L’OPINIONE/ Francesco Cannizzaro: Reggio in declino grazie a un’Amministrazione fallimentare

di FRANCESCO CANNIZZARO – Tra un viaggio e l’altro tra Calabria e Parlamento, torno ad analizzare la Città dopo un po’ di tempo. E non mi pare che, nel lasso che ci separa dalle precedenti considerazioni, l’Amministrazione comunale e la Città metropolitana abbiano fatto nulla per migliorare Reggio e Provincia. Anzi, stessi problemi di sempre, aggravati per giunta, e nessun cambiamento positivo.

Qualcuno, faziosamente, ha provato a far passare i dehors nel novero dei miglioramenti. Questo ci dà l’idea di quanto siamo messi male a Reggio Calabria, considerato che non mi risulta abbiano portato nulla di buono, né alla Città né ai commercianti. Al contrario, leggo dalle statistiche di Confesercenti che il fatturato è in netto calo per tutti.

Sinceramente, ritengo siano stati una “promessa” fatta in campagna elettorale che il sindaco ha dovuto mantenere anche a costo di non crederci veramente. A dirla tutta, l’idea di base non è neanche cattiva, ma andava gestita in modo decisamente diverso. Dehors a parte, neanche questa estate ho incontrato turisti per le vie di Reggio; eppure, mi muovo molto sul territorio, chiedo, mi informo e vengo informato. Ma non c’è da meravigliarsi: con le vie piene di spazzatura, topi e blatte, strade groviera, il tapis roulant chiuso a marcire, senza alcuna attrazione al di là del Museo, del Castello e del Lungomare, cosa verrebbero a fare i turisti? 

Turismo a parte, il problema numero uno dei cittadini è diventata la spazzatura; inutile pensare a far star bene la gente di fuori se già è sofferente quella del posto. Per risolvere l’ormai cronico problema rifiuti servono idee, capacità e soprattutto volontà. Io credo manchi anzitutto la terza. Per esempio, non mi risulta che il Sindaco abbia attivato l’Ato (ambito territoriale ottimale): qui con carte alla mano possiamo dimostrare la totale responsabilità del Sindaco e della sua Amministrazione. Cosa ha fatto Giuseppe Falcomatà nei sei anni in cui ha amministrato la Città col compagno di Partito Mario Oliverio al vertice della Regione? Avrebbero potuto, altro esempio, riattivare le linee di scarico già esistenti nel nostro ambito territoriale. Ma non hanno fatto neanche questo. Hanno provato però a scaricare le responsabilità. Uno scarica barile che è una farsa per non ammettere le gravi colpe di Falcomatà e seguaci.

Si sono fatte solo chiacchiere, mentre le discariche a cielo aperto sono reali, così come il sudiciume sotto ogni palazzo e la Tari che arriva puntuale come un orologio svizzero. E, sinceramente, sono convinto che la tanto pubblicizzata discarica di Melicuccà non si farà mai. Anche perché il Sindaco metropolitano ormai ha anche gli amministratori locali contro, pure quelli della sua stessa fazione politica.

La storia non cambia, se affrontiamo altri temi. Dopo i rifiuti, per esempio, l’altro cruccio storico dei reggini è l’acqua. Oliverio e Falcomatà, nel 2018, recitavano testualmente: «impegno rispettato, dopo oltre 30 anni l’acqua dalla diga del Menta arriva nelle case dei reggini». Forse. è arrivata a casa loro, non nelle case dei reggini, dove arriva un filo d’acqua e ad orario. Poi politiche sociali a zero, disabili senza nessuna attenzione, assistenti sociali in perenne difficoltà. Vigili urbani tremendamente sotto organico, così come i lavoratori di Castore, che protestano per i ritardi nei pagamenti e per la scarsezza di strumenti e mezzi. Strade colabrodo, nonostante annunci e comunicati in pompa magna solo per aver asfaltato qualche stradina. Lavori pubblici totalmente fermi: palazzo di Giustizia, scavi di piazza Garibaldi, Parco Lineare Sud, impiantistica sportiva… devo continuare?

L’unico vero cantiere pubblico, di cui questa Amministrazione si è interessata, è la Gallico–Gambarie. Attenzione: non perché se ne siano realmente occupati, ma perché ultimamente hanno capito l’importanza e la grandezza dell’opera e, quindi, tentano in tutti i modi di accaparrarsi un po’ di merito mandando in visita qualche delegato per comparsa. La cosa mi fa sorridere, perché tutti sanno che l’origine e l’evoluzione del progetto sono di CentroDestra. E vi dico quale sarà la fine: la Ga-Ga verrà inaugurata entro il 2022 dal futuro Governatore Occhiuto, e mi auguro anche da un nuovo sindaco.

Se apriamo l’argomento aeroporto ci sarebbe da parlare per giorni. Mi limito semplicemente a dire che dopo quasi 7 di amministrazione solo adesso il primo cittadino si è risvegliato. Il CentroSinistra ha avuto in mano Città, Provincia e Regione fino a 1 anni fa. Ma ad oggi l’unica certezza per sviluppare il “Tito Minniti” sono i 25 milioni previsti dall’emendamento Cannizzaro, che presto verranno messi a frutto dagli organi competenti.

Non certo da me (non è il mio compito) né tanto meno da qualche finto assessore comunale nominato che vuole prendersi la scena. Al Comune hanno solo creato una task-force inutile, vuota, artatamente messa in piedi. A Roma non li conosce nessuno. Ad Enac non sanno neppure chi è il Sindaco di Reggio Calabria. Il nostro obiettivo principale è abbattere le cosiddette limitazioni che persistono da 40 anni e ristrutturare da cima a fondo il “Minniti”. Tra l’altro, nei prossimi giorni incontrerò una delegazione di imprenditori reggini per quanto concerne l’indotto dell’aeroporto. E sono certo verranno fuori interessanti proposte.

Capitolo porto: anche qui soltanto dopo 7 anni hanno iniziato a fare finta di occuparsene, in seguito all’annuncio dell’altro mio emendamento che porta in dote 15 milioni di euro. Come dissi quel giorno alla presentazione sulla banchina, Reggio avrà finalmente il suo Porto turistico, e non certo grazie al CentroSinistra. Un porto appetibile, vivo, logisticamente organizzato e soprattutto accogliente. Motivo quest’ultimo per cui anche qui bisogna coinvolgere imprenditori e commercianti.

Se lasciamo le infrastrutture e parliamo di cosa sta più a cuore ai reggini, dobbiamo sicuramente parlare di Hospice. Cosa che possiamo fare solo noi, perché gli altri è meglio che stiano in silenzio per non ledere la loro stessa dignità. Falcomatà & Company non hanno mai speso una parola, figuriamoci un euro. Anzi, mi risulta che il Comune di Reggio Calabria dovrebbe delle cifre alla Fondazione, ovviamente mai percepite.

Tra l’altro, il Comune di Reggio Calabria dovrebbe stare nel Consiglio d’amministrazione… e non c’è. Che vergogna! Qualche settimana fa, si è creata un po’ di confusione dovuta all’accreditamento dell’Hospice (il cui iter si concluderà nei prossimi giorni), e mi fa sorridere che qualche consiglierucolo abbia pensato di mettere zizzania pensando che i reggini ed i dipendenti della splendida struttura di Via delle Stelle non sapessero la verità. Ma le chiacchiere stanno a zero. L’Hospice è salvo! Salvato un anno fa da un’attività incessante e determinata, non dalla Regione di Oliverio o dall’Amministrazione comunale di Falcomatà. 

Da ultimo, ma non ultimo, il caso brogli elettorali. Io mi auguro che questa Amministrazione vada a casa il prima possibile. Intanto, per palese incapacità. E, poi, perché è giusto che venga ripristinata la legalità e la legittimità del voto, che è messa in dubbio. La democrazia non può arrendersi. Non per politica, ma per orgoglio cittadino, per necessità di verità, per migliorare la qualità di vita della propria città. Quanto accaduto alle scorse elezioni è inquietante e torbido. Resto, tuttavia, fiducioso nella magistratura e negli investigatori. E non è detto che le regionali saranno le uniche elezioni per cui ci prepareremo prossimamente. (fc)

[Francesco Cannizzaro è deputato di Forza Italia]

Il deputato reggino Francesco Cannizzaro nominato responsabile nazionale del Sud di Forza Italia

Prestigioso incarico per il deputato reggino Francesco Cannizzaro, che è stato nominato responsabile nazionale per il Sud di Forza Italia.

