L’OPINIONE / Filippo Veltri: Da Cutro a Crotone

di FILIPPO VELTRI – Il 2023 si è chiuso in Calabria nel raggio di una decina di chilometri nel segno più. Finalmente. Era iniziato in quel giorno di febbraio con la tragedia dei migranti morti proprio sulla spiaggia di Steccato di  Cutro. Ma poi era venuta fuori l’anima forte della solidarietà vera concreta fattiva dei crotonesi dei cutresi dei calabresi tutti, che aveva bucato il muro mondiale dell’indifferenza e dato una immagine bella della Calabria. La sera del 31 dicembre il presidente della repubblica Sergio Mattarella nel suo tradizionale messaggio agli italiani a reti unificate non si è dimenticato di Cutro e ne ha fatto cenno, come uno degli esempi positivi dell’Italia nell’anno che ci ha lasciato da poco.

Bene, anzi benissimo perché un conto è la sensazione nostrana e un conto è il riconoscimento a un così alto livello e con quel trasporto non solo emotivo. Poi è iniziato, finito Mattarella, subito dopo lo spettacolo su Rai 1 di Amadeus, con l’Anno che verrà, proprio da piazza Pitagora di Crotone e da lì è venuto un altro momento che possiamo definire positivo non solo di Crotone. Ne ha scritto ieri il direttore Santo Strati, ma è giusto tornarci sulla bella immagine che Crotone e i crotonesi hanno dato, la sera del 31 ma anche nei giorni precedenti. Sarebbe giunta l’ora, dunque, di smetterla con le critiche pretestuose dei soliti saloni radical chic ad esempio sui tanti selfie dei crotonesi con il noto conduttore televisivo! Non hanno patria fenomeni del genere! Se ne facciano una ragione gli intellettuali da poltrona con la puzza sotto il naso o gli odiatori social da tastiera sempre pronti a fare le pulci non avendo nulla da fare evidentemente!

E riflettano bene anche quelli che si lamentano del marketing sulla Calabria andato in onda sulla rete ammiraglia della Rai, che non risolverebbe i nostri problemi etc. etc. ! Per non parlare dei soliti, inutili, patetici lamenti municipalistici di luoghi e città che sarebbero stati trascurati dagli spot televisivi la notte di Capodanno!

Certo che quel programma non risolve i nostri tanti problemi ! Nessuno può sognare che basta una festa di Capodanno da Crotone per risolvere problemi vecchi, drammatici e gravi che hanno nomi e cognomi, storie e geografie che tutti conosciamo. Ma è il problema dell’immagine della Calabria che deve essere portato alla luce e non è affatto secondario, anche rispetto a quelle emergenze, che si accenda una luce diversa, anzi pure una piccola fiammella!

Cutro e Crotone sono un inizio? Forse. Possibile. Auspicabile. Non bastano assolutamente ma, certo, piangersi addosso o recriminare o lamentarsi non può essere lo sport tradizionale preferito a queste latitudini. Cominciare bene dunque il 2024 con un pizzico di positività non sarebbe affatto male. (fv)

L’OPINIONE / Raffaele Serò: Capodanno di Catanzaro una vittoria dell’Amministrazione

di RAFFAELE SERÒ – Festa di Capodanno a Catanzaro: una vittoria dell’Amministrazione capoluogo di regione che ha scelto di essere la provincia calabrese che ha investito di meno ottenendo il massimo risultato e cioè una piazza gremita da circa 12mila persone. Comuni come Corigliano e Cosenza hanno speso centinaia di migliaia di euro, con artisti del calibro di Max Spezzali e Giorgia, ottenendo tuttavia un risultato simile a quello di Catanzaro in termini di pubblico.

Dunque quest’anno, nella nostra città, si è dimostrato in via definitiva che non servono artisti dai costi faraonici che intaccano notevolmente le casse comunali per infiammare le piazze.

