L’OPINIONE / Danilo Sergi: Catanzaro sempre più umiliato

di DANILO SERGI – La seconda facoltà di medicina a Cosenza, la terza facoltà di medicina a Crotone, il polo Rayneir a Reggio Calabria, il G7 a Villa San Giovanni, i maxi concorsi a Rende, la firma dell’accordi di coesione a Gioia Tauro.

E Catanzaro? Si accontenti di tre milioni di euro per lo stadio, per altro mai arrivati. Vergogna. Il centrodestra cancella il Capoluogo, lo umilia, lo riduce a puntino sulla cartina geografica, nel silenzio colpevole e complice del Presidente Occhiuto e dei consiglieri regionali eletti nella Circoscrizione.

Ora il centrodestra si appresta a razziare nuovamente l’elettorato catanzarese, fiaccato da decenni di vassallaggio a favore delle altre province e delle altre città. Cosa fare? Mi attenderei uno scatto d’orgoglio, un sussulto di dignità, il rifiuto di accontentarsi delle elemosine elargite da Occhiuto per tacitare le coscienze dei catanzaresi.

Cosa aspettiamo adesso? Si alzi la voce, se ne hanno un filo, dei consiglieri regionali, di ogni schieramento per fermare uno scempio senza precedenti. Per il presidente Occhiuto e il centrodestra Catanzaro semplicemente non esiste. (ds)

[Danilo Sergi è consigliere comunale di Catanzaro]

L’OPINIONE / Franca De Santis: Polemiche strumentali per Taurianova Capitale Italiana del Libro

di FRANCA DE SANTIS – Taurianova. Una città nella Piana di Gioia Taura. Tra le Città Metropolitane di una delle capitali della Magna Grecia. Reggio Calabria che ha uno dei Musei più importanti dell’Europa greca e custodisce i Bronzi di Riace. Nominata Capitale Italiana del Libro 2024.

Non distante da Vibo Valentia, altra città sotto il Governo Franceschini Capitale del Libro per il suo percorso bibliotecario. Taurianova tra una biblioteca storia da consolidare e unica in tutta la Calabria. Con attività culturali in un itinerario completamente senza schemi politici e ideologici.

Perché non sarebbe dovuta diventare Capitale del Libro? Forse perché non ha una amministrazione “politicamente corretta”? Ma se si pensa che sono proprio le città che, presentando un progetto bisognoso che possa incentivare attività,  promozione, valorizzazione, innovazione e creare legami tra cultura, società,  associazionismo e continuare nella programmazione già portata avanti da anni hanno bisogno di essere attenzionate che ruolo dovrebbe avere un contributo?

Un Premio del genere, credo, deve servire a incentivare e non a consolidare soltanto. Altrimenti gli obiettivi pedagogici, l’avvicinamento ai giovani, il percorso di educazione al libro e alla lettura non avrebbe senso. Ma Taurianova è una città che si è aperta in questi anni a una capacità di culture interessanti. E poi il territorio limitrofo non dovrebbe essere tenuto in considerazione? Ma certo che sì.

Bene ha fatto la Giuria, presieduta dall’intellettuale e storico delle culture Pierfranco Bruni, (composta da Incoronata Boccia, Sara Guelmi, Gerardo Casale, Antonella Ferrara: esperti di primo piano della cultura italiana), a riconoscere a Taurianova la Capitale del Libro: giovani che credono alla cultura, progetti educativi, libro in azione, ambiente storico e sociale, programmi di apprendimenti, serio progetto…

Che sia uscita prima della proclamazione il nome della città è una questione di lana caprina. La Giuria, come è stato detto, aveva chiuso tre giorni prima. E scusate… Un ministro non può dare al sindaco della città la notizia? Se poi la questione è soltanto politica beh, è una altra cosa…

Il titolo di Capitale nazionale del libro a Taurianova ci sta tutto. Un plauso alla Giuria. Il resto mi sembra una politica strumentale. (fds)

[Franca De Santis è presidente Terra dei Padri]

L’OPINIONE / Santo Biondo: La sicurezza sui luoghi di lavoro non è un costo

di SANTO BIONDO – La sicurezza sui luoghi di lavoro non è un costo. La morte di un operaio a Castrovillari, a poche ore di distanza dalla tragedia di Firenze, è l’ennesima tragedia inaccettabile. C’è bisogno di aumentare il numero degli ispettori del lavoro, bisogna istituire una Procura nazionale e istituire il reato di omicidio sul lavoro.

