COSENZA – Ritrovarsi Carla, il libro dell’Albamonte

19 settembre – Sarà presentato oggi, a Cosenza, alle 16.30, presso la Biblioteca Nazionale di Cosenza, il libro “Ritrovarsi Carla” di Marlisa Albamonte.
L’evento è stato organizzato dalla Biblioteca Nazionale di Cosenza, e prevede gli interventi di Rita Fiordalisi, direttore della Biblioteca Nazionale di Cosenza, Mario Pagano, soprintendente SABAP CS, KR,CZ, Maria Francesca Corigliano, Assessore Regionale alla Cultura, Maria Cristina Parise Martirano, presidente “La Dante” Cosenza, Antonello Grosso, presidente provinciale Unpli, e Concetta Grosso, presidente provinciale CIF. (rcs)

ALLA SCRITTICE REGGINA ROSELLA POSTORINO IL PREMIO CAMPIELLO

16 settembre – È un grande motivo d’orgolio per tutta la Calabria. la scrittrice reggina Rosella Postorino col suo libro “Le assaggiatrici” ha vinto il Premio Campiello 2018. Anzi, ha stravinto, raccogliendo 278 dei 300 voti dei lettori per poi ricevere 167 voti nella votazione finale al Teatro La Fenice di Venezia. originaria di Reggio calabria, Rosella Postorino è cresciuta in Liguria e da17 anni vive a Roma.
Il suo libro “Le assaggiatrici” (Feltrinelli) racconta la singolare storia di un gruppo di donne chiamate ad un compito insolito e terribile: assaggiare il cibo destinato a Hitler. «Un privilegio e una condanna» dice la scrittrice. Che ha espresso con un largo sorriso la sua soddisfazione: «Sono felicissima. Voglio ringraziare tutti quelli che mi sono stati vicino mentre scrivevo questo libro. Grazie al Campiello che mi ha fatto fare un’esperienza bellissima».
Alla serata finale del Campiello hanno preso parte la Presidente del Senato, Elisabetta Alberti Casellati, e il ministro dei Beni Culturali Alberto Bonisoli. Se per la Casellati il Campiello è «una scommessa abbondantemente vinta» per il prestigio del Premio e la sua autorevolezza nel mondo della cultura, il ministro Bonisoli ha sottolineato che bisogna «lavorare insieme per la diffusione della scrittura e della letteratura tra i giovani. Abbiamo – ha detto il ministro – un problema enorme in questo Paese. Siamo sull’orlo di un distacco tra generazioni. Ai giovani basta cercare di far venire la fame di cultura. Siamo in un momento di cambiamento della storia in cui nessuno sa con precisione dove stiamo andando. La cultura è una soluzione per trovare la nostra strada».
Rosella Postorino per il suo libro si è liberamente ispirata alla storia vera di Margot Wolk che a 96 anni ha raccontato l’esperienza di “assaggiatrice” del Führer alla caserma di Karusendorf. Un libro straordinario e avvincente, scritto con mano sicura, capace di rapire il lettore e costringerlo a riflettere anche sugli aspetti meno conosciuti del nazismo e le sue brutalità anche a livello psicologico nella scommessa sulla sopravvivenza cui costringeva le sue vittime.
La scrittrice è stata introdotta da Gad Lerner che nel sottolineare le sue origini ha esaltato le virtù del libro: «Che cosa c’entra una giovane donna calabrese con la Germania 1943? Ho iniziato questo libro con diffidenza e poi lo ho divorato». La Postorino sarà festeggiata a Montecarlo il 12 ottobre ospite dell’Ambasciata d’Italia, e come da tardizione per il vincitore del Campiello mercoledì 19 presenzierà a PordenoneLegge.
È importante sottolineare come sia un momento particolarmente felice per la narrativa calabrese: la Postorino, a buon diritto, diventa la portabandiera della forte capacità degli scrittori calabresi (Gioacchino Criaco, Mimmo Gangemi, Domenico Dara, solo per citarne alcuni) che stanno conquistando un posto di rilievo nel panorama non solo nazionale (di Criaco è stato appena pubblicata la traduzione di “Anime Nere” negli USA). Un motivo di orgoglio e l’ulteriore dimostrazione, ma non ce n’è bisogno, che questa terra ha tante ricchezze in casa, ma spesso non se ne accorge nemmeno. (rrm)

CORRADO ALVARO NARRATORE. L’OFFICINA GIORNALISTICA di Giuseppe Rando (2004)

CORRADO ALVARO NARRATORE

Su Corrado Alvaro narratore si conoscono decine di pubblicazioni e saggi che sono andati a indagare le varie matrici letterarie al fine di tracciare un quadro quanto più ampio e omogeneo della sua produzione. Questo libro di Giuseppe Rando raccoglie in sette articolati e minuziosi capitoli un quadro il più esausitivo possibile sull’attività giornalistica di Alvaro nel corso di un trentennio (1922-1956) riuscendo a mettere in evidenza quanto forti siano i legami tra gli scritti destinati ai giornali (Il Mondo, La Stampa, Corriere della Sera) e l’opera narrativa.

