L’OPINIONE / Lino Puzzonia: Su medicina serve una soluzione di alto profilo

di LINO PUZZONIA – Sembra che la inesistente campagna elettorale di Catanzaro sia caratterizzata in modo particolare dalla questione della Facoltà di Medicina in Calabria. A me sembra che l’istituzione di un corso interateneo (forse il primo in Italia) che mette assieme le competenze clinico-biologiche dell’Umg e quelle tecnologiche dell’Unical sia una operazione virtuosa.

Tuttavia alcuni e tra questi persone che io stimo e che sono certamente molto più esperte di me di dinamiche accademiche (cito Nicola Fiorita e Valerio Donato) temono che dietro questa operazione si nasconda la malcelata volontà dell’Unical di ottenere una duplicazione della Facoltà di Medicina.

Si tratterebbe di un fatto assurdo e drammatico come ben sa chi, come me, ha seguito, per anagrafe e per varie contingenze, le difficoltà della istituzione a suo tempo di Medicina a Catanzaro. Bene ove questo fosse vero, e forse lo è, è giusto che la città reagisca per difendere una delle poche cose che non le sono state portate via ed è ben giusto che all’interno del Consiglio comunale stia prevalendo, come mi pare di capire, una posizione unitaria tra maggioranza e opposizione.

La soluzione tuttavia non può e non deve avere un carattere municipalistico, deve invece essere di alto profilo. Da più di quarant’anni non si riesce a trovare una quadra tra la città, le forze professionali sanitarie di Catanzaro e il mondo accademico. Le responsabilità è un po’ di tutti ma principalmente della politica di ogni colore che è stata incapace di immaginare per la Calabria un sistema di sanità (di cui la Facoltà di Medicina deve inevitabilmente far parte) che andasse oltre la clientelare mediazione del consenso.

La risposta deve essere quella di riuscire a realizzare finalmente una equilibrata integrazione tra il mondo ospedaliero e quello accademico che non mortifichi nessuno e che non obbedisca a criteri come quelli che sono stati ventilati negli ultimi giorni (posti apicali vacanti per esempio). A tal fine forse il lavoro della Commissione all’uopo istituita non si sta rivelando di grande impatto.

Lavoriamo a una grande Azienda di 800 posti letto che, invece che quella ridicola di Dulbecco (nato per puro caso a Bellavista), assuma la denominazione di Azienda ospedaliero-universitaria della Calabria.

Altrimenti cosa chiediamo che il Presidente della Giunta e il Rettore dell’Unical promettano di non pensarci? In alternativa stamattina il PD catanzarese ha messo in scena una strapaesana (comprensiva di cassa da morto) degna della curva Sud di serie D con una trentina di amici, operatori sanitari da contare sulle dita di una mano e nessun studente che pure a Lido sono presenti in quantità. Spero che il Consiglio comunale si muova diversamente. (lp)

[Lino Puzzonia è medico, dirigente sindacale]

L’OPINIONE / Giusy Staropoli Calafati – Le elezioni e un Sud pieno di dubbi

di GIISY STAROPOLI CALAFATI – Meno tre al voto e nessun programma di nessun partito politico italiano che apra citando le meditate sacrosante parole che Corrado Alvaro consegna alla storia del paese esattamente nel 1961, nel suo Ultimo Diario, affinché essa possa, nel suo seguito, consapevolmente avvalersi di una società civile e politica sempre più raffinata e spessa.

Nessuno che ricordi a sé stesso e quindi al popolo che intende rappresentare che La disperazione più grave che possa impadronirsi di una società, è il dubbio che vivere rettamente sia inutile. Un conio letterario così potente che, nelle scuole italiane, nei pubblici uffici, nei tribunali, nelle sedi di partito, andrebbe affisso a caratteri cubitali. Ma che invece fatica ad attecchire oltre che nei libri di formazione, nella vita politica dell’intero paese. Troppe camicie da sudare per una società così alvariana. E, allora, meglio una barca che va finché può andare. O forse finché c’è mare.

Al Sud, cruccio di intellettuali, politici e naviganti, in questa ennesima tornata elettorale, in cui tocca dare un nuovo governo alla Nazione, non si sa bene ancora se piangere o ridere. Insomma la disperazione regna sovrana, il dubbio insiste, e la chiaranza sembra essere mille miglia lontana dalla vista del popolo meridionale. Neppure più una chitarra e cento illusioni, come cantava Mino Reitano

Il Sud si conferma il buon capro espiatorio con cui propagandarsi buoni italiani. Nessuno però che abbia pensato bene di doverla programmare all’insud questa nuova campagna elettorale. Il velo da stendere è davvero pietoso! 

Non è vero che nell’agenda politica dei tanti che con queste elezioni vorrebbero potersi ancora una volta rattopparsi le camice aggratis, c’è il bene del Mezzogiorno. Solo farse carnascialesche che non incantano più. Il Mezzogiorno esiste come esistono in Italia i laghi da pesca. Al lago si va, si getta l’amo, e se va bene si prendono i pesci e si ritorna a casa ricchi di pescato.

