Il Parco dell’Aspromonte in prima linea nella tutela della biodiversità

Sono 269.775,60 euro la somma di cui è destinatario l’Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte, per realizzare il progetto “Nature”, che mira a proteggere la ricchezza faunistica del territorio e a preservarne gli habitat naturali.

Questo importante progetto, avviato il 15 aprile 2025 e della durata di due anni, è stato finanziato con cofinanziamento nazionale del Fondo di Rotazione.

Nell’ambito del programma Interreg Grecia – Italia 2021/2027, il progetto si propone di affrontare le sfide legate alla salvaguardia delle specie e degli habitat prioritari, sviluppando piani di conservazione, promuovendo campagne di sensibilizzazione e mettendo in atto azioni concrete. La strategia congiunta tra i partner mira a migliorare la gestione dei Siti Natura 2000, contrastando la perdita di biodiversità attraverso interventi mirati ed efficaci.

Il Consorzio di gestione di Torre Guaceto, in qualità di capofila, l’Agenzia per l’Ambiente Naturale e il Cambiamento Climatico (NECCA) della Grecia e il Parco Nazionale della Sila, sono i principali partner del progetto. Il finanziamento complessivo è di 1.282.091,68 euro, di cui 961.568,76 euro (75%) provengono dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale e 320.552,92 euro (25%) da cofinanziamenti nazionali italiani e greci.

Grazie a questo supporto finanziario, l’Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte realizzerà interventi significativi per il monitoraggio e la conservazione di specie protette, tra le quali ha individuato la tartaruga marina Caretta caretta e l’Ululone dal ventre giallo, un anfibio di grande valore ecologico. Contestualmente, il progetto prevede azioni di sensibilizzazione rivolte alla comunità, fondamentali per accrescere la consapevolezza sull’importanza della biodiversità e della sua tutela.

Questo finanziamento è particolarmente rilevante poiché consente all’Ente Parco di intervenire non solo all’interno del proprio perimetro, ma anche al di fuori dei confini territoriali, all’interno delle ZSC (zone speciali di conservazione) ampliando la portata delle sue azioni. Le risorse, interamente coperte dal finanziamento, permetteranno di raggiungere importanti obiettivi di conservazione senza alcun onere aggiuntivo.

«Questo progetto – ha affermato il Commissario straordinario, Renato Carullo – rappresenta un tassello fondamentale per la tutela della biodiversità e la gestione sostenibile del territorio. Grazie alla sinergia con i partner e al supporto finanziario, potremo mettere in atto azioni concrete per proteggere specie simbolo del nostro patrimonio naturale, come la tartaruga Caretta caretta e l’ululone dal ventre giallo».

«Questo programma – ha concluso – non solo rafforza il ruolo dell’Ente Parco d’Aspromonte nella conservazione ambientale, ma ci consente di lavorare in rete con altre realtà di eccellenza». (rrc)

Coldiretti e Terranostra: In Calabria settore agrituristico in crescita

Il settore agrituristico in Calabria continua a crescere con numeri molto incoraggianti. È quanto hanno rilevato Coldiretti e Terranostra Calabria, in occasione del Ponte del 1° maggio, evidenziando come «quest’ultimo ponte di primavera fa segnare alla vacanza in campagna un’onda lunga che stimola gli agriturismi al miglioramento della qualità culinaria ed ad ampliare l’offerta di attività sportive e didattico-culturali, capaci di conquistare sia i grandi che i bambini. A beneficiarne è l’intera filiera agroalimentare a partire dai consumi di cibi e bevande ai quali è destinato secondo la Coldiretti circa 1/3 della spesa turistica».

Nella nostra regione, infatti, il sistema conta su circa  400 strutture attive con oltre 12mila posti a tavola e circa 1500 posti letto, alimentando e sorreggendo anche l’economia di altri settori, soprattutto nelle aree rurali e zone interne. Si pensi solo alla vendita dei prodotti tipici, e che svolge anche un importante ruolo di presidio ambientale del territorio e della biodiversità.

Dal punto di vista geografico – continua Coldiretti –, gli agriturismi svolgono anche un ruolo fondamentale nel presidio del territorio: circa l’80% si trova in zone montane e in aree collinari, con una presenza diffusa nei paesi con meno di 5mila abitanti. Oltre questo la Calabria conta 2049 aziende con almeno un’attività connessa tra le quali 40 aziende che praticano l’agricoltura sociale (dato in crescita) e 94 fattorie didattiche. La multifunzionalità che offre un contributo a mantenere vive le aree rurali più marginali».

I ponti primaverili, dunque, confermano anche l’ascesa dell’enoturismo. Ma ottimi segnali vengono anche dagli altri comparti, come il birraturismo, l’oleoturismo e il turismo dei formaggi, a riprova del fatto che la vacanza in campagna non è più circoscritta alla tradizionale attività di pernottamento, dando la possibilità di turisti di vivere esperienze sempre più complete, nel segno della sostenibilità. (rcz)

Presentato in Cittadella il marchio De.CO identitaria

È stato presentato, in Cittadella regionale, il marchio De.CO, Denominazione Comunale di Origine, attestazione che può essere attribuita da un Comune per riconoscere, promuovere e tutelare i prodotti agroalimentari e artigianali, locali e particolarmente caratteristici del proprio territorio.

