«NON È MALTEMPO, MA CRISI CLIMATICA»
LA CALABRIA TRA EMERGENZA E URGENZA

di ANTONIETTA MARIA STRATILa Calabria, adesso, deve fare i conti con gli ingenti danni provocati dall’ondata di maltempo che ha mostrato, per l’ennesima volta, la sua fragilità e l’inadeguatezza delle sue infrastrutture.

L’ennesimo episodio che ha messo a nudo, nuovamente, l’insufficienza e la mancanza di risorse e strumenti capaci far fronte a un’emergenza che rende evidente la necessità e l’urgenza di attivarsi per mettere in sicurezza il territorio attraverso una politica incentrata sulla prevenzione e il miglioramento delle opere già esistenti, oltre che a tutela dell’ambiente stesso e dei cittadini.

Già il sindaco di San Pietro a Maida, Domenico Giampà, nella giornata di lunedì aveva annunciato la richiesta di stato di calamità, seguita, poi, da quella del sindaco di Lamezia, Paolo Mascaro. Il Comune, infatti, nella giornata di ieri ha dichiarato lo stato di calamità naturale e chiesto, nella delibera, alla Regione di proclamare lo stato di emergenza regionale indicando tra i comuni interessati il territorio di Lamezia Terme «al fine – è scritto in una nota dell’amministrazione comunale guidata da Paolo Mascaro – di mettere in atto i relativi provvedimenti ivi incluso un immediato intervento di carattere logistico e finanziario indispensabile per assicurare il ripristino dello status quo ante ed il ristoro dei danni subiti in tutto il territorio comunale; è stato altresì richiesto al Dipartimento di Protezione Civile della Regione Calabria l’accesso al fondo di cui all’art. 16 L. R. n 9/2023».

Anche il Partito Democratico della Calabria, nella seduta del Consiglio regionale di ieri, ha presentato un odg per chiedere al governo regionale di attivarsi per riconoscimento lo stato di emergenza e/o calamità naturale.

Per i dem, infatti, «è fondamentale avviare una pianificazione lungimirante che tenga conto della vulnerabilità del nostro territorio e della crescente incidenza dei cambiamenti climatici. È il momento di agire e di investire nel presente: lo chiede il territorio calabrese, che ha bisogno di concretezza e responsabilità, affinché si possano finalmente tradurre le parole in azioni tangibili».

La Prociv, ha riferito il dirigente generale del Dipartimento di Protezione Civile Calabria Domenico Costarella, «sta lavorando ininterrottamente dall’inizio dei gravi avvenimenti climatici che hanno investito gran parte della Calabria nel corso del fine settimana, in stretto coordinamento con tutte le istituzioni, i Vigili del Fuoco e le associazioni di volontariato, per intervenire sulle emergenze e agire sul recupero delle condizioni di normalità».

«Sono state attivate, infatti – ha spiegato ancora – le organizzazioni di volontariato dotate di moduli idrogeologici che sono intervenute sotto il coordinamento dei Vigili del Fuoco in particolare nella città di Lamezia Terme e nella sua zona industriale, dove inoltre sono state effettuate alcune evacuazioni. Grazie al supporto del Consorzio di Bonifica regionale e di Calabria Verde sono stati realizzati interventi con mezzi pesanti per facilitare il deflusso delle acque».

«Nel Comune di San Pietro a Maida la Protezione Civile – ha proseguito – con propri mezzi e con quelli di Calabria Verde, ha lavorato per ripristinare la viabilità e ha effettuato alcune evacuazioni a titolo precauzionale, operando anche con moduli idrogeologici».

«Sempre a causa delle intense precipitazioni piovose delle scorse ore – ha detto ancora – è stato fornito dal Dipartimento e da alcune associazioni di volontariato, attività di supporto nella gestione e superamento dell’emergenza al Comune di Montebello Jonico, e di carattere tecnico al Comune di Bovalino».

«Già dalla mattinata di oggi (ieri ndr), tecnici del Dipartimento regionale – ha continuato Costarella –si sono recati sui territori maggiormente colpiti per una prima valutazione dei danni, anche ai fini della predisposizione della richiesta di riconoscimento dello stato di emergenza».

«La Regione, inoltre, in sinergia con Arpacal, fin dalle prime ore dalla voragine che si è verificata sulla Ss 280 dei Due Mari – ha concluso – è al lavoro per realizzare un’analisi sulle situazioni tecniche che hanno determinato tale evento».

«I gravi eventi atmosferici che hanno colpito la Calabria negli ultimi giorni  hanno rilevato i consiglieri – mettono in luce, ancora una volta, le fragilità strutturali del nostro territorio. I comuni di Maida e San Pietro a Maida – alle cui comunità rivolgiamo la nostra vicinanza e solidarietà – sono attualmente isolati a causa dell’esondazione di un torrente, che ha provocato il crollo del ponte stradale sulla SS280. In questa stessa arteria, una voragine ha inghiottito un’autovettura, fortunatamente senza vittime, ma la situazione è drammatica: case e attività commerciali sono state allagate e la circolazione è fortemente compromessa».

«Questa emergenza non è solo il risultato di un temporale: rappresenta gli effetti tangibili della crisi climatica – hanno proseguito – la quale sta generando eventi meteorologici sempre più intensi e frequenti. Le valutazioni basate su dinamiche stagionali tradizionali non sono più adeguate ad affrontare una realtà in continua evoluzione».

