L’OPINIONE / Antonio Barberio e Gregorio Buccolieri: Da Regione solo confusione e contraddizioni sulla sanità

di ANTONIO BARBERIO E GREGORIO BUCCOLIERI – Il dibattito acceso che sta riguardando il futuro della sanità catanzarese, e con essa lo stesso destino della Capoluogo di regione,  ha messo in evidenza la confusione e le contraddizioni interne nelle forze vicine al governo della regione e da cui, tuttora, rispetto alle tante questioni sollevate non sono arrivate risposte certe e rassicuranti.

L’Ospedale Pugliese, è sotto gli occhi di tutti, sta attraversando una grave regressione in termini di servizi e di gestione amministrativa, mortificando, e non poco, le tantissime professionalità che vi operano tra tante difficolta’ e tra notevoli ritardi e conseguenti disagi lamentati da una grande fetta di utenti.
Il percorso di integrazione che ha portato alla nascita dell’Azienda Dulbecco sembra non aver prodotto, finora, i frutti sperati e non si intravedono all’orizzonte investimenti e miglioramenti che avrebbero dovuto interessare, specialmente in questa fase, il principale hub sanitario della Calabria.
Dubbi che diventano ancora più concreti davanti alla presunta volontà politica, dichiarata anche da consiglieri regionali espressione del partito del commissario Occhiuto, di trasformare il Pugliese in Casa della salute, secondo un disegno non ben specificato, che alla fine potrebbe causare un ridimensionamento di quella che è una struttura da sempre punto di riferimento assistenziale per Catanzaro e non solo.
Siamo favorevolissimi alle case della salute ma, nella fattispecie, appare un sacrificio del presidio ospedaliero del Pugliese in nome del secondo pronto soccorso a Germaneto con la conseguenza che tale atto  potrebbe celare un ulteriore sbilanciamento, delocalizzando e isolando di fatto un’intera porzione di città che vive soprattutto grazie all’ospedale e che non intravede nessuna concreta alternativa.

Discorsi che si incrociano con la vicenda Cardiochirurgia e Sant’Anna Hospital e con le plurime facoltà di medicina, tutti temi che di fatto hanno indebolito il ruolo primario del Capoluogo a dispetto di una frammentazione dei servizi tra le province. All’interno di Forza Italia Catanzaro sono emerse evidenti divergenze di idee, con qualcuno che ha contestato fortemente le scelte politiche del governo regionale, segno che più di una frattura politica si è generata nel partito del governatore Occhiuto.

Costringendo alcuni dei suoi rappresentanti sul territorio a deboli difese d’ufficio, seguite da passi indietro una volta che la bomba è scoppiata. Catanzaro non può assistere passivamente a questa situazione: il Consiglio comunale non può essere tenuto fuori dal dibattito e dalle decisioni sulla sanità che rischiano di restare concentrati nelle mani del solo commissario. (ab e gb)

[Antonio Barberio e Gregorio Buccolieri sono consiglieri comunali di Catanzaro]

L’OPINIONE / Giuseppe Falcomatà: Il porto di Gioia Tauro non è un ring sul quale inscenare regolamenti di conti per vicende personali

di GIUSEPPE FALCOMATÀ – Ultimamente il porto di Gioia Tauro sembra più un ring che un’infrastruttura vitale per il futuro della Calabria. È assurdo che si utilizzi uno dei principali snodi commerciali e trasportistici di tutta Europa come terreno di scontro per beghe di piccolo cabotaggio, che nulla hanno a che vedere con l’interesse generale e con lo sviluppo del nostro territorio.

I risultati di questi anni ci parlano di un’infrastruttura in crescita, grazie all’ottimo lavoro promosso dal Presidente dell’Autorità Portuale Andrea Agostinelli. Un percorso di innovazione ed efficientamento che deve proseguire, rappresentando un valore aggiunto determinante per lo sviluppo della nostra area metropolitana, della Calabria e dell’intero Mezzogiorno.

È in questi termini che va assunta la questione, ben lontano da posizioni personalistiche che non dovrebbero trovare spazio nel dibattito pubblico e che rischiano di fare del male ai tanti, e metto per primi i lavoratori portuali, che operano ogni giorno per far funzionare al meglio l’infrastruttura.

