Il Movimento No Ponte a Villa San Giovanni rilancia la sua opposizione all’opera

A Villa San Giovanni, il Movimento No Ponte si è riunito per ribadire, ancora una volta, il suo no al Ponte sullo Stretto.

È stata, infatti, un’assemblea ricca di interventi, in cui sono state rilanciate le «ragioni dell’opposizione a un progetto propagandistico – si legge in una nota – e, quello sì, fortemente ideologico. Il professore Alberto Ziparo, coordinatore del Comitato Tecnico-Scientifico che ha studiato gli impatti del Ponte sullo Stretto, sintetizza le obiezioni tecniche affermando: “allo stato attuale l’unica speranza per avere un progetto esecutivo del ponte non è rappresentata da svedesi o cinesi, ma da un miracolo dello Spirito Santo!».

Il fronte ambientalista, con WWF e Legambiente, ha ricordato la necessità di salvaguardare un’area la cui immensa biodiversità è unica al mondo e la cui valorizzazione rappresenterebbe un elemento di richiamo ancora più attrattivo del ponte stesso.

La sindaca di Villa, Giusy Caminiti, ha ribadito l’impatto della variante di Cannitello, imposta come opera propedeutica al Ponte, che ancora oggi rappresenta un ecomostro, con le “opere compensative” ferme al palo da anni. Ma nessuna opera può compensare gli impatti per quella che diverrebbe la “città sotto il ponte”, da qui l’impegno alla massima attenzione da parte dell’amministrazione villese a garantire cittadini e territorio in tutta questa partita.

E, poi, l’elenco delle doglianze di un territorio martoriato, acuite da scelte scellerate come l’autonomia differenziata o il taglio a forme di sostegno come il reddito di cittadinanza. Problemi “strutturali” quali un Pil pro-capite dimezzato rispetto alle realtà del centro-nord, una preoccupante ripresa dell’emigrazione di massa, la fatiscenza delle reti idriche in una situazione di siccità che interessa il Paese, un’atavica carenza di infrastrutture di trasporto, sia stradali che ferroviarie, una paurosa assenza delle prestazioni sanitarie, nei servizi per l’infanzia e per la formazione.

La soluzione di tanti e tali problemi, secondo il Ministro delle Infrastrutture, continua ad essere subordinata alla realizzazione del ponte, panacea di tutti i mali per i nostri politici, fumo negli occhi per gli attivisti No Ponte. In molti degli interventi registrati nell’incontro di ieri, forte è stato l’appello a una mobilitazione allargata a tutte le realtà regionali, innumerevoli sono le aggressioni ai territori, dal raddoppio dell’inceneritore di Gioia Tauro, al rigassificatore ed altre emergenze ambientali. Dall’altra parte dello Stretto sono già state indette iniziative di mobilitazione, contro la realizzazione del ponte, sia nel mese di giugno che ad agosto.

L’imperativo è, quindi, «riorganizzare il movimento – prosegue la nota –, rilanciando subito un nuovo appuntamento per lunedì 17 aprile, per poi rivedersi costantemente ogni lunedì al Nuvola Rossa, lo spazio villese nato proprio sull’onda della mobilitazione No Ponte e inaugurato in occasione del primo anniversario della morte di Franco Nisticò. E proprio Franco Nisticò è stato oggetto di un appello promosso dal noto rapper reggino Kento, che quel tragico 19 dicembre 2009 doveva cantare sul palco allestito a Cannitello insieme a diversi altri artisti di fama nazionale. Restituire a quello spazio colori, allegria, musica e idee sarà uno dei prossimi obiettivi». (rrc)

Ponte: per Klaus Davi porterà ricchezza ai territori

In caso della costruzione del Ponte sullo Stretto, la Sicilia vedrebbe incrementare il proprio PIL di oltre 20 miliardi di euro e avrebbe 90 mila occupati in più.». È quanto ha riferito il massmediologo Klaus Davi, riportando lo studio del Susini Group, studio di Firenze leader nella consulenza del lavoro.

Non sappiamo ancora se l’opera avrà inizio, o meno, ma conosciamo di sicuro quelle che potrebbero essere le difficoltà tecniche che la realizzazione presenta: l’alta sismicità della zona e i costi elevati di edificazione (si parla di quasi 9 miliardi di euro).

