Laura Ferrara (M5S): La Regione intervenga per la situazione delle Terme Luigiane

La gravissima situazione delle Terme Luigiane è arrivata al Parlamento Europeo, e l’eurodeputata del Movimento 5 Stelle, Laura Ferrara, ha sollecitato un intervento mediatore da parte della Regione Calabria, ente proprietaria della acque, affinché si faccia garante della salvaguardia dei livelli occupazionali e della continuità nell’erogazione dei servizi termali.

«Preservare i posti di lavoro e il bene pubblico rappresentato dalle Terme Luigiane – ha dichiarato –. Questi gli unici interessi che dovrebbero muovere la Regione Calabria per un tempestivo intervento nella dannosa diatriba che vede contrapporsi i sindaci dei Comuni interessati, Guardia e Acquappesa, e la società subconcessionaria dei servizi termali».

«Le tensioni di questi giorni – ha aggiunto – e l’eventuale mancato rispetto, da entrambe le parti interessate, degli accordi prestabiliti, porteranno inevitabilmente a contenziosi legali che non faranno altro che allungare i tempi di redazione del nuovo bando e quindi il passaggio di consegne effettivo fra vecchi e nuovi subconcessionari».

«Al di là degli interessi di parte – ha aggiunto la pentastellata – la politica deve porsi a garanzia degli interessi collettivi. Una eventuale interruzione prolungata dei servizi, dovuta anche ai contenziosi, creerà un ostacolo alla tutela dei livelli occupazionali ed un grave danno al compendio termale. L’economia dell’intero territorio ne risentirà pesantemente e, visto il periodo storico che stiamo vivendo, non è accettabile rinunciare ai flussi turistici che le cure termali richiamano ogni anno in questa area».

«Di fronte a tale quadro allarmante – ha detto ancora – la Regione Calabria non può rimanere in silenzio. La sospensione delle attività delle Terme Luigiane, senza una data certa e prossima di riavvio dei servizi, porterebbe all’abbandono e quindi al deterioramento dell’intera struttura».

«La Regione, dunque – ha concluso – abbandoni il ruolo di spettatore silente, si faccia promotrice della nuova era delle Terme Luigiane, fonte di economia per il comprensorio del medio Tirreno cosentino e si impegni affinché si concluda nel più breve tempo possibile la redazione di un bando, trasparente ed europeo, per la nuova concessione». (rrm)

Sbarrato l’accesso d’ingresso al compendio termale delle Terme Luigiane da parte dei due sindaci

di FRANCO BARTUCCI – I due sindaci di Acquappesa e Guardia Piemontese, per  potere effettuare le operazioni forzose unilaterali di acquisizione di quei beni comunali ubicati all’interno del compendio termale, ne hanno sbarrato l’accesso pubblico.

Si tratta della falegnameria e magazzino materiali-officina, laboratorio Pura, deposito laboratorio Pura, uffici amministrativi, stabilimento “San Francesco” ed area esterna comprensiva di vasche maturazione e coltivazione alghe e, in particolare, la porzione non ancora acquisita in occasione della manifestazione forzosa tenutasi lo scorso 5 febbraio; nonché le sorgenti termali  di proprietà della Regione Calabria e relativo piazzale antistante.

Di fronte a tale sbarramento sulle vie di accesso al compendio termale, in cui gravitavano numerosi rappresentanti delle forze dell’ordine in divisa, i lavoratori hanno attuato una manifestazione di resistenza civile silenziosa facendo parlare in loro vece dei cartelli e striscioni con sopra scritto:  “Non possiamo continuare a subire – La magistratura intervenga”, “Chiediamo solo lavoro”, “Le acque termali delle Terme Luigiane sono un bene che appartiene a tutti i calabresi che risiedono nel mondo e non a due sindaci autoritari nella loro azione di esproprio” ed altri ancora.

Anche questa volta, i due sindaci si sono presentati con i vigili urbani per prendere possesso degli immobili sopra indicati sguarniti di qualsiasi autorizzazione rilasciata dall’autorità giudiziaria. Detti beni erano legalmente detenuti dalla Sateca, in base all’accordo sottoscritto tra i sindaci dei due comuni, il rappresentante della Regione Calabria e del sindacato Cisl, ratificato dal Prefetto di Cosenza l’8 febbraio 2019. Testo dell’accordo che l’avv. Paolini, legale rappresentante della Sateca, aveva tra le mani mostrandolo ai due primi cittadini, Tripicchio e Rocchetti.

Implacabili, le due autorità comunali hanno invitato degli operai muniti di scarpelli, tagliole e motosega ad aprire gli infissi dei locali sopra richiamati, pur avendo accanto l’avv. Paolini e l’amministratore delegato della Sateca, arch. Dante Ferrari, con in tasca le chiavi che avrebbero consentito la loro apertura senza danni agli stessi, segno di una incomunicabilità tra le parti. Hanno finanche rimosso il lucchetto che chiudeva il cancello di accesso alla sorgente delle acque di proprietà della Regione Calabria.

«L’azione forzosa unilaterale messa in campo dai due sindaci – è riportato in un comunicato diffuso dalla Sateca – per la riappropriazione dei beni del compendio termale non tiene conto che tali immobili  erano regolarmente in possesso dell’attuale gestore delle Terme Luigiane, pur in assenza di alcun provvedimento da parte dell’autorità giudiziaria, ne è stata spogliata con la forza dai Comuni. L’operazione di spoglio dei beni strumentali, da parte delle amministrazioni, era già iniziata il 5 febbraio scorso,  provocando una regolare denuncia dei gravi fatti accaduti alla magistratura penale competente da parte della stessa società».

«In tal modo i sindaci  – prosegue la nota della Sateca – ancora una volta, non hanno rispettato l’accordo sottoscritto in Prefettura nel mese di febbraio del 2019, che prevedeva, come avviene normalmente in casi di questo genere, che l’attuale gestore continuasse ad operare fino al subentro del vincitore della gara che i Comuni avrebbero dovuto effettuare. Purtroppo, il ritardo evidente nel fare la gara, attesa ormai da anni, e la spoliazione di Sateca dei beni necessari alla sua attività decretano, oggi, la chiusura della stazione termale. In tal modo si distrugge una delle attività turistiche più valide e durature dell’intera regione, determinando un’interruzione di pubblico servizi e impedendo l’erogazione di oltre 500.000 cure l’anno, con la conseguente disoccupazione dei 250 addetti e di tutti i lavoratori dell’importante indotto delle terme».