La dialettica di parte non ci appassiona, è grave che si tenti di utilizzare le istituzioni come strumento per ciò che appare come una sorta di regolamento di conti, rispetto ad una vicenda del tutto personale, fuori da qualsiasi interesse pubblico. Ciò che dovrebbe preoccupare invece delle istituzioni responsabili, è ad esempio la difficoltà ad operare, da parte di un Ente di programmazione strategico come la Città Metropolitana, per via del mancato trasferimento delle funzioni da parte della Regione Calabria.
O ancora l’assenza sostanzialmente strutturale dell’Ente regionale dalle dinamiche di sviluppo del porto e soprattutto del retroporto, che versa da lungo tempo in una condizione di abbandono, o la penuria di risorse provenienti dai trasferimenti statali e regionali nei confronti della Città Metropolitana, che determinano l’impossibilità di programmare strumenti di trasporto intermodale connessi all’area portuale, con un sistema di trasporto pubblico destinato alla mobilità degli stessi lavoratori portuali, in grado di favorire quel tanto anelato meccanismo di indotto che potrebbe generare un effetto moltiplicatore sul territorio, in termini commerciali ed occupazionali.
In queste settimane ho avuto modo di ascoltare le rimostranze di tanti operatori portuali, e credo sia giunto il momento di ritornare a parlare di una programmazione efficace per lo sviluppo del nostro porto, così come di un percorso di sviluppo che coinvolga pienamente la comunità della Piana di Gioia Tauro e dei suoi Comuni. A partire dal tema dei trasporti e della mobilità interna, ad esempio con la rivitalizzazione del sistema delle vecchie linee taurensi. Su questi temi attendiamo di poterci confrontare con chi ha davvero a cuore le sorti di questo territorio. (gf)
[Giuseppe Falcomatà è sindaco di Reggio]

È boom di traffico negli aeroporti calabresi: + 38% e + 41,3% di passeggeri

Sono estremamente positivi i risultati conseguiti dai tre aeroporti calabresi, nel primo trimestre del 2025, che hanno registrato una crescita complessiva del traffico passeggeri pari al +38% rispetto allo stesso periodo del 2024.

Particolarmente significativo l’incremento del traffico internazionale, che ha fatto segnare un eccezionale +170%. Un risultato che testimonia non solo il crescente interesse per la Calabria come destinazione turistica, ma anche l’efficacia delle politiche di sviluppo intraprese, volte a rafforzare il ruolo della regione nel panorama del trasporto aereo internazionale.

Nel solo mese di marzo, il traffico passeggeri è cresciuto del +41,3%, con un totale di 298.647 passeggeri transitati negli scali calabresi. A trainare questo aumento sono state le nuove rotte internazionali, che hanno generato una crescita del 140% rispetto a marzo 2024, grazie soprattutto alla forte domanda verso destinazioni come Berlino, Barcellona, Francoforte e Londra.

Andando nello specifico, l’aeroporto di Crotone ha registrato 18.595 passeggeri (+43%), l’aeroporto di Lamezia 200.739 (+17%,3%) e l’aeroporto di Reggio 79.313 (+192,3%).

«Gli importanti incrementi registrati sono il risultato di una politica di sviluppo lungimirante e strategica adottata dalla Regione Calabria, mirata a valorizzare il territorio e le sue risorse naturali e culturali», ha commentato Marco Franchini, amministratore unico di Sacal.

«Grazie a questa visione di ampio respiro – ha concluso – la Calabria sta diventando una destinazione ideale per chi desidera allontanarsi dalle destinazioni tradizionali, alla scoperta di un luogo ancora incontaminato. Una scelta che, in vista delle imminenti festività, premia chi è alla ricerca di esperienze irripetibili, capaci di coniugare la straordinaria bellezza naturale, la tradizione secolare e una viva autenticità».

Il Consiglio dei ministri approva il report Iropi

Il Consiglio dei ministri, riunitosi oggi, ha approvato l’attestazione dei motivi imperativi di rilevante interesse pubblico (Iropi) relativi alla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, «opera strategica per il Paese».