Al Sud accade la medesima cosa. Si viene trionfanti, e pure inclini ai dialetti dei luoghi, che al “focu mio” e “mancu li cani”, scatta pure l’applauso, si fanno i comizi, si illudono i popoli, si prendono i voti e poi da qui come dal lago si va via ricchi di pescato. Ma mentre al lago si ritorna per piacere il giorno dopo, dal Sud si va via per sempre, almeno fino alle prossime elezioni. Peccato però che ai politici di questa era bastarda e irregolare nessuno ha mai posto all’attenzione le parole di Confucio: Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno; insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita.

Le elezioni si decidono al Sud, dice Letta in un’intervista televisiva. E potrebbe avere anche ragione. Peccato però che poi gli accordi si fanno tutti al Nord, alle spalle del Sud e soprattutto della storia a cui il Meridione ha partecipato per fare dell’Italia un grande paese. Una beffa davvero amara! Il Meridione pare abbia sulle spalle un peso che ciclicamente lo inabissa, che non si capisce mai bene se dipende dalla sua stessa stazza, o altri glielo caricano sopra. Io vado per la seconda, che pur di tumularla questa fetta di terra ‘gloriosa’, mai nessuno svela cosa giace tra il suo fatto serio e quello faceto.

La questione è vecchia e pur sempre incalzante. Fu lo stesso Mario Draghi, appena qualche mese fa, dalla città partenopea, a ribadire che la questione meridionale, che tanto affligge, si fa per dire, l’intera Nazione, ha bisogno di essere del tutto risolta. E aveva ragione. La vera questione è che però dai pulpiti, i politici celebranti, parlano di Mezzogiorno come un caso da risolvere, ma nei fatti poi di celebrazioni risolute non se ne vedono affatto. E la questione meridionale, del Sud è del Sud resta. 

Alla base di questo quadro certamente poco gradevole che ritrae la natura reale del paese, v’è più di una domanda che dentro il cuore di noi del Mezzogiorno sorge spontanea, e quasi tutte chiosano con il perché la politica italiana si serva ripetutamente del Sud per innestare il sacrilego concetto di due “Italie” che il Meridione lo castiga e il Nord lo favorisce. Ma di cosa bisognerebbero le aree del Mezzogiorno per ritornare in testa alla storia del paese? Davvero solo di Pnrr? O forse servirebbero anche maggiore onestà e risoluta coerenza da parte di tutto lo stato nazionale?

La Calabria nella politica italiana sembra essere un antico bersaglio. Esercitarsi quaggiù, sulla pelle dei calabresi, viene comodo e pure facile a tutti quanti. Le annate di raccolta non vanno mai magre. E tutto, certamente, con il valido silenzio assenso degli scecchi matti del luogo. Dei calabresi nemici dei calabresi stessi, che a Mezzogiorno invece di volgere lo sguardo, puntano il fucile. E pur di avere un posto fisso che gli possa in un certo ugual modo far ingrassare il proso, pur nella versione d’uomini minchioni, strusciandosi con i mediocri che nelle camere di controllo invece di dare alla collettività, fottono, si vendono la radice.

La propria e quella degli altri. E sempre causa lo stato ineluttabile di povertà culturale. Essi infatti, non sanno che “un popolo senza storia è come un albero senza radici”. Muore.

A meno 3 dal voto, la politica italiana, nelle piazze, ai comizi pubblici, porta il Sud come una bandiera, quasi una terra patria. E fesso chi crede! L’Italia di bandiere ne ha una sola, ed è la stessa che di tre colori tinge il Nord, il Centro e il Sud. Tutto il paese. 

Si vedono uomini che per le stelle a cinque punte si stracciano le vesti, altri che dedicano liturgie alla falce e al martello, altri ancora a cui la fiamma tricolore cuoce le salsicce, nessuno però che per l’Italia sia disposto, come san Francesco lasciò le sue cose per seguire Dio, a lasciare la propria roba per seguire il paese. Luigi Di Maio, da attuale ministro degli esteri, vola d’angelo sul pubblico e sorride pure. Un gesto povero che se fatto da Pulcinella non ce ne saremmo dati peso, ma l’Italia è una cosa seria, il paese merita rispetto. 

A meno 3 dal voto, quando pensate al Sud, ricordatevi la differenza tra voler bene e amare. Perché questa volta l’Italia o si fa una, o lo stivale si spezzerà per sempre.

I voti non si cercano, si guadagnano. Il voto non si promette, si merita. Soprattutto al Sud.
Mi sono sempre sentita calabrese in Italia e italiana nel mondo. Con lo stesso carico di orgoglio. Ma mai mi sono vergognata di essere calabrese, nonostante tutto, per quanto ora mi senta invece imbarazzata a essere italiana. 

Buon voto, Italia! (gsc)

L’OPINIONE / Filippo Veltri: Il valore dell’Unical e le polemiche da pollaio

di FILIPPO VELTRI – «L’Unical ha laureato più di 100mila giovani calabresi, realizzando così quello che era il sogno dei padri fondatori: diventare fucina della classe dirigente»: così ha detto ieri mattina nel corso della cerimonia per i 50 anni di istituzione dell’ Ateneo di Arcavata il suo attuale Rettore, Nicola Leone. Il quale ha subito aggiunto: «anche il presidente della Regione ed io stesso oggi rettore dell’Unical abbiamo conseguito qui la laurea».

