L’OPINIONE / Pina Amarelli: Vincente la nuova narrazione basa sui Mid

di PINA AMARELLI – Sono da apprezzare e sostenere il metodo adottato e la strada intrapresa dal presidente Roberto Occhiuto, da una parte, di inquadrare il perseguimento degli obiettivi di sviluppo turistico della Calabria all’interno di una strategia unitaria e coerente e che connetta tutti i dipartimenti regionali e, dall’altra, di costruire una nuova narrazione, per una terra inedita ed inesplorata, attraverso i Marcatori Identitari Distintivi (Mid) finalizzata ad internazionalizzare ed a destagionalizzare i territori calabresi come destinazioni esperienziali.

Non possiamo che esprimere soddisfazione rispetto all’obiettivo, che ci sembra ormai largamente condiviso, di superare la percezione esclusivamente balneare e quindi stagionale regione .Ha fatto quindi bene il presidente a sottolineare che la Calabria può e deve ambire ad essere destinazione di Serie A. Può e deve farlo avviandosi ad intercettare i tanti target e segmenti ad oggi inesplorati, non inseguendo più soltanto l’eventuale domanda turistica esistente, ma investendo sulla domanda potenziale globale, sui tanti potenziali viaggiatori culturali ed esperienziali di tutto il mondo, alla dichiarata ricerca di tutto ciò che, solo perché identitario e distintivo, è capace di emozionarli.

Che è poi ciò che abbiamo fatto da sempre nella nostra esperienza familiare ed imprenditoriale con la liquirizia calabrese che da umile ed anzi infestante prodotto della terra è diventata icona ricercata e reperibile su tutti gli scaffali e di lusso del mondo.

Crediamo in questa nuova narrazione turistica regionale, tutta ancora evidentemente da mettere a terra anche perché essa sintetizza lo stesso approccio che, declinato sulla liquirizia calabrese, oggi considerata ufficialmente un Marcatore Identitario Distintivo (Mid), noi abbiamo di fatto inaugurato con l’apertura nel 2001 del Museo della Liquirizia che si è aggiunto all’Archivio dichiarato dal Ministero per i Beni e le attività culturali di rilevante interesse storico nazionale.

Sono, queste ultime, due visioni e chiavi di lettura dell’impresa culturale ma anche della progettazione turistica che, insieme alla capacità di fare rete con realtà importanti come Confindustria cultura, Museimpresa, l’Associazione Italiana delle Aziende Familiari (Aidaf) e quella delle Dimore storiche italiane (Adsi), rappresentano del resto i tre pilastri fondamentali sui quali si è sviluppa e consolidata tutta la nostra reputazione aziendale internazionale. (pa)

[Pina Amarelli è presidente dell’Amarelli Sas di Rossano]

L’OPINIONE / Salvatore Cirillo: Dal Congresso nazionale di FI la Calabria è protagonista

di SALVATORE CIRILLODal Congresso nazionale di Forza Italia, svoltosi a Roma nel corso di questo fine settimana, abbiamo portato a casa un risultato straordinario e al contempo senza precedenti. Roberto Occhiuto, per esperienza politica e per doti personali, oltre a rappresentarci come Presidente della Regione Calabria, nelle vesti di vice segretario nazionale, metterà in campo sin da subito tutta la sua esperienza e la sua passione per conferire al nostro partito un fortissimo impulso di crescita che, personalmente, traduco anche in una nuova narrazione per la Calabria, da oggi in avanti protagonista di primo piano in un progetto politico per il quale oltre agli enti locali, alle regioni e all’intero Paese, guardiamo all’Europa e agli impegni internazionali ben rappresentati dal nostro Ministro degli Esteri, nonché segretario nazionale Antonio Tajani. Intravedo, in questa fase, un momento davvero speciale perché, insieme al Presidente Occhiuto c’è la presenza di Francesco Cannizzaro, autentico catalizzatore della politica calabrese nell’Aula di Montecitorio e coordinatore regionale, ruolo dallo stesso ricoperto da pochissimi mesi.  Grazie al suo contagioso entusiasmo e alla voglia di fare, in ogni occasione, puntualmente, è riuscito e riuscirà a superare se stesso per l’organizzazione, la passione e la visione politica qualità messe al servizio di Forza Italia.