Nessuno, invece, parla della sua utilità economica. La Sicilia è una regione che base la propria economia sull’agricoltura, il commercio, l’industria e, specialmente negli ultimi anni e nel futuro, il turismo. Attualmente è una Regione tagliata fuori dal resto del continente.

Per andarci occorre prendere una nave o l’aereo. Per attraversare 3,3 chilometri di mare occorre in media quasi un’ora.

«Sicuramente – ha detto Sandro Susini, fondatore di Susini Group S.t.P. – l’edificazione di una rete viaria consentirebbe un enorme facilitazione per quanto riguarda il trasporto delle merci e gli spostamenti dei turisti».

«La costruzione di un ponte porterebbe sicuramente dei benefici all’economia dell’isola – ha continuato Susini – Il Pil, attualmente di poco superiore agli 83 miliardi di euro, balzerebbe in avanti di oltre 20 miliardi nell’arco di due anni. Anche l’occupazione, trainata dall’aumento del prodotto interno lordo, aumenterebbe di oltre il 7% portando il tasso di occupazione della Sicilia a circa il 50% (il tasso medio di occupazione del Meridione è attualmente assestato intorno al 47,3%). Si parlerebbe, quindi, di circa 90 mila occupati in più. In poche parole – ha concluso Susini – se fosse possibile costruire il Ponte sullo Stretto di Messina, la Sicilia potrebbe diventare, nel giro di un paio di anni, il fiore all’occhiello del Mezzogiorno». (rrm)

A Villa San Giovanni l’assemblea “No Ponte”

Domani, a Villa San Giovanni, alle 17.30, al Csc Nuvola Rossa, si terrà l’assemblea del Movimento No Ponte. Un incontro che segue quello di domenica 26 marzo, svoltosi a Torre Faro, Messina, per ribadire il proprio no al Ponte sullo Stretto.

«Il Decreto sul ponte sullo Stretto è stato firmato dal Presidente della Repubblica – si legge in una nota – confermando il testo approvato in Consiglio dei Ministri lo scorso 16 marzo. È il segnale che, nonostante l’illusorietà finanziaria e l’inconsistenza progettuale dell’opera, non può essere rinviata l’azione di contrasto a un disegno politico che considera ancora una volta il Sud come terreno di scambio elettorale e di spregiudicate manovre lobbistiche. Non è un caso se l’accelerazione sul Ponte arriva in un momento cruciale nella storia del Mezzogiorno d’Italia: la sciagurata realizzazione dell’autonomia differenziata, la “secessione dei ricchi” come giustamente è stata ribattezzata, che sancirebbe definitivamente la morte del meridione e che il governo sta provando a insabbiare con la consueta favola del Ponte».

«Mentre le società incaricate di nuovi studi di progettazione e fattibilità – si legge ancora – possono sperare in una nuova stagione di spreco di denaro pubblico (come i dieci miliardi spesi sinora per studi, consulenze e stipendi da favola per i manager delle società coinvolte) la verità è che non è dato sapere come quest’opera verrà finanziata e, soprattutto, quale sarà il progetto che dovrebbe portare all’avvio dei lavori entro il 2024, dato che quello a campata unica è stato bocciato più volte dallo stesso Ministero delle Infrastrutture per le tante criticità ingegneristiche che rendono illusorio pensare a una concretizzazione dell’opera nei tempi indicati dalle comparsate televisive di Salvini».

«Eppure – viene evidenziato – queste perplessità e la diffidenza che la maggior parte degli abitanti di Calabria e Sicilia oggi nutre di fronte agli annunci del “ministro con il casco” non devono indurci a un atteggiamento attendista. L’attacco al Sud e allo Stretto – alla sua straordinaria ricchezza in termini paesaggistici, di biodiversità e di ecosistema – è stato sferrato, e la variante di Cannitello – la deformazione del tratto di ferrovia calabrese attuata oltre dieci anni fa per lasciar spazio a un fantomatico pilone mai costruito – ci ricorda che indipendentemente dal fatto che il Ponte non verrà mai realizzato, come tanti tecnici continuano a ribadire, il nostro territorio rischia concretamente di venire stravolto per onorare cambiali e promesse elettorali».