Leone ovviamente per assoluta modestia non ha aggiunto che egli stesso è oggi uno scienziato di valore mondiale. Ma il punto di fondo non è questo e sta invece in quella cifra di 100 mila giovani calabresi laureati in quella struttura. Per gran parte di quei 100 mila non sarebbe stato infatti possibile arrivare alla laurea visto che fuori dalla nostra regione non erano in grado le loro famiglie di sostenere i costi di 5 e più anni di studi. Sono invece arrivati al traguardo finale ragazzi di famiglie poverissime dei paesi più sperduti e lontani di tutta (rpt tutta) la Calabria, che in questi 50 anni hanno avuto la possibilità di farlo e poi di diventare qualcuno, non solo di trovare un lavoro.

Io ne conosco decine e decine di ragazze e ragazzi di Locri, di Isca sullo Jonio, di Mormanno, di Limbadi, di Caraffa del Bianco, di Cotronei e via discorrendo che si sono laureati in Ingegneria, in matematica, in fisica, in chimica, in lettere, in storia e hanno cambiato le sorti loro e delle loro famiglie. Ne conosco decine che oggi lavorano in prestigiose aziende o istituti di ricerca delle principali città europee e che occupano anzi postazioni di prestigio in grandi multinazionali.

Ieri mattina il magnifico rettore ha tracciato un bilancio dei primi tre anni del suo mandato: «Nel solo 2022 l’Unical ha già vinto bandi per più di 100 milioni di risorse del Pnrr. Si tratta di una grande opportunità. Siamo pronti a mettere competenze, progettualità e saperi a disposizione delle altre istituzioni per realizzare progetti ancora più ambiziosi. Siamo un ateneo moderno e abbiamo, tra i nostri obiettivi strategici, anche quello di garantire la copertura del cento per cento delle borse di studio» ed ha pure annunciato l’attivazione di una call aperta a scienziati di tutto il mondo per verificare se ve ne siano alcuni disposti ad assumere incarichi nell’ateneo di Arcavacata. «Ci sono manifestazioni d’interesse – ha aggiunto – molto lusinghiere».

Ovviamente ci sono anche ombre e non solo luci in questi 50 anni di storia di Arcavacata, che il mai dimenticato Beniamino Andreatta volle in quel modo per sprovincializzare una società ferma e abulica come quella calabrese. Ma quello che più colpisce in queste ore è che la scommessa vinta dall’Unical si accoppi da un lato a polemiche incomprensibili sul suo specifico ruolo e dall’altro – cosa più grave – ad una polemica da pollaio che sta agitando parte del mondo politico sulle istituzioni o meno di nuove facoltà nelle tre università calabresi, con toni da guerra municipalistica che ricordano ben altri periodi bui della nostra recente storia e che sono privi di qualsiasi visione d’assieme su come – ad esempio – debba essere il sistema universitario regionale e a quali sfide debba rispondere. Ancora una volta prevale il pennacchio e il campanile, magari per strappare qualche votarello a 5 giorni dalle elezioni agitando il vessillo facile facile della difesa della città.

Ma questa non è classe dirigente, è una classe buona per addomesticare un momento, una rabbia, un desiderio di rivincita ma non per costruire il futuro. Forse tra quei 100 mila giovani calabresi laureatisi in questi 50 anni all’ Unical ci sarà anche qualcuno degli agitatori di oggi della guerra delle Università. Ma non hanno appreso costoro la lezione – caro rettore Leone – di quello che ha significato questo ateneo per la cosa più bella di tutte: tenere cioè assieme, fare crescere, studiare, dormire, mangiare sempre tutti assieme, e magari lavorare ragazze e ragazzi di Reggio e Vibo, di Catanzaro e Cosenza, di Crotone e Castrovillari. Senza pennacchi o campanili. (fv)

L’OPINIONE / Santo Biondo: La Lega a Pontida ha detto sì all’Autonomia differenziata

di SANTO BIONDO – A Pontida la Lega, mettendo al centro del proprio programma elettorale l’Autonomia Regionale a danno del Sud; ha buttato giù la maschera!