Il mio plauso va soprattutto all’assessore Borelli, che ha lavorato alacremente sin dal primo momento e fino alla fine della manifestazione, senza lasciare nulla al caso e nonostante i quotidiani attacchi del tutto gratuiti. Un risultato figlio di una proposta di programma messa in campo da chi si diceva non avesse l’esperienza, eppure si è scelto di puntare su quel programma e di portarlo a vanti e i risultati sono sotto gli occhi tutti.

ùLe ultime settimane sono state caratterizzate da attacchi strumentali da parte di chi diceva di fare opposizione costruttiva ma in realtà ha solo tentato di boicottare il Capodanno, forse senza rendersi conto che chi ne avrebbe subìto un danno sarebbero stati proprio i nostri concittadini, che è nostro compito rappresentare e tutelare nei loro interessi. Ancora oggi i “burloni” dell’opposizione montano critiche fantasiose cercando di farsi beffe di chi lavora ogni giorno per la città, continuando a non capire che non è questa la politica che i cittadini di Catanzaro si aspettano. Basta leggere i commenti ai loro comunicati o i post sui social.

Rinnovo quindi e con ferma convinzione il mio plauso all’assessore Borelli e faccio i miei complimenti a  Roberto Talarico, organizzatore dell’evento. (rs)

[Raffaele Serò è capogruppo di Io scelgo Catanzaro]

L’OPINIONE / Demetrio Delfino: Furto e danneggiamenti all’hub per la Famiglia attacco a persone deboli

di DEMETRIO DELFINO – Nella notte, alcuni balordi hanno fatto irruzione nella sede dell’Hub per la famiglia di Sbarre danneggiando parte della struttura e rubando supporti informatici molto importanti per lo svolgimento delle attività del centro. È un attacco alle persone deboli, ad un presidio di assistenza e supporto ai fragili, voluto fortemente dal sindaco Giuseppe Falcomatà per erogare servizi di informazione e orientamento alle famiglie, sostegno alle competenze genitoriali e sviluppo delle risorse familiari e di comunità. Ma, soprattutto, il Centro di Sbarre, a due anni dalla sua inaugurazione, si è distinto quale punto di riferimento per la città per attenuare il disagio sociale attraverso la promozione del benessere.

Un atto vile e meschino, compiuto nell’arroganza più totale di chi agisce nonostante i numerosi impianti di illuminazione che costeggiano il civico 139 di via Sbarre Inferiori, sede del bene comunale tornato a rivivere, nel 2021, grazie all’utilizzo dei fondi del Pon Metro e diventando uno spazio molto utile alla comunità.

Questo episodio increscioso si inserisce all’interno di un quadro preoccupante che vede i beni pubblici a scopo sociale, presenti sul territorio di Sbarre, finire nel mirino di ignoti criminali. Quanto accaduto all’Hub per le famiglie, infatti, è già successo, ripetutamente, al Centro per anziani di via Graziella.

In questo clima intollerabile, rinnoviamo l’invito alle forze dell’ordine perché riescano, nel più breve tempo possibile, ad identificare i responsabili di azioni così spregevoli che offendono le più basilari regole del vivere civile.
Agli utenti ed agli operatori dell’Hub per la famiglia, ribadiamo tutto il nostro sostegno affinché continuino sulla strada percorsa fino ad oggi e che sta producendo risultati significativi sul piano del welfare cittadino. (dd)
[Demetrio Delfino è assessore al Welfare del Comune di Reggio]