È stato decisamente un lavoro lungo e accurato e la lettura di queste pagine viene premiata con l’individuazione di tracce pressoché sconosciute del grande scrittore calabrese nelle novelle e nei romanzi, dove emergono le tante notazioni giornalistiche precedenti. La forbice tra letteratura e giornalismo è sempre stata oggetto di disputa tra saggisti, letterati e lettori: nel caso di Corrado Alvaro si arriva facilmente a dire che è stato un grande scrittore che faceva anche il giornalista (al contrario di tanti autori venuti dopo di lui, che – aridamente – hanno cercato di dare un senso letterario a una scrittura cronachistica e mediocre).
Il saggio, quindi, offre, oltre all’opportunità di leggere (o rileggere) novelle e racconti di difficile reperimento, la possibilità di scoprire un Alvaro analizzato a fondo che, anche nella scrittura giornalistica, tradisce una vena letteraria di grande portata.

«Sappiamo – scrive Rando – che “Gente d’Aspromonte” non è il frutto di un’improvvisa fulminazione lirica: personaggi, atmosfere, squarci di apesaggi, vicende del mondo preindustriale calabrese si erano più volte affacciati, nel corso di un decennio, negli scritti giornalistici».
Il libro aiuta a scoprire proprio queste radici, da reportages e articoli che rivelano una sensibilità e una curiosità che marchieranno in modo deciso la futura produzione letteraria. Corrado Alvaro narratore è – attraverso queste pagine – una nuova scoperta con segnalazioni e  note che mettono in evidenza particolari che al lettore alvariano facilmente possono essere sfuggiti. E il risultato è sorprendente. (s)

LA SCHEDA

Corrado Alvaro narratore L’officina giornalistica
di Giuseppe Rando
328 pagg. 18,00 euro
Falzea Editore (2004)
ISBN 9788882961213
www.falzeaeditore.com

L’ AUTORE

Giuseppe Rando
Professore del Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne all’Università di Messina ha pubblicato saggi e volumi su autori maggiori e minori della letteratura italiana. Nella sua vasta produzione di saggi si è occupato, tra gli altri, di Parini, Alfieri, Verga, Leopardi, Alvaro, Moravia, Pirandello, e la Spaziani.


Le prime venti righe

Due limpide, inequivocabili istanze narrative si evidenziano in Gente in Aspromonte: quella del narratore popolare, che mimetizza la psicologia e il linguaggio dei pastori calabresi del primo Novecento, e quella dell’autore implicito (un intellettuale democratico-liberale), che interviene, direttamente o indirettamente, nella narrazione, per commentare, orientare o, al limite, imporre il suo punto di vista. Tanto che il famoso romanzo breve di Corrado Alvaro appare un’opera verista da un lato, per quanto attiene all’assunto mimetico-regressivo del narratore, e decisamente novecentesca dall’altro, ove si consideri la componente saggistico-documentaria che lievita dentro la rappresentazione del mondo calabrese preindustriale. Testo emblematico, però, Gente in Aspromonte, della condizione ancipite dello scrittore sanluchese ch’è fautore convinto delle riforme e del progresso, nonché vigile cultore della cultura agro-pastorale. Donde, ancora, la bivalenza di un testo che oscilla mirabilmente – ma senza ambiguità alcuna – tra la denuncia morale e politica dei ritardi e dello stato di abbandono del Meridione e i toni lirico evocativi, se non elegiaci di cui pare velarsi quell’universo pastorale mai idealizzato e tuttavia assaporato e rivissuto con forte partecipazione emotiva.

