Al prof. Gennaro Ciliberto dell’Umg il Premio “Luigi Tartufari” dell’Accademia dei Lincei

Prestigioso riconoscimento per il prof. Gennaro Ciliberto,  Ordinario di Biologia Molecolare all’Università degli Studi Magna Graecia di Catanzaro e Direttore Scientifico dell’IRCCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena, che è stato insignito del Premio Internazionale “Luigi Tartufari” per le Scienze Biologiche dall’Accademia dei Lincei.

Il Premio è stato consegnato nei giorni scorsi nella sede dell’Accademia, alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso dell’adunanza solenne di chiusura dell’anno accademico dell’Accademia.

Il momento della premiazione

Al prof. Ciliberto, il premio è stato assegnato per «l’eccellenza e la mole di risultati raggiunti nel campo di ricerca della biologia – si legge nella motivazione – grazie ai suoi autorevoli studi estremamente produttivi e di ampio interesse per la comunità scientifica delle scienze biologiche. In particolare, eccelle per la qualità e continuità della carriera scientifica, per la qualità della produzione scientifica, per il profilo internazionale nelle aree di interesse specifico, per proiezione traslazionale di successo della sua ricerca di base e, non ultimo, per il ruolo nelle le società scientifiche a livello nazionale ed internazionale. Per le competenze scientifiche, accademiche, gestionali-amministrative e per il ruolo di cooperazione nella comunità scientifica risulta essere il candidato maggiormente qualificato».

Il Rettore dell’Università Magna Graecia, Prof. Giovambattista De Sarro ha espresso, con soddisfazione, le congratulazioni personali e dell’intera comunità accademica catanzarese al Prof. Ciliberto per l’importante riconoscimento assegnato dall’Accademia Scientifica più antica al mondo. (rrm)

Gennaro Cosentino, nuovo capo dell’informazione Rai in Basilicata

Volto Rai noto e amato dai calabresi, il giornalista Gennaro Cosentino, attualmente vice del caporedattore di Rai Calabria Pasqualino Pandullo, è stato nominato caporedattore della sede Rai di Potenza. In pratica, diventa il capo dell’informazione regionale Rai della Basilicata. Un incarico importante e meritato, dopo anni di gavetta e tantissimi di professionismo di alta classe.

Cosentino, è originario di Aieta, in provincia di Cosenza, un paesino al confine tra Calabria e Basilicata. Appena diciassettenne comincia la collaborazione a quotidiani e periodici, avviando, così, un’attività che diventerà professione dopo la laurea in Scienze Politiche, conseguita presso l’Università di Messina e dopo l’esame di abilitazione seguito ad una parentesi lavorativa presso la pubblica amministrazione, che chiude volontariamente per assecondare la passione per il giornalismo, pur essendo risultato primo assoluto in un concorso per la carriera direttiva. 

Arriva alla Rai dopo un lungo periodo di precariato e dopo una vasta esperienza nelle televisioni private e nella carta stampata. Tra il 1990 e il 2002 pubblica una decina di libri, a cominciare da Calabria ri-flessa, a cui seguirà I primi dell’ultima (un profilo di personaggi col metodo dell’intervista).

I primi significativi riconoscimenti arrivano con Mucho Gusto – viaggio di un giornalista nell’Uruguay del corazón (un racconto sui calabresi nel mondo che ha avuto successo in Italia ed in Sud America ed è stato adottato per anni nelle scuole), poi L’articolo di giornale (manuale per il giornalismo); I rifugi dell’anima-Luoghi di culto nel Parco del Pollino; Sapori e Memoria- Cibo, letteratura, tradizioni, cultura alimentare in Calabria. 

Appassionato di glottologia, ha collaborato ad alcune opere del celebre filologo tedesco Gerhard Rohlfs. Ma è con la pubblicazione de La voci lu cori che si fa conoscere come poeta dialettale e studioso di lingua e tradizioni popolari e, con una silloge omonima, risulta vincitore del primo Concorso Nazionale “Figlinepoesia”.

Nel corso degli anni gli vengono conferiti alcuni riconoscimenti tra cui il Premio “Omaggio alla Cultura” 1998 e il “Cilea” nel 2001 per la saggistica, successivamente il Premio Solidarietà per i servizi su temi sociali e il Città di Scalea per il giornalismo.