La nomina è stata fatta dal coordinatore nazionale Antonio Tajani, d’accordo con Silvio Berlusconi.

«Essere indicato – ha scritto su Facebook Cannizzaro – da Silvio Berlusconi, Responsabile Nazionale di Forza Italia per il Sud mi riempie di orgoglio».

«Un ringraziamento sincero – ha aggiunto – al presidente ed al Coordinatore Nazionale Antonio Tajani, per la fiducia accordatami, che ripagherò con la passione e la dedizione di sempre. Questo importante incarico lo dedico a Jole Santelli, grande politico, grande Donna, grande Amica, emblema dell’energia del Sud. In questo momento sono certo starà sorridendo orgogliosa».

Soddisfazione è stata espressa dal consigliere regionale di Forza ItaliaAntonio De Caprio, convinto che l’esponente di FI , in questo ruolo, potrà esprimere e donare alla collettività il suo sapere forte delle competenze acquisite negli anni.«Ritengo – ha detto De Caprio – che Ciccio Cannizzaro, onorerà il prestigioso incarico con abnegazione e dedizione al lavoro. Il tutto per il Sud e la Calabria in particolare. Terra amata e ansiosa di risollevarsi dalle macerie di una crisi che sta attanagliando la popolazione». (rrc) 

Francesco Cannizzaro: dal Ministro per il Sud 600 milioni destinati alle Zes

All’interrogazione a risposta immediata del parlamentare azzurro Francesco Cannizzaro, la ministra per il Sud Mara Carfagna ha comunicato lo stanziamento di 600 milioni di euro destinati all’infrastrutturazione delle ZES.

«È una notizia importantissima! – ha detto il deputato reggino – Accogliamo favorevolmente e con grande entusiasmo l’annuncio del ministro per il Sud e la Coesione territoriale. Il suo pragmatismo non può che incoraggiarci. Lo chiedevamo da tempo e siamo lieti che questo sia stato tra i primi provvedimenti presi dal Ministro, con il quale abbiamo avviato da tempo un laborioso confronto e una interlocuzione decisiva. Cannizzaro era intervenuto alla Camera nel corso del question time e ha rivolto un’interrogazione a risposta immediata al Ministro per il Sud e la Coesione territoriale rispetto all’istituzione Zone Economiche Speciali, il cui sviluppo è clamorosamente in ritardo di 4 anni.

«Semplificare le procedure e rafforzare i benefici fiscali – ha sottolineato Cannizzaro – è il punto fondamentale dal quale partire per rendere operativi queste importanti strumenti di rilancio dell’economia del Mezzogiorno. Inoltre, il rafforzamento dei ruoli dei commissari,  con l’attribuzione magari di maggiori poteri, sarebbe altrettanto significativo per intervenire sulle lentezze burocratiche riscontrate finora.

«Aver posto al centro dell’attenzione il ruolo delle Regioni per coordinare la progettualità strategica delle Zes, così come sostenuto dalla ministra Carfagna, è di buon auspicio – ha detto ancora il deputato reggino di Forza Italia, che ha poi così concluso: «Forza Italia sarà al fianco del ministro per il Sud e la coesione territoriale anche rispetto all’avvio e la realizzazione delle nuove procedure, consapevole del fatto che le Zone Economiche Speciali rappresentano i punti cardini della ripartenza del Mezzogiorno». (rp)

 

Mangialavori coordinatore regionale di FI, vice Cannizzaro (che rifiuta)

Giuseppe Mangialavori è il nuovo coordinatore regionale di Forza Italia.  Vice coordinatore, invece, è stato nominato il deputato Francesco Cannizzaro, che però ha fatto sapere di non accettare la nomina. «Apprendo – ha detto il deputato reggino – della mia nomina a Vice Coordinatore Regionale di Forza Italia Calabria. Ringrazio il Presidente Berlusconi e la Dirigenza Nazionale per l’attenzione riservata nei miei confronti.  Tuttavia ritengo opportuno non accettare l’incarico. Comunicherò le motivazioni direttamente al Presidente.  Continuerò a svolgere con lo stesso impegno e dedizione di sempre il ruolo di Coordinatore provinciale di Reggio Calabria, “Provincia più azzurra d’Italia”, rimanendo sempre a disposizione del mio Partito e di Silvio Berlusconi. Colgo l’occasione – conclude Cannizzaro – per fare le congratulazioni e augurare buon lavoro al nuovo Coordinatore regionale Giuseppe Mangialavori».

«Per me – ha scritto il sen. Mangialavori su Facebook – è un onore rappresentare questo partito e non posso che ringraziare il presidente Silvio Berlusconi per la fiducia che ha voluto riporre in me.La mia gratitudine va anche al nostro coordinatore nazionale, Antonio Tajani, e a tutti i dirigenti e i colleghi parlamentari di Forza Italia: è una squadra straordinaria che contribuirà in modo decisivo a far crescere il nostro partito, giorno dopo giorno».

«Sento, inoltre – ha aggiunto – di rivolgere un pensiero particolare al gruppo dirigente regionale di Forza Italia, ai deputati e ai senatori, ai consiglieri regionali, ai sindaci, ai tanti amministratori locali: ci aspetta un lungo cammino comune, e sono sicuro che ognuno di noi saprà dare il proprio contributo per la crescita del nostro partito e della nostra regione. È un obiettivo imprescindibile che può essere raggiunto solo con il gioco di squadra, nel quale ho sempre creduto e credo. La figura dell’uomo solo al comando non mi è mai piaciuta».

«È un obiettivo imprescindibile – ha detto ancora – che può essere raggiunto solo con il gioco di squadra, nel quale ho sempre creduto e credo. La figura dell’uomo solo al comando non mi è mai piaciuta.
A tutti dico: lavoriamo insieme per il bene di Fi e della Calabria. Dal canto mio, ci sarà la massima disponibilità al confronto e alla collaborazione costante. Spero con tutte le mie forze di essere all’altezza del compito che mi è stato affidato e in grado di affrontare le tante sfide che Fi Calabria ha davanti a sé».
«Una di queste, la più importante – ha sottolineato – è la lotta alla pandemia, che deve vedere la collaborazione tra tutte le istituzioni e i partiti, nella consapevolezza che l’emergenza sanitaria ed economica potrà essere superata solo attraverso un inedito spirito di unità regionale. Per quanto mi riguarda, lavorerò pancia a terra per costruire il dialogo, sempre; per far prevalere prioritariamente le ragioni della Calabria e non dei campanili; per favorire lo sviluppo della terra che amo, con l’aiuto di tutti; per contribuire a costruire una regione nuova, all’altezza della sua storia millenaria, coraggiosa rispetto al suo presente, ardimentosa nell’immaginare un futuro davvero luminoso. Non c’è niente di facile e so che le buone intenzioni, la passione politica e la dedizione alla causa potrebbero non bastare».
«Io ce la metterò tutta, sempre e comunque – ha detto ancora –. Mi trovo a considerare con commozione che, grazie a questa nomina, raccolgo – forse immeritatamente – una grande eredità, quella di Jole Santelli».
«Spero solo – ha detto ancora – di poter ripetere almeno una piccola parte dei suoi successi politici. Jole ha guidato questo partito per circa 10 anni, ottenendo vittorie su vittorie, ma anche attraversando periodi complicati, periodi in cui tante, troppe persone profetizzavano una fine imminente di Fi, nel Paese e in Calabria. Jole non ha mai mollato, non ha mai creduto alla fine del suo, del nostro sogno politico e lo ha difeso, fino a farlo trionfare alle ultime elezioni regionali, quelle che hanno visto diventare lei prima presidente donna della Regione e Forza Italia primo partito del centrodestra».
«È una eredità pesantissima – ha concluso – la porterò con me con grande umiltà e rispetto, cercando sempre di fare del mio meglio.
Non posso che concludere dicendo: grazie presidente Berlusconi, grazie Jole. Mi metto, ancora una volta, al servizio del mio partito e dei calabresi».