All’incontro con la stampa, moderato dal giornalista, Fabio Benincasa, sono intervenuti: il vicepresidente Filippo Pietropaolo, l’assessore regionale all’Agricoltura, Gianluca Gallo, la dirigente generale dell’Arsac, Fulvia Caligiuri, il direttore generale del dipartimento Agricoltura e Sviluppo rurale, Giuseppe Iiritano, il presidente Unpli Calabria, Filippo Capellupo, Manuela Filice, responsabile progetto De.CO identitaria Unpli Calabria, Domenico Cerminara, vicepresidente Unpli Calabria e membro della commissione Ambiente Unpli nazionale, Luigia Granata, designer identitaria, creatrice del logo.

«La Calabria – ha detto l’assessore regionale all’Agricoltura, Gianluca Gallo – si presenta in modo diverso all’esterno modificando il suo racconto, grazie al governo Occhiuto e a quanti stanno lavorando bene ed efficacemente, mettendo in rete il proprio lavoro quotidiano, collegandolo e presentandolo e raccontandolo nel modo migliore possibile».

«Presentandoci con dignità spesso sorprendiamo – ha aggiunto – a questo aggiungiamo le manifestazioni di livello nazionale che facciamo in Calabria con grande professionalità, come il Vinitaly a Sibari. Tutto questo è possibile per un territorio che fornisce sostanza reale, rispondendo con la qualità dei prodotti e dell’offerta messi in campo».

«E ciò – ha proseguito l’assessore – porta alla costruzione dell’orgoglio e della consapevolezza di quello che sappiamo fare e di come lo facciamo. Nessuno ha tutto quello che abbiamo noi, certo siamo nicchia, non abbiamo grandi numeri, ma nel settore agricolo primario e agroalimentare nessuno ha la nostra qualità. A questo punto il coinvolgimento dei territori era quanto mai necessario per fare il passo successivo».

«Il pezzo mancante – ha continuato – è la costruzione dell’orgoglio e della consapevolezza, senza il quale non ci possiamo presentare nel migliore dei modi. Se non ci impadroniamo di questa ricchezza non la potremo mai raccontare agli altri. Tutto questo si costruisce sul territorio – ha concluso l’assessore Gallo – anche con una norma che è stata approvata dal Consiglio regionale su iniziativa del consigliere, Domenico Giannetta, di cui io sono stato il cofirmatario, la norma sulle De.CO, con istituzione di un registro regionale».

Di aspetto identitario dei territori e del lavoro necessario per metterli in rete ha parlato Fulvia Caligiuri: «Le De.CO. sono fondamentali per collegare l’aspetto identitario al territorio. Identità diverse tra di loro e quindi ben vengano queste tipologie di attività, a maggior ragione quelle che cercano di unire. Motivo per il quale si è pensato a un logo unico per racchiude i territori calabresi».

«Le De.CO – ha spiegato Caligiuri – nascono dalla sensibilità di ciascun Comune che dà una denominazione particolare ad un determinato prodotto gastronomico o artigianale, ma anche ad una ricetta o altro. L’unione avviene ora anche visivamente e così tutti i Comuni che avranno istituito una o più De.CO, si uniranno sotto un unico logo identitario delle cinque province».

«Come Unpli abbiamo progettato la De.CO identitaria – ha spiegato il presidente Unpli Capellupo – ed è stato possibile perché la Regione Calabria attraverso l’assessore Gallo ha riorganizzato la denominazione comunale, in modo tale che ogni Comune possa essere messo nelle condizioni di far emergere quanto di buono ha il proprio territorio, dandone una identità chiara e forte».

«Con tutte le Proloco calabresi – ha proseguito – stiamo spingendo affinché emergano le specialità di ciascun territorio, regalando all’esterno un’immagine sempre più positiva. Per questo non posso che ringraziare il governo Occhiuto che dal primo momento si è impegnato per raccontare la Calabria in modo differente, cambiando di fatto la percezione della nostra Regione».

Il vice presidente Pietropaolo, e il direttore generale Iiritano hanno sottolineato l’importanza del progetto De.CO identitaria per valorizzare i prodotti locali non solo agroalimentari, ma anche artigianato e ambiente e rendere finalmente consapevoli i calabresi delle eccellenze agroalimentari presenti sul territorio regionale, di cui andare fieri.

«Il logo delle De.CO identitarie che ho creato – ha raccontato la designer Granata –, commissionato dall’Unpli Calabria, con il patrocinio della Regione, è un marchio riconoscibile che parla delle cinque province calabresi. I soggetti sono stati scelti ad estrazione perché altrimenti sarebbe stato impossibile decidere, perché la nostra regione è ricchissima».

«Per la provincia di Catanzaro – ha spiegato – è stato scelto il ponte Morandi, una veduta del centro storico e il morzello; per la provincia di Cosenza il duomo, il caciocavallo silano; per la provincia di Crotone è stata estratta la colonna di Capocolonna, il pecorino e la ricotta di pecora; per la provincia di Vibo Valentia la rupe e la cipolla di Tropea; per la provincia di Reggio Calabria l’Arena che si affaccia sullo Stretto e lo stocco. Il logo mi è stato commissionato dall’Unpli Calabria, con il patrocinio della Regione».

