L’OPINIONE / Alessandro Crocco: Il nuovo Parlamento discuta su temi e riforme non più procastinabili

di ALESSANDRO CROCCOL’elezioni politiche dello scorso 25 settembre hanno delineato, con la nomina dei nuovi deputati e senatori, il nuovo Governo italiano. In Nord e Centro America gli eletti che rappresenteranno gli italiani all’estero sono tre: La Marca (PD), al Senato e alla Camera Di Giuseppe (FDI) e Di Sanzo (PD). A loro, come presidente del Comites NYC, gli auguri di buon lavoro, per un ruolo che riteniamo di fondamentale importanza, essendo il tramite e la voce in Parlamento e in Senato per un riconoscimento certo e attivo degli italiani all’estero.

Un ruolo che va senza dubbio rafforzato, rinsaldato per promuovere quel rapporto fiduciario fra le comunità italiane allestero e la terra di origine, fra chi è partito e chi è rimasto, creando una rete di relazioni che colleghi il resto del mondo allItalia e ai suoi territori e recuperando voce e diritti. Una riflessione post voto che porta a definire priorità e azioni da mettere in campo con maggiore insistenza e determinazione, per risaldare attraverso i nostri rappresentanti e gli organismi preposti, un legame istituzionale sempre maggiore, così da garantire alle nostre comunità quei servizi e quellascolto di cui necessitano e hanno diritto.

Il dibattito politico intorno ad alcuni temi caldi, che solo in parte sono stati presentati nei programmi politici dei diversi schieramenti, deve tornare ad essere preponderante per attuare sia quelle riforme necessarie per il riconoscimento dei diritti degli italiani allestero, sia quei provvedimenti che sostengano il rinnovamento di molti degli ambiti, degli enti e degli organismi che promuovono e mantengono le relazioni istituzionali e non.

La prima battaglia da condurre è proprio sulla riforma del voto allestero che manifesta tutta la sua inefficienza e quindi la negazione di poter esercitare un propio diritto. Vanno riviste sia la legge riferita allAnagrafe e censimento degli italiani allestero (Aire), che si mostra come uno strumento imperfetto sia perché liscrizione pur obbligatoria non viene da tutti effettuata sia per i meccanismi di aggiornamento degli elenchi che rende impossibile il contatto con il cittadino e il ricevimento della cartolina o del plico elettorale in caso di votazioni (che si lega al fenomeno dei cittadini irreperibili allestero o di cui non si è comunicata la scomparsa), sia quella che disciplina il voto degli italiani allestero.

Il peso degli italiani estero nel corpo elettorale nazionale oggi è pari a circa il 10,3%, va da sé che ciò influisce nella determinazione del tasso di astensione dal voto, alto soprattutto nelle elezioni regionali e locali che non ne consentono lesercizio per corrispondenza come invece nelle nazionali, dove la percentuale dei non votanti trova ragione nella farraginosa modalità dellesercizio stesso del voto. La stessa che da spazio a brogli più volte denunciati!

Un impegno oggettivo, quindi, che i nuovi rappresentanti devono assumersi, guardando, anche, ad una generale riforma degli organismi dai Consolati, al Cgie (Consiglio Generale degli Italiani allEstero), agli stessi Comites. I quali, così come sono strutturati, non rispondono più alle reali esigenze di un mondo, quella della immigrazione, in continua evoluzione e che necessita di una nuova visione e una prospettiva diversa, in quanto rappresentano dei veri e propri organismi di prossimità che hanno ben chiara la realtà in cui si muovono e vivono, sono la vera trade union con le comunità.

In sintesi, queste sono solo alcune delle richieste di discussione che, come presidente del Comites NYC, rivolgo ai neo letti affinché la propria azione politica sia indirizzata, attraverso una fattiva e reale collaborazione tra le parti, a rispondere alle sfide del cambiamento e guidata a conquistare una dignitosa posizione all’interno dei processi di quella nuova globalizzazione che, anche e soprattutto dopo la pandemia, guarda sempre di più alle comunità come valore ed essenza delle azioni e delle scelte. (ac)

[Alessandro Crocco è presidente Comites NYC]

L’OPINIONE / Carmelo Versace: Occhiuto viene a brindare ma non ascolta le istanze del territorio

di CARMELO VERSACE – Senza alcuna polemica, credevo che il presidente della Regione, a pochi metri da qui, trovasse il tempo per partecipare a questa assise sentendo la necessità di fornire le risposte che il territorio metropolitano aspetta da ormai troppo tempo.

Purtroppo, il presidente Occhiuto ha preferito snobbare l’Ente ed una comunità che chiede chiarezza sulla gestione del ciclo dei rifiuti, sull’esclusione di tutti i progetti reggini dai Cis, sul mancato trasferimento delle deleghe alla Città Metropolitana, sull’Ospedale della Piana o sull’aeroporto dello Stretto.