L’OPINIONE / Emilio Errigo: La notte delle fiamme e fuoco di Crotone

di EMILIO ERRIGO – Oggi 27 dicembre 2023, a pochi passi dal nuovo 2024, ho letto , ascoltato, pensieri e parole, sulla storica Notte dei Fuochi di Crotone o meglio dire, quei fatti e atti di reazione e protesta, incontrollata e non più controllabili, che misero ( per quel che leggo) la Città di Pitagora, concretamente a fiamme e fuoco.
La miscela sociale esplosiva, unita da temperatura d’accensione, non disgiunta dai comburenti, disperazione umana e indifferenza politica, fecero il resto mancate alla sommossa popolare degli oramai ex circa 1000 lavoratori che da lì a qualche giorno sarebbero rimasti privi di lavoro, rischioso si, pericoloso anche , faticoso pure, ma sicuramente onesto , sufficiente per vivere e fare vivere con la propria famiglia dignitosamente.
I primi giorni di settembre del 1993, arrivavano via posta al domicilio e residenza dei lavoratori, lettere e telegrammi di licenziamento, per cessata e interrotta attività industriale. Lo sconforto collettivo, apparve nella sua interezza, un vero dramma sociale e famigliare, un atto decisionale unilaterale e antisindacale, forse anche un inatteso atto impreventivo.
Le tensioni della perduta gente, incalzavano e dilagavano a dismisura, in ordine sparso e confusione generale. L’intervento delle Unità Celere Antisommossa delle Forze di polizia, capirono la vera causa , cercando di adoperarsi con tanta buona volontà, per come e quel che potevano, di stemperare le crescenti temperature nel tentativo di alleggerire gli animi incandescenti, con ogni mezzo e riappacificante, calmante, pur di giungere a dissuadere i dimostranti, al fine di assicurare l’ordine e la sicurezza pubblica compromessi dai lavoratori. Atti di contestazione messi in atto dai legittimi protestanti, per cercare di attirare l’attenzione di chi avrebbe dovuto pensarci prima che le lettere di licenziamento fossero state notificate, con raccomandate pervenute e senza firma di ricevuta di ritorno al mittente.
Quanti pianti, disperazione, sconforto, solitudine, disagi psichici, malattia professionali non curate ed molto altro ancora, che per amor di riservatezza privata non si scrisse.
Alcuni anni dopo a distanza di sole tre anni 1993-1996, una disastrosa alluvione abbattutasi su Crotone e non solo, completò l’opera distruttiva di quel poco di lavoro onesto, imprenditoriale, industriale, agricolo e marittimo, che era sopravvissuto. Ora la Città e i Cittadini di Crotone, sono visibilmente tristi e rassegnati al peggio, assuefatti, come se gli antidoti delle brutte esperienze vissute e rivissute negli ultimi 20/30 anni, avessero creato gli anticorpi sociali e psicofisici, per fronteggiare ogni avversità che la furia degli elementi naturali o imprevedibili possa causare in loro danno.
Io che sono un ottimista geneticamente immodificabile, sono sicuro che la città e il Popolo di Crotone, si rialzeranno, sapranno reagire, contribuiranno alla risurrezione, rigenerazione urbana e sociale della loro Crotone, città che oggi sento anche un po’ anche mia.
Tutti i Crotonesi con la C maiuscola e come ripeto spesso, anche con la lettera minuscola, quelli che amano veramente la loro bella Gente di Crotone, devono sapere che il loro tessuto urbano è posizionato su un terreno fertile, ricco di opportunità e grandi potenzialità di crescita e sviluppo economico.
Il benessere c’è occorre cooperare per farlo emergere, farlo conoscere, divulgarlo, con quella umanità e ospitalità accogliente tipica dei Calabresi, così come si fa per prepararsi per un giorno di festa pubblica, ponendosi al cospetto con l’abito più bello e consono per partecipare con animo benevolo alla festa, quella festa che è un atto di Fede e Amore per la città e la bella gente di Crotone.
(Emilio Errigo è il Commissario Straordinario Delegato per la realizzazione degli interventi di bonifica e recupero ambientale nel Sito contaminato di Interesse Nazionale (SIN) di Crotone -Cassano e Cerchiara di Calabria)

L’OPINIONE / Gregorio Corigliano: Padre Nostro, che sei nei cieli e ti sei dimenticato della terra

di GREGORIO CORIGLIANODon Pino, mi mandi la copia della lettera che la notte di Natale di quasi cinquant’anni fa abbiamo letto in Chiesa, noi (allora) giovani di Azione Cattolica. Don Pino – è Don Pino De Masi, oggi monsignore e arciprete della Cattedrale di Polistena, allora vice parroco di San Ferdinando – mi ha risposto dicendomi che avrebbe guardato nel suo archivio e me l’avrebbe mandata.