A Cosentino sono pervenute le congratulazioni e il benvenuto del presidente della Regione Basilicata Vito Bardi e del Presidente del Consiglio regionale lucano Carmine Cicala.

«Sono certo – ha detto Bardi – che, con la sua lunga esperienza professionale e nel segno della continuità, saprà garantire ai lucani un’informazione pubblica di qualità. Viviamo tempi in cui il ruolo dei giornalisti è sempre più importante, un ruolo “sociale” per dare ai cittadini il sacrosanto diritto a essere informati, un diritto sempre più prezioso. Il servizio pubblico è uno strumento importante sia per tenere unita la Basilicata, data la diffusione capillare, e perchè garantisce la corretta informazione non solo sull’attività amministrativa della Regione, ma anche di tutti i Comuni lucani, uniti nelle loro diversità. Il TGR è dunque un elemento di democrazia, pluralismo e rappresentanza del nostro territorio».

«È chiamato –– ha detto il presidente Cicala – a guidare la redazione lucana della Tgr Rai in un momento in cui ancor più fondamentale è il ruolo del servizio pubblico radiotelevisivo. Sono certo che, con la sua passione per la scrittura, saprà raccontare al meglio la nostra regione, una terra geograficamente piccola ma piena di eccellenze umane, culturali e ambientali. Il nostro Tg pubblico regionale rappresenta da sempre un punto di riferimento fondamentale per la nostra comunità, un presidio di informazione libera e attenta alla vita della nostra regione e delle sue istituzioni democratiche e questo grazie al lavoro dei giornalisti tutti e degli altri lavoratori della sede Rai Basilicata. A Gennaro Cosentino il benvenuto nella nostra amata Basilicata». 

Franco Lanzino, presidente della Fondazione “Roberta Lanzino”

di FRANCO BARTUCCIFranco Lanzino, nel trigesimo della sua morte, sarà ricordato mercoledì 8 giugno, alle ore 19,00, nella Chiesa di San Antonio da Padova di Commenda di Rende, con la celebrazione di una Santa Messa.

Intanto, attraverso sua moglie, compagna inseparabile della loro intera vita, Matilde Spadafora Lanzino, ne tracciamo un ricordo fresco e vivo iniziando a parlare della sua attività più intensa dopo la morte della loro figlia Roberta.

«L’affetto sincero – ci dice – con cui, uomini e donne  di tutte le età hanno salutato Franco, ne ha messo in rilievo la versatilità del suo essere stato nel mondo: amico, sempre. Appassionato, sempre. Rigoroso, sempre. Ma cosa è stata per la Fondazione e per  il territorio la sua Presidenza, merita di essere raccontato un po’ più dettagliatamente. Incipit e molla di tutto, il 26 luglio 1988, la tragedia immane della nostra vita, fortuita e occasionale come ampiamente e chiaramente documentato dalle carte giudiziarie, incapaci, però, di dare un nome agli efferati stupratori ed assassini».

«Da quel terribile giorno – continua nel suo racconto la moglie – ci siamo totalmente dedicati, insieme, a costruire Pensiero circolante e Azione  ristoratrice  per rispondere a 360 gradi all’obbrobrio della violenza alle donne. La Fondazione “Roberta Lanzino” nasce esattamente un anno dopo: il 26 luglio del 1989».

«Da allora inizia un cammino in salita tutto proteso a scrostare il il sonno del territorio, che a quel tempo era anche sonno del mondo, sul tema della violenza di genere. Abbiamo insieme lavorato sui due fronti del pensiero e dell’azione; dello sguardo lungimirante e del lavoro giornaliero. Con Franco Lanzino presidente, la lotta alla violenza alle donne, è diventata qualcosa di più di un centro antiviolenza, perché, al nucleo centrale del suo agire: ascoltare, accogliere, difendere, proteggere, sostenere, ospitare le donne  e i loro figli e figlie, è stato tutto un pullulare di ulteriori concrete realizzazioni, al servizio del territorio e della conoscenza. E tutto ciò, Franco presidente, pur nell’inevitabile avanzare dell’età e degli acciacchi, ha illuminato con la luce della sua infinita capacità di sapere vedere oltre ; di sapere  immaginare di più; di sognare sogni ambiziosi, mai lasciati morire, ma sempre tradotti in concreta realtà».