«Giuseppe Mangialavori è l’uomo giusto al posto giusto» ha detto il sindaco Sergio Abramo, aggiungendo che «Silvio Berlusconi non poteva scegliere nessuno meglio del senatore vibonese per guidare il partito in Calabria: la sua nomina si inserisce perfettamente nel solco di una grande dirigenza qual è stata la compianta Jole Santelli”, ha aggiunto Abramo sottolineando come “il dinamismo, la passione e le capacità politiche di Mangialavori rappresentino una sicurezza nel percorso di credibilità, politica e istituzionale, di Forza Italia in Calabria».

Il sindaco e presidente della Provincia di Catanzaro ha sottolineato «il valore assoluto delle nomine fatte dal presidente Berlusconi nell’ottica di un rilancio dell’azione politica e amministrativa di Forza Italia, che avanza a grandi passi verso le prossime Regionali con la consapevolezza di poter puntare su una squadra all’altezza delle aspettative e con le competenze giuste per continuare a essere forza di governo».

La sindaca di Vibo Valentia, Maria Limardo, ha dichiarato che «la nomina del sen. Giuseppe Mangialavori a Coordinatore Regionale di Forza Italia, rappresenta il giusto riconoscimento alla sua lunga militanza durante la quale ha dato prova di rigore e coerenza in uno alle naturali capacità aggregative e politiche messe giornalmente in campo sul territorio, per come confermato dalle tappe più significative della sua carriera politica: Consigliere comunale nel 2010, Consigliere Regionale 2014 e Senatore della Repubblica dal 2018».

«L’importante riconoscimento ci inorgoglisce – ha aggiunto – sia come vibonesi che come appartenenti al movimento politico di Forza Italia e contestualmente ci sprona ad agire con maggiore determinazione per portare avanti comuni ideali ed obiettivi politici».

«Il Coordinatore Regionale – ha proseguito la sindaca Limardo – è il motore del partito sul territorio, rappresenta il Movimento nelle sedi istituzionali e politiche nell’ambito della Regione, controlla ed indirizza l’attività politica dei Coordinatori Provinciali e assicura la continuità della linea politica degli Organi Nazionali del Movimento su tutto il territorio regionale. Per questo siamo convinti che con questa nomina la città di Vibo Valentia e l’intera provincia vivranno una nuova stagione politica, assumendo un ruolo determinante nel panorama regionale e nazionale laddove orza Italia è saldamente ancorata a posizione di Governo».

«Siamo certi – ha concluso – che il sen. Giuseppe Mangialavori, a cui rivolgo l’augurio sincero di buon lavoro a nome mio e di tutta la Giunta Municipale, saprà portare avanti con l’autorevolezza che lo contraddistingue,  le istanze che provengono dal territorio sui tavoli regionali e nazionali del partito. In questo momento di gioia, che peraltro coincide con la Giornata Internazionale delle Donne, rivolgiamo un pensiero affettuoso alla compianta Jole Santelli – presidente della Regione Calabria e già  Coordinatore Regionale di Forza Italia».

Grande soddisfazione è stata espressa dal capogruppo di FI in Consiglio comunale di Catanzaro, Roberta Gallo, e il collega Andrea Amendola di OC, unitamente agli altri consiglieri del gruppo, nell’esprimere le proprie congratulazioni a Mangialavori e al neo vicecoordinatore regionale di FI Francesco Cannizzaro.
«La nomina di Giuseppe Mangialavori a nuovo coordinatore regionale di Forza Italia – hanno detto – è la scelta più giusta per imprimere un rinnovato entusiasmo, nel solco della continuità dopo la drammatica scomparsa di Jole Santelli, ad un partito che si conferma quale perno fondamentale del centrodestra e alla guida del Governo in questo momento storico così difficile. Vogliamo, perciò, fare gli auguri di buon lavoro al neo coordinatore nella certezza che, con le sue doti di politico e amministratore capace e lungimirante, saprà guidare nel migliore dei modi Forza Italia sul territorio verso le prossime importanti sfide elettorali».
«La nomina da parte del presidente Berlusconi – hanno proseguito – arriva a coronamento di un percorso che ha visto Mangialavori guadagnarsi credibilità e reputazione all’interno del partito non solo su scala regionale, ma anche nei rapporti con i vertici nazionali. Catanzaro, con i consiglieri di FI eletti in Consiglio comunale, sarà al suo fianco e a sostegno di una partita politica e istituzionale che, su più fronti, sarà decisiva per risollevare le sorti del nostro territorio».
Anche il sindaco di Tropea, Giovanni Macrì, ha espresso soddisfazione per l’incarico di Mangialavori: «il compito affidatogli è estremamente complesso in questo nostro tempo reso  incerto dagli eventi che viviamo come Calabresi, come Italiani e come Donne e  Uomini profondamente turbati dalle difficoltà attuali».

«Giuseppe – ha aggiunto – è l’uomo giusto per una Calabria che ha attraversato e attraversa  momenti sconvolgenti, primo tra tutti la perdita, drammatica e improvvisa, della  propria Governatrice. Nessuno meglio di lui può raccogliere il testimone di guida  regionale di Forza Italia, per l’entusiasmo e la passione con cui, come Jole Santelli,  porta avanti gli ideali e il progetto che FI incarna. Il senatore Mangialavori saprà coagulare le energie e le risorse del partito e  della nostra terra in vista dell’obiettivo comune e superiore che é il bene della  Calabria. Come sindaco di Tropea mi pongo al suo fianco nell’impegno di far crescere  la nostra comunità con le risorse fondamentali dello spirito di servizio e  dell’impegno assoluto, perché insieme si conquistino diritti dovuti e traguardi  luminosi». (rrm)

E MARIO DRAGHI ESCLAMÒ A CANNIZZARO
«VIVA LA CALABRIA»: CHE SIA UN OBIETTIVO

di SANTO STRATI – Secondo quanto ha riferito l’on. Francesco Cannizzaro che lo ha salutato alla Camera a margine della votazione di fiducia, il nuovo presidente del Consiglio Mario Draghi ha chiuso il dialogo informale col deputato reggino esclamando “Viva la Calabria!”. Detto nemmeno tanto a bassa voce prima di andare via tra gli applausi – ha detto Cannizzaro.

La cosa rende felici i calabresi che osservano con trepidazione le nuove prime mosse del Governo: c’è un corposo carnet di richieste avanzate dai sindacati confederali Cgil-Cisl-Uil, ci sono le preoccupazioni per il Recovery fund, visto che il “Piano di ripresa e resilienza”  elaborato dal governo Conte 2, lo scorso dicembre, ha inopinatamente dimenticato la nostra regione. Completamente: nella bozza, che – è stato promesso – sarà riveduta e ampiamente corretta, l’unica volta che appare la parola Calabria è accanto a Reggio, nel progetto di “ammodernamento” della rete ferroviaria Salerno-Reggio Calabria. Non sappiamo se risulta chiara la parola “ammodernamento”, quando, invece, si attende una nuova rete ferroviaria ad Alta Velocità/Alta Capacità, in grado di consentire un collegamento rapido da Salerno a Reggio. Ovvero permettere ai treni superveloci, che sull’attuale materiale rotabile non possono raggiungere alte velocità, di sfruttare la potenza di cui dispongono.

E poi c’è la storia infinita del Ponte sullo Stretto su cui i troppi no hanno di fatto fatto incavolare calabresi e siciliani. L’ultimo studio di un gruppo di docenti universitari ha consegnato ai governatori di Sicilia e Calabria un dossier da presentare appunto a Draghi perché non si perda l’opportunità offerta dal Recovery fund. Oltretutto, il gruppo WeBuild (ex Impregilo) che fa capo a Pietro Salini e, di fatto, assegnatario dell’esecuzione del progetto dell’attraversamento stabile dello Stretto ha fatto sapere di essere pronto a investire risorse proprie (4 miliardi di euro) per costruire il Ponte, lasciando allo Stato solo le opere accessorie (circa 2 miliardi). A conti fatti costa quasi di più non farlo il Ponte, viste le altissime penali previste in caso di mancata realizzazione.

