L’OPINIONE / Emilio Errigo: A Crotone sarà firmato il “Manifesto della Fede, Ambiente e Lavoro onesto per tutti”

di EMILIO ERRIGOSarà firmato a Crotone il Manifesto della Fede, dell’Ambiente e del Lavoro. La città di Pitagora sarà per i Meridionalissimi d’Italia, come la Ventotene del Sud, un’isola ideale dove la forza universale della fede, il bisogno sempre più avvertito di ambiente salubre, saranno i due elementi propulsivi per generare forza lavoro onesta, generalizzata e sicura, almeno per i prossimi decenni.

Si dice, e pare che sia vero, che non tutti i mali vengono per nuocere, così come è vero il detto antico che narra «chi prima inizia è già a metà dell’opera».

Crotone si troverà in futuro, a vivere anni di alta congiuntura economica e ambientale, perché non sarà certo necessario che lo dica io, dove la fede è forte, la solidarietà umana diventa forza lavoro, economica e sociale, sia verso i più fortunati, che nei confronti degli ultimi, i più indifesi e i fragili.

Nei giorni scorsi sono stato invitato a Crotone, prima da un incontro con i vertici regionali e provinciali di Ance; a seguire ho partecipato ad un evento organizzato da FenImprese, Cisl, Cgil e Uil, in cui erano presenti il Presidente del Consiglio Regionale della Regione Calabria, Filippo Mancuso, il consigliere regionale Antonello Talerico, in rappresentanza del Presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, il sindaco di Crotone, Enzo Voce, il Presidente della Provincia, Sergio Ferrari, il Presidente dell’Ordine Nazionale dei Geologi, Franco Violo, i Presidenti degli Ordini Professionali, Imprenditori, Rappresentanti del Presidente delle Camera di Commercio Catanzaro, Vibo Valentia e Crotone, Pietro Falbo, Confindustria, il Segretario Generale della Uil Crotone, Fabio Tomaino, moltissimi giornalisti, artigiani e molta altra gente interessata ai lavori.

Nel corso dei lavori sono intervenute in video collegamento da Roma, la vice ministro, Vannia Gava e la sen. Tilde Minasi, le quali hanno voluto lasciare ai presenti un loro video-messaggio ben augurante a proseguire senza tentennamenti o ritardo alcuno sulla strada della bonifica.

Dopo aver ricevuto una importante e molto gradita telefonata da parte del Signor Prefetto della Provincia di Crotone, Franca Ferraro, sempre molto puntuale, attenta e presente, all’interno della vita reale della Comunità Territoriale Provinciale di Sua competenza, la quale mi ha chiesto con la nota determinazione, come proseguono i lavori della Struttura Commissariale, a beneficio della tanto attesa bonifica e recupero ambientale delle aree del Sin di Crotone.  

Prima di recarmi presso le sedi dove si sono tenuti gli eventi, il buon Dio mi ha guidato verso la sede della Curia Diocesana Arcivescovile di Crotone e Santa Saverina, dove sono stato accolto con grande umanità e spiritualità dall’Arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta

Invito tutti i lettori di trovare il tempo necessario, per consultare il ben strutturato sito della Curia Diocesana; navigando troverete informazioni utili per comprendere quanto cose belle, ricche di umanità in cammino, vengono assicurate concretamente ai figli di nessuno e i primi degli ultimi.

La mia innata curiosità mi ha spinto di chiedere di saperne di più, così ho chiesto informazioni dirette al nostro Arcivescovo, il quale non si è certo limitato nel raccontarmi quante iniziative pro primi e ultimi, vedono impegnati gli Uomini e le Donne della Madre Chiesa di Crotone e Santa Severina.

Ho conosciuto la mamma e la sorella del Vescovo, le quali non lesinano lavoro e molta dedizione personale a favore della Comunità Cristiana e Religiosa di Crotone e non solo.

Con l’Arcivescovo Don Angelo, ho parlalo di lavoro, del passato, presente e futuro, delle complesse e complicate realtà ambientali della città e Provincia di Crotone, una realtà ambientale che porterà benessere e lavoro in un territorio maltrattato per molti e molti decenni. 

Non è mancato il commento alle due Encicliche di Papa Francesco, “Laudate Si e Laudate Deum”, libri preziosi e neanche costosi che vi invito a leggere con calma e attenzione.

Poi ci siamo ritrovati assieme tra la Comunità degli imprenditori, industriali e lavoratori.  

I lavoratori del Mare e della Terra, sono la forza sana e sanificante della natura, veri difensori e protettori dell’ambiente terrestre e marittimo.

È bene sapere che a Crotone, il lavoro notoriamente duro del contadino e del pescatore, dell’artigiano, dell’imprenditore agricolo e della pesca, sono più faticosi e per questo i frutti della terra e le risorse ittiche del mare, valgono molto di più, rispetto alle altre realtà regionali.