«L’altissima improbabilità dell’operazione Ponte – si legge – nonostante le rassicurazioni di parte, produrrà solo la riapertura dei rubinetti dello Stato e spreco di risorse pubbliche che saremo noi a pagare. È urgente perciò avviare una mobilitazione larga, plurale e capillare che metta al centro le reali priorità dei nostri territori e degli abitanti che ci vivono e ragionare insieme su come batterci contro un’opera che altro non è che la metafora di un modello di sviluppo insano e insostenibile, calato dall’alto, pensato contro la popolazione e un ecosistema che va tutelato e salvaguardato, tanto più di fronte agli aspetti drammatici del mutamento climatico». (rrc) 

L’OPINIONE / Giacomo Saccomanno: Sul Ponte Salvini fa sul serio

di GIACOMO SACCOMANNO – I gufi rimarranno solo tali. Tutti coloro che hanno tentato di bloccare questa opera grandiosa e strategica dovranno ripensarci: il Presidente della Repubblica ha firmato il decreto di legge.

Il Mit ha scritto: «È una scelta storica, che apre a una infrastruttura da record mondiale e con forte connotazione green: il Ponte permetterà una drastica riduzione dell’inquinamento da Co2 e un calo sensibile degli scarichi in mare», spiega il ministero. «Il costo per la realizzazione del Ponte e di tutte le opere ferroviarie e stradali di accesso su entrambe le sponde, riferisce il ministero, è oggi stimato in 10 miliardi. Con il completamento dell’alta velocità nelle due regioni e la messa in esercizio del Ponte, si stima un dimezzamento dei tempi di percorrenza da Roma a Palermo, oggi pari a 12 ore, di cui un’ora e mezza per il solo traghettamento dei vagoni.

«Il Ponte sullo Stretto – ricorda il ministero – rappresenta un’opera strategica per il completamento delle reti transeuropee di trasporto e si inserisce nel tracciato del Corridoio multimodale Scandinavo-Mediterraneo».

Dopo decenni di chiacchiere, di annunci, di passi indietro è arrivato Salvini che in pochi mesi ha chiuso un percorso che dura da oltre cinquant’anni. Una dimostrazione di come sia possibile realizzare anche le cose più difficili se vi è la volontà, la capacità e la lungimiranza. Ed oggi l’Italia e la Calabria devono ringraziare la Lega e Matteo Salvini se si avranno opere strategiche, innovative, di crescita e di grande valenza economica e sociale.  (gs)

Ponte sullo Stretto: via libera al decreto approvato lo scorso 16 marzo

Il decreto varato lo scorso 16 marzo dal Consiglio dei Ministri (salvo intese) per far risorgere la Società Stretto di Messina ha avuto il via libera dal Ministero delle Infrastrututre e dei Trasporti. Gli uffici competenti hanno ultimato le verifiche necessarie e dato parere favorevole. Il testo licenziato dal Consiglio dei Ministri diventa così esecutivo.

Secondo quanto riporta il MIT viene stimato in 10 miliardi  il costo per la realizzazione del Ponte e di tutte le opere ferroviarie e stradali di accesso su entrambe le sponde. Con il completamento dell’alta velocità nelle due regioni e la messa in esercizio del Ponte, si stima un dimezzamento dei tempi di percorrenza da Roma a Palermo, oggi pari a 12 ore, di cui un’ora e mezza per il solo traghettamento dei vagoni. Il Ponte sullo Stretto, secondo il ministero, rappresenta un’opera strategica per il completamento delle reti transeuropee di trasporto e si inserisce nel tracciato del Corridoio multimodale Scandinavo-Mediterraneo.

L’attraversamento stabile sullo Stretto è stato progettato secondo lo schema del ponte sospeso. Il progetto tecnico attualmente disponibile, specifica il Mit, consiste in circa 8.000 elaborati e prevede una lunghezza della campata centrale tra i 3.200 e i 3.300 metri, a fronte di 3.666 metri di lunghezza complessiva comprensiva delle campate laterali, 60,4 metri larghezza dell’impalcato, 399 metri di altezza delle torri, 2 coppie di cavi per il sistema di sospensione, 5.320 metri di lunghezza complessiva dei cavi, 1,26 metri come diametro dei cavi di sospensione, 44.323 fili d’acciaio per ogni cavo di sospensione, 65 metri di altezza di canale navigabile centrale per il transito di grandi navi, con volume dei blocchi d’ancoraggio pari a 533.000 metri-cubi. L’opera è costituita da 6 corsie stradali, 3 per ciascun senso di marcia (2 + 1 emergenza) e 2 binari ferroviari, per una capacità dell’infrastruttura pari a 6.000 veicoli/ora e 200 treni/giorno. Il progetto prevede inoltre l’utilizzo dell’infrastruttura ferroviaria per dare vita ad un servizio di trasporto pubblico locale tra le due città di Messina e Reggio Calabria. Il ponte è stato progettato con una resistenza al sisma pari a 7,1 magnitudo della scala Richter, con un impalcato aerodinamico di “terza generazione” stabile fino a velocità del vento di 270 km/h.