Manuela Filice e Domenico Germinara hanno raccontato tutto il percorso fino ad arrivare ad oggi con la presentazione del logo. Il progetto della De.CO identitaria per poter fare finalmente rete in modo concreto, attraverso Proloco e Comuni, istituzioni che raccontano i territorio nella loro vera essenza. Lavoro faticoso che ha portato i suoi frutti, con il coraggio di stare insieme e condividere. Occasione reale per valorizzare il territorio regionale. (rcz)

Addio al prof. Armin Wolf, fine studioso della storia della Calabria

di FRANCO CACCIA – Si è spento a Francoforte, all’età di 90 anni, Armin Wolf, noto storico, ricercatore e docente presso l’università tedesca di Heidelberg, nonché autore di svariati testi, tra cui Ulisse in Italia.

La copiosa produzione di libri e ricerche scientifiche merita uno spazio dedicato di approfondimento. In queste righe piace piuttosto sottolineare il legame che il prof. Armin Wolf e la sua signora Inge, hanno avuto con la città di Squillace. Inizialmente oggetto di studio, Squillace è presto diventata il luogo dell’anima per la coppia tedesca al punto da diventare, per lunghi tratti dell’anno, anche la loro casa. Nel giardino della loro abitazione, sita nei pressi del castello normanno, da cui si gode di un’emozionante vista dell’intero golfo di Squillace, sono state seppellite le ceneri della signora Inge, scomparsa negli anni scorsi e medesimo destino, per sua espressa e ferma volontà, avverrà nei prossimi giorni, con le ceneri del prof Wolf.

Sono particolarmente lieto di aver promosso, durante il periodo in cui ho ricoperto il ruolo di assessore alla programmazione e turismo del comune di Squillace, due importanti eventi per il giusto riconoscimento sociale al prestigio del professore. In entrambi i casi, una preziosa collaborazione è stata assicurata dal prof. Salvatore Mongiardo, anch’egli appassionato studioso di storia della Calabria ed amico personale di Wolf, così come preziose sono state le sollecitazioni di Domenico Lanciano, fondatore dell’Università delle generazioni e promotore di svariate iniziative di promozione della cultura e delle tradizioni calabresi.  Gli eventi sono stati l’istituzione a Squillace del Centro Studi e Ricerche della Prima Italia (delibera di giunta comunale n. 26 del 14.04.2021), allo scopo di favorire la promozione e diffusione della storia della Calabria, specie del periodo in cui in questo territorio nasceva la Prima Italia (3500 anni fa).

La carica di presidente onorario di detto centro di ricerche è stata assegnata proprio al prof. Wolf, mentre al dott. Salvatore Mongiardo, è stata assegnata la carica di direttore scientifico. Altro importante e partecipato evento è stato il conferimento della cittadinanza onoraria di Squillace, decisa all’unanimità dei componenti del consiglio comunale protempore, avvenuta nella sala consiliare il 25 settembre 2021.

Personaggi del calibro del prof Armin Wolf hanno il pregio di lasciare una traccia profonda che, si augura, possa essere valorizzata con successivi studi e ricerche per la promozione dell’identità e della potenzialità della Calabria antica e dei suoi meravigliosi borghi. (fc)

[Franco Caccia è già assessore alla Programmazione e Turismo del Comune di Squillace]

Unindustria e sindacati a confronto per il rilancio del lavoro e sviluppo economico

Si è discusso di infrastrutture, mobilità, logistica avanzata, valorizzazione del capitale umano e dei giovani, attrazione degli investimenti, nel corso della riunione svoltasi tra Unindustria Calabria e i sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil.

Il confronto riprende  la serie di riunioni operative già tenute negli ultimi 18 mesi.

Aldo Ferrara, presidente di Unindustria Calabria, e il direttore dell’organizzazione Dario Lamanna, hanno quindi accolto nella sede dell’associazione i segretari regionali delle tre sigle sindacali Gianfranco Trotta (Cgil), Giuseppe Lavia (Cisl) e Mariaelena Senese (Uil).

«C’è grande sintonia d’intenti – ha detto Ferrara al termine dell’incontro –. Abbiamo ravvisato in maniera congiunta quanto sia importante operare per favorire l’attrazione di capitali e stimolare investimenti anche oltre i confini regionali».

«Quanto al tema delle infrastrutture – ha proseguito – non c’è distanza tra imprese e sindacati: riqualificazione delle aree industriali, reti ferroviarie e viarie moderne e sicure e le esigenze di mobilità di persone e imprese non sono negoziabili, ma necessarie. Il tutto nell’ineludibile cornice della legalità e della sicurezza nei luoghi di lavoro: è presupposto imprescindibile l’applicazione dei contratti nazionali di lavoro e con essa la lotta al lavoro sommerso che dà origine a una concorrenza sleale e alla mortificazione di imprenditori seri e lavoratori». 

«A ciò – ha detto ancora Ferrara – si aggiungono visioni congiunte su temi legati alla qualificazione delle imprese come la necessaria interlocuzione con gli Enti di formazione quali Its, Università e Accademie. C’è un capitale umano da formare e valorizzare in un’ottica di sistema, in maniera congiunta, perché si riduca il mismatch tra domanda e offerta nel mercato del lavoro calabrese. Questo è il terreno di collaborazione reciproca che ci vede tutt’altro che controparti».

