A Falerna si è parlato di violenza di genere col Centro Antiviolenza Demetra di Lamezia

Importante incontro sulla violenza di genere si è svolto, nei giorni scorsi a Falerna, con il Centro Antiviolenza Demetra di Lamezia Terme.

Il Centro, infatti, promuove, con un lavoro incessante, azioni atte a arginare le occasioni di violenza, saperle riconoscere, informare i cittadini e rafforzare le relazioni con le Istituzioni.

Il sindaco Francesco Stella, l’assessore al Turismo Sergio Ibisco,  hanno chiesto  di agire “Insieme per una risposta articolata al territorio” e Roberta CretellaAnna FazzariRenata Tropea, sono intervenute per conto del CAV Demetra, sui temi della violenza di genere, sulle azioni possibili e sulle modalità di lavoro più che decennale che il Centro ha maturato, portando con sé la testimonianza di modifiche di Legge, l’istituzione di presidi come il percorso rosa e l’ anticipazione, avvenuta in origine, dalla fondazione di Demetra, di un Cav che nasceva in seno e per volontà condivisa tra l’Amministrazione Comunale e le Associazioni attive sul territorio della città.

«Una problematica che non è difficile definire un allarme sociale, – ha detto il sindaco Stella in apertura di incontro –  che ha un retaggio culturale antico ma che oggi, nel 2022 è ancor meno accettabile che in passato, alla luce di percorso faticoso alla conquista dei diritti delle donne».

«La paura resta l’ ostacolo più grande  alla denuncia, allorquando situazioni di violenza accadono, soprattutto all’ interno delle famiglie. Ma è responsabilità sociale – ha concluso il sindaco di Falerna – aiutare le donne ad uscire dai circuiti della paura e della violenza, ecco perché sensibilizzare con incontri, come quello che abbiamo voluto questa sera, rimane un dovere per una società che vuole progredire».

Un lavoro costante e spesso nell’ ombra, ma di sensibilizzazione e ascolto è quello svolto allo sportello del centro Antiviolenza «non solo di Demetra, – ha dichiarato Roberta Cretella, operatrice infront del CAV – ma così per ogni centro, dove l’ accoglienza di una telefonata o di uno sguardo sappia indirizzare ad un lavoro di coordinamento che vede tappe successive con lo psicologo, l’ avvocato o anche con la rete sanitaria ospedaliera o di base, con le forze dell’ ordine e di concerto anche con i servizi sociali dei comuni».

La testimonianza diretta è stata data dalla psicologa del Centro Lametino Educazione Social (CLES), Anna Fazzari, che pone l’accento sulle «Tante storie di cui potremmo portare, purtroppo, l’esempio, per prendere coscienza che la violenza è un atto che nasce prima e non solo quando si arriva all’ estremo atto del femminicidio, e per questo, può essere riconosciuto e affrontato con l’aiuto dei centri antiviolenza, in grado di mettere a sistema azioni congiunte di protezione e superamento della violenza».

E anche sul tema del saper riconoscere la violenza, anche quando essa si nasconde dietro un semplice mal di testa o lesioni celate come cadute accidentali, con cui spesso la donna arriva in pronto soccorso, si focalizza l’intervento di Renata Tropea, Associazione Italiana Donne Medico, altro partner del CAV Demetra.

«Il percorso rosa, attivo all’ ospedale di Lamezia è uno spazio che abbiamo conquistato per le donne, – ha detto Tropea – perché possano sentirsi al sicuro e protette, da lì parte una rete sociale importante, quella costruita insieme a Demetra, in grado di mettere in sicurezza la donna. È un lavoro di continua formazione anche per noi sanitari – e, conclude – una ulteriore responsabilità alla quale siamo chiamati e per la quale non possiamo e non vogliamo girarci dall’altra parte».

Numerosi gli interventi dal pubblico, con domande pertinenti l’ operatività del Centro e in chiusura anche il saluto di Stefania Mendicino, Avvocato del CAV Demetra per conto dell’ Associazione Italiana Avvocati per la Famiglia e i Minori. (rcz)

QUANDO VALE FORMARSI NEI NOSTRI ATENEI
IL CENSIS PREMIA UNICAL E MEDITERRANEA

di FRANCO BARTUCCI –  Le Università calabresi brillano nel panorama della formazione. Il Censis, infatti, nel suo rapporto annuale, ha posizionato l’Università della Calabria terza nella graduatoria dei grandi Atenei, l’Università Mediterranea di Reggio Calabria tra quelli piccoli e l’Università Magna Graecia di Catanzaro 14esima tra le Accademie di medie dimensioni.