«È ora di mettere in campo un piano straordinario per la manutenzione delle infrastrutture esistenti – hanno concluso – piuttosto che disperdere risorse in opere che non affrontano i problemi immediati dei cittadini calabresi. La sicurezza delle nostre strade, la tutela delle nostre abitazioni e la salvaguardia della vita dei nostri concittadini devono essere al centro dell’agenda politica».

Il segretario generale della Cgil, Angelo Sposato, ha suggerito l’idea di utilizzare i fondi del Ponte sullo Stretto (15 mld ndr), per mettere in sicurezza il territorio.

«La voragine nella strada statale 280 a Lamezia, che ha inghiottito un’autovettura è la metafora della condizione delle nostre infrastrutture e della necessità di avviare al più presto un grande piano per la sicurezza del territorio dal rischio idrogeologico, sismico, dall’erosione costiera, dal rischio incendi», ha detto Sposato, evidenziando come «un territorio in abbandono, non mantenuto e con un forte consumo di suolo rappresenta un pericolo, per questo servono investimenti in risorse umane e tecnologiche per un grande piano di messa in sicurezza».

«La voragine di Lamezia, in una delle strade più frequentate della Calabria, che poteva diventare tragedia, sia da monito e un allarme per non perdere più tempo. La Calabria, i territori, allo stato attuale, non sono nelle condizioni di affrontare emergenze alluvionali ed idrogeologiche se non si attiva da subito un grande piano per la messa in sicurezza del territorio», ha concluso, lanciando la provocazione: utilizzare quei fondi «sprecati sul Ponte per cose essenziali, per mettere in sicurezza la vita dei cittadini, la nostra rete infrastrutturale ed ambientale».

Pure la Uil Calabria, tramite il suo segretario, Mariaelena Senese, ha chiesto «con forza all’Amministrazione Regionale di assumersi le proprie responsabilità, mettendo in atto misure strutturali e urgenti per la messa in sicurezza del territorio. Non è più possibile accettare una gestione emergenziale che, oltre a mettere a rischio la vita dei cittadini, paralizza l’economia locale e compromette la vivibilità di intere comunità».

«Ribadiamo l’importanza – ha sottolineato Senese – di investimenti adeguati per prevenire i rischi idrogeologici, il monitoraggio costante delle aree più vulnerabili e l’adozione di un piano di manutenzione che garantisca la sicurezza delle infrastrutture viarie e delle opere di contenimento delle acque. Il nostro territorio, già fragile e vulnerabile, non può essere lasciato solo davanti all’avanzare di eventi atmosferici sempre più estremi e frequenti».

Michele Sapia, segretario generale di Fai Cisl Calabria, invece, suggerisce di investire sulla prevenzione e sul lavoro ambientale per superare la cultura dell’emergenza.

Ma non solo: «La soluzione più adeguata, per arginare le continue emergenze in un territorio come la Calabria che, come rileva l’Ispra, ha il primato di essere la regione italiana più esposta ai fenomeni alluvionali, è quella di ingenti investimenti in prevenzione», ha detto Sapia, aggiungendo come «occorre una pianificazione trentennale che consideri la vulnerabilità del territorio calabrese, la sua particolare conformazione, segnata da ripidi pendii e migliaia di corsi d’acqua, che con le piogge possono rapidamente ingrossarsi, ma anche contrastare la cementificazione selvaggia, evitando di costruire in aree a rischio».

«Fondamentale sarà, inoltre – ha aggiunto – un piano di riforestazione in quelle aree danneggiate, la manutenzione e il controllo dei corsi d’acqua, migliorare le infrastrutture ambientali esistenti e costruirne di nuove progettate per resistere a questi eventi atmosferici estremi, per garantire la sicurezza di popolazioni e attività produttive».

«Ma tali propositi – ha proseguito – rischiano di restare soltanto sulla carta, se non sarà valorizzato in Calabria il lavoro nei comparti del sistema ambientale e agricolo, con i lavoratori che dovranno essere i veri protagonisti di queste politiche di prevenzione e tutela del territorio calabrese, al centro di quella necessaria transizione ambientale e sostenibile, che dovrà garantire prima di tutto sicurezza e presidio umano, recupero di intere aree abbandonate, sviluppo e miglioramento delle opere infrastrutturali, nel solco di quanto fatto a partire dalla metà degli anni Cinquanta dagli operai forestali e addetti alla bonifica: interventi di sistemazione idraulica, consolidamento di terreni franosi, rimboschimento, realizzazione di infrastrutture civili con conseguente miglioramento della qualità della vita delle popolazioni, tutti interventi che hanno generato sicurezza, servizi e opportunità».

«Il dissesto idrogeologico in Calabria – ha detto ancora – rappresenta una delle principali sfide ambientali e sociali e come tale va affrontata, attivando sinergie che favoriscano il dialogo tra i soggetti interessati, con l’ausilio di università e centri di ricerca, sostenendo l’importante lavoro di chi opera per la messa in sicurezza del territorio e favorendo un indispensabile ricambio generazionale per immettere nuove energie, nuovi profili professionali e competenze, tecnologie e intelligenza artificiale al servizio dell’uomo e delle comunità».

«Solo insieme – ha concluso – in un’ottica partecipata e in una visione lungo periodo sarà possibile interrompere la “cultura dell’emergenza”, consapevoli che le risorse per la prevenzione e il lavoro agro-ambientale rappresentano investimenti per un futuro del territorio più sicuro, meno vulnerabile a fenomeni di erosione, frane e alluvioni, più green e sostenibile, aperto ad occasioni di sviluppo, specie per le future generazioni».