Lo ha reso noto il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, sottolineando di come «si tratta di un passaggio rilevante  e che avvicina l’approvazione al Cipess e il conseguente via libera ai lavori. Grande soddisfazione da parte di Matteo Salvini».

«L’approvazione del report Iropi è un altro passaggio fondamentale e consentirà di perfezionare le previste comunicazioni alla Commissione Europea per il completamento della Valutazione di Incidenza Ambientale», ha detto con soddisfazione Pietro Ciucci, ad di Stretto di Messina.

«A questo – ha spiegato – seguirà l’esame del progetto definitivo e del piano economico finanziario da parte del Cipess, il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile. Dopo l’approvazione del Cipess, nella seconda metà del 2025, saranno avviati i primi lavori e la progettazione esecutiva dell’intera opera».

«Il Ponte sullo Stretto è opera prioritaria per il Paese – ha ricordato – e si avvicina l’apertura dei cantieri». Lo ha affermato il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Matteo Salvini in un video nel quale, commentando la decisione del Cdm sul riconoscimento di opera prioritaria, ne ha indicato alcuni aspetti: «Significa 120mila posti di lavoro, diretti e indiretti, creati in tutta Italia; significa meno inquinamento con 200mila tonnellate di Co2 non immesse nell’aria; significa risparmiare un’ora e mezzo in macchina e 2 ore in treno; significa dare lavoro a tantissime imprese su tutto il territorio nazionale».

«È un’ottima notizia l’approvazione, da parte del Consiglio dei Ministri, dell’attestazione dei motivi imperativi di rilevante interesse pubblico (IROPI) relativi alla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina», ha commentato Filippo Mancuso, commissario regionale della Lega.

«È un atto rilevante – ha sottolineato – che merita di essere segnalato, perché è propedeutico per l’approvazione al Cipess con il conseguente via libera ai lavori. Il dinamismo del ministro Salvini ha finalmente tolto dalle nebbie il sogno di un’opera avanguardistica che contribuirà a cambiare profondamente l’attuale condizione di marginalità fisica e sociale di questa parte del Sud, collegandola stabilmente all’Italia e all’Europa».

Per il deputato calabrese della Lega Domenico Furgiuele, «dal Cdm arriva un passo avanti fondamentale per la realizzazione del Ponte sullo Stretto. Un’ottima notizia, frutto del grande lavoro che Matteo Salvini sta profondendo al Mit: il Ponte sullo Stretto è un’opera strategica non solo per Calabria e Sicilia ma per tutto il Paese. Avanti così, per lo sviluppo delle infrastrutture italiane e per il rilancio del nostro Mezzogiorno».

Per la senatrice della Lega, Tilde Minasi, è «un importante risultato per l’intero Paese l’ok che arriva dal Consiglio dei ministri che ha approvato l’attestazione dei motivi imperativi di rilevante interesse pubblico relativi alla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. Prossimo step sarà, quindi, l’approvazione al Cipess e il conseguente via libera ai lavori».

«Si tratta di una grande opera – ha aggiunto – che valorizzerà il Mezzogiorno, l’Italia e non solo. Con il ministro Matteo Salvini al Mit garantiamo finalmente sviluppo al Sud, umiliato per troppi anni da certa sinistra irresponsabile».

«Il ponte opera di rilevante interesse strategico? Per chi? Per Salvini e per chi intascherà 14 miliardi di euro di soldi pubblici per un’opera la cui fattibilità non è mai stata analizzata da alcun organismo tecnico dello Stato?», chiede Angelo Bonelli, deputato di Avs e co-portavoce di Europa Verde.

«Il Governo punta a dichiarare per legge gli Iropi – ha spiegato – ma gli Iropi non vanno semplicemente dichiarati (neppure per legge): devono essere dimostrati, e devono essere coerenti con l’articolo 6.4 della Direttiva Habitat. In caso contrario, anche la legge che li dichiara è nulla, perché in contrasto con la normativa europea».

