Appello dei lavoratori Terme Luigiane alle rappresentanze politiche calabresi

di FRANCO BARTUCCI – I lavoratori delle Terme Luigiane, attraverso l’Associazione “Comitato Lavoratori Terme Luigiane”, costituitasi tre anni addietro, proprio in virtù dello stato precario e non chiaro della vicenda delle Terme Luigiane, che trovò l’adesione di oltre 1.500 aderenti, tra lavoratori e curanti delle stesse terme con residenza, sia nell’area del cosentino, che in altre località della Calabria ed extra regione, hanno rivolto un appello per un intervento specifico e risolutorio della loro vicenda legato alla funzionalità delle Terme Luigiane.

Il documento, firmato dal presidente dell’Associazione, Giuseppe Tucci, è stato inoltrato: a tutti i politici calabresi, a livello parlamentare e regionale; ai sindaci della fascia tirrenica; alle autorità giudiziarie e sindacali della Calabria, al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ed al ministro degli Interni, Luciana Lamorgese.

Dopo aver raccontato la loro disavventura a partire dal  16 aprile 2016, data di scadenza della subconcessione, i lavoratori dicono nel loro appello che da lì è cominciato un vero e proprio calvario che ha visto «il nostro lavoro precipitare nella costante precarietà fatta di proroghe e di accordi in extremis, e purtroppo oggi anche questo sta venendo meno».

«Oggi – dicono – ci troviamo di fronte ad una situazione paradossale: i Comuni di Acquappesa e Guardia Piemontese hanno intrapreso con la Sateca un confronto privo di regole. Quello che faticosamente si costruisce in una riunione viene, da parte delle Amministrazioni comunali, regolarmente smontato e rilanciato. È il caso degli ultimi scambi epistolari tra Azienda e Comuni, dove si è passati dal paventare, da parte dei comuni, una concessione in comodato d’uso gratuito delle acque e degli immobili, alla richiesta di un canone di concessione per le sole acque di € 120.000,00 che corrisponde al triplo di quanto precedentemente corrisposto dalla Sateca sia per le acque che per l’uso degli immobili». 

«Ci chiediamo – rafforzano i lavoratori nel loro appello – che senso abbia questa richiesta, e se sia la politica giusta soprattutto in un momento storico di crisi del settore dovuto alla ridotta produttività legata al Covid. I signori sindaci di Acquappesa e Guardia Piemontese, anziché favorire un’azienda che nel 2020 ha garantito con grandi difficoltà le attività termali, e di conseguenza il nostro lavoro, triplicano il canone in totale controtendenza rispetto a quanto accade nel resto del mondo dove si tenta di intervenire sulle crisi aziendali con aiuti e sovvenzioni». 

«In tutto questo la Regione Calabria – continuano – proprietaria delle acque, appare poco più di un semplice spettatore, dimenticando il ruolo di controllore che la legge sul termalismo calabrese le impone. Dopo decine di richieste di incontro nostre e del sindacato, siamo stati ricevuti dall’assessore alle attività produttive, al lavoro e al turismo, Fausto Orsomarso, il quale ci ha dato la sensazione che, anziché rendersi promotore di soluzioni fattive, stia giocando da una parte che non è sicuramente quella dei lavoratori».

«Vi chiediamo di raccogliere il nostro appello – scrivono i lavoratori nel loro appello – intervenendo per la tutela del lavoro e la sopravvivenza di 250 famiglie che non vogliono vivere di ristori e/o ammortizzatori sociali. Le Terme Luigiane sono una realtà importante: ogni anno 500.000 cure, 22.000 pazienti, 32.000 presenze negli alberghi di proprietà Sateca, un costo del personale di due milioni e duecentocinquantamila euro (dati da Bilancio) che creano benessere in tutto il comprensorio, senza tralasciare il servizio socio/sanitario che da sempre viene garantito a tutti i cittadini, calabresi e non».

Il documento si chiude chiedendo a tutti un intervento deciso e mirato, che normalizzi in maniera definitiva la gestione delle Terme Luigiane nel rispetto delle regole, della legalità e della trasparenza.

«Le Terme Luigiane sono patrimonio di tutti – così dicono – e non possono essere lasciate in balìa delle decisioni di pochi e non si può ancora una volta pensare di distruggere una realtà che funziona,  in quanto dà lavoro e porta benessere a tutti senza bisogno di ricorrere a denaro pubblico». 

Fin qui, il contenuto dell’appello ai politici calabresi, dal quale i lavoratori si aspettano una intensa partecipazione di interessamento da parte di questi, oltre che di vicinanza al loro stato che finisce per coinvolgere anche le loro famiglie.

«Che fine hanno fatto quei consiglieri regionali del cosentino – manifestano con sofferenza alcuni lavoratori fuori dai documenti ufficiali – che conoscono bene la vicenda, per aver contribuito in passato a predisporre leggi e  norme, che hanno portato a questo stato delle cose, senza registrare finora, da parte loro, alcun intervento  mirato a dare la certezza sulla funzionalità delle Terme e di conseguenza la tutela del loro stato occupazionale? Se per lunedì non avremo alcun segnale in tal senso non ci resta – dicono – che tornare alle manifestazioni di protesta sulle piazze e sulle strade». (rcs)

Cercasi un mediatore istituzionale per risolvere la questione Terme Luigiane

di FRANCO BARTUCCI – Potrebbe essere questo il titolo provocatorio per dare alla vicenda, ormai ben nota, delle Terme Luigiane, un modo nuovo come affrontare e risolvere la questione della  riapertura delle strutture termali per la nuova stagione 2021 che di solito avveniva agli inizi del mese di maggio.

La questione è molto nota, che per la ricerca di un nuovo sub concessionario, attraverso l’indizione di un bando pubblico europeo, ha portato i due sindaci delle amministrazioni comunali di Acquappesa e Guardia Piemontese ad acquisire, in modo forzoso ed unilaterale, tra i mesi di febbraio e marzo, senza  il possesso di alcun atto giudiziario esplicativo favorevole, quei beni ubicati all’interno del compendio termale di proprietà comunale ed utilizzati dalla Sateca per l’erogazione dei servizi termali a quella fascia dei curanti, il cui numero, prima della manifestazione pandemica, si attestava attorno ad una media annuale di 22/25 mila soggetti.

Una vicenda condotta sotto il controllo delle forze dell’ordine, con il beneplacito delle autorità istituzionali competenti a livello provinciale e regionale in quanto informati, e con il disinteresse totale di entrare nel merito dei documenti prodotti dalle due amministrazioni comunali (il riferimento riguarda la predisposizione del regolamento di distribuzione delle acque termali) da parte della Regione Calabria, pur essendo  proprietaria delle acque termali delle Terme Luigiane, che le leggi regionali intercorse nel tempo, tra il 2006 ed il 2015 con relativi atti  e documenti aggiuntivi, ne sanciscono il diritto di proprietà e, quindi, di controllo sulla predisposizioni di progetti mirati amministrativi, di tutela ambientale e di sviluppo stesso del complesso termale. 