«È difficile – ha affermato Trotta – richiamare investitori in Calabria con collegamenti precari e difficoltosi. La 106 ionica va completata, così come l’Alta Velocità. Serve che la sicurezza sui luoghi di lavoro diventi prioritaria, così come è urgente mettere a rete la filiera dei saperi con una nuova legge sul diritto allo studio, una legge regionale sul sistema universitario e della ricerca. Imprescindibile poi valorizzare la bilateralità nell’ottica della formazione dei lavoratori e dei datori di lavoro». 

Per Lavia «solo una grande alleanza fra impresa e lavoro può contribuire a sostenere la crescita, lo sviluppo economico e occupazionale di territori e comunità. Prima di tutto, serve rafforzare un impegno comune su salute e sicurezza sul lavoro. Priorità all’attrazione degli investimenti privati, che generano valore aggiunto, forte attenzione alla riqualificazione delle aree industriali. Insieme possiamo contrastare la cultura del no, che genera immobilismo. Serve lavorare per il superamento dei gap infrastrutturali, con la realizzazione, per esempio, di un’Alta Velocità vera. E serve una stretta sinergia, con il mondo delle università calabresi. Su questi temi condivisi, possiamo lavorare insieme concretamente per una Calabria generativa».

Infine, per Senese, «l’Alta Velocità e il completamento della Statale 106 sono determinanti per lo sviluppo della Calabria e quindi del Mezzogiorno intero. La partenza dei lavori su nuovi tratti della Strada Statale 106 rappresenta una notizia importante per la Calabria, ma rischia di diventare un’occasione mancata se non si interviene con urgenza su alcuni nodi cruciali».

«E, poi – ha aggiunto – servono manodopera qualificata, ingegneri, tecnici e materie prime: su quest’ultime siamo di fronte a una vera e propria emergenza legata all’approvvigionamento dei materiali ed è proprio per questo chiediamo alla Regione Calabria un Piano cave aggiornato».

«L’obiettivo – ha concluso – è costruire una società più giusta e inclusiva, pertanto i temi del lavoro povero, dei bassi salari, della differenza dei salari tra uomo e donna a parità di mansioni vanno affrontati con urgenza, altrimenti continueremo a registrare dati impietosi sulla fuga dei giovani all’estero». (rcz)

Irto (PD) presenta la sua ricandidatura a segretario regionale

Al Cubo Cafè dell’Università della Calabria, il senatore del Pd, Nicola Irto, ha presentato le ragioni e gli obiettivi della sua ricandidatura a segretario regionale del Pd Calabria con la sua mozione significativamente intitolata “Ri-Generazione: Territorio, Identità, Futuro”.

«Il Pd Calabria deve alimentare nella piena unità la costruzione dell’alternativa al governo delle destre in vista delle prossime elezioni regionali e delle successive politiche, mettendo al centro anzitutto la sanità, lo Stato sociale, la difesa dei diritti insopprimibili, la legalità, la lotta allo spopolamento e il futuro dei giovani», ha detto il dem, spiegando che si candida «per proseguire il cammino di rigenerazione del partito già avviato insieme a tutte le sue componenti, cosciente che bisogna superare con intelligenza e coraggio particolarismi e frizioni di sorta; archiviare istinti di autoflagellazione; aprirsi il più possibile nei territori; ascoltare, avvicinare e includere le persone; consolidare la nostra identità politica; valorizzare i giovani e innovare sul piano delle regole interne, del linguaggio e degli strumenti di partecipazione».

«Sono grato al Pd nazionale – ha proseguito – che in molte regioni italiane ha anticipato i Congressi per consentirci di lavorare più a fondo all’alternativa di governo. È un’opportunità da cogliere e sfruttare. Siamo chiamati a impegnarci senza riserve per battere le destre, che a Roma come a Catanzaro aumentano i divari territoriali, puntano all’accentramento del potere, smantellano i servizi pubblici, marginalizzano il Sud, specie la Calabria, e mostrano crescente intolleranza per il pensiero diverso, il dissenso, il confronto paritario e l’opposizione democratica».

«Noi ci aspettiamo che tutto il centrosinistra partecipi convintamente a questa battaglia – ha evidenziato – necessaria ed essenziale, di rilancio e riscatto della Calabria, penalizzata e umiliata dai tagli del governo centrale, dal dirottamento delle risorse per lo sviluppo e la coesione e dall’abbandono degli investimenti, a partire da quelli per le infrastrutture indispensabili».

«Come Partito democratico calabrese – ha chiarito il senatore dem – abbiamo una responsabilità netta: dobbiamo scegliere se inseguire questo obiettivo politico, che è alla portata di tutto il centrosinistra, oppure se lasciare campo agli avversari, uniti dalle mire di potere, lontani dal popolo e abituati a nascondere i drammi collettivi con gli effetti speciali e la propaganda sui media».

«Allora – ha continuato – propongo di spingere sull’acceleratore, sia sul piano politico che su quello programmatico. Senza pregiudizi, dobbiamo costruire alleanze nel merito delle questioni e sulla base degli obiettivi, primo tra tutti il rilancio dalla sanità, che versa in una crisi mai vista e per cui scenderemo in piazza il prossimo 10 maggio a Catanzaro, per poi proseguire l’ascolto di operatori, pazienti e utenti, già intrapreso negli ospedali calabresi in accordo con il Pd nazionale».

