L’OPINIONE / Katya Gentile: L’epocale riforma dei Consorzi di Bonifica

di KATYA GENTILERipartiamo… da Uno. In queste ultime ore che precedono la seduta del Consiglio regionale, si sta lavorando a ritmi serrati per portare a termine il lavoro  intrapreso dalla sesta Commissione fin dal febbraio 2022. Quello dei consorzi di bonifica è un tema che per troppi anni, per la complessità e la delicatezza della  materia, è stato posto a margine dalle agende politiche regionali e che invece questa  maggioranza e la sottoscritta, in qualità di presidente della sesta Commissione, hanno  inteso affrontare con la giusta determinazione. 

I lavori svolti in Commissione, sempre in stretta sinergia con l’assessore Gianluca  Gallo e il presidente Roberto Occhiuto, hanno consentito di ricostruire, grazie anche all’acquisizione ed allo studio della documentazione fornita da tutte le parti coinvolte, un quadro fedele della bonifica calabrese dal quale, ad eccezione di rari casi di  gestione più oculata e parsimoniosa come ad esempio i Consorzi di Vibo Valentia e  Crotone, emergono molteplici criticità tangibili che penalizzano l’intero settore della  bonifica. 

Ripartiamo… da Uno vuol dire riconoscere la giusta  importanza al sistema consortile per lo sviluppo dell’agricoltura e la tutela dell’intero  territorio calabrese, preservare la prossimità territoriale, assicurare la rappresentanza e la partecipazione dei consorziati alla gestione dell’ente, in una  nuova ottica organizzativa tesa ad una maggiore e più omogenea efficacia, efficienza  e trasparenza dei servizi, nel rispetto di un equilibrio finanziario corretto ed orientato  all’autosostenibilità dell’intero sistema. 

La necessità di avviare un processo di riforma non più procrastinabile è stata  unanimemente condivisa dalle parti politiche e sociali, e la percezione diffusa della  “inutilità” e delle inefficienze dell’attuale sistema consortile, dichiarata anche da autorevoli esponenti delle istituzioni, ne avvalora l’urgenza. 

Il presidente Occhiuto, che per tali motivi ha inteso porre la questione di fiducia su  questo progetto di legge, non ha imposto uno schema di legge blindato, come  normalmente accade in questi casi, ma ha inteso dettare tempi e procedure certe,  senza sottrarsi al confronto e all’ascolto delle parti politiche e sociali. Prova ne è la  seduta fiume della sesta Commissione svoltasi nella giornata di lunedì 31 luglio, alla  quale sono stati invitati tutti i consiglieri ed i soggetti che a vario titolo sono coinvolti  nel settore della bonifica.  

In queste ore si stanno vagliando con la massima attenzione le osservazioni e gli  emendamenti che verranno discussi direttamente in aula. 

Il lavoro di questa maggioranza  non si esaurirà con l’approvazione del testo, ma proseguirà attraverso una costante fase di monitoraggio  e valutazione dell’attuazione della legge ed eventuali interventi correttivi di carattere  amministrativo, economico-finanziario e normativo che dovessero rendersi  necessari. (kg)

[Katya Gentile è consigliera regionale e presidente della Sesta Commissione  Agricoltura, Foreste e Consorzi di bonifica]

L’OPINIONE / Giacomo Saccomanno: La Reggina deve rimanere in B

di GIACOMO SACCOMANNOPur essendo uno sportivo ed un giurista non sono intervenuto prima per evitare inutili polemiche e sconsiderate affermazioni. Quello che sta accadendo nella giustizia sportiva è inammissibile ed intollerabile. Campionati e posizioni ribaltate, anche durante lo svolgimento delle gare, con gravissime penalizzazioni che spesso non fanno emergere i veri valori sportivi. Se qualcuno sbaglia deve pagare. Su questo siamo tutti d’accordo.

Ma non può pagare la squadra o i tifosi o un’intera città! Senza entrare in merito a quanto sta accadendo a livello nazionale, veramente assurdo, non è veramente accettabile quello che è accaduto alla Reggina. Un Tribunale civile afferma una cosa che viene, inspiegabilmente, smentita da quello della giustizia sportiva! Oggi si gioca una partita importante sotto questo aspetto e, comunque, si rischia di umiliare un’intera città, un’intera regione, oltre che quello spirito sano che dovrebbe accompagnare sempre le competizioni sportive. Nei prossimi giorni il Tar dovrà valutare se ha più valore una indicazione della Federazione oppure un provvedimento assunto da un Tribunale di questo Stato.

