio che necessita di interventi strutturali importanti e di un costante sostegno al mondo produttivo, che vanta eccellenze di primaria importanza».  

L’evento ha riscosso un ampio consenso tra i presenti, confermando ancora una volta l’importanza di un confronto costante per garantire interventi concreti e mirati.

«Siamo pienamente soddisfatti di questo nuovo momento di approfondimento che testimonia l’impegno di Fratelli d’Italia nel portare avanti azioni concrete per il nostro territorio – ha concluso il presidente Squillaci –. Il rafforzamento delle aree rurali resta una priorità per la politica di coesione dell’Unione Europea, e noi continueremo a lavorare affinché si traduca in misure reali di sviluppo, innovazione e benessere per le nostre comunità». (rrc)

L’OPINIONE / Giovanni Latella: Centro delle Culture del Mediterraneo uno dei progetti più ambiziosi per il futuro di Reggio

di GIOVANNI LATELLA – L’Amministrazione Falcomatà, portando avanti il proprio programma con determinazione e visione, è riuscita a concretizzare uno dei progetti più ambiziosi per il futuro di Reggio Calabria: la realizzazione del Centro delle Culture del Mediterraneo, un’opera fondamentale per la città e per l’intera area dello Stretto. Questo progetto, che ha ricevuto un finanziamento complessivo di ben 121 milioni di euro, rappresenta una pietra miliare per lo sviluppo culturale, turistico e sociale del territorio.

È vero che si tratta di un progetto originato dalla precedente amministrazione di Giuseppe Scopelliti – ha aggiunto Latella – ma è altrettanto vero che, grazie all’impegno incessante del sindaco Giuseppe Falcomatà, e in particolare dell’Assessore Carmelo Romeo, responsabile della realizzazione della struttura, il Museo del Mare sta finalmente prendendo forma. Un segno tangibile di questo impegno è stata la recente posa della prima pietra, che scandisce un passo decisivo verso la realizzazione di un’opera che avrà un impatto straordinario sulla città.

Pur trattandosi di un progetto avviato da amministrazioni precedenti, l’Amministrazione Falcomatà ha scelto di portarlo avanti con grande determinazione, guardando esclusivamente al bene della città e dei suoi cittadini, senza alcuna preoccupazione per l’origine politica dell’idea. Questo è un progetto che trascende le divisioni politiche, ed è stato realizzato grazie alla lungimiranza dell’Amministrazione e alla capacità di perseguire obiettivi concreti e strategici per il futuro di Reggio. Un risultato che è stato reso possibile anche grazie al sostegno dell’ex ministro Dario Franceschini, che ha compreso l’importanza strategica del Museo, tanto da inserirlo tra i 14 attrattori nazionali.

Non va dimenticato che questo successo è frutto di un lavoro collettivo che ha coinvolto molteplici attori, tra cui la Capitaneria di Porto, il Demanio e altri enti locali e nazionali, il cui contributo è stato fondamentale per giungere all’obiettivo. Dietro a questo risultato c’è un lavoro di squadra che ha richiesto anni di impegno. È quindi del tutto infondata la tesi secondo cui l’Amministrazione Falcomatà non avrebbe voluto quest’opera: si tratta di una falsa affermazione storica che non rispecchia la realtà dei fatti.

Il Centro delle Culture del Mediterraneo, avrà un impatto notevole non solo sulla città di Reggio Calabria, ma sull’intera area dello Stretto, destinata a beneficiare di nuove opportunità sotto il profilo turistico, culturale e artistico. Il museo rappresenta una leva fondamentale per lo sviluppo del turismo e dell’arte nella nostra Regione, ma anche una risorsa per il porto di Reggio, che grazie a questa struttura può evolversi in un importante porto turistico, capace di ospitare anche grandi navi da crociera.

Un’opera futuristica, sostenibile e all’avanguardia, che è uno dei simboli della nostra candidatura, a prescindere dal risultato finale, e che contribuirà a cambiare il volto della città e a garantire prosperità e ricchezza non solo a Reggio Calabria, ma a tutta la Regione Calabria. Un’opera che segna un momento di rinascita per la città, che oggi vive una fase storica di grande trasformazione, con investimenti e riqualificazioni che pongono Reggio al centro della scena culturale e turistica del Mediterraneo. (gl)

[Giovanni Latella è consigliere comunale di Italia Viva con delega a Turismo e Sport]

Libera Calabria: Due anni dopo la Strage di Cutro

«Si era detto mai più un’altra Cutro, eppure i migranti continuano a morire in mare», dice Libera Calabria.

