L’OPINIONE / Flavio Stasi: Su Agenda Urbana gli unici ritardi sono della Regione

di FLAVIO STASI – Agli inizi del 2022 ho dovuto scrivere più volte che, a causa del grave ritardo della Regione Calabria le città rischiavano di perdere 200 milioni di euro di Agenda Urbana: parliamo di fondi Por 14/20 quindi il ritardo era già enorme.

A seguito di queste denunce, qualcuno negli uffici regionali si svegliò e si iniziarono ad aprire i contatti per la sottoscrizione delle prime convenzioni: avete capito bene, non erano state sottoscritte nemmeno le convenzioni per i finanziamenti, a Corigliano-Rossano come nelle altre città medie, fatta eccezione per tre capoluoghi di provincia sui quali tornerò dopo.
Abbiamo iniziato a sottoscrivere le convenzioni a giungo 2023, circa 6 mesi fa: Efficientamento Palazzo San Bernardino, 1,4 milioni, convenzione del 26 giungo 2023; Efficientamento Palazzo Garopoli, 2,5 milioni, convenzione dell’8 giugno 2023; Efficientamento Palazzo Ghiacciaia, 560 mila euro, convenzione dell’8 giungo 2023 e cosi via. Attribuire dei ritardi alle città in queste condizioni è francamente inaccettabile.
Non solo. Una parte dei fondi della strategia urbana riguarda finanziamenti al tessuto produttivo, commerciale, artigianale. Come ammininstrazione, nel 2019, abbiamo voluto che si concentrassero tutti sui centri storici: 4 milioni di euro che darebbero una enorme boccata di ossigeno ai nostri centri, ma sui quali è la Regione a dover fare i bandi: tutto è drammaticamente fermo. Finiremo per perdere questi fondi? Anche questo sarà attribuito alle città come ritardo?
Come Comune abbiamo chiesto più volte di poter gestire direttamente questi fondi, assumendoci la responsabilità di fare i bandi per le imprese del territorio, così come ho chiesto più volte di poter rivedere alcune convenzioni, ma finora non ci è mai stato concesso in quanto Corigliano-Rossano, come Crotone, Vibo, Lamezia Terme ecc. non sono “organismi intermedi”. In pratica tutto dipende dalla Regione, compresi i bandi per i fondi ai privati.
Fin dall’inizio della Strategia Urbana regionale, ovvero dal 2017, le uniche città ad essere riconosciute come organismi intermedi, con tempi profondamente diversi e la possibilità di gestire le procedure direttamente, sono Cosenza, Catanzaro e Reggio Calabria.
Le questioni dunque non sono minimamente paragonabili, ed attribuire dei ritardi ai comuni in questo contesto – che ne frattempo sono riusciti ad intercettare e mettere a terra fondi decine di milioni di euro di altri fondi, è bizzarro ed irrispettoso, a maggior ragione se da questo presunto ritardo si vorrebbe ritardare la programmazione dei nuovi fondi.
Spero si tratti di un clamoroso abbaglio: probabilmente l’attuale giunta regionale non ne ha contezza, ma le città medie della Calabria sono in pesante credito rispetto alla Strategia Urbana nei confronti della Regione e non in debito, anche perché il ritardo abissale nella sottoscrizione delle convinzioni sta implicando la rimodulazione significativa della efficacia degli interventi, visto l’enorme aumento dei costi.
La capacità di intercettare, gestire e mettere a terra i fondi intercettati si misura con facilità su tutte le altre fonti. Piuttosto di attribuire ritardi che, evidentemente, sono di altri, si apra con urgenza una fase di concertazione che consenta alle città medie della Calabria non solo di chiudere la vecchia programmazione, ma anche di aprire la nuova che le città calabresi meritano. (fs)
[Flavio Stasi è sindaco di Corigliano Rossano]

L’OPINIONE / Vito Crea: Cosa ci insegna la vicenda del clochard a Bovalino

di VITO CREA – Anche se purtroppo da 10 anni a Bovalino mi sembra di parlare arabo quando affronto tematiche sociali, nelle quali tematiche rientra di diritto, al contrario di quello che scrive qualche pennivendolo locale la vicenda assunta alle cronache regionali e mi auguro non Nazionali, altrimenti ci sarebbe da vergognare per ciò che si è fatto nel passato e si continua imperterriti a fare.