«In questo percorso lungo 34 anni, Franco Lanzino – con commozione ci ha detto –  è stato generosità pura. La generosità ci ha permesso, nell’immediatezza della tragedia, di “prestare” il nome di Roberta, ad un gruppo di giovani donne, il cui Centro antiviolenza, a Cosenza, si chiama ancora oggi Roberta Lanzino, e che, pur occupandosi anche di violenza di genere, non è la Fondazione “Roberta Lanzino”. Generosità è stata la linfa motrice di tante realizzazioni importanti che oggi sono storia nel territorio. Generosità  ha sorretto il presidente Franco Lanzino nel complesso iter burocratico della progettazione, costruzione e realizzazione di una struttura di accoglienza, ospitalità e rifugio, diventata fiore all’occhiello dell’intera Regione. Generosità ha permesso al Progetto “Pollicino e Alice”, brevettato Fondazione Roberta Lanzino, nel lontano 2000, di formare annualmente ed ininterrottamente, migliaia di studenti calabresi. Generosità  ha alimentato il suo determinante accompagnamento nel complesso percorso di tante riuscitissime adozioni di dolci e meravigliosi bimbi e bimbe, sottratti alle intemperie della vita e diventati suoi “nipotini” putativi».

«Convinto assertore del decisivo ruolo che arte, letteratura e scrittura hanno nella costruzione  delle coscienze, il Presidente Franco Lanzino, lascia anche al territorio, l’eredità di importantissimi spazi culturali, aperti alla fruizione  comunitaria, da lui costruiti, giorno dopo giorno, con la metodicità della formica e la gioiosa convivialità della cicala: una Pinacoteca generosamente anche itinerante; una ricchissima Biblioteca del civile e del sociale inserita nel catalogo nazionale delle Biblioteche; una Cineteca tematica; Centri di Ascolto collegati con la Fondazione; Collaborazioni aperte con Università ed enti pubblici; Pubblicazioni gratuitamente diffuse; Borse di Studio e Concorsi  a premio dedicate».

«La mattina del suo ultimo giorno, a Cosenza, nei pressi di Piazza Loreto – ci dice la sua compagna nel bene e nel male della vita come una promessa rinnovata del loro matrimonio – fermo e deciso, nonostante i suoi 86 anni, nel ringraziare la CISL, altro suo grande amore, per una ennesima “pietra” dedicata a Roberta, aveva ancora promesso progetti di lunga gittata. E ancora una volta, come accadeva  ogni volta, nel pronunciare il nome della sua adorata Roberta, la sua voce si era incrinata di pianto». 

La cerimonia religiosa del trigesimo della sua scomparsa sarà una buona occasione per tornargli a dire come suoi amici, collaboratori e conoscenti: «Caro  Presidente, caro Franco, oggi, orfani della tua presenza, ma ricchi della tua grande eredità, ti salutiamo con le tue  parole di sempre: dare senza nulla chiedere, dare e nulla prendere, amare non per essere amati». (fb)

Addio al grande antropologo Luigi Lombardi Satriani

Cordoglio in tutta la Calabria, ma anche in tutto il mondo accademico internazionale per scomparsa del prof. Luigi Maria Lombardi Satriani, avvenuta ieri a Roma.  È stato un maestro e una guida per intere generazioni di antropologi, con i suoi studi sul folclore e la civiltà contadina e la religiosità popolare. Di estrazione marxista, fu senatore per l’Ulivo nella legislatura 1996-2001. Dopo la laurea in Scienze Politiche a Messina, ha iniziato la sua carriera accademica prima come assistente, poi come professore straordinario, di Storia delle tradizioni popolari all’Università di Messina dal 1966, quindi di antropologia culturale all’Università di Napoli dal 1974 al 1978, anno in cui conseguì l’ordinariato in etnologia presso l’Università La Sapienza di Roma, di cui era professore emerito. Ha altresì insegnato all’Università della Calabria, di cui è stato preside della Facoltà di Lettere e Filosofia e Prorettore per le attività culturali, nonché è stato presidente dell’Associazione Italiana per le Scienze Etno-Antropologiche (AISEA). Vastissima la sua produzione editoriale che ha formato centinaia di antropologi e studiosi delle tradizioni popolari.