A breve inizieranno a Crotone, come ho assicurato al Signor Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Crotone, il dott. Giuseppe Capoccia, entro e non oltre 6 mesi, le operazioni di bonifica e recupero ambientale dei territori contaminati del Sito di Interesse Nazionale (SIN), dei fiumi, torrenti, canali, porto commerciale e mare di Crotone, così come è già avvenuto per la bonifica e riqualificazione ambientale degli ex siti contaminati di Cassano allo Ionio e Cerchiara di Calabria. 

Tali attività, attuate con risorse finanziarie pubbliche e private rilevanti saranno impiegate sul territorio di Crotone e Provincia con mezzi tecnologici messi in campo, sia dalla Struttura Commissariale, che da Eni Rewind S.p.A. e Edison S.p.A., per iniziare e ultimare la bonifica nei previsti tempi tecnici necessari per la realizzazione degli interventi. 

Come più volte ho sostenuto, non risparmierò le mie energie psicofisiche, adoperandomi in tal senso per conseguire tanti, piccoli o grandi obiettivi ad alto tornaconto economico, ambientale e occupazionale, a beneficio in primis degli abitanti e residenti nei vasti territori fertili e ricchi di fede, della città pitagorica e dei 27 Comuni della Provincia di Crotone. 

A Crotone, è bene che tutti siano consapevoli, che con la cooperazione a somma positiva, vincono tutti, nessuno escluso. 

 (Emilio Errigo, attuale Commissario Straordinario Delegato per gli interventi di bonifica e recupero ambientale del SIN di Crotone-Cassano e Cerchiara)

L’OPINIONE / Gianni Papasso: Siamo al lavoro in difesa dell’ambiente e di Marina di Sibari

di GIANNI PAPASSO – Alla Bit di Milano, che si è da poco conclusa, ho partecipato ad un panel che si è tenuto allo stand di Calabria Straordinaria e dove si è affrontato il tema Tutela del patrimonio naturale e turismo sostenibile nelle aree protette. Parlando di Parchi e Riserve naturali, sono intervenuto per portare all’attenzione dei relatori la Riserva naturalistica della Foce del Fiume Crati. Ho parlato anche dell’Area Sic, sito di interesse comunitario Natura 2000, che abbiamo sempre a Sibari, dove nidifica la Cicogna bianca, dove sosta il Fratino e dove depone le sue uova la tartaruga Caretta Caretta, che deve essere anch’essa necessariamente tutelata e promossa. Il mio intento era quello di sollecitare in tal senso la Regione Calabria.

Perché tutto questo? Perché da tempo mi sto battendo contro le ingiustizie degli attentati all’ambiente. A Marina di Sibari in piena area Sic Natura 2000 che cosa è accaduto? Pare che per realizzare delle infrastrutture siano state abbattute centinaia di piante: è sparita una intera area di macchia mediterranea. Quando sono intervenuto denunciando il tutto sono stato etichettato come il mostro, come colui il quale deve ricevere infamie, colui il quale deve ricevere colpi su colpi per distruggerne le qualità politiche, amministrative e anche morali.

Ma allora è giunto il momento di fare chiarezza e raccontare al cittadino cosa è avvenuto in questa area. Come dimostrano le immagini allegate, partiamo dal giugno 2012 quando sono stato eletto sindaco per la prima volta; la stessa area la riprendiamo quando ancora sono sindaco nell’aprile del 2016 poco prima che io venissi mandato a casa per le firme di quei consiglieri che andarono dal notaio, e la situazione è ancora immutata. Passiamo ora al 2019 quando io non sono sindaco perché il consiglio comunale nel novembre del 2017 viene sciolto per presunte infiltrazioni mafiose (poi dalle inchieste risultate non esserci) e il comune è guidato per 2 anni da una commissione straordinaria.

Precisamente dalla slide riferita all’ottobre del 2019, al posto di un pezzo intero di macchia mediterranea compaiono delle strutture balneari. Con un importante danno anche all’ecosistema e alla fauna. Ancora, a maggio del 2022 quando sono sindaco, invece, si inizia a sbancare un’altra area sottostante. A quel punto interveniamo, intervengono anche i Carabinieri forestali e il magistrato dapprima sequestra l’area e poi la dissequestra consegnandola al sindaco per proteggerla e favorire la vegetazione spontanea. Qualcuno mi suggerì di dire che quegli alberi erano caduti per colpa del vento. Avrei dovuto dire una infamità e raccontare una bugia ai miei cittadini nonostante le immagini realizzate all’epoca mostrino chiaramente come gli alberi siano stati tagliati da qualcuno. Parliamo di un’area grande quanto un campo sportivo. Cosa è accaduto? Non lo so di preciso, probabilmente si stava preparando un parcheggio a servizio del lido ma saranno gli inquirenti e le indagini a dircelo con certezza.