«Inspiegabile anche in questa circostanza – conclude la nota della Sateca –  il silenzio della Regione Calabria, proprietaria delle acque e che avrebbe secondo la normativa il dovere di vigilare sul regolare uso della risorsa, la quale dimentica che appena due anni or sono aveva approvato all’unanimità in Consiglio Regionale la mozione n.140 del 22/01/2019 in merito alle Terme Luigiane. Nella parte conclusiva la mozione così recita: “impegna la Giunta Regionale ed il Presidente della Regione Calabria a mettere in campo, senza indugio, tutte le iniziative atte a garantire il preminente interesse pubblico ed i livelli occupazionali, nel rispetto delle procedure previste dalla normativa vigente, al fine di evitare che anche alle Terme Luigiane tocchi la medesima sorte che ha interessato presidi produttivi del Tirreno Cosentino”».

Per i lavoratori delle Terme Luigiane, la lotta di tutela e difesa del posto di lavoro continua e non si ferma, a cominciare dal sit in programmato dal sindacato provinciale di categoria della Cisl cosentina per  venerdì prossimo 19 febbraio, presso la cittadella regionale, per mostrare la propria rabbia per la chiusura immotivata di un’attività che ha sempre garantito lavoro e legalità. (rcs)

Annunciata una nuova ‘azione forzosa’ per i beni immobiliari delle Terme Luigiane

di FRANCO BARTUCCI – I due sindaci di Acquappesa e Guardia Piemontese hanno predisposto per domani, mercoledì 17 febbraio, una nuova azione forzosa unilaterale nell’area del compendio termale per riprendersi quei beni immobiliari di proprietà comunale. Una vicenda non condivisa dai lavoratori e dalla folla di curanti delle Terme Luigiane.

Per questo, tutti i lavoratori sono stati convocati stamani dal Sindacato di categoria della Cisl provinciale presso il parco termale “Acquaviva” per decidere sul da farsi di fronte all’assurdità dei comportamenti dei due primi cittadini di detti comuni. 

L’assemblea, presieduta dal segretario organizzativo Gerardo Calabria, ancora una volta ha lanciato il grido di allarme per il futuro delle Terme sempre più a rischio chiusura sine die, oltre a decidere per domani una presenza silenziosa sul posto durante le operazioni di prelievo forzoso unilaterale dei beni da parte dei due sindaci; mentre, per venerdì, tutti i lavoratori saranno alla cittadella regionale per un sit in e chiedere un intervento che possa salvaguardare il futuro dei lavoratori delle Terme Luigiane.

«Nello scontro sempre più forte tra Sindaci ed Azienda – si afferma in un comunicato del sindacato Cisl provinciale – quelli che pagheranno certamente il prezzo più alto sono, infatti, i lavoratori delle Terme Luigiane, insieme all’intero indotto generato dal comparto termale. Per queste ragioni, come Cisl, da sempre, abbiamo chiesto semplicemente che fino all’assegnazione del nuovo aggiudicatario della gestione delle Terme la Sateca possa continuare le attività, per come previsto nell’accordo siglato in Prefettura».

«Ad oggi – continua il comunicato – cosa possiamo dire ai lavoratori delle Terme che, ogni anno, da marzo in poi,venivano assunti?A marzo, infatti, ogni anno devono essere avviate le attività di manutenzione con 15 lavoratori assunti e, da aprile-maggio a novembre-dicembre, si svolgono le attività relative alle cure. In totale, sono coinvolti circa 230 lavoratori. Si consideri che, in media, sono oltre 30.000 le presenze negli alberghi, la maggior parte provenienti da fuori regione, cui vanno sommate le presenze extralberghiere. Oltre 21.000 sono le persone che usufruiscono delle cure termali. Il 40% delle terapie viene erogato per utenti che provengono da fuori regione».

«Nei numeri – continua il comunicato – si legge l’importanza delle Terme Luigiane per il territorio. È necessario, dunque, compiere ogni sforzo per salvaguardare occupazione e indotto. Per queste ragioni, la Cisl rinnova alla Regione Calabria l’invito a svolgere un ruolo attivo nell’individuare una soluzione alla vertenza. Venerdì prossimo, con un sit-in presso la Cittadella regionale, chiederemo un intervento che possa salvaguardare il futuro dei lavoratori di questa importante struttura termale».

Sulla situazione calda creatasi nell’area termale è pure intervenuto il presidente regionale di Confartigianato Imprese Calabria, Roberto Matragrano, affermando che tale azione comporterà la chiusura dell’impianto con la sospensione delle attività curative per migliaia di utenti, vale a dire sospendere le prestazioni sanitarie erogate, con tutte le conseguenze.

«Le terme italiane – ha detto Matragrano – rappresentano un patrimonio naturale ed imprenditoriale unico e specifico dei territori, che andrebbe preservato in maniera integrata, per la salute ed il benessere delle persone. Invece, nella nostra regione succede che, anziché valorizzare stabilimenti di grande storia e prestigio per riprendere la strada della crescita, dopo troppi mesi di sofferenze dovute all’emergenza sanitaria diventata problema economico, si arriva alla chiusura delle Terme Luigiane, con quello che comporta per il livello occupazionale e l’indotto». 

«Una situazione complicata dall’atteggiamento dei due sindaci del territorio su cui l’impianto termale insiste – dice Matragrano con preoccupazione – che pretendono dalla Sateca la riconsegna di tutti i beni del compendio termale non ancora  restituiti, senza tener conto di quello che significa questo atteggiamento conflittuale. Lo stop alle attività delle terme significa mettere per strada lavoratori, e famiglie, danneggiare le attività commerciali del comprensorio, che già sono messe in ginocchio dalla pandemia, per non parlare delle difficoltà che saranno create ai ristoranti, agli alberghi, agli affitta-camere già penalizzati dalle stagioni turistiche cancellate dal covid 19. Non resta che appellarsi al buon senso delle istituzioni che hanno il potere di intervenire, mediare e sicuramente trovare una soluzione».

«La Calabria  – conclude Matragrano – non si può permettere di perdere un solo posto di lavoro né di vedere una sola serranda abbassata».  (rcs)

Terme Luigiane, un precedente unico in Calabria che stravolge il senso della legalità

di FRANCO BARTUCCI – Grande clamore si è registrato alle Terme Luigiane, il 5 febbraio scorso, per l’azione forzosa unilaterale messa in campo dai sindaci di Acquappesa e Guardia Piemontese sull’area delle sorgenti termali e del vecchio stabilimento San Francesco: pur in assenza di un’autorizzazione rilasciata dall’autorità giudiziaria, la Sateca spa, storico gestore delle Terme Luigiane, è stata spogliata con la forza dalle amministrazioni (con l’ausilio della Polizia Municipale), di alcuni beni legalmente detenuti, grazie ad un accordo sottoscritto con i Comuni, la Regione Calabria, la Cisl e ratificato dal Prefetto di Cosenza nel 2019.