Draghi ha una visione strategica che va oltre l’Italia, ma comprende l’Europa e il resto del mondo: il nemico numero uno da battere nel più breve tempo possibile si chiama Covid. Una guerra, praticamente, mondiale che si può vincere solo con un’unità di intenti e la comune condivisione di risorse vaccinali e ricerca scientifica. 

Risulta persino odioso pensare che le multinazionali del farmaco difendano i brevetti del vaccino anziché concederli gratuitamente a tutto al mondo. E se non gratuitamente, almeno a un prezzo forfettario che liberi la “proprietà” scientifica e permetta la produzione del vaccino in ogni parte del mondo. Non ci sarebbero problemi di disponibilità se ogni Paese potesse fabbricarsi in proprio il vaccino.

Ma torniamo alla Calabria: il simpatico saluto del presidente Draghi non dev’essere considerato un auspicio, ma ci piacerebbe che fosse un obiettivo, un impegno che l’ex mr BCE prende con i calabresi. I quali – per inciso – molto probabilmente non avranno alcun rappresentante tra gli oltre 40 sottosegretari e viceministri che saranno nominati in settimana proprio da Draghi. Non è questione di campanile, ma farebbe comodo qualcuno dentro l’Esecutivo che parli in nome e per conto della Calabria.         (s)

AEROPORTO DELLO STRETTO, ADDIO LIMITI
PER PREPARARE IL RILANCIO DELLO SCALO

Forse è la volta buona che si prepara sul serio il rilancio dell’Aeroporto dello Stretto. Le limitazioni operative dello scalo hanno fino ad oggi penalizzato Reggio e il suo traffico: per poter atterrare i piloti devono avere una speciale abilitazione con formazione aggiuntiva che non tutte le compagnie aeree richiedono. Piuttosto che investire nella formazione specifica per particoli condizioni di atterraggio “difficile”, RyanAir, per esempio ha preferito ignorare nelle proprie rotte lo scalo reggino. Qualcosa sta, però, cambiando grazie all’encomiabile attivismo dell’on. Francesco Cannizzaro, il deputato reggino famoso per gli emendamenti dell’ultimo minuto a favore di Reggio: ha “strappato” 27,5 milioni per l’Aeroporto nella finanziaria 2019, e 15 milioni, in quella attuale, per la portualità di Reggio. Cannizzaro ha chiesto una riunione operativa all’Enac (l’Ente Nazionale di Aviazione Civile) per discutere delle “limitazioni operative” dell’Aeroporto dello Stretto.

Un incontro di due ore al quale hanno preso parte il Direttore generale dell’Ente Alessio Quaranta ed il Direttore centrale vigilanza tecnica Claudio Eminente. Con il parlamentare reggino c’erano il Presidente della Sacal, la società di gestione degli aeroporti calabresi, Giulio De Metrio ed il Direttore generale della stessa società Piervittorio Farabbi, l’assessore ai Trasporti della Regione Calabria Domenica Catalfamo ed il Dirigente del settore Giuseppe Pavone.

Francesco Cannizzaro e Giulio De Metrio
Francesco Cannizzaro e Giulio De Metrio all’Enac

Nell’incontro con Enac sono stati affrontati vari temi relativi al rilancio dell’Aeroporto di Reggio Calabria, due in particolare quelli più rilevanti: l’accelerazione degli investimenti relativi ai 27,5 milioni di euro disponibili grazie all’Emendamento Cannizzaro che ha portato alla firma della Convenzione Mit-Enac-Sacal nel luglio scorso, per i quali oggi sono stati definiti gli impegni di tutte le parti per addivenire il più rapidamente possibile all’avvio dei lavori; la rimodulazione delle limitazioni all’atterraggio, che rappresentano una barriera all’ingresso da parte di molti vettori aerei. E si è registrata grande disponibilità da parte dell’Ente di Aviazione a superare un ostacolo allo sviluppo dello scalo reggino: abbattere l’atavico intoppo delle limitazioni renderebbe immediatamente appetibile l’Aeroporto, attraendo nuovi vettori.

Dal canto suo, il presidente della Sacal De Metrio ha predisposto la documentazione che fornisce nuovi elementi di giudizio per supportare l’Enac nell’eliminazione le delle limitazioni esistenti, rendendo fruibile lo scalo a tutte le compagnie aeree e con costi operativi ridotti rispetto ad oggi. Enac, condividendo l’opportunità di rilancio dell’Aeroporto e recependo le richieste in tal senso dell’on. Cannizzaro e dell’Assessore regionale Catalfamo, effettuerà in tempi stretti un’attenta e scrupolosa verifica della documentazione, con l’obiettivo di giungere al più presto all’eliminazione delle restrizioni.

Da segnalare l’impegno del presidente De Metrio, che si sta spendendo oltremodo nel dare nuovi impulsi dando le giuste attenzioni all’infrastruttura reggina in chiave di rilancio dell’intero territorio calabrese e di tutto il suo sistema aeroportuale. Fondamentale anche il supporto tecnico dell’assessore Catalfamo costantemente impegnata a dare il suo apporto per la definitiva soluzione del problema. Tutte le componenti tecniche oggi hanno cooperato sedute allo stesso tavolo per addivenire ad una soluzione efficace, manifestando ampia apertura verso un rapido superamento dell’annosa problematica.

Calabria.Live ha chiesto all’ing. Michele Buonsanti, professore di Modleli per la Sicurezza dei Trasporti al Dipartimento di Ingegneria dell’Università Mediterranea di Reggio e grande conoscitore dei problemi dello scalo reggino, come valuta l’iniziativa dell’on. Cannizzaro presso l’Enac.

«Apprendo con moderata soddisfazione – afferma l’ing. Buonsanti – la notizia del qualificato, quanto importante  incontro avvenuto in sede Enac tra la delegazione calabra, diretta dall’on.le Cannizzaro ed i vertici dell’Autorità preposta al controllo dell’aviazione civile e commerciale italiana. Mi compiaccio, poiché finalmente qualcuno ha messo sul giusto  tavolo  il vero ed unico problema dello scalo reggino, ovvero la sicurezza operativa di atterraggi e decolli. Problema atavico che  periodicamente si ripete specie quando l’evoluzione dei velivoli commerciali compie un salto di scala in termini di performance operativa e non solo per capacità di trasporto.

Era successo al salto F27 con DC9-30 quando operava l’ATI, si ripeté quando avvenne il cambio DC9-30 / MD80 con Alitalia concludendosi al passaggio finale con la classe Airbus 320.

La problematica riscontrata è sempre la stessa ovvero la fase  finale di avvicinamento che per particolarità orografiche non consente un perfetto allineamento alla pista in tempi quote e velocità normalmente utilizzate in altri aeroporti.

Questo ha impedito la classificazione come strumentale del nostro aeroporto (ed invece sarebbe bastato poco anche in passato intervenire con opportune radioassistenze, sulla pista 15 lato testata 33,  per  ovviare questo annoso problema che comporta la non operatività dello scalo quando le condizioni di visibilità scendono sotto le minime del volo a vista e quindi, paradossalmente un velivolo da turismo vola (VFR Speciale) e la linea resta a terra.

Ad ogni modo quello che ho potuto apprezzare è che finalmente  si parla di intervenire sulle restrizioni operative che toccano la pista 15/33. Queste non sono poche, ben 2 pagine di AIP (Aeronautical  information publication). Tra l’altro non è solo un problema di giusta quanto opportuna qualificazione e mantenimento delle current specifiche per l’avvicinamento RWY 33,  bensì limitazioni sono presenti per vento al traverso, pista bagnata ed altro, che rendono oggettivamente complesso un uso normale della infrastruttura.

Atteso che  si parla di interventi idonei alla eliminazione (personalmente  mi sembra  una parola troppo prematura, visto lo stato dell’arte) delle restrizioni, anche una loro adeguata riduzione potrebbe consentire attività operative più spedite aprendo la fruibilità a più operatori, con meno limitazioni.