Risultati che non devono sbalordire anzi, devono inorgoglire in primis gli studenti, poi tutti coloro che, ogni giorno, si impegnano per garantire una formazione a trecentosessanta gradi a chi decide di rimanere e investire il proprio futuro nella propria terra, partendo proprio da quei Poli che sono l’inizio di un riscatto di cui ha bisogno e che merita una terra come la Calabria.

Un riscatto che parte proprio dagli Atenei calabresi che, negli anni, hanno formato fior di professionisti che hanno portato il proprio contributo al mondo o alla loro terra. Per questo, dati come quelli rilevati dal Censis, devono essere uno sprone ai politici a impegnarsi e a puntare sempre di più sui suoi cavalli di battaglia, che sono proprio gli Atenei calabresi, che riescono a invertire anche tendenze negative, come nel caso dell’Unical, che ha registrato un incremento del +2,7% delle immatricolazioni, mentre gli altri Atenei, purtroppo, registrano un calo significativo, che è del -2,8%.

E proprio l’Unical – che ricordiamo è coordinatrice del progetto dell’Ecosistema dell’Innovazione di Calabria e Basilicata – riconquista dopo alcuni anni il podio tra i grandi atenei statali italiani, nell’edizione 2022/2023, nella tradizionale classifica Censis.

Il rapporto, che conta 69 graduatorie e prende in considerazione 924 variabili, si propone ormai da vent’anni di fornire un’analisi del sistema universitario italiano basato sulla valutazione delle strutture, dei servizi, del livello di internazionalizzazione, della capacità di comunicazione, del tasso di occupazione dei propri laureati dopo la laurea.

L’Università della Calabria si è piazzata in quest’ultima graduatoria al terzo posto, con un punteggio di 90,3. La classifica nelle posizioni di testa è in realtà molto corta: l’ateneo è a meno di un punto dalla prima, Pavia, che si è attestata su una valutazione complessiva di 91 punti.

Una classifica che il Censis ha creato venti anni addietro e che grazie alle potenzialità del Centro Residenziale, unico in Italia, l’Università della Calabria ha goduto del primato assoluto per molti anni, perso poi nel tempo per varie ragioni di competenze e concorrenza con le altre Università italiane che hanno cominciato a credere in tale analisi realizzata in comune con il quotidiano La Repubblica

L’ateneo – viene specificato nella nota del polo di comunicazione –  conferma il primato assoluto – considerando tutti gli atenei, al di là delle dimensioni – per i servizi (residenze e mense) e migliora il proprio punteggio per le borse di studio. Un dato rilevante quest’ultimo, tanto più perché l’ateneo si mostra in controtendenza rispetto a quanto il Censis ha rilevato nel resto del Paese: l’Unical non solo non arretra rispetto alle voci servizi e borse, ma migliora grazie a un deciso investimento sul diritto allo studio.

Ovvio, quindi, il compiacimento del Rettore prof. Nicola Leone che dichiara: «Siamo molto soddisfatti dei dati dell’annuale rilevazione Censis, che tracciano il ritratto di un ateneo attento agli studenti, con servizi di alto livello e impegnato a garantire a tutti l’accesso alla formazione universitaria, superando le barriere economiche che rappresentano oggi ancora un freno all’attuazione del dettato costituzionale».

«Per questo – ha proseguito – sono ancor più fiero del dato relativo alle borse di studio, che registra per l’Unical un importante miglioramento: abbiamo lavorato molto su questo punto, in questi mesi, consapevoli che la pandemia avrebbe ridotto ancor di più le disponibilità economiche di molte famiglie. Ed il prossimo anno gli studenti avranno ulteriori vantaggi, il nostro nuovo bando aumenta gli importi delle borse e amplia la platea dei beneficiari».