«Mentre l’Italia subisce le conseguenze economiche dei dazi– ha concluso – e la premier vuole spostare risorse dai fondi per lo sviluppo e la coesione – che servono per costruire scuole, ospedali e strade nel Sud – il Governo continua con l’insensato progetto di spendere 14 miliardi di euro per il ponte. Risorse che andrebbero invece destinate ad affrontare l’attuale crisi economica».

«Aspettiamo di leggere il fantasmagorico passaggio approvato in Cdm che porterà all’apertura del cantiere del ponte sullo Stretto», hanno detto i parlamentari M5s in commissione Trasporti e Infrastrutture di Camera e Senato, Antonino Iaria, Roberto Traversi Giorgio Fede, Ilaria Fontana, Patty L’Abbate, Daniela Morfino, Agostino Santillo, Gabriella Di Girolamo, Elena Sironi e Luigi Nave.

«Sta di fatto – hanno concluso – che anche questa volta, a tre giorni dai capricci bambineschi di Salvini sul Viminale, Meloni usa quest’opera come contentino, facendo credere al leader della Lega che si partirà a brevissimo coi lavori quando non è così. Non è un governo quello italiano, ma un asilo Mariuccia». (rrm)

Bonifica Sin, Tridico (M5S): Revocare l’ordinanza sui rifiuti

«Chiedo la revoca immediata dell’ordinanza in questione. Alla comunità di Crotone bisogna restituire la possibilità di autodeterminarsi e assicurare vera giustizia ambientale». È quanto ha chiesto l’europarlamentare del M5S, Pasquale Tridico, sottolineando come «è inaccettabile che i rifiuti del Sin di Crotone vadano nella discarica locale nonostante la contrarietà delle istituzioni cittadine, delle forze sociali e dei comitati civici».

«Siamo di fronte a una lesione del diritto dei cittadini a partecipare alle scelte sul proprio territorio, tanto grave da aver svegliato perfino il presidente della Regione Calabria, preoccupato di perdere voti», ha aggiunto Tridico, sottolineando come «ci sorprende la decisione dal Commissario straordinario, che invece aveva fatto ragionamenti ben diversi».

«Il provvedimento – ha proseguito Tridico – calpesta la Convenzione di Aarhus e l’articolo 9 della Costituzione italiana, che garantiscono il diritto alla partecipazione e a vivere in un ambiente sano. Continueremo a tutelare la comunità crotonese anche con atti parlamentari, tra cui una mia interrogazione alla Commissione Ue e una nuova, al Governo, della deputata M5S Vittoria Baldino».

«Il commissariamento – ha avvertito l’europarlamentare – non può degenerare in iniziative autoritarie che ignorano il territorio e impongono soluzioni contrarie al principio di precauzione e a ogni logica di trasparenza e condivisione». L’esponente M5S ribadisce «la necessità di avviare una vera bonifica del sito, con il coinvolgimento delle università e della comunità scientifica, nel rispetto del principio secondo cui “chi inquina paga”».

La Calabria – ha concluso Tridico – non può più essere trattata come una discarica». (rrm)

Perché il commissario Errigo ha emanato l’ordinanza per il Sin di Crotone

di GIOVANNI MACCARRONE –  Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 14 settembre 2023, il prof. Gen. (ris.) Emilio Errigo è stato nominato Commissario straordinario delegato a “coordinare, accelerare e promuovere la realizzazione degli interventi di bonifica e riparazione del danno ambientale nel sito di interesse nazionale di Crotone-Cassano e Cerchiara”.

I compiti, le dotazioni di mezzi e personale affidati al Commissario sono delineati all’interno del decreto di nomina, al quale vengono garantiti i poteri di cui all’art. 4-ter del decreto legge n. 145 del 2013 e dell’art. 20 del decreto legge n. 185 del 29/11/2008 

Secondo quanto previsto dal comma 3 dell’art. 20 appena citato “Il commissario nominato ai sensi del comma 2 monitora l’adozione degli atti e dei provvedimenti necessari per l’esecuzione dell’investimento; vigila sull’espletamento delle procedure realizzative e su quelle autorizzative, sulla stipula dei contratti e sulla cura delle attività occorrenti al finanziamento, utilizzando le risorse disponibili assegnate a tale fine. Esercita ogni potere di impulso, attraverso il più’ ampio coinvolgimento degli enti e dei soggetti coinvolti, per assicurare il coordinamento degli stessi ed il rispetto dei tempi”. Inoltre, ai sensi del comma 4 dello stesso articolo Per l’espletamento dei compiti stabiliti al comma 3, il commissario ha, sin dal momento della nomina, con riferimento ad ogni fase dell’investimento e ad ogni atto necessario per la sua esecuzione, i poteri, anche sostitutivi, degli organi ordinari o straordinari”. 