Non l’ha fatto, ha troppi impegni, da sempre, ai quali si è aggiunto l’insediamento del nuovo Vescovo, mons. Giuseppe Alberti, della Diocesi di Oppido-Palmi, della quale è stato sempre magna pars, con le sue iniziative ed i suoi suggerimenti. Ho trovato io la copia, girando e rigirando nel mio piccolo archivio di casa, dove l’ho trasferito dopo quarant’anni di Rai, tra Via Montesanto e Via Marconi. Mi è venuta in mente questa lettera perchè allora è stata rivoluzionaria, per la ex frazione di Rosarno, comune autonomo due anni dopo. Rivoluzionaria? Certo. «Padre nostro che sei nei cieli e ti sei dimenticato della terra, dacci oggi il nostro massacro quotidiano (allora erano numerosi gli omicidi), le tante migliaia di disoccupati (non è cambiato granché) ed almeno un rapimento (in quegli anni i sequestri di persona erano all’ordine del giorno) tanto l’opera del figlio che dici di ave mandato sulla terra, non è servita a niente, a niente, a niente. E cosi sia».

Chiesa affollatissima, come in tutte le veglie di Natale, silenzio tutt’intorno, sguardi increduli. Lo ricordo come adesso. Don Pino l’aveva ideata e proposta a noi giovani che abbiamo contribuito a leggerla: un modo rivoluzionario che ancora in molti ricordano perché mai si era sentito parlare in Chiesa di omicidi, rapimenti, disoccupazione. Al massimo, dal pulpito dei sacerdoti, pace, salmi, Cristo Crocifisso. Rivoluzionata la tradizione per porre all’attenzione di quanti eravamo in Chiesa i problemi che affliggevano (perché oggi no?) il Mezzogiorno e segnatamente la provincia di Reggio Calabria. La stessa conferenza episcopale se ne era più volte interessata, ma in Chiesa mai, e poi la notte di Natale!

La lettera era davvero ben scritta e spaziava dalla recrudescenza dell’odio civile, ai fatti del Circeo (allora non si parava di femminicidio, alla strage di Vercelli, dalla situazione nelle carceri, agli omicidi bianchi, alla drammatica condizione in cui vivevano gli ospedali. Nel 1975 erano di attualità il Brasile, il Cile, la Spagna, l’Urss: La lettera sottolineava come nella Russi di allora era violato il diritto alla libertà ed alla pace fra i popoli. Era il 1975 o il 2023? Non è mancato i riferimento ai senza tetto ed ai disoccupati, alla crisi dell’allora Leyland Innocenti. Oggi, invece? Il tema che, ovviamente ha destato maggiore interesse è stato quello dei tristi primati della Calabria. L’emigrazione e la mafia, le tangenti.

«I lavori per il quinto centro siderurgico devono ancora incominciare e già la mafia è impegnata ad allungare le mani per i subappalti, per conquistare il predominio nelle assunzioni della manodopera, per imporre le guardianie abusive. Si vive nel terrore dei sequestri, ci sono mani armate di mitra e di tritolo»! Man mano che si andava avanti nella lettura, i parrocchiani, compresi gli emigrati tornati per festeggiare il Natale erano sempre più attoniti. Dopo i primi attimi di smarrimento perché si erano toccati argomenti come la mafia, gli addentellati politici, i subappalti, la gente, dimostrando senso civico e coraggio – nessuno è uscito dalla Chiesa Madre – la veglia è continuata ed ha riscosso l’attenzione di tutti in ossequioso silenzio. Erano stati avvertiti da don Demasi che «le considerazioni dei giovani e dell’intera comunità erano unicamente ed esclusivamente ispirate al messaggio evangelico, lo stesso Padre nostro iniziale è stata una forma di pseudo preghiera per focalizzare l’attenzione sui problemi che sarebbero stati trattati». Quindi la proposta di un Natale diverso, un modo nuovo di fare Natale: «vivere il Cristo che si è fatto uomo per noi, Egli ha un messaggio stupendamente attuale. Ai giovani proponiamo di accettare il Cristo, cioè di lottare, di mutare, di rompere il conformismo, lottando con e per la tua gente. Quante analogie col mondo di oggi».