«Registro, inoltre, un altro dato rilevante per l’Unical – ha concluso –. Dall’analisi più ampia fatta dal Censis emerge un calo delle iscrizioni negli atenei italiani, correlato alla pandemia e alla contrazione dei redditi familiari. Anche qui l’Unical sorprende in controtendenza: i nostri dati sulle immatricolazioni non solo confermano il grande aumento dello scorso anno, ma segnalano un ulteriore incremento del 2,7% degli iscritti al I anno di università».

I dati

La performance dell’Unical registra un miglioramento in diversi parametri. Per i servizi riconferma il primato in Italia, mantenendo il punteggio massimo di 110. Significativo è il risultato per le borse di studio (parametro che comprende tutti i sussidi e benefici connessi al diritto allo studio): l’Unical sale da 98 dello scorso anno a 102, secondo migliore risultato tra gli atenei di grandi dimensioni (20mila-40mila iscritti). 

L’ateneo guadagna poi anche un punto alla voce strutture (aule, biblioteche, laboratori), che passa da 81 a 82 e migliora il proprio punteggio per comunicazione e servizi digitali, crescendo da 97 a 100. Stabile il punteggio relativo all’internazionalizzazione (iscritti stranieri e studenti che trascorrono un periodo all’estero), pari a 75. L’Unical registra un lieve calo alla voce occupabilità, dovuto principalmente agli effetti della pandemia ed al difficile contesto meridionale.

Se nell’edizione di quest’anno del rapporto Censis l’UniCal è collocata al terzo posto tra i grandi Atenei italiani, conoscendo le sue potenzialità, si può  certamente recuperare e riconquistare il primato assoluto intervenendo più massicciamente su tutte le voci che la compongono, tranne che per i servizi residenziali che ha già il massimo di 110 punti, non trascurando comunque che anche in questo settore la sfida continua, dato il grande interesse che da tre anni  la voce internazionalizzazione riscuote tra i giovani di vari Paesi del mondo (90 circa) per la specializzazione dei loro studi universitari.

Negli ultimi tre anni si è registrata una media di oltre cinquemila domande di iscrizione portando ad oggi, per effetto delle novecento ammissioni, il numero degli studenti stranieri presenti nel campus di Arcavacata a circa 1.300 unità, portando la dirigenza del Centro Residenziale e dell’Università, come la stessa Presidente, prof.ssa Patrizia Piro, delegata del Rettore prof. Nicola Leone, a compiere sforzi crescenti nel rendere il campus sempre più accogliente e aggregante socialmente e culturalmente. Insomma è prendere coscienza che il Campus costituisce il fiore all’occhiello  dell’Università della Calabria.

Si può migliorare nel rapporto tra Università e città, come sulle borse di studio se la Regione Calabria concorre a tale crescita come accaduto durate la presidenza del governatore Mario Oliverio. Circa la voce strutture (aule, biblioteche, laboratori) c’è un campo aperto su cui intervenire portando a completamento il progetto Gregotti/Martenson cercando di utilizzare, in accordo con i Comuni sede dell’Università (Rende e Montalto Uffugo) e la Regione Calabria, i vari fondi europei.  Detto della internazionalizzazione resta la voce comunicazione e servizi digitali anch’esse aperte ad una crescita nell’ampliamento del servizio con più informazioni e comunicazione istituzionale attinenti le attività di tutti gli apparati didattici e scientifici dell’Ateneo. Chissà che tutto ciò possa portare anche a far crescere la voce occupazione dei propri laureati sia all’interno dell’Ateneo che fuori con progetti ben mirati. 

Ma non è solo l’Unical ad aver ottenuto importanti risultati: La Mediterranea – che a breve vedrà l’elezione del nuovo Rettore – nonostante la tempesta che si è abbattuta, è riuscita a guadagnare una posizione di rispetto, addirittura migliore di quella dell’anno scorso. I dati, tuttavia, la premiano per le Borse di Studio, le strutture, la comunicazione e i servizi digitali, e l’occupabilità, che è appena un punto sotto l’Unical.