Andiamo con ordine come Associazione ci siamo fatti sempre portabandiera dei diritti sociali che, a Bovalino, vengono continuamente negati. Qualche esempio? Mai dico mai un Tribunale della Repubblica ha emesso un provvedimento di discriminazione nei riguardi di un alunno disabile, nei confronti del Comune di Bovalino! (Ordinanza Tribunale Locri NRG 106/2021).
Mai è stato messo nero su bianco in decine di atti pubblici che i servizi sociali di Bovalino non ha personale e, pertanto, si rivolge all’Ambito Territoriale Sociale con Locri capofila, questo avviene per i PDV e per qualsiasi bisogno socio assistenziale. Apprendiamo dalla intervista televisiva a Rai Tre che il sindaco il 3 gennaio ha telefonato ma ha risolto con la rete (??) dei suoi servizi sociali comunali. Posso nutrire dei dubbi?
I servizi sociali a Bovalino funzionano ad intermittenza o forse io non capisco la funzione di essi? Se la situazione di disagio esiste da giorno 30(con versioni che dicono che lo stesso sventurato era accampato da prima) come mai solo giorno 3? Sarà forse per il clamore mediatico innescato da un coraggioso cittadino che ha postato un video sui social?Accusare di spettacolarizzazione chi ha sollevato il problema è etico ed è etico postare sui social in mutande un povero cristo? Non sono credente ma S. Agostino non ha insegnato nulla?
Come mai la rete si sveglia in ritardo?
Tralasciamo ciò e andiamo avanti: nella stessa intervista a Rai Tre il primo cittadino parla di carestia di fondi degli amministratori.Di grazia cosa sono 90.473,38 euro inviati dallo Stato per le famiglie in stato di disagio del nostro paese, trattenute indebitamente dal 9 agosto 2021?
Vogliamo ritornare sui 34.963,23 € dei fondi Estivi 2020 che gli stessi uffici sociali che oggi si vantano hanno perso con la complicità dell’allora assessore al ramo? (Fortunatamente che si è avuta la coscienza di non delegare nessuno in questo campo, anche se si sono dati incarichi di studio a qualche consigliere che non mi sembra che si vedano i frutti).Vogliamo ritornare sui 31.169,29 € dei fondi dei Campi Estivi 2021 che il Dipartimento della Famiglia con nota 0001045 del 24.02.2022 della Presidenza del Consiglio su esposto della nostra Associazione ha chiesto chiarimenti?A proposito ci volete indicare la reversale di incasso di dette somme oppure devo dedurre che sono gravati sul Bilancio Comunale?
Vogliamo parlare dei 10.988,64 dei Campi estivi del 2022 che un assessore in una intervista radiofonica ha candidamente ammesso che vista l’urgenza sono stati spesi in maniera difforme alle linee guida ministeriali?Vogliamo parlare dei 11.367,87 dei Campi Estivi del 2023?
Questi valorosi Uffici Sociali e l’Amministrazione tutta che cosa vuole dirci dei FSC 2022 comma 449D per gli asili nido e per il trasporto scolastico andati persi? Rispettivamente per €69.058,12 e € 6950.88! Ci erudite sui 13.914.,98 dei fondi incrementali per il trasporto scolastico disabile dei FSC 2023 ?Su questa situazione abbiamo fatto accesso agli atti in quanto si è affermato nel CC del 29.12 che sono stati impegnati ma nessun atto ufficiale è pubblicato ad oggi sull’albo pretorio comunale!
Avete mai sentito parlare di Fondi povertà?Avete una mappatura dei bisogni del territorio?Come mai dal Novembre 2021 non ESISTE più la Garante dei disabili?
Tutto ciò che cosa è un detrattare l’Attuale Amministrazione? No cari signori, è mettere in evidenza l’incapacità Amministrativa in Campo Sociale e penso che, visto i danni causati, l’unica soluzione è dimettervi per il bene delle fasce deboli di Bovalino. (vc)
[Vito Crea è presidente dell’Associazione Adda – Associazione Difesa Diversamente Abili]

L’OPINIONE / Ornella Cuzzupi: Si combattano le discriminazioni con “educazione” al lavoro

di ORNELLA CUZZUPI – Il più grave tra i problemi evidenziati in questo periodo di attività dell’Osservatorio è senza dubbio il manto di omertà che vela la questione. Ci siamo accorti, ma è solo una conferma di quanto pensassimo, che l’aspetto delle discriminazioni in ambito lavorativo sono segnate in maniera decisa e persino violenta dalla paura.

Paura di denunciare, paura di potersi mettere al centro di un meccanismo che può rivelarsi deleterio per chi lo innesca, paura delle stesse aziende – soprattutto piccole – a incidere su tale aspetto per il solo fatto di poterne evidenziare l’esistenza. Insomma, un terreno minato sul quale, però siamo determinati a procedere.