Torna dunque in vita la Società Stretto di Messina (messa in liquidazione circa dieci anni fa) alla quale faranno capo tutte le iniziative per la realizzazione del Ponte. SI tratterà di una società in-house che prevede un assetto societario che vede la partecipazione (al 51 % dei Ministero dell’Economia e delle Finanze, di Rfi, Anas, e delle Regioni Sicilia e Calabria. Le funzioni di indirizzo, controllo e vigilanza tecnica saranno di competenza del MIT. È prevista, altresì, la la costituzione di un Comitato scientifico di consulenza tecnica, supervisione e indirizzo delle attività tecniche progettuali. Il progetto definitivo del ponte dovrà essere integrato e aggiornato secondo le prescrizioni e le normative vigenti. Rivivono,  fa presente il ministero, i contratti già stipulati, previo l’azzeramento del contenzioso in essere con il consorzio Eurolink (ex Impregilo, oggi Webuil) e Parsons.

PONTE, SOLO L’EUROPA LO VUOLE DAVVERO
MENTRE IN ITALIA SI PERDE SOLO TEMPO

di ERCOLE INCALZA – In un Paese industrialmente avanzato, o meglio, in un Paese civile avremmo letto sicuramente, dopo due settimane di mancata ratifica di un Decreto Legge sul Ponte sullo Stretto di Messina, le dichiarazioni che riporto di seguito:

Cgil, Cisl e Uil: «Le Organizzazioni sindacali denunciano la inconcepibile attesa sulla ratifica del Decreto Legge sul Ponte sullo Stretto e non riescono a capire come mai un’opera così essenziale e determinante per la crescita del Mezzogiorno e dell’intero Paese sia ancora schiava delle assurde logiche di potere. Il Governo sa che ogni anno l’assenza di questa opera produce un danno al Prodotto Interno Lordo della Sicilia di oltre 6 miliardi di euro e alla Regione Calabria una quota stimata, sempre sul Pil, pari a circa 2 miliardi di euro. È solo assurdo ed inconcepibile che di fronte a questi dati il Governo perseveri in un comportamento che aveva caratterizzato la intera passata Legislatura».

Confindustria: «La Confindustria dopo una apposita assemblea dell’intero gruppo direttivo denuncia l’assurdo comportamento del Governo nel non dare compiutezza al Decreto Legge sul Ponte. Un comportamento che ancora una volta denuncia una crisi interna all’attuale maggioranza, una crisi che non danneggia due limitate realtà territoriali ma la crescita e lo sviluppo dell’intero Paese. La mancata conclusione dell’iter approvativo della norma mette in crisi il Programma che il Governo ha varato in occasione del suo insediamento».

Le Regioni del Mezzogiorno: «Le Regioni del Mezzogiorno, riunite in Conferenza Stato Regioni, hanno denunciato e definito irresponsabile il comportamento del Governo nella mancata conclusione dell’iter approvativo del Decreto Legge sul Ponte sullo Stretto di Messina. Per questo motivo le Regioni del Mezzogiorno, di intesa con tutte le Regioni del Paese, hanno deciso di non partecipare alle riunioni della Conferenza Stato Regioni fino a quando non sarà portato a compimento l’iter approvativo del Decreto Legge. Questa decisone, precisano le otto Regioni del Sud, mette in crisi l’approvazione del Documento di Economia e Finanza (Def) e di tutti gli atti legati all’attuazione dei Programmi supportati dal Fondo di Sviluppo e Coesione».

