Così muore il territorio delle aree interne: negli ultimi 6 anni scomparsi 474 bar in Calabria

Così muore il territorio: dal 2029 al 2025 in Calabria sono scomparsi 474 bar, con una riduzione del 9,7%: le attività
sono passate da 4.906 a 4.432. Questi gli allarmanti dati forniti da Confesercenti Calabria: il calo colpisce soprattutto i comuni fuori dai capoluoghi, ovvero quelli delle aree interne.Un calo significativo, anche se inferiore a quello registrato a livello nazionale, dove nello stesso
periodo il numero dei bar è diminuito del 14,2%, passando da 169.839 a 145.766 imprese.
Il dato più rilevante emerge osservando la distribuzione territoriale della contrazione. Dei 474 bar
in meno registrati in Calabria, 408 riguardano comuni diversi dai cinque capoluoghi di provincia. In
pratica, circa l’86% della perdita interessa la rete diffusa dei centri piccoli e medi della regione.
Nei cinque capoluoghi calabresi il numero dei bar è passato complessivamente da 949 a 883, con
66 attività in meno e una riduzione di circa il 7%. Nel resto del territorio regionale, invece, si passa
da 3.957 a 3.549 attività, con una contrazione di 408 imprese, pari a oltre il 10%.
“È questo il dato che deve farci riflettere maggiormente”, dichiara Claudio Aloisio, presidente di
Confesercenti Calabria. “Il problema non riguarda soltanto i grandi centri urbani. Anzi, in Calabria
la perdita si concentra soprattutto fuori dai capoluoghi, dove la chiusura di un bar pesa spesso
molto di più sulla vita quotidiana di una comunità”.
“In tanti comuni il bar non è soltanto un’attività economica. È un luogo di incontro, un presidio
sociale, un punto di riferimento quotidiano. Quando una serranda si abbassa e non viene sostituita
da una nuova attività, si perde un servizio, si riducono le occasioni di socialità e il territorio diventa
un po’ più fragile”.
Le differenze tra le province sono marcate.
Cosenza registra la contrazione più consistente, passando da 2.086 a 1.809 bar: 277 aTvità in
meno, pari al 13,3%.
A Catanzaro le imprese diminuiscono da 866 a 786, con una perdita di 80 aTvità e una riduzione
del 9,2%.
Crotone passa da 436 a 389 bar, con 47 imprese in meno, pari al 10,8%.
A Vibo ValenVa il numero delle aTvità scende da 411 a 367, con una contrazione di 44 bar, pari al
10,7%.
Reggio Calabria presenta invece una dinamica nettamente diversa dal resto della regione: la
provincia passa da 1.107 a 1.081 bar, con una riduzione di appena 26 aTvità, pari al 2,3%.
“La Calabria non presenta quindi una situazione uniforme”, prosegue Aloisio. “Ci sono territori che
mostrano una capacità di tenuta molto maggiore e altri nei quali la contrazione della rete è
decisamente più evidente. Anche questo ci dice che le politiche non possono essere costruite con
strumenti indistinti: bisogna leggere le differenze territoriali e intervenire dove il processo di
desertificazione rischia di diventare più difficile da invertire”.
Il fenomeno calabrese si inserisce in una tendenza nazionale che, tra il 2019 e il 2025, ha visto
scomparire oltre 24 mila bar. Confesercenti stima una perdita di ricchezza per i territori superiore
a 7,2 miliardi di euro.
La desertificazione commerciale non riguarda soltanto i negozi, ma l’intera rete delle attività di
prossimità. Nei comuni minori, in particolare, la chiusura di un bar può avere un impatto che va
ben oltre il dato economico, perché riduce servizi, occasioni di incontro e presidio sociale.
L’iniziativa si inserisce nella campagna nazionale di Confesercenti a sostegno della proposta di
legge di iniziativa popolare, che riguarda anche i pubblici esercizi.
“Questo fenomeno non si misura soltanto nel numero delle imprese che chiudono”, conclude
Aloisio. “Si misura nella distanza crescente tra cittadini e servizi, nella perdita di vitalità dei centri
urbani e dei paesi, nella riduzione delle occasioni di lavoro e di relazione. Il fatto che la Calabria
abbia tenuto meglio della media nazionale non deve diventare un alibi. Al contrario, dobbiamo
intervenire adesso, quando esiste ancora una rete diffusa da difendere e rafforzare”. (rrc)

Confesercenti Calabria: Estesa operatività della Cassa del Microcredito

Confesercenti Calabria ha reso noto che è stata estesa l’operatività della Casa del Microcredito, a sostegno delle bollette e ai costi energetici.

L’obiettivo del seguente prodotto è quello di fornire un supporto e sostegno alle imprese, rientranti nel perimetro del microcredito, per
la copertura dei costi energetici (luce, gas e connessioni).

Volendo esemplificare,  gli elementi caratteristici dei finanziamenti per il sostegno alle bollette possono essere ripartiti nelle seguenti sei aree: Perimetro di intervento; Soggetti beneficiari; Finalità dei finanziamenti; Servizi ausiliari non finanziari; Garanzia del Fondo di Garanzia per le Pmi; Procedure e iter di presentazione delle richieste di finanziamento.

