L’OPINIONE / Gerardo Pontecorvo: Istituire il Parco Nazionale dello Stretto e della Costa Viola

di GERARDO PONTECORVO – Alla luce del ritorno alla ribalta del Ponte sullo Stretto di Messina per il quale esistono molte perplessità di ordine tecnico ed economico e inconfutabili rischi ambientali, Europa Verde ritiene che sia piuttosto arrivato il momento per le popolazioni siciliane e calabresi dell’Area dello Stretto e zone contigue di chiedere un ragionevole, rapido e sostenibile sviluppo del loro territorio attraverso strumenti legislativi in vigore e tecnologie innovative già esistenti e sicure. E per rispondere concretamente, e in tempi brevi, a questa domanda propone l’istituzione del Parco nazionale dello Stretto e della Costa Viola

L’Area ne ha tutti i requisiti previsti dalla Legge quadro sulle aree Protette 394/91. Infatti, l’articolo 2 recita che i parchi nazionali sono costituiti da aree terrestri, fluviali, lacuali o marine che contengono uno o più ecosistemi intatti o anche parzialmente alterati da interventi antropici, una o più formazioni fisiche, geologiche, geomorfologiche, biologiche, di rilievo internazionale o nazionale per valori naturalistici, scientifici, estetici, culturali, educativi e ricreativi tali da richiedere l’intervento dello Stato ai fini della loro conservazione per le generazioni presenti e future. 

Vista la collocazione interregionale può assumere sia la veste giuridica di Parco Nazionale con tipologia terrestre/marina quali in Italia sono quelli del Circeo nel Lazio e delle Cinque Terre in Liguria, ovvero quella di Parco interregionale come è avvenuto per i parchi Sasso Simone e Simoncello tra Emilia Romagna e Marche e del Delta del Po tra Emilia Romagna e Veneto.

Lo Stretto di Messina e la costa Viola hanno un inquadramento territoriale e ambientale di elevata importanza ospitando habitat marini e terrestri ricchi di biodiversità ed essendo un corridoio ecologico per molte specie faunistiche dell’ambiente marino e per l’avifauna, come testimonia la rete di zone afferenti alla Rete Natura 2000. Ma l’area presenta anche massimi valori per ricchezza e varietà paesaggistica, culturale, storica, archeologica, mitologica come evidenziato dagli strumenti di pianificazione territoriale/urbanistica e da riconoscimenti specifici. Il paesaggio è composto da una moltitudine di ambiti strettamente interconnessi in cui le acque interne e marine (lo Stretto, le fiumare, i laghi di Ganzirri sul versante messinese) si uniscono ai paesaggi terrestri (gli spazi naturali, rurali, periurbani e urbani). Il cielo dell’area è pure scenario di una fondamentale rotta migratoria dell’avifauna tra l’Africa e l’Europa. E il mare vede le migrazioni del tonno rosso, di cetacei, del pesce spada, nonché è ricco di specie abissali. 

L’area che comprende lo stretto di Messina e la Costa Viola può essere considerata un’unità paesaggistica, parte di un più grande contesto che ha nel massiccio dell’Aspromonte e dei monti Peloritani le colonne portanti, che comprende anche l’Etna e le Isole Eolie. Siamo in presenza di valori scenici eccezionali. Stretto e della Costa Viola. Possiamo quindi affermare che si tratta di un paesaggio antropico per storia e attività (pesca, agricoltura, artigianato) molto identitario.

Restando nel campo paesaggistico, ma non solo, il Quadro territoriale Regionale paesaggistico della Calabria (QTRP) ha colto i caratteri identitari dell’Area (geomorfologici, ecologici, urbani, storico-culturali e archeologici) includendola nell’Ambito paesaggistico territoriale regionale (Aptr) denominato Terre di Fata Morgana. L’ambito è stato a sua volta suddiviso nelle due Unità paesaggistiche territoriali (Uptr) Costa Viola (da Scilla a Palmi) e Stretto a Fata Morgana, individuando così un sistema territoriale coerente che per caratteristiche e ampiezza capace di attrarre, generare e valorizzare risorse di diversa natura. Lo stesso Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) di Reggio Calabria, che ha il ruolo di coordinamento programmatico e di raccordo tra le politiche territoriali della Regione e dei comuni riguardo ai valori paesaggistici ed ambientali e che raccorda ed approfondisce i contenuti del QTR, definisce gli ambiti di paesaggi intesi come contesti caratterizzati da specifici caratteri di omogeneità in base, individua nell’area che stiamo esaminando ben 3 ambiti: 1. Area costiero-collinare dello Stretto 2. Fascia submontana del versante dello Stretto 3. Fascia costiero-collinare della Costa Viola. 

Stessa attenzione è stata riservata in Sicilia per l’area più a nord dello Stretto e il prospicente tratto di mare, che è stata fatta rientrare nell’ambito 9 (Stretto di Messina) del Piano paesaggistico della regione siciliana redatto dall’Assessorato Beni Culturali e Ambientali. Infatti, comprende il versante nord orientale della catena peloritana, caratterizzato dalle singolarità geologiche e geomorfologiche della scarpata di faglia nelle ghiaie di Mortelle, dagli affioramenti di beach rock di Capo Peloro e dall’omonima laguna, formata dal pantano di Ganzirri e dal lago salmastro di Faro.   Le varietà di ambienti sono riconosciute anche formalmente, tanto da portare alla individuazione di varie zone di protezione:

La ZPS (Zona di Protezione Speciale) codice ITA03004 Monti Peloritani, Dorsale Curcuraci, Antennamare e area marina dello Stretto di Messina è un’area di ettari 28.000 di notevole interesse paesaggistico e naturalistico. Sono inoltre presenti nell’estrema punta settentrionale dei laghi costieri (Laghi di Ganzirri) di grande interesse naturalistico oltre che paesaggistico. Lo Stretto di Messina è un ambiente molto particolare con caratteristiche uniche in tutto il Mediterraneo.

Il perimetro della ZPS comprende aree che rivestono un’importanza strategica nell’economia dei flussi migratori dell’avifauna che si sposta nell’ambito del bacino del Mediterraneo. In particolare la zona di Antennamare e lo stretto di Messina, insieme allo Stretto di Gibilterra ed al Bosforo, rappresentano le tre aree in cui nel Mediterraneo si concentrano i flussi migratori, soprattutto in periodo primaverile. Dallo stretto di Messina transitano infatti da 20.000 a 35.000 esemplari appartenenti a numerose specie di Uccelli, soprattutto Rapaci, alcune delle quali molto rare e/o meritevoli della massima tutela. Anche i laghi di Faro e Ganzirri offrono rifugio ed opportunità trofiche alle specie in migrazione, in particolare agli Uccelli acquatici, e per alcune di esse rappresentano anche dei significativi siti di nidificazione. 