Si pensi che tranne alcune parziali inchieste e ricerche sul tema non esiste un panorama chiaro del fenomeno in senso generale e questo non solo in ambito regionale ma finanche nazionale. Il gran merito di chi ha voluto il nostro Osservatorio – mi riferisco al Governatore Occhiuto e al Presidente Filippo Mancuso – è stato quello di essersi resi conto di due esigenze socialmente non rinviabili: la necessità di affrontare il tema in una regione parte di un Paese che avanza a velocità diverse; il bisogno impellente di creare una corretta educazione del “valore lavoro

Da parte nostra stiamo cercando di coinvolgere sul tema quante più soggetti sociali possibili, non ultimo l’Unar al quale abbiamo rivolto una proposta di collaborazione di cui aspettiamo ancora risposta. Ma, oltre a questo, occorre trascinare nel processo le imprese e le scuole per creare la necessaria educazione al “valore lavoro”. Un valore che porta intrinseco in sé il dono del rispetto e della considerazione degli altri. Alla luce di tutto ciò, ho intenzione di proporre un’iniziativa alla quale invitare l’imprenditoria locale, le strutture che ne rappresentano le categorie e le stesse istituzioni.

Un appuntamento dal quale far scaturire proposte concrete contro ogni tipo di discriminazione da misurare e seguire nel tempo. Non servono vetrine o bei siti web per combattere e abbattere le discriminazioni. Servono fatti e azioni e noi dell’Osservatorio, in ogni sua componente attiva, vogliamo creare le condizioni affinché periodicamente vi sia la possibilità di esaminare, valutare e se necessario suggerire alla politica regionale (che ne ha fatto richiesta con la nascita dell’Osservatorio) le iniziative da intraprendere.

Noi crediamo alla possibilità di eliminare le prassi e le pratiche modellate a seconda dei casi per deleteri e infimi scopi. Noi crediamo che sia possibile arrivare ad un mondo del lavoro libero da infamie del genere. Noi crediamo nella nostra gente e nella possibilità, qui in Calabria, di realizzare un sogno offrendo gli strumenti opportuni. (oc)

[Ornella Cuzzupi è presidente dell’Osservatorio Regionale contro le Discriminazioni nei luoghi di lavoro]

L’OPINIONE / Giovan Battista Perciaccante: Il 2024 possa registrare vere occasioni di sviluppo

di GIOVAN BATTISTA PERCIACCANTEIl 2024 sarà un anno decisivo su molti fronti. L’auspicio è che possa far registrare vere occasioni di sviluppo per la Calabria, capaci di farci compiere un salto verso la modernizzazione istituzionale, l’efficienza e l’efficacia della struttura amministrativa, la crescita economica e la coesione sociale.

Servirà uno sforzo corale assolutamente nuovo e straordinario, una rivoluzione, innanzitutto di natura culturale, che dovrà necessariamente partire dal senso di responsabilità di ciascuno, recuperando dignità ed orgoglio di ruolo per concorrere a rendere il territorio più attrattivo e vivibile. 

È stato un anno difficile e complesso, che ha fatto registrare alti e bassi e risultati poco soddisfacenti su diversi fronti. Qualche segnale positivo c’è stato, come testimonia il Check-Up Mezzogiorno 2023, l’analisi congiunturale sullo stato di salute dell’economia meridionale presentato da Confindustria e dal Centro Studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo – SRM a fine anno, che ha confermato una generale tenuta delle imprese.

La stima dell’Indice sintetico dell’economia meridionale per il 2023, infatti, elaborata tenendo conto delle principali variabili macroeconomiche, risulta in crescita per il terzo anno consecutivo, dopo il crollo registrato nel 2020. Ferme le criticità strutturali che connotano il sistema economico meridionale, rispetto all’anno precedente, l’analisi evidenzia una crescita di alcuni degli indicatori che compongono l’indice: la stima sul dato relativo agli investimenti al Sud, che cresce di 4 punti percentuali rispetto al 2022 e di ben 17 rispetto al 2019, a conferma di una dinamica positiva che va rafforzata attraverso adeguate politiche di sostegno all’attività di impresa; il contributo dell’export, che cresce di oltre 40 punti rispetto al 2019.

Le previsioni sul Pil per il 2024 fanno ipotizzare una crescita per il Mezzogiorno dello 0,6% rispetto al 2023 se si saprà incidere con l’effettiva ‘messa a terra’ delle risorse disponibili, in primis quelle legate al Pnrr. Sul fronte di questo delicatissimo tema, servono misure strutturali e riforme organiche per rendere efficiente la macchina pubblica. In caso contrario, anche le ingenti risorse del Recovery Plan non potranno essere spese nei tempi e nei modi richiesti.

C’è da sottolineare il fatto che l’incertezza legata agli aspetti più critici dello scenario economico e geopolitico ha fatto sì che il 2023 si sia caratterizzato per un andamento altalenante del clima di fiducia delle imprese, soprattutto al Mezzogiorno ed in Calabria. Alcune misure di sostegno hanno funzionato ma caro materiali, costo delle bollette energetiche e crescita dell’inflazione hanno ridotto la capacità di spesa dei cittadini e frenato i consumi, costringendo le imprese a rivedere le proprie strategie produttive e distributive. Come organizzazione di categoria non ci siamo mai fermati nell’opera di confronto e condivisione di proposte con gli stakeholder di riferimento sui temi di reale interesse per l’economia e le imprese al fine di non disperdere quanto di positivo realizzato. 