Era giusto rispettare il termine indicato dalla prima o quello, invece, stabilito dal secondo? Se fossimo equilibrati e non ci fossero, probabilmente, “pesanti spinte”, per gli innumerevoli interessi economici esistenti nel calcio, il problema non si porrebbe: la Reggina, in ogni caso, ha versato le somme dovute e, quindi, non si tratta di sostanza, ma soltanto di formalismo. Ma, una nazione non può, sicuramente, vivere di principi solo formali.

Bisogna guardare al merito e agli sforzi che una comunità ha fatto per mantenere viva una squadra esistente da decenni. Sia come tifoso che, come giurista, ritengo che la sostanza debba prevalere sulla forma e, quindi, il Tar debba fare, veramente, giustizia e restituire alla città la squadra del cuore. Non penso che vi possa essere una soluzione diversa e, comunque, queste ultime vicende e, specialmente, quella odierna devono portare alla riforma del sistema giustizia sportiva. Non può esserci, ancora, incertezze, pene non previste, decisioni lasciate agli umori dei singoli o delle lobby. (gs)

[Giacomo Saccomanno è commissario regionale della Lega]

L’OPINIONE / Giacomo Saccomanno: l Ponte degli Italiani porterà l’alta velocità Roma-Palermo

di GIACOMO SACCOMANNO – Incontro affollatissimo presso la Lanterna di Roma, alla presenza di ambasciatori, ministri, sottosegretari, imprenditori, manager, dove Matteo Salvini ha illustrato l’attività svolta in nove mesi di lavoro presso il ministero delle Infrastrutture, le strategie presenti e future, le opere realizzate e quelle cantierate, le grandi opportunità per la nazione, per le imprese e per l’occupazione. Grande attenzione sull’alta velocità e sul Ponte dello Stretto.

La prima consentirà di unire, finalmente, l’Italia e di poter raggiungere la Sicilia con le stesse modalità e velocità in cui ci sono tutti gli altri collegamenti della penisola. Il secondo, invece, sarà il compimento di un’opera che si attende da oltre 50 anni e che, finalmente, potrà vedere la luce. Un gran passo avanti per consentire la crescita del sud e, in particolare, della Calabria e della Sicilia, specialmente avendo riguardo alle opere che si dovranno realizzarsi sulle due coste. Interventi che cambieranno totalmente l’aspetto urbanistico, turistico e paesaggistico delle già menzionate zone e che, certamente, diverranno attrattori di occupazione e crescita reale.

Su tutto, però, la volontà ferrea del ministro Salvini che sta combattendo una battaglia vera e concreta a favore della crescita del mezzogiorno. Dispiace, soltanto, dover leggere cose assurde affermate da persone di spessore e che hanno fatto tanto per le comunità, che, forse, dimenticano che i colori politici, a volte, bisogna lasciarli fuori dai ragionamenti di livello. È notorio che la ‘ndrangheta si combatte con lo sviluppo, il lavoro e la cultura, non certamente lasciando un territorio nel sottosviluppo che genera, invece, criminalità. Non pensiamo e non vogliamo pensare che vi possa essere un retropensiero del genere. (gs)

[Giacomo Saccomanno è commissario regionale della Lega]

L’OPINIONE / Pietro Falbo: Lo Stato c’è, ora occupiamo spazi lasciati liberi da forze dell’ordine

di PIETRO FALBOTrovo davvero encomiabile l’azione congiunta tra Polizia di Stato e Amministrazione Comunale che si sta concretizzando nel rafforzamento della presenza di forze dell’ordine nel quartiere Lido di Catanzaro.

Un’area florida su cui la criminalità organizzata ha tentato di estendere i suoi tentacoli soffocando la crescita di una economia sana attraverso l’imposizione della forza. La risposta dello Stato in tutte le sue articolazioni è segno tangibile che qualcosa sta cambiando. Le recenti inchieste antimafia, condotte dalla Dda di Catanzaro, hanno aperto spazi che – come più volte ha ripetuto il procuratore Nicola Gratteri – adesso è compito della società civile riempire di contenuti, di segno opposto.