Intanto ci siamo opposti, abbiamo detto che questo non era possibile e che quest’area ricadente in zona protetta Sic Natura 2000 è del cittadino. Un’area dove nidificano il fratino, la cicogna bianca, la tartaruga Caretta Caretta e cresce il giglio di mare: tutte specie protette. Ma ad un certo punto ancora, non sappiamo cos’altro è accaduto e questa estate si è bruciato tutto: ettari e ettari di macchia mediterranea dati alle fiamme. Vederlo dall’alto oggi, anche a distanza di mesi, è ancora un colpo al cuore nostro, della natura e dell’intera comunità.

Io ho chiesto e chiedo con forza e determinazione che gli organi dello Stato facciano chiarezza e individuino coloro i quali sono stati i responsabili di questo scempio, di questo disastro ambientale compiuto nei confronti di Marina di Sibari, dell’ambiente e della natura perché i responsabili devono pagare. Io non ce l’ho con nessuno anche perché se conoscessi i nomi li avrei già fatti però auspico che le forze dell’ordine che hanno tanti mezzi e tanti modi per indagare vadano fino in fondo per capire cosa è successo in questa bellissima area. Forse per queste cose, per questa denuncia, sono costantemente, continuamente infangato e diffamato e forse questo modus operandi continuerà ma non mi interessa niente. Quando si crede in qualcosa e si fanno battaglie bisogna sfidare tutti e non mi lascio intimorire da nessuno affinché si faccia piena luce su quanto accaduto in questa area di Marina di Sibari. (gp)

[Gianni Papasso è sindaco di Cassano allo Ionio]

L’OPINIONE / Nicola Fiorita: Creare un sistema ospedaliero universitario policentrico

di NICOLA FIORITA – L’assetto logistico e urbanistico delle strutture ospedaliere del Capoluogo dovrà essere sancito da un solenne accordo di programma tra Comune, Regione, Umg, Provincia che preveda anche la dotazione infrastrutturale. Non dovranno esserci fughe in avanti , iniziative scollegate , ma ci sarà bisogno di una visione di insieme che solo il Consiglio Comunale, per le sue prerogative in materia di governo del territorio, potrà garantire in uno spirito di leale collaborazione con le altre istituzioni interessate.

Soluzioni parziali e affrettate potrebbero favorire un disegno disorganico, come la concentrazione intensiva di tutte le principali attività ospedaliere a Germaneto che si tradurrebbe in uno smantellamento del “Pugliese”. È del tutto evidente che la vaga ipotesi di una Casa della Salute a viale Pio X è troppo debole e potrebbe rivelarsi, da sola, una scatola vuota. I muri e le siringhe non bastano, ci vogliono le funzioni, i medici, gli infermieri, le tecnologie. Premetto che ritengo molto utile l’attività che sta svolgendo il presidente del Consiglio regionale Filippo Mancuso volta a mettere ordine nella ragnatela dei finanziamenti, alcuni stanziati e mai utilizzati da diciassette anni e altri condizionati alle dinamiche dell’Inail.

Un sistema ospedaliero universitario policentrico

Il modello che proporremo, con le integrazioni migliorative che sicuramente verranno dal Consiglio comunale,  è quello di un Sistema Ospedaliero Universitario Policentrico imperniato su tre pilastri, armonicamente collegati e integrati, come avviene in tante importanti realtà italiane come Torino e Verona, giusto per fare qualche esempio. Si tratta nei fatti dell’articolazione funzionale della nuova azienda “Renato Dulbecco”: il Policlinico Universitario con il secondo Pronto Soccorso; il presidio “Pugliese” che deve mantenere un certo numero di reparti e unità operative e, negli spazi che si renderanno disponibili, la Casa della Salute con i suoi poliambulatori e una quota di laboratori e aule della facoltà di Medicina; il Polo Oncologico del “Ciaccio” che va potenziato e incanalato verso il riconoscimento a IRRCS. Si aggiunge ovviamente il Polo Direzionale e Amministrativo del Mater Dei. I soldi che si renderanno man mano disponibili, quasi certamente con modalità tempistiche differenti (parliamo di oltre 260 milioni di euro) dovranno essere spesi all’interno di questa visione. Importantissima la questione delle infrastrutture , assolutamente indispensabili per rendere efficiente e produttivo il sistema.

Mi riferisco alla strada di collegamento rapido tra la tangenziale ovest e il Policlinico che abbatterebbe i tempi di percorrenza che oggi sono di 25 minuti per 15 chilometri. Ma mi riferisco anche all’interessante progetto illustrato da Michele Traversa per la realizzazione di 750 posti auto in multipiano tra il “Pugliese” e il “Ciaccio” (parcheggi anche a servizio dello stadio Ceravolo) e/o all’ipotesi di un parcheggio multipiano sull’area risultata dalla demolizione del muro di viale Pio X, di cui abbiamo già discusso con le istituzioni competenti. Mi riferisco anche ad una bretella che garantisca un collegamento rapidissimo tra la parte est della città e la zona del Pugliese (nonché dello stadio) di cui stiamo ultimando la progettazione.