 Nell’ambito della suddetta ZPS Monti Peloritani e Stretto di Messina rientra La riserva naturale orientata Laguna di Capo Peloro istituita nel 2001 dalla regione siciliana su una superficie di 68,12 ettari. La Laguna di Capo Peloro è anche sito di importanza internazionale, inserito nel Water Project dell’UNESCO del 1972, e sito di importanza nazionale riconosciuto dalla Società Botanica Italiana. L’area è anche ZCS (Zona di conservazione Speciale) Codice ITA A030008, denominata appunto Capo Peloro – Lago Ganzirri. All’interno della riserva naturale vivono più di 400 specie acquatiche, di cui almeno dieci endemiche.

Lo Stretto di Messina inoltre si trova lungo le principali direttrici del Mediterraneo, quindi è attraversato da numerose specie marine. Tra queste, certamente i più rilevanti, da un punto di vista economico ed ambientale, sono i grandi pelagici, cioè il Tonno, l’Alalunga, la Palamita, l’Aguglia imperiale ed il Pescespada. Proprio la ricchezza trofica dello Stretto determina che questi pesci transitino in acque superficiali e possano essere catturati con le particolari barche chiamate passerelle o feluche, attive solo in questa parte del Mediterraneo.

Da considerare, ancora che lo Stretto è un punto di passaggio obbligato per le migrazioni e gli spostamenti dei Cetacei, probabilmente il più importante nel Mediterraneo in termini di diversità di specie che vi transitano, tra cui sono da segnalare oltre a tutte le specie di delfini presenti in Mediterraneo, le Balenottere e particolarmente i Capodogli che attraversano lo Stretto per andare a riprodursi nell’area delle Isole Eolie. Infine è da evidenziare la presenza di selacei che migrano attraverso lo Stretto di Messina. Tra questi lo Squalo Bianco ed il Capopiatto, specie che si riscontra nelle notti di buio di luna a profondità comprese fra 15 e 30 metri in particolari zone dello Stretto (Paradiso, S. Agata). 

La ZPS Costa Viola, codice IT9350300 comprende una superficie di 37.000 ettari. L’area è costituita da un paesaggio collinare costiero formato da una costa alta e rocciosa denominata Costa Viola, e da un’area sommitale caratterizzata da terrazzamenti marini con sabbie e conglomerati. E’ un’area di grande importanza per garantire la salvaguardia di habitat di particolare importanza per le specie ornitologiche minacciate dal rischio di estinzione. Tra gli aspetti principali del sito si deve evidenziare che definisce, unitamente alla ZPS ITA 030042 Monti Peloritani, Dorsale Curcuraci, Antennamare e area marina dello Stretto di Messina sul versante siciliano, l’area di interesse (e di tutela) quale via di comunicazione tra il bacino orientale e quello occidentale del Mediterraneo. Lo Stretto è infatti definito dai cetologi una Whale Gate (Porta delle Balene), ovvero un passaggio obbligato per le migrazioni e gli spostamenti dei cetacei. Non solo 

La ZCS Costa Viola e Monte S. Elia codice IT9350158 si estende lungo la fascia litoranea e si presenta con una morfologia variabile, includendo tratti di spiaggia, rocce scoscese che digradano rapidamente sul mare, falesie verticali e tratti ad elevata urbanizzazione, come centri abitati e aree portuali. La tradizionale arte dei muri a secco della Costa Viola e di altre aree terrazzate italiane ed europee, è stata dichiarata nel 2018 patrimonio immateriale dell’Unesco.

La ZCS Monte Scrisi codice IT9350177 è localizzata nella fascia collinare della Costa Viola ad un’altitudine compresa fra i 275 e 675 m s.l.m. E’ uno degli approdi in quota più importanti in quota per la migrazione dell’avifauna sul versante calabrese

La ZCS Fondali di Scilla codice IT9350173 è localizzata nel tratto di mare frontistante il promontorio del Comune di Scilla. Risulta individuato tra la batimetria dei 5 e quella dei 50 m. per la presenza dell’habitat 1120 praterie di Posidonia Posidonion oceanicae. Da studi recenti si evince che in quest’area Posidonia oceanica è presente unicamente su roccia e frammista ad affioramenti rocciosi. 

Nell’area in esame è presente pertanto un sistema afferente alla Rete “Natura 2000” a tutela di un ambiente unico che, invece, dovrebbe rispondere a un’unica regia quale soltanto un Parco Nazionale/Interregionale con i suoi organi di governo e di rappresentanza politica può garantire. L’applicazione delle regole sulle attuali zone Habitat è davvero deficitaria.

E poi come è possibile accettare vincoli se questi non vengono bilanciati da un corrispondente ritorno non solo di tutela paesaggistica, biologica archeologica… e di immagine, ma anche di incentivi al turismo, alle attività artigianali, alle attività recettive, ai prodotti locali, e per ristrutturare, edificare, coltivare specie di pregio. Solo un Ente gestore come quello del Parco può garantire questa tutela ambientale che va incontro anche alle comunità locali.   

Da quanto esposto e analizzato l’area protetta da istituire, dovrebbe comprendere le aree già tutelate (le ZPS e ZCS), e parte di quelle definite dal QTRP Calabrese e da Piano paesaggistico Siciliano, prevedendo un’articolata zonizzazione (zone a diverso livello di protezione) anche in rapporto ai centri abitati, alle infrastrutture presenti, alle zone agricole, alle aree marine e terrestri di maggiore valore naturalistico. Ci sembra importante sottolineare che la proposta si fonda pertanto su solide basi scientifiche esaminate e già accolte dal Ministero dell’Ambiente e dalle regioni Sicilia e Calabria come dimostrano le zone istituite ai sensi della Rete Natura 2000. 

  Il Parco dello Stretto e della Costa Viola per caratteristiche ambientali, paesaggistiche, storiche (e mitologiche) sarebbe uno dei più importanti al Mondo (se non il più importante). Questo porterebbe in tempi brevi lavoro e benefici pratici ai cittadini, e un flusso internazionale di visitatori.   

Nel frattempo è necessario utilizzare almeno una parte delle grandi risorse finanziarie che si dice dovrebbero essere necessarie per costruire il ponte sullo Stretto, per apportare invece un profondo cambiamento nel trasporto marittimo, e consentire così un migliore, più veloce e più sostenibile attraversamento dello Stretto a tutti coloro che lo devono comunque attraversare oggi e dovranno attraversarlo nel futuro. Si dovrà puntare pertanto a un congruo numero di traghetti a basso impatto ambientale come ormai è la norma in tutti i tratti di mare e di acque dolci in molti paesi del Mondo.