«La Calabria – ha detto il presidente Roberto Occhiuto – perde una personalità di grande valore, che ha raccontato la nostra società attraverso lo studio del folklore, della religiosità popolare, e della cultura contadina. È venuto a mancare Luigi Maria Lombardi Satriani. Antropologo di rara intelligenza, fine accademico, già senatore della Repubblica. Era nato più di 85 anni fa a San Costantino, una frazione di Briatico, in provincia di Vibo Valentia. Aveva insegnato nelle Università di Messina, della Calabria, e a ‘La Sapienza’ di Roma. Sincero cordoglio da parte della Giunta regionale». (rrm)

 

Il cosentino Eugenio Guglielmelli è il nuovo Rettore dell’Università Campus Bio-Medico di Roma

Prestigioso incarico per Eugenio Guglielmelli, che è stato nominato Rettore dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, succedendo al prof. Raffaele Calabrò, che resterà in carica fino al 31 ottobre 2022, termine del suo mandato.

La decisione è stata presa dal Consiglio di Amministrazione dell’Università Campus Bio-Medico di Roma ha deliberato la nomina, dal 1° novembre 2022, del prof. Guglielmelli.

A congratularsi con il neo Rettore, il sindaco di Cosenza, Franz Caruso, che ha evidenziato come «Eugenio Guglielmelli è un’eccellenza nel campo della bioingegneria, della robotica e delle macchine intelligenti, con particolare riferimento al campo delle tecnologie meccatroniche e robotiche per la riabilitazione e per l’assistenza ai disabili e agli anziani».

«Siamo certi – ha concluso – che anche da Rettore dell’Università Campus Bio-Medico, saprà dare impulso ai nuovi percorsi riguardanti le applicazioni della robotica in campo medico, al servizio della salute e del miglioramento della qualità della vita delle persone».

Il prof.Guglielmelli, nato a Cosenza nel 1965, si diplomò al Liceo Fermi nel 1983, prima di proseguire i suoi studi universitari a Pisa, città dove ha mosso i primi passi da ricercatore. Nei prossimi mesi il prof. Guglielmelli, attualmente prorettore alla ricerca dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, lavorerà con il prof. Calabrò nell’ottica di finalizzare gli importanti progetti in corso e dare avvio alle nuove iniziative di sviluppo. Dal 2004 Eugenio Guglielmelli ha insegnato presso la Facoltà Dipartimentale di Ingegneria dell’Università Campus Bio-Medico di Roma e dal 2010 è stato nominato professore ordinario di Bioingegneria Industriale.

Dal 2021 è stato designato dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) rappresentante nazionale dell’Italia nel Comitato di Programma Horizon Europe – Cluster Health, mentre, dal luglio del 2021 è Direttore Scientifico dell’IRCCS Fondazione Don Carlo Gnocchi Onlus, ente con il quale l’Ateneo sta sempre di più consolidando collaborazioni strategiche su temi di comune interesse.

Addio a Lucia Abiuso, docente ed ex consigliere comunale di Catanzaro

di NINO MALLAMACI – A Lucia, amica grande e sfortunata, nel giorno del suo compleanno.
Cara Lucia, oggi è il tuo compleanno, e certamente sarei venuto a CZ per farti gli auguri di persona. Ci saremmo accomodati sul balconcino, con questa giornata limpida di primavera che invita a farlo. Avremmo guardato il mare e preso un caffè, chiacchierando del più e del meno. Forse anche di lavoro, che però per te non era tale. O, perlomeno, non era solo quello. Perché tu ci mettevi una passione, una dedizione da missionaria. Era un tutt’uno con la tua vita e la tua anima. Questo tuo tratto l’ho colto appena ti ho conosciuta, appena arrivata da Roma in ufficio, dove ti aspettavamo per programmare incontri nelle scuole per discutere coi ragazzi dei problemi del web e dei social media.

Che, alla fine, non sono solo problemi, ma anche uno strumento per manifestare amore, come succede in questo momento. Il male ti aveva già carpita, impietoso e crudele nello scegliere le sue vittime senza badare a chi sono, a cosa fanno, a quanto sia importante la loro esistenza in questo mondo, per se stessi e per il prossimo. Non sono tra quelli che dicono, forse per ipocrisia o forse perché ci credono davvero, che in queste faccende siamo tutti uguali. No, non lo siamo affatto. E ci sono persone fantastiche che dovrebbero vivere in eterno, per quello che danno agli altri, per quanto sono importanti per la società, per la ricchezza che spandono ogni volta che si impegnano in qualcosa. Ma il Male non si fa di questi scrupoli, non è interessato a queste sottigliezze. Colpisce a casaccio, come viene viene. E se un dio c’è, come dicono in tanti (in troppi), il suo lavoro non lo fa come dovrebbe, come sarebbe giusto. Se la sua occupazione dovrebbe essere quella di diffondere il Bene, nel tuo caso ha fallito miseramente, si è sbagliato di grosso, ha preso una cantonata enorme e imperdonabile.