Ciò che sta accadendo oggi in Calabria determina un precedente unico, che stravolge il senso della legalità in quanto anche se erano di dominio pubblico le intenzioni bellicose dei sindaci, nessuno ha fatto nulla per impedire questo “esproprio abusivo”, e condurre il tutto nei giusti canali della correttezza democratica e delle regole vigenti in materia.

Può mai, un proprietario di un immobile, sfrattare un inquilino senza il dovuto documento di sfratto emanato da un magistrato? È quanto tutti si chiedono, con l’aggravante che i sindaci erano a conoscenza della disponibilità da parte della Sateca (proprietaria dell’80% degli immobili della stazione termale fra cui ben quattro alberghi, ristoranti, pizzeria, cinema, residence, un bellissimo parco termale, unico in tutto il sud Italia, e un grande ed efficiente stabilimento di cure termali…) di consegnare, senza alcun intervento forzoso, il vecchio stabilimento termale e quant’altro non utile all’erogazione delle cure termali.

I sindaci, dunque, sapevano e, nonostante la buona volontà espressa dall’azienda, nulla hanno fatto per impedire quanto è accaduto; nulla hanno fatto a tutela dello stato occupazionale dei circa 250 lavoratori stagionali e di tutti quelli che lavorano nell’indotto e per le aziende a Sateca spa collegate, dei servizi e di tutte le aziende del territorio (hotel, lidi, ristoranti, imprese di costruzione e manutenzione immobili, ecc. – almeno mille lavoratori), e nulla hanno fatto a tutela del diritto dei curandi abitudinari ed affezionati che usufruiscono dei benefici delle cure alle Terme Luigiane (mediamente vengono erogate 500.000 cure termali all’anno tra cui fanghi, inalazioni, aerosol ecc.).

I sindaci, nell’ultimo incontro, pretendevano irragionevolmente che la Sateca accettasse la data del 30 novembre 2021 per la chiusura definitiva del rapporto di subconcessione, cancellando, di fatto, l’accordo sottoscritto dalle parti presso la prefettura di Cosenza l’8 febbraio 2019, in cui si sanciva che la Sateca avrebbe potuto operare fino all’effettivo subentro del nuovo concessionario che si sarebbe aggiudicato le acque attraverso un bando pubblico; va detto che questa è la prassi in caso di concessioni in fase di rinnovo per servizi pubblici in tutti i settori, finalizzata ad evitare l’interruzione del servizio.

La Sateca non ha accettato, e si è così inevitabilmente giunti ad un increscioso scontro conflittuale tra le parti: con l’azione forzosa unilaterale messa in atto dai sindaci si è voluto bloccare le attività termali della Sateca bruscamente e definitivamente e siccome chi si aggiudicherà il bando sarà pronto e operativo tra molti anni la preoccupazione dei lavoratori è legittima: cosa accadrà ora? Quanti anni passeranno una volta individuato il nuovo subconcessionario tra lavori edili di adeguamento delle strutture, acquisizione delle dovute certificazioni tra cui accreditamento, convenzione e certificazioni di qualità? E nel frattempo perché fermare la Sateca?

«Il compendio termale e le Terme Luigiane – hanno dichiarato i due sindaci dopo il prelievo forzoso – sono un bene pubblico e qualcuno dovrà iniziare a capirlo subito».

Proprio il fatto che le Terme Luigiane sono un bene Pubblico, in senso generale e non espressamente delle sole due comunità, avrebbe dovuto spingere i due sindaci ad essere prudenti e a tenere in alta considerazione tale valore, valore ignorato e poi annullato dalla loro azione di acquisizione con la forza del vecchio stabilimento termale. La domanda che ci poniamo è: cui prodest? A chi giova? cui prodestscelus, isfecit «il delitto l’ha commesso colui al quale esso giova» (dal passo della Medea di Seneca)… davvero non si comprende quale sia il reale beneficio prodotto da questa “azione” che sarà causa di un grave trauma e della discontinuità di un’attività florida e determinante per il benessere del territorio, che va detto, è stata creata dalla Sateca spa in una lunga storia iniziata nel 1936.

Adesso, inizieranno i soliti contenziosi legali e il tutto passerà nelle mani degli organi giudiziari, quindi non si sa quando si potrà avere un giudizio di merito che potrà incidere sulle procedure del bando di gara per la ricerca del nuovo sub concessionario.

«Il tempo e la Giustizia – hanno dichiarato i dirigenti della Sateca – stabiliranno chi in questa vicenda è stato dalla parte della ragione e chi del torto, ma la gestione della cosa pubblica dovrebbe rispondere ad altri canoni e non a pulsioni di odio immotivato».

Tutto questo accade in Calabria nel 2021 con la “fame di lavoro” che c’è, ed è davvero inquietante il silenzio della Regione Calabria, proprietaria delle acque e garante del loro regolare utilizzo, la quale ignorando totalmente gli obblighi di vigilanza dettati dalla normativa sulle sorgenti termali, dimentica che, appena due anni or sono, aveva approvato all’unanimità in Consiglio Regionale la mozione del n.140 del 22/01/2019 (che invitiamo a leggere nella sua stesura integrale) in merito alle Terme Luigiane, che nelle sue conclusioni recitava così: «impegna la Giunta Regionale ed il presidente della Regione Calabria a mettere in campo, senza indugio, tutte le iniziative atte a garantire il preminente interesse pubblico ed i livelli occupazionali, nel rispetto delle procedure previste dalla normativa vigente, al fine di evitare che anche alle Terme Luigiane tocchi la medesima sorte che ha interessato presidi produttivi del Tirreno Cosentino». (rcs)

Confartigianato Imprese Calabria: Chiusura Terme Luigiane danneggia famiglie e attività dell’indotto

Roberto Matragrano, presidente di Confartigianato Imprese Calabria, ha espresso la propria vicinanza ai lavoratori delle Terme Luigiane mobilitati da settimane per scongiurare la chiusura dell’impianto, sottolineando il danno che la sospensione delle attività comporta per migliaia di utenti, vale a dire sospendere le prestazioni sanitarie erogate, con tutte le conseguenza.

«Le terme italiane – ha detto – rappresentano un patrimonio naturale ed imprenditoriale unico e specifico dei territori che andrebbe preservato in maniera integrata, per la salute ed il benessere delle persone. Invece nella nostra regione succede che anziché valorizzare stabilimenti di grande storia e prestigio per riprendere la strada della crescita, dopo troppi mesi di sofferenze dovute all’emergenza sanitaria diventata problema economico, si arriva alla chiusura delle Terme Luigiane, con quello che comporta per il livello occupazionale e l’indotto».