Essendo stati riconosciuti tali poteri, tutte le Autorità sono obbligate ad adoperarsi immediatamente per non contribuire ad un aggravio della già difficile situazione che interessa il Sito di Interesse Nazionale (S.I.N.) di Crotone-Cassano e Cerchiara (che, ricordiamo, è diventato tale a seguito del D.M. 468/2001). Inoltre, una volta ufficializzata la nomina del Commissario Errigo, sarà lui direttamente a mettere in atto tutte le azioni ritenute necessarie, mediante qualsiasi strumento giuridico (compreso le ordinanze) da adottarsi in deroga ad ogni disposizione vigente, nei limiti e con il rispetto dei principi generali dell’ordinamento giuridico e delle norme dell’Unione Europea

Più nello specifico, l’attività del Commissario delegato è sostanzialmente incentrata su determinati punti fondamentali: 

  • esercita, anzitutto, un potere di indirizzo e coordinamento;
  • vigila sul programma dei lavori e monitora l’adozione degli atti necessari per l’esecuzione degli interventi; 
  • controlla l’andamento delle procedure realizzative e autorizzative fino alla sottoscrizione contrattuale; 
  • esercita un potere di impulso cercando il coinvolgimento di soggetti pubblici e privati, sostenendo accordi tra questi e prevenendo la nascita di conflitti e di contenziosi;
  • esercita i poteri sostitutivi, in caso di inerzia o di inadempimento degli organi ordinari o straordinari.

Tali poteri derogano, previa motivazione, alle disposizioni in vigore, mantenendo comunque pieno rispetto della normativa europea, della normativa in materia di tutela ambientale e paesaggistica e dei principi generali dell’ordinamento. 

La IV sezione del Consiglio di Stato, con sentenza 28 ottobre 2011, n.5799, ha infatti stabilito che “il potere di deroga (che incontra i limiti derivanti dal rispetto dei principi generali dell’ordinamento e delle norme costituzionali) deve essere necessariamente limitato agli interventi ritenuti necessari per fronteggiare le esigenze che hanno determinato la stessa concessione del potere”.

Quindi, il Commissario Straordinario Errigo, nell’esercizio delle funzioni attribuite, può operare in piena autonomia. In caso di pubblica amministrazione inerte, può tranquillamente esercitare il potere di sostituzione decidendo di compiere direttamente l’attività necessaria alla realizzazione degli interventi prescritti oppure di affidarli ad un soggetto ad hoc.

In un primo momento, però, l’attività commissariale è stata improntata su canoni di celerità, efficacia, collaborazione istituzionale, trasparenza amministrativa e legalità. Una volta però verificato che i soggetti chiamati a gestire la situazione emergenziale, di crisi, d’urgenza, non hanno in alcun modo compiuto direttamente l’attività richiesta, per cause di inerzia o impossibilità d’agire in via ordinaria, il Commissario Errigo ha deciso di emanare immediatamente l’ordinanza n. 1/2025.

Ricordiamo a tal proposito che nel complesso il Sin in questione comprende circa 1.448 ettari di aree a mare e complessivi 884 ettari a terra.

Ho personalmente visitato il sito e ho avuto la possibilità di vedere materialmente gli impianti di gestione rifiuti funzionali all’attività del Progetto Operativo di Bonifica (POB) Fase 2. Mi sono anche cimentato nella lettura del Decreto Dirigenziale della Regione Calabria n. 9539 del 02.08.2019 avente ad oggetto il provvedimento autorizzatorio unico regionale (Paur) ex art. 27 bis del D.Lgs 152/2006 e smi

Da quanto sopra (e soprattutto dalla cartografia relativa alla Città di Crotone) è agevole notare che le aree comprese nella perimetrazione a mare si estendono per circa 1448 ettari e includono a sud il Porto nuovo di Crotone (di estensione di circa 132 ha) e più a nord la fascia costiera prospiciente la zona industriale, compresa tra la foce del fiume Esaro (a sud) e quella del fiume Passovecchio (a nord).