Per l’Università Magna Graecia, infine, non ha registrato importanti progressi a livello generale, ma ha ottenuto buoni risultati su Borse di studio, comunicazione e servizi digitali e occupabilità, anche se il dato è inferiore a Unical e Mediterranea. (fb)

Presentato il tirocinio universitario sulle “Tecniche di misura ambientale” dell’Arpacal

È stato presentato, a Catanzaro, nella sede dell’Arpacal, l’attività di tirocinio universitario dal titolo Tecniche di misura ambientale: radiazioni ionizzanti e non ionizzanti.

La presentazione è avvenuta alla presenza del direttore scientifico Michelangelo Iannone, del direttore di Dipartimento, Filomena Casaburi e della professoressa Anna Mastrobernardino.

Si tratta di un lavoro tecnico pratico, sviluppato dalla studentessa Eleonora Ragozzino con il supporto del tecnico Salvatore Procopio. Il tirocinio è stato reso possibile dalla comune intesa, formalizzata tramite convenzione, tra Arpacal e Università della Calabria e, nello specifico, tra il dipartimento di Fisica ed il Laboratorio specialistico del Dipartimento di Catanzaro, per realizzare opportunità di reciproco accrescimento attraverso percorsi formativi che di fatto consentono allo studio e alla ricerca, che caratterizza il percorso universitario, di avvalersi dell’applicazione pratica della rete agenziale.
Le numerose campagne di misura delle radiazioni, effettuate negli anni in centinaia di ambienti sparsi sull’intero territorio regionale, attraverso il laboratorio di Fisica “Ettore Majorana” dell’Arpacal costituiscono una significatività statistica e una capacità di elaborazione dei risultati che hanno consentito alla Ragozzino di integrare sul piano pratico le competenze scientifiche.
La qualità del tirocinio formativo, grazie all’iniziativa condivisa tra gli enti, ha trasformato un’attività curriculare in una vera e propria occasione di confronto particolarmente stimolante anche grazie alla presenza di un gruppo di studenti dello stesso corso di laurea che nell’occasione ha potuto visitare la sede centrale dell’Agenzia e “vedere” il mondo in cui, completati gli studi, è possibile applicare le competenze per le attività di monitoraggio ambientale. (rcz)

È BALLOTTAGGIO TRA DONATO E FIORITA
IL CDX DIVISO HA PENALIZZATO SALVINI

di SANTO STRATI – A conti fatti le consultazioni amministrative, cui nessun politico nazionale, per abitudine o scaramanzia, assegna un grande ruolo, consegnano due elementi ben precisi in Calabria: il centrodestra diviso non va da nessuna parte (e penalizza in modo pesante la Lega e Salvini) e il Movimento 5 Stelle rivela tutta la sua fragilità (già fin troppo evidente). E poi c’è la “sorpresa” del voto disgiunto, quello che ha fatto la differenza anche se non ha portato la “rivoluzione” che ci si poteva aspettare. Nei fatti emerge un elemento chiarissimo: Donato facendo la somma dei voti della sua coalizione doveva poter contare – sulla carta – sul 52,7 % dei voti, invece (sul campione di 42 sezioni scrutinate sul totale di 137) si ferma al 43,7%. Nove punti in percentuale frutto, evidentemente, del voto disgiunto, che hanno un peso notevole. Difatti, per contro, Fiorita che sulla carta aveva 25,8% ha superato il 31%. I dati sono ancora provvisori, alle 21, mentre scriviamo queste note, ma gli scostamenti saranno minimi.

In poche parole se la vasta ed eterogenea coalizione che sosteneva Valerio Donato avesse votato compatta, probabilmente domenica sera si sarebbe festeggiato il nuovo primo cittadino di Catanzaro, eletto al primo turno. Invece si va al ballottaggio, con veleni che prim’ancora che siano chiusi gli scrutini (ma perché ci vuole così tanto a conteggiare le schede?) vengono sparsi dall’una e dall’altra parte.