«Una situazione complicata dall’atteggiamento dei due sindaci del territorio su cui l’impianto termale insiste – ha detto ancora Matragrano con preoccupazione – che pretendono dalla Sateca la riconsegna di tutti i beni del compendio termale non ancora  restituiti, senza tener conto di quello che significa questo atteggiamento conflittuale. Lo stop alle attività delle terme significa mettere per strada lavoratori, e famiglie, danneggiare le attività commerciali del comprensorio, che già sono messe in ginocchio dalla pandemia, per non parlare delle difficoltà che saranno create ai ristoranti, agli alberghi, agli affitta-camere già penalizzati dalle stagioni turistiche cancellate dal covid 19».

«Non resta – ha concluso – che appellarsi al buon senso delle istituzioni che hanno il potere di intervenire, mediare e sicuramente trovare una soluzione. La Calabria non si può permettere di perdere un solo posto di lavoro né di vedere una sola serranda abbassata». (rcs)

Il silenzio del disinteresse della politica per la questione Terme Luigiane

di FRANCO BARTUCCI – Dopo il grande clamore registratosi alle Terme Luigiane, con l’azione forzosa unilaterale predisposta dai sindaci di Acquappesa e Guardia Piemontese sull’area della sorgente termale e del vecchio stabilimento San Francesco, pur in assenza di una regolare  autorizzazione, prevista a norma di legge da parte di un’autorità giudiziaria, la Sateca sta procedendo in questi giorni a liberare la palazzina sede degli uffici amministrativi e di servizio di accettazione delle pratiche dei curanti.  

Quanto è avvenuto il 5 febbraio va classificata come un’azione illegittima in quanto compiuta, in mancanza di un provvedimento giudiziario di un magistrato, alla presenza delle forze dell’ordine. Un precedente unico, che stravolge il senso della legalità, in quanto le stesse autorità istituzionali sapevano e nessuno è intervenuto per impedirlo e condurre il tutto nei giusti canali della correttezza democratica e delle regole che esistono in materia.

Può mai un proprietario di un immobile sfrattare un inquilino senza il dovuto documento di sfratto emanato da un magistrato? È quanto tutti si chiedono con l’aggravante che i sindaci, attraverso dichiarazioni pubbliche emanate mediante note di corrispondenza riservata e di comunicazioni mediatiche, sapevano ed erano a conoscenza della disponibilità da parte della Sateca di consegnare, senza alcun intervento forzoso, il vecchio stabilimento termale e quanto altro non utile alla erogazione delle cure termali. I sindaci, quindi, sapevano e nulla hanno fatto per impedire quanto è accaduto a tutela dello stato occupazionale dei lavoratori e contestualmente a tutela del diritto di quei 22mila curanti abitudinari ed affezionati ad usufruire annualmente dei benefici delle cure termali delle Terme Luigiane.

Per loro era importante che la Sateca accettasse la data del 30 novembre 2021 per la riconsegna dei beni termali e portare a compimento la gara per la ricerca del concessionario, con il quale stabilire la nuova forma contrattuale a tempo determinato come stabilito dal d.lgs 152/2006 e successivamente dalla legge regionale n.40/2009, non accettando quanto raggiunto con l’accordo sottoscritto dalle parti, presso la prefettura di Cosenza l’8 febbraio 2019, e cioè fino “all’effettivo subentro del nuovo concessionario”, giudicato dagli stessi molto “aleatorio”.

Per un non nulla si è arrivati a determinare uno scontro conflittuale, con l’azione unilaterale forzosa e con le reciproche querele che ne sono scaturite subito dopo, le quali andranno ad incidere in un rallentamento del percorso stabilito per il concorso finalizzato alla ricerca del gestore delle acque termali. Sarebbe bastato raggiungere un bonario accordo in fase contrattuale che stabiliva tale chiarimento e cioè che: «la Sateca poteva continuare a gestire i servizi termali fino al 30 novembre 2021 e comunque in caso di impossibilità fino all’effettivo subentro del nuovo concessionario nella gestione del servizio», come veniva stabilito nell’accordo sottoscritto presso la Prefettura di Cosenza nel 2019.

«Il compendio termale e  le Luigiane – hanno dichiarato i due sindaci dopo il prelievo forzoso – sono un bene pubblico e qualcuno dovrà iniziare a capirlo subito».

Proprio il fatto che le Terme Luigiane sono un bene pubblico in senso generale e non espressamente delle sole comunità dei due comuni avrebbe dovuto spingere i due sindaci ad essere prudenti e a tenere in alta considerazione tale valore, annullato dalla loro azione di acquisizione con la forza del vecchio stabilimento e della sorgente.

Adesso, con il contenzioso legale, il tutto passa nelle mani degli organi giudiziari  che non si sa quando si potrà avere un giudizio  di merito, incidendo sulle procedure del concorso per la ricerca del nuovo sub concessionario.

«Il tempo  e la Giustizia – hanno dichiarato i dirigenti della Sateca – stabiliranno chi, in questa vicenda, è stato dalla parte della ragione e chi del torto, ma la gestione della cosa pubblica dovrebbe rispondere ad altri canoni e non a pulsioni di odio immotivato».

Tutto questo, nel silenzio inquietante della regione Calabria, pur essendo proprietaria delle acque, sia da parte del presidente f.f. Nino Spirlì, che dell’assessore di competenza Fausto Orsomarso, intervenuto con dichiarazioni generiche e confuse, e ancor più grave dei consiglieri di minoranza, tra i quali, Carlo Guccione, firmatario della proposta di legge regionale che nel 2015 diede carta bianca ai due comuni di curare la gestione delle acque  tramite la presentazione di un progetto funzionale allo sviluppo delle Terme stesse.

Un progetto presentato e mai approvato dalla stessa Regione per non conformità della documentazione progettuale, portando, comunque, il presidente Mario Oliverio, con ordinanza n° 16199 del 18 dicembre 2019, ad affidare ai due comuni la concessione per un periodo di trent’anni a partire dalla data fissata dalla legge 152/2006.

Alla luce degli eventi sopra descritti, a differenza degli attuali consiglieri regionali che continuano a mantenere una posizione di totale disinteresse, tranne che nel consigliere di maggioranza  Pietro Molinaro inascoltato, intervenuto sul presidente Spirlì per una risoluzione del problema, il presidente Oliverio sollecitato ci ha fatto conoscere alcune sue considerazioni: «Quello che sta accadendo è un delitto, e anche il segno dei tempi che si vivono in Regione. Quello di affidare ai Comuni la delega in materia è stata una sciocchezza, escogitata e proposta dal consigliere Guccione al Consiglio regionale che l’ha approvata senza rendersene conto».