«Dopo la fase congressuale – ha anticipato Irto – apriremo il ‘Cantiere delle idee per la Calabria’, chiamando a raccolta tutte e tutti coloro che vogliano contribuire alla crescita di un’alternativa partendo dai temi. Stiamo continuando ad aprire molte sedi fisiche dei nostri circoli, continueremo senza sosta e lanceremo l’App del Pd Calabria, che servirà ad aumentare la partecipazione, anche con la possibilità di trasmettere proposte, istanze e segnalazioni».

«Io immagino un partito coeso, dinamico, forte e determinante, vicino ai bisogni e al cuore delle persone, capace di affrontare le sfide locali e globali, di farsi interprete della grande – ha concluso Irto – voglia di cambiamento della comunità calabrese, che deve poter essere rappresentata e deve riavere fiducia, speranza e risposte concrete». (rcs)

Sostegno alle Aree interne, Regione approva cofinanziamento per tre nuove aree

La Giunta regione ha approvato un provvedimento finalizzato a sostenere le nuove Aree Interne selezionate nell’ambito della Strategia Nazionale per le Aree Interne (Snai) 2021-2027.

In coerenza con il Programma Regionale Calabria Fesr Fse+ 2021-2027, Priorità 5, Obiettivo Specifico 5.2, Azione 5.2.1, viene avviata la procedura per il cofinanziamento delle Aree “Alto Ionio Cosentino” e “Versante Tirrenico Aspromonte” con una quota regionale pari a 8 milioni di euro per ciascuna area, a fronte dei 4 milioni di euro già stanziati a livello nazionale.

Tale misura garantisce, come già previsto nel ciclo di programmazione 2014-2020, un apporto regionale pari al doppio delle risorse nazionali, per un totale di 12 milioni di euro per area.

Inoltre, nel rispetto dei principi di equità territoriale e di non discriminazione, è stato deliberato un finanziamento regionale pari a 12 milioni di euro anche per l’Area “Alto Tirreno Cosentino-Pollino”, nonostante la stessa non sia stata ammessa a finanziamento nazionale. Tale decisione consente a questa area, già positivamente valutata nella SNAI 2021-2027, di essere sostenuta attraverso le risorse del PR Calabria FESR FSE+ 2021-2027.

«La deliberazione –  ha spiegato l’assessore Regionale all’Agricoltura e Sviluppo Rurale Gianluca Gallo –  riconosce il ruolo centrale dei presìdi di comunità nelle Aree Interne e rafforza l’impegno della Regione Calabria nella piena attuazione della Strategia Nazionale per le Aree Interne, contribuendo in maniera concreta allo sviluppo sostenibile e inclusivo dei territori più fragili e marginali». (rcz)

 

Mammoliti (PD): Regione si attivi si attivi per evitare Cig e contratti di solidarietà ai lavoratori

«Gli operai forestali della Calabria non possono essere trattati come numeri e con meri approcci burocratici». È quanto ha detto il consigliere regionale del PD, Raffaele Mammoliti, chiedendo alla Regione di attivarsi, tempestivamente, per scongiurare la prospettiva, per la fine della legislatura, dell’attivazione della CIG e/o dei contratti di solidarietà. 

«Dopo l’encomiabile lavoro di riforestazione che ha consentito alla nostra regione di passare da 265.000 ettari a oltre 478.000 di patrimonio boschivo, gli operai non solo non usufruiscono del rinnovo del contratto integrativo regionale, scaduto da anni, ma percepiscono il TFR con ritardi inaccettabili e con risorse disponibili insufficienti», ha denunciato il dem che, durante la discussione per l’approvazione del bilancio di previsione 2025/2027 dell’Azienda Calabria Verde, avvenuta nel corso della seduta della II Commissione, ha sottolineato «queste criticità, oltre quella già ipotizzata da parte dei dipartimenti competenti». 

«Occorre, dunque – ha rilanciato – una vera inversione di rotta. C’è bisogno di un vero piano forestale che fissi obiettivi e ne monitori l’attuazione».

«Presenterò – ha annunciato – un’apposita proposta per chiedere di voler impiegare i risparmi ottenuti dal pensionamento di oltre 1026 operai a tempo indeterminato degli ultimi 2 anni per attivare l’assunzione di almeno 2000 operai, tecnici e impiegati a tempo determinato. Tale scelta è improcrastinabile soprattutto nelle aree interne per garantire il presidio del territorio, per affrontare concretamente il cambiamento climatico e il rischio idrogeologico in atto». (rrc)

Ad un mese dalla sua morte Catanzaro ricorda Franco Frontera, il medico di Natuzza Evolo

di MARIO TANGARIAd un mese esatto dalla morte del prof. Franco Frontera, mi torna tra le mani  il libro che il famoso medico catanzarese aveva scritto qualche anno fa insieme a sua moglie Lucia Bisantis, interamente dedicato al “sangue” di Natuzza Evolo, Il sangue di Natuzza si fa scrittura. La verità sulle emografie, un saggio curato per la Pellegrini Editore dal giornalista Arcangelo Badolati e in cui Franco Frontera racconta delle mille occasioni in cui Natuzza Evolo venne ricoverata nella sua clinica a Catanzaro, il Sant’Anna Hospital, per le sua patologia cardiovascolare e per le sofferenze che la stessa mistica di Paravati viveva durante la settimana Santa.