I cittadini ma soprattutto i commercianti devono poter vivere e fare impresa in piena serenità. E il rafforzamento dei controlli nel quartiere Lido disposto dal nuovo Questore di Catanzaro, Paolo Sirna, coglie in pieno questa esigenza di sicurezza. Altrettanto lodevole è il distaccamento di ben sei unità della Polizia Locale stabilito dal sindaco, Nicola Fiorita. Una novità assoluta in un periodo dell’anno durante il quale l’area diventa meta di turisti e le attività imprenditoriali devono poter esprimere tutto il loro potenziale.

Lo Stato c’è, adesso tocca a tutti noi occupare quegli spazi che la criminalità organizzata tenterà nuovamente di riconquistare ma, sono certo, troverà la strenua resistenza di cittadini, imprenditori, amministratori liberi, pronti ad osteggiarne l’arroganza. (pf)

[Pietro Falbo è presidente della Camera di Commercio di Catanzaro, Crotone, Vibo Valentia]

L’OPINIONE / Orlandino Greco: Governo dimostri di fare sul serio mettendo i soldi per zona franca e fiscalità

di ORLANDINO GRECO – L’esigenza di un nuovo attivismo politico che guardasse oltre le desuete idee novecentesche è nata dalla reale consapevolezza delle ingiustizie che si perpetravano e che continuano a perpetrarsi nel nostro Paese, da un’estremità all’altra dello Stivale. È questa, da sempre, la bussola dell’Italia del Meridione in quanto il divario Nord-Sud si riduce solo attraverso un modello di sviluppo che produca ricchezza omogenea su tutto il territorio nazionale.

Sono queste le ragioni che hanno motivato il nostro impegno civico a dialogare con tutte le forze politiche, a prescindere dalle pettorine, per trovare sbocco a battaglie miranti alla creazione di zone franche al Sud nel settore turistico, delle nuove tecnologie e della logistica, in modo da incoraggiare iniziative imprenditoriali in un territorio dalle grandi potenzialità inespresse. Non è stato e quindi non sarà il recinto ideologico a stabilire le nostre alleanze elettorali ma la volontà delle forze politiche a condividere quelle azioni finalizzate al rilancio del sistema Paese, eliminando i divari territoriali e dando il là ad una nuova stagione d’investimenti accompagnata dall’eliminazione della Spesa Storica, dal rafforzamento di fondi perequativi per infrastrutture e comuni, da una fiscalità di vantaggio per i territori svantaggiati e quindi dall’affermazione di esperienze che favoriscano la nascita di piccole/medie imprese e l’insediamento della grande industria, attraverso un credito agevolato legato ai contratti di sviluppo promossi da Invitalia, perché spesso quest’ultime hanno elevate capacità tecniche ma insufficienti capacità finanziarie di realizzazione.

Accogliamo con interesse, dunque, i lavori della Camera dei Deputati che impegnano il Governo nella semplificazione del sistema di agevolazioni fiscali per le imprese e finalizzato al sostegno degli investimenti, con particolare riferimento alle zone economiche speciali, così come l’apertura dell’Unione Europea alla proposta del Ministro Fitto di costituire una Zona Economica Speciale unica per tutto il Mezzogiorno e i fondi del Pnrr ad esso destinati. Dimostri il governo di fare sul serio sapendo che le Zes regionali sono attive in tutte le regioni del Sud con ancora scarsi risultati. Sostituire con un un’unica Zes le singole Zes regionali, se non legata ad una strategia di attrazione investimenti e alla dotazione finanziaria con risorse cospicue e immediate, rischia di essere una operazione poco più che semantica.

Consapevoli che questi impegni assunti restano incompatibili non solo con le già insufficienti risorse del Pnrr destinate al Sud e la carenza di una cabina di regia tecnica finalizzata all’effettiva spesa di tali risorse ma di un disegno di Autonomia Differenziata che lederebbe ulteriormente i diritti di cittadinanza del Sud. Il Sud deve e può diventare, se realmente si ha interesse a creare una reale dimensione di mercato nazionale, terra di produzione e non solo di consumo.

D’altronde, attraverso le innovazioni digitali e le risorse naturali che connotano i nostri territori, le ambizioni possono essere alte. La nostra opera di vigilanza civile continuerà, con spirito costruttivo e consapevoli della necessità di lasciare in eredità ai nostri figli un Paese migliore. (og)

 

L’OPINIONE / Pasquale Amato: La riunione con Salvini non ha fugato perplessità su Aeroporto di RC

di PASQUALE AMATO – La riunione svoltasi col ministro alle Infrastrutture, Matteo Salvini, non ha fugato le perplessità sull’effettiva volontà di rilanciare l’aeroporto dello Stretto. Le ha viceversa confermate.