I danni, purtroppo, si registrano anche nell’agricoltura: Coldiretti Calabria, in un primo report, ha rilevato come sono centinaia e centinaia  gli ettari invasi dall’acqua e dal fango con danni alle produzioni . oliveti, agrumeti, serre,vivai, vigneti, ortaggi il tutto invaso dall’acqua, mezzi e attrezzature di produzione che galleggiavano e strade rurali franate.

L’Associazione, inoltre, con il presidente Franco Aceto, il direttore Cosentini, insieme al presidente zonale Notarianni, il direttore Bozzo e il segretario di zona Meringolo hanno istituito una unità di crisi per seguire l’evolversi della situazione che è destinata ad aggravarsi.

«È evidente – ha sottolineato Aceto– che quello che è accaduto, è una priorità nel contesto di una emergenza regionale e abbiamo già rappresentato alle Istituzioni la gravità della situazione per avviare le prime misure di sostegno. Ancora una volta gli agricoltori devono fare i conti non solo con un mercato in piena evoluzione ma con un clima che mette a  dura prova il coraggio e la speranza di ricominciare».

Legambiente Calabria e Circolo Lamezia: «non è maltempo, è crisi climatica»

È necessario attuare la corretta transizione ecologica e mettere in sicurezza i territori fragili, dicono da Legambiente.

«In Calabria i comuni di Maida e di San Pietro a Maida sono isolati per l’esondazione di un torrente – si legge nella nota – ed il crollo del ponte stradale che lo attraversava, sulla strada SS280, una delle principali arterie della nostra regione, si è aperta una vera e propria voragine che ha inghiottito un’autovettura. Ci sono forti disagi nella circolazione oltre a case ed immobili commerciali allagati».

Gli eventi calamitosi hanno inferto un duro colpo al comparto agricolo lametino e hanno compromesso in modo irreparabile le campagne di raccolta e le conseguenti perdite di prodotto. Nella zona di Lamezia, si riscontrano danni agli oliveti e agrumeti con i campi invasi letteralmente dall’acqua, il livello è salito sino alla chioma degli agrumi, gli oliveti invece benché preservati dalle chiome alte ritarderanno la raccolta delle olive a causa dei terreni impantanati che non consentono la raccolta meccanizzata, poiché è letteralmente impossibile pensare di addentrarsi con i mezzi. La qualità e la quantità dell’olio ne risentirà notevolmente.

Le chiome delle agrumi sono immerse nell’acqua limitando la raccolta laddove era iniziata e alterando notevolmente la qualità del prodotto e aumentando le perdite. Nel settore serricolo si registrano danni alle strutture e alle coltivazioni ortive con perdite anche del 100% nelle zone di maggiore ristagno acquoso.

Ad aggravare la situazione anche gli smottamenti che si sono registrati nelle zone poco al di sopra della piana lametina colpendo particolarmente i vicini comuni di Pianopoli, Maida, e Nocera Terinese, San Pietro a Maida,Curinga e in queste zone è molto praticato il terrazzamento delle coltivazioni tra cui vigneti, oliveti. Lo straripamento del fiume Amato nel comune di Maida ha isolato diverse aziende agricole, che nonostante l’ incessante pioggia hanno affiancato con i mezzi propri i soccorsi della Protezione Civile, del Consorzio di Bonifica e altro enti preposti nelle operazioni di ripristino della viabilità.

«Si parla di maltempo, ma siamo di fronte agli effetti della crisi climatica che stanno diventando sempre più accentuati e frequenti – ha sottolineato Legambiente – ed hanno subito un esponenziale incremento in intensità, evidente a tutti, che deve preoccuparci per la velocità di evoluzione. Dagli ultimi dati Arpacal, le piogge registrate nella stazione pluviometrica Catanzaro-Janò, dalla mezzanotte sino alle ore 17 del 19 ottobre, sono state di 102mm, una quantità di acqua pari a quella che si registra in tutto il mese di ottobre in media nella stessa area. Analizzando gli eventi climatici estremi che si sono verificati in Calabria, dal 2010 al 20 settembre 2024 si registrano 105 eventi su 2.214 totali in Italia. Tra questi, i principali riguardano 41 allagamenti da piogge intense, 28 danni da raffiche di vento e trombe d’aria, 13 danni alle infrastrutture, 9 frane da piogge intense e 18 vittime».

«I territori calabresi, come altre regioni a partire dall’Emilia Romagna, con i suoi tragici eventi alluvionali – continua la nota – stanno subendo stravolgimenti climatici che impongono di intervenire in fretta per mettere in sicurezza le persone, le attività agricole, commerciali e industriali, le scuole, gli ospedali, le infrastrutture. Soprattutto in Calabria dove spesso si è costruito troppo, male, in maniera abusiva e senza adeguati controlli per quanto riguarda le infrastrutture».

«L’obiettivo fissato dagli accordi di Parigi del 2015, di contenere l’aumento di temperatura del Pianeta al massimo 1,5, sembra già una chimera – hanno rilevato Legambiente e il Circolo di Lamezia –. I dati ci dicono che in Calabria, la scorsa estate, la temperatura è aumentata di oltre 2 gradi rispetto alla media e che quella del mare Mediterraneo ha superato i 30 gradi con la possibilità sempre più concreta di sviluppo dei Medicane, i cosiddetti uragani mediterranei».