Il 2024 possa essere un anno ricco di sfide impegnative, per affrontare le quali ci sarà bisogno di lavorare insieme per rendere efficace ogni iniziativa tesa alla crescita del territorio. Il minimo comune denominatore di ogni cosa dovrà essere la sicurezza e l’affermazione della legalità. Oggi più che mai alla Calabria dovranno saper pensare i calabresi: utilizzando in maniera efficace e compiuta i fondi a disposizione, sia nazionali che comunitari, valorizzando le risorse locali, recuperando capacità progettuale, assecondando le iniziative di sviluppo locale senza gelosie, invidie o logiche di campanile.

Servirà il coraggio di saper rischiare la proposta e la volontà di coinvolgere e far dialogare i protagonisti delle forze sociali ed istituzionali per riuscire a stimolare dinamismi e punti di eccellenza, costruendo attorno ad essi consenso istituzionale e sociale per dare vita a politiche di respiro strutturale idonee a garantire in maniera duratura crescita e sviluppo sociale ed economico. (gbp)

[Giovan Battista Perciaccante è presidente di Confindustria Cosenza]

L’OPINIONE / Ruggero Pegna: Capodanno Rai in Calabria operazione promozionale vincente

di RUGGERO PEGNA – Il Capodanno Rai1 riportato in Calabria dopo oltre vent’anni dalle 2 edizioni con Venditti, Pooh, ecc., sul Lungomare di Reggio, e dalla straordinaria Sera dei Miracoli al Porto di Gioia Tauro in mondovisione sempre su Rai1, è stata un’operazione promozionale finalmente vincente!

Al contrario dei semplici spot di varie inutili campagne pubblicitarie, un grande evento televisivo Rai con milioni di telespettatori in Italia e nel mondo, infarcito di immagini promozionali molto belle, è realmente il miglior strumento possibile di promozione del territorio. Dopo tanti episodi importanti, come è stato anche il concerto di Elton John a Reggio trasmesso dalla Rai ovunque, tra i concerti più visti di sempre, o La Notte degli Angeli per Natuzza a Paravati su Rai International, l’evento di ieri conferma inequivocabilmente che investire in questa tipologia di eventi ha un senso e riscontri indiscutibili.

Nella Notte di Capodanno chiunque abbia un minimo di nome riempie una Piazza, perché la gente ha voglia di festeggiare, altra cosa è la ricaduta di un evento televisivo di tale portata, che all’intrattenimento aggiunge il più potente mezzo di comunicazione, con il più imponente spiegamento di apparati scenotecnici. Al di là dell’ “Anno che verra”, che tornerà in Calabria anche il prossimo 31 dicembre, mi auguro che la Regione investa maggiormente sui veri Grandi Eventi.

Ci sono format tutti nostri da poter potenziare, come ad esempio il Calabria Fest RAI, appena effettuato e in onda su RAI Play, altri festival di altissima caratura e interesse, e spero che questa linea prevalga sulla polverizzazione di risorse in mille rivoli. Complimenti al presidente Roberto Occhiuto, innanzitutto esperto di tv e comunicazione, per la scelta anche di Crotone, città da una storia infinita e da potenzialità turistiche eccezionali, che meritava una simile opportunità.

La Calabria cresce se mette da parte campanilismi sterili e paesani, puntando sulla molteplicità di eccellenze paesaggistiche e culturali di ogni tipo che possiede in ogni suo angolo. Auguri a tutti noi, perché il futuro che verrà sia per tutti insieme pieno di successi. (rp)

L’OPINIONE / Mimmo Nunnari: Calabria, ce la possiamo fare

di MIMMO NUNNARI – Guardare al futuro con ottimismo senza pensare al passato. Mettersi in marcia tutti uniti verso il traguardo della rinascita sorretti dalla certezza che la Calabria vera è quella della “composta pietà della gente di Cutro” richiamata dal presidente della Repubblica Mattarella nel suo discorso di fine anno, come l’Italia vera della concreta umanità, è quella della “operosa solidarietà” delle ragazze e dei ragazzi del Nord e del Sud che spalavano il fango tutto insieme sui luoghi dell’alluvione in Romagna.

Bisogna mettersi in cammino già oggi e non domani certi dell’esistenza di intelligenze e potenzialità ampiamente diffuse nel mondo imprenditoriale, scientifico, agricolo, della sanità e universitario: l’Unical – nata, non dimentichiamolo, sotto gli auspici di politici capaci e di una grande mente come l’economista Beniamino Andreatta – è l’esempio migliore – modello da imitare – di un’eccellenza di dimensioni internazionali. Bisogna smettere di pensarsi sempre ultimi, rassegnati ad un ineluttabile destino, oppure credere che soltanto fuori dai confini regionali si possano fare cose belle e buone.