Molti storceranno la bocca leggendo queste mie parole, ma io non sono tipo da seguire la convenienza, da misurare il mio dire in base alla disapprovazione che potrebbe generare. Manchi a troppi, cara Lucia. Certamente a tutti quelli che hanno avuto l’opportunità di conocerti, se non di persona attraverso le tante cose in cui ti affaccendavi. Instancabilmente, indefessamente. Quel giorno, quando entrasti nella stanza, si accese la luce. Appoggiasti la tua compagna inseparabile, una stampella che ti aiutava a camminare. Nessuna recriminazione per quello che stavi passando, nessun lamento. Come mai ti ho sentito fare dopo se non una volta quando ti abbandonasti allo sconforto ma solo per iscritto. Partì la discussione, come se fossi arrivata da una gita, non da un viaggio in treno di ritorno dalla terapia. Entusiasta, precisa, preparata, informata, fattiva. In qualche giorno eri già pronta ad avviare tutto. Senza fronzoli, senza dubbi, individuando i problemi insieme alle soluzioni come solo le persone come te sanno fare.

Dandoci dentro come se nulla fosse, anche quando eri spossata e certamente non nella forma fisica necessaria per lavorare e nello stato mentale ideale per ragionare. Anche dal letto dell’ospedale. Per questo motivo io pensavo che la situazione fosse sì seria, ma che ne saresti uscita vincitrice. Anche quando mi inviavi delle foto per farmi vedere lo strazio che il tuo viso subiva per la terapia, la deformazione del tuo corpo schiavo delle medicine. Io piangevo, ma certo non te lo facevo capire e troncavo la conversazione con una scusa. Perché tu non lo facevi mai, guerriera indomita. E piangevo quando guardavo le tue foto di prima, di una ragazza e di una donna bellissima, con un sorriso da incanto. Sorriso che non hai mai perso. Ed è questo il ricordo che conservo: il tuo viso sempre sorridente, come a sfidare la realtà terribile che ti toccava vivere per ragioni che io, povero senzadio, non riesco a cogliere, non provo neanche a giustificare.

Ho un grande rimpianto, amica mia. Non averti conosciuta prima. Non nel senso di prima della malattia, ma prima per avere la possibilità di stare più tempo con te, per condividere le tante cose che ci univano, al di là delle differenze di matrice politica che tra noi non erano certo un ostacolo. Mentre ti scrivo questa strana lettera, penso a tuo padre, a tuo fratello e a tua sorella, a quel nipote del quale parlavi sempre come del tuo angelo custode. Li penso e non credo di riuscire a cogliere il dolore incommensurabile che hanno provato e provano oggi, nel giorno di gioia che quest’anno ha una mestizia inedita. Gli sono vicino, per quello che può servire.

Così come provo, scrivendo, a stare vicino a te, al ricordo di una persona meravigliosa. Ti celebro così, nel mio scritto e nel mio cuore, dove non ho avuto difficoltà a trovare un posto nel quale conservarti. (nm)

Alberto Prestininzi, geologo, il Premio Peccei per la corretta informazione sull’ambiente

Prestigioso riconoscimento al prof. Alberto Prestininzi, già docente della Sapienza di Roma nonché insigne geologo calabrese, originario di Caulonia. Gli è stata conferita la targa “L’età verde” dal Gruppo Internazionale “Aurelio Peccei” , autorevolissimo centro di Studi e ricerche didattico-scientifiche sui macroproblemi.

Il prof. Prestininzi, che ha tenuto una lectio magistralis sul 50° del Rapporto del Club di Roma sui Limiti dello Sviluppo, ha sottolineato come sia necessario sensibilizzare le coscienze e soprattutto i giovani sui temi e i problemi connessi al mare. 

Occorre pensare a soluzioni innovative per alcune delle sfide che bisognerà affrontare per il prossimo decennio: questo l’obiettivo del convegno-incontro alla Sapienza che ha visto una forte partecipazione di studiosi, ma anche di giovani universitari del Dipartimento di Scienze della Terra.