E infine mi piace molto l’idea di una connessione diretta del “Pugliese” con il parco della biodiversità che ne farebbe uno degli ospedali più verdi d’Italia. Necessario, e anche di questo abbiamo già iniziato la discussione con gli organi competenti, anche prevedere piattaforme per l’elisoccorso a servizio di Policlinico e “Pugliese” e ” Ciaccio”. Una visione d’insieme, con ogni tassello al suo posto, per una grande sanità al servizio di una Grande Catanzaro. (nf)

[Nicola Fiorita è sindaco di Catanzaro]

L’OPINIONE / Franz Caruso: Basta annunci sul trasporto pubblico locale regionale

di FRANZ CARUSO – La Regione Calabria comunica di importanti intese raggiunte per la realizzazione di servizi coordinati  treno – bus, fra Trenitalia regionale e Ferrovie della Calabria, mirate a migliorare l’accessibilità attraverso l’intermodalità, oltre che per i principali attrattori anche verso i numerosi siti regionali di interesse culturale e turistico.

In realtà si tratta del progetto “stazioni virtuali” già in essere fin dal  2018  per alcuni collegamenti. Bene, pertanto, l’opera in continuità con le amministrazioni precedenti, ma, appunto, non è una novità, che comunque presenta già significative criticità.  Prima  fra tutte il fatto che i servizi bus di tpl in Calabria non sono effettuati nei giorni di domenica e festivi, verosimilmente i più importanti ai fini della mobilità turistica, salvo che siano stati autorizzati nottetempo unitamente al reperimento delle necessarie  risorse. Al di là degli annunci, comunque, sarebbe interessante sapere se trattasi di servizi bus aggiuntivi ovvero, un coordinamento coi servizi tpl, che notoriamente vengono ridotti nei periodi non scolastici e festivi, e che seguono dinamiche proprie difficilmente integrabili sempre, se non con azioni di potenziamento economicamente rilevanti.

Nelle scelte di merito, poi, meraviglia molto il come la Regione non abbia in questa occasione pensato di istituire un servizio ordinario bus che colleghi con regolarità Cosenza e Rende con  la Frecciarossa Trenitalia, che ferma a Torano in transito da e per Sibari e molto frequentata.
In realtà per sviluppare  strutturalmente il turismo in Calabria in modo efficace e stabile, e al  di la degli slogan e della vendita di illusioni,   il Presidente Occhiuto farebbe molto meglio a rivedere il suo inopinato disinteresse verso la realizzazione dell’alta velocità ferroviaria Salerno-Reggio, svendendo il futuro della nostra terra a scelte meramente tecniche e prive di visione che ne snaturano il tracciato previsto e ne mettono a rischio la realizzazione stessa a causa della mancata integrazione delle risorse originariamente previste. Importante, sarebbe, inoltre, mettersi in gioco realmente per ottenere il potenziamento, e non già la continua riduzione, dei collegamenti aerei internazionali guardando, a 360 gradi dai nostri aeroporti vista la preziosa posizione della Calabria dal punto di vista geografico. È sotto gli occhi di tutti, infine, la necessità di una effettiva riqualificazione del tratto autostradale Cosenza-Altilia, dando assicurazione pubblica sulla certezza dei tempi e sul fatto che gli oltre due miliardi di cui si parla con Anas non siano   un semplice numero ma uno  stanziamento reale  e disponibile poiché supportato  da concreta e puntuale attività progettuale svolta.
Sono convinto che la Calabria non ha bisogno di annunci e propaganda di dettaglio, ma di una visione, di infrastrutture importanti, di risorse aggiuntive e di strategia orientata alla coesione e alla condivisione  e non già ai campanilismi ed al disinteresse. (fc)
[Franz Caruso è sindaco di Cosenza]

L’OPINIONE / Giusy Iemma: Serve battaglia congiunta tra istituzioni contro ogni forma di violenza

di GIUSY IEMMA – In occasione della giornata contro il bullismo e cyberbullismo, non riesco a porre una riflessione solo nelle vesti di amministratrice di Catanzaro, ma sento il bisogno di farlo anche come madre e cittadina impegnata nella lotta per un futuro migliore per le nostre giovani generazioni. Il bullismo è una piaga sociale che mina l’integrità e il benessere dei nostri adolescenti e giovani, creando un profondo disagio che spesso si trasforma in ferite incancellabili, come il caso di Davide Ferrero ci ha dimostrato. Alla sua famiglia vorrei dedicare un pensiero e la solidarietà per un evento tragico che, a 18 mesi dall’accaduto, continua a scuoterci.