Una vicenda triste e vergognosa, che ha portato a produrre denunce penali, sia da parte dei due sindaci che della Sateca presso la Procura della Repubblica di Paola, che non ha prodotto finora alcun intervento risolutorio a far sì che la legalità prevalga su ogni azione scorretta ed illegale prodotta dalle parti, mettendo fortemente a rischio lo stato occupazionale di 240 lavoratori, più indotto e negando il diritto di cura a tutti coloro che annualmente, con costanza e rapporto fiduciario, hanno mantenuto fede alla frequentazione delle Terme Luigiane per trarre vantaggio al loro stato di benessere, grazie alla qualità delle acque sulfuree, per la cura dei loro malanni fisici.

Il tutto è poi aggravato dal disinteresse silenzioso di quei consiglieri regionali che, pur conoscono la vicenda per essersene interessati, non fanno nulla, in ambito istituzionale regionale, per dare il loro contributo alla risoluzione del problema intervenendo sul presidente f.f. della Regione Calabria, Nino Spirlì (completamente assente) e dell’assessore regionale alle attività produttive, Fausto Orsomarso, creando nei lavoratori un senso di abbandono, malessere ed isolamento disumano.

Non è bastato l’appello fatto nell’omelia di Giovedì Santo dal parroco, don Massimo Aloia, nella Chiesa Santa Teresa di Intavolata del Comune di Acquappesa, finalizzato a creare uno condizione di concordia e pace per dare alla questione delle Terme Luigiane uno sbocco risolutorio in nome di un valore assoluto rappresentato dall’affermazione della verità.

«È il tempo che ciascuno si assuma la propria responsabilità, senza pensare al proprio tornaconto personale e politico, ma perseguire il bene della comunità  senza cadere negli egoismi». Ed ancora: «Chi ha un posto di responsabilità politica non può ingannare le aspettative dei lavoratori. Gli obiettivi dovranno essere condivisi altrimenti non si potranno raggiungere i risultati sperati ed utili al bene comune. Se non ci sarà condivisione, la cultura dello scontro prevarrà e porterà all’odio e all’incomunicabilità».

Nel frattempo, la Sateca il 27 marzo scorso, in ottemperanza dell’impegno assunto in occasione dell’incontro svoltosi a Catanzaro, presso la Regione Calabria nella giornata del 23 marzo 2021, su iniziativa dell’assessore Fausto Orsomarso, con la presenza del segretario della Cisl, Gerardo Calabria, della dirigenza della Sateca e dei due sindaci dei comuni di Acquappesa e Guardia Piemontese, conclusosi con un nulla di fatto, ha elaborato, su richiesta del sindacalista, una nuova proposta di apertura della stagione termale per l’anno in corso, da sottoporre all’approvazione dell’Assessore regionale Orsomarso e dei due sindaci Tripicchio e Rocchetti, nell’ambito di una nuova convocazione delle parti interessate ad opera sempre dello stesso assessore, presso la cittadella regionale.

Una proposta giudiziosa e aperta ad uno spirito di collaborazione tra le Istituzioni e la Società, per dare al problema una risoluzione di prospettiva nel rispetto del momento contingente, relativo all’esigenza della ricerca di un sub concessionario, al quale affidare la gestione delle acque termali  nei prossimi quindici anni, nonché  al momento particolare dello stato pandemico del Covid-19 presente attualmente in Calabria ed in particolar modo nella Provincia di Cosenza.

«La ricerca del nuovo – è scritto nella lettera proposta elaborata dalla Sateca – non deve fare dimenticare le realtà esistenti, che devono essere tutelate, oltre che per legge, anche perché rappresentano la storia e la dignità di tanti lavoratori che con la Sateca sono riusciti dignitosamente a realizzare i propri progetti».

«Premesso che l’apertura della nuova stagione – è riportato nella lettera –  comporta con immediatezza degli investimenti finanziari legati alla riorganizzazione di nuovi spazi destinati al servizio di accettazione, studi medici, direzione sanitaria e direzione amministrativa (tutti oggetto dell’espoliazione coatta), sia per la riorganizzazione di tutte le strutture a norma delle nuove disposizioni Covid; nonché della immediata disponibilità del piazzale retrostante lo stabilimento San Francesco, dove sono posizionate le vasche di maturazione del fanghi e dell’immobile denominato falegnameria con il confinante deposito/magazzino».

Tutto ciò sopra specificato si chiede nella lettera in questione la stipula di un nuovo contratto denominato “concessione in precario”, con il quale per la durata della stagione 2021 i due comuni si impegnano a fornire alla Sateca il 100% dell’acqua disponibile dalle quattro sorgenti. A fronte di ciò, la Sateca verserà ai due Comuni un canone con un importo da definirsi, che tenga conto dell’eccezionalità della situazione e dell’investimento che la società deve accollarsi per organizzare una stagione già compromessa. Nel caso in cui, alla data del 1° novembre 2021, i due comuni non avessero ancora individuato l’aggiudicatario definitivo attraverso il bando relativo all’individuazione del soggetto sub concessionario delle Terme Luigiane, l’accordo in questione verrà rinnovato alle stesse condizioni per l’anno successivo e così di seguito di anno in anno.

Una volta firmato questo nuovo contratto, le due Amministrazioni comunali si dovranno impegnare a convocare, con immediatezza, un tavolo tecnico che dovrà chiudere i lavori entro trenta giorni, il quale dovrà stabilire «se, e di quanto, sarà necessario aumentare la quantità di acqua termale destinata alle strutture termali esistenti e di proprietà della Sateca, rispetto a quel 12% stabilito dal regolamento di distribuzione dell’acqua termale, approvato dai due consigli comunali il 24 e il 26 novembre 2020».

Nella lettera si chiede che il tavolo di lavoro, composto da tecnici e rappresentanti dei due comuni e della stessa Sateca, dovrà stabilire, o direttamente o mediante l’ausilio di tecnici esterni nominati congiuntamente o meglio con l’ausilio dell’Università della Calabria ed in particolare del Dipartimento di Ingegneria Idraulica, il quantitativo, espresso in litri al secondo, di acqua termale calda e fredda necessaria per il regolare svolgimento delle attività dello stabilimento Thermae Noivae e del Parco Termale “Acquaviva”.