Mentre la nostra regione deve dotarsi della Commissione regionale sulla sicurezza e l’emersione del lavoro irregolare. Questo territorio deve fare da apripista nazionale in questa materia così delicata.

La statistica dei lutti, anche in Calabria, è impressionante. L’Osservatorio nazionale di Bologna sui morti sul lavoro stima che, solo lo scorso anno, nella nostra regione sono morti 46 lavoratori – uno ogni 40 mila abitanti – numero che sale a 86 se si prendono in considerazione anche quelli frutto di incidenti in itinere.

Le cinque province calabresi, poi, non brillano nella tragica classifica dei decessi. Se Reggio Calabria si aggiudica la medaglia di bronzo dell’Osservatorio nazionale di Bologna con 7 morti, fanno peggio Catanzaro (medaglia di latta con 10 morti); Cosenza (22 morti ogni e medaglia di latta); Crotone (6 morti e medaglia di legno) e Vibo Valentia (6 morti e medaglia di legno).

Questi numeri ci fanno capire che la situazione è particolarmente critica e peggiora sempre di più mentre il Governo fa orecchie da mercante davanti alle nostre richieste.

Mentre cresce il ricorso ai contratti pirata, mentre si tagliano le ore di formazione e si rigettano le proposte di un aggravio delle pene con l’istituzione del reato di omicidio sul lavoro e all’istituzione di una procura nazionale dedicata alla lotta di questo drammatico fenomeno, l’Ispettorato del lavoro attende che venga colmato il vuoto di oltre 1000 ispettori in pianta organica e si realizzi la riforma sulla sicurezza sui luoghi di lavoro che giace nei cassetti del ministero da oltre 16 mesi.

Una carenza che impedisce, di fatto, di intensificare i controlli sulla filiera degli appalti e di aumentare le ispezioni, di rendere sicuri i cantieri, di chiudere le porte a tutte quelle aziende che non rispettano i contratti e non fanno della legalità la stella polare della loro intrapresa. (sb)

[Santo Biondo è segretario generale Uil Calabria]

L’OPINIONE / Maria Elena Senese: I 68 mln non basteranno per completare Ospedale della Piana

di MARIA ELENA SENESE – Sul nuovo ospedale della Piana di Gioia Tauro occorre dire la verità per evitare di far maturare speranze, impossibili da trasformare in opere concrete, nei cittadini di questa fetta di territorio reggino che, dal 2015, sono in attesa di vedere assecondate le loro richieste di una sanità moderna ed efficiente.

Secondo noi, i 68 milioni di euro recuperati a conto consuntivo dopo la verifica dei Lea relativi al 2021 di certo non serviranno a completare quest’opera fondamentale per migliorare l’offerta sanitaria in tutta la provincia di Reggio Calabria.

Questa somma, semmai, potrà bastare per dare una velocizzazione ad un cantiere che si trova a centinaia di chilometri di distanza da Palmi. L’iter di realizzazione dell’ospedale della Piana, per quanto ci risulta, è assai più complicato e la costruzione della struttura – peraltro già sottoposta a diverse modifiche progettuali – pare spostarsi oltre la fine temporale di questa legislatura regionale.

L’odissea di questo progetto, rallentato da potenziali presenze di faglie sismiche; da società commissariate; da affidamenti a nuove azione; da ritrovamenti archeologici; dal rischio della presenza di metalli pesanti nel sito di destinazione; da varianti al pronto soccorso e ai reparti di terapia intensiva e sub intensiva imposte dal Covid, dall’interferenza di due elettrodotti; da tavola tecnici ed incontri istituzionali, pare non avere mai fine.

Anche per Palmi, infatti, non parliamo più di un problema di sito ma dell’assenza delle risorse necessarie a portare a compimento un’opera pensata nel 2015 quando i costi, per le materie prime in particolare, non erano ai livelli attuali.

Ai cittadini della Piana di Gioia Tauro, invece, bisogna dire con chiarezza che, se la burocrazia non complicherà ulteriormente l’iter procedurale, a Palmi nel 2024 verranno realizzati solo i lavori urgenti riferiti alle aree esterne del cantiere rispetto a quelle dove è prevista la realizzazione dell’ospedale.