Sono rammaricato per l’assenza della destra metropolitana che, da diverse sedute, ormai diserta inspiegabilmente i lavori del consiglio. L’unico consigliere che dimostra grande senso di responsabilità è il solo Rocco Campolo cui rivolgo il mio personale ringraziamento per la maturità con la quale sta affrontando il proprio mandato elettorale.

L’assenza di un dibattito con questa destra metropolitana è un grosso limite per la democrazia e, soprattutto, una mancata possibilità di rappresentare, adeguatamente, le istanze del territorio nella a Palazzo Campanella così come alla Cittadella di Catanzaro.

Sull’Ospedale della Piana il territorio continua a non avere alcuna risposta concreta, ma si tenta di scaricare le responsabilità agli amministratori comunali di Palmi. Chiudo con la questione aeroporto: attendiamo che, quanto detto nella fase della campagna elettorale, trovi riscontro. Mi auguro che le promesse vengano mantenute, mettendo a gara progetti per 25 milioni euro con la speranza che siano validi e non vadano a vuoto.

Progetti da portare a gara entro il 31 dicembre così da non perderli e doverli richiedere al nuovo governo. Credevo fosse importante la presenza del Governatore Occhiuto in questa assise, ma snobbando l’Ente ente ha snobbato una comunità che attende tante risposte dalla Regione. La cosa non può che dispiacermi. (cv)

L’OPINIONE / Rubens Curia e Francesco Costantino: Vicenda della Casa della Salute di Scilla è un esempio di malasanità

di RUBENS CURIAFRANCESCO COSTANTINO – Tutto ha inizio con l’Accordo del 2009 tra il Ministro della Salute, il Ministro dell’Economia e Finanze e la Regione Calabria per l’adozione di un Piano di Rientro mirato al raggiungimento dell’equilibrio economico e finanziario della sanità calabrese, cui ha fatto seguito l’adozione del DPGR n. 18/2010 – che approvava le nuove reti assistenziali della sanità calabrese ed il correlato DPGR 106/2011 con il quale fu disposta la dismissione di ben 18 presidi ospedalieri, tra cui l’ospedale Scillesi d’America, che doveva avvenire entro il 30 marzo 2012.

Contestualmente si stabiliva che entro il 30 giugno 2012 doveva essere completata la verifica della possibilità di trasformare il vecchio ospedale in Centro di assistenza primaria territoriale (Capt). 

Il successivo 20 dicembre 2012 con il DPGR n. 195 si prendeva atto di una delibera dell’ASP di Reggio Calabria che approvava lo studio di fattibilità della riconversione funzionale dell’ormai ex ospedale in “Casa della Salute”. I fondi necessari per la riconversione venivano individuati all’interno della programmazione regionale comunitaria 2007/2013 che dava spazio al PISR “Rete Regionale Case della salute”. 

Fu necessario attendere fino al mese di febbraio 2016 per poter sottoscrivere apposita Convenzione tra la Regione Calabria e l’Asp di Reggio Calabria regolante il finanziamento delle Case della Salute calabresi, tra cui quella di Scilla. 

L’art. 7 della citata Convenzione prevedeva una realizzazione per fasi successive di cui la prima, riguardante la progettazione preliminare, doveva comprendere anche le indagini e verifiche sismiche necessarie e la valutazione dei relativi costi di adeguamento ove si fossero resi necessari. 

La fase seguente riguardante la progettazione definitiva, esecutiva e realizzativa, poteva essere avviata solo a condizione che gli eventuali costi di adeguamento sismico non risultassero superiori al 15% dell’importo complessivo dei lavori di riconversione. 

Il contributo reso disponibile dalla Regione risultava fissato in € 8.270.000 con una scadenza per il completamento dei lavori fino al collaudo che la Convenzione fissava al 31 dicembre 2018. 

Alla luce di questa lunga premessa e dei fatti recenti che hanno determinato la chiusura improvvisa, ma non inaspettata, di ogni attività all’interno dei corpi di fabbrica di più recente costruzione dell’ex ospedale di Scilla è fondamentale che l’Azienda Sanitaria , visti i tempi biblici trascorsi (oltre 12 anni!!!), fornisca alla comunità di Scilla ed al suo circondario precise notizie in merito: Quali siano le vere ragioni che hanno impedito di concludere le verifiche di vulnerabilità sismica entro i termini fissati dalla Convenzione del 2016, ricordiamo che per la Casa della Salute di Siderno le verifiche sismiche sono state eseguite da molto tempo; Tenuto conto degli aumenti di costo certi, collegati ai ritardi nell’utilizzazione del finanziamento disponibile, quale maggior importo si rende necessario per effettuare i lavori previsti dallo studio di fattibilità del 2012 o di quello eventualmente aggiornato?