In questo percorso, il nostro coordinatore regionale sarà a sua volta affiancato in ambito provinciale dai nostri validissimi coordinatori provinciali e di tutta la pattuglia di Forza Italia, sempre più entusiasta e numerosa tanto nei piccoli quanto nei grandi comuni della nostra regione. Naturalmente le varie dinamiche dei territori continueranno ad essere il principale motivo di lavoro da trasferire tanto nel Parlamento nazionale quanto in Consiglio regionale e, sono certo, grazie al nostro capogruppo, on.le Michele Comito, sapremo affrontare giorno dopo giorno le varie criticità poste in agenda politica, individuando di volta in volta la strada da percorrere per concretizzare quegli obiettivi di legislatura che ci siamo posti, unitamente  a ogni esigenza nascente, quali uniche priorità per la Calabria e per i Calabresi. Auguro buon lavoro ai neo-dirigenti di Forza Italia.

Sarà un vero onore lavorare ad un progetto ambizioso e soprattutto sarà entusiasmante essere classe dirigente in un momento come quello attuale: stiamo scrivendo il futuro della Calabria e delle future generazioni.  (sc)

[Salvatore Cirillo è consigliere regionale]

L’OPINIONE / Giusy Iemma: Le forze politiche si uniscano per impedire realizzazione del Cpr

di GIUSY IEMMA – Ribadisco, con forza, a posizione già espressa dal sindaco Nicola Fiorita contro la realizzazione del Centro di Permanenza per i Rimpatri (CPR) nella località di Alli.

Questa posizione nasce non solo da una contrarietà ideologica, ma anche da una profonda preoccupazione per le modalità con cui questa decisione è stata presa. Non possiamo concepire l’idea di una “prigione per immigrati” sul nostro territorio, peraltro assunta Centralmente senza un dialogo costruttivo e una concertazione con gli enti locali. Il Governo ha proceduto in modo unilaterale, richiedendo semplici informazioni tecniche senza considerare valutazioni più ampie che tengano conto delle reali necessità e delle prospettive di sviluppo della nostra comunità.
Catanzaro sta vivendo un momento di rilancio e di pianificazione territoriale, come dimostra il percorso di approvazione del nostro Piano Strutturale Comunale (PSC). Alli gioca un ruolo cruciale in questo processo, essendo al centro dei nostri piani di riqualificazione urbana e di ricucitura non solo fisica, ma anche sociale ed economica. La scelta di posizionare un Cpr in questa area comprometterebbe gravemente questi sforzi, minando le basi per un rilancio produttivo e per la creazione di un territorio integrato e coeso con i comuni limitrofi.
Per queste ragioni, faccio appello a tutte le forze politiche presenti in Consiglio Comunale affinché si uniscano in un fronte comune contro la realizzazione del Cpr ad Alli. È essenziale che chi ha voce e competenza in seno al governo centrale faccia sentire la propria opposizione a questo progetto, che avrebbe conseguenze devastanti non solo per la comunità di Catanzaro, ma anche per l’immagine stessa dell’accoglienza e dell’integrazione nel nostro Paese.
In questo momento critico, è fondamentale che prevalga un approccio basato sul dialogo, sulla concertazione e sul rispetto delle esigenze di tutte le comunità coinvolte. Catanzaro non deve essere penalizzata da decisioni calate dall’alto, ma deve essere protagonista attiva di un processo che veda al centro il benessere dei suoi cittadini e il rispetto dei diritti umani.
La nostra città ha dimostrato, nel corso degli anni, di saper accogliere e integrare, di essere luogo di incontro e di scambio. Non possiamo permettere che ora venga imposta una visione che va contro questi valori. È il momento di agire, insieme, per garantire che Catanzaro continui sul percorso della crescita e dell’innovazione, in un contesto di pace e di inclusione. (gi)
[Giusy Iemma è vicesindaca di Catanzaro]

L’OPINIONE / Tonino Russo e Alexander Marian Dudut: Cutro come lente per riflettere sul presente

di TONINO RUSSO E ALEXANDER MARIAN DUDUT – Un anno dopo il naufragio di Steccato di Cutro, siamo qui a commemorare e rendere omaggio alle vittime di quella immane tragedia e rinnovare un profondo sentimento di solidarietà da parte di tutti i cittadini calabresi.