 

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LE ANIME NERE DI CRIACO IN EDIZIONE USA

10 settembre – Gioacchino Criaco, scrittore calabrese, autore del fortunato libro “La maligredi” nonché di “Anime nere” (da cui è stato tratto il film di Francesco Munzi) varca l’oceano: è in arrivo, infatti, l’edizione USA di Anime nere (Black Soul), con una suggestiva copertina che rende onore al romanzo. Lo scrittore è evidentemente soddisfatto: «Che dire, una piccola rivincita per noi ribelli, riottosi e irredimibili africoti. – ha scritto in un post di Facebook – Un miracolo tutto calabrese in una corsa a perdifiato, a due. Dieci anni di Anime Nere». Per noi calabresi un motivo d’orgoglio in più. Complimenti, maestro. (rrc)

CAMIGLIATELLO: RUGGERO PEGNA PRESENTA “IL CACCIATORE DI MEDUSE”

8 settembre – Stasera il promoter Ruggero Pegna in Sila, a Camigliatello, si presenta sotto la veste – riuscita – di scrittore parlando del suo libro “Il cacciatore di Meduse” agli Incontri SIlani organizzati da Egidio Bevilacqua e Stefania Fratto. L’incontro, che chiude la sesta rassegna di letteratura nazionale, si terrà al PalaSila di Moccone di Camigliatello alle ore 18 e prevede, oltre alla partecipazione dell’autore, gli interventi di Cinzia Falcone, presidente Animed (Associazione Nazionale Interculturale Mediterranea), Maria Simone, esperta in scienze politiche e Rosalbino Turco, docente di storia e filosofia.
Durante l’estate, “Il cacciatore di meduse” ha animato numerosi incontri letterari e dibattiti aventi per tema migranti e diritto al futuro, accoglienza, integrazione, razzismo e ogni aspetto socio-umanitario connesso: da Vibo Valentia a Tresilico di Oppido Mamertina, da Cardeto (per il “Progetto New Frontiers – Sprar Cardeto”) a Serra San Bruno, all’interno del Santuario Regionale Santa Maria del Bosco, per organizzazione della Lidu (Lega Italiana per i Diritti Umani) di Vibo Valentia.
Il mondo visto con gli occhi di un bambino somalo e dei suoi amici immigrati e miseri di ogni parte del mondo, il viaggio, la solitudine, la speranza, raccontati in modo originalissimo e commovente nel romanzo, hanno catturato l’attenzione di associazioni, soggetti istituzionali e pubblico. Numerosi anche gli ennesimi riconoscimenti ricevuti questa estate, dal Premio Calabria d’Autore di Acri, al Premio San Francesco Saverio di Tessano di Dipignano. Nel 2017, “Il cacciatore di meduse” è stato anche inserito tra i tredici libri consigliati dalla World Social Agenda della Fondazione Fontana di Padova a studenti e docenti delle scuole secondarie di secondo grado.
Il romanzo, difatti, è già stato introdotto in molti istituti scolastici (e in altri lo sarà nel corso del prossimo anno), proprio allo scopo di discutere sui temi dell’immigrazione e del rispetto di tutte le diversità contro ogni forma di razzismo. La storia di un bambino somalo, l’ombra della guerra, la solitudine e la miseria, il viaggio disperato, il dramma dei migranti che, spesso, si trasforma in tragedia. C’è un microcosmo di valori, sentimenti, storie, pensieri e promesse nell’animo del piccolo Tajil, il bambino speciale capace di catturare le meduse con le mani, e in quelli dei suoi amici, miseri ed immigrati di tutto il mondo. Una storia commovente, quella di Tajil, il bambino nero che non sapeva di essere diverso perché nel suo villaggio a Chisimaio tutti avevano il suo stesso colore della pelle, apre ai sentimenti, al rispetto degli altri e delle loro infinite diversità, apre alla bontà. E come dice nel libro il nonno di Tajil ‘la bontà non dipende dal colore della pelle, ma da quello del cuore’.

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«C’è un pezzo di storia dei nostri tempi, l’avventura dei migranti vista con gli occhi di chi la vive, rischiando la vita stessa e sognandone una diversa e migliore! E’ un  romanzo che ribalta il punto di vista. Qui a parlare sono proprio loro, i miseri ed emarginati del pianeta…»,  dice Ruggero Pegna, colpito nel 2002 da una leucemia fulminante a poche ore dal matrimonio, superata miracolosamente e raccontata nel precedente romanzo (“Miracolo d’Amore” – Rubbettino Editore).
«È una storia che mi ha commosso e fatto sorridere. Nonostante le sue circa quattrocento pagine è una grande poesia, un romanzo attuale e pieno di umanità. Una storia bellissima che, in questi giorni, dovrebbero leggere tutti, un autentico romanzo di formazione!”, ha affermato il professore Paolo Maulucci, storico e ricercatore, Presidente di giuria al Premio Co.re.Cultura assegnato lo scorso novembre al romanzo.
«Il cacciatore di meduse – sottolinea l’editore Michele Falco – racconta in modo emozionante e commovente l’incredibile dramma dei migranti, le sofferenze e i sogni di chi è misero o diverso, discriminato per il suo stato di povertà o per il colore della pelle».
Una storia dei nostri giorni, tra fiaba e realtà, che appartiene a tutti noi,  incastonata nella storia mondiale degli ultimi anni: dall’elezione di Obama, primo presidente americano di colore, all’appello di Papa Francesco alla Comunità Internazionale. In un momento storico dominato dalle tragedie dell’intolleranza, dell’odio e del fanatismo terroristico, “Il cacciatore di meduse” parla di umanità e sentimenti, di uguaglianza tra uomini di ogni fede, razza e colore. Un libro struggente e attuale, una sorta di fiaba contemporanea, che ripropone il valore controcorrente del rispetto verso gli altri e la ricchezza della contaminazione tra diverse culture, affascinando anche i lettori più giovani. (rcs)