Cosa è cambiato, poco o molto, o quasi niente? C’è rassegnazione, non c’è l’indispensabile impegno per fare cambiare le cose. Non si reagisce come pur si dovrebbe ad uno stato di abbandono generalizzato. Occorre riflettere davvero e non per celia. Abbiamo chiuso così la lettera: «non ti promettiamo applausi, ma non dichiarare la tua resa, la tua vittoria sarà un passo avanti verso i cieli nuovi che Cristo, vivendo sulla terra, ha inaugurato»! Grazie sempre monsignor De Masi, anche ora per allora. Torna da noi, almeno col pensiero! Dacci il coraggio che ci manca! (gc)

L’OPINIONE / Francesco De Biase: Il 26 % degli anziani rinuncia alle cure, Occhiuto ci ascolti

di FRANCESCO DE BIASE – I dati offerti alla lettura e analizzati da “Passi d’argento”, il sistema di sorveglianza della popolazione con più di 64 anni del nostro Paese, non ci sorprendono ma ci preoccupano. Sono tanti, troppi, gli anziani che rinunciano a curarsi in Italia e, fra questi, di certo sono moltissimi i cittadini calabresi.

La nostra regione, infatti, evidenzia percentuali peggiori rispetto alla media nazionale per le difficoltà nell’accesso ai servizi socio-sanitari (con un 37,5% di soggetti in difficoltà) e si attesta nella media nazionale per quanto riguarda le stime riferite alla rinuncia alle visite mediche ed agli esami diagnostici (con una percentuale che sfiora il 26%).

Siamo convinti, come sostenuto da chi ha lavorato all’analisi dei dati, che sia importante tutelare il diritto e l’accesso alle cure delle persone che avanzano con l’età, facilitarne l’accesso ai servizi sociosanitari e rendere i contesti di vita, come le abitazioni o i quartieri, sicuri e favorenti l’autonomia e la socialità.

In Calabria, dove la sanità non è riuscita a superare i problemi atavici che l’attanagliano, dove la medicina territoriale ancora non è entrata a regime, dove la legge sulla non autosufficienza è stata varata ma non sostenuta economicamente dal legislatore regionale, questi problemi sono più evidenti e queste necessità più stringenti.

Per questo chiediamo al presidente della giunta regionale della Calabria, Roberto Occhiuto, nella sua veste di Commissario per il piano di rientro di assecondare la nostra richiesta di riapertura del tavolo di confronto sul Servizio sanitario regionale.

Siamo convinti che lo sviluppo di servizi sociali e sanitari moderni, efficienti e accessibili alle persone anziane, sia cruciale per rispondere ai loro bisogni e garantire quei diritti sociali e assistenziali che, troppo spesso, in Calabria sono veri e propri miraggi. (fdb)

[Francesco De Biase è segretario generale di Uilpensionati Calabria]

 

L’OPINIONE / Elena Pomo: Gli assessori meritevoli seguiti dalla voce del popolo

di ELENA POMO – Nella complessa realtà politica della nostra regione Calabria è doveroso esaltare quegli assessori che, con il loro impegno e dedizione, si distinguono in modo tangibile. La voce del popolo, portavoce delle esigenze quotidiane, non esita a riconoscere coloro che si fanno portatori di un cambiamento concreto.

La nostra regione non può più permettersi di procrastinare le decisioni e gli interventi necessari. Il bisogno di tempi brevi e azioni immediate è urgente, e il popolo ha il diritto di chiedere chiarezza e risultati ai propri rappresentanti politici. In questo contesto, gli assessori che si distinguono per efficienza e prontezza diventano ancor più preziosi.

La tempestività nelle risposte e nelle azioni è diventata una richiesta pressante, poiché la nostra regione non può permettersi di perdere ulteriore tempo. I cittadini meritano un dialogo politico che si traduca in soluzioni concrete e immediate per le sfide che la comunità affronta quotidianamente.