Se la percentuale del 15% che blocca la possibilità di procedere all’adeguamento sismico anziché alla demolizione sia stata correlata all’originario finanziamento o a quello certamente maggiore che si renderà necessario; Quali procedure accelerate verranno adottate nel caso che le valutazioni tecnico-economico effettuate determineranno la scelta di demolizione e ricostruzione delle parti inadeguate del nosocomio? 

Queste risposte sono un atto dovuto come risarcimento ai lunghi silenzi e alla perdita del diritto, in questi anni, da parte dei cittadini di non aver usufruito di una vera Casa della Salute. Abbiamo fiducia nella Commissaria dottoressa Di Furia da cui attendiamo precise risposte.. 

Riteniamo che gli interventi di adeguamento e miglioramento sismico programmati con il Dca n. 9/2022, a valere sulle risorse del Pnrr, riguardino poche strutture, visto il risultato della Casa della Salute di Scilla: solo 6, di cui 4 DEA di 2° Livello, 1 Dea di 1° livello e 1 Ospedale di Base. 

Troppo poco per stare tranquilli. In gioco, a noi sembra, non sia solo la sicurezza delle strutture sanitarie, ma, soprattutto dei pazienti. In grave sofferenza, ormai da molti anni, è il concetto stesso di tutela della salute sancito da una norma di grande civiltà quale la 833/78 e da intendersi come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività.

Le governance aziendali, ordinarie e/o commissariali che siano, hanno puntato a garantire l’equilibrio finanziario delle aziende che non a rispondere delle prestazioni sanitarie negate ai cittadini calabresi. 

È tempo che anche ai calabresi siano garantiti i Livelli Essenziali di Assistenza. (rc e fc)

La mancata elezione di rappresentanti al Governo penalizza il territorio della Locride

di ARISTIDE BAVA – Nella Locride si registra una grande delusione per la mancata elezione di qualche rappresentante politico del territorio. In molti pensavano che, almeno il sindaco di Locri Giovanni Calabrese, ce la potesse fare. Così, purtroppo, non è stato.

Un peccato perché sono in molti a pensare che il momento attuale, per la Locride, è quello più importante per disegnare il suo futuro anche sulla spinta emotiva che sta creando la candidatura a Capitale Italiana della cultura 2025. Anche se – è bene dirlo – la situazione esistente sul territorio è tutt’altro che positiva e, proprio per questo, una eventuale rappresentanza in Parlamento di uomini della Locride avrebbe potuto contribuire a risolvere qualcuno dei tanti problemi del territorio, ormai abbastanza noti. 

Pochi collegamenti, sistema sanitario in ginocchio, lunga attesa per una 106 che anziché essere arteria di vita continua ad essere arteria di morte , turismo legato a problemi atavici che malgrado gli enormi sforzi che si stanno facendo non riesce a decollare per come dovrebbe. Queste sono tutte cose che pesano negativamente anche se ci sono  quelli, comunque, che, malgrado tutto, credono ancora nella possibilità di un forte rilancio del territorio.

D’altra parte è giusto che sia così. Non bisogna mai perdere tutte le speranze. Si spera quindi che il progetto strutturato per la candidatura possa servire a sollecitare necessarie iniziative per il futuro. Non ci stanchiamo di dire che le potenzialità per un adeguato sviluppo del territorio esistono. La stessa presenza del Porto di Roccella – di cui ancora non si è veramente capita la grande importanza – è una forza aggiunta. Molti pensano anche che il segreto principale  è quello di realizzare una visione d’insieme del territorio per cogliere obiettivi capaci di promuovere a tutto campo il comprensorio. Cosa che sino a questo momento non si è fatta per gli spiacevoli “campanilismi” che spesso hanno bloccato anche iniziative di largo spessore.

Molti dicono che questa sia ormai una fase superata e che, quindi, adesso si può ragionare in maniera diversa e costruttiva. Speriamo.  C’è, poi, chi pensa che la possibilità ottimale sia quella di incrementare il settore turistico forte di grandi potenzialità riconosciute da tutti ma mai sfruttate a dovere. Certamente sono considerazioni attendibili ma intanto sarebbe opportuno  mettere assieme le cose positive e puntare, intanto, a sfruttare quello che è possibile sfruttare non perdendo di vista, però, la necessità di guardare anche al futuro. Resta la necessità, però, che oggi, perché si possa sperare veramente l’auspicato cambio di passo sia doveroso uno sforzo complessivo e, soprattutto, diverso dal solito.

E non guasterebbe se anche le amministrazioni locali e gli stessi rappresentanti della Città Metropolitana e/o della Regione si adeguassero a questa necessità. Anche e soprattutto, nel momento in cui grazie a Locride Capitale della cultura pure i riflettori nazionali sono puntati sul territorio della Locride. È chiaro che qui non bastano il solo mare, il solo sole, i soli monti e i soli borghi antichi  per rilanciare il territorio e la stessa Calabria. Anche se, per fortuna, sono cose che abbiamo e delle quali possiamo vantarci. Ma  bisogna ripartire proprio da quello che abbiamo, per programmare ipotesi progettuali capaci di dare soluzione ai problemi e arricchire le potenzialità del territorio.