Ci vuole un po’ di autostima, per tutto questo. Aveva ragione il vecchio Seneca: “Quello che pensi tu di te stesso è molto più importante di quello che gli altri pensano di te”. C’è anche bisogno di quella “solidarietà collettiva” invocata ancora dal nostro Presidente della Repubblica in uno dei suoi saggi e paterni discorsi di fine anno, qualche tempo fa. Certo, tutte le buone intenzioni non bastano per cambiare passo, perché sappiamo che sono enormi le difficoltà oggettive, derivanti dalle trascuratezze dello Stato, dalla debolezza della politica e dall’esistenza consolidata di un sistema corruttivo mafioso che infetta il tessuto sociale civile amministrativo e produttivo della regione.

Per volare, bisogna riparare i danni fin qui provocati da una classe politica e dirigente inadeguata e dalle mani sporche e insanguinate dei mafiosi che credono di rappresentare un potere alternativo allo Stato. Servono occasioni come quella del Capodanno Rai a Crotone – bisogna ringraziare Occhiuto per l’idea – che lava l’onta di quell’enorme pacchiano villaggio natalizio dell’anno scorso a Milano costato quasi tre milioni di euro. Si cambia passo anche con questo modo nuovo di comunicare: facendo guardare alla Calabria non più con la lente dell’arretratezza ma attraverso la bellezza ineguagliabile del suo paesaggio, attraverso la sua storia, il suo patrimonio archeologico, la tradizione, e attraverso il racconto della virtuosità dei suoi imprenditori, che conquistano con la serietà e la qualità mercati mondiali. Bisognerebbe andare a spiegarlo nelle scuole che cosa hanno fatto – per fare un solo esempio – la Cantina Librandi, la distilleria Caffo e la Fattoria della Piana, col loro modello di economia circolare utile a creare un equilibrio tra economia, ambiente e società.

Sono esempi, che da soli battono ogni stereotipo e pregiudizio anche perché – diciamolo – se la Calabria soffre di un deficit sociale civile e culturale disturbante, il resto del Paese, anche il benestante Nord, non è che stia molto bene, e ci dispiace. Il malessere esistenziale dei nostri tempi riguarda tutti e non ci salverà certo l’intelligenza artificiale che non potrà mai sostituire il fare umano.

Bisogna riscrivere l’agenda della Calabria, ma servirà metterci le mani tutti a cominciare da cittadini, sindaci, intellettuali, imprenditori, sindacati, media, associazionismo, chiesa, che ha al proprio interno vescovi illuminati e sensibili. Solo lavorando insieme si potranno ridurre le distanze tra lo Stato e la Calabria e scrivere la  nuova storia, riportando, una volta per tutte la regione della notte di Crotone e della pietà di Cutro nel cuore dello Stato e lavorando per riportare il senso dello Stato al centro della coscienza civile e sociale della Calabria.

Ricordando, infine, che come diceva Giovanni Paolo II “il futuro inizia oggi, non domani” e che come prima di lui avvertiva Michelangelo: “L’attesa è il futuro che si presenta a mani vuote”. Non bisogna più aspettare. (mnu)

L’OPINIONE / Mario Nasone: Reggio ha bisogno di una nuova e bella politica

di MARIO NASONENel Suo messaggio della notte di Natale, l’arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, mons. Fortunato Morrone, invita ad «accogliere pienamente l’annuncio cristiano della venuta del Salvatore e conseguentemente a uscire fuori da una sorta di “sonnambulismo” che come non mai attraversa la città, ma anche la Chiesa».

Non sappiamo che spazio ha trovato tra feste, cenoni di Natale e Capodanno che normalmente occupano il maggior spazio nelle nostre famiglie in questi tempi questo messaggio, a fare a fare emergere la responsabilità dei cristiani che abitano questa nostra città. Specialmente a quelli “che abitano i palazzi della politica e dell’amministrazione. Su quest’ultimo invito, guardando il balletto sulla composizione della nuova Giunta da circa due mesi la città aspetta, pare che il messaggio sia caduto nel vuoto. Prevalgono le vecchie logiche comuni a tutti i partiti che vede l’interesse personale che prevale su quello della città.

Oggi più che mai Reggio ha bisogno di una nuova e bella politica, quella che abbiamo conosciuto, almeno in parte, nella primavera di Italo Falcomatà dove le forze migliori della città avevano accettato la sfida del cambiamento con alcuni uomini rappresentativi della società vivile che si erano prestati alla politica, penso a Nuccio Barillà di Legambiente, a Gianni Pensabene e Giuliano Quattrone di Insieme per la città, a Nino Mallamaci, a Lamberti Castronovo, ad Attilio Funaro di Confcommercio, all’imprenditore Falduto, ed altri ancora che avevano sposato il suo progetto che aveva trovato consensi anche fuori dal centro sinistra.