Sul Mezzogiorno, si continua a tentennare. In questi mesi addirittura si è aperta nel Paese, una forte contraddizione tra gli obiettivi, che l’Europa assegna all’Italia attraverso il Pnrre la richiesta, proveniente da alcune regioni del centro-nord e sostenuta da una parte politica, di una autonomia differenziata che contrasta fortemente con la visione solidarista dell’Europa post pandemia.
Infatti, se da una parte Bruxelles chiede al nostro Paese di porre la massima attenzione sui temi della convergenza territoriale e della coesione sociale e invita la politica e le Istituzioni ad intervenire, per risolversi, sulle problematiche ancora aperte del divario territoriale tra il Sud e il Nord del Paese- divari nelle infrastrutture, sanità, trasporti e scuola solo per fare alcuni esempi – che ogni anno contribuiscono a determinare l’uscita dal Mezzogiorno di circa 130 mila abitanti; dall’altra parte c’è, invece, l’idea di una certa politica e la pretesa incostituzionale di alcune regioni di disporre in autonomia di più competenze e più risorse, andando ad indebolire le regioni più fragili del Paese.
In questo progetto di autonomia differenziata, portato avanti in questi anni e sul quale probabilmente dopo il 25 settembre una certa politica proverà ad accelerare, si continua a non voler discutere della parte della Carta costituzionale, che è di più interesse per le regioni del sud: perequazione, tassazione locale, definizione, appunto, dei Livelli Essenziali delle Prestazioni.
Mentre, si prova, a spingere la discussione sugli aspetti della riforma costituzionale che stanno più a cuore alle aree più forti del Paese: calcolo dei costi standard, autonomia fiscale, che ha prodotto quest’ultima negli anni una progressiva riduzione delle rimesse statali in favore dei territori del Sud.
Di recente sul Mezzogiorno la Banca d’Italia e non un incallito meridionalista, nel suo rapporto annuale ha sottolineato che, soprattutto nel periodo compreso tra il 2010 e 2020, nel nostro paese si è realizzata una perequazione nella distribuzione della spesa pubblica nazionale che ha penalizzato i comuni del sud. Nella versione integrale della relazione troverete lo stralcio del rapporto annuale della Banca d’Italia che chiarisce il modo inequivocabile, come ormai la ingiusta distribuzione delle risorse statali tra nord e sud non appartiene al libro delle leggende metropolitane, ma è invece una reale condizione del nostro paese che rischia di ottenere un definitivo riconoscimento istituzionale.
Nelle analisi della Banca d’Italia è evidente il fatto che per mettere in atto un graduale azzeramento dei divari tra il Nord e il Sud del paese il Pnrr da solo non basta, ma all’attuazione del Piano occorre abbinare una efficace spesa delle politiche di coesione 21/27 e un non più rinviabile riordino nella distribuzione della spesa statale, che partendo dall’assunto che le risorse europee devono essere complementari e non sostitutive delle risorse nazionali, sappia mettere fine alle storture prodotte nei bilanci degli enti territoriali meridionali dalla legge sul federalismo fiscale, la famigerata 42/09.
La 42/09, che ha come punto centrale il criterio della spesa storica, ha finito per garantire i servizi essenziali di cittadinanza dove c’erano già e ha invece cristallizzato l’assenza degli stessi nelle regioni del sud. La legge sul federalismo fiscale non è solo incostituzionale ma addirittura si scontra con lo stesso PNRR, dato che l’arretratezza dei Lep nel mezzogiorno è stato uno degli indicatori che ha permesso all’Italia di strappare in Europa la quota più alta del finanziamento di Ngeu. (sb)

L’OPINIONE / Mario Mega: Spostamento porto traghetti di Villa San Giovanni obiettivo primario

di MARIO MEGA –  Sono numerosi in questi ultimi giorni gli amici che mi sollecitano una risposta alle critiche avanzate da un rappresentante di Caronte&Tourist e da qualche esponente politico di Villa S.Giovanni e di Reggio Calabria sulle procedure di formazione del DPSS.