Per il resto, come dichiarato dai vertici del dipartimento regionale in sede di terza commissione a Palazzo Campanella, si dovrà aspettare la valutazione degli impatti del nuovo progetto sul piano economico e finanziario e la realizzazione del Pef di riequilibrio che dovrà passare dal vaglio della presidenza del Consiglio dei Ministri. E questo processo, già lungo di per sé, non sarà finito a Palazzo Chigi.

Da Roma, infatti, le carte dovranno ritornare a Catanzaro, sul tavolo del Commissario ad acta e presidente della Regione, che dovrà approvare il piano economico-finanziario di riequilibrio e la modifica del contratto di concessione. La Calabria, la provincia di Reggio Calabria, non vuole promesse ma orizzonti temporali chiari e opere concrete. (ms)

[Maria Elena Senese è segretario generale di Fenealuil Calabria]

L’OPINIONE / Mariateresa Fragomeni: Occhiuto non premi Sibari danneggiando l’Asp di RC

di MARIATERESA FRAGOMENI – Abbiamo pagato più tasse del dovuto, sono entrati più soldi rispetto al volume di disavanzo da coprire ma questi soldi piuttosto che restare nelle zone più a rischio, come la provincia di Reggio Calabria, vengono dirottati nel buco nero dei nuovi ospedali che continuano a non vedere la luce ed a drenare solo risorse utili alla collettività.

Tutto questo non è accettabile e serve aprire immediatamente un dialogo con il presidente Occhiuto per far sì che tutti i calabresi siano tutelati allo stesso modo, senza disparità.

Alcuni consiglieri regionali, come ad esempio l’onorevole Pasqualina Straface, hanno esultato annunciando di avere trovato i soldi per coprire i costi extra dell’ospedale di Sibari: ma come è possibile che le risorse che tutti i calabresi hanno pagato possano essere destinate ad un ospedale i cui costi continuano a lievitare continuamente senza trovare mai una soluzione?

I calabresi hanno creato questo tesoretto, mettiamola così, pagando più tasse rispetto agli altri cittadini italiani perché avendo un piano di rientro dal disavanzo c’è un’aliquota regionale maggiorata per coprire il disavanzo: questi soldi, quindi, sono vincolati solo ed esclusivamente per questo obiettivo, ripianare il disavanzo.

Ma come facciamo a dire che questi soldi sono avanzati se l’Asp di Reggio non ha ancora approvato i bilanci pregressi? È stata la stessa Corte dei Conti a dire che il disavanzo sanitario regionale è inattendibile perché i dati dell’Asp di Reggio semplicemente non sono correttamente quantificati: l’Asp di Reggio Calabria deve ancora redigere ed adottare i bilanci che comprendono gli esercizi che vanno dal 2013 al 2021, e da essi è altamente probabile che ne deriverà un imponente disavanzo sanitario pregresso.

È sbagliato mettere mano a quelle risorse: Sappiamo benissimo cosa succederà dalla quantificazione del disavanzo di Reggio Calabria e, quindi, quei soldi serviranno per coprire il buco che verrà quantificato. Non possiamo spostare questi soldi, e creare dunque altro disavanzo, per risolvere i problemi dell’Ospedale della Sibaritide e di altre situazioni in giro per la Calabria quando dovrebbero essere interamente dedicati all’Azienda sanitaria di Reggio Calabria ed ai suoi cittadini, che hanno il diritto di avere le stesse prestazioni sanitarie delle altre Province.

Chiedo quindi al commissario Occhiuto di congelare quelle somme e di cercare le somme per gli extra costi degli ospedali calabresi o per i Lea quel governo che, invece, sta facendo di tutto per affossare il Meridione d’Italia con iniziative avventate come l’autonomia differenziata. (mf)

[Mariateresa Fragomeni è sindaca di Siderno e referente della Conferenza dei Sindaci della Locride all’Asp di RC]

L’OPINIONE / Aldo Ferrara: Bene firma Fsc, ora investimenti in aree industriali e infrastrutture

di ALDO FERRARAI 2,5mld di euro destinati alla nostra regione attraverso il Fondo rappresentano una potente leva finanziaria capace di attivare importanti investimenti in settori strategici per la Calabria: interventi sul sistema di trasporto stradale, su trasporto marittimo, logistica e portualità, a favore della prevenzione in materia idrogeologica, gestione dei rifiuti e depurazione rappresentano un’opportunità da non perdere e anzi da cogliere nel più breve tempo possibile

Parimenti, auspichiamo che una parte di queste risorse siano destinate alla riqualificazione delle aree industriali calabresi: da tempo, infatti, sosteniamo pubblicamente come l’investimento in questo ambito si traduca in un moltiplicatore di opportunità, in una spinta alla capacità dell’intera regione di essere attrattiva rispetto alle intenzioni di investimento da parte di imprese italiane e straniere.