REGGIO: GIOVANNI TIZIAN AUTORE IN VETRINA

7 settembre – L’autore in vetrina alla libreria Ave questa settimana è il giornalista Giovanni Tizian dell’Espresso col suo libro “Rinnega il padre” (Laterza Editore). L’appuntamento è per oggi pomeriggio alle 18, alla libreria Ave. “Rinnega tuo padre” è un libro estremamente significativo per Reggio Calabria, perché racconta l’importante lavoro del Tribunale Minorile di Reggio e del suo Presidente Di Bella per sottrarre i giovani alla ‘ndrangheta, escludendo i boss dalla potestà genitoriale. Racconta anche la coraggiosa riflessione di alcune madri che si rivolgono al Tribunale per salvare i propri figli dalle grinfie dei padri appartenenti alla ‘ndrangheta, di ragazze e ragazzi che scelgono di allontanarsi dalle esperienze mafiose delle proprie famiglie, insieme all’impegno costante di associazioni come Libera per sostenere il difficoltoso cammino di emersione dalla logica criminale. A dialogare con Giovanni Tizian la giornalista e scrittrice Francesca Chirico. (rrc)

A RAVELLO OMAGGIO AL POETA CORRADO CALABRÓ

22 agosto – Incontro oggi a Ravello, sulla Costiera Amalfitana, per presentare il libro di Corrado Di Lieto “Corrado Calabrò e la materia dei sogni” (Roberto Vallardi editore). A rendere omaggio al grande giurista e poeta calabrese intervengono Fabia Baldi, Giovanni Camelia,Ulisse Di Palma, Ermelinda Di Lieto, l’autore Carlo Di Lieto, Lorenza Rocco e Roberto Vallardi, con il coordinamento di Antonio FIlippetti.
L’evento che vedrà la partecipazione del prof. Corrado Calabrò si svolge alle 19 al Belvedere Principessa di Piemonte di Ravello. (rc)

REGGIO: NUCCIO ORDINE AL CAFFÈ LETTERARIO

13 agosto – Stasera alle 21.30, al Circolo del Tennis “Rocco Polimeni” di Reggio, il prof.  Nuccio Ordine, ordinario di letteratura italiana presso l’Unical e saggista d’eccezione, presenterà “Classici per la vita” (edito da La nave di Teseo), un testo che rafforza le tesi già sostenute con il precedente volume “L’utilità dell’inutile”, già vincitore del premio Rhegium Julii per la saggistica e best seller internazionale tradotto in 26 paesi del mondo.
“In pochi sanno guidarci tra arte, letteratura e storia del pensiero con la stessa passione di Nuccio Ordine” ha scritto George Steiner scegliendo il libro di Ordine come libro dell’anno su “The Times Literary Supplement”.
Dopo l’introduzione di Pino Bova, l’autore sarà presentato da Benedetta Borrata, con Maria Teresa Meli e Maria Florinda Minniti a stimolare il dibattito tra l’autore e il pubblico.
Fedele ai versi di Jorge Luis Borges, Nuccio Ordine, orgogliosamente calabrese, ci invita a leggere con passione alcune delle più belle pagine della letteratura mondiale e prosegue con convinzione la strada per il recupero dei testi sacri nella certezza che questi possano suscitare la curiosità dei lettori incoraggiandoli a scoprire l’intera opera.
Tra gli autori selezionati, Ariosto, Balzac, Belli, Boccaccio, Borges, Bruno, Calvino, Cervantes, Defoe, Dickens, Donne, Einstein, Flaubert, Garcia Marquez, Goethe, Hikmet, Kavafis, Machiavelli, Mann, Masters, Maupassant, Molière, Montaigne, Montale, Omero, Pessoa, Platone, Platone, Shakespeare, Tasso, Yourcenar e tanti altri ancora.  (rrc)