Parlava di una città da amare, lo si vedeva a mezzanotte andare in giro con il suo fedele e amico assessore Totò Camera a controllare se fossero partiti i camion per la raccolta della spazzatura, a contrastare per la prima volta il comitato di affari politico e mafioso che gestiva la città, ricordo quando da consigliere comunale mi disse: vedi Mario il comune amministra, la ‘ndrangheta governa. Non a caso divenuto sindaco ebbe il regalo della bomba fatta scoppiare nel davanti al portone del suo palazzo.

Con un altro Italo, don Calabrò, creò un sodalizio che iniziò tra i banchi della scuola del Panella, che decise di mettere le mani nelle ferite più profonde della città, quelle delle povertà cercando di condividerle e curarle. Era una stagione che aveva avvicinato il palazzo alla città, con i cittadini che partecipavano nelle circoscrizioni, nelle associazioni, nei tanti ambiti in cui ognuno cercava di dare un contributo alla rinascita della città dopo la più terribile guerra di mafia che l’aveva insanguinata.

Italo Falcomatà ha vissuto anche Lui le sue contraddizioni ma aveva il dono di ascoltare, senza presunzione e la capacità di mediare tra le varie anime che aveva coinvolto nel suo progetto politico mettendo sempre la città al centro. Italo Falcomatà e Italo Calabrò, tra le tante autorità morali che Reggio ha avuto rappresentano, soprattutto oggi  in una città in crisi di identità, i due maestri di vita a cui possano guardare i cittadini ed in particolare i giovani e chi fa politica. Iniziando dall’attuale sindaco Giuseppe Falcomatà che ne ha accettato l’eredità ma non la sua visione politica ed il suo coraggio, anche per l’inesperienza, che nel suo discorso di insediamento disse: «Oggi più che mai avvertiamo la necessità di porre in essere politiche inclusive, ovvero riportare al centro dell’attenzione della nostra azione politica coloro che fino ad oggi sono stati tenuti ai margini: i poveri, gli anziani, i bambini, le persone con disabilità, tutti, nessuno escluso, faccio mio l’insegnamento che don Italo ci ha lasciato. Un insegnamento da perseguire nel nostro agire quotidiano. È il momento del coraggio. Don Italo ha sempre invitato i giovani reggini (e non solo) a non delegare gli altri. Mi piace ricordarlo così, don Italo, quel sacerdote che ha scosso le coscienze di molti e continua a farlo ancora oggi con i suoi insegnamenti».

Per la nuova Giunta che nascerà sarà questo il primo banco di prova, rilanciare dopo anni di buio, le politiche del Welfare, garantire una rete di servizi di protezione sociale dei più fragili, dando loro posto anche nel bilancio comunale. Servirà soprattutto un nuovo protagonismo della Chiesa e della società civile non più suddita ma corresponsabile, come chiede il Vescovo, di questa nuova stagione. (mn)

[Mario Nasone è presidente del Centro Comunitario Agape]

L’OPINIONE / Franz Caruso: Cosenza brilla di luce propria

di FRANZ CARUSO – Il concertone di Capodanno 2024 è l’edizione del rilancio della immagine della città di Cosenza, che ha saputo ritagliarsi un posto di primo piano nei circuiti nazionali grazie alla straordinaria voce di Giorgia. Cosenza, in poche parole, non è stata oscurata dall’artiglieria pesante messa in campo dal Capodanno Rai, ma ha brillato di luce propria   facendo registrare numeri da record con circa 10mila presenze nell’area protetta ed oltre 30 mila sparse per tutto Corso Mazzini.

Abbiamo centrato l’obiettivo di regalare ai cosentini uno spettacolo di grande qualità e di assoluto valore, ma anche di aver organizzato un evento che ha lasciato traccia di importanti ricadute economiche nell’intero territorio della vasta area urbana, con hotel e B&B presi d’assalto dai fans dell’artista che sono arrivati in città numerosi e con i locali che hanno lavorato fino a tardissima ora. A voler tacere della promozione complessiva della città da parte degli organi di stampa nazionali, ma anche da parte della stessa artista che ha valorizzato la sua presenza a Cosenza anche attraverso i suoi canali social.

Al prestigio dell’evento è da aggiungere il clima di festa che si è vissuto, responsabile e consapevole che non ha fatto registrare incidenti o episodi spiacevoli e di ciò ringrazio i cosentini e tutto il pubblico. Un ringraziamento speciale, poi, lo rivolgo a quanti hanno lavorato coadiuvando l’amministrazione comunale e gli organizzatori del concerto, per garantire la sicurezza pubblica, con particolare riferimento a tutte le Forze dell’Ordine  che hanno presidiato il territorio.