Ma anche in Italia ci sono esempi commerciali in questo senso. Leggendo il testo dell’ultima commissione ministeriale sul tema attraversamento stabile ci si rende conto che ci sono proposte in questa direzione: riqualificazione del naviglio veloce con l’acquisto di mezzi navali di nuova generazione a propulsione Elettrica o GNL (gas naturale liquefatto). Contestualmente si dovrà comunque liberare il centro di Villa San Giovanni dal giogo del traffico gommato con adeguate bretelle di collegamento con l’autostrada e adeguati polmoni di stoccaggio. Tutta l’area dei porti dovrà esse dotata di impianti solari ed eolici per rendere GREEN la mobilità dei passeggeri, e le infrastrutture in prossimità degli approdi. Il tutto rivolto all’efficientamento energetico e alla riduzione di gas serra. 

Europa Verde si augura che altre forze politiche, associazioni, centri culturali e comitati di cittadini… vogliano aderire a quanto sinteticamente riportato e proposto, e ribadire così la volontà di non essere ancora spettatori di decisioni (o false decisioni) e promesse che continuano a mortificare lo sviluppo del loro territorio e a minacciarne l’integrità. (gp)

[Gerardo Pontecorvo è Portavoce della Federazione metropolitana di Europa Verde – Reggio Calabria]

Ponte sullo Stretto, Fi di Villa S. Giovanni: Le dichiarazioni del sindaco sono fuorvianti

Il gruppo consiliare di Fi di Villa San Giovanni ha definito «fuorvianti e false» le dichiarazioni del sindaco di Villa San Giovanni, Giusy Caminiti, in merito al Ponte sullo Stretto.

«Il primo cittadino villese – hanno detto Marco Santoro, Filippo Lucisano, Daniele Siclari, Domenico De Marco, Stefania Calderone – è così impegnato ad intervenire sulla vicenda Ponte che tralascia temi più attinenti al suo mandato, come la manutenzione ordinaria, le politiche sociali, i lavori del Lungomare, la valorizzazione di Cannitello, le attività culturali e sportive. Parlare di un tema così importante su scala nazionale ed internazionale, attaccando per altro uno dei parlamentari realmente in attività per il territorio di Reggio e Provincia, non le darà la visibilità che spera».

Pertanto – hanno detto ancora – le conviene riporre nel cassetto le sue ambizioni di carriera politica, a cui evidentemente mira, infischiandosene delle concrete necessità di Villa. Queste uscite pubbliche sono la palese dimostrazione della volontà di scalare posizioni. Forse si è resa conto che fare il Sindaco non è cosa da tutti. Ci dispiace, sinceramente, che sfrutti l’occasione del Ponte per ergersi ad eroina della situazione. Ma così non è. Prova ne è che sulle tematiche di cui ha recentemente parlato, si è più volte confrontata sia personalmente che telefonicamente con lo stesso Francesco Cannizzaro, il quale ha fatto sue le istanze di tutta l’Amministrazione villese per portarle in Parlamento».

«E così è stato – hanno aggiunto –. Perché solo il leader di Forza Italia è sempre pronto ad aprire la porta a tutti, anche chi proviene da altre sfere politiche. Da qui a pretendere che ogni richiesta venga esaudita, però, ci sembra un’esagerazione bella e buona, studiata ad arte appunto per mettersi in mostra. Giusy Caminiti sapeva bene che la richiesta di inserire i Comuni di Villa e Messina nel cda della Società Stretto di Messina era quasi proibitiva, per questioni puramente normative e legislative, non certo di natura politica… eppure è stata ugualmente sottoposta da Cannizzaro all’esame della Maggioranza, che l’ha respinta; fatto riscontrabile dagli atti legislativi predisposti».

«Pensando di poter dare un colpo al cerchio ed uno alla botte – hanno proseguito – lei gioca a fare l’equilibrista, cercando da un lato di non perdere la grande disponibilità politica dell’unico parlamentare presente sul territorio e dall’altro di non inimicarsi i suoi consiglieri di Maggioranza, che legittimamente la incalzano per non avallare la questione Ponte. Tutto questo è molto triste. E noi non possiamo restare indifferenti davanti al tentativo becero del sindaco Caminiti di far passare un messaggio negativo di Forza Italia e del nostro leader».

«Dunque – hanno detto ancora – perché non attacca tutti gli altri parlamentari a cui lei si è ripetutamente rivolta ben prima di parlare con Cannizzaro? Ci riferiamo a quelli più affini alle sue vedute (PD, 5stelle, etc. etc.). Cannizzaro invece, ancora una volta, si è fatto portavoce di un intero territorio, come nel caso degli emendamenti al Decreto Ponte che, se approvati nei prossimi giorni, avranno ricadute importanti per tutta l’Area dello Stretto e non solo. Come nel caso dell’argomento che più sta a cuore alla Comunità villese e reggina, vale a dire l’approdo a Sud, battaglia storica del CentroDestra. Gli emendamenti del nostro Onorevole vanno proprio verso questa direzione. E anche qui lei mente sapendo di mentire. Ma aspettiamo di risponderle nel merito, nei prossimi giorni, quando gli atti saranno approvati e avranno fatto il loro iter».

«Siamo felici poi – hanno concluso i consiglieri villesi di Opposizione – che in queste settimane Villa San Giovanni abbia avuto voci autorevoli in Parlamento, oltre quella di Francesco Cannizzaro. Ci riferiamo alle audizioni tecniche avvenute a Commissioni della Camera riunite, con la presenza di Rocco La Valle esponente di Forza Italia, già autorevole Sindaco di una stagione felice e produttiva per Villa San Giovanni, che da primo cittadino ha seguito con autorevolezza la realizzazione della variante di Cannitello e che grazie alle interlocuzioni romane assieme al vice Sindaco Messina, al presidente del Consiglio Cassone ed agli assessori Siclari, Santoro, Donato, Romanzi, Micari e tutta la squadra di allora è riuscito a mettere al centro del dibattito l’intera comunità villese. Non abbiamo bisogno di polveroni, ma di fatti». (rrc)

Ponte, il Comune di Villa S. Giovanni: Istanze votate da città non hanno trovato riscontro da politica

L’Amministrazione comunale di Villa San Giovanni, guidata dal sindaco Giusy Caminiti, all’indomani della pubblicazione degli emendamenti al Dl 35/2023: Disposizioni urgenti per la realizzazione del collegamento stabile tra la Sicilia e la Calabria, ha evidenziato come «le istanze della Città, votate dal consiglio comunale il 20 aprile scorso, non hanno trovato unanime riscontro tra le forze politiche parlamentari».