Potrei continuare ad elencare i possibili comunicati, le possibili denunce che in un Paese civile avremmo dovuto leggere; potrei continuare ad elencare, ad esempio, i possibili comunicati della Confcommercio, della Conftrasporto, dell’Anci, dell’Upi, dell’Anci, ecc., ma, purtroppo, esclusa la bellissima dichiarazione della Commissaria ai Trasporti della Unione Europea Adina Ioana Valean che ha definito l’infrastruttura un “progetto molto importante non solo per Reggio e Messina, ma per il Nord e il Mediterraneo e che la Commissione Europea sarebbe “onorata” di aiutare concretamente l’Italia nell’avvio del Ponte sullo Stretto”, e le dichiarazioni sia del Presidente della Regione Sicilia Schifani che della Regione Calabria Occhiuto, non ho trovato nulla; in realtà è davvero penoso ma il Ponte, insisto fino alla noia, ormai è voluto solo dalla Unione Europea, è una scelta apprezzata e ritenuta urgente solo, ripeto, dalla Commissaria Adina Ioana Valean.

D’altra parte l’opera fu inserita nelle Reti Trans European Network (Ten – T) solo grazie al convinto riconoscimento da parte del Commissario europeo Karel Van Miert che pronunciò la famosa frase: «Abbiamo collegato Malmö con Copenaghen, abbiamo collegato realtà con 5 milioni di abitanti con realtà con 4 milioni di abitanti e sarebbe assurdo non collegare realtà con 5 milioni di abitanti con una realtà di 55 milioni di abitanti».

E noi italiani, invece, da diretti interessati, continuiamo ormai ad assistere, quanto meno, non a delle tipiche masturbazioni di “tecnici esperti del nulla” ma alla presenza di qualche “manina” ben addestrata che cerca di incrinare ancora una volta una scelta che ormai stava per diventare possibile e concreta.

Il sindacato, la Confindustria, le Regioni se non capiscono questo, se non si rendono conto che il fallimento di una simile decisione produce, automaticamente, un danno all’intero sistema economico e, soprattutto, mettendo in crisi la credibilità del Governo, rende difficile la intera evoluzione programmatica dell’attuale maggioranza.

Lo so noi abbiamo, giustamente, avuto tanta paura della ultima pandemia, forse però abbiamo sottovalutato un’altra pandemia che ha incrinato la nostra intelligenza; l’unica speranza di trovare quanto prima un vaccino capace di evitare che questa grave forma epidemica diventi irreversibile. (ei)

Bevacqua (PD): Nessun investimento significativo per le infrastrutture e un Ponte che rimane irrealizzabile

Il capogruppo del PD, Mimmo Bevacqua, ha evidenziato come «l’ultimo intervento del ministro alla Infrastrutture, Matteo Salvini, sul Ponte e sulle infrastrutture calabrese sembra tratto dal libro dei sogni di chi non conosce la Calabria e la sua storia».

«Salvini che minimizza il rischio infiltrazioni che un’opera pubblica come il Ponte sullo Stretto – ha proseguito – avrebbe in un territorio come la Calabria, definisce l’opera stessa un antidoto allo strapotere delle cosche, senza indicare una sola contromisura da adottare per evitare che gli appetiti dei clan possano condizionarla. Come se non bastasse il Ministro, che parla di un decennio come periodo necessario per completare l’opera, si dimentica di tutte le criticità che sono state manifestate, nel corso degli anni, sulla stessa fattibilità dell’opera e dimentica di spiegare quel “salvo intese” che pesa come un macigno sul via libera che il Consiglio dei ministri ha dato al Ponte».

«Ma è la parte dell’intervento sul “sistema Calabria” – ha spiegato Bevacqua – che davvero sembra non avere nessun aggancio alla realtà. Salvini parla di statale 106, di A2, di alta velocità senza indicare le risorse destinate a ciascuno degli interventi, né le tempistiche immaginate per l’ammodernamento delle varie infrastrutture».

«Su una cosa però il ministro Salvini ha ragione – ha detto Bevacqua – “i calabresi hanno lo stesso diritto al lavoro, alla mobilità e alla continuità  territoriale  che hanno tutti gli altri cittadini italiani e europei”. Se questo è vero i calabresi hanno anche il diritto di sapere in che modo, in che tempi e con quali risorse si metterà mano alle reti stradale, ferroviaria, portuale e aeroportuale che continuano a non essere degne di un Paese dell’Europa occidentale».