Il prof. Valerio Donato che qualche settimana prima delle candidature era schierato con il PD, ha cambiato le carte in tavola, mettendo insieme, a suo sostegno, un inverosimile (ma c’è) mix di schieramenti trasversali che, comunque, non è riuscito a farlo eleggere al primo turno. Se si fanno due conti, difficile che Fiorita raccolga nel ballottaggio i voti di Fratelli d’Italia e della destra che ha presentato Talerico, sarebbe un mescolare diavolo e acqua santa, e altresì è poco credibile che Donato riesca a disperdere i capitale di voti raccolto, sprecando una opportunità che appare, almeno sulle carte, vincente. La verità è che Giorgia Meloni che ha voluto fare la voce grossa (e in solitaria) con Wanda Ferro ha mostrato di avere i numeri che, invece, Salvini sta vedendo ogni giorno di più assottigliarsi, con perdita di consenso non solo a livello regionale-

La venuta a Catanzaro di qualche big ha fatto capire che Catanzaro, per qualcuno, rappresenta la cartina di tornasole per capire dove butta il vento, ma, nello specifico, la città esce frantumata da queste elezioni, con fin troppi rammarichi e qualche livore, che, di certo, non lasciano intravvedere un governo della città tranquillo. Se Fiorita, che punta a convincere gli astenuti e quanti non digeriscono il nuovo corso dell’ex piddino Donato, tutto il centrodestra cittadino deve cominciare a fare un serio e onesto esame di coscienza sui troppi errori commessi. Queste due settimane che ci dividono dal domenica 26, non saranno all’acqua di rose, con dispettucci ed evidenti rancori tra le parti. Si è arrivati impreparati – politicamente parlando – a queste consultazioni, senza tener conto del territorio: un errore gravissimo che si farà notare a chiunque andrà a Palazzo de Nobili. La città mostra insofferenza per la politica (non quella vera di cui si sono perse letteralmente le tracce), ma per questa parvenza di intesa stravaganti e “niet” (giustificabili) sulle indicazioni per il ballottaggio. Come andrà a finire lo scopriremo presto, due settimane passano in fretta. (s)

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I NUOVI SINDACI

Nel Catanzarese:

Nel Cosentino:

 

Nel Crotonese:

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Nel Vibonese:

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nel Reggino:

CROTONE – Si presenta la tappa crotonese del Giro d’Italia a Vela

Lunedì 13 giugno, a Crotone, alle 11, nella Lega Navale, è in programma la conferenza stampa di presentazione della tappa crotonese del Giro d’Italia a Vela.

Intervengono Fausto Orsomarso, assessore regionale al Turismo, Vincenzo Voce, sindaco di Crotone, Sergio Ferrari, presidente Provincia di Crotone, Maria Bruni, assessore Turismo Crotone e Gianni Liotti, presidente Lega Navale Crotone. (rkr)

Intesa tra Autorità di Sistema Portuale dello Stretto e RFI per sviluppo della stazione di Villa San Giovanni

Rendere la Stazione di Villa San Giovanni «un hub urbano per lo sviluppo della mobilità sostenibile». È questo l’obiettivo del protocollo d’intesa sottoscritto tra l’Autorità di Sistema Portuale dello Stretto, Rete Ferrovia Italiana e Regione, per cui sono stati stanziati 80 milioni di euro.

Lo scopo, dunque, è quello di garantire al nodo trasportistico di primo livello che è Villa San Giovanni a livello regionale e interregionale, lo scambio intermodale tra il trasporto stradale, ferroviario e marittimo da e per la Sicilia.

Lo scopo dell’accordo è il miglioramento dell’integrazione modale e delle condizioni di sicurezza ed accessibilità complessiva, con particolare attenzione al sistema di connessione tra il servizio ferroviario e marittimo. A tal fine, saranno realizzati un nuovo sovrappasso ferroviario connesso ai binari mediante scale fisse, mobili e ascensori e nuovi finger di collegamento tra il sovrappasso e i moli a sud, per garantire la sostanziale separazione dei flussi pedonali da quelli carrabili e favorire uno scambio ferro-nave più immediato, sicuro e leggibile.A completamento degli interventi lato mare, a cura dell’AdSP la creazione di una nuova stazione marittima per l’accoglienza dei viaggiatori delle navi e la realizzazione di un parco pedonale in quota affacciato sullo Stretto che collegherà la stazione ferroviaria, la stazione marittima e i moli lato nord, a loro volta oggetto di un significativo ridisegno, con una nuova darsena per traghetti e nuovi ormeggi per mezzi veloci.