Che, detto in altre parole, significa che gli impianti citati sono praticamente ubicati in riva al mare. Si, avete capito bene, non fronte mare, ma proprio sul mare. In pratica nella fascia costiera prospiciente la zona industriale, compresa tra la foce del fiume Esaro e quella del fiume Passovecchio – Crotone.

Tutto questo spiega il motivo per cui la caratterizzazione (vale a dire l’analisi chimica) dell’area costiera ha evidenziato nel tempo una situazione di contaminazione che interessa in misura preponderante i livelli superficiali (fino a 50 cm di profondità) ed è imputabile principalmente a zinco, cadmio, rame e piombo, e in secondo luogo a mercurio, arsenico e DDT. Inoltre, da una analisi della mortalità, è emerso che nella Città di Crotone risultano eccessi di mortalità in entrambi i generi per tutte le cause, epatiti virali, tutti i tumori, tumori epatici, tumori renali e malattie dell’apparato digerente.

La criticità del quadro sanitario complessivo in quest’area era già stata segnalata dallo studio Sentieri (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento), con riferimento al periodo 1995-2002 e nelle fonti ivi citate.

In questo quadro, si capisce benissimo il motivo che ha spinto il Commissario Errigo ad emanare il provvedimento di cui sopra e ad inserire nei “considerata” dell’ordinanza stessa che “dalle analisi di rischio svolte ai sensi del D.Lgs. n.152/2006, emerge la gravità dell’inquinamento ambientale riscontrato nel sito, nel suolo e nelle acque sotterranee, a causa dell’alta concentrazione di residui tossici e pericolosi ed il perdurante pericolo per l’ambiente e la salute dei cittadini, con la conseguenza che l’attività di bonifica non può essere ulteriormente procrastinata, tenuto conto anche del principio di precauzione”.

Per cui, fermo restando il lavoro mirato basato su una stretta collaborazione fra strutture centrali, regionali e locali, in questo momento, però, riveste carattere prioritario togliere in qualsiasi modo il materiale che si trova negli impianti di gestione rifiuti posti in riva al mare.

Come ha ben evidenziato il Commissario “la presenza della barriera fronte mare pone ulteriori pericoli di danno grave, per il caso di persistenti piogge alluvionali e/o esondazioni degli adiacenti Fiume Esaro e Torrente Passovecchio, a causa delle interferenze con i regolari deflussi delle acque”

Per cui, bisogna muoversi subito e, soprattutto, pensare all’ulteriore avanzamento degli interventi di bonifica

Speriamo bene. (gm)

 

Da Reggio è arrivato il primo nuovo treno Hitachi destinato alla linea B

È un convoglio di 106 metri a 6 casse con 48 porte (24 per lato), il primo treno Hitachi che, da Reggio Calabria, è arrivato a Roma. Il treno, destinato alla metro B, è il primo di 14. Entro il 2025 i convogli nuovi sulla linea B saranno 8, di cui 6 in servizio e 2 in collaudo.

«Un’emozione grande perché questo momento segna il passo verso una nuova era del trasporto a Roma. Grazie al Dipartimento Mobilità Sostenibile e Trasporti di Roma Capitale per il grande lavoro amministrativo, grazie ad Hitachi Rail SpA per la realizzazione del treno, a Merciitalia e Astral per il trasporto eccezionale, ad Atac per aver accolto il “bambino” con mille cure e attenzioni», ha dichiarato l’assessore capitolino ai Trasporti, Eugenio Patanè.

Il treno, consegnato ad Atac, è al deposito di Magliana, dove inizierà il pre-esercizio, con la verifica del corretto funzionamento di tutti i sistemi di bordo, delle porte e delle componenti meccaniche. Verifica necessaria prima di entrare in servizio (verosimilmente da giugno).