Devo dire che faccio fatica a trovare una motivazione a rispondere su temi che ho già trattato anche pubblicamente considerato che le critiche appaiono più legate ad una difesa di interessi aziendali ovvero a scarso approfondimento della normativa e dei documenti ufficiali piuttosto che ad una reale volontà di confronto.
Un elemento tuttavia mi spinge a tornare sull’argomento ed è quello che vorrebbe mettere in primo piano la circostanza che lo spostamento del porto traghetti a sud dell’attuale sia un obiettivo assente dalla programmazione dell’AdSP. Tutt’altro!
Sin dai primi giorni dell’AdSP questo è stato uno degli obiettivi strategici primari, come fra l’altro anche riportato nel Piano Operativo Triennale approvato ad agosto 2020, unito a quello non meno importante di dare un immediato contributo migliorativo delle attuali condizioni di attraversamento dei passeggeri a piedi sia dei traghetti che dei mezzi veloci.
Si tratta ovviamente, ma forse non per tutti, di due partite che vanno giocate contemporaneamente e non alternativamente perchè con scenari temporali completamente differenti. Qualsiasi cosa ne pensino pseudo-esperti di portualità il nuovo porto a sud non si può fare senza che sia previsto nel Piano Regolatore Portuale e questo ultimo non si può fare senza che sia stato approvato il DPSS.
Il miglioramento della attuale infrastruttura, invece, è procedura molto più semplice e che può consentire in tempi molto rapidi quel potenziamento del numero di ormeggi per i mezzi veloci e la realizzazione di una stazione marittima collegata alla stazione ferroviaria per un concreto miglioramento dei servizi ai passeggeri che tutti auspicano senza tuttavia creare le condizioni perché si possa procedere speditamente.
La procedura di formazione del DPSS è stata rallentata, fra l’altro, dalla difficoltà di condividere una visione unitaria proprio con i rappresentanti del Comune di Villa S.Giovanni che solo al termine della precedente consiliatura, dopo quasi un anno di discussioni, giunsero all’approvazione di un documento di indirizzo che la nuova ha immediatamente sconfessato.
Se qualcuno pensa che esistano scorciatoie alle ordinarie procedure di realizzazione di importanti infrastrutture oppure che si possano utilizzare i disagi decennali dei passeggeri appiedati come arma di ricatto per accelerare i tempi sta facendo un torto alla propria intelligenza e certamente non ci aiuta a raggiungere entrambi gli obiettivi che ci siamo posti.
Protestare contro il mancato utilizzo delle risorse del Pnrr vuol dire poi non conoscere le regole di utilizzazione di quei finanziamenti per cui occorre disporre di progettualità quasi cantierabili se si vogliono rispettare i termini.
Ma se non esiste nemmeno la previsione nel Piano Regolatore Portuale come si fa a parlare di progetti e di tempi di cantierizzazione? Veramente qualcuno crede che il problema dello spostamento del porto a sud sia di tipo economico? Mi è stato detto che proprio a Villa S.Giovanni ci sono da anni risorse per realizzare il polmone di stoccaggio ed un nuovo collegamento con l’autostrada a supporto proprio dello spostamento del porto a sud ma che nulla è stato ancora fatto nemmeno a livello progettuale. Non sarebbe il caso di cominciare a chiedersi come mai tutto questo accade invece di alzare polveroni contro chi, finalmente, sta mettendo in campo risorse ed energie per cambiare lo status quo?
Concludo precisando un altro aspetto che appare curioso in questa vicenda. Vengo accusato di operare in maniera autoreferenziale e senza consultare gli operatori ma forse il vero problema è che non siamo d’accordo sul significato della parola “consultazione”.
Mi risulta che mai nessuno, prima di ora, abbia fatto così tanto uso dello strumento della consultazione pubblica nell’amministrazione dei porti dell’Area dello Stretto consentendo su temi fondamentali non solo agli operatori del settore ma anche ai cittadini di dare il proprio contributo.
Attenzione però! Per i regolamenti dell’Unione Europea oltre che per le norme italiane consultazione vuol dire consentire ai portatori di interesse di fornire contributi ai processi decisionali. Se qualcuno pensa che consultazione sia invece dover fare riunioni ristrette con alcuni portatori di interessi privati per ricevere istruzioni su come procedere allora non ha capito che è fuori strada e che il sottoscritto non si presterà mai a questi giochini.
Nessuna volontà quindi da parte nostra di peggiorare i già alti impatti negativi su Villa S.Giovanni che sono causati da una modalità di gestione dell’imbarco/sbarco dei traghetti privati che è calibrata sull’operatività dei traghetti e non sulle esigenze del passeggero o degli abitanti. Ci sono interventi che già all’attualità potrebbe ridurre le criticità impedendo per esempio che la viabilità urbana sia utilizzata come area di sosta dei mezzi in attesa dell’imbarco una volta che il piazzale in concessione è saturo. Abbiamo chiesto all’Amministrazione Comunale di discuterne ma non siamo stati presi in considerazione. Come mai?
Tra qualche settimana saranno attivati nuovi collegamenti con i mezzi veloci tra Messina, Villa S.Giovanni e le Isole Eolie. Qualcuno si rende conto in che condizioni dovrà operare il nuovo vettore? Per quanto tempo i passeggeri appiedati, pendolari e turisti, dovranno restare utenti di serie B?
Oggi ci sono le condizioni per realizzare veramente lo spostamento a sud degli approdi per le navi traghetto. Tutte! Sia quelle che oggi operano nelle banchine in concessione che quelle che utilizzeranno le banchine pubbliche. Finalmente si potrà avere un porto pubblico efficiente e gestito secondo le regole e nel rispetto della concorrenza tra gli operatori. O forse questo è il vero problema? (mm)

L’OPINIONE / Caterina Villirillo: A Crotone c’è bisogno di politiche sociali h24

di CATERINA VILLIRILLO – Doverosa premessa: non ci sono bambini di seria A e di serie B, e la scuola, l’istruzione, la cultura, rappresentano un diritto di tutti. Anche e soprattutto dei bambini autistici.