Ci spieghiamo meglio: Abbiamo il mare ma bisogna far funzionare i depuratori; abbiamo la montagna ma bisogna rendere agevole i suoi percorsi e ripulirla dell’ammasso di rifiuti che negli ultimi anni sono disseminati dappertutto; abbiamo il sole ma bisogna favorire il buon funzionamento della stagione balneare e allungarne i tempi, abbiamo i borghi antichi  ma bisogna qualificarli e valorizzarli. Senza dimenticare i tesori archeologici e senza dimenticare l’enogastronomia, eccellenze indiscusse del territorio che sono la principale spinta per attrarre turisti e visitatori. Locride Capitale della cultura ci offre qualche possibilità immediata ma questa possibilità deve camminare con i piedi e la capacità degli uomini e, soprattutto, con la loro volontà operativa. Non resta che domandarsi se questa volontà esiste! (ab)

L’OPINIONE / Franco Cimino: La guerra inutile per la Provincia e la battaglia sbagliata di Nicola

di FRANCO CIMINO – Sono personalmente dispiaciuto che il mio amico Nicola, il mio sindaco, il sindaco della Città capoluogo, abbia perso le elezioni per la carica di presidente della Provincia, sebbene questa abbia sempre più scarso valore e sul piano politico e su quello istituzionale.

Sono dispiaciuto per il dispiacere che prova, nella delusione, Nicola. Si potrà dire quel che si vuole o essere eleganti, come lo è stato nella dichiarazione odierna proprio lui, ma una sconfitta é una sconfitta. E brucia, poco o molto, a seconda delle spalle che la subiscono. Nicola ha perso, Mormile ha vinto. Mi verrebbe da aggiungere, ha vinto Filippo, il presidente che ha potuto evitare in extremis il cappotto di tre a zero nella partita aperta non Fiorita dal dodici giugno scorso. Ovvero, lenire il disagio per quel cinque per cento che la Lega ha preso in Calabria ieri l’altro.

Vogliamo pure dire che, in una Calabria in cui la politica è assente, il centrodestra ha vinto sul centrosinistra, e che questa vittoria sia avvenuta per il condizionamento di potere esercitato dal governo regionale e, di più, per quello psicologico determinato dalla straordinaria, per quanto prevedibile da regalo ricevuto, affermazione di questo schieramento e della Meloni in esso? Se è un buon alibi o una sicura auto rassicurazione, diciamolo pure, ma la questione per me è sempre stata un’altra.

E si chiama Fiorita. Si chiama sindaco di Catanzaro, il capoluogo della Regione, tra l’altro appena eletto senza una maggioranza politica consiliare certa e definita. Va nuovamente precisato, eletto al ballottaggio per merito prevalentemente suo, della proposta e dell’immagine che lui e i suoi amici di sempre, tutta gente appartenente al sociale prima che al politico, ovvero al politico non in senso strettamente partitico. È lui e la sua proposta del civismo politico o della politica civica, che ha portato il centrosinistra catanzarese, in particolare PD e Cinque Stelle, al governo della Città.

Vorrei da qui ribadire che alle elezioni del dodici giugno il PD ha preso appena il cinque per cento dei voti e i Cinque Stelle soltanto il tre. E che con questi numeri, quasi irregistrabili, il PD ha troppo generosamente ottenuto due assessori con deleghe importanti, tra cui quella di vicesindaco. Non c’è c’è tempo e non c’è spazio per elencare i dieci motivi che, a mio avviso, avrebbero dovuto sconsigliare la candidatura Fiorita a presidente. Sconsigliare a proporgliela con insistenza e allo scadere dei termini. Sconsigliare ad accettarla, già stanco di altre fatiche e allo scadere del termine.

Qui ne richiamo soltanto uno, che è il primo e l’ultimo, rafforzato, dei dieci. Esporre il Sindaco del Capoluogo, la Città appena ereditata con un carico di problemi pesanti e anche con una buona dote di opere da cantierare, ponendo molta attenzione su ciascuna di esse, alla doppia condizione di una fatica, aggiuntiva e distraente, e a un probabile insuccesso, faticoso e disturbante, è fatto assai grave. Un fatto che si carica non solo sulla persona, ma su tutto ciò che essa rappresenta. E sulla Città che ha bisogno di un sindaco che moltiplichi per due le ventiquattr’ore giornaliere, tanto è forte il bisogno di una guida attenta e costane. Guida politica, finalmente. Per un comune che ha bisogno di crescere subito per costruire sulle sue emergenze le grandi ambizioni, quelle nuove e quelle dimenticate, di un vero capoluogo.