Una volta che verrà individuato tale quantitativo, i due comuni – è precisato ancora nella proposta –  si dovranno impegnare a fornire tale quantitativo a prezzo di mercato e a non modificarlo più in maniera unilaterale per tutta la durata della concessione. In ultimo, la lettera si chiude auspicando una disponibilità di accettazione da parte delle due amministrazioni comunali  evitando di aggravare la situazione economica e lavorativa dell’intero comprensorio ed esprimendo una disponibilità a partecipare al bando per l’individuazione del sub concessionario che «significa una base di partenza per un ulteriore sviluppo della stazione termale che porti nuova occupazione e benessere alla collettività».

Di tutt’altro tenore, la lettera di risposta dei due sindaci inoltrata alla Sateca nella giornata di mercoledì 7 aprile, con la quale danno la loro disponibilità a consentire la prosecuzione delle attività termali per la stagione 2021, concedendo l’utilizzo delle acque termali, nella quantità totale erogata dalle sorgenti fino al 18 dicembre 2021.

«Nel caso in cui alla data del 15 novembre 2021 – si puntualizza nella lettera – non dovesse essere stata perfezionata l’aggiudicazione al vincitore del Bando per la gestione dei beni comunali del Compendio Termale, entro il termine del 30 novembre 2021 si valuterà la possibilità di definire le modalità e le condizioni per la prosecuzione delle attività  termali per la Stagione Termale 2022».

La lettera dei due aindaci si conclude dicendo: «A fronte di ciò, la Società Sateca dovrà versare ai Comuni concedenti una somma complessiva pari a euro 120.000,00, nelle modalità da concordare, comprensivi dei Canoni concessori che i Comuni sono tenuti a pagare alla Regione Calabria nell’ordine pari a 23 mila euro all’anno». Qualora, dicono ancora «La Regione esonerasse i comuni da tale pagamento, la somma corrispondente sarà detratta dall’importo complessivo».

Un contenuto che stravolge lo spirito collaborativo e di ricerca della soluzione individuata nella proposta della Sateca, che tra l’altro scavalca e rende nulla la mediazione dell’assessore regionale alle attività produttive, Fausto Orsomarso. Infatti doveva essere il documento di base ed analisi su cui lavorare in ambito di una nuova riunione presso la cittadella regionale.

«Conoscere la verità regala all’uomo la giusta forza. Qualunque sia la verità». Una frase pronunciata dallo scrittore Haruki Murakami, che riporta alla meditazione delle parole pronunciate di ricerca della verità da parte del parroco di Intavolata, don Massimo Aloia.

«Constatata l’irragionevolezza dei due sindaci,  l’assenza totale della Regione anche per la “vacatio della governance”, come quella del sindaco di Guardia Piemontese, ed il proclamato dissesto finanziario del Comune di Acquappesa – dicono diversi lavoratori – è tempo dell’azione e non dell’attesa ed è il momento che il ministro degli Interni ed il Governo Draghi intervengano a dare al problema la giusta soluzione, con la nomina urgente di un commissario ad hoc in grado di sviluppare un ruolo di mediazione istituzionale, alla ricerca della giusta soluzione di apertura delle Terme, pandemia permettendo, a tutela dello stato occupazionale dei lavoratori, del diritto alla salute dei curanti,  dello sviluppo del territorio con tutte le sue attività produttive economiche, sociali e culturali»(rcs)

Terme Luigiane: una Pasqua triste per i lavoratori e prospettive di chiusura

di FRANCO BARTUCCI –Per i lavoratori delle Terme Luigiane, come per quelle figure che vi gravitano a seguito di servizi di indotto, è stata anche per quest’anno una Pasqua triste e di forte preoccupazione; mentre lo è di inquietudine per tutti quei curanti che annualmente confidano nelle cure termali “guardiole”, per come il detto storicamente viene pure tramandato nei secoli risalendo all’esistenza in quei territori di un unico comune, appunto Guardia Piemontese per effetto della sua storia particolare ed il patrimonio culturale unico di minoranza nella nostra regione. Quelle Terme oggi dette Luigiane rientrano nei due comuni di Acquappesa e Guardia Piemontese che si trovano uniti nella vicenda ben nota della ricerca di un nuovo sub concessionario a cui affidare la gestione delle acque termali per un periodo massimo di quindici anni o giù di meno.

La Settimana Santa dell’anno in corso, con l’omelia del giovedì santo, ha trovato nel parroco della chiesa di Santa Teresa, in contrada Intavolata, del comune di Acquappesa, don Massimo Aloia, un fervente difensore del diritto al lavoro per tutti quei lavoratori legati al futuro delle Terme Luigiane: «Sulla questione delle Terme Luigiane è necessaria la ricerca della verità, della verità assoluta e non quella ovviamente relativa che appartiene a ciascuno di noi e che non può portare a nessuna soluzione. E’ il tempo che ciascuno si assuma la propria responsabilità, senza pensare al proprio tornaconto personale e politico, ma perseguire il bene della comunità senza cadere negli egoismi, nella prepotenza senza rispettare la dignità della persona che può essere realizzata solo attraverso la difesa del lavoro».

«Chi ha un posto di responsabilità  politica – ha proseguito don Massimo Aloia – non può ingannare, con una presenza continua sui social, le aspettative dei lavoratori facendo ricorso alle menzogne. La Chiesa e il parroco stanno sempre vicino a chi soffre e a chi ha bisogno. Perdere il proprio posto di lavoro, anche se stagionale, produce nell’animo di ciascuno tristezza, sofferenza, incertezza per il futuro. Non ci può essere una divisione nella comunità che porta allo scontro dell’uno contro l’altro. Ci si può dividere per le idee ma non ci si può dividere tra le persone come spesso ricordava San Giovanni XXIII».

«Gli obiettivi – ha detto infine don Massimo Aloia nella sua omelia del giovedì santo nella chiesa di Intavolata – dovranno essere condivisi altrimenti non si potranno raggiungere i risultati sperati ed utili al bene comune. Se non ci sarà condivisione la cultura dello scontro prevarrà e porterà all’odio e all’incomunicabilità».

Fin qui le parole del parroco che aprono al senso di responsabilità e di servizio reale ai lavoratori, alla cittadinanza dei due Comuni ed alla enorme folla di curanti abitudinari delle Terme Luigiane, le cui acque hanno delle proprietà particolari per come ci ha illustrato un chimico che le ha studiate e che dovrebbero essere alla base delle decisioni che dovranno essere prese nella gestione del bando per la ricerca del nuovo o più  sub concessionari.

«Le acque termali Terme Luigiane – ci ha detto il ricercatore chimico – hanno composizione chimico-fisico e biologica di particolare efficacia in medicina termale. Infatti,  sono classificate come acque ipertermali (43-47°C) solfuree salso bromo iodiche e,  in riferimento all’elemento zolfo, come acque solfuree forti, cioè aventi un grado solfidrometrico di 168-175 mg/L, che la caratterizzano come quelle a più alta concentrazione di zolfo in Italia.