«Pensavamo, all’indomani di quella tragedia, nella quale persero la vita 94 persone,  che da tutto questo dolore potesse derivare un grande insegnamento di umanità e solidarietà. Ma a distanzi di due anni le cose sono ulteriormente peggiorate. 

Una grande tragedia umana, quella di Cutro, alla quale è stata data una risposta del tutto disumana con un decreto che appare una prova di forza contro i più fragili. 

Dopo la tragedia di Cutro i migranti sono stati considerati tra le principale emergenze nazionali, dimenticando la lotta alle mafie e alla corruzione. Le mafie vincono dove l’umanità naufraga, dove la coscienza si inabissa, dove il sentimento di comunità annega.

Sia ben chiaro che le future generazioni, ci chiederanno il conto della nostra indifferenza rispetto alle tragedie che si stanno consumando in questi nostri tempi bui. Ancora nella nostra mente è forte il ricordo di quelle salme, alcune bianche, disposte all’interno del PalaMilone di Crotone. Oggi, a distanza di due anni, quelle bare devono diventare un simbolo contro l’indifferenza e la disumanità,  un monumento al milite ignoto di questo scontro di civiltà, di questa terza guerra mondiale a pezzi, come l’ha definita Papa Francesco, una guerra che si combatte non solo con l’uso delle armi ma anche con le leggi ingiuste che determinano ingiustizie sociali ed ambientali, discriminazioni, disuguaglianze e povertà.

Rispetto all’emorragia di umanità in corso e per evitare che il sacrificio di queste donne, uomini, bambine e bambini  non sia stato vano, siamo chiamati tutte e tutti noi alla costruzione di comunità più accoglienti e solidali, a riscoprire il sentimento di empatia e richiedere, anzi pretendere, politiche migratorie che salvano e proteggano le persone e non i confini.

Ma anche un impegno a non dimenticare e continuare a chiedere verità e giustizia per le vittime del naufragio di Cutro». (rcz)

Tridico (M5S): Ue attiva per il riarmo ma immobile su condivisione responsabilità per i migranti

L’europarlamentare del M5S, Pasquale Tridico, ha ricordato come «la Calabria ha una storia esemplare di accoglienza e integrazione dei migranti, confermata dalla vicinanza, dalla solidarietà e dal sostegno dei cittadini del Crotonese ai familiari delle vittime del naufragio di Cutro».

«A due anni da quella tragedia – ha aggiunto – che non possiamo dimenticare, siamo chiamati a riflettere sull’impegno politico per la tutela dei diritti umani, per proteggere bambini, donne e uomini che arrivano da aree di violenza e dominio, di inferno e di morte».

«Ancora una volta, la Chiesa, la società civile e i rappresentanti del territorio calabrese – ha proseguito – hanno dato un segnale forte e chiaro al governo Meloni, che sui migranti continua a manifestare pregiudizi ideologici, a perdere tempo, ad agire male, a sbagliare in modo clamoroso».

«Del tema bisogna ragionare – ha avvertito l’europarlamentare – partendo dalle gravissime diseguaglianze nel pianeta, dalle condizioni dei Paesi sofferenti e dalle intenzioni dell’Unione europea, molto attiva per il riarmo ma ancora immobile sulla condivisione delle responsabilità rispetto al destino delle tante persone che rischiano la vita per cercare fortuna in Europa, in cui spesso, poi, forniscono un grosso contributo economico e sociale».

«Ci auguriamo che il Governo raccolga il messaggio umano e civile che la comunità calabrese ha lanciato nel secondo anniversario della tragedia di Cutro. La mancanza di prospettive e solidarietà è la più grande sconfitta collettiva. È una mancanza che costringe giovani e intere famiglie ad allontanarsi dalla propria terra, ad affrontare rischi perfino fatali. Negli occhi e nei pensieri, oggi – ha concluso Tridico – portiamo il peso del terribile naufragio del 26 febbraio 2023». (rrm)