«Si tratta di record destinati, purtroppo, ad essere superati – hanno detto –: per il futuro ci attende un’alternanza di ondate di calore ed eventi meteorici estremi. La siccità prolungata che ha colpito negli ultimi mesi gran parte della nostra regione con effetti gravi sul settore agricolo è l’altra faccia della medaglia delle precipitazioni atmosferiche alluvionali che stanno impattando sul fragile territorio calabrese. La realtà temuta che le istituzioni non vogliono vedere nella sua chiarezza, sta irrompendo con tutti i suoi effetti negativi trovando, nonostante annunci e dichiarazioni, quasi tutti impreparati agli impatti crescenti sul clima e sugli ecosistemi, sui luoghi e sulle popolazioni che vi risiedono».

«La realtà sta dimostrando che è indispensabile – hanno sottolineato – cambiare modello di sviluppo e realizzare, molto velocemente, la transizione ecologica per raggiungere, nella maniera più celere possibile, la neutralità climatica, azzerando l’emissione di gas climalteranti in atmosfera. Un obiettivo per il cui raggiungimento è essenziale il settore energetico nel quale è indispensabile uscire dalle inquinanti fonti fossili e costruire impianti di energia rinnovabile piccoli e grandi, lavorando, allo stesso tempo sulla riduzione dei consumi e sull’efficientamento energetico».

«In Calabria moltissimo deve essere ancora fatto – hanno proseguito – per la reale riduzione del rischio idrogeologico, ma servono interventi per mitigare gli effetti della crisi climatica ed adattare territori e città con appositi piani mettendo in atto competenze e tecnologie. Servono appositi programmi strutturali di finanziamento ed intervento per le aree urbane più a rischio – come Lamezia Terme – con interventi di messa in sicurezza e manutenzione che arrivino fino alla delocalizzazione degli edifici a rischio».

«In Italia, infatti – hanno detto – si continuano a correre rischi enormi, fino alla perdita di vite umane, perché le persone vivono in case e zone a rischio dove si continua anche a costruire. La situazione è molto pericolosa, basta pensare alla tombatura dei corsi d’acqua ed alle costruzioni realizzate in zone a rischio idrogeologico o in aree non consentite. Le soluzioni non possono prescindere dalle problematiche, alluvioni e siccità, con l’obiettivo di mitigare le emissioni climalteranti e favorire l’adattamento».

«In una prospettiva di adattamento al clima, ad esempio – hanno concluso – vanno vietati gli intubamenti dei corsi d’acqua e recuperati alla naturalità ovunque possibile fiumi e fossi, creando spazi per il naturale deflusso in sicurezza delle acque durante le piogge e la ricarica delle falde, occorre  favorire la permeabilità dei suoli ed il riutilizzo delle acque piovane e delle acque grigie, eliminare le isole di calore. È necessario ripensare le città ed i comuni rigenerandone il tessuto urbanistico, ad esempio con la creazione di tetti verdi, vasche e fontane per ridurre l’aumento delle temperature esterne oltre alla messa a dimora di alberi  in strade e piazze ed  alla realizzazione di boschi urbani». (ams)

Giovedì il webinar della Regione per illustrare i voucher di 10 mila euro per i master post laurea

Giovedì 24 ottobre, alle 15, è in programma un webinar organizzato dall’assessore regionale allo sviluppo Economico, Rosario Varì, per illustrare le opportunità di finanziamento pubblico disponibili per i giovani laureati residenti in Calabria per la frequenza di Master post laurea.

Con il voucher, i laureati potranno iscriversi a master universitari o a master accreditati secondo specifici standard, erogati da istituzioni italiane o estere. Oltre al voucher sarà possibile ottenere anche una ulteriore borsa di studio per le spese di permanenza presso la città che ospita la sede formativa del master scelto. La procedura garantisce specifici elementi premianti per i master che prevedano accordi con imprese del territorio e che offrano elevati livelli occupazionali al termine dei percorsi formativi.

«Questo programma di voucher formativi –  ha detto l’assessore regionale con delega al sistema universitario, Rosario Varì – rappresenta un investimento strategico nel futuro dei nostri giovani talenti. Non si tratta solo di un sostegno economico, ma di una vera e propria strategia per potenziare le competenze dei nostri laureati e anche del sistema delle imprese che si impegnano ad ospitare i beneficiari del voucher nelle fasi di stage». (rcz)

Maltempo, Filcams Cgil chiede incontro all’assessore al Lavoro

«Chiediamo al governo regionale e alle istituzioni di ascoltare le nostre richieste e di adottare misure concrete per proteggere i lavoratori e le famiglie nei vari casi di allerta meteo». È quanto ha chiesto la Filcams Cgil Calabria, chiedendo un incontro all’assessore regionale al Lavoro, Giovanni Calabrese, «convinti che sia necessario intervenire per tutelare chi, pur non avendo responsabilità, paga sempre il prezzo più alto».

«L’abbandono del territorio, la mancanza di prevenzione e la scarsa manutenzione di strade, fiumi e boschi hanno creato, ormai da anni, la drammatica situazione che stiamo vivendo oggi in Calabria», ha rilevato il sindacato, ricordando come «questa non è una tragedia limitata alla nostra regione. L’intero Paese sta subendo le conseguenze devastanti delle piogge incessanti, e ogni volta ci troviamo di fronte a scenari già visti, con danni enormi e vite spezzate».

«La Calabria, fragile e dimenticata, paga un prezzo altissimo – ha proseguito il sindacato –. La statale 280, che collega la costa tirrenica a Catanzaro, è oggi il simbolo del disastro. Ma chi può dimenticare le vittime del passato, come Stefania e i suoi bambini, travolti dalla piena in luoghi ora nuovamente devastati? Questo territorio, così esposto e malservito, fa ricadere sulle spalle dei cittadini un peso insostenibile, in termini economici e di qualità della vita».