In questo giorno di riflessione, è fondamentale riconoscere che la responsabilità di contrastare il bullismo e il disagio giovanile non ricade su un singolo individuo o entità, ma è una responsabilità collettiva che ci coinvolge tutti. È imperativo che ogni livello della società, dalle famiglie alle scuole, dalle istituzioni religiose ai servizi sociali, si unisca in un fronte comune per affrontare questa sfida con determinazione e impegno concreto.
Come amministrazione comunale, dobbiamo impegnarci a promuovere iniziative ed educare la nostra comunità sull’importanza della legalità, della prevenzione e del sostegno alle vittime del bullismo. Tuttavia, la nostra azione da sola non è sufficiente. È necessario che ogni famiglia, ogni scuola, ogni presidio educativo e ogni organizzazione giovanile diventi un baluardo contro il bullismo, fornendo un ambiente sicuro e supportivo in cui ogni giovane possa crescere e svilupparsi in modo sano e sereno.
Dobbiamo assumerci la responsabilità collettiva di guidare una generazione di adolescenti e giovani verso un futuro in cui il rispetto reciproco e l’empatia siano i pilastri della nostra convivenza. Insieme, possiamo fare la differenza. Insieme, possiamo garantire che nessun giovane debba mai sentirsi solo, incompreso o minacciato. (gi)
[Giusy Iemma è vicesindaca di Catanzaro]

L’OPINIONE / Giacomo Saccomanno: Si parla di libertà di stampa e poi manca la pluralità di notizie

di GIACOMO SACCOMANNONon è polemica, ma solo una presa d’atto. Quando si parla di problemi seri e di interventi precisi qualche testata fa finta di non vedere. Con l’evidente conseguenza che viene ad essere violata la corretta informazione. Certamente, ognuno pubblica quello che ritiene più conveniente, ma questa non è, sicuramente, consona a quella libertà di stampa che dovrebbe consentire una partecipazione collettiva. Sulla autonomia differenziata pochi hanno letto il testo di legge approvato al Senato e che, ancora, deve fare un percorso molto lungo. Ma, a sparare nel mucchio fa sempre clamore!

Lo schiamazzo mediatico, però, non è una corretta informazione e tende a depistare la verità. Il Sud e l’Italia intera hanno necessità di migliorare e di utilizzare al massimo le poche risorse esistenti per cercare di eliminare quel divario sussistente tra il Nord ed il Sud. La cosiddetta “Questione meridionale” che non è stata mai correttamente affrontata e risolta, pur essendo decorsi decenni che hanno solo peggiorato la situazione.

Il Sud e la Calabria, in particolare, sono agli ultimi posti in tutte le classifiche attuali. Senza aggiungere la incapacità di utilizzare adeguatamente i fondi comunitari e la continua restituzione degli stessi. Circostanze queste innegabili e che dimostrano di come il Sud e la Calabria siano state gestite malamente e che questo andazzo non è stato mai corretto: tante dichiarazioni di intenti, ma nessuna misura reale ed incisiva.

Si è già detto, ma si deve ribadire per amore di verità: «Nel 2001 la sinistra decide di approvare una riforma per applicare il dettato costituzionale e dopo oltre 20 anni il Parlamento approva al Senato il disegno di legge presentato dal Governo (A.S. 615), che costituisce l’attuazione dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, in tema di c.d. regionalismo differenziato. Da tempo, infatti, si è ritenuto (e questo Governo ha confermato questa posizione fin dal suo insediamento) che la disposizione costituzionale abbia bisogno di una attuazione da parte di una fonte legislativa. E, comunque, il testo originario di legge è stato ampiamente modificato dal Senato, che ha recepito numerosi emendamenti anche delle opposizioni».

«E, invero, l’obiettivo principale del disegno di legge è la definizione della procedura che porta all’adozione della legge rinforzata di approvazione dell’intesa fra Stato e Regione interessata concernente ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia. Il disegno di legge, poi, detta norme per il trasferimento delle funzioni (art. 4), per l’attribuzione di risorse finanziarie, umane e strumentali (art. 5), per l’attribuzione di funzioni agli enti locali (art. 6), per la durata nel tempo delle intese (art. 7) e per il monitoraggio (art. 8). Infine, il disegno di legge persegue finalità più ampie, di attuazione complessiva del Titolo V della Costituzione, a riprova del fatto che l’art. 116, terzo comma, Costituzione è, in realtà, il “motore” per il completamento di alcuni istituti costituzionali di primaria importanza. È di indispensabile importanza, al contrario di quello che viene affermato dalla sinistra e, dispiace, anche dalla Chiesa, l’articolo 2, che attribuisce al Governo una delega legislativa, da esercitarsi entro ventiquattro mesi, per la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali (Lep) nelle materie interessate dall’autonomia differenziata».

«Finalmente, dopo oltre 22 anni, si potrà iniziare un percorso serio e concreto per cercare di eliminare il divario esistente, con individuazione delle risorse necessarie. Il problema sarà avere degli amministratori capaci, poi, di utilizzare le risorse e mettere in atto quel piano straordinario per colmare l’attuale deficit esistente. E qui che si misurerà la capacità della Calabria e del Sud di riuscire, finalmente, ad essere concreti e adeguati. La Lega è pronta a confrontarsi con tutti per dimostrare la bontà dell’iniziato percorso, purché gli interlocutori studino e possano, con un dialogo corretto, apportare anche miglioramenti al disegno di legge. Il resto è solo una “menzogna” gridata per interessi partitici e non, invece, per la crescita economica e sociale del Mezzogiorno».