L’arrivo della flotta di Hitachi, infatti, consentirà di rinnovare e abbassare l’età media della flotta circolante sulle linee della metro della Capitale.

«I treni nuovi che arriveranno presto nella capitale, sono la dimostrazione che Roma sulla mobilità su ferro si è rimessa in moto seriamente», aveva detto l’assessore Patanè a novembre scorso, a completamento del primo dei nuovi treni.

«Quelle che stanno facendo negli stabilimenti Hitachi – ha evidenziato – sono attività di una complessità tale che non è spiegabile a parole, ma che va vista: sia per la quantità di tecnologia impiantistica montata sui treni, sia per la tecnologia meccanica che viene applicata. Ringrazio pertanto tutto il management e i lavoratori di Hitachi e il Dipartimento Mobilità Sostenibile e Trasporti per il grande lavoro svolto, che ci consentirà nel 2025 di riportare la Metro B a frequenze più consone a quelle di una grande e moderna capitale europea».

«I convogli – ha spiegato ancora l’assessore – consentiranno una riduzione del consumo di energia di circa il 10% rispetto al parco attualmente in uso sulle due linee. Questo risultato è reso possibile grazie al peso dei nuovi treni, ridotto del 5%, e alla maggiore efficienza della catena di trazione».

I nuovi convogli sono costituiti da 6 carrozze, tutte comunicanti, hanno la guida bidirezionale e sono lunghi 106 metri. Ogni treno è dotato di 48 porte, 24 su ciascuna fiancata. La velocità operativa massima è di 80 chilometri orari. I posti a sedere sono 204. Quattro sono le postazioni per le sedie a rotelle. Ogni treno può trasportare 1204 persone. Sono dotati di impianto di condizionamento di ultima generazione e prevedono un miglioramento del comfort  acustico per chi è a bordo. (rrm)

Il Gruppo RED: «Su Facoltà di Medicina incontri a Reggio senza Comune e Metrocity RC

I consiglieri comunali del gruppo R.E.D. Carmelo Versace, Antonino Castorina e Filippo Burrone, hanno evidenziato come l’incontro sulla Facoltà di Medicina, avvenuto nei giorni scorsi al Gom di Reggio è «un’iniziativa sicuramente importante ma che, senza il coinvolgimento degli Enti territoriali, primariamente del Comune e della Città Metropolitana, rischia di rimanere un semplice spot elettorale».

Nel mirino di Red, anche il recente annuncio di un maxi-finanziamento da un miliardo di euro per il nuovo Policlinico universitario di Rende: «È necessario capire quali siano le reali priorità e quale strategia intenda perseguire la Regione. Basta spot, serve chiarezza sul ruolo che ogni ente locale dovrà assumere in questo percorso».

I consiglieri ribadiscono il loro pieno sostegno alla nascita della Facoltà di Medicina a Reggio Calabria, ma precisano: «È davvero un atteggiamento poco rispettoso delle istituzioni affermare che la Città Metropolitana ed il Comune vadano coinvolti solo adesso, in un momento successivo rispetto ai numerosi incontri svolti. Questo svilisce non tanto i rappresentanti delle istituzioni, chi ha l’onore di guidare la Città Metropolitana ed il Comune di Reggio Calabria, ma l’intera comunità di questo territorio».

«Da istituzioni serie e responsabili non ci sottrarremo, ci crediamo davvero, ma servono regole chiare, ruoli definiti e un piano concreto. Il Consiglio Comunale, in tempi non sospetti, aveva già avviato una discussione seria e trasversale su questo tema, un’attività che guardava anzitutto all’interesse del territorio, non certo a quelli di una parte politica. Ed è proprio per questo che responsabilmente intendiamo sostenere il percorso, ancora concretamente da avviare, ma non accetteremo scorciatoie o logiche di propaganda».

«Lo sviluppo del territorio – concludono – non può essere affidato agli slogan. Servono sinergia, visione e impegni reali per dare a Reggio Calabria l’opportunità che merita». (rrc)

L’OPINIONE / Emilio Errigo: Bonifica Sin, ci risiamo, nessuna sorpresa

di EMILIO ERRIGO – Conosciamo tutti la storia industriale dell’ area Sin di Crotone; dagli anni Venti agli anni Novanta del secolo scorso, una parabola fatta di benessere collettivo e conclusa con una lunga scia di veleni.