«I danni non si limitano alle infrastrutture – si legge nella nota – che richiederanno tempo e risorse per essere ripristinate. Le vere vittime sono le persone: lavoratori, studenti, malati che, nonostante le strade insicure e i rischi crescenti, non possono permettersi il lusso di rimanere a casa. C’è chi deve procurarsi il pane per la propria famiglia, chi deve affrontare cure mediche urgenti, e in questa emergenza nessuno si può fermare».

«La tragedia che stiamo vivendo non è frutto del destino, ma della mancanza di pianificazione e cura del territorio – si legge ancora –. Le Province, abolite per risparmiare, garantivano un minimo di manutenzione. Oggi, invece, si rincorrono le emergenze, spendendo di più per riparare i danni senza mai prevenire. Questo abbandono ha sottratto anche opportunità di lavoro dignitoso, come quello per la pulizia di canali e strade, e ora tutti paghiamo il conto, con interessi».

«E se già oggi vediamo gli effetti dell’abbandono statale, cosa ci aspetta con l’autonomia differenziata?», ha chiesto il sindacando, sottolineando come «mentre contiamo i danni e le famiglie si leccano le ferite, la politica deve cercare soluzioni. Non si può continuare a scaricare la responsabilità sul sistema di protezione civile e sui cittadini. Il primo colpo lo subiscono sempre le famiglie, con la chiusura delle scuole, che per molti rappresenta un dramma. Chi ha ancora i nonni a disposizione ed in salute può ritenersi fortunato, ma chi non ha questa rete di supporto è costretto ad arrangiarsi trovando strutture a pagamento o baby sitter».

«Inoltre, chi lavora in settori legati al sistema scolastico, come il personale delle mense, paga direttamente il prezzo delle chiusure. Per loro, una “giornata di lavoro” spesso significa due sole ore retribuite, e perdere anche quelle ha un impatto devastante. Non possiamo ignorare questa precarietà», ha ribadito la Filcams Cgil.

«La Filcams Cgil Calabria ringrazia chi, in queste ore drammatiche – conclude la nota – sta lavorando per garantire la sicurezza di chi deve comunque raggiungere il posto di lavoro. Ma ora chiediamo al governo regionale e alle istituzioni di ascoltare le nostre richieste e di adottare misure concrete per proteggere i lavoratori e le famiglie nei vari casi di allerta meteo». (rcz)

Il consigliere Lo Schiavo interroga Occhiuto sugli interventi contro l’erosione costiera nel Vibonese

Il consigliere regionale Antonio Lo Schiavo ha presentato una interrogazione scritta al presidente della Regione, Roberto Occhiuto, per sapere «a che punto siano gli interventi da lungo tempo già definiti» contro l’erosione costiera nel Vibonese.

Una interrogazione, dunque, per «conoscere se il Masterplan per gli interventi di mitigazione dell’erosione costiera, redatto nel 2014, è stato aggiornato alla luce degli interventi effettuati, degli effetti degli stessi ed alla luce dei nuovi ed ulteriori fenomeni erosivi registrati nei dieci anni successivi alla sua redazione».

Ma non solo: Lo Schiavo ha chiesto, anche, «il dettagliato stato di attuazione degli interventi relativi alla delibera di G.R. n. 355 del 31.07.2017; lo specifico stato della progettazione e del finanziamento degli interventi originariamente previsti nel tratto Ricadi-Joppolo-Nicotera; lo stato aggiornato di impiego di tutti i finanziamenti previsti dall’Accordo di programma quadro del 2016, nonché di quelli dell’Autorità di bacino distrettuale Appennino meridionale e di quelli direttamente riconducibili alla Regione come l’Fsc o il Por con indicazione precisa delle risorse impegnate, di quelle già spese, di quelle che residuano alla data odierna».

Un’interrogazione nata «alla necessità di comprendere quale sia lo stato dell’arte di interventi programmati ormai da diversi anni, alla luce del fatto che il fenomeno erosivo continua a far sentire i suoi effetti dannosi lungo tutte le coste calabresi e, soprattutto, sul versante tirrenico dove si concentrano alcune tra le principali località turistiche della regione», ha spiegato il consigliere regionale, segnalando come i progressivi aumenti dei fenomeni erosivi che si sono registrati negli ultimi due anni abbiano generato una situazione particolarmente allarmante lungo tutta la costa vibonese, che rappresenta il punto di maggiore avanzamento dell’economia turistica, con importanti realtà come Pizzo, Tropea, Ricadi, Joppolo, Nicotera che vedono progressivamente scomparire tratti sempre più ampi delle loro spiagge».

«D’altra parte – ha aggiunto – si ripetono da tempo, anche a mezzo stampa, continui appelli da parte di sindaci, di singoli imprenditori, di associazioni di categoria che segnalano una situazione estremamente delicata ed allarmante».

«Considerato che il Dipartimento e l’Autorità di bacino regionale hanno predisposto un “Masterplan degli interventi di mitigazione del rischio di erosione costiera in Calabria” che risale ormai al 2014; che le finalità degli interventi contenuti nel Masterplan sono state oggetto dell’Accordo di programma quadro siglato tra la Regione Calabria, il ministero dello Sviluppo economico ed il ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare; che, ancora, con delibera del Comitato istituzionale nel 2016 è stato adottato il piano di bacino stralcio di erosione costiera (Psec) e con delibera di Giunta regionale del 31.07.2017 sono stati indicati gli interventi in difesa del suolo a valere sui fondi Por, che prevedevano la messa in sicurezza di 43 chilometri di costa entro il 2023».