Nelle acque sono presenti sostanze organiche di natura planctonica, denominate “bioglee”. Queste sono  utilizzate,  insieme alla microflora che si accresce sui piani di scorrimento delle acque, nella preparazione dei fanghi termali, mediante tecniche di maturazione messe a punto dal centro di ricerca delle Terme Luigiane che le rendono uniche nel panorama termale italiano.

La presenza di “bioglee” potrebbe rappresentare, nel caso in cui le si vorrebbe portare fuori dall’area – un problema per la sicurezza degli utilizzatori delle terapie con acqua termale poiché un loro accumulo, insieme ad altre sostanze organiche, nelle condutture che portano le acque termali fino ai punti di erogazione delle prestazioni sanitarie, potrebbe provocare un inquinamento microbiologico.  La SA.TE.CA S.p.A. per poter utilizzare le acque nel nuovo stabilimento ha messo a punto un protocollo operativo, in grado di eliminare tale rischio attraverso la realizzazione d’impianti a elevato contenuto tecnologico, corredato da un manuale operativo redatto da esperti del settore».

Ecco, si può dire che questa valutazione del chimico esperto va nella direzione di testimoniare una verità sulla vicenda e che va nella giusta direzione di trovare al più presto un accordo tra i due Comuni, la SA.TE.C.A. e la Regione Calabria, per dare il via ad una nuova stagione termale, dal momento che ci si trova già in aprile e di solito nella prima decade del mese di maggio le Terme Luigiane erano già attive nell’ erogazione dei servizi.

Voci di corridoio dicono che la Sateca ha presentato la sua nuova proposta di apertura delle Terme, Covid-19 permettendo, sottoponendola al Sindacato Cisl, che con il suo segretario Gerardo Calabria dovrebbe trovare con l’assessore regionale Fausto Orsomarso il modo come riconvocare le parti e trovare insieme una nuova giusta soluzione alla vicenda. (fba)

 

 

 

 

 

 

 

Terme Luigiane: ultima spiaggia. Oggi incontro dei lavoratori ad Acquappesa

di FRANCO BARTUCCI – Circola la voce negli ambienti territoriali dei due comuni che i primi cittadini starebbero per lanciare un piano “B” risolutorio per la questione delle Terme Luigiane. A queste voci i lavoratori delle Terme in un loro documento hanno chiarito che domani, lunedì, si recheranno in massa al comune di Acquappesa per cercare di avere un contatto ed un confronto con il sindaco Francesco Tripicchio.

Intanto diramano un loro comunicato in cui si dice: «Ormai siamo quasi arrivati ad Aprile e, purtroppo, noi lavoratori delle Terme Luigiane ci prepariamo ad una Pasqua amara all’insegna dell’incertezza per il nostro futuro. Le tante domande che in questi mesi abbiamo posto sul futuro della stazione termale sono rimaste tutte senza risposta e ogni giorno in noi cresce la certezza che stiamo assistendo alla fine dell’ultima importante realtà lavorativa del tirreno cosentino che, nell’indifferenza delle Istituzioni, sta seguendo la fine della Marlane, della Foderauto e della Faini. Sono settimane che chiediamo di essere ricevuti dai sindaci di Guardia Piemontese ed Acquappesa e non riceviamo risposta: le nostre PEC sembrano essere indirizzate all’ignoto e, nonostante i ripetuti “domani vi faccio sapere” del buon vicesindaco di Acquappesa De Caro, questo domani non è mai arrivato. Ai signori sindaci vorremmo fare essenzialmente una domanda: “cosa prevede il piano B?”. Noi lavoratori e le comunità interessate da questa complicata vicenda vorremmo sapere ora cosa succede. Non vogliamo entrare nel merito di questioni che a noi non competono, ma la determinazione con la quale le amministrazioni hanno di fatto impedito alla Sateca di immaginare un futuro, non può che lasciarci senza orizzonti.

«In cosa consiste il piano B? Del famoso bando, nonostante le continue rassicurazioni “a giorni esce” – dicono i lavoratori nel loro documento –  non ne vediamo traccia e in ogni caso non solo non c’è alcuna certezza sulla qualità dei partecipanti (e i nomi che girano non ci rassicurano), ma rispetto al prosieguo del nostro lavoro, è totalmente irrilevante, poiché le strutture in cui veniamo impiegati non sono oggetto del bando. Abbiamo letto la nota della Sateca, inviata alla Cisl, e ci sembra che esprima la volontà di trovare un accordo sul futuro con richieste abbastanza legittime, e voi che intenzione avete? Ci piacerebbe saperlo, ed è per questo che lunedì verremo, anche “senza invito”, al comune di Acquappesa per parlare con il sindaco e sapere cosa prevede il piano B.  Vogliamo continuare a credere che una strada possibile e percorribile per salvaguardare realmente l’esistente, possa convivere con qualsiasi piano di sviluppo immaginato o immaginabile da parte delle amministrazioni».

Fin qui la lettera dei lavoratori, mentre una delegazione del Partito Democratico locale ha avuto la fortuna di avere un incontro e dialogare con il sindaco di Acquappesa senza avere un minimo di disponibilità ad addivenire ad una risoluzione bonaria della questione. Per loro resta la disponibilità a concedere alla Sateca tutta l’acqua necessaria per aprire la nuova stagione termale con termine improrogabile al 30 dicembre 2021 ed un costo di canone da rivedere.

Per la Sateca è opportuno rivedere la percentuale effettiva dell’acqua necessaria all’erogazione dei servizi e cure termali sufficiente a soddisfare le esigenze dei consueti. 22/25mila curanti  abitudinari annuali, che fino al 2019 hanno usufruito delle cure, provenienti da tutta la Calabria e da altre regioni italiane. Che a stabilire tale percentuale fosse un gruppo di specialisti dell’Università della Calabria, senza alcun sospetto di parzialità. Sulla base di questo riconoscimento si potrà stabilire il canone dell’acqua da erogare ai due comuni e di conseguenza alla Regione Calabria

Una volta stabilita la quota necessaria, questa dovrà essere riconosciuta permanentemente negli anni a venire alla Società Sateca, in modo da essere autonoma nella  funzionalità  del proprio stabilimento, assicurando all’organico continuità lavorativa a partire dalla nuova stagione di quest’anno, coronavirus permettendo. Questo porterebbe la Sateca ad un suo atteggiamento di completo disinteresse verso il bando di concorso che i due comuni sono chiamati ad indire per la ricerca del nuovo sub concessionario, eliminando i conflitti presenti e futuri. Tutto questo è stato chiarito in una lettera che la Sateca ha inviato  ai due sindaci senza ricevere alcuna risposta.