È a dir poco vergognoso ridursi ad arrivare ai primi giorni di scuola, e constatare purtroppo che le mamme dei bambini autistici, che vivono già il loro calvario quotidiano, chiedono aiuto perché lasciate sole a battere i pugni in una sala consiliare quasi deserta, (presenti solo alcuni consiglieri comunali) nei confronti di chi avrebbe dovuto essere la “Voce” di tutti.
E invece nei fatti, nella vita reale non c’è. Ma la vicenda dei diritti negati ai bambini speciali, purtroppo è storia vecchia.
Sono anni infatti che se ne parla, ma la verità è che alla fine della fiera, non interessa proprio a nessuno.
Bambini sistematicamente abbandonati a se stessi, anche nelle scuole, dove avrebbero il sacrosanto diritto all’inclusione sociale, quella vera però. Ma il personale specializzato è molto carente, e come se non bastasse non è stato convocato. I fondi però ci sono, ma qualcuno al Comune di Crotone, o per inerzia, o perché ancora “preso” dalla vacanze estive, ha dimenticato di completare l’iter burocratico dei codici fiscali di alcuni dirigenti scolastici, e verificare se i soldi necessari a coprire le richieste del personale per i ragazzi autistici sono bastevoli oppure no.
Durante i lavori della IV Commissione Consiliare, l’assessore Rachele Via, dietro sollecitazione del presidente Fabrizio Meo, ha dichiarato di prendere l’impegno per velocizzare tutto l’iter procedurale, e l’amministrazione comunale tutta si è impegnata a convocare il Provveditorato degli studi e tutti i dirigenti scolastici.
L’associazione Disegno Sociale si è fatta inoltre portavoce della solitudine di un’estensione di mamme, così come l’associazione Libere Donne che da anni segue da vicino questa difficile e delicata problematica, decidendo anche di affiancare il Movimento della mamme dei bambini autistici.
In molti però, e per concludere, non sanno che la vera battaglia, quella più  importante da affrontare e vincere, non è qui, ma alla Regione, dove sinora nessuno si è mosso per rappresentare il mondo dell’autismo crotonese.
Forse perché figli di un Dio minore, o forse perché non sono figli loro?
Ci auguriamo vivamente allora che questa amministrazione comunale guardi a questo problema da varie angolature, perché questi bambini hanno assoluto bisogno di integrazione, anche sportiva e soprattutto sociale, perché queste mamme vanno supportate ed affiancate.
Non possono continuare a combattere da sole contro i mulini a vento. Molte di esse inoltre sono donne che hanno bisogno di andare a lavorare e di lasciare il loro bambino in un ambiente sicuro: la scuola.
Oggi però, vuoi per negligenza, vuoi per scarsa professionalità, vuoi per totale mancanza di organizzazione e sinergia fra istituzione e mondo dell’associazionismo, è ancora tutto maledettamente fermo. (rv)

L’OPINIONE / Emilio Errigo: Il fascino degli ultimi in classifica

di EMILIO ERRIGO – Madre Teresa, ne “Il Cammino semplice, pubblicato da Arnoldo Mondadori Editore nel 1995, faceva riportare nella seconda di copertina, una scritta estrapolata dal muro a Shishu Bhavan, la Casa dei Bambini di Calcutta: «L’uomo è irragionevole, illogico, egocentrico non importa, amalo; Se fai il bene, ti attribuiranno secondi fini egoistici; non importa fai il bene;  Se realizzi i tuoi obiettivi, troverai falsi amici e veri nemici; non importa, realizzali.
Il bene che fai verrà domani dimenticato. Non importa, fa il bene. L’onestà e la sincerità ti rendono vulnerabile. Non importa, sii franco e onesto. Quello che per anni hai costruito può essere distrutto in un attimo. Non importa, costruisci. Se la gente, se ne risentirà. Non importa, aiutala. Da al mondo il meglio di te, e ti prenderanno a calci. Non importa, dà il meglio di te.

Il Cardinale Angelo Comastri, che ho conosciuto e incontrato più volte all’interno della Santa Sede, già arciprete della Basilica papale di San Pietro e vicario generale di Sua Santità per la Città del Vaticano, credo il più grande studioso e conoscitore della vita e opere di Madre Teresa, il uno dei suoi libri dedicati alla vita di Santa Madre Teresa, pubblicato da Edizioni San Paolo nel 2016, dal titolo, Ho conosciuto una Santa, riportava sul retro di copertina una convinzione della nostra Santa Teresa di Calcutta: «La vita è una sola e io debbo spenderla tutta per seminare amore fino all’ultimo respiro».

Avrei voluto custodire nel mio cuore ballerino e nella mia mente, questi insegnamenti di vita universali, ma l’incalzare degli eventi che vedono ancora una volta la Calabria e tutto il popolo di Calabria, chiamato in causa, anzi direi destinatari di giudizi scientifici e statistici, non buoni e belli a leggersi e ascoltare, ho ritenuto in fede di parteciparli in condivisione con i nostri lettori di Calabria.Live.

Parlatene male, ma vi prego, continuate a parlarne della Calabria e della Gente di Calabria, che c’è nata e vi abita.
Grazie a quanti sono impegnati anima e corpo, nel tentativo di affievolire la speranza di quanti ancora credono in un migliore futuro per la Calabria.

Far sapere al mondo che in tre Province della Regione Calabria, Crotone, Vibo Valentia e Reggio Calabria, quest’ultima, ultima tra le ultime, Città d’Italia, esistano gli ultimi, gli emarginati e dimenticati sociali, i disoccupati, inoccupati, malati, malavitosi, delinquenti, criminali, analfabeti, inculturati, inoperosi e altro di che tacere, non credo che si completi l’opera letteraria e cinematografica, occorre non fermarsi con lo scrivere, filmare, rappresentare il vero, credo che sia cosa buona, giusta e atto di dovere morale, di ricercarne approfonditamente le cause, le origini, scavando ed esplorando con tutti e metodi e mezzi, resi disponibili dalle nuove tecnologie fino al raggiungimento di una o tante verità negate e nascoste e non saprei dirvi il perché.