«Soprattutto – viene evidenziato in una nota – sulla richiesta di “partecipazione stabile e continua alla società Stretto di Messina SpA dei comuni di Villa San Giovanni e Messina, senza alcun onere a carico degli stessi enti e senza alcun aggravio per la società stessa, come riconoscimento del ruolo strategico di cerniera dell’Europa e del Mediterraneo rispetto all’opera ponte sullo Stretto di Messina».

«Pur nella diversa formulazione delle proposte, l’on.le Gallo, il Partito Democratico e il Movimento 5Stelle – viene spiegato – hanno inteso fare propria la necessità delle due Città del Ponte di sedere al tavolo della riattivanda società, al fine di ristabilire quell’equilibrio che non può prescindere dall’attenzione ai territori e dal dialogo con essi, perché se le scelte non coinvolgeranno i territori più prossimi alle opere, non ci sarà efficacia dell’azione amministrativa».
«Pur confidando – si legge – nella sensibilità dimostrata dall’on.le Furgiuele (che come relatore del decreto potrà presentare emendamenti anche in aula), l’onorevole del collegio Francesco Cannizzaro – destinatario del deliberato unanime del civico consesso al pari della deputazione locale tutta – a Villa non ha dedicato alcuna menzione nei due emendamenti di cui è primo firmatario. Eppure il poter sedere nel CdA della Stretto di Messina a rappresentare le ragioni e le visioni delle due Città del Ponte – al di là dei sindaci che oggi le rappresentano, come fatto istituzionale e riconoscimento del valore logistico e del sacrificio che le nostre comunità dovranno coraggiosamente e responsabilmente sopportare – continua a sembrarci una richiesta ragionevole: per questo chiederemo alla Presidente Giorgia Meloni e al governatore della Calabria Roberto Occhiuto di condividere questa proposta e manifestare quell’attenzione al territorio che oggi è sfuggita ai loro parlamentari. Di questa volontà (non solo del consiglio comunale ma dell’intera Città) informeremo il Presidente Mattarella, i presidenti di Camera e Senato, la presidente della Commissione Europea».
«Meritorio l’emendamento a firma Cannizzaro – viene sottolineato – con cui si chiede sia riconosciuto alle regioni Calabria e Sicilia la facoltà di adottare “entro 60 giorni dall’approvazione del progetto definitivo, sentiti gli enti locali interessati, un piano integrato condiviso finalizzato ad adeguare il sistema del trasporto pubblico locale e regionale nell’area dello Stretto alle esigenze di mobilità derivanti dalla realizzazione del collegamento stabile tra Sicilia e Calabria”. Ma questo non ha nulla a che vedere con la nostra richiesta di “presentazione di un disegno di legge per la continuità territoriale dell’Area dello Stretto tra i comuni di Reggio Calabria, Villa San Giovanni e Messina” che riguarda l’oggi e la possibilità di farci vivere lo Stretto come un unicum per identità, cultura, conurbazione».
«Speriamo – continua la nota – di aver interpretato male l’emendamento con cui l’on.le reggino chiede che sia riconosciuta all’Autorità di sistema portuale dello Stretto la facoltà di “individuare i progetti prioritari necessari all’adeguamento delle infrastrutture esistenti e avviare un percorso di rifunzionalizzazione delle stesse”: sembrerebbe la parola fine allo spostamento a sud degli approdi di Villa San Giovanni, opera fondamentale per far respirare la Città e anche per permettere un approdo dirimpettaio a quello messinese. Invece si parla di adeguamento e rifunzionalizzazione dell’esistente: eppure financo la Corte dei Conti in proposito è stata chiara, chiedendo l’utilizzo dei fondi “nel modo più efficace”».
«La Città ha bocciato le due ipotesi progettuali presentate dall’Autorità dello Stretto – viene ricordato nella nota – la Città ha detto no a nuovi approdi nel porto storico e ha detto sì allo spostamento a sud. Con la sola eccezione del circolo villese di Forza Italia che, a dire il vero, rispetto alla soluzione proposta a febbraio scorso ha preso tempo per determinarsi e ancora non ha fatto pervenire le proprie decisioni».
«Villa – ha concluso l’Amministrazione comunale – continuerà a far sentire la propria voce ad ogni livello: la dignità di una Città si misura sulla libertà della sua comunità e sulla capacità di avere una visione di futuro. Questa Città sa dove vuole e deve andare e anche i più resistenti a questa voce dovranno prenderne atto». (rrc)

PONTE: I VERI TEMPI DI PERCORRENZA
DEI TRAGHETTI PER PASSARE LO STRETTO

di ROBERTO DI MARIA – In un recente intervento sul Quotidiano di Sicilia i professori Massimo Di Gangi, dell’ateneo di Messina, e Francesco Russo, di Reggio Calabria hanno spiegato come ottenere drastiche riduzione dei tempi di percorrenza negli spostamenti in treno tra la Sicilia ed il Continente, senza realizzare il Ponte sullo Stretto. Il tutto si realizzerebbe semplicemente riducendo i tempi di traghettamento, considerando che Il tempo minimo per portare a bordo dei traghetti un treno e farlo ripartire da Villa San Giovanni è, secondo gli orari attuali, di 1 ora e 55 minuti, ma si può arrivare a superare le tre ore.

Come hanno dichiarato i docenti universitari «L’adozione di materiale rotabile della serie ETR400 … in composizione a 4 carrozze … permette di poter circolare sia sulla rete tradizionale che su quella riservata all’alta velocità e presenta una lunghezza compatibile per essere trasportato per intero su un binario delle navi traghetto attualmente in servizio».

Con questa soluzione, quindi, si userebbero treni “a composizione bloccata” e non sarebbe necessario smontarli per poter effettuare il viaggio in traghetto e rimontarli a terra, dove occorre effettuare le relative verifiche di frenatura; secondo i docenti il tempo di attraversamento dello Stretto si ridurrebbe in tal modo a 55 minuti.

Ammettendo che l’idea venga realizzata e comporti le riduzioni, in termini di tempo stimate dai professori, i tempi di percorrenza tra la Sicilia ed il continente sarebbero i seguenti:

  • Palermo-Roma: 7 ore e 56 minuti (a fronte delle attuali 11h 38’).
  • Catania-Roma: 6 ore e 21 minuti  (a fronte delle attuali 9h 53’)
  • Messina-Roma: 5 ore e 26 minuti(contro le attuali 8h 24’).

Riduzioni dei tempi di percorrenza indubbiamente rilevanti, ma molto meno decisive per la mobilità passeggeri di quanto si vorrebbe far credere. Il rilancio del vettore ferroviario, infatti, non deve essere considerato come un obiettivo fine a se stesso, ma inserito in un contesto di riequilibrio dei vettori in concorrenza sulla relazione Sicilia-Continente. E, in tal senso, occorre renderlo competitivo con l’altro vettore che il mercato mette a disposizione dell’utente siciliano: l’aereo.