«Di slogan e annunci dal sapore elettorale – ha concluso – volti solo a recuperare qualche punto nei sondaggi, i calabresi non sanno più che farsene. Né hanno bisogno di attendere non meglio precisate “intese” per capire quale sarà la Calabria nel prossimo futuro. E il governo nazionale ha l’obbligo di spiegarlo con progetti, finanziamenti, studi di fattibilità e risultati concreti. Non certo con specchietti per le allodole, mentre si lavora all’autonomia differenziata che cela l’antico progetto di secessione leghista». (rrc)

 

Il Movimento No Ponte Calabria a confronto sul Ponte sullo Stretto

C’erano anche gli attivisti del Movimento No Ponte Calabria a Torre Faro di Messina, al confronto organizzato sul Ponte sullo Stretto. Il movimento, inoltre, ha annunciato per il 5 aprile un’assemblea pubblica a Villa San Giovanni.

I numerosi interventi che si sono succeduti hanno smontato quello che è stato definito il decreto Ponte, ma che invece è una determinazione “salvo intese” finalizzata a verificare le condizioni per la realizzazione di questa opera di cui si parla da decenni ma per la quale manca ancora una progettazione esecutiva.

E, mentre si evidenziava la presa in giro che sta dietro gli annunci propagandistici di Salvini, a susseguirsi l’elenco delle quotidiane doglianze dell’area dello Stretto, a partire dall’enorme dazio pagato annualmente in termini di emigrazione giovanile, di negazione di diritti basilari come quello alla salute o alla mobilità negata dai monopolisti del traghettamento che impongono prezzi esorbitanti per passare da una costa all’altra, della totale mancanza di una prospettiva di valorizzazione di questi territori che non sia legata agli interessi delle lobby del cemento e delle devastazioni ambientali.

«E questo attacco a un territorio già storicamente martoriato, e umiliato ancor di più da progetti come quello dell’autonomia differenziata – si legge in una nota – necessita ancora una volta di una risposta popolare e di un lavoro di opposizione organizzato e costante, senza perdere ulteriore tempo. Per questo il movimento No Ponte della sponda calabra rilancia con una prossima iniziativa di confronto pubblico che si terrà giovedì 5 aprile alle ore 17.30 presso il csc Nuvola Rossa di Villa San Giovanni, a cui invitiamo tutte e tutti per costruire insieme un percorso che deve essere il più partecipato e condiviso possibile». (rrm)

PONTE, SIAMO DIVENTATI TUTTI INGEGNERI
E COSÌ PREVALE L’INCOMPETENZA TOTALE

di SANTO STRATI –L‘incontinenza verbale, associata a incompetenza e ignoranza (nel senso buono, cioè che si ignorano le cose) prende il sopravvento ogni qualvolta appare un tema che, in un modo o nell’altro, coinvolge l’intera Nazione. Durante i mondiali di calcio l’Italia diventa un Paese dove tutti sono commissari tecnici (e vogliono avere sempre ragione), così come nei grandi processi tutti improvvisamente si scoprono (improbabili) principi del Foro: l’incompetenza al potere è una regola fissa di quest’Italia sempre più divisa in due, ma diventa intollerabile quando sono in gioco interessi vitali per il Paese. E a proposito del Ponte assistiamo ogni giorno a chi la spara più grossa: politici, sindacalisti, (improbabili) costruttori di futuro, governanti e amministratori. Tutti hanno la loro idea e cercano non di contrabbandarla (operazione alla quale potrebbe persino indulgere), bensì di imporla, con la forza dell’ignoranza e delle dichiarazioni a vuoto. Chi parla quasi sempre non capisce niente di geologia, di ponti, di ingegneria, di infrastrutture, eppure, indipendentemente dal proprio status di politici, governanti o amministratori locali o di gente comune, parlano a vanvera, adducendo – a seconda dei punti di vista – le meraviglie che sono da aspettarsi dalla realizzazione del Ponte o le ambasce prevedibili se non si blocca per tempo l’opera.

Il prof. Busetta, molto saggiamente, ha parlato nei giorni scorsi di “commentatori della domenica”, solo che qui non siamo al bar Sport e le decisioni che vanno prese non possono risentire o essere frutto dell’umore del politico di turno.

Fino a qualche legislatura fa, l’opinione diffusa in Parlamento era in netto contrasto all’attraversamento stabile dello Stretto mediante un ponte sospeso (si dice “strallato” ci hanno fatto notare), contrari a qualunque soluzione, pur nella consapevolezza che il tempo – in questo caso non galantuomo – era trascorso invano da quando il progetto definitivo era stato approvato e varato fino allo stop (sciagurato?) imposto dal governo Monti. Poi, qualcuno navigato di marketing politico ha suggerito al premier Conte di rispolverare la questione: fa fine e non impegna – direbbero i bene informati – e soprattutto produce consenso, sia tra gli oppositori, sia per quelli che credono nell’Opera che, inutilmente, l’Europa chiede da tempo.