Nello studio universitario delle scienze mediche, umane e criminali, i professori nel corso degli insegnamenti delle singole materie del corso di laurea e successivo biennio di specializzazione, ci hanno sempre esortato e consigliato, di andare sempre a fondo nello studio delle cause di un fatto rilevante per la salute e la vita di un essere vivente, mai fermarsi nell’ esaminare superficialmente ed esternamente, le origini causali di un evento, al fine di ricercarne i nessi di causalità.

A me pare che lo studio multidisciplinare portato a conoscenza dei più e dei meno, considerati “gli ultimi tra i primi”, meriti molto di più di un approfondimento, ricerca, studio economico, statistico e quant’altro già fatto per giungere alla conclusione del report penalizzante per l’immagine e la già provata vita delle tre o cinque Città Province della Calabria.

Vi saremo molto grati e tanto riconoscenti, se con analogo impegno, quali attenti studiosi e qualificati ricercatori, fate comprendere a noi tutti, assetati di sapere e conoscere, quali siano le vere cause, il perché, il come mai, per colpa o per dolo di chi, nelle tre province della Calabria, Crotone, Vibo Valentia e soprattutto in particolare, nei 97 Comuni della Città Metropolitana Reggio Calabria, ai Cittadini d’Italia, chiamati anche Italiani, non gli vengono garantiti pariteticamente, i diritti costituzionali, tra i quali, il lavoro, la libertà d’impresa, la salute, il ben e buon vivere, cosi come accade nella maggior parte della Città d’Italia.
Spiegateci il perché se volete, altrimenti tacete per sempre cortesemente! (ee)

[Emilio Errigo è nato a Reggio di Calabria, docente universitario e generale in ausiliaria della G.di F.]

L’OPINIONE / Rubens Curia: Sanità, due passi avanti, uno indietro

di RUBENS CURIA – Finalmente, dopo oltre due anni dal Decreto Conte del 9 marzo 2020, la Regione approva il Dca 113 del 6 settembre 2022, richiedendo alle Aziende Sanitarie, entro dieci giorni, la definizione dei loro Piani dei fabbisogni del Personale e relativi Piani delle Assunzioni.

Perché finalmente? Perché Comunità Competente, sin da marzo 2020, aveva chiesto al commissario ad acta l’elaborazione del “Piano” come decretava Conte: «Le Regioni procedono alla rideterminazione dei Piani del fabbisogno del personale», tenuto conto della pandemia che si era diffusa drammaticamente in Italia, ma tutto era rimasto immobile!

Prendo atto, positivamente, del Cda. Adesso, attendiamo il Programma Operativo 2022-2025 la cui approvazione sbloccherà notevoli finanziamenti per le assunzioni. Ma, come diceva Lenin, con i Dca abbiamo fatto due passi in avanti e uno indietro, perché la burocrazia ministeriale e il Ministero dell’Economia ci mettono lo zampone! Infatti i Piani dovranno essere elaborati tenendo conto del corso del personale fissato al IV trimestre 2021 e dei costi di produzione 2019, 2020 e 2021. La burocrazia ministeriale non si rende conto che la Calabria, regione in Piano di Rientro, nel 2021 era in forte carenza di personale? Lo stesso Tavolo Adduce ha segnalato, più volte, che in Calabria vi era una forte carenza di personale e che la spesa del personale strutturato era fortemente diminuita, mentre nelle altre regioni era cresciuta.

Credo sia importante valutare, da parte del Presidente, una richiesta di deroga ai Ministeri affiancanti, tenuto conto della legge Calabria.

Apprezzo il Dca, ma l’azione positiva è timida rispetto ai fabbisogni drammatici di personale. Rimango sempre dell’idea che, se avessimo fatto questo Dca nel marzo 2020, avremmo trovato una maggiore disponibilità di medici.

La tempestività, nella governance, è fondamentale. (rc)

L’OPINIONE / Emilio Errigo: La Calabria ha bisogno di unità di intenti e bene comune

di EMILIO ERRIGO – La Regione Calabria e i cittadini calabresi in particolare, hanno necessità e urgenza, che si rafforzino nelle menti e nel cuore, dei cari e attenti rappresentanti di tutti i partiti e movimenti del pensiero politico costruttivo, di unità di intenti e bene comune.

Può apparire ultronea questa affermazione, che per quanto mi riguarda è pure una convinzione, le quali affondano le radici negli anni più giovani vissuti in Calabria e della mia non giovane età. La Calabria non ha bisogno di fiumi di parole e promesse, che inondano e alluvionano il pensiero e il credo, dei sempre più disorientati e confusi abitanti di questa terra, ricca di valori umani e povera di buone azioni sociali.

Unità di intenti, significa cooperare per il raggiungimento di più fini e scopi comuni costruttivi, di benessere interiore e sociale, disattendendo e respingendo decisamente, quelle forze esterne fuorvianti, che prima o dopo, condurranno al disaccordo, alla sofferenza, divergenza, all’inerzia, ed altri comportamenti umani biasimali sotto ogni altro aspetto sociale considerabile. Il bene comune, rappresenta la più estesa grandezza universale, che deve guidare ogni pensiero e ogni azione umana del Popolo Calabrese.