In tal modo si risolverebbero due problemi:

  • L’attuale condizione di sostanziale monopolio del trasporto aereo dei passeggeri tra la Sicilia ed il continente che costringe i siciliani ad accettare le tariffe imposte dalle poche compagnie operanti su queste tratte.
  • Le emissioni di gas climalteranti, che nel caso del vettore aereo, sono le più alte prodotte per passeggero trasportato, peraltro ad alta quota.

In un articolo che abbiamo scritto qualche tempo fa sul sito www.siciliainprogress.com (nel novembre 2019), considerando anche le perdite di tempo tipiche del viaggio aereo, avevamo stimato i tempi reali di viaggio da centro città a centro città per le relazioni aeree Palermo-Roma e Catania-Roma: rispettivamente 4 h 38’e 4h13’.

Tempi ancora troppo più bassi rispetto alle ipotesi dei proff. Di Gangi e Russo per rendere il trasporto ferroviario una valida alternativa al trasporto aereo.

Nello stesso articolo, sostenevamo che questo sarebbe potuto avvenire soltanto con la realizzazione del Ponte sullo Stretto. Infatti, per quanto concerne il viaggio in treno, ipotizzando la realizzazione del Ponte, e considerando gli interventi di velocizzazione della linea costiera previsti al tempo, eravamo riusciti a stimare tempi del viaggio in treno più che competitivi, con due sole fermate intermedie, Messina e Napoli: 3h40’ sulla Messina-Roma,  5h 30’ sulla Palermo-Roma,  4h20’ sulla Catania-Roma

In quest’ultimo caso, un treno dalla città etnea alla capitale impiegherebbe praticamente lo stesso tempo del corrispondente spostamento in aereo, a meno di 7 minuti soltanto.

Da Palermo alla capitale e viceversa, i tempi in treno Av sarebbero più lunghi di 52 minuti esatti. Neanche un’ora in più, ma rimanendo sempre sullo stesso mezzo di trasporto per tutto il tragitto, senza lo stress delle code e dei continui spostamenti, bagagli al seguito, che caratterizzano ogni spostamento in aereo.

In sintesi, la realizzazione del Ponte sullo Stretto, insieme ad alcuni, indispensabili interventi sulla rete esistente, realizzabili nello stesso tempo di esecuzione dei lavori alla struttura di collegamento stabile, comporterebbe benefici ben più alti rispetto al semplice riammodernamento delle modalità di traghettamento.

Perché insieme alla rottura del monopolio dell’aereo, ed alla riduzione dell’impatto dei trasporti sull’ambiente, a cui accennavamo prima, si porrebbero le basi per concretizzare, anche nel profondo sud, gli effetti dell’introduzione dell’Alta Velocitàsull’asse Napoli-Roma-Milano-Torino: maggiore interconnessione tra le aree servite con conseguente, più che accertato, rilancio dell’economia in questi territori.

Qualcosa che consentirebbe di limitare, quanto meno, il sempre crescente divario nord-sud.  Impossibile da ottenere con una percorrenza ferroviaria, ad esempio tra Palermo e Roma, che, ancorché ridotta, si attesterebbe intorno alle 8 ore: quasi il doppio dello spostamento in aereo, perditempo compresi. (rdm)

Tavernise (M5S): È la Statale 106 l’opera strategica che serve alla Calabria

Il consigliere regionale e capogruppo del M5S, Davide Tavernise ha ribadito che è la «Strada Statale 106 l’opera strategica di cui ha bisogno la Calabria», e non il Ponte sullo Stretto.

«Dopo aver lanciato www.sanibook.it per le violazioni su un diritto fondamentale come la salute – ha suggerito il consigliere – forse è il caso che Occhiuto lanci “SOS 106”. Non sarei sicuramente né il primo né l’unico che segnalerebbe i gravi disservizi che oggi attanagliano questa importantissima infrastruttura che miete, giova ricordarlo, una vittima ogni 15 giorni».

«Mentre in queste ore – ha continuato Tavernise – il presidente di Regione si affretta in proseliti verso il ponte sullo Stretto, richiamando tutti a fermare il dibattito, giova ricordare a chi oggi governa l’ultima regione d’Europa in tutte le statistiche, che meno di un anno fa il governo nazionale un’opera strategica per il Paese l’aveva già dichiarata: la statale 106».

«E – ha aggiunto – mentre sono tanti i dubbi sul Ponte dello Stretto, da quelli prettamente tecnici a quelli ambientali, non possiamo non ricordare quelli economici che richiederebbero, secondo stime accreditate e al ribasso, ben oltre 10 miliardi di euro».

«Sulla statale 106, invece, ci sono solo certezze – ha ricordato – tra queste che la strada della morte per lunghi tratti non è neanche più a due corsie ma si è ridotta ad una sola corsia tra Sibari e Rossano. Come d’altronde succede anche sull’autostrada A2 tra Cosenza e Altilia e tra Pizzo e Sant’Onofrio. Basta dibattiti vuoti. Il ponte sullo Stretto oggi è un ologramma pieno che qualcuno vorrebbe unisse due regioni vuote sul piano infrastrutturale. È la statale 106 l’opera strategica già dichiarata dal Governo».

«Occhiuto, dunque – ha concluso – si interfacci con Anas per la messa in sicurezza dei tratti mancanti nei giusti tempi, non 15 anni come prospettati, e torni alla ricerca delle risorse occorrenti come fatto lo scorso anno su impulso di tutto il Consiglio regionale, che gli ha conferito un mandato chiaro sulla questione. Attendo dal presidente Occhiuto azioni di coerenza verso le vere priorità dei calabresi». (rrc)

Comitato Ponte Subito: Costo per infrastruttura è irrisorio per lo Stato

Il Comitato Ponte Subito ha evidenziato come «il costo per la realizzazione del Ponte sullo Stretto, ipotizzato in 13,5 miliardi di euro comprese tutte le opere accessorie e connesse in Calabria e Sicilia, è irrisorio per il bilancio dello Stato».

«Stiamo parlando – viene spiegato in una nota – di circa 2 miliardi di euro l’anno, meno di quanto paghiamo per Alitalia e addirittura un quarto di quanto abbiamo pagato ogni anno per il reddito di cittadinanza ma con una differenza enorme. Nel caso del Ponte, infatti, questa cifra non è un costo ma un investimento che genererà enorme ricchezza e si ripagherà subito con un incremento del Pil straordinario per i benefici che apporterà nel tessuto sociale, economico e produttivo del Paese».