Questo, è forse superfluo sottolinearlo, si tradurrebbe in azioni concrete per la riduzione delle distanze sociali ed economiche della Calabria rispetto al resto del Paese e dell’Europa: esattamente le finalità per le quali è nato il Fondo di Sviluppo e Coesione. Questi temi sono stati al centro dei più recenti incontri con il presidente della Giunta regionale, Roberto Occhiuto, il quale ha manifestato sensibilità e attenzione: ora c’è la concreta opportunità di tradurre in azioni concrete gli intendimenti forti e particolareggiati di cui abbiamo fin qui discusso. Siamo fiduciosi che ciò possa avvenire rapidamente così da consegnare alla Calabria lo strumento che, assieme alle infrastrutture, più di altri sarà capace di determinare lo sviluppo sociale ed economico della regione. (af)

[Aldo Ferrara è presidente di Unindustria Calabria]

L’OPINIONE / Fausto Cordiano: Autonomia, tra cavalli di Troia e nuovo colonialismo

di GAUSTO CORDIANO – Non c’è bisogno di essere principi del foro per sapere come la premeditazione sia considerata un aggravante anche se capiamo che il ruolo di piccoli cavalli di Troia, sparsi nel nostro territorio per agevolarne la conquista, imponga il linguaggio della premeditazione mascherata da ragionamenti fuorvianti e offensivi dalle intelligenze dei cittadini.

Non poteva essere diversamente se pensiamo alla grave premeditazione che su questa legge grava come un macigno. Progetto pensato e seguito, anche con ogni strumento di ricatto politico, utilizzando quella parte di sinistra che finalmente ci auguriamo, ha capito non solo dove questa legge ci porterà ma dove ci ha già portati.

L’inferno non è quello che sarà, ma quello che già stiamo abitando quello che stiamo già vivendo, con il federalismo fiscale, tappa concreta di quella premeditazione. Non ci tocca di capire se chi si sente paladino di altri interessi economico-politici e geografici, sappia o volutamente ignora cosa siano e cosa vogliono dire parole come residui fiscali, spese consolidate, spesa storica, fondi perequativi. In fondo i piccoli cavalli di Troia, non sono mandati per capire le ragioni dei cittadini, ma per aprire le porte alla loro dominazione. In fondo, pensiamo senza allegria, sono solo servi di altri interessi.

Evidentemente si, se credono di convincere amministratori e cittadini che i Lea, che avevano già mostrato il loro diseguale successo, possono essere sostituiti da i Lep che altri non sono un semplice elenco di prestazioni; una banale tabella di prestazioni come quelle fornite dalle assicurazioni e che, con una delega al governo saranno poi definiti entro 24 mesi. Intanto in Calabria vengono distribuiti, in un silenzio allarmante, oltre i 180 milioni per foraggiare la sanità privata a cui si aggiungono oltre 300 milioni per la migrazione sanitaria.

Forse non sanno costoro, senza polemica ce lo chiediamo, cosa vuol dire amministrare quando bisogna fare i conti con trasferimenti sempre più bassi perché il calcolo che si fa per quantizzarli è relativo alla spesa storica. Ma come si fa, come si può essere uguali tra diseguali!

 Si chieda ai sindaci, in maniera trasversale, si chieda al presidente Anci Calabria. Vorremmo ridere, se non fosse così tragica perché sembra che l’attacco a chi non avrebbe capito, i Sindaci di sinistra, sia in realtà l’attacco a quella stessa parte politica che non intende però accettare supinamente quanto nel decreto Calderoli viene compiutamente deciso: colonizzare ancora una volta e in maniera definitiva un territorio splendido e martoriato che i proclami di questi nuovi cavalli di Troia ulteriormente mortifica deviando sentimenti e la dignità dei cittadini.

Non ci fermeremo e non ci fermeranno questi Signori. Ci impegneremo sempre di più a informare compiutamente i cittadini di quanto sta avvenendo e si, anche di quanto sarà più difficile vivere questa terra dopo l’approvazione di tale sciagurata legge. Intanto però si stornano fondi ingenti ed energie non per distribuire servizi ma pensando… al Ponte sullo Stretto. (fc)

[Fausto Cordiano è presidente del Consiglio comunale di Cinquefrondi]

L’OPINIONE / Flavio Stasi: Il Sud in questo momento chiede attenzione, non schermaglie

di FLAVIO STASI – Il deputato Alfredo Antoniozzi deve conoscermi molto poco per aver provato a distogliere l’attenzione da ciò che ho affermato, nel merito, con banali schermaglie politiche.