Non sono pochi gli interventi mirati per garantire  una maggiore sicurezza del volo  ma ribadisco, dovranno essere mirati a risolvere un problema vero e concreto, non intervenire, avendo le somme a disposizione, per spendere  comunque.

Ho avuto modo di leggere il piano di intervento e non posso che apprezzare il primo della lista appaltato (così leggo dalla stampa). Gli aiuto visivi, cui l’intervento è proposto sono una componente fondamentale nelle procedure di avvicinamento ma anche nelle fasi di taxi durante  le operazioni notturne. Ma in ogni modo il punto debole e critico di tutto il sistema  è la fase finale dell’avvicinamento per la pista 33 ove il raggio di virata (migliorabile) comporta per i velivoli di linea l’allineamento finale a quote variabili tra 200 e 300 ft., poco, molto poco specie nella distanza tra allineamento e touchdown. Se poi si pensa che il velivolo pesa intorno a 70 tonn. e viaggia a  circa 5 km al minuto si comprende la grande energia in gioco, per portare in stato di fermo pista il velivolo. (e qui si spiegano quelle non dolci frenate cui spesso è necessario ricorrere)

Ecco quindi la necessità di un intervento profondo e radicale per gli avvicinamenti per RWY33, evitando di pensare che l’evoluzione tecnologica, specie degli apparati GPS, possa essere la completa  risoluzione del problema. Certamente eccellenti ausili ma a volte, impossibilitati a risolvere alla radice il problema, che da noi è il tratto in curva, necessariamente manuale, tale da non consentire nessun automatismo. Logica la richiesta di garanzie per gli equipaggi che volano questa procedura.

Personalmente, in funzione delle mie conoscenze  non penso che l’introduzione di nuove tecnologie possa eliminare totalmente una restrizione dettata dalla morfologia dei luoghi. Ovvero, l’autorità manterrebbe la richiesta di qualifica sull’aeroporto per i comandanti di velivoli commerciali, ma certamente  potranno allentarsi altri vincoli e questo è un bene che se realizzato andrà riconosciuta la brillante iniziativa del parlamentare reggino.

Nondimeno, ritengo sempre in funzione della mia esperienza che potrebbero essere percorse altre strade atte a verificare la possibilità di una modifica, sempre con procedura RNAV, del sentiero di avvicinamento al fine di aumentare il più possibile il raggio di virata ovvero, avere distanze finali, dopo il livellamento,  molto più consistenti e tali da consentire manovre di modifica delle traiettorie finali.

Importante in ogni caso mirare gli interventi il più possibile alla Sicurezza del Volo: serve più una procedura di sicurezza, una radioassistenza, un aiuto visivo, rispetto a maquillage che certamente hanno la loro dignità ma sulla scala delle funzionalità, mi permetto esprimere dubbi». (rrm)

 

Michele Buonsanti*

 

*Michele Buonsanti è professore al dipartimento di Ingegneria di Reggio Calabria, di Modelli per la Sicurezza dei Trasporti. Parimenti è docento presso lo Stato Maggiore Aeronautica Istituto per la Sicurezza Volo, per i corsi di S.V. agli ufficiali della F.A. . E’ qualificata Ufficiale Sicurezza Volo ed Investigatore oltre ad essere  Istruttore CRM.

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REGIONALI, CERCANSI AVVERSARI POLITICI
ASTENERSI PERDITEMPO E INQUALIFICATI

di SANTO STRATI – La conferenza stampa indetta per oggi pomeriggio da Carlo Tansi e Luigi De Magistris a Cosenza, dove con buona probabilità saranno definiti i ruoli (De Magistris presidente, Tansi vice e assessore all’Ambiente?), mette in evidenza in modo preciso il vuoto di candidature che si registra per le prossime elezioni regionali. Oddio, non è che manchino i nomi che circolano in lungo e largo, da destra a sinistra, ma di fatto, a circa 60 giorni dalla data dell’11 aprile, ci sono solo due candidati che ufficialmente si sono fatti avanti, l’ex capo della Protezione civile calabrese e l’attuale sindaco di Napoli. Che, poi, realtà, la candidatura a governatore sarà una sola, sempre che Carlo Tansi accetti di fare il gregario e non il leader.

Le consultazioni previste con l’ordinanza del presidente ff Nino Spirlì per l’11 aprile, per la verità, saranno quasi certamente spostate, causa covid, al 9 giugno, giorno già individuato dal Governo come election-day (si rinnovano i Consigli comunali di Roma, Milano, Napoli e di altri centri piccoli e medi), quindi c’è, in buona sostanza, ancora tempo per definire alleanze e coalizioni. Anzi, c’è il tempo di aggiustare strategie e scenari, con la soluzione della crisi di governo.

Sul rinvio delle elezioni, ignorando che l’emergenza proclamata dal Governo vale fino al 30 aprile e quindi non permetterebbe il voto la domenica successiva a Pasqua, il presidente ff si è arrabbiato con un giornalista di LacNews24 (Riccardo Tripepi) il quale aveva scritto che Spirlì «preme per ottenere un nuovo rinvio» delle elezioni regionali. La reazione di Spirlì è stata pressoché immediata con una nota fatta diffondere dall’Ufficio stampa regionale: «Si tratta – si legge nel documento –, invero, di una ricostruzione priva di qualsiasi fondamento, frutto di una interpretazione personale a dir poco fantasiosa. Le elezioni sono state da me indette per il prossimo 11 aprile e, per quanto mi riguarda, non esistono alternative o ipotesi di rinvio, anche in considerazione del fatto che il presidente di Regione, in questa fase, non ha il potere per spostare ulteriormente in avanti la data delle consultazioni; né si capisce rispetto a quale istituzione avrei la facoltà di fare pressioni per posticipare il voto. Il giornalista svolge un mestiere importante quanto difficile: chi si pone l’obiettivo di informare l’opinione pubblica dovrebbe perciò agire con grande scrupolo e permettere ai lettori di capire la differenza tra fatti e opinioni personali senza riscontri». Una reazione spropositata e, probabilmente, evitabile quanto inutile.

Ma il problema non è quando si vota, bensì chi sono i candidati a governatore. È evidente che la soluzione della crisi di governo con un nuovo esecutivo “istituzionale” con l’appoggio (diretto, esterno, etc) di tutti, (ad esclusione, per ora, della sola Giorgia Meloni che ne fa una questione di forma e non di sostanza nella persona di Draghi) avrà seri riflessi sugli scenari futuri della competizione elettorale calabrese. Soprattutto nell’ottica di una alleanza grillini-dem sulla falsariga del governo appena concluso.

Come prevedibile, si fanno nomi, ma non si presentano programmi, il che è significativo del totale disorientamento che si va a provocare negli elettori: l’esperienza del 26 gennaio dello scorso anno non ha insegnato nulla: viaggiare disuniti provoca danni e sicuri insuccessi e puntare su outsider (vedi il caso Callipo) può portare a disastri pre e post-elezioni (Callipo, ricordiamolo, abbandonò il Consiglio regionale dopo le prime sedute). Il discorso vale sia a destra sia a sinistra.

A destra c’è un gran fermento e il deputato azzurro Francesco Cannizzaro, reduce del nuovo colpaccio da 15 milioni con l’emendamento dell’ultimo minuto sulla legge finanziaria a favore del Porto di Reggio, è rilassato, quanto dubbioso, pur contando nella provincia reggina su una solida base di consensi. Non escludendo, alla fine, una sua diretta scesa in campo, deve individuare una soluzione, d’intesa col coordinatore regionale – che di fatto non c’è – che riesca a costituire una coalizione coesa e fortemente convinta di poter vincere (come appare sulla carta). I candidati ideali sono l’attuale assessore regionale all’Agricoltura e al Welfare Gianluca Gallo, il deputato Roberto Occhiuto (attuale vice coordinatore vicario di Forza Italia alla Camera, la sindaca di Vibo Valentia Maria Limardo. Tre belle figure “istituzionali” che però al di fuori della propria provincia nessuno conosce. Per accordi pregressi, il governatore della Calabria spetta a Forza Italia, ma la politica nazionale potrebbe riservare sorprese… E rispunta il nome di Wanda Ferro, ma l’ipotesi di riproporre la candidata sconfitta da Oliverio nel 2014, deputata di Fratelli d’Italia, non trova grandi entusiasmi nel centro-destra e la posizione intransigente della Meloni contro il governo Draghi non sarebbe certo d’aiuto.