Nel panorama spesso critico della politica odierna, spicca un uomo che, da ex sindaco e attuale assessore alla Formazione e Lavoro, Giovanni Calabrese ha dimostrato un impegno costante e una dedizione senza eguali. In un anno di servizio,dalla sua designazione, ha preferito l’azione al chiacchiericcio, portando avanti progetti innovativi e ascoltando attentamente le esigenze della sua comunità in prima persona, senza delegare.

Questo assessore si distingue nettamente da molti colleghi regionali, spesso inerti nel portare reale cambiamento o risposte concrete ai cittadini e ai lavoratori. La sua leadership si basa su una profonda comprensione di ciò che la politica rappresenta nella società, superando le barriere di partito per concentrarsi sulla perseveranza e dedizione necessarie per un servizio pubblico autentico.

La sua storia è un racconto di impegno, dedizione e responsabilità. La sua elezione dal popolo non è stata vista come un dato scontato, ma come un impegno a onorare il ruolo con coerenza. In un contesto in cui alcuni politici perseguono solo privilegi personali, l’Assessore ha dimostrato che l’incarico pubblico va ben oltre gli interessi personali.

Nella nostra terra, dove le sfide legate al lavoro e all’occupazione sono sempre più prementi, emerge un assessore determinato a garantire soluzioni concrete. Le politiche del lavoro e dell’occupazione diventano una priorità, e questo rappresentante politico si distingue per aver scelto di mettere al centro delle sue azioni la tutela di queste fondamentali opportunità.

La scelta di questo assessore riflette un impegno concreto nella creazione di politiche attive che favoriscano l’occupazione e sostengano al tessuto economico della comunità. In un contesto in cui il lavoro è un bene prezioso, soprattutto negli ultimi due anni dopo la pandemia, la sua dedizione a garantire scelte che promuovano la crescita e il benessere economico è particolarmente apprezzata.”L’impegno e la dedizione dell’Assessore alla Formazione e Lavoro è un esempio da seguire”

La popolazione può guardare a questo assessore come a un punto di riferimento per la tutela e l’incremento delle opportunità lavorative, confermando così la sua scelta di mettere al primo posto le esigenze della comunità in termini di lavoro e occupazione.A lui vanno inviati non solo gli auguri di buone feste, ma anche un riconoscimento profondo e sincero. La sua caratterialità e personalità uniche meritano di essere celebrate e, in considerazione delle circostanze attuali, gli auguri si estendono a un futuro ancor più stimolante e ricco di sfide nel 2024. Che questo nuovo anno gli riservi compiti sempre più ardui e sfide sempre più stimolanti a livello professionale. (ep)

L’OPINIONE / Vincenzo Vitale: Perché Reggio è agli ultimi posti per la cultura

di VINCENZO VITALE – Apparentemente il fatto che Reggio Calabria sia agli ultimi posti in Italia per produzione e fruizione culturale può sembrare un paradosso, essendo una città che ha sul suo territorio una delle più corpose presenze di associazioni culturali.