La forza di Nicola, quella che potrà consentirgli di realizzare le due unità necessarie, anzi tre( compito storico mai tentato, pur se pensato, prima) sta nel suo essersi posto sopra la modesta qualità delle attuali rappresentanze partitiche e questa politica delle crisi. Questa caratteristica gli consentirà di risultare credibile come sindaco che unisce la cittadinanza, ora distratta e frammentata( la unisce nella ritrovata dignità di popolo, con tutto il bene che ciò significa). Credibile e autorevole nella ricerca dell’unità di tutto il Consiglio Comunale, anche per sottrarsi al continuo condizionamento delle maggioranze liquide, nelle quali ciascuno conta quanto diciotto consiglieri. Credibile e rassicurante nella ricerca dell’unità di intenti e prospettive con Lamezia Terme, Città amica.

Credibile e forte nella strategia, antica ma da tempo svuotata, di contribuire, da Capoluogo, al progetto, da sempre mancato, dell’unità della Calabria attraverso la costruzione di un’area urbana attrezzata e moderna che la natura ha posto al centro del territorio regionale. Fiorita è notoriamente un uomo di sinistra, un intellettuale critico della sinistra ideologica, un politico che si batte per la costruzione di un soggetto autenticamente di sinistra. Ma questo Fiorita opera su un altro terreno, come è giusto che sia, dove potrà davvero costruire in un prossimo futuro una leadership riconosciuta e sostenuta.

Il Fiorita che è stato chiamato, lui non sapendo negarsi, a tirare le castagne dal fuoco a questo centrosinistra fallimentare e a questo PD vecchio quanto Matusalemme, e a metterci la faccia sua, nella quale ci sono i volti di tutti noi che lo abbiamo sostenuto, è sbagliato. È atto ingannevole. Ma siccome si dice che da tutto deve essere tratto il bene e che nessuna sconfitta lo è totalmente, facciamo che questo risultato risulti utile. Per i due enti, provincia e comune, che avranno un titolare a tempo pieno e senza necessità di assegnare deleghe improprie. Per i due enti, che troveranno nei due capi persone che onestamente collaboreranno per il bene del territorio e dei cittadini.

Per la Città di Catanzaro, che potrà contare sulla provincia per sostenere il duro confronto con la Regione, affinché essa, con il varo finalmente della Legge per il Capoluogo, richiesta da più parti da oltre vent’anni, possa dotarsi di strumenti( Università grande e rafforzata in primis) che le consentano finalmente di essere la Città-Calabria. E per la Calabria. Infine, il risultato per il cui principio, sebbene non codificato, io mi batto da sempre. Quello di un incarico per ogni di singola persona, affinché si eviti quel deteriore cumulismo che tanti danni ha prodotto alle istituzioni e alla salute della nostra Democrazia. Si dice nei detti, “una testa, un cappello. Un sedere una sedia.” Io ne aggiungo un altro, forse, più efficace: su un petto una fascia sola! (fc)

L’OPINIONE / La vera felicità è tutta qui

di GIUSY STAROPOLI CALAFATIAl netto di guerre e pandemia, perdita di lavoro e caro bollette, sembra avere ancora un certo appeal il concetto di felicità. E meno male che è così! Al Sud, dove le riprese restano sempre parziali, e i cambi di marcia faticano ad essere attuati, così come in Piemonte, regione più povera fra quelle più sviluppate del Nord, più felici di altri sembrano essere i percettori di reddito di cittadinanza.

Un sistema che non addiziona felicità, non produce ricchezza e non appaga, semplicemente assiste uno stato di allusivo benessere, in cui le emozioni del corpo e dell’intelletto non avvertono giovarsi la sensazione. 

È riduttivo per l’essere umano, dunque, porre limiti al raggiungimento della propria felicità. Questa sproporzione sensazionale di cui all’uomo è dato di godere. La felicità è un caso di speranza, oltre che un gioco aperto a cui tutti possono partecipare. Democraticamente, si intende.

Sulla pagina social Concorso centro per l’impiego, per 177 posti di lavoro, bandito dalla regione Calabria, centinaia di giovani partecipano sicuri di poter conquistare il loro pezzo di felicità dietro la scrivania di un pubblico ufficio. Non sanno che, Stefano Caccavari, sulle colline di San Floro, s’è inventato Mulimum, e producendo ricchezza si assicura la sua felicità e quella degli altri. 

Sul concetto di felicità pesano una serie di variabili. Alcune dovute alla percezione, altre alla certezza. Un tema su cui hanno riflettuto molti, e a favore del quale l’individuo comune, sempre più approssimativo riguardo il suo benessere psico-fisico, pur di raggiungere il suo pseudo status felice, permuta un forfait di cose tristi. Anche quando la felicità appare un tragico paradosso. E il dolore è l’unico stato felice.