«Ora – ha aggiunto – in assenza di una guida ed un riferimento in Regione, si rischia davvero quanto tu dici (la chiusura a tempo indeterminato delle Terme). Sarebbe il caso che i lavoratori  ed i sindacati risollevassero con forza la questione senza perdere tempo. Anche se, devo dirti, che per la situazione che si è determinata in Calabria nessuno (dei consiglieri ed autorità governative) è disponibile ad assumere iniziative che possano essere interpretate male o utilizzate per incorrere in vicende giudiziarie».

A questo punto, chi può essere colui o istituzione che può sbloccare tale contrasto e dare continuità occupazionale ai 250 lavoratori  attraverso una regolare funzionalità delle Terme Luigiane? Che fine faranno tutte quelle attività commerciali, anche degli ambulanti e degli affittuari di appartamenti, alberghiere e di ristorazione che gravitano nell’area con la sua chiusura in assenza di altri beni materiali ed immateriali?

Ma, soprattutto, si può mai impedire ai curanti delle Terme Luigiane, il cui numero, al di fuori dello scorso anno condizionato dall’effetto della pandemia, si è vista una presenza  attorno alle ventiduemila unità per oltre cinquecento mila cure, di soddisfare le loro esigenze curative sanitarie? Chi può mai dare una risposta esauriente a tali quesiti necessari ad avere una risposta immediata?

Probabilmente, con l’assenza totale della Regione ed alla luce delle preoccupazioni finali  espresse dal presidente Oliverio, la salvezza potrebbe arrivare dalla magistratura su sollecitazione della Procura della Repubblica di Paola. È quanto in tanti si chiedono in questi momenti, a cominciare dai lavoratori e dai curanti. (rcs)

Terme Luigiane, recuperati con ‘la forza’ i beni di proprietà comunale

di FRANCO BARTUCCI – Non doveva succedere, ma è accaduto, quanto i sindaci di Acquappesa, Francesco Tripicchio, e di Guardia Piemontese, Vincenzo Rocchetti, avevano preannunciato, ossia un’azione forzosa unilaterale per il recupero di quei beni di proprietà comunale insistenti nel compendio termale.

Pur in mancanza di una autorizzazione, da parte di un’autorità giudiziaria, il recupero si è regolarmente svolto nella giornata di ieri (venerdì) nei pressi dell’area delle sorgenti e della porta d’ingresso del vecchio stabilimento “San Francesco”.

Tutto è avvenuto alla luce del sole, alla presenza dei due sindaci con indosso la fascia tricolore, circondati in modo sparso da tanti lavoratori che protestavano, mentre i vigili urbani si avvicinavano verso la porta d’ingresso dello stabilimento per accedervi dentro in modo forzoso, fermati nei pressi dal legale della Sateca, avv. Enzo Paolini, che chiedeva l’esibizione del documento legale che consentiva l’appropriazione dei beni senza che questo venisse mostrato, facendo vedere ch’era in possesso delle chiavi del portoncino d’ingresso; mentre le forze dell’ordine guardavano a distanza.

Soltanto al verificarsi del tafferuglio tra i lavoratori, che occupavano l’area dell’ingresso, ed i vigili urbani, che facevano pressione spintonando per entrare, sono intervenuti per calmare lo stato di  forte agitazione che si era venuto a creare, consentendo ad un operaio con una mazza di forzare ed aprire la porta d’ingresso dello stabilimento. Un’azione illegittima che viene compiuta, in mancanza di un provvedimento giudiziario di un magistrato, alla presenza delle forze dell’ordine.

Un precedente unico, che stravolge il senso della legalità, in quanto le stesse autorità istituzionali sapevano e nessuno è intervenuto per impedirlo e condurre il tutto nei giusti canali della correttezza democratica e delle regole che esistono in materia. Può mai un proprietario di un immobile sfrattare un inquilino senza il dovuto documento di sfratto emanato da un magistrato? 

Eppure la Sateca, i cui rappresentanti legali erano presenti, aveva sottoposto due giorni prima dell’azione forzosa una proposta di accordo ai due Comuni, in cui in cambio della percentuale di acqua necessaria alla sopravvivenza dell’azienda restituiva tutto e rinunciava a qualsiasi contenzioso e anche alla partecipazione al futuro bando. I sindaci sapevano e nulla hanno fatto per impedire che tutto ciò accadesse a tutela dello stato occupazionale dei lavoratori e contestualmente a tutela del diritto di quei 22mila curandi abitudinari ed affezionati ad usufruire annualmente dei benefici delle cure termali delle Terme Luigiane.

«La Sateca – hanno dichiarato i due sindaci di Acquappesa e Guardia Piemontese – ci sta impedendo di concludere l’iter di redazione del bando pubblico per l’affidamento, in sub concessione, dei servizi termali. Il non voler restituire i beni di proprietà comunale e le sorgenti, che la Regione Calabria ha affidato a noi in concessione. L’atteggiamento fisicamente ostativo, da parte dei vertici della Sateca, dei legali della stessa società e di taluni dipendenti, che si sono frapposti dinanzi i cancelli delle sorgenti termali, impedendo le attività di appropriazione da parte delle nostre amministrazioni comunali – tra l’altro in presenza delle Forze dell’Ordine e della Polizia locale – è un qualcosa di umanamente incomprensibile, che va condannato e che sarà oggetto di azioni giudiziarie immediate! Il compendio termale e  le Luigiane sono un bene pubblico e qualcuno dovrà iniziare a capirlo ora!».

Proprio il fatto che le Terme Luigiane sono un bene pubblico in senso generale, e non espressamente delle sole comunità dei due Comuni, avrebbe dovuto spingere i due sindaci ad essere prudenti e a tenere in alta considerazione tale valore, annullato dalla loro azione di acquisizione con la forza del vecchio stabilimento e delle sorgenti.

La Sateca, da parte sua, ha emanato il seguente comunicato: «Per decisione dei sindaci di Acquappesa e Guardia Piemontese, si è decretata la fine dell’attività termale delle Terme Luigiane. Con un inaudito sopruso – che sarà certamente perseguito dalle autorità giudiziarie competenti – si è proceduto oggi allo spoglio violento di beni detenuti da Sateca e riconosciuti come indispensabili per svolgere attività di servizio termale, con ciò perpetrando reati in flagranza ed al cospetto delle forze dell’ordine. E ciò senza che le Amministrazioni procedenti, nonostante le esplicite richieste rivolte loro, abbiano potuto esibire un qualsiasi titolo esecutivo, ordinanza, provvedimento, convalida, o qualsiasi atto abilitante il rilascio e lo spoglio violento. Dipendenti e cittadini intervenuti a difesa dei loro diritti e di quelli dell’azienda che da quasi 100 anni assicura il loro lavoro, hanno subito una vera e propria carica da parte della polizia municipale».