Al convegno, dopo i saluti istituzionali del sindaco di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna, del Presidente del Parco del Gran Sasso e dei Monti della Laga Tommaso Navarra e del presidente dell’Unione provinciale Agricoltori di Siena Gianluca Cavicchioli, è stato animato da numerose relazioni di studiosi ed esperti. Il prof. Francesco Latino Chiocchi, docente del Dipartimento Scienze della Terra alla Sapienza, ha introdotto il tema del convegno: Georischi marini: un mondo nascosto sotto una tavola blu. Coordinati dalla giornalista Augusta Busico, si sono succeduti il prof. Mauro Mazzei, ricercatore Istituto di Analisi dei Sistemi e Informatica”A. Ruberti” (Tutela della biodiversità nella Costituzione italiana); Davide Peluzzi, esploratore e presidente Associazione Explora Nunaat International (Anno Onu dello sviluppo sostenibile delle montagne); Roberto Madrigali, meteorologo-ricercatore(Incontri tra cielo e terra 2022); Fabio Altitonante, sindaco di Montorio al Vomano in Abruzzo (Nuove visioni e strategie di riqualificazione urbana di Montorio al Vomano).  

Alla fine del convegno  sono state presentate e premiate le ricerche e i lavori degli studenti che hanno partecipato al Concorso Macroproblemi per l’anno scolastico 2021-2022 provenienti da Italia, Turchia e Australia.

Il Premio è stato assegnato al prof. Alberto Prestininzi in riconoscimento della corretta informazione sui temi dell’ambiente alle nuove generazioni: il Premio Peccei (una targa in bronzo dello scultore Giuseppe Cherubini) in passato è stata assegnata a personalità come Rita Levi Montalcini, Piero Angela, Gian Tommaso Scarascia Mugnozza, Leena-Maija Salmine (direttore Future Club Finlandia) e Jane Page (ricercatrice e docente australiana di scienza del futuro)

Il capitano Gianfranco Aricò rieletto ispettore regionale dell’Associazione Nazionale Carabinieri

Prestigioso incarico per il capitano Gianfranco Aricò, che è stato riconfermato, per il quarto  mandato quinquennale consecutivo, alla guida della prestigiosa e centenaria Associazione Nazionale Carabinieri della Regione Calabria.

Con più di trenta anni di attività, dedicata al volontariato e alla solidarietà nei confronti dei più bisognosi, il capitano Aricò ha avuto un consenso quasi plebiscitario dalle 50 sezioni che compongono capillarmente la struttura dell’Associazione Nazionale Carabinieri in tutta la Calabria. In particolar modo, nell’ultimo periodo pandemico, l’Associazione si è contraddistinta per tutti i servizi in supporto alle varie amministrazioni comunali, ferrovie, enti scolastici, ospedali, punti Covid, raccolta e distribuzione di beni alimentari per i meno fortunati. 

L’elenco sarebbe lunghissimo e non per ultimo, viste le recenti circostanze vissute dalla popolazione Ucraina, è stata avviata la raccolta di generi di conforto quali medicine, pannolini, omogeneizzati, alimentari, vestiario ed altro da destinare alle famiglie ucraine. La distribuzione è stata curata in sinergia con l’Unicef e la Caritas della Regione Calabria. Questa ulteriore riconferma del capitano Aricò nella carica di ispettore regionale è un segno tangibile con il quale l’Associazione ha lavorato con grande spirito di sacrificio abnegazione e solidarietà in questi anni. Il capitano Aricò, oltre ad essere una guida autorevole e piena di iniziative a sostegno della collettività, in modo particolare per quanti vivono condizioni di marginalità sociale, svolge in modo straordinario il delicatissimo ruolo nel quale la componente umana rappresenta quell’autentico valore aggiunto che il mondo associativo da sempre vive e promuove, soprattutto operando in favore dei più bisognosi.

Nell’ambito dell’Associazione Nazionale Carabinieri, grazie alla componente femminile rappresentata dalle “Benemerite”, anche in Calabria sono state promosse numerose attività per le quali oltre ai pregevoli risultati raggiunti è stato possibile operare insieme a tutti i nuclei di volontariato. (Francesco Rao)

La calabrese Carla Morogallo è il nuovo direttore generale della Triennale di Milano

di PINO NANOAlla guida della Triennale di Milano il Presidente Stefano Boeri, architetto, urbanista, teorico dell’architettura, accademico conosciuto e famoso in tutto il mondo ha scelto una donna, Carla Morogallo, vita di una donna manager tutta intera dedicata all’arte, conoscitrice come nessun altro delle dinamiche di questo settore, carattere determinato, una cultura vastissima, e soprattutto una dimensione internazionale degna del prestigio della Triennale di Milano.