«Il Def, per la prima volta – ha detto ancora il Comitato – evidenzia come l’opera verrà finanziata: una notizia clamorosamente ribaltata da alcuni media evidentemente ideologizzati per interessi politici. Nell’allegato al documento di economia e finanza, invece, vengono indicate chiaramente tutte le fonti per il reperimento delle risorse, con particolare riferimento a quelle europee a cui la Commissione Ue ha già dato il via libera con lo storico OK all’inserimento del Ponte nelle reti Ten-T».

Il Comitato Ponte Subito ha evidenziato anche «vivo apprezzamento per le audizioni in corso alla Camera dei Deputati, in commissioni riunite ambiente e trasporti, dove in questi giorni si stanno susseguendo autorevoli esperti di ogni settore che ribadiscono l’assoluta fattibilità tecnica dell’opera e la sua indiscussa vantaggiosità economica».

«Particolarmente importanti – si legge – gli interventi del prof. Vincenzo Pepe, che ha ribadito quanto il Ponte sia un’opera ecologica che migliorerà l’ambiente dello Stretto di Messina e non solo, e quelli di Rocco La Valle e Mimma Catalfamo, particolarmente focalizzati sulle straordinarie ricadute positive della realizzazione del Ponte sul territorio dello Stretto di Messina».

«Ma hanno assunto particolare importanza – ha concluso il Comitato – anche le posizioni favorevoli dell’Ingv e dei massimi esponenti degli ordini degli Ingegneri, dei Geologi, e infine anche di WeBuild che proprio dal giorno della pubblicazione del decreto sul Ponte sullo Stretto è cresciuta di oltre il 30% in borsa dimostrando quanto le grandi opere siano linfa esplosiva per il benessere economico della nostra società e vengano straordinariamente apprezzate anche dai mercati finanziari». (rrc)

La posizione di Villa San Giovanni sulla realizzazione del Ponte sullo Stretto

di GIUSY CAMINITI – In audizione alle commissioni riunite Ambiente e Trasporti della Camera dei Deputati, per la quale ringrazio per l’attenzione e il confronto tutti gli onorevoli impegnati e il referente relatore on.le Furgiuele, ho ricordato la posizione dell’Amministrazione ormai nota da mesi: avevamo chiesto che si affrontasse la questione Ponte sullo Stretto con un metodo diverso rispetto al passato, ovvero un metodo tecnico scientifico che vedesse parte attiva i due comuni di Villa San Giovanni e Messina in quanto fortemente soggetti all’impattato dell’opera e che riguardasse la preventiva valutazione dell’utilità dell’opera stessa, della sua realizzabilità dal punto di vista strutturale, della sostenibilità ambientale ed anche economica.

Questo avrebbe permesso ai territori, e quindi al comune di Villa San Giovanni, di essere parte di una fase successiva di dibattito pubblico e quindi successivamente dell’ opportuno coinvolgimento nell’ipotesi della realizzazione del Ponte.

Abbiamo chiesto, a decisione politica nazionale assunta, pur mantenendo tutte le perplessità citate rispetto alla eventuale realizzazione del Ponte, che ci venga riconosciuto il ruolo di protagonisti del cambiamento del nostro territorio: vogliamo la governance di questo cambiamento per una Città che ha già costruito una visione di sviluppo trasportistico e turistico; abbiamo chiesto al Governo quel qualcosa in più che è dato dalla responsabilità di favorire quell’azione territoriale che mi onoro di rappresentare per la mia Città.
Senza dimenticare che il Parlamento oggi è chiamato alla conversione del decreto legge 35/2023 che riguarda la riattivazione della società Stretto di Messina SpA, ho chiesto la opportuna “partecipazione alla società Stretto di Messina SpA dei comuni di Villa San Giovanni e Messina, senza alcun onere a carico degli stessi enti e senza alcun aggravio per la società stessa, come riconoscimento del ruolo strategico dello Stretto quale cerniera dell’Europa e del Mediterraneo rispetto all’opera Ponte sullo Stretto di Messina”.
Al Governo ho chiesto un segnale concreto per tutta l’Area Integrata dello Stretto, con l’approvazione della legge sulla continuità territoriale, dal momento che per noi “strettesi” non è una questione di conubarzione ma di “passaggio”.
Alla Città di Villa San Giovanni servono opere preliminari e non complementari e tanto meno compensative (la variante di Cannitello a 10 anni di distanza è una ferita che grida vendetta e ancora è conosciuta come l’eco-mostro), per cui ho chiesto un “accordo di programma quadro che promuova Villa San Giovanni come città innovativa per i trasporti, la salvaguardia delle risorse culturali e ambientali e lo sviluppo turistico, programmando grandi interventi: nuovo porto per gli approdi a sud, aree di stoccaggio, servizi di mobilità-intermodalità ed interscambio, viabilità congruente con le opere di collegamento stabile e di mobilità dinamica; porto turistico e riqualificazione fronte mare; riqualificazione e valorizzazione delle aree collinari cittadine; interventi primari connessi alle reti di servizi alla città; arredo e viabilità urbana, parchi e assi verdi nel centro cittadino, attività commerciali, fieristiche, centri di studio e/o ricerca (a titolo esemplificativo biodiversità, correnti e maree, sismologia e vulcanologia), musei tematici sull’identità dello Stretto e sull’eventuale  Ponte”.
Non possiamo trascurare l’area industriale di Campo Calabro – Villa San Giovanni e la città di Reggio Calabria: per lo sviluppo di queste è necessaria (d’accordo con i sindaci Repaci e Brunetti) la “rimodulazione della ZES al fine di estendere le superfici già individuate a ridosso del porto di Villa San Giovanni  alla contigua area industriale di Campo Calabro, Villa San Giovanni e Reggio Calabria nel quadro della rivedibilità delle superfici e della rimodulazione degli obiettivi del Piano di Sviluppo Strategico ZES Calabria, già approvato dalla Regione Calabria con deliberazione del Dgr n. 100/2018”.
Infine, ma non da ultimo, ho chiesto alle commissioni parlamentari una sessione di lavoro a Villa San Giovanni, per avere contezza del ruolo della Città rispetto allo Stretto e dell’impatto che essa subirà dal Ponte, ma anche della visione che già possiede quest’Amministrazione rispetto alla necessaria trasformazione del territorio per farlo sopravvivere a tale impatto, da tutti i punti di vista.
Al ministro Matteo Salvini, infine, rinnovo la richiesta che la Città di Villa San Giovanni sia rappresentata direttamente al tavolo del gruppo di lavoro del progetto del Ponte sullo Stretto perché questa è la città calabrese del Ponte.
Non si può prescindere dall’attenzione ai territori e dal dialogo con essi e dei suoi abitanti; noi siamo certi che se le scelte non coinvolgeranno i territori più prossimi alle opere, non ci potrà essere l’efficacia dell’azione amministrativa a tutti i livelli. (gc)

Ponte, audizione alla Camera dell’ex sindaco di Villa SG La Valle

Non ci è andato leggero il già sindaco di Villa San Giovanni, Rocco La Valle, nel suo intervento ieri pomeriggio alla Camera dei Deputati, dove si sono riunite congiuntamente Commissione Trasporti e Commissione Ambiente per l’audizione di esperti riguardo la realizzazione del Ponte sullo Stretto.