Il perimetro di intervento: L’importo massimo concedibile è di euro 20.000,00 con durata non superiore a mesi 48.

I soggetti beneficiari: restano validi i requisiti richiamati nella precedente circolare 6/2022 e comunque il presente prodotto, unitamente agli altri finanziamenti di microcredito ricevuti dall’impresa non potranno superare l’importo massimo di 40.000,00 o 50.000,00 nel caso di almeno sei mesi di regolare ammortamento dei finanziamenti già ricevuti. Per facilitare la lettura riportiamo i parametri di
ammissione alle forme di finanziamento microcredito.

Limiti soggettivi: Possono beneficiare delle operazioni di microcredito: lavoratori autonomi; impresa individuale; società in nome collettivo; società di persone; società a responsabilità limitata semplificate; società cooperative.

Limiti oggettivi: Rientrano esclusivamente le imprese che: sono state costituite o con partita iva da non oltre i cinque anni; lavoratori autonomi e/o imprese individuali con non più di 5 dipendenti; società di persone, società a responsabilità limitata semplificata e società cooperative con numero di dipendenti non superiori a 10.

Rispettino i vincoli previsti dal regio decreto 16 marzo 1942 n. 267 articolo 1 lettera a) e b), ovvero: aver avuto nei tre esercizi precedenti l’istanza di fallimento o dall’inizio attività se di durata inferiore, un attivo patrimoniale di ammontare complessivo non superiore ad euro 300.000,00;  aver realizzato nei tre esercizi precedenti l’istanza di fallimento o dall’inizio attività se di durata
inferiore, ricavi lordi di ammontare complessivo non superiore ad euro 200.000,00; avere un ammontare di debiti non superiori ad euro 100.000,00.

Finalità dei finanziamenti
Il finanziamento potrà essere concesso a copertura dei costi sostenuti dall’impresa nel periodo da marzo a settembre 2022, o comunque gli ultimi sei mesi di costi. I costi rientranti, nel perimetro di intervento sono: energia elettrica; gas; connessioni e spese telefoniche.
Come anticipato il prodotto è inquadrabile nell’ambito di uno sviluppo innovativo, quindi è indispensabile che le strutture e la Rete dei

Tutor si attivino per:  organizzare incontri con le imprese; promuovere eventi volti alla diffusione presso i propri iscritti delle nuove opportunità sul credito diretto Confesercenti;  attivare ogni altra iniziativa ritenuta utile al fine di diffondere l’attività di erogazione e aumentare il numero dei Soci Confesercenti. Confesercenti Calabria auspica che le iniziative intraprese possano creare ed incrementare il numero delle richieste di finanziamento rientranti nel cd microcredito, e, a breve con ulteriore comunicazione verrà ampliato i prodotti/servizi che potranno essere offerti alle imprese Socie e/o da associare. (rrc)

Unindustria Turismo e Confesercenti Calabria mettono a disposizione le proprie strutture per la vaccinazione

Il presidente Unindustria Turismo Calabria, Demetrio Metallo ed il presidente Confesercenti Calabria, Vincenzo Farina, mettono a disposizione le proprie strutture ricettive, a titolo gratuito come luoghi per la somministrazione del vaccino.

I due presidenti, inoltre, hanno inviato una nota congiunta al commissario ad acta Guido Longo, al presidente f.f. della Regione Calabria, Nino Spirlì ed al ministro alla Salute, Roberto Speranza denunciando il fatto che la Calabria occupi l’ultimo posto tra le regioni italiane nella campagna vaccinale in corso e mettono a disposizione gratuitamente le strutture ricettive degli imprenditori associati affinché si proceda celermente.

I rappresentanti delle due Associazioni evidenziano una condizione difficile da giustificare in una regione in forte crisi economica e con tali e gravi tensioni sul versante occupazionale al punto da rischiare di minare la stessa tenuta sociale.

«Non è pensabile che si possa arrivare al mese di aprile – hanno dichiarato Metallo e Farina – con un basso numero di persone ad aver ricevuto le dosi necessarie ad abbassare i rischi di contagio. Se dovesse continuare l’attuale ritmo di somministrazioni giornaliere, temiamo che questa ipotesi possa drammaticamente diventare certezza. Occorre mettere in atto un’organizzazione capillare ed efficiente, come sta avvenendo in altre regioni italiane, con l’impegno di tutto il comparto della sanità, delle organizzazioni di volontariato e, se del caso, l’aiuto dei medici militari già operativi nella regione».

Unindustria Calabria sezione Turismo e Confesercenti Calabria fanno appello al senso di responsabilità delle istituzioni interessate, in uno con l’impegno del Governo, perché sia assegnata assoluta priorità alla somministrazione dei vaccini come unica metodologia efficace per contenere e sconfiggere il coronavirus causa di questa non più sostenibile pandemia.

«È il primo passo per tentare di rilanciare l’economia – hanno concluso Metallo e Farina. La Calabria non può restare ulteriormente indietro». (rcz)