Bene, per rinfrescare la memoria, “Giuseppi” estrasse dal cilindro la domanda magica: e se invece facessimo un tunnel? Ben conoscendo l’impossibilità tecnica (questa reale) della realizzazione. Però, così facendo si potevano riaccendere gli animi dei no-ponte (con grande supporto dei pentastellati contrari per sostenere l’usuale posizione del “no” a tutto) e, allo stesso tempo si andavano a risvegliare le dormienti speranze di chi da anni – senza successo – si batte perché l’opera veda la luce.

Il “miracolo” (mediaticamente perfetto) del ritorno in vita della Società Stretto di Messina, vorace consumatrice di denaro pubblico senza far nulla dal 2013, quando venne decisa la sua cancellazione, ha riacceso il sorriso degli speranzosi “ponte-sì” per poi farlo sfiorire in un attimo con due paroline tecnicamente diaboliche: “salvo intese”. In buona sostanza si ripristina la società che doveva occuparsi della realizzazione come controparte dello Stato nei confronti del general contractor: il vincitore della gara, Impregilo, consorzio Eurolink, oggi diventata Webuid mega società di ingegneria, apprezzatissima in tutto il mondo, guidata dall’ing. Pietro Salini.

Con l’obiettivo di fermare il contenzioso multimilionario (con probabile soccombenza dello Stato) e dare il via alla revisione del progetto.

Operazione mediatica di grande effetto: Salvini s’è rimangiato ogni precedente (e pubblica) posizione contraria e improvvisamente si è trasformato nel paladino senza macchia e senza paura, il cavaliere che “salverà” il Sud. Di sicuro, se l’obiettivo era quello di tornare protagonista dopo ruoli sempre più modesti da opaca controfigura del centrodestra, il risultato è arrivato alla grande. Non passagiorno che il ministro Salvini non abbia un pensiero, una frase a effetto, una elucubrazione fantascientifica e pseudo tecnologica a proposito del Ponte.

Solo che la “riaccensione” dei motori della faraonica intrapresa del Ponte ha anche scatenato gli istinti degli esperti della domenica: improvvisamente in Italia sono diventati tutti tutti ingegneri, abili costruttori di ponti, in grado di calcolare, valutare, stimare quantità di ferro, cemento, manodopera necessari, pur senza avere la minima competenza.

Che la gente comune possa mostrarsi saccente, pur sconoscendo qualsiasi aspetto tecnico-scientifico dell’opera, ci può pure stare, ma è intollerabile ascoltare le “puntuali” osservazioni, deduzioni e controdeduzioni che non solo in Sicilia e in Calabria, ma nell’intero Paese vengono da esponenti politici, ministri, governatori e amministratori locali.

La sensazione, purtroppo per chi come noi crede nella validità dell’Opera, è che si parla tanto per nascondere un’amara verità e cioè che il Ponte difficilmente vedrà la luce. Non per problemi strutturali (i nostri ingegneri, quelli veri, sono apprezzati in tutto il mondo, e hanno capacità e competenza in grado di costruire il Ponte dello (non sullo) Stretto, bensì per l’incapacità della politica di concretizzare un’idea. Non vogliamo spandere pessimismo, ma i precedenti non lasciano speranze, anche se il governo attuale pare solidamente pronto a sostenere l’intrapresa. Ricordate i 50 milioni per nuovi studi stanziati dal ministro Giovannini (e per fortuna mai messi a disposizione)? Iniziativa per prendere e perdere tempo. Sul Ponte saranno in tanti a giocarsi la reputazione, ma in assenza di una solida (veramente solida) volontà politica è quasi certo che ci saranno rinvii su rinvii per ogni tipo di ragione. Salini della Webuild, lo scorso anno a Catania, lanciò una provocazione: i soldi (3,5 miliardi) per il Ponte li mettiamo noi, lo Stato provveda alle opere accessorie (altri 3,5 miliardi). Qualcuno è andato a chiedere se conferma la proposta. Questa sì concreta e davvero rivoluzionaria. (s)

il ministro Salvini: Il Ponte sullo Stretto un dovere morale verso Sicilia e Calabria

Il Ponte sullo Stretto è un dovere morale verso la Sicilia e la Calabria. È quanto ha detto il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, nel corso del suo intervento audio agli Stati Generali del Mediterraneo di Gizzeria Lido.