Dalla Regione 22 mln per tutelare le produzioni agricole e gli allevamenti

Sono 22 milioni di euro la somma che la Regione Calabria ha destinato alle aziende agricole per tutelare le produzioni agricole e gli allevamenti dai danni derivanti dalle aggressioni della fauna selvatica e dalle avversità atmosferiche.

Il bando, già pubblicato e a cui si può fare domanda entro l’11 novembre, punta a favorire la realizzazione di opere a difesa delle colture agricole e degli allevamenti stabulati dalle scorribande della fauna selvatica, in primis cinghiali e lupi, oltre che dalle conseguenze delle sempre più improvvise e violente ondate di maltempo.

«Sostenere allevatori e agricoltori in questa difficile battaglia –  ha osservato l’assessore regionale all’agricoltura, Gianluca Gallo – è fondamentale per consentire lo sviluppo del comparto agroalimentare calabrese, che va sempre più affermandosi in termini di eccellenza e qualità».

«Pur di fronte alla complessità di problematiche diffuse a livello nazionale e non solo – ha aggiunto – d’intesa con le organizzazioni di categoria, intendiamo comunque garantire risposte concrete ed utili a contribuire ad arginare l’emergenza del fenomeno».

Nello specifico, il bando è destinato a imprenditori agricoli, singoli o in forma associata, che intendano effettuare – in aree agricole del territorio calabrese – interventi di protezione di arboreti da frutto, colture ortive da pieno campo, vigneti, uliveti, seminativi o, ancora, di allevamenti stabulati. Mediante le risorse a disposizione, sarà possibile procedere – ad esempio – all’acquisto e installazione di sistemi frangivento in rete o vivo, reti antigrandine, reti ombreggianti, recinzioni perimetrali, recinzioni perimetrali con protezioni elettriche a bassa intensità e – per gli allevamenti stabulati – recinzioni con cordoli interrati in cemento o pali.

Il contributo potrà essere riconosciuto nella misura massima del 70% del costo dell’investimento, se realizzato nelle zone montane o svantaggiate, o comunque per aziende condotte da giovani che abbiano completato il primo insediamento nel quinquennio precedente la domanda di sostegno, e in ogni caso al 50%, qualora realizzato in altre zone. (rcz)

Nasce in Calabria la prima Associazione di organizzazioni di produttori riconosciuta dalla Regione

Passione Mediterranea”,  è la prima associazione di organizzazione di produttori a essere stata riconosciuta dalla Regione con provvedimento del Dipartimento Agricoltura, curato dal settore 4 diretto da Domenico Ferrara.

L’Associazione, tra le poche attualmente attive al Sud Italia, è composta da l’Ortocal, di Corigliano-Rossano, presieduta da Franco Nicola Cumino (designato presidente anche della neonata Passione Mediterranea; la Copam Toc di Cinquefrondi (guidata da Francesco Scilipigni, consigliere della nuova Aop); la Fru.J.T. di Locri, capitanata da Francesco Macrì (consigliere Aop) e, infine, la Arca Fruit di Bisceglie, coordinata dal vicepresidente Aop, Sergio Curci.

Nello specifico, Passione Mediterranea vanta un paniere di prodotti che abbraccia il meglio delle produzioni ortofrutticole calabresi (Bergamotto, Cipolla di Tropea Igp, Clementine Igp, kiwi, Arance, Mandarini, Limoni) e pugliesi (uva da tavola, ciliegie).

«Le organizzazioni dei produttori – ha ricordato l’assessore regionale all’Agricoltura, Gianluca Gallo – sono società legalmente costituite che supportano gli operatori agricoli, liberamente e volontariamente associati, nella commercializzazione e promozione delle proprie produzioni fresche e trasformate. La Aop è un’associazione che si pone ad un livello superiore, al fine di promuovere i marchi delle organizzazioni socie, oltre che di commercializzare parte delle loro produzioni».

Un passo avanti, dunque, nell’ottica della cooperazione, per favorire competitività e tutela delle produzioni di qualità, dal momento che attraverso le Associazioni di organizzazioni di produttori, sottolinea ancora l’assessore Gallo, «sarà possibile concentrare l’offerta e migliorare la commercializzazione delle produzioni dei soci aderenti adeguando la produzione alla domanda, ottimizzando i costi, promuovendo la ricerca, la formazione e l’innovazione e ogni altra iniziativa idonea a tutelare i legittimi interessi degli imprenditori agricoli, nel contesto di una moderna agricoltura rispetto alla quale le aziende calabresi tendono sempre più a presentarsi in rete, per poter affrontare al meglio le crescenti difficoltà rappresentate dalla instabilità dei mercati globali, dalla volatilità dei prezzi e dalla crescente complessità della normativa di riferimento». (rcz)

Dalla Regione 6 mln per i neolaureati

Sono 6 milioni di euro la somma che la Regione Calabria ha stanziato, dal Pnrr, per consentire ai giovani laureati di partecipare ai master accreditati Asfor.

Ai laureati triennali e magistrali residenti in Calabria, da almeno sei mesi, dunque, sono previsti voucher fino a 10mila euro per accedere a un’offerta formativa qualificata, che li prepari al meglio per affrontare le sfide del mercato del lavoro contemporaneo. Inoltre, per chi soddisfa particolari requisiti economici e di merito, come un Isee inferiore a 10.490 euro e un voto di laurea pari o superiore a 104/110, sono previste borse di studio aggiuntive per coprire le spese di soggiorno, vitto e trasporto.