A questo punto ci si chiede: ‘è così che si tutelano gli interessi di una comunità che ora rimarrà senza servizio e senza lavoro? Potranno i Comuni – quello di Acquappesa come è noto in predissesto – assicurare di che vivere alle oltre 250 famiglie di dipendenti?’ Il tempo – e la Giustizia – stabiliranno chi in questa vicenda è stato dalla parte della ragione e chi del torto, ma la gestione della cosa pubblica dovrebbe rispondere ad altri canoni e non a pulsioni di odio immotivato. Nel frattempo continuiamo a chiederci infine: ‘la Regione titolare delle acque, esiste ancora in Calabria?”.

Come se ne potrà uscire per tutelare lo stato occupazionale dei lavoratori, e contestualmente il diritto dei curandi, ad avere l’opportunità di usufruire delle cure termali con un conflitto legale ormai aperto? Data la situazione, la strada possibile come hanno affermato i lavoratori ed anche i consiglieri di minoranza dei due comuni «è quella di trovare un bravo commissario capace di risolvere la vertenza in atto, cominciando a verificare la reale portata delle acque termali, la cui volontà dei due sindaci, in base al regolamento di distribuzione delle acque approvato, è quella di spacchettarla in percentuali per essere portata negli alberghi; di capire se tale operazione  può essere fatta, date le proprietà chimiche, fisiche biologiche dell’acqua sulfurea delle Terme Luigiane e con quali costi a carico degli albergatori; di verificare prima della indizione del bando quali e quanti sono le manifestazioni di interesse di soggetti imprenditori  favorevoli verso tale prospettiva. Il tutto nella garanzia della massima legalità e trasparenza».

Nel frattempo é auspicabile che la controversia si superi bonariamente in modo da consentire ai lavoratori e ai curandi di esercitare i loro diritti  per lo stato occupazionale e di cura, ai fini di un supporto di difesa del loro stato di salute. (rcs)

Molinaro (Lega): La Giunta regionale cambi atteggiamento verso situazione delle Terme Luigiane

Il consigliere regionale della LegaPietro Molinaro, ha chiesto alla Giunta regionale di cambiare atteggiamento «tteggiamento rispetto alla vicenda delle Terme Luigiane, e lo faccia immediatamente e radicalmente».

«Oggi (il 5 febbraio ndr) – ha detto – alle Terme Luigiane è successo quello che non doveva succedere. Scene di tensione e violenza fisica, provocati anche dalla totale assenza ed indifferenza della Giunta regionale della Calabria, rispetto ad un contenzioso tra i Comuni di Guardia Piemontese e Acquappesa, da una parte, e la Sateca dall’altra, con la mortificazione del personale che sta manifestando da settimane le proprie preoccupazioni».

«È vergognoso – ha concluso – che la Giunta regionale, da diversi mesi, sia sorda agli appelli di tanti, compreso il mio, affinché assuma un’iniziativa di mediazione, in grado di evitare l’uso della forza da parte dei Comuni». (rcz)

Questi ultimi, si sono impossessati  del compendio termale, con il rischio di licenziamento per oltre 250 lavoratori, ed altre pesanti ricadute economiche per le imprese del territorio.E senza tener conto che SATECA sostiene che l’atto sia totalmente illegittimo.

Tutte le risorse termali sono affidate dalla legge alla Regione Calabria, che li deve gestire in nome e per conto di tutti i cittadini calabresi, ed è inaccettabile che la Giunta regionale li gestisca con questa totale irresponsabilità.

Con la netta chiusura dei due sindaci di complica la situazione delle Terme Luigiane

di FRANCO BARTUCCI – Si complica ancora di più la situazione delle Terme Luigiane per la netta chiusura dei due sindaci che con una nuova lettera pretendono dalla Sateca, per la giornata di lunedì 1° febbraio, la riconsegna di tutti i beni del compendio termale non ancora  restituiti, ovvero: falegnameria e magazzino materiali – officina, laboratorio Pura, sorgenti Termali e relativo piazzale, stabilimento “San Francesco” ed area esterna comprensiva di vasche maturazione e coltivazione alghe, uffici amministrativi, nonché tutta l’area residuale del compendio con eventuali immobili non utilizzati insistenti.

Qualora la Sateca non si presenterà a riconsegnare i suddetti beni, i due sindaci hanno predisposto per la giornata del  5 febbraio  una loro acquisizione unilateralmente, «ai sensi di legge e con l’ausilio della Forza  Pubblica stante la natura pubblica dei beni facenti parte del patrimonio indisponibile degli stessi Enti».

Una lettera inviata per conoscenza al Prefetto di Cosenza, al  Procuratore della Repubblica di Paola e alla Legione Carabinieri Calabria di Guardia Piemontese. Stranamente non hanno avvisato il Questore di Cosenza, il presidente della Giunta Regionale della Calabria, Nino Spirlì, e neanche l’assessore alle Attività Produttive Fausto Orsomarso della Regione Calabria.

Ancora più grave appare un’altra lettera  avente come oggetto la “Richiesta di un intervento di forze dell’Ordine per attività di Ordine Pubblico”, che i due sindaci hanno inviato al  Prefetto di Cosenza, al comando dei Carabinieri di Paola, alla Stazione di Guardia Piemontese Marina, alla stazione CC  Forestale di Cetraro, alla Compagnia Guardia di Finanza di Paola, alla tenenza della Guardia di Finanza di Cetraro, alla Tenenza della Guardia di Finanza di Scalea, al Commissariato di Pubblica Sicurezza di Paola. In particolare con tale lettera  chiedono  alle autorità sopra indicate di voler predisporre per lunedì 1° e venerdì 5  febbraio un servizio  di Ordine Pubblico «e tutto quanto necessario  – è scritto nella lettera – per evitare possibili violazioni delle norme di mantenimento dell’ordine pubblico e situazioni di agitazione».

Un atteggiamento autoritario predisposto anche  in occasione del primo appuntamento fissato per la consegna degli immobili del  5 e 8 gennaio, con la predisposizione della chiusura di accesso al compendio termale, venuto poi meno a seguito della presentazione dei legali rappresentanti della Sateca  all’incontro fissato per il 5 gennaio, in cui si è proceduto all’accordo di consegna dei beni come richiesto dai due sindaci.