Questo paradosso non è spiegabile solo con la quasi banale considerazione che queste associazioni spesso sono dei contenitori senza contenuti culturali, utili solo in chiave elettoralistica e al soldo di gruppi partitici o di comitati elettorali.
Nè con il fatto che non siano sufficienti i luoghi della cultura, come teatri e auditorium o semplici sale date in uso gratuto alle associazioni che ne facciano richiesta.
Orbene, la vera origine del deficit culturale reggino ha una motivazione meno visibile e legata allo status di chi questa cultura dovrebbe produrre e promuovere. Chiediamoci, ad esempio, quale sia il compito dell’intellettuale? Contrastare il potere, quale che esso sia, amministrativo o politico o mafioso, oppure assecondare il potere in maniera estatica o piaggiante o ancillare e servente?
Non ci dovrebbero essere dubbi nel rispondere a questa domanda: l’intellettuale deve essere sempre “engagé”, impegnato dalla propria personale sensibilità a incidere sulla realtà in cui si vive, e per far ciò non può che essere critico verso il potere.
Così Jean Paul Sartre, che nel 1964 per coerenza rifiutò il Premio Nobel, ma anche Albert Camus e Andrè Malraux e Michel Faucault.
Questi dovrebbero essere, nel nostro piccolo, gli esempi cui rifarsi: per fare cultura è indispensabile esprimere sempre la propria idea, anche se sbagliata se fuori misura se fuori dai tempi, purché libera e non condizionata. Essere “engagé” dev’essere quindi un prerequisito di chi si definisce intellettuale: altrimenti si è “malhonnête”, in mala fede, citando ancora Sartre.
Se questo è fare cultura, quante associazioni reggine possono definirsi veramente culturali ovvero non compromesse col potere e in grado di esprimere liberamente la propria cultura? Pochissime! E se sono pochissime, ecco che essere agli ultimi posti in classifica comincia a essere ragionevolmente accettabile.
La questione della demolizione di piazza De Nava è stata esemplare: si è tentato di giustificare il mancato pronunciamento sul tema di tante associazioni culturali, a prescindere dalla loro posizione, con un ipotetico “diritto al silenzio”, che in realtà nascondeva interessi vari e volontà di non esporsi con opinioni poco gradite al potere.
Questo “diritto al silenzio”, che al limite potremmo riconoscere al comune cittadino che “tiene famiglia”, non può essere riconosciuto a chi si definisce un intellettuale produttore di cultura.
Il silenzio sui temi scottanti, il silenzio in generale su temi di pubblico interesse, non può essere compensato con una prolificità imbarazzante di presentazioni di libri di scarso valore o con periodiche riedizioni di argomenti stracotti o con narcisistiche libresche esibizioni. Non ci può essere cultura senza libertà di espressione e senza impegno sociale, senza sperimentazione e senza confronto. Essere agli ultimi posti della classifica non è altro che la certificazione della insignificanza culturale della stragrande maggioranza della associazioni culturali reggine. (vv)
[Vincenzo Vitale è presidente della Fondazione Mediterranea]

L’OPINIONE / Giacomo Saccomanno: Strumentale la polemica sui fondi SFC per il Ponte

di GIACOMO SACCOMANNOLa polemica insorta per essere stati utilizzati alcune somme del Fondo di Sviluppo e Coesione delle regioni Calabria e Sicilia per contribuire alla realizzazione del Ponte sullo Stretto è veramente tendenziosa e strumentale. Intanto, entrambe le regioni partecipano alla società delle Stretto, con l’evidente conseguenza che, in tale veste, devono necessariamente contribuire alla realizzazione dell’opera.

L’aver indicato la possibile utilizzazione di alcuni importi del Fondo di Sviluppo e Coesione non è, sicuramente, una “rapina o uno scippo”, per quanto sopra precisato, in quanto, tra l’altro, si tratta di opera strategica che interessa particolarmente le due regioni. Tra l’altro, a breve, scade il termine per l’utilizzo dell’importo concesso per il periodo 2014-2020, con l’evidente conseguenza che se le somme riconosciute non sono state spese, vi è il rischio di perderle! E sembra proprio che non tutte le somme sono state spese. Ma, a parte questo, non può non evidenziarsi che entrambe le regioni hanno ottenuto riconoscimenti importanti da parte del Governo: cosa che non è mai successa negli ultimi anni.

Un’attenzione particolare che ha messo in moto i lavori per le linee ferroviarie interne, con elettrificazione di queste, che ha rispolverato circa 500 milioni per la sistemazione dei passaggi a livello (somme ferme da moltissimi anni), che sta definendo i progetti per l’alta velocità Salerno-Palermo, che ha stanziato tre miliardi per la 106, due per l’autostrada, ed altre somme per le trasversali o i collegamenti in Sicilia, oltre ai rifacimenti di molte stazioni ferroviarie. Senza aggiungere altre risorse per opere minori e la previsione del rigassificatore a Gioia Tauro che potrebbe trasformare lo sviluppo di tale area.