Non può e non deve esistere, sia in Calabria o in altre realtà umane esistenti fuori dal territorio della nostra bella e cara Regione Calabria, che possa affievolire o neutralizzare, sia il bene comune, racchiusi all’interno dei profondo significato del valore assoluto e inalienabile della vita, che della pace tra gli esseri umani, convincendosi che la pace e la cooperazione sociale, sono e lo saranno per sempre, le ricchezze più grandi, come lo sono i mari e gli oceani.

Come si può pensare e dire, ripetere con insistenza e in ogni luogo della Calabria, di voler aiutare la crescita economica, sociale e lo sviluppo democratico del suo Popolo, quando poi le azioni nello scorrere del tempo, saranno prive di coerenza tra il dire, affermare, promettere e il fare?

I cittadini della Calabria, hanno tantissimo desiderio di una buona vita e di pacifica convivenza sociale, non di affermazioni in pubblico di segno opposto e divergente, altrimenti la prepotenza, la resistenza sociale e violenze, prenderanno il vento devastante, accentrando in pochi inaffidabili individui, il dominio del male a sfavore del bene comune, alimentando così agendo, comportamenti inutili alla società nella quale vivono, azioni illegali, pericolose, anche di natura criminale, penalizzanti per la Comunità Sociale di riferimento.

Cooperare e ragionare tutti assieme, per diffondere ovunque e tra chiunque, i valori e principi generali, di legalità, giustizia sociale e dell’unione di intenti, quali valori fondanti di obiettivi plurimi benefici e adoperarsi concretamente per il raggiungimento del principio universale del bene comune, devono essere acquisiti come linea condotta e di fede, per far crescere e sviluppare la buona vita economica e relazioni sociali in Calabria e tra noi calabresi nel mondo.

Così solo respingeremo ogni tentativo palese o occulto di dividere e frantumare, il pensiero costruttivo di bene comune e le buoni azioni di unità di intenti in Calabria. (ee)

[Emilio Errigo è nato a Reggio di Calabria, docente universitario e generale in ausiliaria della G.di F.]

In copertina, San Lucido

L’OPINIONE / Santo Gioffrè: Occhiuto e quelle parole molto, ma molto in libertà

di SANTO GIOFFRÈ – Parole, molto, ma molto in libertà. Come le furiose acque  che dal ciel abbondano, per allagare, di ogni detrito, le arse terre, simili alle ingenue teste della calabra gente alla quale tutto si può dar da bere!Avevo chiuso con Facebook. 

Se non per le cose che hanno a che fare col prossimo, terrificante, devastante (per il potere e pe’cazzuni) film in uscita “C’era una volta in italia. Giakarta sta arrivando” poi, mi indicano tal articolo…

Io non capisco se l’affermare cose cosi gravi, sia frutto di ingenuità o di eccessiva furbizia. 

Di che parliamo? Sicuramente, non di fichi secchi do casciunu, come i nostri prossimi antenati facevano per superare la fame invernale. No! Stiamo parlando dello smantellamento della sanità regionale e della fine del diritto costituzionale, in ogni parte del territorio nazionale,  alla equale assistenza sanitaria. 

Parliamo di anni di morti per mala-sanita e di drammi sociali. Intanto,  quantificare un debito, risalente, almeno, al 2005, non si fa in 5 mesi. Perchè se così è, allora, siamo difronte al più grande scandalo-truffa, della storia della repubblica. 

La calabria è dal 2009 dentro il piano di rientro. Occhiuto, poichè c’era, sa di cosa parlo. Lui si! Chi riporta, senza chiedere, le sue affermazioni, no. Non sanno! Altrimenti, avrebbero il dovere di chiedere… E no, per Zeus saettante! Se si è potuto ricostruire un debito immenso in 5 mesi, quale potente forza ha impedito, negli ultimi 13  anni,  a farlo, così da portare la Calabria fuori dai rigori del piano di rientro, come è successo, da molti anni, ormai, alle altre 9 regioni, entrate, con la Calabria, in quel sistema di macelleria sociale? 

Dai, prendete in giro chi volete. Non chi sa! Seconda cosa…Se i debiti non ci sono perchè le fatture sono state pagate 2, 3 volte, come io, da 7 anni, vado gridando, chi si è fregato i soldi? E perchè dire, con tal leggerezza, cose tanto gravi che sono, prima di uscire dalla bocca, già notizie di reato? Di che parliamo, dei pignoramenti non regolarizzati, dei trucchi insiti nei  pignoramenti in estensione, dei pagamenti fatti dalla dbe, fino al 2014,  dei commissari ad acta? Di che? C’è un impegno, assoluto, totale, di occhiuto, a denunciare chi, come e quando, si è fatto pagare più volte? Quali depistaggi ci sono stati e quali complicità? Perchè, per poter rubare sistematicamente e impunemente, per decine di anni, pagando più volte la stessa cosa, per forza dovevano contare su un potente sistema di protezione. Le parole, quando si pronunciano, sono pietre. Almeno, che non stiamo parlando d’altro… (sg)