Quanto è stato deciso con la nuova azione di consegna dei beni e della loro acquisizione unilaterale, per la giornata di lunedì 1 febbraio e venerdì 5, a seguito del rifiuto da parte della Sateca di accettare la data del 30 novembre 2021 per la riconsegna dei beni del compendio termale, strettamente legati alle attività  di servizio delle cure termali, alle due amministrazione comunali, costituisce un’azione gravissima che lede il diritto al dissenso da parte dei lavoratori quando viene meno e messo in pericolo il loro stato occupazionale tutelato dalle norme di legge. Nel doppio passaggio dei beni concordato nella Prefettura di Cosenza l’8 febbraio 2019 le parti stabilivano che la Sateca poteva continuare, dopo la scadenza del 31 dicembre 2020, a svolgere le sue attività di servizio per le cure termali fino a quando non veniva individuato un nuovo soggetto gestore delle acque termali.

I lavoratori, che sono in agitazione da quando questa vicenda si è espressa nei termini fortemente conflittuali, all’apparire di queste due ultime ordinanze sono andati su tutte le furie, sedati dal referente del Sindacato Cisl provinciale, Gerardo Bianco, come dal presidente dell’Associazione “Comitato lavoratori Terme Luigiane”, Giuseppe Tucci, convinti che l’incontro fissato dal Prefetto di Cosenza per martedì 2 febbraio avrebbe chiarito le cose e portato i due sindaci a più miti comportamenti nel rispetto della legalità.

«I due sindaci – dicono i lavoratori – si vogliono riprendere tutti i beni senza nessun titolo giudiziario in loro possesso con un’azione unilaterale. Vogliono che la Sateca vada via il 30 novembre, anche se non ci fosse il nuovo subconcessionario. In un periodo così difficile, utilizzano impropriamente il loro mandato, affamando senza alcuna logica un intero comprensorio ed esponendo i propri cittadini a  spese legali sempre più ingenti che stanno sostenendo e andranno a sostenere perché la Sateca, i lavoratori e tutti gli operatori del comprensorio addebiteranno ai comuni tutti i danni che subiranno».

Una vicenda che finisce per coinvolgere anche tutti quei curandi che, annualmente (i dati parlano di una media di 22 mila all’anno), si recano alle Terme Luigiane per effettuare le cure termali utili al loro stato di benessere. Il futuro del servizio termale, data la situazione che si prospetta, appare fortemente in dubbio e a rischio chiusura, salvo interventi appropriati delle autorità politiche e giudiziari superiori.

«Siamo stanchi di queste azioni  arbitrarie – dicono sempre i lavoratori – volte solo all’estromissione immediata dell’azienda che ci garantisce il lavoro e lo stipendio. Abbiamo sempre agito nel pieno rispetto della legge. Abbiamo manifestato sempre civilmente. Nonostante ciò, i sindaci continuano ad avanzare richieste di militarizzazione della zona termale, allertando tutte le forze dell’ordine presenti nel territorio locale e provinciale, paventando disordini di sorta. Siamo lavoratori di un’azienda che si è sempre distinta per la legalità, per non essersi mai macchiata in ottanta anni di servizio, circondandosi  di persone e collaboratori seri e laboriosi».

Da parte sua, il sindacato Cisl, con il segretario Gerardo Calabria, è riuscito ad ottenere dal Prefetto di Cosenza per martedì 2 febbraio un incontro confronto tra le forze sindacali e i due sindaci di Acquappesa e Guardia Piemontese.

«I primi cittadini – dichiara il sindacalista – hanno deciso di richiedere la restituzione di tutti i beni del compendio, compresi quelli che servono per la ripresa delle attività termali. L’auspicio è che il vertice convocato per questo martedì possa dipanare le contrapposizioni sorte tra le parti; diversamente, non si comprende come si possa garantire la conservazione dei posti di lavoro, come più volte dichiarato e ribadito dagli stessi sindaci, nonché il prosieguo delle attività termali».

I sindaci, intanto, attraverso gli organi d’informazione, fanno sapere stamani che non andranno all’incontro di martedì convocato dal Prefetto in quanto si è fatta troppa strumentalizzazione da parte dei lavoratori e del sindacato.

«Contro di noi – dicono – ci sono  state offese e strumentalizzazioni, e così non si va da nessuna parte. Pur avendo dato una nostra disponibilità al Prefetto di partecipare all’incontro, finalizzato a chiarire una volta per tutte, le intenzioni delle nostre amministrazioni comunali, di procedere nell’iter già avviato, in aggiunta a tutte le tutele possibili per i lavoratori, nel pieno rispetto delle vigenti normative; riteniamo che alla luce delle dichiarazioni del rappresentante del sindacato Cisl è evidente che non siamo più disposti ad accettare simili offese e strumentalizzazioni non partecipando all’incontro prefettizio. La delicata fase in atto, dovrebbe consigliare l’assunzione di atteggiamenti aperti al confronto, in particolar modo dinanzi a due amministrazioni comunali, che non stanno facendo altro che tutelare gli interessi delle rispettive comunità e dei territori, nel pieno rispetto delle leggi».

Ma i lavoratori non hanno chiesto un confronto dialogo con arbitro il signor Prefetto di Cosenza per la risoluzione della questione?

«Così stando le cose – è il vociare di alcuni lavoratori – c’è tanta materia per un intervento del ministro agli Interni; anche perché, alla luce della situazione maturata, chi dovrebbe dare l’ordine alle componenti militari informate dai due sindaci di intervento sul territorio del compendio termale per il mantenimento, nella giornata del 5 febbraio, del rispetto dell’ordine pubblico?. Per non dire pure che il Sindaco di Guardia Piemontese si trova nel pieno del periodo bianco della sua gestione del Comune aggravando ancora di più la situazione».

Addirittura, domenica mattina l’assessore al turismo ed al lavoro della Regione Calabria, Fausto Orsomarso, si  è presentato alle Terme su invito dei due sindaci, senza coinvolgere né i lavoratori né la Sateca, promettendo, pur essendo in scadenza, finanziamenti consistenti a sostegno delle Terme Luigiane senza entrare nel merito delle problematiche scaturite dal regolamento di distribuzione delle acque termali e dello stesso bando per la ricerca del nuovo sub concessionario.

La Sateca, intanto, nella giornata di lunedì 1° febbraio non ha accolto l’invito dei due sindaci a presentarsi per la consegna degli immobili di loro appartenenza, inviando loro una lettera nella quale ricordano ancora una volta la loro posizione ed il diritto di continuare ad erogare i servizi termali  per la nuova stagione 2021 fino al subentro del nuovo gestore delle acque termali, che dovrebbe scaturire attraverso il nuovo bando di concorso, pur dichiarando la immediata disponibilità a consegnare i magazzini Pura e il vecchio stabilimento San Francesco, esclusa l’area esterna comprensiva delle vasche di maturazione dei fanghi e coltivazione delle alghe.