Un compromesso che potrebbe far superare l’empasse del momento sarebbe da prendere in considerazione, sulla base  dell’accordo sottoscritto dalle parti l’8 febbraio 2019, presso la Prefettura di Cosenza, la seguente modifica:  «la Sateca può continuare a gestire i servizi termali fino al 30 dicembre 2021 e comunque in caso di impossibilità fino all’effettivo subentro del nuovo sub concessionario nella gestione del servizio»”.

In questo modo i due comuni sarebbero tutelati, sia rispetto alla data da loro richiesta come termine del rapporto, così delle cose impreviste e non considerate al momento, che potrebbero sorgere nel frattempo e ce ne sono già tante. In primo luogo la  “vacatio della governance” regionale, come anche il periodo bianco dell’attuale amministrazione comunale di Guardia Piemontese; un bando non supportato dall’approvazione della regione Calabria, soprattutto in mancanza di quel piano finalizzato alle potenzialità di sviluppo delle Terme Luigiane indicato nelle leggi regionali n.40/2009, n.11/2015 e relative successive deliberazioni 405/2015, 64/2016 e verbale 14 gennaio 2019; come anche lo stesso regolamento di distribuzione delle acque termali approvato solo dalle maggioranze dei due consigli comunali con la disapprovazione delle rappresentanze di minoranza; la mancanza dell’ illustrazione e presentazione del Regolamento e come questo andrà a condizionare il sistema della vita sociale ed economica in quel contesto territoriale, così come ha rilevato al sindaco di Acquappesa la delegazione del Partito Democratico nel corso del loro ultimo incontro; ed infine gli stessi percorsi giudiziari aperti presso la Procura della Repubblica di Paola.

Sono tutti argomenti e posizioni che impediranno o quanto meno rallenteranno di molto la fase concorsuale per la ricerca del nuovo sub concessionario delle Terme Luigiane, nei tempi che i due sindaci rivendicano come possibile al 30 dicembre 2021. Oltre all’iniziativa presa dai lavoratori di presentarsi quest’oggi, lunedì 22 marzo, presso la sede comunale di Acquappesa,  per chiedere al Sindaco spiegazioni in merito al “Piano B”; resta ancora una nuova opportunità prevista per domani, martedì 23 marzo, presso la Regione Calabria, dove, grazie a una richiesta ufficiale fatta dal segretario di categoria del sindacato provinciale Cisl, Gerardo Calabria, le parti interessate  si ritroveranno insieme per decidere sul da farsi. Le soluzioni ci sono e le abbiamo indicate nel servizio. Occorre buon senso e collaborazione reciproca comune guardando e rispettando i tanti curanti delle Terme Luigiane, che hanno anch’essi un legame forte con questo bene, avendo l’ambizione di trovare un ambiente accogliente sano e sereno per un suo percorso di crescita e sviluppo. Che tutti diano un segnale di grande responsabilità e maturità nel dare ascolto ai lavoratori ed ai curanti, a cominciare dal Presidente Spirlì e dall’Assessore Orsomarso.  (fb)

Una mediazione della Regione sulle Terme Luigiane che si è chiusa con un nulla di fatto

di FRANCO BARTUCCI – Un nulla di fatto si è registrato ieri nell’incontro, convocato alla cittadella regionale dall’assessore alle attività produttive, Fausto Orsomarso, con i due sindaci di Acquappesa e Guardia Piemontese, nonché con la dirigenza della Sateca, per superare lo stato di crisi creatosi a seguito del prelievo forzoso unilaterale dei beni immobiliari all’interno del compendio termale e salvare la stagione termale dell’anno in corso. Una vicenda che per l’azione forzosa condotta in modo illegittimo da parte dei due sindaci ha prodotto delle denunce presso la Procura della Repubblica di Paola.

La dirigenza della Sateca, pur avendo espresso all’assessore Orsomarso la propria disponibilità al prosieguo delle attività, in attesa del nuovo sub concessionario che dovrebbe scaturire dall’esito del bando che i due Comuni dovranno porre in essere, nel rispetto dell’accordo raggiunto l’8 febbraio 2019 presso la Prefettura di Cosenza, ha trovato l’immediato disaccordo da parte dei due sindaci, che hanno ribadito la data del 15 dicembre 2021 come ultima occasione di chiusura dei rapporti, lasciandosi liberi ad assumere decisioni di eventuale prosecuzione solo allo stato delle cose che si presenteranno in quel momento.

Tale disponibilità al prosieguo delle attività è stata anche affiancata all’ipotesi, avanzata dall’azienda, di riconsiderare la misura dell’erogazione dell’acqua termale stabilita dai regolamenti comunali recentemente approvati. Tale misura, stabilita per l’attuale gestore in percentuale pari al 12% della portata complessiva, è ritenuta dalla Sateca assolutamente insufficiente a garantire l’approvvigionamento per lo stabilimento Thermae Novae ed il Parco Termale. Questa percentuale dovrebbe essere rivista per consentire a Sateca di essere autonoma e di eliminare ogni conflitto rispetto a tutte le altre iniziative comunali.

Neanche questa possibilità è stata ritenuta dai Comuni meritevole di un approfondimento da parte dei tecnici e/o di autorevoli enti terzi come l’Università della Calabria, che avrebbero potuto – senza sospetti di parzialità – individuare il giusto compromesso tra le necessità di una azienda fornitrice di un servizio pubblico e le Pubbliche Amministrazioni concessionarie della risorsa naturale da valorizzare ed il cui sfruttamento deve essere posto a base di gara pubblica. Tutto ciò, nello spirito di salvaguardare, come previsto dalla normativa, le attività esistenti pur volendo valorizzare le terme e dare spazio a nuove iniziative.

«Assumere l’onere di una stagione termale in pieno periodo pandemico – ha dichiarato la dirigenza della Sateca in un loro comunicato – senza avere la  prospettiva di una possibile continuità, non è praticabile per nessuno che abbia la testa sulle spalle e non voglia precipitare in uno stato di dissesto. A ciò si aggiungono le già gravi difficoltà affrontate dalle aziende del settore lo scorso anno a causa del covid, con una riduzione per Sateca del 75% delle cure erogate. Inoltre, l’azienda si vedrebbe costretta a ripristinare in altri luoghi tutti i beni strumentali (accettazione, studi medici, amministrazione, direzione sanitaria etc.) di cui i Comuni si sono forzatamente impossessati e che sono necessari per l’attività».

«In conclusione – continua il comunicato – alla- rispettosa e ragionevole – volontà di prosieguo delle attività manifestata da parte di Sateca spa, i sindaci Tripicchio e Rocchetti hanno opposto una posizione non trattabile: gestione affidata solo fino al 15.12.2021, poi si valuteranno le condizioni per un’eventuale prosecuzione. Che garanzie avrebbe l’azienda, vista l’abitudine di disconoscere gli accordi presi mostrata dai sindaci non riconoscendo la validità del protocollo firmato in Prefettura nel 2019 e ratificata dai rispettivi consigli comunali?».