Se il concertone di Capodanno ha lasciato tracce importanti per l’immagine  ed il rilancio di Cosenza, nessuna traccia di rifiuti è, invece, rimasta  il giorno dopo. A poche ore dalla fine del concerto, infatti, è partita una vera e propria task force che ha ripulito l’intera area consegnando già alle prime luci dell’alba una città pulita e ben spazzata grazie al lavoro portato avanti dagli operatori delle cooperative.

Tirate le somme, tutte positive di questo brillante nuovo inizio d’anno, auguro alla mia Cosenza  un  futuro di crescita e di sviluppo, per il quale mi spenderò  sempre e con tutte le mie forze,  con la determinazione e la fermezza che mi contraddistinguono. (fc)

[Franz Caruso è sindaco di Cosenza]

L’OPINIONE / Franco Cimino: Catanzaro, la città della gioventù, dei genitori e dei figli e quella del futuro

di FRANCO CIMINO – Quant’è bella la Città quando si colora di luci e di gioia. Di mani e di sorrisi. Di voci e di canti. Di rumore e di musica. Di vociare e di calpestio. Di abbracci e sgomitate. Di persone e di folla. Di traffico e di casino. Di aria fresca dell’aria. E di aria asciutta dell’odore di birra e di cocktail. Quant’è ricca la Città, quando le sue chiese restano aperte a tarda sera con tanti ad entrarvi per contemplare pur senza pregare. Con i vicoli poco illuminati per i rapidi baci rubati dagli amanti. Con i teatri pieni di gente e anche i cinema. I musei e le biblioteche. Quanto è luminosa la Città quando le vetrine dei negozi pur non sempre pieni, proiettano le loro luci sulla via, tanto da coprire quelle spente sulla Bertucci da una settimana a porte serrate.

È la Catanzaro del Natale. È la Città dell’ultimo dell’anno. È quella dei giovani che trovano lo spazio desiderato per smuovere le loro pigrizie e attivare quella strana voglia di esserci. Di comparire. Di incontrarsi. Di stare insieme. Parlare con il bicchiere in mano e la voce alta per superare il rumore di sottofondo che non la fa udire. Eppure, parlano, i giovani. Si parlano. Questa volta viso a viso. E si capiscono con gli occhi. E i sorrisi. Fanno tenerezza, così belli e tutti ben vestiti. Le ragazze elegantissime e bellissime, tutte. Nessuna esclusa. È la Città della festa. Quando i giovani si ritrovano nello stesso spazio, anche se stretto, è sempre festa. Se lo spazio, pur piccolo, è la propria Città la festa si colora di gioia. Di sorrisi. Di mani. Di abbracci. Li ho visti questi ragazzi, in queste sere di Natale verso l’Anno Nuovo. Tutti li ho visti. Erano in fila, affollati lungo Corso Mazzini. Dal Cavatore fin quasi piazza Roma. Solo in quei vicoli non mi sono addentrato. Per pudore e discrezione. Ma il Corso l’ho percorso tutto e più volte, felicitandomi, quando dal gruppo spuntava una qualche mia alunna e uno dei tanti miei studenti, che mi sono venuti “addosso” abbracciandomi con una forza davvero travolgente. Sì, quella che rischia di farti cadere sull’asfalto, mentre tu in cuor dici “ma che m’importa se cado, loro mi proteggeranno con il loro abbraccio”.

Mi sarebbe piaciuto, scorrendoli tutti nei piccoli e grandi comizi che essi stessi formavano, entrarvi per ascoltare i loro discorsi. E “sentendo” le loro parole associandole a sguardi e sorrisi, scoprire cosa pensano davvero, quali sono i loro più profondi pensieri. Se sognano ancora. E di quali sogni è costituito il loro sognare. Se amano come davvero si ama. Se sperano e in cosa. Se hanno e paura e di che. Mi piacerebbe spiare i loro cuori e leggere il diario segreto della loro anima. Se credono. E in cosa credono. Se in Dio, nel Cristianesimo, nel comunismo. Nella tecnologia. Nel futuro. Negli esseri umani. Nella loro intelligenza o in quella artificiale che si vorranno far “ prestare” dall’invisibile potere che non li vuole far pensare. Sentire. Sognare. Amare.

Li avrei ascoltati, in quel loro incessante parlare. E parlarsi. Parlarsi addosso. Per sentirli tutti. Non mi importa se non credano nella Politica e di questa non dicano una parola. Non mi importa perché la Politica verrà. Se loro continueranno a incontrarsi nella loro Città. Se si guarderanno negli occhi e negli occhi guarderanno la Città. Ché quando l’avranno guardata, incominceranno a conoscerla davvero. Nel profondo del suo animo e della sua storia. Come Lei chiede. E scopriranno quanta Bellezza in essa ci sia ancora, nonostante i “vecchi” di ieri e di oggi non abbiano saputo difenderla. La difenderanno loro, se tutti insieme si sposteranno un po’ più in là. In una di quelle tante piccole originali piazze, costruite tutte davanti alle nostre “cento” chiese. Perché il loro sentire si faccia preghiera. Laica o religiosa. O ambedue insieme. Perché pregare insieme dall’amare insieme, anche Lei, la loro Città, è amare la Bellezza. A partire dalla loro, la gioventù. Ché conoscere, amare, sentire, difendere, sognare, pensare alto, lottare, ricevendo Bellezza da trasferire alla prossima gioventù, immaginare il futuro vivendo il presente e nutrendosi del passato, tutto questo è la Politica. E, allora, non sarà la “sbornia” d’euforia della festa in calendario ad averli fatti salire sui tre colli più alti, ma la loro voglia di esserci e di contare. La loro responsabilità di poterla cambiare davvero la loro Città. E torneranno. Da domani torneranno. Tutti i giorni e tutte le sere.