Il programma, che si sviluppa su un arco temporale di tre anni, coprirà le spese di iscrizione a Master per gli anni accademici 2024-2025, 2025-2026 e 2026-2027. Di questi fondi, 1.500.000 euro saranno destinati a percorsi formativi interni alla Calabria, mentre 500.000 euro andranno a coprire corsi extraregionali. Per partecipare al bando, i candidati devono presentare la domanda il 30 novembre.

La domanda, completa degli allegati richiesti, deve essere inviata via Pec  all’indirizzo: bandialtaformazione@pec.regione.calabria.it. Tra i percorsi finanziabili con il voucherrientra il Master in Finance & Risk della fondazione Ipe, scuola d’alta formazione e business school, una scelta d’eccellenza per chi desidera intraprendere una carriera nel mondo della finanzacon un programma che si distingue per il 100% di placement entro sei mesi dal termine del percorso formativo e per la sua alta reputazione a livello internazionale. Il master Ipe è infatti al 40esimoposto a livello mondiale nel settore Finance, confermandosi tra i programmi più competitivi a livello globale.

È possibile partecipare all’open day per ricevere informazioni dettagliate sul funzionamento del voucher e sulle modalità di candidatura; incontrare docenti e alumni che condivideranno le loro esperienze e consigli; scoprire come il master Ipe ti aiuterà a inserirti nel mercato del lavoro grazie al suo approccio pratico e altamente specializzato; approfondire i dettagli sull’altissimo tasso di occupabilità garantito dal programma e sui network professionali offerti.

«L’accesso a un master di alta formazione possa rappresentare una svolta significativa nella vita di uno studente, offrendogli la possibilità di acquisire competenze avanzate e specializzate che saranno fondamentali per il suo futuro professionale. La formazione di alto livello – ha spiegato Davide Leombruno, career service dell’Ipe – non solo contribuisce a valorizzare il talento individuale, ma anche a promuovere lo sviluppo economico e sociale della regione. Gli studenti calabresi che decideranno di cogliere questa opportunità avranno la possibilità di contribuire in modo significativo alla crescita e al progresso della Calabria».

«Invitiamo, quindi – ha concluso – tutti gli studenti interessati a cogliere questa straordinaria occasione e a dare una svolta alla propria vita Un’occasione anche per accrescere le proprie prospettive di carriera e di contribuire in modo significativo alla crescita economica e sociale della Calabria». (rcz)

L’assessore Calabrese incontra il commissario Greco per valorizzare i parchi marini

È necessario ottimizzare le attività dell’Ente per i Parchi Marini regionali della Calabria per perseguire obiettivi di tutela, conservazione e di sviluppo del territorio. È quanto emerso dall’incontro, avvenuto nei giorni scorsi, tra l’assessore regionale all’Ambiente, Giovanni Calabrese e il commissario dell’Ente per i Parchi Marini regionali della Calabria, Raffaele Greco, per discutere sull’importanza dei Parchi Marini, come risorsa naturalistica fondamentale per il territorio calabrese.

L’assessore Calabrese ha ribadito l’importanza dei parchi marini regionali e delle Zone a Conservazione Speciale, di Rete Natura 2000, affidate in gestione all’Epmr, che «rappresentano – ha detto – un fondamentale asset del capitale naturalistico della Calabria, non solo in termini di biodiversità e di servizi ecosistemici, ma anche come opportunità di sviluppo sostenibile».

Calabrese ha, inoltre, sottolineato l’importanza di un approccio integrato, che metta in sinergia la salvaguardia ambientale con la promozione del turismo e delle risorse culturali locali.

«Il lavoro dell’Amministrazione regionale – ha evidenziato – è finalizzato alla messa a sistema di un’offerta integrata delle pregiate risorse della Calabria, culturali ed ambientali, da comunicare e promuovere, in particolar modo, verso un target di visitatori, che hanno a cuore la sostenibilità ambientale, economica e sociale dei territori. Un target in vistosa crescita, proveniente, in particolar modo, dall’Europa del Nord, dagli Stati Uniti e dal Giappone, che va “intercettato e influenzato».

Il commissario Greco, condividendo questa impostazione, ha comunicato all’assessore che l’Ente, ormai da tempo, sta ragionando con la Federazione Italiana dei Parchi, per avviare l’iter per il conseguimento della Carta Europea del Turismo Sostenibile nei parchi marini calabresi. Ha, poi,  riepilogato il lavoro fin qui svolto dall’Ente, citando il completamento dei Piani di Gestione delle 28 Zsc affidate all’Ente, la realizzazione del progetto di delimitazione dei parchi, il progetto Ecocampus nella Baia di Soverato, la selezione degli “operatori di servizi utili” nelle aree dei parchi, l’articolazione periferica dell’Ente, l’avvio del progetto per la realizzazione di campi di ormeggio in tutte le aree marine protette, i  progetti di ricerca, i progetti di comunicazione e promozione, etc.

Passando all’analisi della prospettiva dell’Ente, l’assessore ha rassicurato il commissario circa la proposta di approvazione, da parte della Giunta regionale, della “dotazione organica” dell’Ente. Inoltre Calabrese, rispetto le esigenze di personale manifestate dall’Ente per le attività di vigilanza, tutela e gestione della fruizione, nelle aree dei 6 Parchi marini e delle 28 Zsc, si è impegnato ad approfondire, con i tecnici del Dipartimento, la possibilità di distaccare, presso l’Epmr, alcune unità lavorative da altri comparti. Inoltre, con il  coinvolgimento, da parte dell’assessore Calabrese dell’Ingegner Raffaele Mangiardi, si è valutata la possibilità di utilizzare il servizio dei droni regionali, anche quale supporto per i compiti di vigilanza dei parchi marini e delle aree protette affidate all’Ente.