Di certo, oltre all’ironia, ne apprezzo l’onestà. È stato lo stesso vice-capogruppo, infatti, a parlare di gestione politica disastrosa della Calabria, e tutti sappiamo che il centrodestra governa da 4 anni, dopo un governo di centrosinistra (Oliverio) che ha seguito un governo di centrodestra (Scopelliti), dopo Loiero (centrosinistra) preceduto da Chiaravalloti (centrodestra). Insomma, se fallimento c’è stato, è stato bipartisan.

Non entro nel merito di cosa stia facendo il Governo per il Sud, ma dando per scontato la buona volontà, temo che qualche svista ci sia: basti pensare alla vicenda del fondo perequativo “dimagrito” di qualche miliardo di euro.

Tornando alla vera questione, sono così al di sopra delle parti che solo pochi giorni fa, di fronte a quattro parlamentari, ho avuto modo di affermare che la riforma del Titolo V del 2001, per la quale il centrosinistra di allora ha avuto un ruolo dirimente, è stata a mio avviso un fallimento. Ciò non autorizza l’attuale Governo a farne una peggiore.

Il divario tra sud e nord esiste, ma finora abbiamo avuto almeno la speranza costituzionale di colmarlo. Gli amministratori del sud sono preoccupati perché l’Autonomia Differenziata rischia di istituzionalizzare ed acuire tale divario, e si tratta di una preoccupazione scevra da ragionamenti di schieramento. Invito tutte le forze parlamentari a tenere tale preoccupazione in considerazione. (fs)

[Flavio Stasi è sindaco di Corigliano Rossano]

L’OPINIONE / Giusy Iemma: Sit-in sindaci contro autonomia dimostra compattezza e sensibilità

di GIUSY IEMMA – La presenza numerosa di sindaci e amministratori al sit-in davanti la Prefettura di Catanzaro, indetta dall’Anci regionale in tutti i Capoluoghi di provincia in segno di protesta contro l’autonomia differenziata, ha confermato il livello di attenzione e di sensibilità bipartisan che i territori stanno esprimendo su un tema così complesso e delicato.

Nel mio doppio ruolo di vicesindaco e di presidente dell’Assemblea regionale Pd, ho voluto testimoniare personalmente la necessità di far arrivare al Governo nazionale la preoccupazione di chi rappresenta la voce e i sentimenti della comunità calabrese. Timori che più volte, negli ultimi mesi, hanno trovato una cassa di risonanza nelle diverse sedi politiche e istituzionali. La presenza oggi di sindaci di diversi schieramenti che hanno risposto all’appello dell’Anci dimostra come su un argomento così complesso ci sia bisogno di fornire adeguate garanzie e di blindare le risorse che spettano al Sud, prima ancora di immaginare possibili interventi che rischiano di mettere a rischio i fondamentali diritti civili e sociali. Superare la spesa storica e finanziare i Lep è, quindi, la risposta primaria che ci aspettiamo dal Governo nazionale, al fine di mettere al sicuro quei livelli minimi di servizi che per troppo tempo sono stati calpestati alimentando divisioni e gap profondi tra Nord e Sud.

Questa è l’unica strada possibile da percorrere se si vuole rispettare il dettato costituzionale: lo confermano anche i dati della Fondazione per la finanza e l’economia locale dell’Anci secondo cui, senza Lep e senza autonomia, la distanza tra i Comuni del Nord e quelli del Sud è aumentata del 12 per cento in pochi anni.

Gli enti più ricchi hanno visto crescere la propria capacità di spesa, al contrario di quelli più poveri, finendo per superare la distanza di 800 euro sulla spesa ad abitante tra Nord e Sud. Il sit-in di oggi ha rappresentato, quindi, l’ulteriore presa di consapevolezza su una riforma dai contorni molto ambigui e su cui gli amministratori calabresi non intendono abbassare la testa. (gi)

[Giusy Iemma è vicesindaca di Catanzaro]

L’OPINIONE / Raffaele D’Agostino: Necessario e indispensabile realizzare il rigassificatore a Gioia Tauro

di RAFFAELE D’AGOSTINO –  Già nel 2006 la Lng gas (controllata dai colossi dell’energia Iren e Sorgenia) voleva installare un rigassificatore nell’area industriale di Gioia Tauro.