Un dovere morale dell’Italia e dell’Europa per i cittadini che «hanno lo stesso diritto alla mobilità, al lavoro e alla continuità territoriale che hanno tutti gli altri cittadini italiani e d europei», ha detto Salvini, ribadendo che «il Ponte da solo non serve, tutto il resto senza il Ponte non serve».

«tiamo investendo 11 miliardi di euro per ferrovie più moderne e veloci tra Palermo, Catania e Messina. Rfi sta lavorando sulla progettazione di ferrovie moderne e veloci tra Salerno e Reggio Calabria, quindi anche sulla dorsale tirrenica».

«In Calabria – lo sa il presidente Occhiuto con cui mi sento ogni settimana – abbiamo messo 3 miliardi sulla Statale 106, stiamo lavorando sull’autostrada A2 – ha spiegato il ministro – stiamo investendo energie e progetti per riavvicinare Calabria, Sicilia, Italia ed Europa, è quindi è chiaro che se arrivi velocemente in treno da Roma a Reggio Calabria, se arrivi più velocemente in treno da Palermo a Messina ma poi ti devi fermare a Reggio o a Messina, devi smontare questo treno sia passeggeri che merci, lo devi mettere sul traghetto e devi metterci un’ora e mezza per attraversare quei tre chilometri, sono miliardi usati male».

«Il Ponte è già costato centinaia di milioni agli italiani senza che si sia mossa una sola pietra, sarà un’opera unica al mondo» ha ricordato Salvini, sottolineando come «una volta ultimati i lavori saranno turchi, giapponesi, africani, svedesi, cinesi a venire in Calabria e in Sicilia ad ammirare un gioiello dell’ingegneria italiana».

Con il Ponte «si risparmierà tempo in treno o in macchina – ha detto ancora – si risparmieranno soldi: il mancato collegamento si calcola alla sola Sicilia pesi per almeno 6 miliardi all’anno e la Calabria non ci è lontana. Ovviamente ci sarà un risparmio ambientale enorme».

Il ministro, poi, ha annunciato di aver chiesto «l’aggiornamento delle valutazioni di impatto ambientale: però sia in termini di mancate emissioni di inquinamento dell’aria che dell’acqua sarà una grande opera assolutamente green e a impatto ambientale zero, non c’è nessun problema di impatto dei terremoti, delle maree, dei venti. Gli ingegneri sanno fare il loro mestiere».

Salvini, poi, si è “ribellato” alle insinuazioni secondo cui il Ponte non si può fare perché ci sono la ‘ndrangheta e la mafia.

«Fesserie» per Salvini: «la ‘ndrangheta e la mafia ci sono, ma non in Calabria e in Sicilia, ma in Italia, in Europa e nel mondo, e vanno debellate, vanno sterminate, vanno prosciugate. Il Ponte creerà occasioni di lavoro – si calcolano 100mila posti di lavoro nell’arco di 5 anni – e di sviluppo che sono il vero antidoto alla mafia».

«La mafia e la ‘ndrangheta prosperano laddove c’è disperazione, laddove non c’è speranza, laddove non c’è prospettiva, laddove non c’è lavoro», ha detto ancora il ministro nel corso del suo intervento, garantendo il massimo impegno «er andare avanti sui lotti della Statale 106 perché la Calabria non si merita di avere una strada conosciuta come la strada della morte, per andare avanti sull’autostrada A2, per portare ferrovie più veloci e più sicure anche sulla dorsale tirrenica e per arrivare velocemente da Reggio Calabria e Catanzaro a Roma, Milano o Berlino nell’arco non di qualche giorno ma di qualche ora».

Il ministro, infine, ha annunciato definire gli ultimi dettagli per quanto riguarda il Ponte entro i prossimi giorni, con l’obiettivo di arrivare all’avvio dei lavori entro estate 2024.

«E penso che per la Sicilia sia un’opera di giustizia sociale e per la Calabria sia una grande, enorme storica opportunità di creazione di lavoro, ricchezza, turismo e sviluppo», ha concluso Salvini, chiedendo di far «sentire la Calabria dei sì e l’Italia dei sì, perché a parità di condizioni non abbiamo nulla da invidiare a nessun paese al mondo». (rcz)