Perché?
Se una delle due piste è già agibile (come si afferma nel comunicato Stampa) perché non si è disposta la sua utilizzazione completa immediata, rinviando la caduta delle restrizioni a fine anno? L’Aeroporto romano di Fiumicino ha in certi periodi avuto una sola pista agibile programmando un numero considerevole di voli nazionali e internazionali.

Il rinvio a fine anno avrà come logica conseguenza l’impedimento a tutte le compagnie di programmare voli e tratte in autunno e in inverno. Quindi, ammesso che venga rispettato il termine di fine anno, non sarà possibile programmare nuovi voli e tratte se non per l’estate del 2024. Nel frattempo lo scalo di Ravagnese continuerà il salasso di passeggeri e ciò costituirà per la Sacal un ennesimo alibi per non aprire nuovi voli e tratte. E nel frattempo la Sacal potrà ulteriormente rafforzare Lamezia.

Visto che Ita Airways già è presente e considerato che una pista è perfettamente agibile, perché il Ministro, che si vanta del suo decisionismo, non ha chiesto alla Sacal e a Ita di ripristinare già dal prossimo autunno il volo Reggio – Linate mattina-sera che la stessa Sacal ha rubato allo scalo reggino trasferendolo a Lamezia?

Nello stesso comunicato l’Enac ha annunciato che provvederà a sue spese all’affitto di un simulatore automatico per abilitare i piloti a decollare e atterrare nello scalo reggino. Perché non lo ha fatto prima per anni alimentando l’alibi delle restrizioni? E perché lo annuncia per un futuro impreciso e non annuncia una data certa? E poi questo annuncio di disponibilità non è in contraddizione col resto del Comunicato e con l’ordinanza di liberatoria dall’abilitazione che i piloti hanno ricevuto per i due giorni fatidici?

Quali atti sono stati decisi per potenziare l’attraversamento dello Stretto agevolando il ritorno dei messinesi nell’Aeroporto Minniti, anche questo espresso declinando lo a un futuro nebuloso e indefinito?

Perché non é stato neanche sfiorato il tema delle tariffe da capogiro che imperversano da anni impedendo un minimo rilancio dello Scalo reggino? Anche se uno zoccolo duro sta dimostrando ai nemici dell’Aeroporto reggino che non ne vuole sapere di utilizzare Lamezia?(pa)

L’OPINIONE / Mariateresa Fragomeni: Giù le mani dalla Jonio-Tirreno

di MARIATERESA FRAGOMENIGiù le mani dalla Jonio Tirreno: difendiamo la Locride!

Ancora una volta, c’è qualcuno che pensa che questo territorio sia sacrificabile, cancellabile con un colpo di penna. Dopo avere tolto treni, desertificato mezzi di collegamento, mai completato arterie fondamentali e opere pubbliche, adesso si decide di chiudere per due anni l’unica strada che permette a questa zona di essere collegata con il resto della Calabria.

Su questa vicenda vige una coltre di nebbia difficile da diradare: prima 3 mesi, poi 14, adesso addirittura 20  mesi di chiusura della Jonio Tirreno.

La sicurezza è la prima cosa, certo!

Ma per fare quali lavori? Non è dato sapere!

Da quella strada passano lavoratori, ambulanze, persone che devono raggiungere con urgenza ospedali hub come Catanzaro e Reggio Calabria, studenti che devono sostenere esami e costruirsi un futuro. Ci sono attività che saranno costrette alla chiusura forzata, perché da lì non passerà più nessuno. A tutte queste persone, diremo di aspettare venti mesi perché bisogna fare dei lavori di messa in sicurezza così urgenti e indifferibili che si possono addirittura programmare da gennaio 2024 in poi. Un traffico stimato di 120 mila auto al mese che dovrà essere riversato su piccole e impervie strade provinciali.

Adesso però è troppo, la misura è colma!

Pretendiamo di avere delle risposte.

Da Anas, vogliamo sapere quali sono questi lavori urgenti che impediscono di tenere aperta la Jonio Tirreno. 

Ci mostrino i dati, i carotaggi, le misurazioni sulle quali si afferma che va messa in sicurezza quella galleria e che non è possibile farlo lavorando su chiusure notturne o su altre alternative.

Pretendiamo di sapere quali sono le misure alternative.