«Se l’Italia ha davvero intenzione di imporsi in Europa e di crescere nel mondo – ha detto La Valle –, ha l’obbligo di infrastrutturare il Meridione. Altrimenti, non avrà grandi chance».

Secondo l’ex sindaco, ascoltato nella qualità di  presidente dell’Associazione LIstretto,  «Senza Ponte non si possono realizzare alta capacità ed alta velocità; senza alta capacità e alta velocità non ha senso realizzare il Ponte. È tutto concatenato, tutto direttamente proporzionale a livelli di inquinamento, traffico veicolare, costi di trasporto e velocità di consegna. Se il nostro Paese non realizzerà tutto questo in breve tempo, non sarà mai competitivo con le altre realtà Europee e mondiali».”

Eletto nel 2010, il primo sindaco di CentroDestra che Villa abbia avuto, chiamato a rispondere su alcuni aspetti tecnico-amministrativi, in Aula ha ripercorso le tappe della sua sindacatura, indissolubilmente legata anche ai primi passi, anzi alle prime pietre, del Ponte sullo Stretto: «Sin da subito, appena eletto sindaco, mi sono trovato a confrontarmi con il Ponte, sposandone pienamente l’idea, e con le opere propedeutiche, come la Variante di Cannitello. è stato sempre tutto molto contestato e complicato, forse perché una parte di italiani non ha ancora ben capito la sostanziale capacità strategica di questa grande opera. Anche dopo la mia sindacatura – ha aggiunto in audizione l’ex sindaco di Villa e oggi Presidente dell’Associazione Listretto – e insieme a tanti altri abbiamo continuato a proclamare la necessità di realizzare il Ponte, costituendo comitati e associazioni, organizzando studi e convegni, scrivendo libri e relazioni tecniche. Innamorati del Mediterraneo, delle infrastrutture e delle annesse potenzialità, ci siamo chiesti tante cose in questi anni… ad esempio, se in Europa davvero hanno tutta questa volontà di appoggiare l’Italia nella costruzione del Ponte, perché ne si percepiscono i radicali miglioramenti che porterebbe sul piano non solo dei trasporti civili, ma soprattutto commerciali, quindi della logistica.

La verità – ha affermato Rocco La Valle davanti alle Commissioni riunite, usando una metafora calcistica – è che oggi il nostro Paese si sta giocando una partita importantissima in Europa, giocando però in inferiorità numerica. Chiedetevi perché ad oggi il porto di Anversa occupa 80mila lavoratori, mentre Gioia Tauro appena 3mila. La mia idea è che la logistica, e quindi il Ponte, si portano dietro interessi internazionali che fanno paura a molti. La logistica è come il petrolio per gli arabi; un interesse immenso, che dobbiamo saper sfruttare. Le nostre posizioni geografiche sono invidiabili, tuttavia ancora oggi l’Italia non ha una reale collocazione commerciale nel Mediterraneo. Veniamo dribblati, scartati, spostando la rotta degli interessi sui porti del Nord Europa, passando dall’Atlantico; ci passano davanti tutte le navi, che girano dallo Stretto di Gibilterra e ci salutano, dirette a Rotterdam, Anversa o altre località. Invece, se qui si aprisse una piattaforma logistica, riusciremmo ad entrare realmente in concorrenza con tutti. Finora l’Italia è rimasta a guardare, aspettando quelle navi che non possono fermarsi perché non ci sono le infrastrutture. Ma il Ponte sullo Stretto porta con sé alta velocità ed alta capacità, che daranno forza a tutta la portualità meridionale e quindi a tutto il Paese. Se l’Italia ha davvero intenzione di crescere nel mondo, ha l’obbligo di infrastrutturare il Meridione. Altrimenti, non avrà grandi chance».

Nei giorni 17 e 18 aprile sono stati ascoltati dalle Commissioni riunite Ambiente e Trasporti i pareri di istituzioni, associazione ed esperti nell’ambito dell’esame in sede referente del decreto n. 35 del 2023 recante disposizioni urgenti per la realizzazione del collegamento stabile tra la Sicilia e la Calabria. (rp)

PONTE SULLO STRETTO: VERITÀ, FANDONIE
E GRANDI BUGIE SULLA SUA REALIZZABILITÀ

di PIETRO MASSIMO BUSETTAIl confronto sulla realizzabilità dell’opera, Messina Bridge, continua ad essere un argomento sul quale ci si scontra quotidianamente. Ma mentre si capisce che sulla opportunità dell’opera ci possa essere un confronto di idee, che ancora si discuta sulla realizzabilità tecnica ci fa capire come non ci sia più nulla di certo.

Infatti il progetto del ponte sullo stretto di Messina era già stato cantierato, per cui pensare che si sia passati ad una fase così operativa senza che ci fosse un progetto realizzabile o sul quale potessero esserci ancora dei dubbi mettono il non esperto in una condizione di non avere più certezze. 

Se non bastano validazioni di esperti internazionali, che hanno fatto questo lavoro da sempre, aziende che costruiscono in tutto il mondo ponti, a dare certezze all’uomo della strada sulla realizzabilità tecnica di un’opera, anche se di grande innovazione e con una campata unica mai tentata prima, allora navighiamo sulle sabbie mobili. Ma aldilà di questo aspetto la domanda che si pone l’uomo della strada é se ci sia un momento in cui si può ritenere un’opera, da un punto di vista progettuale, già definita e non più in discussione. 

Se oggi si sta lavorando per arrivare alla posa della prima pietra, tra poco più di un anno, nel giugno del 2024, il pubblico ampio deve avere certezza che il progetto è realizzabile aldilà del fatto che lo stretto sia una zona sismica, aldilà dei venti che lo tempestano, e sarebbe opera meritoria da parte sia del Ministero delle Infrastrutture che del gruppo dei progettisti di non consentire più fake news, così come bene ha fatto il professore ingegnere Claudio Borrì, e denunciare chiunque metta in discussione la validità scientifica di un progetto definito. 