Infine, al termine dell’incontro, è stata stabilita la data di inaugurazione e apertura della sede operativa dell’Ente, presso la ex Tonnara di Bivona (VV), che avverrà il prossimo 25 ottobre, con inizio alle ore 10.30, che coinciderà con la conferenza di conclusione della IV edizione del progetto “Nei Parchi Marini ogni lattina vale”, con il coinvolgimento dei 28 comuni afferenti ai Parchi. (rcz)

Agricoltura, la Regione istituisce il Fondo Finagri

Sostenere le aziende agricole migliorando la loro struttura finanziaria. È questo l’obiettivo del fondo Finagri, istituito dalla Regione con una dotazione di 25 milioni di euro, per favorire operazioni di rinegoziazione e ristrutturazione delle esposizioni debitorie aziendali.

La misura, programmata dalla Giunta regionale presieduta da Roberto Occhiuto su proposta dell’assessore regionale all’agricoltura, Gianluca Gallo, entra adesso nella fase attuativa, con l’approvazione del regolamento operativo (disponibile sul portale www.regione.calabria.it, nella sezione Dipartimento Agricoltura) e l’avvio della manifestazione d’interesse per l’accreditamento al fondo, rivolta a istituti bancari e intermediari finanziari.

«In un quadro già segnato dalla stagione del Covid e della pandemia – ha detto l’assessore Gallo – si è inserito il conflitto russo-ucraino con le ripercussioni sui prezzi delle materie prime. Per poter tirare avanti, il sistema agricolo ha dovuto far ricorso all’indebitamento. Era pertanto necessario, oltre che doveroso, intervenire per favorire, in maniera trasparente quanto efficace, un ritorno alla normalità ed all’equilibrio, utile a preservare centinaia di piccole e medie imprese, migliaia di posti di lavoro e la tenuta del sistema agroalimentare».

Con l’istituzione di Finagri, affidato a Fincalabra, si punta a sostenere il rafforzamento dei meccanismi di concessione di garanzie in favore delle imprese agricole, attraverso la garanzia loro concessa a copertura di finanziamenti erogati dal sistema bancario, per aiutare le stesse a far fronte alle conseguenze dell’aumento dei costi di produzione e della depressione dei prezzi di vendita, oltre delle difficoltà di accesso al credito.

A beneficiare dell’opportunità saranno le piccole e medie imprese agricole aventi sede operativa sul territorio regionale, colpite dalla crisi a seguito del conflitto russo-ucraino, mediante la concessione di garanzie dirette, per la ristrutturazione o rinegoziazione dei debiti (di durata originaria superiore a 18 mesi) in debiti a medio o lungo termine (con durata massima dei nuovi finanziamenti fissata in 20 anni, così da determinare il riequilibrio e il risanamento della situazione finanziaria aziendale.

Intanto, proseguono con regolarità le liquidazioni degli aiuti in favore del mondo agricolo. Nelle ultime ore Areca ha dato il via al pagamento di circa 5 milioni di euro, legati a diverse misure tra le quali, in particolare, quelli riconducibili ai Gal ed alla promozione.(rcz)

Sanità, in Calabria attivate 20 Centrali operative territoriali: Superato il target del Pnrr

La Regione Calabria ha attivato 20 Centrali operative territoriali (Cot), con la funzione di coordinare i servizi domiciliari con gli altri servizi sanitari, assicurando l’interfaccia con gli ospedali e la rete di emergenza-urgenza. Ma non solo: ha, anche, superato il target fisstao dal ministero della Salute, che era a pari 19. La Regione, invece, ne ha già realizzate 20 e a breve si aggiungerà la 21esima con la Centrale operativa territoriale di Vibo Valentia che sarà attivata entro ottobre.

Le nuove Cot sul territorio si occupano della presa in carico del paziente e sono dotate dei mezzi tecnologici che garantiscono il controllo remoto dei dispositivi di telemedicina che saranno forniti ai pazienti, sostenendo lo scambio di informazioni tra gli operatori sanitari coinvolti nella cura e costituendo un punto di riferimento che seguirà le attività anche in caso di proseguimento delle cure e della terapia/assistenza post ospedaliera.

Monitorata puntualmente da parte dell’Unità operativa autonoma ‘Edilizia sanitaria’, la procedura di completamento delle Centrali operative territoriali (Cot), porta dunque ad aver rispettato e superato gli obiettivi fissati per la finalizzazione del sistema di assistenza territoriale regionale.

Il quadro di attuazione di questo profondo investimento infrastrutturale sanitario si compone delle strutture ad oggi collaudate e già attive di Botricello, Catanzaro, Lamezia Terme, Girifalco, Chiaravalle, Castrovillari, Corigliano, Rossano, Cosenza, Paola, Rende, Crotone, Mesoraca, Bagnara Calabra, Cardeto, Locri, Reggio Calabria, Taurianova, Nicotera, Pizzo.

L’attivazione delle Cot giunge a compimento di una serie di azioni che hanno impegnato il presidente Occhiuto e il Dipartimento della Salute, nella copertura delle zone carenti con i nuovi inserimenti di medici specialisti, nel completamento dei corsi di formazione per gli altri medici di base e pediatri, nell’apertura delle nuove scuole di specializzazione.
Nell’immediato futuro sono in programma ulteriori innesti di alte professionalità nei presidi ospedalieri, oltre all’apertura e la messa in funzione dei nuovi reparti. (rcz)