«La Sateca – continua ancora il comunicato – ha esplorato ogni possibile formulazione che ne potesse consentire la sopravvivenza. Come è noto per assicurare bilanci in ordine, rispetto delle leggi e garanzie per i diritti dei lavoratori, occorrono atti formali spendibili per garantire investimenti e regolari pagamenti di fornitori e di stipendi. Gli atti che i Sindaci di Acquappesa e di Guardia Piemontese hanno ritenuto non modificabili neanche minimamente nel confronto e con le proposte avanzate da Sateca, purtroppo non consentono di ipotizzare un futuro per le Terme Luigiane e il tentativo a cui stiamo assistendo in queste ultime ore, da parte dei sindaci, di screditare l’azienda sostenendo che durante l’incontro non si sia preoccupata della sorte dei lavoratori è manifestamente falso e infondato».

«La Sateca – conclude il comunicato – da questo punto di vista non accetta lezioni da nessuno, e ha fatto del rispetto dei contratti e delle regole la propria bandiera; in 80 anni  ha creato sul tirreno cosentino una “oasi della legalità” e questo rappresenta un valore che i sindaci dovrebbero essere i primi a volere e dovere salvaguardare».  (rcs)

Il dissesto finanziario per il Comune di Acquappesa potrebbe complicare la questione Terme Luigiane

di FRANCO BARTUCCI – Fare il punto sulle Terme Luigiane, dopo quanto è avvenuto nei giorni scorsi con l’azione forzosa unilaterale adottata dai due sindaci di Acquappesa e Guardia Piemontese, per venire in possesso di quei beni ubicati all’interno del compendio termale di proprietà degli stessi comuni, ed utilizzati dalla Sateca per garantire i servizi termali ai tanti curanti abitudinari degli stabilimenti termali, è alquanto mai necessario alla luce degli eventi verificatisi  in questi ultimi giorni e, soprattutto, con la dichiarazione per il Comune di Acquappesa di dissesto finanziario attuato su richiesta degli organismi di revisori dei conti regionali.

Quest’ultima notizia è stata resa pubblica, attraverso una nota stampa dallo stesso sindaco Francesco Tripicchio, il quale ha tenuto a precisare che, in base all’articolo 244 del testo unico sugli enti locali, con il dissesto finanziario, l’Amministrazione comunale rimane in carica, con il suo sindaco, giunta e consiglio comunale, che assumono l’onere, in questo caso dal 1° gennaio 2020 di ripartire con l’azione amministrativa mediante il cosiddetto bilancio riequilibrato.

Ancora più preciso nella successiva frase: «È stata fatta una scelta di responsabilità, giunta dopo alcuni mesi di riflessione, rispetto alla quale non ci siamo voluti tirare indietro, se non prima di avere avuto la certezza che quasi nulla sarebbe cambiato per i nostri concittadini, sia sotto l’aspetto della pressione fiscale, che per quanto riguarda i servizi. Infatti, gli squilibri strutturali del bilancio, non influiranno in alcun modo sulle tasche degli acquappesani e né sui servizi che il Comune offre loro».

Per il sindaco Tripicchio la situazione di dissesto finanziario per un importo di dieci milioni di euro parte da lontano e cioè dal 1990 se non ancora prima.  «Avremmo potuto iscrivere, in fase di accertamento – puntualizza nella sua dichiarazione il sindaco Tripicchio – il nuovo canone di concessione termale in fase di definizione o altre procedure in entrata in fase di predisposizione, ma non lo abbiamo fatto, proprio perché i bilanci devono essere veritieri».

Esattamente così, le cose debbono essere veritiere e la questione dissesto Terme Luigiane camminano, da oggi in poi, di pari passo e non sembra che quanto è accaduto nei giorni scorsi con l’appropriazione forzosa unilaterale dei beni del compendio termale, utilizzati dalla Sateca per l’erogazione dei servizi curativi sanitari, consentirà al comune di Acquappesa di contare sul canone di concessione termale, essendo tutto bloccato e messo nelle mani della magistratura per l’impugnazione sia del regolamento di distribuzione delle acque termali, che dei comportamenti tenuti dalle due amministrazioni comunali per la vicenda sopra descritta.

Una posizione assunta di acquisizione dei beni senza avere ottenuto un’autorizzazione da parte di un’autorità giudiziaria, e cosa ancora più grave, senza un bene placito ufficiale della Regione Calabria, Ente a cui spetta la proprietà delle acque termali delle Terme Luigiane. Sebbene la legge regionale n.40/2009, che trasforma la concessione da perpetua a temporanea, come la legge n.11 del 27 aprile 2015 e le successive deliberazioni 405/2015, 64/2016, il verbale del 14 gennaio 2019, riconoscono ai due comuni il diritto di concessione delle acque termali e la gestione di un bando per la ricerca di un sub concessionario, a cui affidare il servizio per un tempo previsto massimo, a norma della legge n.152/2006, di quindici anni, prima ancora dell’emanazione del bando stesso, li obbligava all’elaborazione di un crono programma comprendente le fasi ambientale, economico e finanziario per la predisposizione di un progetto tecnico amministrativo, utili alla individuazione di come organizzare un percorso di sviluppo delle Terme Luigiane.

Nulla di questo è stato fatto, se non l’approvazione del regolamento di distribuzione delle acque termali, da parte dei consigli comunali dei due Comuni, con l’opposizione dei consiglieri di minoranza, senza passare dall’attenta valutazione da parte del proprietario delle acque termali, appunto della Regione.

Il dissesto finanziario proclamato, con le Terme Luigiane non funzionanti, in quanto pure sotto vincolo a causa dei processi penali in corso, complica ulteriormente la vicenda per le due amministrazioni comunali, che non avranno né il canone per la concessione e neanche quelle quote finanziarie per le tasse di soggiorno che gli albergatori  dell’area raccoglievano, quanto per i lavoratori e per quel numero abbastanza elevato di curanti, ai quali verrà negato il diritto curativo per la salute, a cui annualmente si sottoponevano.