La stazione ferroviaria sarà completamente riqualificata con interventi di restyling degli spazi interni dedicati al servizio viaggiatori, la realizzazione di un percorso privo di ostacoli per le persone a ridotta mobilità, la riorganizzazione delle aree esterne con la ridistribuzione dei servizi e dei percorsi di accessibilità, pedonale e veicolare, l’inserimento di nuovi servizi e funzioni per i viaggiatori sullo Stretto.

Gli interventi, oltre ad essere finalizzati alla realizzazione di un sistema integrato dei trasporti, sono orientati secondo principi di sostenibilità ambientale e risparmio energetico, anche mediante l’adozione di protocolli internazionali. Il progetto prevede interventi a cura sia di RFI che dell’AdSP, per gli ambiti di rispettiva competenza, secondo un disegno organico, integrato e coerente.

Previsto un investimento complessivo di circa 50 milioni di euro per la parte attuata da RFI, finanziata integralmente con fondi Pnrr, e 30 milioni di euro per la parte attuata dall’AdSP, assicurati in parte con fondi Pnrr ed in parte mediante il Fondo Infrastrutture del Mims.

Il programma degli interventi condiviso nel protocollo prevede la progettazione di fattibilità, a cura di RFI, anche della stazione marittima e del parco in quota di connessione alla stazione ferroviaria, al fine di garantire piena compatibilità ed omogeneità tra tutte le opere da realizzarsi.

Risulta attualmente concluso il progetto di fattibilità tecnico economico degli interventi a cura di RFI, il cui completamento dei lavori, in linea con gli impegni previsti dal PNRR, è previsto entro giugno 2026. Per la parte a cura dell’AdSP, invece, l’inizio dei lavori è previsto entro i primi mesi del 2024 ed il completamento entro il 2025.

Grande soddisfazione è stata espressa dall’assessore regionale alle Infrastrutture, Mauro Dolce, che ha evidenziato come la sottoscrizione del protocollo «costituisce un passo fondamentale nel percorso di riqualificazione e sviluppo della stazione di Villa San Giovanni, coerentemente con gli obiettivi del Piano Regionale Trasporti. Viene inoltre promosso il ruolo del nodo stazione come riferimento per il sistema territoriale, in cui si offrono servizi al viaggiatore ed all’esterno, così da catalizzare una elevata frequentazione, anche grazie a elevati livelli di accessibilità».

«Il finanziamento dell’intervento – ha aggiunto – avviene attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), finalizzato allo sviluppo, alla riqualificazione, all’accessibilità e all’efficientamento energetico di singole stazioni, nodi ferroviari che svolgono funzione di Hub della mobilità. Ciò garantisce, oltre al rispetto delle norme relative alla sostenibilità, anche che i lavori si concludano entro il 2026, termine ultimo per tutti i progetti finanziati con il Pnrr». (rrc)

 

A Siderno inaugurata la sede dell’Accademia Nazionale Pizza Doc

È a Siderno che è stata inaugurata la nuova sede dell’Accademia Nazionale Pizza Doc, che sarà guidata dal maestro Vincenzo Fotia, storico docente dell’Accademia, che ha fortemente voluto nella sua città la sede calabra dell’ente di formazione fondato dal patron Antonio Giaccoli

Al taglio del nastro erano presenti Antonio Giaccoli, patron dell’Accademia Nazionale Pizza DOC, il maestro pizzaiolo Vincenzo Fotia, Mariateresa Fragomeni, sindaco di Siderno, ed il consigliere comunale Davide Lurasco

«Sono orgoglioso di inaugurare questa nuova sede dell’Accademia in una terra come la Calabria, che da sempre mi ha accolto a braccia aperte. Grazie soprattutto al maestro Vincenzo Fotia, che fin dagli inizi del progetto Accademia, si è sempre speso per formare giovani e vecchi professionisti del mondo pizza sia in Calabria che in Sicilia. La nostra sede a Siderno significa tanto per tutto il movimento pizza calabro e siciliano, divisi dallo stretto ma uniti dall’amore per la pizza», ha affermato Antonio Giaccoli, patron dell’Accademia Nazionale Pizza DOC. 