Di contro i due sindaci nel pomeriggio di lunedì 1 febbraio hanno convocato nel salone del nuovo palazzo comunale di Acquappesa, ubicato all’interno delle Terme Luigiane, un’assemblea di cittadini dei due comuni (circa una trentina), che attraverso i propri legali, sono stati edotti dei contenuti della lettera della Sateca trasmessa loro in mattinata, arricchendola di alcune valutazioni punto per punto, man mano che si procedeva nella esposizione. Un’assemblea pubblica convocata dai due sindaci per notificare alla cittadinanza la mancata presenza della dirigenza della Sateca, per sancire la consegna dei beni oggetto del contendere, e di conseguenza la libertà di procedere, a norma di legge, senza citare quali, ad azioni coattive finalizzate all’appropriazione unilaterale dei beni del compendio, previste per la giornata del 5 febbraio prossimo.

Tutto questo fa parte integrante di  un verbale redatto contestualmente al termine della riunione dai funzionari dei due comuni, alla presenza del pubblico uditore. Resta il fatto che il sindaco di Acquappesa, nella illustrazione della vicenda, non ha chiarito come gli ha scritto la Sateca nella sua lettera: «In base a quale norma giuridica, in evidente assenza di qualsivoglia titolo esecutivo, pensate di poter procedere il giorno 5 febbraio a porre in essere azioni coattive, addirittura con l’uso della forza, finalizzate all’appropriazione unilaterale dei beni del compendio?».

Ogni cosa poteva essere chiarita stamattina (martedì ndr) in occasione dell’incontro che il Prefetto di Cosenza aveva convocato alle 11, su richiesta del segretario provinciale della Cisl, Gerardo Calabria, saltato per l’assenza dei due sindaci, per come avevano comunicato nella giornata di domenica, in  espressa contrapposizione alla posizione strumentale della Cisl, questa la loro posizione di giudizio, adottata nei confronti delle due amministrazioni comunali. Non resta che aspettare venerdì e vedere quello che succederà. (rcs)

                                                           

Proficuo incontro dei legali della Sateca con i lavoratori delle Terme Luigiane

di FRANCO BARTUCCI – Proficuo incontro, presso le Terme Luigiane, dove i legali della Sateca hanno incontrato i lavoratori con cittadini del territorio e rappresentanti del mondo dell’informazione, per dare comunicazioni sull’acuirsi della controversia con le Amministrazioni comunali di Acquappesa e Guardia Piemontese.

Attraverso i suoi avvocati, Ivan Incardona ed Enzo Paolini, l’azienda ha illustrato la propria posizione sui motivi dell’interruzione delle trattative con i Comuni e le drammatiche prospettive che – così stando le cose – si delineano per l’imminente e le prossime stagioni, anche alla luce delle azioni giudiziarie in corso. La problematica è di estrema importanza per l’intera regione Calabria, a causa dell’impatto fortemente negativo che avrà sull’occupazione e sull’indotto di tutto il comprensorio, oltre che sull’offerta dei servizi al gran numero di curandi delle Terme Luigiane. 

Nell’ultimo incontro, hanno spiegato i legali della Sateca, le amministrazioni comunali, mutando la linea di ragionevolezza sino a qualche giorno prima tenuta, ed espressa ripetutamente nei precedenti accordi siglati dinanzi al Prefetto di Cosenza – secondo cui la gestione temporanea chiesta a Sateca avrebbe dovuto proseguire fino alla definitiva conclusione della procedura di selezione e subentro del nuovo soggetto gestore – hanno inteso imporre una data ultimativa dell’accordo con la società termale. La data come noto  indicata dai Sindaci veniva fissata inderogabilmente al 30 novembre 2021, indipendente dall’effettivo subentro di un nuovo subconcessionario per le acque termali.

I due legali hanno ribadito che la Sateca non ha potuto aderire a tale richiesta rilevando che, qualora alla scadenza del 30 novembre 2021 non dovesse essersi conclusa l’articolata procedura di individuazione e subentro del nuovo gestore, l’attività termale si interromperebbe automaticamente, con gravissime ripercussioni sulla certezza dei posti di lavoro e con drammatici effetti sulla sopravvivenza stessa dell’azienda e dell’indotto di tutto il territorio. La Sateca si è dichiarata, infatti, in crescente difficoltà ad operare in continua situazione di incertezza, senza poter chiudere accordi con tour operator, ottenere finanziamenti da istituzioni e operatori bancari e così via. Manterrà comunque fede all’impegno di restituzione volontariamente assunto con i Comuni, riconsegnando anche lo stabilimento San Francesco.

«In una situazione così drammatica, prendendo atto della irragionevole ed irremovibile  pretesa dei Sindaci, i quali dovranno assumersi la responsabilità dei gravissimi pregiudizi che ciò comporta in termini sociali ed economici – hanno evidenziato i due legali della Sateca – non si può che auspicare l’immediato intervento del soggetto titolare delle acque termali, la Regione Calabria, sinora apparsa silente ed indifferente nonostante le numerose richieste di impegno da parte di personale, sindacato e azienda».

L’incontro,  al termine della presentazione dei contenuti della controversia da parte dei due legali, si è caratterizzato per dei qualificati interventi da parte dei partecipanti che hanno auspicato la soluzione della controversia, anche stimolando una  maggior crescente mobilitazione di  tutti i 250 lavoratori, che vedono gravemente minacciato il proprio futuro. Particolarmente incisivo è stato il discorso di don Massimo Aloia, parrocco delle Terme; come anche quello dell’ing. Rodolfo Trotta, che da tempo segue la questione, come pure quello  della consigliera di minoranza del Comune di Acquappesa, Sandra Ricco; mentre Gerardo Calabria, rappresentante della Cisl, che si occupa della vicenda da molti anni, ha programmato una serie di iniziative da intraprendere con il personale se non ci sarà risposta all’ennesima richiesta di incontro rivolta alla Prefettura di Cosenza.

L’assenza e il silenzio della Regione sono stati sottolineati da molti degli intervenuti. Ha concluso Dante Ferrari, amministratore delegato della Sateca, che ha spiegato come la questione relativa alla subconcessione, insieme alla crisi innescata dal covid ed al taglio del budget dello scorso anno, facciano intravedere un futuro sempre più nero e un serio rischio per la prossima stagione.

L’assemblea si è sciolta con la constatazione che la questione è stata portata nelle mani degli organi giudiziari; ma che il silenzio della Prefettura di Cosenza , rispetto alla richiesta  d’incontro presentata dal segretario Gerardo Calabria, del sindacato Cisl, ed ancor più assordante quello della Regione Calabria nella persona del presidente f.f. Nino Spirlì e dell’assessore Fausto Orsomarso, spingerà i lavoratori ad adottare delle manifestazioni di protesta a breve scadenza. (rcs)