Alla luce di tutto ciò, sorgono molte domande per il sindaco Tripicchio, che molti lavoratori e curanti si fanno: perché se sapeva dello stato di pre dissesto del suo comune, come anche della disponibilità, da parte della Sateca, di consegnare bonariamente quelle strutture ubicate all’interno del compendio termale di proprietà comunale, ha scelto la forma del prelevamento forzoso unilaterale con danni economici per l’azienda? In una situazione politica locale e regionale debole, con il sindaco ed il consiglio comunale di Guardia Piemontese in decadenza, come anche del consiglio, della giunta regionale e del presidente facente funzioni, non sarebbe stato più conveniente adottare una posizione di maggiore prudenza e saggezza? Se è vero quello che ha detto, e cioè che per gli abitanti del suo comune non cambierà nulla e questo non è vero (basta chiedere a quei cittadini di comuni dissestati), cosa succederà al cosiddetto “bilancio riequilibrato” che dovrebbe partire dal 1° gennaio 2020, nel caso in cui le due amministrazioni comunali verranno condannate per le cause in corso con la Sateca per quanto accaduto nell’acquisizione dei beni nel compendio termale?

La vicenda si è complicata, a meno che le parti si ritrovino responsabilmente ad affrontare il problema in serenità ed in prospettiva, seppellendo l’ascia di guerra, per costruire un futuro di pace e progresso per l’intera area delle Terme Luigiane. Ci vuole un bravo mediatore che sappia riportare la ragione in auge e la lungimiranza progettuale.

Un aiuto potrebbe anche arrivare dall’appello che ha fatto il Presidente di Confindustria Federterme, Massimo Caputi, che ha chiesto al Ministero dello Sviluppo Economico l’attivazione di un tavolo di lavoro per il superamento della crisi. Come non condividere le sue parole, soprattutto ora che per il Comune di Acquappesa è entrato in gioco un dissesto finanziario: «Per noi  è inaccettabile che una delle più importanti aziende termali a livello nazionale possa chiudere i battenti nell’indifferenza generale, soprattutto da parte di quelle istituzioni che dovrebbero avere a cuore la salvaguardia dell’economia e dell’occupazione in territori il cui tessuto produttivo e’ già duramente provato. Confidiamo che il Ministero vorrà convocare il tavolo quanto prima e confermiamo di essere pronti a fare la nostra parte a sostegno di questa importante realtà termale calabrese». (rcs) 

Federterme chiede al Mise apertura tavolo di crisi per scongiurare chiusura Terme Luigiane

Confindustria Federterme ha chiesto al Mise di attivare un tavolo di crisi per scongiurare la chiusura delle Terme Luigiane. Lo ha reso noto Massimo Caputi, presidente di Federterme.

«Non entriamo nel merito – ha detto – delle controversie tra la Sateca ed i Comuni perché la parola è, ormai, passata alla magistratura, ma è per noi inaccettabile che una delle più importanti aziende termali a livello nazionale possa chiudere i battenti nell’indifferenza generale, soprattutto da parte di quelle Istituzioni che dovrebbero avere a cuore la salvaguardia dell’economia e dell’occupazione in territori il cui tessuto produttivo già duramente provato».

«Confidiamo – ha concluso – che il Ministero vorrà convocare il tavolo quanto prima e confermiamo di essere pronti a fare la nostra parte a sostegno di questa importante realtà termale calabrese». (rcs)

In copertina, il presidente Massimo Caputi

Terme Luigiane, Molinaro (Lega): Orsomarso ha tradito il programma del Centrodestra

È lapidario il consigliere regionale della LegaPietro Molinaro, nei confronti dell’assessore regionale Fausto Orsomarso, che «continua a fare una pessima figura nella vicenda delle Terme Luigiane, e con il suo atteggiamento ha tradito il programma del centrodestra».

«Proporrò al mio partito – ha annunciato Molinaro – che la vicenda sia  affrontata in sede politica con il partito di Fratelli d’Italia».

«Fin dal nascere della vicenda – ha detto ancora – l’assessore Orsomarso ha brillato per indifferenza. L’assessore è mancato agli incontri convocati dal Prefetto di Cosenza, è stato in silenzio di fronte al grido di allarme dei lavoratori della Sateca. Anche il sottoscritto ha tentato di smuoverlo dal suo torpore assoluto. Ma nulla è servito. Ieri, i lavoratori della Sateca sono stati costretti, dalla indifferenza di Orsomarso, a manifestare davanti alla Cittadella regionale e sono riusciti ad essere, finalmente, ascoltati solo dal Direttore del Dipartimento».

«Un assessore – ha sottolineato Molinaro – che non tenta nemmeno di capire cosa stia accadendo, tenuto conto che le risorse termali sono di proprietà della Regione Calabria, è assolutamente inaudito. Cosa deve accadere, dopo tutto quello che è accaduto, affinché un assessore regionale si assuma le sue responsabilità, e si muova per la tutela e lo sviluppo delle Terme Luigiane».

«Tutti i calabresi, non solo i lavoratori di Sateca ed i cittadini di Guardia Piemontese ed Acquappesa – ha proseguito Molinaro – hanno il diritto di  avere un assessore regionale che si occupi di una delle principali risorse economiche della nostra regione. Ricordo a tutti che l’assessore Orsomarso non è stato eletto dai cittadini calabresi, ma è stato designato dal partito di Fratelli d’Italia, pertanto, a questo punto è necessario che il partito se ne assuma la responsabilità».

«È in gioco – ha concluso – la credibilità della maggioranza che amministra la Calabria». (rcz)

Terme Luigiane, sit-in dei lavoratori in Cittadella, ma non ci sono Spirlì e Orsomarso

di FRANCO BARTUCCI – Assenti sia il presidente f.f. Nino Spirlì che l’Assessore alle attività produttive Fausto Orsomarso, i lavoratori delle Terme Luigiane, presentatisi stamani alla cittadella regionale, su organizzazione del sindacato provinciale della Cisl di Cosenza, sono stati ricevuti in delegazione dal dirigente Cosentino dell’assessorato, al quale è stato rappresentato quanto i due sindaci di Acquappesa e Guardia Piemontese hanno perpetrato, a loro danno, con la prelazione unilaterale di quei beni ubicati all’interno del compendio termale, necessari allo svolgimento delle attività dei servizi  termali, la cui stagione è ormai prossima alla fase organizzativa con la messa a punto degli impianti e della lavorazione dei fanghi e, contestualmente, delle alghe derivanti dall’uscita delle acque termali.

Con l’intervento effettuato in modo forzoso ed unilaterale da parte dei due sindaci, tutto questo è stato messo a rischio chiusura immediata, tranne se la Regione mostri, quale proprietaria delle acque e della stessa sorgente, violata con l’apertura del cancello d’ingresso durante la fase di prelevamento dei beni, la sua autorevolezza nel gestire la materia, abbastanza delicata creatasi con quanto predisposto dai primi cittadini dei due comuni  durante questa fase a scusa dell’indizione del bando di concorso per la ricerca del sub concessionario o più  sub concessionari che fa intravedere il Regolamento distribuzione delle acque termali.