Quando parliamo di Triennale Milano, parliamo evidentemente di una realtà italiana che è conosciuta in tutto il mondo e che ha profondamente segnato la vita e la storia dell’arte non solo italiana ed europea, ma anche quella internazionale. Dal 1923, infatti, la Triennale Milano è una delle istituzioni culturali più importanti a livello internazionale, capace di restituire la complessità del contemporaneo attraverso una pluralità di linguaggi: design, architettura, arti visive, sceniche e performative.

Il suo scopo, da sempre, – si legge nel proclama che sta alla base della sua istituzione- «è quello di espandere e innovare i singoli modi di pensare, portando esperienze di culture e lingue diverse in un solo posto e tempo». Un percorso straordinario che ha segnato la vita culturale del Paese. Chi conosce bene questa realtà ci ricorda che “la volontà di affermare l’unità delle arti si manifesta già nella V Triennale del 1933 con le pitture murali di grandi artisti come De Chirico, Sironi, Campigli e Carrà. Questo intenso rapporto tra la Triennale di Milano e gli artisti si è poi sviluppato nei decenni successivi con l’esposizione delle opere di Fontana, Baj, Martini, Pomodoro, de Chirico, Burri e più recentemente Merz, Paolini e Pistoletto”. È chiaro che siamo al top della sfida artistica e culturale nazionale.

Bene, da oggi la Triennale di Milano ha un suo nuovo Direttore Generale, e la scelta fortemente voluta dal suo Presidente, l’archistar Stefano Boeri, è una giovane donna manager di origini calabresi che a Milano – dicono i suoi compagni di lavoro- in tutti questi anni è diventata “più milanese della Madonnina del Duomo”. Lei si chiama Carla Morogallo, è nata a Gioia Tauro nel 1980, e in Calabria ha trascorso tutta la sua infanzia. Poi il grande salto. 

Una carriera costellata da successi importanti, ma anche da duro lavoro. Carla Morogallo consegue nel 2005 la laurea in Beni Culturali presso l’Università di Pisa, e in quello stesso anno inizia il suo percorso professionale in Triennale Milano nell’ufficio Iniziative culturali. Inizia da semplice stagista, e oggi chi la conosce bene la racconta come una delle personalità più “toste” dell’arte italiana. Dal momento in cui incomincia a frequentare la Triennale Carla Morogallo ricopre negli anni numerosi ruoli diversi all’interno dell’istituzione, con responsabilità e funzioni direttive sempre crescenti. Nel gennaio 2019 diventa Direttrice Operativa, assumendo la gestione organizzativa e amministrativa di Triennale Milano e contribuendo alla definizione delle sue linee programmatiche e strategiche. In precedenza, dal 2017 al 2019, aveva ricoperto il ruolo di Responsabile degli Affari istituzionali, supervisionando le attività e lo sviluppo degli Affari generali, legali e istituzionali, delle Risorse umane, dell’Area tecnica e dell’Archivio e della Biblioteca.

Dal 2012 al 2017, in qualità di Responsabile dei progetti istituzionali, ha sviluppato collaborazioni e partnership su scala nazionale e internazionale, oltre a redigere il primo progetto di mediazione culturale tra Triennale Milano e gli atenei della città. Sembrava una sfida quasi impossibile, ma Carla Morogallo l’ha resa praticabile e immediata, un successo che porta esclusivamente il suo nome. Dal 2007 al 2012 ha lavorato al Triennale Design Museum, coordinando la produzione culturale e le iniziative internazionali. Nel 2022 è stata chiamata poi dal Ministero dell’Istruzione a far parte della Commissione per la redazione delle linee guida delle nuove scuole finanziate nell’ambito del PNRR. È attualmente membro del Consiglio Direttivo di Federculture. Chi la conosce bene immagina per lei successi futuri ancora più prestigiosi di questo.