Di contro, quelli messi peggio sono i dem. I quali un candidato valido e prevedibilmente di buona affermazione ce l’avrebbero (Nicola Irto, ex presidente del Consiglio regionale e attuale uno dei vicepresidenti) ma, a quanto sembra, non trova l’adeguata accoglienza al Nazareno. Non dimentichiamo che il Partito democratico è commissariato da un paio di anni e continua a mostrare inconciliabili posizioni divisive: basti vedere cosa è successo alle elezioni comunali di Crotone dove non era presente neanche il simbolo. La verità è che non c’è un partito, ma tante anime divise che, perché da quanto sembra i compagni amano farsi male da soli. C’è, inoltre, da considerare la posizione dell’ex Mario Oliverio (che non si candida ma non sarà semplice spettatore) e la tentazione di Antonio Viscomi (già vicepresidente con Oliverio e attualmente deputato) che non esclude una sua scesa in campo. Il problema è che se i cinquestelle vanno a supporto del civismo proposto dai “ragazzi irresistibili” (Tansi&De Magistris), il Pd con chi fa accordi? Da soli i dem non vanno da nessuna parte e, c’è la seria possibilità che, nell’incapacità di esprimere una personalità di rilievo, ripieghino (almeno una buona parte) a sostenere la lista civica arancione di Tansi-De Magistris. Un suicidio politico, siamo d’accordo, ma resterebbe l’unica chance per fermare il bis del centrodestra a Germaneto. (s)

 

Era giusto un anno fa: il 26 gennaio i calabresi sceglievano la Santelli.

di SANTO STRATI – È passato giusto un anno, non ce ne siamo forse nemmeno accorti. La pandemia ha stravolto le nostre abitudini, ha rivoluzionato la personale misura del tempo che ognuno gestisce in maniera diversa e ineguale, ha tranciato socialità e semplici gesti che oggi non sembrano più banali come apparivano. Il 26 gennaio 2020 i calabresi andavano alle urne per rinnovare il Consiglio regionale e sceglievano Jole Santelli. Prima donna presidente di Regione, in tutto il Mezzogiorno, con una insospettata carica di vitalità e voglia di innovazione che avrebbero stupito anche i più scettici e disorientato qualche avversario politico. La compianta Jole pensava di avere più tempo da dedicare alla sua Calabria, invece ha lasciato un grande vuoto, proprio quando stava conquistando gran parte dei suoi conterranei. Un vuoto, ahimè, malamente coperto in attesa di un voto che s’allontana ogni giorno di più.

Sembra una pellicola d’altri tempi: i confronti verbali, animosi e veementi, tra quattro competitor di cui due, in ogni caso, già fuori gioco prim’ancora dell’apertura delle urne. Una legge elettorale che ignorava il voto disgiunto e non prevedeva la clausola della parità di genere. Quest’ultima norma è stata sanata, prima che ci dovesse pensare il Governo per decreto; è rimasta fuori quella del voto disgiunto che mancherà ancora una volta al prossimo appuntamento elettorale. Una norma che permette di scegliere un Presidente e assegnare a una lista avversaria il voto di preferenza, appunto in maniera disgiunta: chissà se con Pippo Callipo avrebbe funzionato. A proposito, secondo la Regione si vota l’11 aprile, la domenica dopo Pasqua, ma è una data che non trova credibilità vista la situazione della pandemia. ufficialmente l’emergenza è stata estesa a tutto aprile, quindi non si capisce come si possa pensare di allestire i seggi elettorali. La data più probabile rimane quella del 9 giugno destinato a diventare un election-day (si vota per il rinnovo dei sindaci di Roma, Milano, Napoli, etc) a cui si aggiungerà, con buona probabilità la consultazione calabrese.

Per la quale, occorre dirlo, si continua a registrare un’incertezza che lascia perplessi gli osservatori, ma soprattutto stranisce gli elettori. Escludendo l’immediata presentazione delle liste di Carlo Tansi (con capofila quella di Tesoro di Calabria, che aveva già corso – senza successo – lo scorso gennaio) e l’annuncio del sindaco di Napoli, non ancora ex, ma pronto alla sfida calabrese Luigi De Magistris, sia nel centro-destra che nel centro-sinistra tutto tace. Ovvero, non è proprio così, ma il vizio della sinistra divisiva più che mai, che non trae alcun insegnamento dalle batoste passate, rimane in primo piano, quasi allineato al silenzio tutt’altro che magico della destra. Circolano, ovviamente, tanti nomi, si prefigurano scenari insostenibili e fantasiosi, ma allo stesso tempo non si creano le condizioni per offrire agli elettori un quadro di riferimento, una sottospecie di programma – dall’una e dall’altra parte – che aiuti a motivare una scelta di campo.

In questa incertezza e nel disorientamento pressoché totale è ovvio che la posizione di De Magistris, amato e odiato in pari misura in Calabria, trova terreno fertile tra i delusi della politica tradizionale, i fuoriusciti del partitismo sopra tutto, i sognatori e i disgustati delle elezioni: il civismo che Tansi ha lanciato (con buoni risultati a Crotone) può trovare ampia replica a livello regionale e una figura come quella del sindaco di Napoli può rappresentare l’elemento di “rottura” con il passato e un segnale di prospettiva per la nascente nuova consiliatura. C’è l’intesa Tansi-De Magistris? Lo ribadiamo: se Tansi accetta di fare il vice ci sono buone possibilità di raccogliere consensi e i numeri necessari a impensierire destra e sinistra; se Tansi continua a credere che senza di lui c’è solo il diluvio, ci sarà solo una corposa dispersione di voti e la battaglia sarà di nuovo a due e nessuno dei due avrà la maglia arancione.

Sembrano maturi i tempi per una netta affermazione del cosiddetto civismo, ma non bisogna dimenticare che in ogni elezione la differenza la fanno i numeri. Tansi viaggia oggi in una forbice tra il 7 e il 10% di consensi, più o meno le stesse percentuali di partenza che potrebbe vantare De Magistris. Con grande generosità si può ipotizzare un 20% di base, cui aggiungere un 3-4% dei Cinque stelle e un altro generoso 3-4% di liste civiche di supporto: arriviamo al 28%. Se si associano i voti dei democratici, la musica cambia e cominciano i dolori per la destra. Ma gran parte degli elettori calabresi del pd non è detto che abbraccino senza riserve l’ipotesi De Magistris, anzi la tendenza è proprio all’opposto. Di certo De Magistris non potrà contare sui voti dei fedelissimi di Oliverio, il quale non si candida ma – secondo noi – ha un asso nella manica da lanciare al momento opportuno – per sparigliare i giochi nel centro-sinistra. Il candidato ideale Nicola Irto (già presidente del Consiglio regionale e oggi uno dei vice) non trova a Roma lo spazio che meriterebbe e provoca conflittualità continue tra le varie posizioni. L’alternativa sarebbe Antonio Viscomi (già vicepresidente della Regione con Oliverio, oggi deputato) che però non trova consensi nella provincia reggina e nel Catanzarese. E allora? C’è il rischio che De Magistris si trovi a correre (e vincere) per assenza di avversari a sinistra. L’esperienza (infelice) con Callipo dovrebbe, però, far riflettere il Nazareno e gran parte della Direzione dem.

Diversa la situazione in casa del centro-destra. Salvini, con mossa intelligente ha sostituito il suo fedelissimo Cristian Invernizzi, commissario per la Calabria, con un segretario vero, espressione del territorio (l’avv. Gianfranco Saccomanno di Rosarno) e gli ha messo a fianco il sindaco di Taurianova, Roy Biasi, che è stata l’unica gioia per la Lega alle ultime elezioni amministrative del Reggino: non cambierà molto per i numeri che può raccogliere in Calabria, ma almeno non ci saranno mal di pancia tra i candidati che Saccomanno non saprà curare.