I genitori di Mattia Luconi, il bambino travolto dall’alluvione nelle Marche, non sanno come tornare a essere felici, eppure un giorno capiterà di nuovo anche a loro. Maria Antonietta Rositani, bruciata viva dall’ex marito a Reggio Calabria, nel 2019, è già ritornata a essere felice. E sua figlia lo è con lei. 

In che cosa consiste dunque la felicità? È davvero un’illusione, o è qualcos’altro? Si tratta di qualcosa che non potrà mai compiutamente realizzarsi, come voleva farci credere il Leopardi, o essa, alla maniera di Bauman, sta proprio nella capacità di affrontare le sfide?

Se penso alla mia terra, e alla mia gente, e alla nostra storia, la felicità è la forma più autentica di resilienza. Assorbire gli urti senza rompersi. Rialzarsi. E la Calabria questo esercizio lo pratica di continuo. 

La felicità è la sintesi della vita. In essa ci sono il dolore e la gioia, i successi e i fallimenti. E non esiste l’assolutezza degli uni senza gli altri. Un’antitesi necessaria per vivere felici. E non più degli altri, ma felici di sé stessi. La felicità non si schiera per partito preso. E non fa più felice di chi vive in Calabria, chi vive a Torino. 

È felice una donna che, dopo il dolore del parto, diventa madre a Catanzaro e alle Hawaii.  Un bambino che, passato la fatica del travaglio di sua madre, nasce in Lucania o a Saint-Vincent. E questa è la prima verità oggettiva che conferma Bauman e ammonisce Leopardi. E ci rende tutti perfettamente uguali, davanti alla vita e difronte alla morte. Consapevoli che la miseria morale aggrava quella materiale, pena la possibilità di essere veramente felici. (gsc)

 

L’OPINIONE / Pino Masciari: Le istituzioni siano esempio di responsabilità

di PINO MASCIARI  – Ho imparato dall’esperienza maturata durante la mia vita che oltre ogni colore politico c’è un valore che fa funzionare bene le cose in ogni settore: è il senso di responsabilità, svolgere il proprio lavoro e il proprio ruolo con coscienza. Il senso di responsabilità è stato alla base della mia scelta di dire no alla ‘ndrangheta e alle sue vessazioni, esercitate anche attraverso il mondo politico-istituzionale.

Il mio è stato senso di responsabilità nei confronti dello Stato, del territorio in cui vivevo, della mia famiglia, dei miei figli, di me stesso. Volevo un presente e un futuro diversi, dove poter lavorare per la mia famiglia legalmente e serenamente. Ho espresso la mia responsabilità facendomi carico dell’onere di denunciare. Perché essere responsabili vuol dire questo: compiere la scelta giusta, secondo quanto stabilito dalla legge e dalla propria coscienza. Dovrebbe essere un sentire comune, un sentire condiviso, eppure ancora oggi a distanza di trent’anni la mia scelta porta i segni della straordinarietà.

È ancora diffusa la logica della convenienza, del clientelismo, dei percorsi facili, del far passare per normale la disonestà anziché l’onesta. Finché la mia storia non sarà la normalità, finché si continuerà ad agire per il proprio esclusivo interesse e non per il bene di tutti, ci potranno essere governi di destra e di sinistra, ma l’illegalità continuerà a crescere e prosperare, inquinando ogni angolo delle istituzioni. Per raggiungere un cambiamento radicale le istituzione devono essere responsabili nei confronti dei cittadini, devono dare l’esempio, devono agire per far diventare normale ciò che oggi è eccezionale!

Quel concentrato di valori come la giustizia, la legalità, la trasparenza, di cui tanto avremmo bisogno, deve arrivare fattivamente dal mondo istituzionale! Basta con le parole vuote e prive di significato, abbiamo bisogno di esempi concreti! (pm)

L’OPINIONE / Tilde Minasi: Ripartiamo dalla Calabria dove la Lega ha retto il malcontento

di TILDE MINASINon era una sfida facile quella della Lega in Calabria, lo sapevamo, sia per la situazione generale a livello nazionale, legata alla nostra responsabile partecipazione al Governo Draghi, che ci ha penalizzato, sia per la situazione locale, in Regione, dove non abbiamo ancora un radicamento forte. 

Eppure questa sfida l’abbiamo vinta, la Lega può anzi ripartire proprio da qui, dalla punta dello Stivale.

Da parte mia, sono molto contenta di essere riuscita a dare un contributo credo determinante, con la percentuale più alta di voti per il partito presi nel mio collegio e con le oltre 3000 preferenze che ho raccolto personalmente, ovvero il numero più alto di voti – e con notevole distacco – presi dai singoli candidati in tutta la Calabria. 