Ebbene, pochi conoscono il testo di legge e, comunque, non si può accettare che il presidente dell’Anci Calabria, possa affermare una posizione negativa senza aver affrontato seriamente il problema. Comprendiamo che la maggioranza dei sindaci, per ignoranza o tendenziosità, contrasta l’autonomia differenziata, ma questo non può accettarsi da chi è stata eletta nel Cd. Ci dispiace che la Succurro non si renda conto di quello che ha detto e della evidente poca conoscenza della materia. Come già ribadito la Lega è disponibile a qualsiasi confronto serio per far comprendere di cosa si sta parlando. E la Succurro sa come incontraci per un confronto serio e sereno nell’interesse esclusivo della comunità calabrese e del Sud. (gs)

[Giacomo Saccomanno è commissario regionale della Lega]

L’OPINIONE / Giacomo Saccomanno: Tutti tuonano contro l’autonomia, ma forse non hanno letto il testo

di GIACOMO SACCOMANNO – Il Sud e l’Italia intera hanno necessità di migliorare e di utilizzare al massimo le poche risorse esistenti per cercare di eliminare quel divario sussistente tra il nord ed il sud. La cosiddetta “Questione meridionale” che non è stata mai correttamente affrontata e risolta, pur essendo decorsi decenni che hanno solo peggiorato la situazione.

Il Sud e la Calabria, in particolare, sono agli ultimi posti in tutte le classifiche attuali. Non esiste settore nel quale il sud primeggia o si trovi in posizione utile. Ogni programma di sviluppo per la Calabria è fallito e non vi è stato alcun miglioramento. Decenni di amministrazione del tutto negativa, che non ha portato nulla di buono e che ha costretti i meridionali ad espatriare per trovare lavoro, per potersi curare, per poter inserirsi positivamente nel settore industriale o altro. In sostanza, un fallimento di una classe dirigente e della loro capacità di apportare elementi concreti e positivi allo sviluppo del sud. Senza aggiungere la incapacità di utilizzare adeguatamente i fondi comunitari e la continua restituzione degli stessi.

Circostanze queste innegabili e che dimostrano di come il sud e la Calabria siano state gestite malamente e che questo andazzo non è stato mai corretto: tante dichiarazioni di intenti, ma nessuna misura reale ed incisiva. Nel 2001 la sinistra decide di approvare una riforma per applicare il dettato costituzionale e dopo oltre 20 anni il Parlamento approva al Senato il disegno di legge presentato dal Governo (A.S. 615), che costituisce l’attuazione dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, in tema di c.d. regionalismo differenziato. Da tempo, infatti, si è ritenuto (e questo Governo ha confermato questa posizione fin dal suo insediamento) che la disposizione costituzionale abbia bisogno di una attuazione da parte di una fonte legislativa.

E, comunque, il testo originario di legge è stato ampiamente modificato dal Senato, che ha recepito numerosi emendamenti anche delle opposizioni. E, invero, l’obiettivo principale del disegno di legge è la definizione della procedura che porta all’adozione della legge rinforzata di approvazione dell’intesa fra Stato e Regione interessata concernente ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia. Il disegno di legge, poi, detta norme per il trasferimento delle funzioni (art. 4), per l’attribuzione di risorse finanziarie, umane e strumentali (art. 5), per l’attribuzione di funzioni agli enti locali (art. 6), per la durata nel tempo delle intese (art. 7) e per il monitoraggio (art. 8). Infine, il disegno di legge persegue finalità più ampie, di attuazione complessiva del Titolo V della Costituzione, a riprova del fatto che l’art. 116, terzo comma, Costituzione è, in realtà, il “motore” per il completamento di alcuni istituti costituzionali di primaria importanza.

È di indispensabile importanza, al contrario di quello che viene affermato dalla sinistra e, dispiace, anche dalla Chiesa, l’articolo 2, che attribuisce al Governo una delega legislativa, da esercitarsi entro ventiquattro mesi, per la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali (Lep) nelle materie interessate dall’autonomia differenziata. Finalmente, dopo oltre 22 anni, si potrà iniziare un percorso serio e concreto per cercare di eliminare il divario esistente, con individuazione delle risorse necessarie.

Il problema sarà avere degli amministratori capaci, poi, di utilizzare le risorse e mettere in atto quel piano straordinario per colmare l’attuale deficit esistente. E qui che si misurerà la capacità della Calabria e del Sud di riuscire, finalmente, ad essere concreti e adeguati. La Lega è pronta a confrontarsi con tutti per dimostrare la bontà dell’iniziato percorso, purché gli interlocutori studino e possano, con un dialogo corretto, apportare anche miglioramenti al disegno di legge.