Forza Italia che detiene il diritto (?) di avere il presidente ha molti nomi da spendere, ma non ne fa nemmeno uno. Non vuole giocare sulla sorpresa, in realtà sta aspettando di capire cosa succede al Governo. Il Conte Ter, che appare la soluzione più probabile, non cambierebbe gli attuali equilibri politici in Calabria, ma se la situazione – assurdamente – dovesse precipitare e si realizzasse la fine anticipata della legislatura, beh, le cose cambierebbero radicalmente. Non c’è posto per tutti i parlamentari uscenti, ognuno cercherà soluzioni alternative e la Presidenza della Regione diventa, allora, un obiettivo seducente. Il riferimento, per chi non l’avesse capito, è per il deputato Francesco Cannizzaro, attuale responsabile provinciale di Forza Italia, che vanta amicizie trasversali e importanti e non scarterebbe l’idea di correre in prima persona, a dispetto dei vari Roberto Occhiuto, Gianluca Gallo, o della valida alternativa femminile Maria Limardo (attuale sindaca di Vibo Valentia).

La giornata di oggi, con il presidente Conte che presenta le dimissioni a Mattarella e sancisce la fine del suo governo è una giornata che fa dimenticare il 26 gennaio di un anno fa: in attesa di aspettare la notizia del reincarico, il pensiero non può non correre a dodici mesi fa. Eravamo felici e non lo sapevamo: non c’era la pandemia, il ministro per il Sud Peppe Provenzano stava limando il suo fantastico Piano per il Sud da 100 miliardi in dieci anni, e i calabresi andavano a scegliere il nuovo Consiglio regionale. Un anno dopo siamo in emergenza covid, in piena crisi economica, e senza governo. Non c’è da stare allegri. (s)

“Colpaccio” dell’on. Francesco Cannizzaro: destinati 15 milioni di euro al Porto di Reggio

Il deputato azzurro Francesco Cannizzaro ha piazzato un altro dei suoi colpacci a colpi di emendamenti: ha ottenuto 15 milioni di euro da destinare al Porto di Reggio da utilizzare in un triennio (5 milioni l’anno) per ammodernare e rilanciare l’infrastruttura.

«Il risultato che abbiamo ottenuto  – ha commentato l’on. Cannizzaro – non ha precedenti. Dagli scranni della minoranza, da posizione quindi non privilegiata, in un periodo storico in cui per ovvie ragioni i localismi vengono messi in secondo piano, siamo riusciti ad ottenere fondi per un’infrastruttura che negli anni è diventata il simbolo dell’arretratezza e delle potenzialità inespresse di Reggio Calabria: il Porto.

Nel corso della seduta fiume dedicata alla Finanziaria 2021, esattamente alle 4 del mattino, la Commissione Bilancio della Camera ha approvato il mio emendamento all’unanimità, assicurando 15 milioni di euro destinati a migliorare la qualità dei servizi di mobilità. È la prima volta in assoluto che un porto calabrese riesce ad ottenere queste grandi attenzioni da parte del Parlamento.

L’emendamento Cannizzaro 120.21  mira a rendere più agevoli i collegamenti nell’area dello Stretto ed al contempo a rendere più funzionale l’infrastruttura in chiave turistica, crocieristica e diportistica. Tutto ciò proietterebbe Reggio sul grande palcoscenico europeo, sfruttando realmente la sua posizione baricentrica nel Mediterraneo, storicamente oggetto di tante chiacchiere e mai di fatti concreti.

L’obiettivo è migliorare la qualità dei servizi erogati nell’ambito della continuità territoriale di cui si fa carico lo Stato, anche incrementando i livelli di sicurezza dei passeggeri mediante la realizzazione di percorsi pedonali protetti.

Con questo fine, viene autorizzata la spesa di 5 milioni di euro per ciascun anno del triennio 2021-23 per interventi di ampliamento, ammodernamento e riqualificazione del porto di Reggio Calabria.

È con lungimiranza e con determinazione che abbiamo portato avanti anche questa battaglia in Parlamento, affinché oggi potessimo esultare insieme a tutti i reggini e calabresi per avere finalmente ottenuto strumenti concreti atti a rilanciare un Territorio che non ha mai usufruito appieno della sua vocazione marittima». (rp)

L’ADDIO A JOLE, GIÀ IN CAMPO LA POLITICA
LA DIFFICILE SCOMMESSA DELLA CALABRIA

di SANTO STRATI – Non si è ancora spenta l’eco del lungo, affettuoso, commosso addio alla presidente Jole, persino inaspettato per la sua vasta eco mediatica, che la politica, spietatamente, si è rimessa immediatamente in moto.

Messo da parte il dolore per la prematura scomparsa di una “guerriera” come poche, i giochi di potere non aspettano neanche un minuto per tracciare il percorso obbligato che rimette tutto in discussione. La facile vittoria del centro-destra (soprattutto in assenza del voto disgiunto) su un candidato fin troppo debole (Pippo Callipo) giusto nove mesi fa non deve ingannare: la partita si riapre con altri scenari in grado di sovvertire qualunque previsione ottimistica.

La Santelli aveva giocato, nella conferma dell’alternanza che ha caratterizzato 50 anni di Regione, un ruolo di ape regina, riuscendo a coagulare una destra rissosa e inizialmente non proprio coesa, col vantaggio di avere come avversario una sinistra divisiva e confusa. Gli sgarbi di Oliverio e a Oliverio, una sinistra che mal digeriva la figura di Callipo a capo della coalizione (e lo ha fatto brutalmente pesare già nelle prime sedute del Consiglio, favorendo l’addio del cavaliere di Pizzo sconfortato e disilluso), una sinistra dalle tante anime che non riusciva nemmeno a creare quel minimo di coagulo necessario per spuntare quanto meno una sconfitta meno clamorosa.

La domanda è: esiste ancora quella sinistra o ci sono le condizioni per ricostruire un percorso che, nel solco riformista, sappia riconquistare i cuori dei suoi elettori scoraggiati e delusi? In verità, il risultato prestigioso delle elezioni reggine (non c’entra Falcomatà, parliamo di liste) ha riacceso gli animi e la speranza che si può risalire la china, a patto che finisca il commissariamento (che più sbagliato con l’incolpevole Graziano non poteva essere) e che si faccia finalmente il congresso regionale. Le condizioni, nel dopo elezioni di Reggio, sembravano ideali per esigere una nuova rotta del Partito democratico in Calabria e, probabilmente, subito dopo Natale si stava individuando una data per riunire i dem e decidere cosa fare da grandi: spettatori o protagonisti?

Andava capitalizzato il vantaggio di Reggio, messa a profitto la pessima figura a Crotone (dove non è stato nemmeno presentato il simbolo), andavano radunate le forze fresche che, a braccetto con la vecchia guardia, potevano marcare la differenza.

Il 15 ottobre è venuto giù tutto. La povera Jole è scomparsa lasciando non solo inebetiti i suoi sodali della coalizione, ma ancor più smarrita l’opposizione che si trova, inevitabilmente, impreparata a gestire una “sede vacante” con lo sguardo obbligato a un futuro troppo vicino.

Questa volta non c’è il tempo di litigare, ma occorre individuare immediatamente la migliore strategia che possa condurre alla conquista della Cittadella di Germaneto. E questo vale – attenzione! – per entrambi gli schieramenti, a destra e a sinistra. Non ci sono le condizioni per un’avventura dal sapore civico – e sappiamo di dare un dispiacere a Carlo Tansi ringalluzzito dal successo crotonese – ma, obiettivamente, manca il tempo per organizzare e strutturare una coalizione di liste civiche in grado di non impantanarsi sotto il quorum capestro che lo statuto regionale impone. Quindi, i calabresi si mettano l’animo in pace e intuiscano da subito che sarà una partita a due, difficile e complicata, molto più della volta passata, perché c’è l’ombra e la minaccia malefica del Covid sulle elezioni e c’è una politica nazionale che non offre grande aiuto. L’unica cosa certa, al momento, è che non ci può essere, almeno formalmente, la rottura dei patti tra dem e cinquestelle, non c’è alcuna possibilità di una crisi di governo (anche se i numeri sono sempre più ballerini, soprattutto al Senato) né di rimpasto, perché quest’ultima (auspicabile) opportunità potrebbe rompere una corda già fin troppo tesa. Ci sono da prendere le decisione sul Mes (e la lite dem-grillini non accenna a placarsi) e c’è da stabilire cosa presentare all’Europa di fronte alle prospettive del Recovery Fund.