Non bisogna dimenticare peraltro che chiunque faccia quest’operazione accusa di cialtroneria i professori che hanno lavorato al progetto. Tale riflessione viene spontanea in considerazione che ieri alla Camera, con 101 voti a favore e 179 contrari l’aula della Camera ha bocciato le pregiudiziali dell’opposizione al decreto legge che contiene le disposizioni per la realizzazione del collegamento stabile tra la Sicilia e la Calabria. 

Si discuteva del progetto considerato, con una serie di interventi che potrebbero mettere in dubbio la realizzabilità tecnica dell’opera. Ma un’altra considerazione viene spontanea: che ci sia un momento per discutere in un Paese che un’opera vada realizzata oppure no è logico.

Ma che la discussione continui all’infinito come si sta verificando per la Tav e adesso per lo stretto è un approccio che evidentemente non può essere accettato. Ci dovrà essere un momento in cui non è più consentito ritornare sulle decisioni già prese? O tutto può essere messo in discussione fino alla fine dei lavori, magari consentendo che si costruiscano i due piloni e non si passi poi all’impalcato che li colleghi? L’esperienza di Mario Monti é di quelle che mettono in discussione la credibilità di un Paese.

Consentire che un’opera già appaltata, con un inizio dei lavori già effettuati, vinta con una gara internazionale da alcune  società con curriculum di tutto rispetto, possa essere cancellata con un tratto di penna, senza che nessuno risponda degli eventuali danni, non solo ma anche economici, conseguenti all’annullamento di un contratto legittimamente concluso è per un Paese dotato di un sistema di leggi occidentali e moderno inconcepibile.  

Il risveglio dei “no ponte”, pronti a mobilitarsi e lo spazio concesso ad essi dai Media ci fa capire come ogni opera pubblica in Italia, in particolare una così imponente, debba superare problematiche incredibili.

Peraltro spesso i movimenti ambientalisti sono finanziati da società statali per contestare quello che il Governo vuole portare avanti, in una contraddizione in termini evidente. Probabilmente ci dovrebbe essere un momento nel quale la discussione dovrebbe essere chiusa lá dove le maggioranze al Governo decidono di andare avanti su progetti infrastrutturali.

Mentre é  concepibile che sulle leggi che riguardano i diritti civili e sociali si possa discutere indefinitamente, perché concernono i principi fondamentali sui quali si fonda una società, laddove si tratti di opere pubbliche, anche se non condivise da alcune parti, una volta decise devono avere la possibilità di essere portate a conclusione qualunque sia la maggioranza di Governo succeda. 

Anche questo aspetto va considerato in maniera attenta perché il Paese possa passare dalla fase della contestazione continua a quella di una buona capacità decisionale per arrivare alla conclusione delle opere immaginate. Il rischio contrario è quello di tessere una tela di Penelope che non consenta mai un prodotto finito.   Alcune norme limitative dovrebbero indirizzare anche l’azione degli organi giudiziari amministrativi per evitare che accadano situazioni estremamente costose e incomprensibili al cittadino comune.

Un esempio per tutti la sopraelevata che doveva attraversare Palermo per collegare l’area ovest a quella est, non interferendo con il traffico cittadino, che fu appaltata con tutti i piloni già realizzati e che poi un Tar della Sardegna bloccò lasciando l’aeroporto di Punta Raisi distante dalla parte occidentale della sua area di pertinenza e l’attraversamento di Palermo assolutamente impossibile, e tante risorse buttate al vento.

Oggi che siamo di fronte ad un’opera così importante, alcune condizioni di partenza vanno probabilmente chiarite per evitare che si ripetino incidenti di percorso che possano  mettere in discussioni la completa realizzabilità. (pmb)

[Courtesy Il Quotidiano del Sud – L’Altravoce dell’Italia]

La minoranza comunale di Villa San Giovanni chiede un Consiglio per il Ponte sullo Stretto

Sia convocato un Consiglio comunale sul Ponte sullo Stretto. È quanto hanno chiesto i consiglieri comunali di minoranza Domenico De Marco, Marco Santoro, Filippo Lucisano, Daniele Siclari, e Stefania Calderone.

La richiesta è stata portata all’attenzione del Presidente del Consiglio dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del Decreto Legge 31 marzo 2023, n. 35 – Disposizioni urgenti per la realizzazione del collegamento stabile tra la Sicilia e la Calabria, con la riattivazione della Stretto di Messina S.p.A.

Il decreto-legge prevede che la società avrà una nuova e più moderna governance, con una partecipazione di maggioranza del ministero dell’Economia e di quello delle Infrastrutture, assieme ad Anas e alle Regioni Siciliana e Calabria.

I consiglieri avevano già anticipato le varie questioni quando avevano chiesto che fosse ripristinata la commissione consiliare “Ponte-Piano Strategico” e che per promuovere lo sviluppo era necessario realizzare infrastrutture di trasporto “sostenibili”, realmente utili ed immediatamente realizzabili.

Il Consigliere De Marco, in particolare, preso atto della straordinaria necessità ed urgenza del Governo Centrale di pervenire in tempi rapidi alla realizzazione del collegamento stabile, viario e ferroviario, tra la Sicilia e la Calabria, denominato «Ponte sullo Stretto di Messina», ha posto l’attenzione che di questo argomento se ne parli in Consiglio Comunale.

«Una indifferenza – si legge in una nota – di questa maggioranza verso il “Ponte sullo Stretto”. L’opera a breve interesserà il nostro territorio come protagonista per la questione infrastrutturale, e la miope visione di non volere interagire con la Minoranza ne è la prova. Il cronoprogramma parla chiaro, il progetto esecutivo dovrà essere approvato entro il 31 luglio 2024».

«In questa direzione – viene spiegato – si è orientata la Minoranza consiliare per fornire alla Città di Villa San Giovanni uno strumento di programmazione sul medio e lungo termine, affinché si intraprenda un rinnovato rapporto istituzionale con la nostra comunità cittadina. I consiglieri ritengono opportuno ed indispensabile attribuire alla Città il ruolo di cerniera strategica dell’Area dello Stretto, affrancandola dalla condizione impropria di territorio di attraversamento».

«Il gruppo consiliare di minoranza – si legge ancora – è disposto a contribuire attraverso un’azione di “Proposta” che li vedrà partecipi per qualsiasi soluzione equa e giusta per Villa San Giovanni, facendosi anche promotori per stimolare gli incontri necessari con le istituzioni politiche regionali e nazionali».

«Se ciò non sarà possibile – conclude la nota – i Consiglieri non sono disposti ad assistere supinamente ad una mortificazione della nostra Città. Saranno, pertanto, promotori di iniziative finalizzare a consentire che il territorio di Villa San Giovanni sia pronto a ricevere tutte le informazioni utili sulla realizzazione dell’infrastruttura». (rrc)