Comprendiamo che questo evidente interessamento per le due regioni non è gradito a soggetti che, per decine di anni, hanno solo promesso, ma non hanno realizzato nulla. Ma, questo non vuol dire che oggi bisogna criticare chi sta operando concretamente per la crescita della Sicilia e della Calabria in un modo che mai si era visto. Il Ministro Salvini ed il Governo vogliono eliminare il divario esistente tra Sud e Nord, ma questo potrà avvenire, solamente ed esclusivamente, realizzando le opere fondamentali perché ciò possa accadere. E le infrastrutture sono essenziali per la crescita del territorio. Una persona seria, anche se di colore o idea diversa, dinnanzi alla possibilità di rendere le due regioni competitive e non come oggi ultime in quasi tutte le classifiche, dinnanzi a tali possibilità può e deve interessarsi che le stesse vengano eseguite celermente e nel migliore dei modi per la collettività.

Le critiche di posizione partitica non condizionano più le intelligenze dei calabresi e siciliani, che sapranno valutare seriamente chi sta lavorando per il bene dei propri territori. Le chiacchiere e le polemiche non portano crescita, sviluppo, economia, occupazione, benessere. E il meridione ha bisogno di azioni concrete e non di altre tante promesse che lo hanno portato al disastro sociale ed economico. (gs)

[Giacomo Saccomanno è commissario regionale della Lega]

L’OPNIONE / Caterina Villirillo: Solidarietà è tutti i giorni, non solo a Natale…

di CATERINA VILLIRILLO – La solidarietà è tutti i giorni, non soltanto a Natale, ecco perché io e le mie collaboratrici, guardando la merce arrivata dal banco alimentare che era pochissima, per dare ristoro alle 176 famiglie contingenti che assistiamo, abbiamo ritenuto opportuno trascorrere l’intera giornata di sabato tra freddo, vento ed acqua, a fare quello… 176 famiglie sono tante, senza contare gli extra che assistiamo per ultimi. Non è colpa del banco, è colpa della guerra, della cattiveria dell’uomo, è colpa di un sistema ormai al collasso. Al posto di tutte queste graziose piantine, che sicuramente abbelliscono la città, avrei pensato a dei buoni spesa per far mangiare tante famiglie con bambini che hanno negli occhi la fame.

Ma bisogna guardarli ed ascoltarne la solitudine per capirne il dramma, esteriore ed interiore. Ma come fai se la fame non l’hai avuta, e se non ascolti chi sui territori ci lavora da sempre… La solidarietà arriva attraverso la disponibilità dell’MD di Crotone e sulla SS 106, che ha prontamente accolto l’aiuto chiesto dalla nostra associazione. E così sarà Natale quasi per tutti… In questi giorni abbiamo disturbato tanta gente, privati e titolari di attività commerciali, chiedendo loro di comprare la nostra bambola “Rinascita”, per cercare di aiutare un po’ tutti.

Lo faremo fino a mercoledì prossimo. Sono ammalata, e con il cuore pesante per la grave perdita di mio figlio Giuseppe, ma per me può essere Natale, solo quando tutti i posti saranno occupati da un buon pasto caldo, in tutte le case. Grazie a tutti coloro che acquistano e donano, e grazie alla proverbiale generosità dei crotonesi. E grazie al Banco Alimentare, consegneremo la spesa a tante famiglie del nostro territorio. Gli invisibili ai più, ma presenti per noi. A loro un piccolo ma grande aiuto, una mano importante, un ristoro come si suol dire, al quale purtroppo ed evidentemente, devono provvedere solo alcune associazioni come Libere Donne. Da sole, come sempre.

Dal Comune di Crotone infatti, nessun segnale in merito. La verità è che Natale è tutti i giorni… Io, per quanto mi riguarda, coadiuvato dalle mie preziose collaboratrici, continuerò a percorrere l’unica strada che conosco, quella della solidarietà e dell’amore verso Crotone ed i miei concittadini. Dal profondo del mio cuore, e dal grande cuore di tutte le donne della mia associazione.

[ Caterina Villirillo è presidente Libere Donne Crotone]