Pretendiamo, senza più tergiversare, di sapere qual è il progetto immediatamente esecutivo e cantierabile che ha portato alla decisione di chiudere un’arteria fondamentale.

Alla Regione ed al Governo  invece, chiediamo di non abbandonare questo territorio.

Non lasciateci nell’isolamento. Non permettete ai figli di questa terra di svegliarsi la mattina e sentirsi figli di un dio minore. Non facciamo scoprire a questi ragazzi che in questi anni, dopo avere tagliato ferrovie, servizi, strade, non e’ stato realizzato un piano di viabilità alternativa.

Si sono  temporaneamente affrontate le carenze  di organico con i medici cubani: magari, se si può, il presidente Occhiuto chiami qualche grande ditta giapponese per rifare tutta la Jonio Tirreno in pochi mesi, il Governo assuma decisioni straordinarie e che so, valuti di utilizzare il genio militare.

Si apra un confronto reale e concreto con tutti gli attori del territorio per individuare risorse e provvedimenti utili a sostenere famiglie ed imprese come nel periodo di crisi Covid.

La nostra terra non gode dei diritti fondamentali previsti dalla Costituzione, le forze politiche e le Istituzioni devono affrontare questo enorme tema.

Adesso è venuto il momento di difendere la Locride, serve lottare: dopo sarà troppo tardi. (mf)

[Mariateresa Fragomeni è sindaca di Siderno]

L’OPINIONE / Ettore Jorio: La Calabria si sta attrezzando a reclutare “grammelottiani”

di ETTORE JORIO – Il grammelot è fantastico. Dario Fo ne è stato il massimo interprete. Anche
Gigi Proietti ne ha fatto uno dei suoi cavalli di battaglia.

Secondo Treccani «Grammelot» è un “gioco onomatopeico di un discorso, articolato arbitrariamente, ma che è in grado di trasmettere, con l’apporto di gesti, ritmi e sonorità particolari, un intero discorso compiuto”. Insomma, significa parlare a suoni senza sapere cosa dire, puntando sulla intelligenza e sulla fantasia dell’interlocutore per dare significato ai suoni emessi.

Esso può essere il tentativo di chi non sa e si limita a mimare e trasmettere fonosimbolicamente concetti e convinzioni che non si posseggono per cultura, sperando che ad acquisirli siano gli ascoltatori. Si agisce come si fa battendo il dito sul polso sinistro per sentirci rispondere che ora è. Nei ruoli di alta burocrazia viene usato, quasi sempre, come espediente per dimostrare di sapere tanto a fronte del nulla. Così come faceva Alberto Sordi in “Un americano a Roma” facendo finta di parlare inglese persino con i maccheroni, imitando solo le cadenze anglofone.

Il grammelot è così diventato una frequente abitudine nel circuito della pubblica amministrazione, soprattutto regionale. Un metodo utilizzato, emettendo gli anzidetti suoni privi di significato in modo appena sussurrato, quasi per non farsi sentire e per fare credere di dire qualcosa di importante. Ciò che si riesce appena a comprendere sono irraccontabili banalità.

Si fa ricorso ad una tale metodologia di stile “teatrale” per celare quasi sempre la frequente assenza delle competenze necessarie all’efficiente svolgimento dei compiti d’ufficio. Sono in tanti i preposti ad alte cariche che grammelottano con i sottoposti sperando che gli stessi capiscano ciò che non sentono e agiscano nel modo corretto. C’è un aneddoto che racconta la storia di un alto ufficiale inglese che ebbe colloqui per anni con un capo villaggio africano colonizzato così abile nel grammelot da evitare che il primo chiedesse per tre volte consecutive di non avere capito quanto il “nana” avesse detto, ottenendo così l’eterno rinvio del rendiconto tribale.

Da qui, la presenza – assumendo ad esempio un sito ideale senza riferimento ad alcuno nello specifico – che si intensifica dell’insopportabile sussurro incompetente, quasi fermo allo stato labiale come se fosse una raccomandazione privata fatta da un vescovo ad un suo caro fedele, nella gestione della cosa pubblica. Da qui, l’inconcepibile abitudine di copiare a sistema gli atti, e finanche le leggi, dalle omologhe fonti istituzionali ritenute più attrezzate di saperi.

Eh già, perché nei corridoi della PA, specie del Mezzogiorno, è davvero difficile rintracciare le conoscenze necessarie alla buona amministrazione. Persino nelle stanze che contano, ove prevale l’arte di arrangiarsi di tanti laureati e masterizzati web, che invero spesso riescono persino a parlare un italiano corretto.