I GRANDI MOMENTI DELLA STORIA DI REGGIO di Francesco Arillotta (2017)

La storia delle città è sempre affascinante, soprattutto se lo storico che s’incarica di scriverla nutre particolare amore verso il luogo di cui parla. È il caso di Franco Arillotta che di Reggio è un fedele e indomabile innamorato e che alla sua città ha dedicato moltissimi studi, convegni, presentazioni. Questo libro si discosta, però, dalla precedente produzione letteraria di Arillotta: è un “romanzo” di storia che racconta di personaggi, luoghi, dominazioni con una leggerezza e una prosa che avvincono ala stregua della migliore narrativa.
Può apparire un lavoro facile, descrivere in parole semplici, con ovvi intenti divulgativi, la nascita, la crescita, gli splendori e le disgrazie di una città che ha più o meno tremila anni di storia, ma il rischio della superficialità – quando si semplifica – è sempre in agguato. Non c’è questo pericolo nei testi del prof. Arillotta: il percorso è sì lineare e di facile lettura, ma in realtà è un intreccio di storie nella storia e di tantissime curiosità in grado di soddisfare il più pignolo lettore.
Qual è, dunque, il segreto di tanta osservazione, anche alla luce delle testimonianze della storiografia classica? L’accuratezza, in primo luogo; poi il piacere della scoperta e della riscoperta che l’autore ama condividere attraverso le sue pagine con un lettore che immagina già di per sè affascinato dalla memoria del passato. Leggere la storia di Reggio significa cercare di comprendere la storia della Calabria tutta, anche se ancora scarse appaiono le fonti cui fare riferimento, ma conoscere i miti può aiutare a meglio interpretare le vicissitudini che, epoca dopo epoca, hanno visto protagonista indomita la città. Arillotta parte, difatti, in questo primo volume dai miti e si ferma all’età bizantina, riservando ad un prossimo libro il proseguimento della storia: un percorso difficoltoso, ma non privo di sorprese. L’autore nota che manca una storia completa e articolata, dalla Preistoria ad oggi e lascia ai giovani storici il compito di riscrivere le vicende della città. Intanto, offre il suo contributo di studioso e di storico raccontando di greci e di romani. Nasce da una migrazione il mito di Reggio, fondata dai coloni greci di Kalkis e di Messena costretti (?) ad abbandonare le terre dei padri. E se fossero stati proprio gli Dei a indicare loro la via? (s)

LA SCHEDA

I GRANDI MOMENTI
DELLA STORIA DI REGGIO CALABRIA
di Francesco Arillotta
160 pagg. 18,00 euro
Kaleidon Editrice

ISBN 9788888867700

www.kaleidoneditrice.it

L’ AUTORE
Francesco Arillotta

Laureato in Giurisprudenza e giornalista pubblicista, è nato a Reggio nel 1931. È presidente dell’Associazione Nazionale Amici del Museo di Reggio Calabria e membro-deputato della Deputazione di Storia Patria per la Calabria. È autore di moltissime pubblicazioni di carattere storiografico, che rappresentano un’importante guida bibliografica per chi voglia approfondire la storia della Calabria.

 

Le prime venti righe

Aschenez. Perché lo storiografo Giuseppe Flavio l’ebreo entra, sia pure involontariamente e in modo del tutto erroneo nella Storia di Reggio Calabria?
Perché nella sua opera più famosa, Iudaike arkaiologia (De Antiquitatibus Judaicis) nel trattare della genealogia di Noè  scrive: “Da Gomer nacquero tre figli […]; da Askenez ebbero origine gli Askenazi, che ora dai Greci sono detti Regini”.
Giuseppe l’ebreo, vissuto nel primo secolo dopo Cristo (Gerusalemme 37 ca. – Roma 103 d.C.), nacque da una nobile famiglia sacerdotale giudea e ricevette un’educazione molto influenzata dalla cultura greca e latina. Nel 64 si recò a Roma e rimase impressionato dalla potenza militare e dal livello di vita dei Romani. Tornato n patria, si trovò durante la rivolta degli Ebrei contro Roma, iniziata in Giudea nel 66, e passata alla storia comePrima Guerra Giudaica, ad essere, addirittura, il comandante della guarnigione ribelle della fortezza di Jotapata, sul monte Tabor, nella Galilea Settentrionale luogo dell’ultima resistenza. Quando, nel 67, i ribelli si resero conto di non essere in grado di vincere le superiori forze romane che li assediavano, tra cui la Legio X Fretensis, decisero di suicidarsi in massa.

 

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