Nata nel 2017, l’Accademia Nazionale Pizza DOC si pone come obiettivo quello di trasmettere l’arte del pizzaiolo grazie ai Maestri del Team Accademia. Il gruppo docenti, infatti, è formato da professionisti esperti e qualificati nel mondo della pizza, come i maestri pizzaioli Piergiorgio Giorilli, Salvatore Lioniello, Vincenzo Capuano, Raffaele Bonetta, Errico Porzio, Vincenzo Fotia, Fabio Di Giovanni, Armando Scalella, Alessandro Della Monica e tanti altri.

I corsi dell’Accademia Nazionale Pizza DOC sono rivolti soprattutto a chi vuole entrare nel mondo del lavoro del pizzaiolo, a chi è già dentro e vuole perfezionarsi ma anche a semplici appassionati. Ogni corso dell’Accademia Nazionale Pizza DOC alterna lezioni pratiche a quelle teoriche. Gli istruttori insegnano le tecniche di impasto e di lievitazione, la scelta della farina più adatta per caratterizzare il gusto desiderato, quali sono gli ingredienti principali, come utilizzarli per ogni tipologia di impasto, come condire e farcire. 

L’Accademia, inoltre, si prodiga anche per l’inserimento nel mondo del lavoro dei pizzaioli corsisti. Nell’ultimo anno, infatti, sono stati definiti degli accordi di collaborazione con importanti gruppi imprenditoriali, impegnati nel mondo delle pizzerie e della ristorazione in generale, con cui riusciremo a dare anche un’opportunità lavorativa ai corsisti.

Ma non si parla solamente di tecnica. I maestri pizzaioli, grazie alla loro enorme esperienza, danno suggerimenti ed informazioni sull’uso delle attrezzature, dei forni, dei tempi di cottura, e anche sulle tecniche di marketing ed utilizzo dei social. Elementi oggi indispensabili per una pizza buona, sana e soprattutto riconoscibile.

Un progetto partito da Salerno ed oggi richiesto in ogni parte d’Italia e del Mondo. Da settembre 2018 ad oggi si è avuta prima un’espansione extra regionale e soprattutto internazionale con i corsi in Argentina, Brasile. 

Ogni corso dell’Accademia ha registrato sempre una cospicua partecipazione da parte di pizzaioli provenienti da Irlanda, Scozia, Belgio, Danimarca, Grecia, Francia, Inghilterra, Galles, Austria, Croazia, Norvegia, Germania, Olanda, Malta, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Spagna e Svizzera ma anche da Paesi non europei come Australia, Canada, Sud Africa, Giappone, India, Argentina, Brasile, Canada, Israele. (rrc)

Inaugurati i nuovi locali del Laboratorio Chimico del Dipartimento Arpacal di Catanzaro

Sono stati inaugurati, a Catanzaro, i nuovi locali del laboratorio chimico del Dipartimento provinciale dell’Arpacal, alla presenza del Prefetto di Catanzaro, dr.ssa Maria Teresa Cucinotta, e del Presidente di ISPRA/SNPA, prefetto Stefano Laporta.

Presenti all’incontro – durante il quale sono state intitolate due sale multimediali alla memoria di due tecnici Arpacal scomparsi prematuramente, il dr. Francesco Maria Russo ed il dott. Domenico Curcio –  anche il presidente del Consiglio regionale della Calabria, on.le Filippo Mancuso, il sindaco di Catanzaro, dott. Sergio Abramo, ed il dirigente generale del Dipartimento Ambiente e Territorio della Regione Calabria, ing. Gianfranco Comito.

«I miei primi programmi appena insediato nel luglio del 2019 – ha dichiarato il direttore generale di Arpacal, dott. Domenico Pappaterra, nel presentare l’iniziativa  – furono totalmente stravolti dall’incendio che nella notte tra il 31 luglio e l’1 agosto distrussero gran parte della strumentazione tecnica di alta tecnologia che era presente nel laboratorio chimico di Catanzaro. Da allora non ci siamo fermati un solo attimo, nonostante il covid, per restituire le piene potenzialità di strumentazioni e locali al dipartimento di Catanzaro. Oggi non solo restituiamo nuovi locali, ma forniamo nuove attrezzature altamente evolute che permetteranno sempre maggiori attività d’analisi».