Sono 2.571 le persone morte in mare solo nel 2023, secondo i dati Oim (Organizzazione Internazionale delle Migrazioni) e di Medici senza frontiere. Tra queste, le 94 vittime accertate, uomini, donne e bambini morti nel naufragio di Steccato di Cutro del 26 febbraio 2023. Bisogna ribadirlo ancora una volta, sono uomini, donne e bambini in carne e ossa, non sono solo numeri.

Vengono ancora i brividi a ricordare quei giorni di grande impotenza, rabbia e dolore, mentre dal mare crotonese riemergevano a mano a mano corpi di uomini, donne e bambini e al Pala Milone era allestita la camera ardente di una Italia sbigottita e inerme rispetto ad un simile dramma.

Ma, per fortuna, anche la risposta della cittadinanza fu immediata. Dopo la tragedia sono emerse l’umanità, la pietà e la capacità di accoglienza del popolo calabrese. Con l’essenzialità della gente umile, abbiamo spiegato al mondo che per poterci salvare in questo nostro mondo egoista e smarrito, abbiamo bisogno di salvare l’altro.

In situazioni drammatiche come la tragedia di Steccato di Cutro la solidarietà può assumere mille volti: abiti, cibo, giocattoli, posti letto, ma anche tempo ed energie, e persino i loculi di famiglia. La gara di solidarietà è scattata a poche ore dalla tragedia, quando i cittadini di Cutro e Crotone hanno portato al Cara vestiti, scarpe, coperte; tutto ciò che hanno pensato potesse servire per i superstiti. Stesse scene all’ospedale di Crotone, con indumenti, cibo e prodotti per l’igiene lasciati presso una delle entrate laterali del Pronto Soccorso, oppure portate fino al reparto di Pediatria. Ma fin da subito – e sempre di più nelle ore successive, man mano che le proporzioni della tragedia s’ingigantivano –, si è capito che ci sarebbe stato bisogno di tanto altro: mediazione linguistica e culturale, assistenza psicologica e medica, supporto logistico ed organizzativo, ma anche aiuti economici. Specie quando hanno iniziato a giungere sul posto i parenti delle vittime, che hanno dovuto riconoscere i cadaveri recuperati dal mare e talvolta sono arrivati a Crotone con indosso solo gli abiti che portavano.

Cutro è come una lente attraverso la quale riflettere sul presente, che scarseggia di speranza, ed ha dimostrato come in Calabria permanga un sentimento antico di umanità, simboleggiata in quella povera croce realizzata coi legni della barca naufragata a solo poche decine di metri dalla spiaggia salvifica. L’accoglienza è nella consuetudine e nella tradizione dei calabresi. Fa parte di quel senso di comunità che privilegia l’ospitalità all’ostilità, l’apertura delle braccia al respingimento, le porte aperte alle porte chiuse.

Questa commemorazione, fortemente voluta dal Presidente della Giunta Regionale Roberto Occhiuto conferma, ancora una volta, il nostro innato sentimento di solidarietà e di accoglienza, fatto in maniera semplice, senza clamore.

Resta il problema di come evitare simili tragedie. Non esiste naturalmente una ricetta unica per affrontare un fenomeno complesso, per certi versi epocale come quello dei flussi migratori perché frutto di un più complesso mutamento degli assetti economici e sociali globali. Un fenomeno che riguarda intere fette di umanità in marcia per fuggire da conflitti, carestie e povertà alla ricerca di un futuro diverso per sé e per i propri figli.

Alcune azioni praticabili, però, noi le ribadiamo: il consolidamento e consistente ampliamento dei corridoi umanitari per far giungere in sicurezza le persone che sfuggono da guerre e disastri naturali e poi l’ampliamento dei numeri e la semplificazione delle procedure dei decreti flussi per accogliere i cosiddetti migranti economici perché, è bene ribadirlo, il nostro sistema economico ha assoluto bisogna di manodopera, per colmare gap occupazionali in diversi comparti, compresi alcuni che riguardano Information and Communications Technology. Magari attivando anche corsi di italiano e percorsi di riqualificazione professionale nel loro Paese di origine.

Bisogna, infine, incrementare l’attività di soccorso in mare per salvare vite. Perché la vita delle persone, di tutte le persone indipendentemente dal colore della pelle, è per noi un valore supremo.