Scrive lo stesso prof. Frontera nel suo libro: «Natuzza iniziò a ricoverarsi nella clinica “Sant’Anna” nel 1974, nonostante all’epoca la nostra struttura sanitaria fosse mono specialistica per Ostetricia e Ginecologia e tale sarebbe rimasta fino al 1989, quando sarebbero stati attivati altri reparti fra cui quello di Medicina Interna. La circostanza per la quale Natuzza decise di ricorrere alla nostra struttura, ci meravigliò molto. Ogni cosa, tuttavia, nella sua vita ha avuto un senso che è inizialmente sfuggito alla umana comprensione».

Ed anche sulla scelta della clinica da parte di Natuzza il prof. Frontera ricorda che: «considerando che ogni scelta di Natuzza, ogni comportamento, erano indirizzati dall’angelo, ritengo che anche la volontà di affidarsi alla clinica “Sant’Anna” abbia fatto parte di un disegno della Provvidenza Divina».

Ma chi era Franco Frontera? 

«Il professore Franco Frontera – scrive in una nota il sindaco Nicola Fiorita il giorno della sua morte, è stato una personalità importante per la città di Catanzaro non solo in campo medico, ma anche in quello sociale, imprenditoriale  e sportivo, essendo stato tra le altre cose dirigente e azionista dell’Unione Sportiva Catanzaro ai tempi della serie A. Ma il suo più grande capolavoro è stato il Sant’Anna Hospital che ha portato a livelli altissimi di eccellenza, soprattutto in materia di cardiochirurgia, con un notevole afflusso di pazienti in cerca di una “Sanità Qualificata” e invertendo per un periodo la cosiddetta migrazione sanitaria una delle piaghe della nostra regione e soprattutto creando posti di lavoro qualificati e un indotto per la città di Catanzaro». 

La sua vita in realtà sembra quasi un romanzo

Lo studioso nasce a Savelli, in provincia di Crotone, il 23 settembre 1926 e consegue la maturità classica nel 1944. Studente straordinariamente bravo e capace brucia le tappe. Iscritto alla facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Bari nell’anno Accademico 1944-45, prosegue poi gli altri cinque anni di studi presso l’Università di Napoli e si laurea il 29 Luglio 1950 con 110/110 e lode.

Dal 1950 al 1962 è assistente presso la Scuola Ostetrica di Catanzaro, svolgendo attività di reparto, di ricerca e di didattica. Nel luglio 1954 consegue il Diploma di specialista in Ostetricia e Ginecologia con 70/70 e la lode, e nell’anno 1970 ottiene la Libera Docenza universitaria in Patologia Ostetrica e Ginecologica. Nella sessione estiva 1971-72 consegue l’Idoneità Nazionale di Primario Ostetrico-Ginecologo. 

Il 24 marzo 1962 è l’anno della svolta per la sua vita professionale ma anche per la sua vita personale. È l’anno in cui inaugura la Casa di Cura “S. Anna”, struttura mono specialistica in Ostetricia e Ginecologia, nella quale, nell’arco dei primi 25 anni di attività, sono venuti alla luce oltre trentamila neonati. 

All’inizio degli anni ’90 la casa di cura viene dotata del Poliambulatorio Gamma, un centro di diagnosi direttamente collegato alla clinica, e alla fine degli anni ’90, Franco Frontera dà vita al “S. Anna Hospital”, con l’attivazione delle Unità Operative  di Cardiologia e di Cardiochirurgia, divenendo una struttura di eccellenza dotata di 90 posti letto e dei relativi servizi di terapia intensiva, subintensiva, emodinamica ed elettrofisiologia. 

Ed a proposito della fondazione della Cardiochirurgia del Sant’Anna Hospital di Catanzaro ed al suo rapporto con Natuzza Evolo, ci piace ricordare e riportare ciò che lo stesso prof. Frontera scrive nel suo libro: «nel 1992 mi reco a Paravati per partecipare all’Assemblea annuale dei Soci fondatori dell’Associazione “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime”. Ne approfitto per passare da Natuzza che, nel salutare me e mia moglie dice: “poi dobbiamo invitare per una conferenza il prof. Marino, il cardiochirurgo di Roma”». 

Il prof. Frontera, che era un ginecologo, si meravigliò di queste parole ma con il passar del tempo decise di avviare una nuova iniziativa imprenditoriale e convertire la clinica. Occorrevano però personalità di rilievo e contare sull’opera di un grande professionista capace pure di sviluppare la ricerca in una branca tanto particolare quanto complessa e la scelta cadde proprio sul Prof. Benedetto Marino, cattedratico di cardiochirurgia alla Università “La Sapienza” di Roma. Nessuno di noi si accorse che si stava concretizzando il vaticinio di Mamma Natuzza che nel 1992, sette anni prima, aveva accennato a tale figura di professionista anche lui meridionale ma che non aveva mai conosciuto la mistica di Paravati. Che fu Natuzza a volere addirittura indicare alcune figure professionali per la Casa di Cura si evince anche dalla storia  di Tonino Cichello, l’infermiere personale degli ultimi anni di Natuzza, anche egli nato a Mileto, il paese nella cui frazione è situata Paravati. 