Questa opera strategica, visti anche gli ultimi sviluppi in fatto di approvvigionamento energetico si sarebbe potuta già realizzare da molti anni riducendo così il fabbisogno di gas proveniente da Paesi ritenuti oggi non affidabili.  È necessario e indispensabile realizzare il rigassificatore, naturalmente ci deve essere un interlocuzione, non solo con Gioia Tauro, ma anche con San Ferdinando e Rosarno.
Dopo 18 anni se ne torna a parlare. Ci furono degli allarmismi inutili allora che hanno demonizzato questa iniziativa e poi non se ne fece più nulla. Eppure oggi è di massima priorità realizzarla vista l’importanza che ha l’approvvigionamento e la produzione di Gas. Quindi un’opera che si sarebbe potuta realizzare già da tempo, con i conseguenti risvolti sul piano economico. Saremmo stati uno dei primi insediamenti in Italia, col 40% di gas che sarebbe diventato di riserva nazionale, questo spiega l’importanza di questa opera.
C’è poi una questione da non trascurare affatto e di cui nessuno ne parla e per cui dobbiamo batterci e mi riferisco alle accise. Non mi riferisco alle royalties che molto spesso sono quasi un elemosina come quelle che la Iam paga alla città per il mega depuratore. Purtroppo il sindaco Aldo Alessio ha commesso un errore ad uscire dall’Assemblea dei Sindaci e monetizzare quel 2% che aveva il comune di Gioia Tauro, anziché utilizzare quel tavolo, come avevo proposto già in campagna elettorale 4 anni fa. Perché andava fatta una trattativa con la Iam e con la Regione.
Alessio ha sbagliato ad alzarsi da quel tavolo perché avrebbe dovuto lottare almeno per sgravare i cittadini gioiesi dalla tassa sulla depurazione, innanzitutto perché il danno ambientale che potrebbe causare è incalcolabile e inoltre perché noi abbiamo un sistema di fognature che raccoglie le acque piovane indirizzandole al mega depuratore e considerato che si paga in base ai litri che vengono depurati, noi paghiamo anche per la depurazione delle acque piovane.
Quindi oltre alle royalties, che sono un elemosina, bisognava stare dentro quell’assemblea e alzare la voce, discutere un “risarcimento” sotto forma di sgravi fiscali per i cittadini gioiesi, non monetizzare prendendo 20/30 mila euro che non sono serviti a nulla. Lì bisognava combattere, non andare via.
Errori commessi anche sul Termovalorizzatore, anche qui andava fatto un ragionamento con gli enti sovraordinati al comune, ovvero con la parte privata che è il gestore e con la Regione che è titolare dell’impianto. Sedersi a discutere e trattare sul conferimento del comune di Gioia Tauro. Intanto Gioia Tauro avrebbe dovuto conferire per come sarebbe stato opportuno fare per la città. Seconda cosa, che sarebbe stato ancora più opportuno discutere, sono le tariffe di conferimento.
Noi città avremmo dovuto avuto avere almeno un 50% di abbattimento della spesa. Inoltre, royalties e sgravi a parte, io avrei proposto di inserire nel piano di opere pubbliche della città, un’opera da far realizzare interamente alla Regione e alla società che gestisce l’impianto, sveltendo i tempi di approvazione e costruzione dell’opera e non facendola pesare sul bilancio comunale.
Ritornando al Rigassificatore e per non commettere gli stessi sbagli commessi col mega depuratore e termovalorizzatore, bisogna discutere sulle accise che scaturiscono dalla vendita di questo gas, come avviene per la benzina, il gasolio e via dicendo, quindi la cosa importante, fondamentale, è incassare una parte delle accise.
Noi il rigassificatore siamo fieri di ospitarlo come zona industriale, però la sede fiscale dell’opera deve essere a Gioia Tauro, di questo si dovrà discutere e del fatto, che a parte le maestranze specializzate di cui ci sarà bisogno e che arriveranno necessariamente da fuori, tutte le altre figure professionali dovranno essere del luogo. Come anche i materiali necessari alla costruzione dovrebbero essere comprati nella zona dei comuni che ospitano l’opera e non farli arrivare da fuori. (rda)
[Raffaele D’Agostino è consigliere comunale di Gioia Tauro]