Un’ultima considerazione indirizzata al Governo: accogliamo il disperato appello dei superstiti del naufragio di Cutro. La loro richiesta è molto semplice: permettere loro di ricongiungersi con le proprie famiglie. Questi giovani superstiti chiedono con forza ai Governi italiano e tedesco, nonché all’Unione Europea nel suo complesso, di riconoscere definitivamente il loro diritto al ricongiungimento familiare. Riteniamo che, almeno questo, per loro possiamo e dobbiamo farlo. (tr e amd)

[Tonino Russo e Alexander Marian Dudut sono rispettivamente segretario generale Cisl Calabria e Presidente dell’Anolf –l’Associazione Nazionale Oltre le Frontiere Calabria]

L’OPINIONE / Nicola Irto: Governo resta latitante a un anno dalla tragedia di Cutro

di NICOLA IRTO – A un anno dalla tragedia di Cutro, il governo Meloni resta latitante sulle politiche dell’immigrazione. L’Esecutivo provò a salvare la faccia con il decreto Cutro, che non risolve i problemi e anzi li complica, e in seguito ha messo la polvere sotto il tappeto stipulando un accordo di comodo con l’Albania, che prevede il trasferimento nel territorio albanese dei migranti soccorsi dallo Stato italiano in acque internazionali, in attesa che ne siano esaminate le domande d’asilo.

L’anno scorso, la segretaria nazionale del Pd, Elly Schlein, aveva rimproverato al governo di voltarsi dall’altra parte rispetto alla questione dei flussi migratori.

Oggi, il centrodestra continua a ignorare che ci troviamo davanti a una priorità ineludibile; che servono risposte condivise nell’ambito dell’Unione europea; che occorre un efficace sistema europeo per salvare le vite umane; che, guardando all’Africa, bisogna rafforzare le politiche di cooperazione internazionale e di sostegno dello sviluppo, ma non con la superficialità e la vuotezza politica che il governo ha mostrato nel cosiddetto “Piano Mattei”.

Inoltre, è fondamentale strutturare un’accoglienza diffusa nei Comuni italiani, contrastare il traffico di esseri umani con adeguate misure repressive di carattere internazionale e aprire nuovi canali d’ingresso legali in tutti i Paesi europei, sia per chi necessita di protezione internazionale, sia per chi migra in cerca di lavoro, senza dimenticare la protezione dei minori non accompagnati prevista dalla legge Zampa, purtroppo svilita da recenti modifiche del centrodestra. (ni)

[Nicola Irto è senatore del PD]

L’OPINIONE / Gerardo Pontecorvo: Il Verde Urbano di Reggio rimane in attesa

di GERARDO PONTECORVOIl 22 febbraio, a palazzo San Giorgio, si è svolta una seduta della III commissione consiliare (Presidente Sera), sui progetti in itinere per il Verde Urbano. Per l’amministrazione comunale hanno partecipato il cons. delegato Merenda e il dirigente Richichi. Nell’occasione, sono intervenuto in qualità di presidente della Consulta Assetto del Territorio assieme al delegato Kronos Gervasi.

Gli esponenti dell’amministrazione hanno brevemente illustrato i progetti con i fondi Patti per il Sud (e lo stato dei lavori) con particolare riguardo al Lungomare e alla Villa comunale. 

Abbiamo evidenziato che occorrerebbero interventi urgenti e decisivi per una rinascita “verde” della città che negli ultimi anni ha subìto il progressivo depauperamento del verde e, soprattutto, del suo patrimonio arboreo. Tale situazione è sotto gli occhi di tutti i cittadini che hanno assistito all’abbattimento di alberi per far posto a spazi cementificati (ad esempio posteggio di Condera, Piazza De Nava, Waterfront…). Altri alberi vengono eliminati perché ritenuti pericolosi.

Ho evidenziato come l’abbattimento degli alberi cosiddetti “pericolosi” dovrebbe essere deciso dopo un’analisi scientifica (sanitaria e statica) delle condizioni della pianta, e del rischio reale rappresentato per l’incolumità pubblica. In ogni caso, quelli tagliati non vengono rimpiazzati lasciando le strade cittadine desolatamente desertificate.

Si ricorda che in varie occasioni, la Consulta ha sollecitato l’amministrazione per l’istituzione della commissione (a titolo non oneroso) prevista dall’art. 5 del regolamento comunale del 2015 “per la definizione di indirizzi e tecniche di conservazione e programmi per la tutela del verde pubblico”.