Lo stesso raccontò la storia di come aveva incontrato la mistica

Tonino dopo aver conseguito la laurea infermieristica a Roma, tornato a Mileto e disoccupato percorreva ogni giorno la via Nazionale dove era ubicata la modesta casa di Natuzza senza mai fermarsi, né conosceva la mistica. Un giorno vedendo alcune auto con targa svizzera ferme davanti l’abitazione della mistica, mosso da curiosità decise di conoscerla e tornò indietro. Trovò la stessa intenta a chiudere il cancello dopo aver accompagnato i visitatori stranieri alla uscita, che nel frattempo si erano allontanati. 

Natuzza con ancora la mano appoggiata al cancello le disse: “chi va trovandu?” e lui: «niente sono un infermiere, ancora non lavoro e volevo conoscerti», e Lei: «u te preoccupare che lavorerai!».

Dopo alcuni anni, Tonino che nel frattempo era ritornato a Roma, ricevette una telefonata dalla Clinica Sant’Anna di Catanzaro, per un colloquio e poiché al 5° piano si trovava ricoverata Natuzza, mosso da curiosità salì a salutarla. Si trovò di fronte la Mistica che gli disse: “ Militese ti piace lavorare qui? ecco ora tu mi farai i prelievi”. Così avvenne e per circa nove anni, Tonino Cichello divenne l’infermiere personale sia di Natuzza che del marito Pasquale Nicolace.

La Casa di Cura “Sant’Anna” per la medicina in Calabria fu una sfida professionale senza precedenti, coronata almeno agli inizi di immensi riconoscimenti pubblici e successi internazionali. 

Scrive ancora il prof. Frontera «i timori e le perplessità erano forti e non potevamo fare a meno di sentire, anche e soprattutto, il parere di Mamma Natuzza che ci disse: “Prefessò, faciti, faciti io pregherò la Madonna di assistervi».

Il “S. Anna Hospital” per lunghissimi anni verrà infatti riconosciuto dalle società mediche e dall’agenzia governativa per la sanità (Agenas) tra i migliori dieci centri italiani di Alta Specialità del Cuore, sia per il volume di prestazioni e sia per la qualità degli esiti. 

Poi con il tempo qualcosa è andato storto e questo ha segnato profondamente la fine della clinica per come Franco Frontera l’aveva realizzata e immaginata, e un mese fa anche la sua scomparsa.

Subito dopo la sua morte uno dei pezzi-ricordo più belli che siano stati scritti su di lui porta la firma di Franco Cimino, uno degli intellettuali oggi più vivi e più seri della città di Catanzaro: «Medico dell’antica medicina – lo definisce Franco Cimino, che di Catanzaro conosce persino le pietre più remote – che ha rappresentato nella Catanzaro della ricostruzione, una grande risorsa scientifica. In particolare, in quel campo, assai delicato, della ginecologia oltre che dell’ostetricia. Persona fiera delle sue idee e coraggiosissima nel rappresentarle. Vero per tutti. Geniale, sotto molteplici aspetti. Anche in quella naturale sua capacità imprenditoriale, che egli ha saputo, tra i primi in Calabria, applicare alla medicina. E alle potenzialità di sviluppo delle sue molteplici attività. Soprattutto, nel potenziamento delle strutture».

«C’è un dato che emerge in questa personalità poliedrica, intreccio di emotività e razionalità. Personalità ricca di qualità e di forza intellettiva, anche morale. È l’aver realizzato, nella sua vecchia clinica Sant’Anna, chiusa che fu l’attività ostetrica-ginecologica, una delle chirurgie cardiovascolari tra le più innovative e importanti d’Italia. Qui, valorizzando chirurghi di straordinario valore. E offrendo al migliore tra questi, la possibilità e l’onore di farsi maestro e di fare scuola. Si deve anche a lui, il professore Frontera, come veniva chiamato, a questo genio, medico competente, amministratore intelligente, “politico lungimirante”, uomo visionario e delle grandi intuizioni, se Catanzaro ha potuto avere per vent’anni una chirurgia del cuore di alto livello». 

Il giudizio di Franco Cimino è netto: «Si deve a lui, l’interruzione, su questo campo, della migrazione sanitaria. Migrazione costosissima su per la Regione, che sborsa ancora ogni anno centinaia di migliaia di euro alle regioni del Nord, sia per i pazienti. Per loro, sul piano anche della fatica psicologica e fisica. Per non dire delle famiglie e degli immani sacrifici che sono costrette a sopportare su piano economico oltre che della messa in subbuglio della propria organizzazione. Si deve a lui e alla sua clinica la salvezza di migliaia di vite umane. Di calabresi e catanzaresi, soprattutto. Poi vennero tempi difficili. Per lunghi anni faticosi e rischiosi. Fino a tre anni fa, poi conclusasi con la drammatica chiusura della clinica e la conseguente messa sul “lastrico” di decine di medici e lavoratori specializzati della clinica. I motivi sono molti e molti i responsabili di questa chiusura che suona come un peccato mortale sulla pelle del capoluogo. C’è in quei motivi, sicuramente una “innocente” responsabilità di Franco Frontera forse per la fatica e l’età che nonostante il suo bell’aspetto, ha pesato molto su alcune scelte che avrebbero avuto bisogno di maggiore “lucidità». 