Presenti alla cerimonia di inaugurazione del laboratoio chimico il Direttore Scientifico, dr. Michelangelo Iannone, il Direttore Amministrativo, Avv. Antonio Calli, il direttore del Dipartimento provinciale di Catanzaro, dr.ssa Filomena Casaburi, il dirigente del laboratorio chimico, dr.ssa Domenica Ventrice, nonchè una nutrita rappresentanza di dirigenti e tecinici dell’Agenzia.

«È la prima volta che vengo in Calabria – ha introdotto Stefano Laporta, presidente di ISPRA e del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente – e non soltanto per partecipare ad una cerimonia così importante, ma per testimoniare il lavoro egregio che l’Arpa Calabria sta svolgendo sul suo territorio ma anche su tutti i tavoli nazionali dove sta fattivamente contribuendo ai diversi progetti e programmi che il Sistema sta sviluppando».

«Solo chi è dotato di grande passione, come noi – ha proseguito – può quotidianamente lavorare senza sosta, e noi l’abbiamo fatto anche durante il covid, per garantire il giusto presidio a difesa dell’ambiente, attraverso le attività di monitoraggio e controllo. Sono qui a Catanzaro anche per ufficializzare il finanziamento di due milioni di euro, attraverso programmi paralleli al PNRR, all’Arpa Calabria per il potenziamento della dorsale laboratoristica, in special modo per la sede dipartimentale di Cosenza, al servizio delle attività che l’agenzia svolge su tutto il territorio calabrese».

«Era necessaria la mia presenza – ha dichiarato il Prefetto di Catanzaro, Maria Teresa Cucinotta – per dimostrare la vicinanza della massima autorità rappresentativa dello Stato ad una Agenzia che, colpita duramente da un evento tragico come l’incendio del 2019, ha saputo rialzarsi e diventare più forte di prima. E questo è stato possibile non solo grazie al management guidato dal direttore Pappaterra, ma dalla sinergia di tutti gli enti che hanno creduto in questo progetto, a dimostrazione che, mai come oggi, nessuno si salva da solo».

«Il Consiglio e la Giunta regionale – ha dichiarato il presidente del Consiglio regionale, Filippo Mancuso, che ha portato anche i saluti del Presidente della Giunta, Roberto Occhiuto – mai come adesso ha creduto e sta investendo sull’Arpacal, riconoscendo grande importanza alle attività che svolge, ma anche al supporto tecnico scientifico che è chiamata a svolgere per l’intero Sistema Calabria, anche alla luce della centralità della matrice ambiente nel PNRR».

«Questa inaugurazione, al di là dell’evento positivo – ha dichiarato il sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo – è la dimostrazione che quando viene assegnata responsabilità di management a chi ha la competenza per farlo, e mi riferisco al direttore Mimmo Pappaterra, i risultati positivi si vedono, altrimenti il fallimento, e non solo ambientale, è un rischio altamente probabile a queste latitudini. Ma se è vero che Arpacal dimostra la sua bravura ed alta professionalità, è anche vero che merita il sostegno finanziario che anche le altre Arpa ricevono. Anche perché il futuro riserverà a questa Agenzia ancora un ruolo da maggiore protagonista nello scenario regionale di cui non possiamo fare a meno».

Tornando all’incendio che colpì il laboratorio, prontamente domato dal personale dei Vigili del Fuoco accorso, le fiamme furono circoscritte grazie al funzionamento del sistema di protezione attivo e passivo, come le porte tagliafuoco, la compartimentazione dei locali del laboratorio e dei sistemi di rilevamento.

Una volta conclusa l’opera di ristrutturazione e riqualificazione ingegneristica ed impiantistica dei locali, la fase 2 ha interessato l’acquisto di nuova strumentazione ed il revamping, ossia l’aggiornamento e potenziamento tecnologico, dei macchinari di laboratorio.

L’occasione è stata propizia anche per ulteriormente specializzare le linee laboratoristiche di Catanzaro, come quelle dedicate specificamente al progetto SARI dell’Istituto Superiore di Sanità che ha lo scopo di mettere in evidenza l’eventuale presenza di SarsCoV2, agente patogeno della covid-19, nelle acque che giungono ai depuratori. (rcz)