E allora, sono cavoli amari, da gestire sì con l’occhio vigile di Roma, per entrambi gli schieramenti, ma le scelte e le indicazioni devono essere prese in Calabria.

In questo momento non si può tentare un risiko di candidature a effetto, tanto per bruciare qualcuno e portare a risultato antipatie e asti remoti, ma occorre individuare lo scenario in cui si svilupperà il confronto.

Se si vuol dar credito alla regola dell’alternanza (una volta a destra, una volta a sinistra) la partita dovrebbe essere della sinistra. Sì, ma con quali candidati? Ce ne sono appena due, spendibili, e di sicuro avvenire: l’ex presidente del Consiglio Nicola irto (che nell’attuale consiliatura è stato vicepresidente) e Franco Iacucci, presidente dell’Amministrazione provinciale di Cosenza, nonché commissario del Pd a Crotone.

Sono due assi con caratteristiche assai diverse. Irto, molto conosciuto e apprezzato in tutta la provincia reggina, in realtà è ancora un “pivellino” della politica, pur avendo svolto con molta diligenza e assoluto rigore il suo ruolo durante la presidenza Oliverio, ma gli manca la presenza sul territorio. Gli basteranno due mesi scarsi per incrociare in lungo e in largo tutta la Calabria, ovvero le due province forti di Cosenza e Catanzaro, per raccogliere consensi? Il tempo è nemico che si rivela spesso imbattibile.

L’altro candidato di rilievo, Iacucci, ha dalla sua una serie di situazioni che lo favorirebbero non poco: conosce perfettamente la macchina regionale (è stato per tre anni nella segreteria di Oliverio) e ha una profonda conoscenza del territorio, ancor più allargata con la presidenza della Provincia cosentina, senza contare che è sindaco ad Aiello Calabro e ha avuto un ruolo da protagonista nell’Associazione dei Comuni italiani, sicché conosce a menadito quasi tutti i piccoli paesi della regione. Sia Irto che Iacucci sono apprezzati a Roma, il che non guasta, e una loro candidatura non troverebbe di certo ostacoli, sperando che non si debba arrivare di nuovo alla farsa delle primarie che, si è visto, non servono a nulla e, soprattutto, non rappresentano i veri orientamenti degli iscritti. La carta Irto-Iacucci (la scelta in casa dem non sarà certo facile) potrebbe tornare a far sorridere i dem calabresi e far sedere a Germaneto di nuovo un uomo di sinistra. A maggior ragione ove i cinquestelle (pur in caduta libera) decidano di convogliare sul candidato dem, evitando figuracce e facendo diligentemente la parte di chi rispetta i patti con l’alleato.

Ma la destra non starà certo a guardare: dopo l’assurda vicenda del veto di Salvini su Mario Occhiuto e il rischio di una frattura insanabile nella coalizione, con il nome di Jole Santelli “imposto” da Berlusconi si era creato il giusto amalgama per arrivare alla vittoria (come in effetti è stato). Qui, però, il vento a favore della destra è lievemente calato e, soprattutto, Salvini non conta più di tanto, qualora si pensasse di rivoluzionare il patto a tre che assegna la regione, in Calabria, a Forza Italia. La Meloni tiene un profilo basso, a livello delle amministrazioni locali perché punta in alto, con la segreta speranza di puntare a Palazzo Chigi, prima donna premier in Italia, quindi non spingerà sugli alleati a favore dell’unica candidata di successo attualmente sul mercato: Wanda Ferro. La Ferro ha l’unico difetto di essere di Fratelli d’Italia, ma sarebbe, certamente, un candidato forte per tutta la coalizione. Era già pronta per le elezioni del 26 gennaio scorso, quando scoppiò la crisi Salvini-Occhiuto, ma di fronte alla candidatura della Santelli fece onorevolmente un passo indietro. Oggi si presenta con un pedigree di tutto rispetto e tanta esperienza amministrativa (è stata presidente della Provincia a Catanzaro). Oltretutto ha saputo coltivare il suo elettorato in un territorio difficile come quello vibonese, mostrando capacità e competenza. Ha sfidato senza successo Oliverio nelle elezioni regionali del 2014, ma ha dovuto attendere che il Tar le riconoscesse il diritto di entrare in Consiglio quale miglior perdente.

Se prevale la logica dell’appartenenza, le cose si complicano, perché in casa del centro-destra, nel cortile di Forza Italia, ci sono troppi galli e l’individuazione del candidato diventa un esercizio alquanto difficile.

Per restare nel Vibonese, spicca la figura del sen. Giuseppe Mangialavori, un medico specialista (è senologo) bolzanino trapiantato da anni in Calabria, eletto al Senato nel 2018 dopo essere stato in Consiglio regionale “scalzato” poi da Wanda Ferro che rientrava di diritto in Consiglio. Ha buona conoscenza del territorio vibonese, ma non è abbastanza conosciuto nella Circoscrizione Sud né in quella cosentina. La sua candidatura, comunque, non è di quelle che scaldano gli animi, pur essendo un ottimo professionista della politica.

Ci sono altri nomi spendibili se Forza Italia mantiene il diritto di esprimere il presidente della Regione: escludendo il ritorno di Mario Occhiuto c’è l’opzione del fratello Roberto, attualmente deputato e vicecapogruppo di FI alla Camera. Potrebbe essere un’opzione di buon profilo, ma gioca contro di lui il fattore tempo. Lo stesso discorso vale per l’assessore Gianluca Gallo, infaticabile nel portare avanti la sua delega all’Agricoltura e al welfare in questi otto mesi di Giunta Santelli, e per l’ex assessore Mario Caligiuri (con delega alla Cultura dal 2010 al 2014 con presidente Scopelliti). Entrambi sono nomi sussurrati senza molta convinzione.

Poi c’è l’attuale sindaco di Catanzaro, che tentenna a fasi alterne verso Salvini e una Lega che in Calabria probabilmente non riuscirà mai ad attecchire. Secondo voci riservate, aveva siglato un patto con Salvini per andare a sostituire Nino Spirlì come vicepresidente: la Santelli avrebbe rimosso dall’incarico l’eccentrico autore televisivo lasciandogli probabilmente la delega della Cultura. Un disegno che l’improvvisa morte della presidente Jole ha completamente stravolto. L’idea di mantenere fino a fine consiliatura la vicepresidenza – secondo logica – gli avrebbe aperto le porte di Germaneto al successivo turno elettorale.

Messo recentemente in discussione dai suoi stessi consiglieri per la sfacciata simpatia nei confronti della Lega e lo stesso Salvini (da lui accolto sempre con grande entusiasmo a Catanzaro) Abramo è un ex di Forza Italia e non avrebbe quindi titolo per aspirare di entrare nemmeno nella rosa dei candidati.

E, naturalmente, c’è la solita incognita reggina di Francesco (Ciccio) Cannizzaro. Al deputato non manca l’acume di capire che, essendo Forza Italia il primo partito in Calabria (nonostante la mancata vittoria a Reggio e Crotone) e soffiando sul sentimento di dolore degli elettori di centrodestra orfani della Santelli, è prevedibile un pressoché sicuro bis del centrodestra a Germaneto. E a questo punto il buon Ciccio potrebbe seriamente pensare alla poltrona di governatore, vista la riduzione pesante di deputati che la Calabria subirà alle prossime politiche. Un candidato che ha carisma e intuito politico, più temuto che amato dai reggini, ma conosciuto in quasi tutto il territorio. Non gli mancherebbero le chances, purché non torni a fare il signor tentenna nell’individuazione di candidato presidente e liste. Queste ultime sono la versa Forza del centro-destra rispetto alla sinistra.  (s)