A noi che vogliamo ricordarlo come un benefattore ci piace pensare che ora si sia rivolto ancora una volta e come in passato, direttamente  in Paradiso alla sua consigliera Mamma Natuzza e che come allora Lei abbia risposto: «State sereno, andate tranquillo, perché la Madonna i progetti non li lascia incompiuti, io sto pregando pure per voi!».

E chi come noi crede in Natuzza Evolo Serva di Dio sa bene che la storia del “Sant’Anna Hospital” non finisce qui e che tutti si impegneranno affinché tale struttura voluta e protetta da una “Santa”, torni a splendere nel panorama sanitario della Calabria, superando tutti gli ostacoli che ancora oggi ne frenano la ripresa delle attività e riqualificando così il nome del suo fondatore, Franco Frontera. (mt)

LA RIFLESSIONE / Franco Cimino: Quella commedia dei potenti nella Basilica di San Pietro

di FRANCO CIMINO – E comunque, a me quella cosa in Chiesa non è piaciuta affatto. Sapeva di strumentalizzazione, di sceneggiata. Di recita conveniente per la facile pubblicità dalle televisioni in mondo visione.

In Chiesa, luogo sacro. Ché Basilica di San Pietro è una Chiesa, oltre che il monumento dell’uomo alla sua “procreatività” divina. È una delle più grandi opere d’arte mai edificate dall’uomo. Opera d’arte, che contiene altre opere d’arte, dalla divina creazione umana, quale dimostrazione dell’esistenza di Dio.

In quella Chiesa, in quell’opera d’arte, è stata recitata la farsa più pregna di ipocrisia e spregiudicatezza, che si potesse immaginare. Con il corpo ancora vivo di Francesco a venti passi da lì, è stata profanata la casa di Dio, la palestra d’amore di Francesco, la cattedra alta dalla quale ha parlato al mondo del Vangelo. Con la parola del Vangelo, attraverso la sua parola umana.

Parola profonda dell’animo di un uomo che ha sofferto a causa delle guerre prodotte da molti degli uomini di potere, che erano venuti non a inginocchiarsi per chiedere perdono all’uomo che è stato contrastato e combattuto, offeso e denigrato, isolato nella sua lunga lotta contro la barbarie delle guerre, la ferocia dell’odio, la cattiveria della forza armata contro i deboli. Se l’ironia non fosse a me stesso sgradevole, direi che molti di loro sono venuti ai funerali più per verificare che Francesco fosse veramente morto, liberando il loro mondo della sua presenza, che non per renderegli omaggio, perdonandosi e chiedendo perdono.

Vedere che in quella Basilica del Papa regnante sotto il Cristo Signore della vita, guida del mondo e del cammino per la Pace, abbia trovato imperio e centralità un potente della terra, per essere globalmente riconosciuto come il capo del mondo, cui assoggettarsi riconoscendone autorità e potenza, francamente mi ha ferito molto. Come cristiano e come uomo. Sapere che quel potente in solo quindici minuti abbia potuto parlare con sette Capi di Stato, e lungamente come dicono gli ossequienti osservatori con il rappresentante del popolo ucraino, che, come quello di Gaza sta ancora subendo il martirio di continue uccisioni e devastazioni, fa ridere piangendo di dolore immobile, sconfitto, disarmato.

Se qualcosa di diplomatico, appena appena accennato, vi fosse stato in quella sala enorme di enorme bellezza, avrà riguardato, dicono ancora gli ossequienti osservatori, l’accordo di “pace” che si vorrebbe imporre all’Ucraina come alla Palestina ancora non nata, questo dovrebbe far riflette i pacifisti improvvisati sull’altare delle partigianerie.

L’accordo americano dello studio ovale, intendo, fotocopia della volontà di Putin e di Netanyahu, che vorrebbero che le posizioni restassero sul terreno così come sono state determinate da più di tre anni di assalti bellici durissimi da parte della Russia all’Ucraina e da quasi due anni di barbari massacri di Israele, sulla palpazione palestinese. Con un premio-rapina ai falsi mediatori in terre e in beni preziosi per l’imposizione di questa autentica vergogna.

Se questa è la Pace, io mi candido a fare il prossimo Papa. Se davvero si fosse voluto onorare Francesco, sarebbe bastato il silenzio. Ovvero, nel momento dello scambio del segno di pace durante la Messa per Lui, tutta la parte destra dall’altare, quella macchia nera che si vedeva in contrasto di colore dalle televisioni, si lanciasse, nello stesso spazio, in un abbraccio forte ad occhi chiusi per non sapere dell’altro.

Un abbraccio tra tutti loro. E tutti insieme, con gli occhi rivolti al cielo, urlare una sola parola, Pace, Pace, Pace. Quella professata dal Vangelo e predicata da Francesco. La Pace senza condizioni, se non quelle di riparare a tutte le offese morali e materiali commesse.

In danno all’uomo e alla umanità, che custodisce e valorizza la dignità e la vita di ogni essere umano. E del popolo e della terra a cui appartiene, un attimo prima di essere parte dell’Umanità. (fc)