Purtroppo, il suggerimento non è stato mai raccolto. Ma non è ormai sancito da tutta la comunità scientifica che gli alberi e gli spazi verdi in città sono essenziali per la mitigazione degli estremi climatici, l’assorbimento di anidride carbonica e la produzione di ossigeno, il benessere psicologico, per migliorare il paesaggio urbano e per il valore, anche culturale, che essi rappresentano?

La Consulta, negli anni scorsi, per fare fronte a questa situazione aveva presentato tramite la III commissione un’idea progettuale per la messa a dimora di alberi, per circa 30 Km, lungo le strade e i viali della città. La proposta, pure in questo caso, non ha avuto alcun seguito. Eppure, anche in questa direzione avrebbe voluto “spingere” il Pnrr che ha stanziato per le città metropolitane (tra cui Reggio Calabria) ingenti somme per la tutela e la valorizzazione del verde urbano ed extra urbano, e la piantumazione di sei milioni di alberi. 

Gli esponenti dell’amministrazione hanno ribadito, come in altre sedi, che il Comune entro l’anno dovrebbe presentare un Piano di gestione del Verde Urbano comunale (300.000 euro) per affrontare i problemi emersi.

In chiusura della seduta, abbiamo pure chiesto che si presti attenzione a quegli degli spazi verdi che vengono spesso abbandonati da chi li aveva prima “adottati” per recuperarli e curarli.

In attesa (e nella speranza) di assistere, in tempi ragionevoli, all’adozione di soluzioni davvero efficaci per i problemi discussi, la Consulta continuerà a evidenziarne le criticità, e a fornire suggerimenti e proposte che riterrà utili per risolverli. (gp)

[Gerardo Pontecorvo è Presidente della Consulta comunale Assetto del Territorio

L’OPINIONE/ Franco Cimino: Mentre in politica si “scanna”, Catanzaro viene saccheggiata

di FRANCO CIMINO – Mentre la politica si “scanna” qui da noi, Catanzaro viene saccheggiata. E non solo nella struttura dell’Ente Fiera. Dico così direttamente dalla locuzione dell’antica nostra lingua, ché far finta di essere colto, in un paese che considera da tempo il latino la “lingua straniera” più inaccessibile, non mi piace.

La guerra che si è scatenata, da chi l’ha iniziata e da chi l’ha contrattaccata, è davvero brutta. Più delle altre che hanno accesso gli ambiti della politica e le sedi istituzionali. E non solo in questi due ultimi anni di vita amministrativa. Accade che venga perpetrato, l’altra notte, a Marina, uno degli atti criminali più orribili e, invece di mettersi insieme per analizzarli seriamente e contrastarli con la durezza necessaria, ci si litiga sopra. Se non si riscontrasse un vuoto pneumatico di cultura e di sensibilità nella falsa disputa, verrebbe da pensare che la rissa venga attivata per coprire le tante responsabilità su quanto di così grave è accaduto.

Responsabilità, che sono evidentemente molto diverse tra le parti in lotta, per la ovvia differenza dei tempi di governo dei problemi cittadini. Lasciando sullo sfondo la lite in atto, che incredibilmente in questi giorni occupa gran parte dei giornali con quel fastidioso botta e risposta continuo tra i “contendenti”, occorre riflettere e intervenire immediatamente. La riflessione riguarda una domanda non ancora posta. Da quella, altre a seguire.

«Com’è stato possibile che in una zona centralissima, che per la sua particolare posizione sarebbe dovuta essere controllata giorno e notte, un “commando” più che semplicemente criminale, agisse indisturbato, e per ore, all’interno di una struttura super sorvegliata, smontando e rimuovendo e trasferendo i cosiddetti infissi che di certo non hanno la dimensione di un libro?».

L’altra domanda: «siamo proprio certi che un’azione così rischiosa, puntasse solo agli infissi? E per farne cosa e utilizzarli come e dove?». E, ancora: «ma è davvero così facile, dalle nostre parti, entrare indisturbati in palazzi e strutture mettendo fuori uso, come nel gioco dei vecchi Lego, impianti di video sorveglianza non certo di scarsa potenza? Che ne sarà, quindi, dei negozi e delle abitazioni private?».