Il resto è solo una “menzogna” gridata per interessi partitici e non, invece, per la crescita economica e sociale del Mezzogiorno. (gs)

[Giacomo Saccomanno è commissario regionale della Lega]

L’OPINIONE / Giuseppe Campana: Il taglio selvaggio degli alberi minaccia l’ambiente

di GIUSEPPE CAMPANA – Nella pittoresca e suggestiva regione italiana della Calabria, cittadine come Rende, Pizzo, Colosimi, Vibo, Crotone e Serra San Bruno sono solo alcune delle tante località teatro di un fenomeno preoccupante: il taglio selvaggio di alberi. Questa pratica, che ha assunto proporzioni disastrose, sta causando un grave impatto sull’ambiente locale. Nonostante gli sforzi dei Carabinieri nel contrastare queste attività illegali, l’azione umana irresponsabile continua a depredare le preziose risorse naturali della nostra terra. È urgente che la comunità locale prenda coscienza di questo problema e si mobiliti per fermare il degrado ambientale in corso.

La Calabria, con la sua ricchezza naturalistica unica, merita di essere preservata per le generazioni future. L’ecosistema calabrese è caratterizzato da una varietà di specie vegetali e animali, molte delle quali sono a rischio estinzione a causa della deforestazione indiscriminata. Alberi secolari vengono abbattuti senza alcuna considerazione per la loro importanza ecologica e il ruolo che svolgono nel mantenimento dell’equilibrio ambientale. Le conseguenze di questa pratica sono molteplici e preoccupanti. In primo luogo, il taglio selvaggio di alberi comporta una perdita irreparabile della biodiversità. Le foreste calabresi sono habitat per numerose specie di flora e fauna, molte delle quali esclusive di questa regione. La loro distruzione mette a rischio la sopravvivenza di queste specie, compromettendo l’intero ecosistema.
 In secondo luogo, la deforestazione provoca uno sbilanciamento del ciclo idrologico. Gli alberi, attraverso il processo di evapotraspirazione, contribuiscono alla formazione delle nuvole e alla produzione di pioggia. Senza un numero sufficiente di alberi, la regione rischia di sperimentare una diminuzione delle precipitazioni e un aumento delle temperature, con conseguenze negative sull’agricoltura e sull’approvvigionamento idrico. Infine, il taglio indiscriminato di alberi ha un impatto negativo sulla qualità dell’aria. Gli alberi assorbono anidride carbonica e rilasciano ossigeno, contribuendo a mitigare l’effetto serra e a purificare l’aria che respiriamo.
La loro eliminazione massiccia aumenta la concentrazione di CO2 nell’atmosfera, aggravando il problema del cambiamento climatico e compromettendo la salute delle persone. È fondamentale che le istituzioni locali intensifichino i controlli e le azioni di contrasto contro il taglio selvaggio di alberi. Inoltre, è necessario promuovere una maggiore sensibilizzazione e informazione sulla importanza della conservazione ambientale.
Solo attraverso un impegno collettivo e una coscienza civile diffusa sarà possibile fermare questa devastante pratica e preservare il patrimonio naturale della Calabria. La Calabria è una terra di straordinaria bellezza, con paesaggi unici e una flora e fauna ricche e variegate. È nostro dovere proteggerla e garantire che le future generazioni possano godere di tutto ciò che questa regione ha da offrire. Sono necessarie azioni immediate e concrete per porre fine al taglio selvaggio di alberi e promuovere una gestione sostenibile delle risorse naturali. Il tempo per agire è adesso, per salvaguardare il futuro della nostra amata Calabria. (gc)
[Giuseppe Campana è coordinatore dell’esecutivo regionale di Europa Verde in Calabria]

L’OPINIONE / Alessandra Baldari: Basta aggressioni fisiche e morali ai sanitari

di ALESSANDRA BALDARI – Ennesima aggressione ad una dottoressa di continuità assistenziale, ancora una volta una donna, forse la più traumatica in quanto la dinamica con cui si è consumata sottende il pericolo che si sia trattato di un tentativo di violenza sessuale presso il domicilio del paziente.

Esprimiamo non solo la vicinanza alla giovane dottoressa, ma anche tutta la nostra indignazione e preoccupazione per un gesto vile e inquietante su cui attendiamo che gli inquirenti facciano velocemente chiarezza. Tuttavia riteniamo che non sia più possibile che il personale sanitario della nostra regione sia esposto ad aggressioni ripetute sia nei luoghi in cui si eroga direttamente assistenza, ma anche sulle ambulanze, presso i domicili, ai Cup o ovunque.

È del tutto anomalo e inaccettabile che chi lavora debba provvedere a munirsi di scorta familiare per affrontare un pericolo ipotetico da mettere in conto nell’espletamento di funzioni di cura e assistenza a pazienti che dovrebbero, invece, accogliere l’intervento dei professionisti sanitari come atto salvifico del proprio benessere e della propria salute. Sono necessarie maggiori e diffuse tutele per mettere fine a condizioni di rischio incomprensibili riguardo le professioni sanitarie. Questa che sembra una contraddizione in termini, un paradosso, ha origini che affondano in troppi anni di discredito dei sanitari pubblici vittime piuttosto di non essere messi nelle condizioni di dare risposte ai cittadini.