Inonderanno gli spazi urbani di gioia e di fatica, di idee e di propositi, di protesta e di proposta. Di speranza e ottimismo. Di fiducia piena nella Città, la nostra Città. E sarà bellissimo, perché di questa gioia contageranno i loro padri e le loro madri, che tratterranno dalla loro breve passeggiata del mattino. Parleranno con loro come non hanno fatto nelle abitazioni mute e delle stanze sempre chiuse. Le case dei televisori sempre accesi e dei figli ininterrottamente connessi. Si guarderanno negli occhi. Si prenderanno per mano. E insieme cammineranno verso il più felice futuro. Nella Città bellissima. Quella dei padri e dei figli, che l’hanno insieme amata. E difesa. Ché la Politica è Amore. E Catanzaro è bellissima! (fc)

L’OPINIONE / Orlandino Greco: Forza Cassese, il Sud aspetta i Lep che diranno basta ai diritti negati

di ORLANDINO GRECO  – Forza Cassese,  il Sud aspetta i Lep che diranno basta ai diritti negati. È il motto di Italia Del Meridione (IDM), un partito nato a tutela del Mezzogiorno, vittima delle povertà. Da quella infrastrutturale a quella della economia insufficiente per assicurare i servizi primari e le prestazioni indispensabili per la vita delle persone, costrette a rintracciarli altrove spesso mettendo in gioco tutti i loro risparmi, i patrimoni accumulati da più generazioni e i loro affetti.

Una legittima rivendicazione politica funzionale al superamento dei divari sociali, anche di genere, che hanno impedito ai meridionali di misurarsi alla pari degli altri.  I Lep sono garanti dell’uguaglianza sostanziale. Sono strumenti di dignità sociale. Sono sinonimi del miglioramento occorrente e vitale. In quanto tali afferenti a tutte le materie che riguardano la quotidianità dei cittadini all’insegna della civiltà, che nel sud del Paese latita da diversi decenni.
È pertanto insufficiente, e ha fatto bene Calderoli a sollecitare il prof. Cassese ad ampliare la ricerca del Comitato per i Lep (CLEP) ben oltre le 23 materie differenziabili. Con questo estenderle a tutte le materie individuate nell’art. 117 in quelle esclusive statali (32) e concorrenti (19), ma anche a quelle residuate nella competenza, anche essa esclusiva, delle Regioni a statuo ordinario (circa 30). Ciò in quanto nei confronti dell’essenzialità delle prestazioni non può esistere alcun compromesso ovvero diminutio, in quanto è dal loro insieme organico e coordinato che si misura lo stato di diritto e l’esistenza degli aspetti culturali, spontanei e organizzati, che caratterizzano una collettività nei confronti della quale è adempiente solo una corretta attuazione della Costituzione.
È nei Lep la vera unità materiale del Paese, attraverso la quale celebrare la percezione certa ed egualitaria dei diritti civili e sociali della Nazione intera, quale espressione della componente umana della Repubblica.
Il molto prossimo futuro sarà ricordato come il periodo delle scelte, di quelle funzionali a mutare in meglio l’esistenza. Primo fra tutti – nell’ottica del superamento della spesa storica, punitiva per i più poveri di sempre – i costi standard, i fabbisogni standard e un efficiente sistema perequativo, tutti garanti dei Lep percepiti ovunque e da chiunque. Ed proprio nell’ovunque che si concretizzerà la soluzione al vergognoso minus percepito sino ad oggi dai meridionali, atteso che con i Lep godranno di tutto ciò che è reso esigibile nel Paese.
Ci sarà poi l’attuazione della Costituzione che offrirà l’occasione, ex art. 116, alle Regioni interessate a richiedere l’esercizio di una competenza legislativa maggiore. Che lo facciano, fermo restando che i Lep sono intoccabili perché appartengono alle persone ovunque esse siano!
Un altro punto è la cittadinanza europea. Un obiettivo di ieri che pretende un domani molto prossimo perché si realizzi, con un Mezzogiorno che costituirà la parte dell’UE che confina e dialoghi con il Mediterraneo. (og)