Abbiamo, inoltre, espresso tre Parlamentari, che coprono peraltro tutto il territorio della Regione, dunque siamo pronti a offrire ai calabresi una rappresentanza forte a Roma, dove, con la maggioranza schiacciante conquistata dal centrodestra, potremo finalmente far sentire forte la voce della Calabria.

I numeri della Lega presi in forma assoluta appaiono certamente bassi, ma analizzandoli in dettaglio, per quanto riguarda la Calabria, si può parlare invece di un ottimo risultato.

Se sul nazionale, infatti, registriamo il notevole calo che abbiamo visto (dal circa 18% del 2018 all’attuale 8.77%), in Calabria siamo rimasti invece stabili, anzi abbiamo addirittura guadagnato qualche centesimo di percentuale e nel mio collegio (comprensivo dei territori di Reggio Calabria, Catanzaro e Vibo Valentia) abbiamo toccato il 6.36%, come dicevo il dato più alto in Regione.

Inoltre, consideriamo anche che, purtroppo, si è abbassato ulteriormente il dato dell’affluenza alle urne, quindi questi voti sono stati ottenuti su una percentuale minore di votanti.

Dunque, in Calabria la Lega, nonostante la “giovane età” locale, non solo ha resistito all’onda d’urto del malcontento nazionale, ma in alcuni casi ha anche alzato il suo gradimento. A differenza peraltro degli altri partiti che, fatta eccezione per gli amici di Fratelli d’Italia, rispetto alle ultime politiche hanno, tutti, ridotto il loro consenso, in alcuni casi addirittura dimezzato.

Sono, perciò, molto soddisfatta di questi esiti, frutto evidentemente del lavoro serio e capillare sul territorio, che per parte mia proseguirà con la stessa intensità.

Forti di questi numeri, anzi, che porterò quanto prima al partito, potremo certamente riuscire a rappresentare al meglio gli interessi della nostra terra.

Sono sicura che Matteo Salvini, sempre molto attento alla Calabria ci ascolterà. 

Lo ringrazio ancora una volta per la sua fiducia, in me e nella nostra Regione, fermo restando che, come ha detto lui stesso in conferenza stampa, sarà necessario convocare i congressi per riorganizzarci proprio sui territori e partire dalle tante cose buone fatte finora per poter fare sempre meglio.  (tm)

L’OPINIONE / Nicola Fiorita: Provincia di Catanzaro nel segno dell’unità

di NICOLA FIORITA – La Provincia di Catanzaro come Casa degli ottanta Comuni, capace di erogare servizi e assistenza tecnica alle Amministrazioni Comunali, con particolare attenzione per quelle più piccole. Ma anche la Provincia come “Terra tra i due mari”, un unicum geografico, ambientale e storico che è un patrimonio largamente inespresso.

E, ancora, una Provincia che esalti il ruolo delle sue principali Città, Catanzaro e Lamezia Terme, che possono diventare, in prospettiva, il più importante polo urbano della Calabria. Catanzaro e Lamezia Terme divise rappresentano solo due debolezze.  Catanzaro e Lamezia Terme unite, in un rapporto di pari dignità che esalti e valorizzi le rispettive vocazioni, possono costituire una grande realtà metropolitana che faccia da guida per l’intera Calabria. In questa direzione, a differenza di quanto accaduto nelle ultime amministrazioni provinciali, assumo l’impegno di valorizzare Lamezia Terme per come meritano la città e soprattutto i suoi cittadini.

È questa la mia filosofia per la nuova Provincia di Catanzaro che vogliamo costruire – senza steccati ideologici e con le porte aperte a tutti – dopo il 28 settembre. Ma per fare ciò occorre prima una radicale opera di risanamento dell’Ente che oggi corre sul filo pericoloso del dissesto e quindi del fallimento finanziario. Prima sopravvivere, poi filosofare: mai come in questa occasione questa citazione appare opportuna. Noi dobbiamo compiere il miracolo di evitare che la Provincia precipiti nel baratro. A me non interessa ricercare cause e responsabilità, a me interessa individuare i meccanismi per risanare i bilanci, ripianare i debiti e ottenere la liquidità necessaria per pagare puntualmente gli stipendi. Il confronto con il Governo che verrà sarà fondamentale.

Solo ottenuta questa precondizione, potremo mettere mano agli strumenti utili a promuovere lo sviluppo su un territorio straordinario, un istmo che racchiude potenzialità enormi sotto l’aspetto geografico, ambientale, culturale e, ovviamente, economico. Un territorio che va governato con gli strumenti della programmazione – e la Provincia ha specifiche competenze in materia come il Piano Territoriale di Coordinamento – del potenziamento delle infrastrutture, soprattutto quelle dei trasporti e della mobilità, della promozione turistica e culturale, della difesa dell’ambiente.