Sebbene tale regolamento è stato impugnato dalla Sateca presso la Procura della Repubblica di Paola, ed approvato dalla maggioranza dei due Consigli comunali di Acquappesa e Guardia Piemontese, non è detto che trovi accoglienza anche da parte della Regione Calabria, alla quale, a norma di legge, prima ancora di indire il bando di ricerca del sub concessionario,  le deve essere notificato per la relativa approvazione o meno.

A maggior ragione, questo deve essere fatto alla luce della impugnazione che la Sateca ha presentato avverso tale regolamento presso la Procura della Repubblica di Paola. Spetta, quindi, alla Regione Calabria il suo intervento di  pronunciamento in merito, trattandosi che il tutto dovrà essere esaminato e giudicato da un magistrato in fase di esame e dibattimento del ricorso.

Un argomento al centro dell’attenzione a tutela della difesa dei 240 posti di lavoro effettivi che il segretario del sindacato Cisl, Gerardo Calabria, ha posto all’attenzione del dirigente regionale Cosentino dell’assessorato alle attività produttive, il quale si è impegnato nella prossima settimana a riferire il tutto sia al presidente f.f. Spirlì , che all’assessore Orsomarso, anche in funzione di una convocazione dei due sindaci presso la Regione per un chiarimento su come procedere nella gestione della materia. (rcs)

La protesta dei lavoratori delle Terme Luigiane si sposta in Cittadella regionale

di FRANCO BARTUCCI – Non doveva succedere ed è accaduto quanto la Calabria, attraverso i social ed emittenti televisive, ha visto ciò che si è svolto nel compendio termale delle Terme Luigiane con il prelievo forzoso svolto in modo unilaterale su quei beni di proprietà comunale, ma necessari per i lavoratori allo svolgimento delle cure termali per l’anno in corso.

Anche ieri, come lo scorso 5 febbraio, ci sono stati momenti concitati e tra uno spintone e l’altro si è visto cadere per terra il sindaco di Acquappesa e l’amministratore delegato della Sateca.

Oggi, i due sindaci possono andare orgogliosi di aver compiuto la loro opera a giustificazione della pubblicazione di un bando di concorso per l’individuazione di un sub concessionario o più di uno, per effetto di un regolamento di distribuzione delle acque, approvato dai consigli comunali dei due comuni, con il parere contrario delle minoranze, senza la condivisione da parte della stessa regione Calabria, a cui affidare la licenza di gestione per un periodo massimo di quindici anni circa.

Di certo è stata scritta la peggiore pagina di storia delle Terme Luigiane, verso le quali una figura straordinaria e amata da tutti i calabresi sparsi nel mondo, San Francesco di Paola, ne aveva un’alta considerazione, incoraggiando e stimolando le persone ad usufruirne per il loro stato di benessere e guarigione. Proprio questo avrebbe dovuto portare i due sindaci ed i loro sostenitori ad adottare nel governare questa materia prudenza, autorevolezza e conoscenza dello stato delle cose, mettendo a rischio sia lo stato occupazionale dei lavoratori che l’esercizio ed il diritto alla cura di quelle 22mila  persone che, in questi anni, annualmente hanno creato un rapporto fiduciario con le cure che venivano prestate nei vari servizi dal qualificato personale, dando loro dignità e prestigio.

Nella giornata di domani, venerdì 19 febbraio, i lavoratori, guidati dal sindacato Cisl provinciale di categoria, con il suo segretario organizzativo Gerardo Calabria, saranno alla cittadella regionale di Catanzaro per un sit in dimostrativo, con l’auspicio di trovare accoglienza, sia da parte del presidente f.f. Nino Spirlì, che dell’assessore alle attività produttive Fausto Orsomarso.

Su quanto è avvenuto alle Terme nella giornata di ieri è intervenuto il presidente di Confcommercio CosenzaKlaus Algieri, con una nuova dichiarazione: «Basta scontri, le istituzioni intervengano immediatamente convocando un tavolo tra le parti.  Le istituzioni compiano un atto di responsabilità chiamando ad un tavolo i soggetti coinvolti. È il momento di smetterla con gli scontri, bisogna pensare ai lavoratori e alla salvaguardia di un punto economico importante per un intero territorio».

«Il proseguo delle difficoltà relative alla gestione delle Terme Luigiane – ha aggiunto – nata dalla contrapposizione tra la Sateca – società che da più di ottant’anni gestisce l’impianto termale – e i comuni di Guardia Piemontese e Acquappesa, rischia di trascinare nel baratro una realtà economica del nostro territorio da sempre punto di eccellenza. E, con essa, centinaia di posti di lavoro in un periodo, quello attuale, dove le difficoltà legate all’emergenza covid rendono ancora più drammatica la situazione».

«Confcommercio Cosenza – ha concluso – conscia del valore che le Terme Luigiane ricoprono per il territorio provinciale e regionale, lancia ancora una volta un appello alla Prefettura di Cosenza e al presidente f.f. della Regione Calabria, perché compiano un forte atto di responsabilità, convocando immediatamente un tavolo tra le parti il cui obiettivo sia quello di trovare un punto di incontro che metta fine una volta per tutte a questa assurda guerra, che fa male solo ai lavoratori e all’economia di un’intera regione».

Mentre avviene ciò, i due sindaci attraverso una loro nota stampa dicono: «Con la mancanza di collaborazione si è deciso di procedere unilateralmente, dandone preventiva comunicazione  alla Prefettura ed a tutti gli organi competenti. Le ricostruzioni fantasiose e le false  rimostranze della Sateca, non corrispondono ad una realtà dei fatti  che è chiara e lineare. Uno spettacolo indecoroso, che ben rappresenta la mancanza di rispetto che si è avuta verso dei beni pubblici, che appartengono a tutti i cittadini e che la Sateca ha mandato in rovina. Ma su questo capitolo, ci sarà ancora tanto da dire, nei giorni a venire».

«Nei prossimi giorni – concludono i sindaci attraverso il loro comunicato – si provvederà, alle operazioni sullo stato di consistenza dei beni, delle sorgenti termali e delle aree circostanti, anche con l’ausilio di personale tecnico-specializzato, in contraddittorio con la società Sateca».

La guerra continua e a dominare nel tribunale di Paola, come al Tar di Catanzaro, dove da sei anni a vincere sono le carte da bollo con le cause; mentre da quest’ultima dichiarazione  dei sindaci se ne paventa ancora un’altra. Chissà per quanto tempo ancora, con la messa a bando della gara di appalto per la ricerca del nuovo sub concessionario. Avranno domani il presidente f.f. Spirlì e l’assessore Orsomarso la saggezza e la capacità, come la voglia, di porre fine a questa guerriglia in atto per dare dignità lavorativa ai 250 lavoratori e diritto alle prestazioni sanitarie a quei 22 mila curanti che di solito annualmente fino al 2019 hanno affollato le strutture termali delle Terme Luigiane? (rcs)