Per restare sul fatto, davvero molto inquietante, siamo a Marina, nella struttura della Fiera che ancora non l’ha potuta utilizzare per il suo scopo, difronte alla stazione ferrovia, a ventri metri da questa, e sulla strada di collegamento principale di tutto la nostra rete viaria, nel punto più nevralgico in cui operano diverse organizzazioni criminali, ben note anche per la loro capacità organizzativa. Di quelle non soltanto, diciamo “ stanziali”, ma di altre che vanno e vengono, entrano ed escono, con facilità dal nostro territorio.

Da ultimo, conseguentemente, la domanda più necessaria alla riflessione: «e se fosse un’azione dimostrativa, per il mondo tutto, al quale comunicare che nella Città spezzata, vi è l’assoluto dominio criminale in alcune delle sue più importanti realtà economico e territoriali e con il quale tutti, proprio tutti, devono fare i conti o “rispettosamente” rapportarsi?».

E qui mi fermo. Alla politica e al senso di responsabilità di chi è chiamato a farla attraverso e nelle istituzioni, il compito di continuare. Anche caricandosi del dovere di una risposta. Ché i cittadini, da allarmati che erano, stanno per consegnare paura e indignazione alla rassegnazione e all’arrendevolezza civile. Non c’è cosa più grave, nella lotta non tra legalità e illegalità (concetti divenuti retorici e vuoti), ma in quella tra civiltà e inciviltà, tra libertà e sua riduzione, tra democrazia e arbitrio della diversificata violenza. Infine, tra progresso e stagnazione. Tra futuro e immobilismo. (fc)

L’OPINIONE / Fausto Sposato: “Imboscati” termine che mortifica qualsiasi tipologia di lavoratore

di FAUSTO SPOSATO – “Imboscati” è un termine che onestamente mortifica qualunque tipologia di lavoratore. Generalizzare non fa altro che porre tutto sullo stesso piano.

Semmai c’è bisogno di una ricognizione seria del personale ed una eventuale ricollocazione per le competenze acquisite; noi su questo abbiamo detto la nostra più volte e non possiamo che esserne felici ma in questo momento c’è la necessità di dare risposte ai bisogni dei cittadini e soprattutto di reclutare personale sanitario. Sarebbe il caso di pensare una mobilità extra regionale per poter far rientrare tutti quei colleghi che non ce la fanno più a sostenere le spese per il caro vita nelle altre regioni e che vorrebbero tornare in Calabria. Utilizzare le graduatorie esistenti per dare ossigeno ai lavoratori.

Intanto dobbiamo dire che utilizzare il termine “imboscati” nella sanità non sembra appropriato perché nell’immaginario collettivo si pensa a qualcuno che non ha voglia di fare nulla. Non è esattamente così. Ad onor del vero, però, bisogna dire che molto personale sanitario è stato utilizzato in altre mansioni proprio per carenza di personale amministrativo ma che oggi, a distanza di tempo, è diventato indispensabile per quel servizio.

Semmai, bisognerebbe chiedere alle aziende di cambiare o modificare il profilo a questo tipo di personale che svolge un lavoro diverso rispetto al profilo di assunzione. Addirittura in categorie diverse che non appartengono, probabilmente, al ruolo sanitario. Perché succede questo? Questo perché molti hanno delle limitazioni perché abbiamo una categoria di operatori sanitari anziani, soprattutto gli infermieri sopra i cinquantadue anni: questa è la media nazionale. Per cui diventa normale il manifestarsi di alcune limitazioni. Non tanto per difendere la categoria, ma a tutela di quegli operatori che hanno delle limitazioni reali, per cui basterebbe fare una ricognizione seria del personale e ricollocare cambiandone il profilo.

Siamo convinti che avremo meno bisogno di personale amministrativo, meno bisogno di personale tecnico ma più bisogno di personale sanitario, di infermieri, di medici, di tecnici sanitari e di operatori di supporto. Poi, resta il gap di fondo: quasi ottomila unità in meno di operatori nella sanità pubblica. Infermieri? Ne mancano più di tremila per poter garantire anche l’assistenza domiciliare e poter mettere in atto quanto previsto dal decreto ministeriale settantasette e dal Pnrr per aprire gli ospedali di comunità ad esempio.

Anche perché il personale è stanco, lo ribadiamo ancora una volta. Stanco non solo per il carico di lavoro ma anche delle aggressioni che subiscono da pazienti e da parenti di pazienti. Ma anche di quei personaggi che si rivolgono agli ospedali e poi si scagliano contro, fomentati da chi vede negli operatori della Sanità pubblica gli unici responsabili di questo degrado. Gli infermieri sono stati sempre in prima linea. Gli infermieri continueranno ad essere in prima fila ma gli infermieri cercano risposte ancora oggi a quelli che sono i nuovi percorsi da attivare anche negli ospedali.