Il cambio di generazione impiegatizia pubblica ha messo da parte, per mera quiescenza, gli empirici dal taglio operativo. Ha di conseguenza favorito il dominio dei culturalisti teorici, spesso portatori di tesi innovative ma rovinose. Ha rinnovato il parco impiegatizio e consulenziale introducendo a sistema i giovani selezionati per lo più con pratiche clientelari. Leve fresche che hanno preceduto, solo anagraficamente, gli autori degli strafalcioni alle recenti prove di maturità – quelli che hanno definito estetista D’Annunzio piuttosto che l’estetico e Garibaldi autore della Divina Commedia e l’opera più nota di Pirandello “Uno, Nessuno,
Duecentocinquantamila”. In quanto tali divenuti gli untori quotidiani della cultura dirigenziale che invece occorrerebbe per garantire il cambiamento e il risultato, quello che con le premialità aggiustate si riconosce a 360°, di frequente indebitamente.

Insomma, con gli insufficientemente accorsati dei necessari saperi, che mascherano la loro precarietà conoscitiva con un modesto grammelot appena sussurrato, le cose nella PA vanno malissimo. Ministeri e soprattutto Regioni – abbondantemente occupati da interpreti gramellottiani pagati meglio di come fu retribuito il premio Nobel Dario Fo – stanno andando alla malora. Stanno determinando una distorsione organizzativa difficilmente sanabile, affondando la cultura dirigenziale, producendo leggi di comodo, ad personam, licenziate con complicità governative che vanno ben oltre il lecito, svolgendo una attività amministrativa con la pericolosa conseguenza della inesigibilità dei diritti fondamentali dei cittadini e con la determinazione dello sfascio dell’economia, peggio di quella di alcune Regioni.

La Calabria si sta attrezzando da tempo a reclutare grammelottiani anche nelle alte cariche. La preoccupazione è che le cose peggiorino negli ambiti più sensibili, allo scopo di generare un cinico dispetto ai calabresi, molti dei quali destinati a pagare cara sulla loro pelle una tale incomprensibile opzione. (ej)

L’OPINIONE / Santo Gioffrè: Non c’è contabilità orale nelle Asp calabresi?

di SANTO GIOFFRÈ – Certo che solo in un periodo di così torrido, normale, assuefatto pensiero vacanziero, certe affermazioni trovano, persino, l’indifferenza di un popolo prono, sottomesso, incapace a produrre massa critica, assopito e in attesa del panen et circencenses… Sentir dire dal Governatore della Calabria, Occhiuto, che la contabilità orale nelle Asp Calabresi era più o meno una felice suggestione e che i conti sono, non solo a posto ma, addirittura, ci sono milioni di avanzo di amministrazione, è uno straordinario input per la prossima pubblicazione del manuale di come condurre una vita spensierata.

Certo, se non fosse che i danni legati alla contabilità orale hanno causato chissà quanti drammi e morti, potremmo, persino, affidarci agli Dei che toglievano la memoria per non far soffrire le persone. Ma Occhiuto lo sa che ci sono Asp che non hanno bilanci da 10 anni perchè non ci sono carte contabili e, quindi, la contabilità era orale? Lo sa che c’è una cosa che si chiama “Assegnazioni non regolarizzate” pari a 600 milioni, fino al 2015, solo in una Asp? Come si chiamano quelle cose che fino all’anno passato, impedivano di chiudere i bilanci in quasi tutte le Asp Calabresi? Sono cose non vere? Come si fa, dal punto di vista dei regolamenti contabili e di legge, ad approvare il solo bilancio 2022 senza avere i bilanci approvati nei 10 anni precedenti? È anti costituzionale, perché introduce un precedente devastante riguardo la gestione dei conti pubblici.

Il contributo in termini normativi dato dal governo, ad esaminarlo bene, è una sanatoria che porterà ad appianare debiti prodotti in 20 anni e che, in grandissima parte, sono frutto di ladroneggi. Facendo così, con tutti i buoni propositi e rinunciando a ricostruire i bilanci, ora inesistenti, si affossa, per sempre, la certezza del diritto e dell’autorità dello Stato. Ma non solo, l’appiananento del debito, perché a questo si mira, lo pagheranno, come già succede, i Calabresi. No, questa non è Amministrazione della cosa pubblica! No. È solo un’operazione mediatica. Io, da Sinistra, sono stato l’unico ad appoggiare la decisionne di far venire i compagni medici Cubani. Occhiuto lo hanno fatto perché incombeva il pericolo di interruzione di pubblico servizio e perché costavano poco, avendo, a Cuba, la Medicina soltanto valore sociale, io perché so che la Gente muore più che altrove per mancanza delle banali cure.