Tutto va ricondotto a sistema in un criterio di rete. Penso, tanto per fare alcuni esempi pratici, ad un Sistema Provinciale delle Biblioteche o ad unico brand territoriale per comunicare le ricchezze del territorio in chiave turistica. E ancora la rete dei Musei provinciali o gli itinerari turistici della Terra dei Due Mari. Ma sono solo alcuni esempi.

Fondamentale è la costruzione della Casa degli ottanta Comuni, finora appena accennata nella Provincia di Catanzaro. Se, come credo, riusciremo a risanare l’Ente, la Provincia dovrà diventare una grande agenzia al servizio delle Amministrazioni, sia per quanto riguarda il Pnrr, sia per la Stazione Unica Appaltante e la Centrale per gli acquisti, sia ancora per l’Avvocatura Associata e l’organizzazione della Protezione Civile. Ma sono tanti i campi in cui la Provincia può concorrere in maniera decisiva allo sviluppo del territorio, ma anche alla riduzione degli sprechi e a un’ottimizzazione delle risorse.

Lascio per ultimi, ma non per importanza, le questioni che riguardano il sistema scolastico e la viabilità, che poi sono le uniche vere competenze che la legge Del Rio ha lasciato alle Province. Sulle scuole cercheremo di rastrellare tutte le risorse disponibili e attraverso tutti i canali di finanziamento per migliorare l’edilizia scolastica, con particolare attenzione all’efficientamento energetico.

Per la viabilità provinciale, che resta essenziale e strategica per le nostre popolazioni, occorre varare un programma realistico di interventi, sulla base delle risorse che saremo capaci di intercettare.

Costruire una nuova Provincia di Catanzaro è possibile. Con l’aiuto di tutti, superando la logica delle appartenenze e con uno spirito fortemente solidale, nella consapevolezza che solo uniti potremo fare molto per le nostre popolazioni. Le stesse che ci chiedono, innanzitutto, opportunità di crescita e di lavoro per i giovani. (nf)

 

L’OPINIONE / Nicola Fiorita: Dobbiamo renderci in parte indipendenti da Sorical

di NICOLA FIORITA – È stata una giornata faticosa e un po’ frustrante, perché sento su di me i disagi di tanti cittadini che devono svolgere le proprie attività di genitori, di operatori commerciali, di dipendenti facendo i conti con la carenza di acqua.

Facciamo un po’ di chiarezza: i margini di intervento del Comune sulla questione idrica sono praticamente nulli. Dipendiamo in tutto e per tutto da Sorical e da una condotta idrica fatiscente. E la cittadinanza deve sapere che non esiste ad oggi nessun progetto comunale per ammodernare la condotta. Nei giorni scorsi la Sorical ci ha comunicato una rottura molto importante che si è verificata nel Comune di Magisano.
Nella serata di mercoledì abbiamo sospeso l’erogazione dell’acqua per poter riempire al massimo i nostri serbatoi, confidando che nella giornata di giovedì si sarebbe proceduto a riparare il danno. La riparazione è avvenuta solo nella serata di giovedì. Questo ha determinato che i serbatoi comunali hanno cominciato a riempirsi soltanto nella prima mattina di venerdì. Abbiamo riaperto i serbatoi in mattinata, sapendo e comunicando alla cittadinanza che ci sarebbero stati dei disagi ma che si sarebbe gradualmente ritornato alla normalità.
A quella che era la situazione prevista si sono aggiunte criticità in quattro scuole cittadine (ma posso dire con orgoglio che nelle altre cinquanta tutto è proceduto regolarmente) legati a disfunzioni specifiche delle autoclavi. In tre di queste scuole siamo intervenuti rapidamente e abbiamo ripristinato la situazione. Solo in una scuola il guasto si è rivelato più significativo e i nostri tecnici non hanno potuto riportare la situazione alla normalità. Durante la tarda mattinata Sorical ci ha comunicato che erano sopraggiunti altri piccoli problemi che hanno determinato un aggravamento sulla situazione sui serbatoi del centro storico, questo ha determinato che l’acqua nel centro storico sia arrivata solo in determinate zone e soltanto in alcune ore.
Siamo certi che domani mattina la situazione sarà definitivamente risolta, a meno che Sorical non ci comunichi altre rotture della condotta.
La vicenda di questi giorni, di questi mesi e di questi anni ci insegna che dobbiamo in tutti i modi renderci almeno in parte indipendenti da Sorical e dobbiamo intervenire sulla condotta idrica, altrimenti saremo sempre soggetti al caso, al destino o alla sfortuna. Per fare questo purtroppo dobbiamo cominciare da zero.
Stiamo lavorando ad un progetto molto importante di riammodernamento della condotta idrica ma purtroppo i tempi non saranno brevi: non giorni, non mesi ma anni. Nel frattempo, come sempre, potremo soltanto gestire l’emergenza: è quello che abbiamo cercato di fare e cercheremo di fare sempre con il massimo impegno. (nf)