Diciamo “Basta!” alle aggressioni e non ci “Basta” più la solidarietà e l’indignazione. Riteniamo che chi svolge un lavoro così importante e che sente sulle proprie spalle e sulla propria coscienza la responsabilità dell’altrui benessere debba essere tutelato, fisicamente, moralmente e socialmente. Consideriamo assurde e insensate le polemiche di questi giorni che additano quali “imboscati” i lavoratori e le lavoratrici dichiarati inidonei o parzialmente idonei al ruolo e alla funzione per cui sono stati assunti, con certificati medici specialistici che supportano le decisioni dei medici competenti. Infatti, sarebbe consigliabile, piuttosto che sollevare dubbi e sospetti generici sui “grandi numeri”, provare a comprendere che nelle nostre strutture sanitarie l’età media elevata delle lavoratrici e dei lavoratori dovuta al lungo blocco delle assunzioni, insieme a carichi di lavoro inadeguati, mancati riposi, assenza di sollevatori meccanici per pazienti, sommati alle statistiche delle patologie che esistono mediamente nella popolazione ( non risulta che i sanitari abbiamo un dna diverso o sistemi immunitari rinforzati), sono tutte cause che concorrono a creare fragilità o inidoneità al ruolo delicato e impegnativo da svolgere.

In sintesi, sarebbe molto più utile provare a comprendere quali siano le condizioni di lavoro, dove insistono i maggiori disagi e quali conseguenze una cattiva qualità di date condizioni riverbera sui pazienti una assistenza insoddisfacente che, a volte, genera insofferenza e violenza. Intendiamo sottolineare che non saremo mai paladini di chi ha perpretrato abusi o ha approfittato di posizioni funzionali convenienti per conseguire altri scopi, quelli vanno certamente corretti.

Alimentare però sospetti diffusi, danneggia la già difficile condizione di chi svolge un lavoro”usurante”, impegnativo e di grande responsabilità fondato su un affidamento fiduciario ineludibile e lo fa ancora con mezzi insufficienti, poche risorse e un salario inadeguato. Siamo pienamente convinti che vada sostenuto e difeso il Servizio Sanitario Pubblico, essenziale per garantire il diritto universale alla salute, per farlo non si può che partire dalle donne e dagli uomini che erogano i servizi e le prestazioni, tutelandone la sicurezza e la salute, migliorando le condizioni di lavoro e i salari ed evitando di alimentare narrazioni negative che allontaneranno definitivamente molti dall’intraprendere professioni bellissime, almeno qui in Calabria.  (ab)

[Alessandra Baldari è segretaria generale di Fp Cgil Calabria]

L’OPINIONE / Giusi Princi: Taurianova Capitale del Libro significherebbe affidare a lettura riscatto della Regione

di GIUSI PRINCI – La Regione Calabria favorisce e sostiene tutti gli impulsi del territorio atti a promuovere l’istruzione, la cultura e dunque, indirettamente, la socialità e l’immagine positiva delle proprie realtà. Pertanto, l’iniziativa del Comune di Taurianova di candidarsi a capitale italiana del libro non può che vederci in prima linea a supporto di questa azione. E siamo orgogliosi che abbia già superato le preselezioni del Ministero, rientrando tra le cinque finaliste. Restiamo quindi in trepidante attesa, speranzosi che la città, già famosa per l’infiorata, possa aggiungere un altro fiore al suo occhiello.

Quello ottenuto fin qui è già un ottimo risultato, sintomo che il progetto è solido e ben radicato nei valori che la manifestazione nazionale intende. Calabria è sinonimo di storia, di cultura. Da sempre. Strumenti che dobbiamo solo imparare a valorizzare al meglio come volano di sviluppo a 360 gradi. Perché raggiungere un risultato del genere significa anche muovere tutto l’indotto turistico, commerciale, non solo socio-culturale. Pertanto, mi congratulo per lo spirito d’iniziativa avuto dalla ridente cittadina di Taurianova, da sempre molto attiva culturalmente. È questo lo spirito giusto che incarna alla perfezione il modus operandi di una Regione che, col presidente Roberto Occhiuto, ha dato una netta sterzata ad un modo di fare troppo passivo. La Calabria ha bisogno di tutte le sue forze migliori per raccontare di sé la grande voglia di riscatto.

L’auspicio è che sia proprio Taurianova, da tradizione terra di grandi scrittori, intellettuali e poeti, a diventare la Capitale 2024, che vorrebbe dire affidare proprio alla conoscenza, alla cultura, il riscatto di un’intera Regione. Del resto, Taurianova ha una storia consolidata in materia, avviata già nel 2017 con ‘Taurianova Legge’ e implementata, al meglio, fino ai nostri giorni attraverso una serie di iniziative culturali che hanno posto sempre il libro come protagonista assoluto, come motore e chiave del cambiamento di questa importante realtà dell’Area Metropolitana di Reggio e della Calabria tutta. (gp)

[Giusi Princi è vicepresidente della Regione]