Ma i compagni medici Cubani sono a tempo, non strutturati. E non si può pensare di chiudere gli occhi e chi verrà dopo, conterà i passi. No! Nessuno parla di uscire dal Piano di Rientro e non si sta facendo nulla, oltre le parole, a raggiungere tale obiettivo e questo fatto, in menti lucidi e politicamente attrezzati a vedere il marcio ove gli ignoranti non lo vedono, qualche dubbio di perpetuare comoda posizione, lo genera… Povera Terra mia! (sg)

L’OPINIONE / Tilde Minasi: Smascherata volontà di affossare l’Aeroporto di Reggio

di TILDE MINASI – La vicenda dell’incendio che ha interessato l’aeroporto di Catania, costringendo le autorità di gestione a chiudere lo scalo siciliano fino al 19 luglio e a dirottare le compagnie aeree su altri aeroporti, tra cui quello di Reggio Calabria, smaschera l’Ente dell’aviazione civile sulle reali finalità delle limitazioni imposte finora all’operatività dell’infrastruttura reggina, che evidentemente non appaiono legate a ragioni di sicurezza, come invece finora è stato sempre sostenuto.

Per consentire che anche l’aeroporto di Reggio possa farsi carico di parte del traffico aereo catanese è stato sospeso per 2 giorni l’obbligo di abilitazione per gli equipaggi che operano sul nostro scalo: ciò significa che, per questi due giorni, potranno decollare e atterrare all’aeroporto dello Stretto, considerato pericoloso, anche piloti sprovvisti del richiesto brevetto speciale.

Questa sospensione temporanea del brevetto dimostra come l’obbligo in questione sia stato evidentemente finora solo un alibi per penalizzare la città dello Stretto a favore di altre località e altri scali: le operazioni sull’aeroporto reggino, infatti, ritenute fino al momento pericolose, o lo sono sempre o non lo sono mai, non possono certamente essere rischiose solo a intermittenza.

Se l’abilitazione dei piloti viene, infatti, bypassata provvisoriamente per far fronte a una situazione di emergenza che riguarda uno scalo di peso come quello di Catania, bisogna necessariamente concludere che in realtà l’aeroporto di Reggio non sia stato mai davvero così pericoloso come sostenuto, e che siamo perciò di fronte alla conferma del fatto che la sua limitata operatività sia dipesa non da una reale volontà di tutelare la sicurezza di operatori e passeggeri, ma da ragioni diverse, che non conosciamo, ma che possiamo immaginare, e che certamente danneggiano la città metropolitana, e contro le quali mi sono sempre battuta.

Se poi si pensa che sono state date già disposizioni perché la pista 15 sia immediatamente liberata e messa in condizione di essere utilizzata, anche questa è l’ulteriore riprova di quanto fosse in realtà estremamente facile prendere decisioni come questa, finora invece presentate come proibitive.

Mi sono, dunque, subito rivolta al ministro Matteo Salvini, che mi ha dato immediata disponibilità ad attivarsi per ogni iniziativa utile a risolvere una volta per tutte il problema, mettendo Enac, Enav, Sacal e tutti gli interlocutori del caso di fronte alle loro responsabilità per dare subito risposte sul perché sia stato finora tagliato fuori lo scalo aeroportuale reggino con la scusa della sua inadeguatezza e dell’insufficiente sicurezza.

Gli Enti e società in questione, di fronte a questa circostanza che evidenzia le loro gravissime mancanze, non possono certamente sottrarsi al confronto.

Non accetteremo più giustificazioni: accogliamo anzi positivamente il fatto che, se si è consentito in questa situazione temporanea di superare il limite del brevetto speciale, evidentemente sono venute meno le ragioni che ne stanno alla base e sarà possibile superarlo anche successivamente e definitivamente, perché la questione del Tito Minniti sia finalmente chiarita e sistemata.

I diritti dei reggini hanno lo stesso valore di quelli del resto dei calabresi e degli italiani e dovranno finalmente essere rispettati. (tm)

[Tilde Minasi è senatrice della Lega]