Abbiamo infermieri che hanno capacità manageriali, che potrebbero gestire molti processi e fare in modo di recuperare altre figure professionali. Ci aspettiamo di essere convocati ai tavoli per poter dire anche la nostra.

Prima di tutto, ad ogni modo, si metta ognuno al proprio posto, nel rispetto delle competenze acquisite che oggi sono un patrimonio anche per la stessa azienda. In ultimo ci piacerebbe che gli utenti che beneficiano delle competenze e delle prestazioni dei sanitari avessero maggiore rispetto di chi, in quel momento, sta cercando di dare risposte ai bisogni dei pazienti e sostegno alle moltitudine di richieste da parte dei parenti. (fs)

[Fausto Sposato è presidente dell’Ordine Professioni Infermieristiche Cosenza]

 

L’OPINIONE / Carmelo Gullì: «Il vero mandante delle morti sul lavoro è lo Stato»

di CARMELO GULLÌ – Le morti sul lavoro hanno un mandante: lo Stato. La vita dei lavoratori vale poco per i facili guadagni di imprenditori senza scrupoli che, grazie alle leggi libertine di questo Paese, lucrano sulla formazione e soprattutto sulla sicurezza.

Rendere sicuri i cantieri e luoghi di lavoro ha un costo. Lucrare sulla sicurezza è un delitto. Lo Spi Calabria è stato ed è sempre accanto ai lavoratori che lottano per i loro diritti.

Il rammarico e il dolore che accompagnano ogni episodio di cronaca che vede lavoratori e lavoratrici vittime di incidenti o che perdono la vita mentre compiono il loro dovere per potere mantenere le proprie famiglie non basta. Il lavoro è un diritto, ma anche dignità e la dignità passa obbligatoriamente dal diritto alla salute e alla sicurezza, altrimenti non può definirsi tale.

Ci auguriamo che ci sia un chiaro segnale di adesione allo sciopero di oggi e che Governo e imprenditori rispondano con maggiore senso di responsabilità e modifiche di norme che, spesso, anziché garantire la sicurezza la rendono ancora più fragile e vulnerabile. (cg)

[Carmelo Gullì è segretario generale Spi Cgil calabria]

L’OPINIONE / Giuseppe Falcomatà: Sindaci e Comunità reclamano il diritto alla mobilità sicura e moderna

di GIUSEPPE FALCOMATÀ – Non basta un progetto di fattibilità. Bisogna correre, andare avanti, fare qualcosa in più per la Statale 106 e per questi 147 chilometri di territorio dove vivono e operano cittadini, sindaci, calabresi che reclamano diritti, sicurezza e sviluppo.

Ringrazio la triplice sindacale per aver alzato l’attenzione su un problema sentito e reale in una parte importante della regione. Con questa manifestazione i sindaci del territorio chiedono un’assunzione di responsabilità alla Regione e all’Anas affinché il progetto di ammodernamento veda finalmente la luce. Le risorse ci sono e, se del caso, si devono adeguare alla particolare congiuntura economica e all’aumento dei prezzi e dei materiali. È bello che la mobilitazione odierna coinvolta, contemporaneamente, diverse province calabresi perché la voce unitaria delle comunità è sempre più forte.

Mentre noi siamo qui a manifestare, una delegazione di consiglieri regionali del reggino, con in testa l’onorevole Giovanni Muraca, si trova negli uffici della Regione Calabria, a Catanzaro, per verificare la situazione e procedere in maniera coordinata e sinergica.

Mi auguro e ne sono convinto che, questo spirito, in cui prevalgono gli interessi del territorio, prosegua anche rispetto all’autonomia differenziata, un altro importante tema da affrontare e contrastare con quanti hanno il dovere di difendere il comprensorio. Diventando legge, questa riforma creerebbe una spaccatura ed un divario insanabile con le regioni del Centro-nord. A quel punto, sarebbe inutile parlare di infrastrutture e progetti di sviluppo di un territorio che il Governo vuole diviso. (gf)

[Giuseppe Falcomatà è sindaco di Reggio Calabria]