Se si prova a indagare sulla sua vita privata e sulla sua infanzia in Calabria, ecco allora che viene fuori un dettaglio di non poco conto, nel senso che il nuovo DG di Triennale Milano si può anche considerare autentica “figlia d’arte”, per via di un padre importante, Mimmo Morogallo, uno dei grandi impressionisti meridionali di questi anni, le cui tele e i cui lavori sono oggi in ogni parte del mondo. Ma Mimmo Morogallo è anche uno dei pochi calabresi molto famosi in quasi tutti gli Stati americani, per via dei contatti ininterrotti che lui stesso ha avuto in questi ultimi 50 anni con le comunità italiane all’estero, soprattutto con la MIAF americana, nella sua veste ufficiale e prestigiosa di Presidente del Premio “Calabriamerica” che ogni anno l’artista di Gioia Tauro assegnava alle eccellenze del Made in Itay nel mondo. E già da bambina Carla seguiva suo padre in giro per le tante rassegne d’arte che hanno poi reso famoso suo padre Mimmo Morogallo in po’ dappertutto. Figlia d’arte, dunque, ma naturalmente non solo questo. (pn)

Addio a Francesco Nucara, testimone d’impegno per la sua amata Calabria

Cordoglio, in Calabria, per la scomparsa di Francesco Nucara, esponente politico reggino e storico leader del Partito Repubblicano Italiano.

Per tre legislature, è stato eletto alla Camera dei Deputati dal 1983 al 1994, è stato sottosegretario ai Lavori Pubblici nel Governo guidato da Giulio Andreotti e dal 2001 al 2005 è stato viceministro all’Ambiente nel governo Berlusconi.

«La scomparsa di Francesco Nucara mi addolora profondamente – ha commentato il presidente della Regione, Roberto Occhiuto –. Protagonista della vita politica e istituzionale del nostro Paese, è stato fino all’ultimo un autentico testimone d’impegno per la sua amata Calabria».

«A lui – ha detto ancora – mi legano ricordi, battaglie comuni, e tanti momenti di confronto avuti in questi anni, in nome di quei valori e di quegli ideali di servizio verso le istituzioni che hanno contraddistinto la sua lunga carriera, sempre caratterizzata da una dedizione autentica verso il Mezzogiorno. Francesco Nucara, da fine intellettuale, ha attraversato le stagioni della politica lasciando sempre il segno, grazie a uno sguardo acuto e inedito, e a un carico di passione e coraggio».

«La Calabria perde un punto di riferimento importante. Per la nostra Regione e per tutto il centrodestra oggi è un giorno carico di tristezza. Sincero cordoglio, mio personale e da parte della Giunta che ho l’onore di presiedere, alla famiglia», ha concluso il Governatore.

Cordoglio è stato espresso dalla Città Metropolitana e dal Comune di Reggio Calabria, per la scomparsa di Nucara che, «per decenni ha rappresentato uno dei più solidi e combattivi punti di riferimento del panorama politico cittadino, personalità di grande spessore umano e politico, attento rappresentante del nostro territorio e protagonista ai massimi vertici nazionali delle vicende che hanno segnato la storia della nostra Repubblica».

«Alla sua famiglia – si legge nella nota di Palazzo Alvaro e Palazzo San Giorgio – e a quanti in questi anni hanno avuto la fortuna di conoscerlo e di collaborare con lui, giungano le condoglianze della Città Metropolitana e del Comune e dell’intera comunità cittadina».

Il deputato di Forza ItaliaFrancesco Cannizzaro, ha espresso il suo cordoglio per la scomparsa di Nucara, ricordandolo come «uno dei più grandi politici calabresi di sempre».

«Oltre ad essere memoria storica delle attività parlamentari per il nostro territorio, lo ritengo tra i pochissimi eletti ad aver realizzato davvero qualcosa per Reggio Calabria da quel punto privilegiato che è il Parlamento» ha detto ancora Cannizzaro, ricordando Nucara come «politico vecchio stampo, sempre rispettoso e rispettabile, andando spesso ben oltre i campanilismi e le teorie aprioristiche degli steccati partitici. Mente sopraffina e intellettuale di spessore, Franco era un’istituzione, in tutti i sensi. profondo amante della nostra Terra e sempre orgoglioso di dirsi reggino e calabrese».

«Ha portato alto – ha concluso – il nome di Reggio in particolare, ma di tutta la Calabria in generale, dimostrando le grandi capacità caratteriali e di leadership dei calabresi. Il nome di Nucara resterà impresso nella memoria di tutti i reggini per sempre». (rrm)