Una intera area geografica inquinata all’inverosimile, uno dei più gravi fenomeni di avvelenamento ambientale d’Europa.  Analisi ed indagini ambientali hanno rilevato nei suoli e nelle falde acquifere concentrazioni elevate di metalli pesanti e numerosi composti chimici e sostanze inquinanti ed ancora non si è riusciti a stabilire con precisione quali contaminazioni presentano il mare e il sottofondo marino davanti alla città.

Gli studi confermano che il sito ha avuto ed ha un impatto estremamente significativo sull’incidenza tumorale degli abitanti del territorio.

Era il 2001 quando il Ministero dell’Ambiente inseriva Crotone, Cassano e Cerchiara tra i Siti di Interesse Nazionale da bonificare con il D.m. 468/2001. Un anno dopo, con il D.M. del 26 novembre 2002, venivano stabiliti i confini dell’area contaminata. 

Da allora, il tempo ha inghiottito ogni tipo di impegno, ogni promessa, ogni piano programmatico, ma non ha cancellato le scorie velenose del Sin

Quando si parla di territorio e comunità, la politica non può scegliere: agli onori della guida guadagnati con democratiche elezioni si dovrebbero accompagnare sempre gli oneri dell’impegno concreto. 

In questa particolare circostanza, la responsabilità politica delle azioni positive e di quelle negative è stata ampiamente diffusa e trasversale.

Dal 2001 sino ad oggi si sono alternati: 11 governi: Berlusconi, Prodi, Berlusconi II, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte I, Conte II, Draghi; Meloni; 9 ministri dell’Ambiente con la responsabilità della bonifica, (senza mai giungere a una soluzione definitiva): Matteoli, Pecoraro Scanio, Prestigiacomo, Clini, Orlando, Galletti, Costa, Cingolani, Pichetto Fratin; 6 presidenti della Regione Calabria: Chiaravalloti, Loiero, Scopelliti, Oliverio, la compianta Jole Santelli, Occhiuto; 4 Sindaci di Crotone: Senatore, Vallone, Pugliese, Voce.

Negli anni, la questione bonifica del SIN è stata affidata in gestione commissariale straordinaria a 8 commissari; Chiaravalloti (dal 2000), Bagnato (dal 2004), Alfiero (dal 2006), Ruggiero (2006), Montanaro (dal 2007), Sottile (dal 2008), Belli (dal 2016) e dopo ben 5 anni di ufficio commissariale vacante è arrivata la mia nomina.  

Nonostante il susseguirsi di governi nazionali e regionali e amministrazioni territoriali, il SIN di Crotone è rimasto un sito industriale tra i più contaminati d’Europa in cui la popolazione è costretta a convivere con un elevatissimo rischio sanitario. Questa lunga sequenza di nomine segnala una gestione frammentata, una volontà di accelerare i processi che però ha portato ad un pantano di burocrazia amministrativa.

Il disastro ambientale di Crotone è la tempesta perfetta.

Ogni governo nazionale, regionale e ogni amministrazione territoriale comunica di aver ereditato il problema, dice di averlo analizzato, di aver cercato soluzioni e infine, lascia il problema insoluto per il successivo. 

Ricordo che qualcuno ha avuto l’ardire di risolvere parte di questo problema, agli occhi dei cittadini, soprannominando una collina artificiale costituita da tonnellate di scorie e adiacente al mare definendola “la passeggiata degli innamorati”.

Anche Eni (ed in particolare Eni Rewind SpA, unico soggetto oggi formalmente obbligato alla bonifica), sembrerebbe aver adottato nel tempo delle scelte che hanno comportato una dilazione degli interventi ambientali, che di fatto perdura ancora oggi. La società ha costantemente utilizzato strumenti giuridici  per tutelare certamente i propri diritti legittimi, ma ciò ha sempre portato al rinvio dell’inizio dei lavori e, con esso, il rinvio dell’impiego delle risorse finanziarie necessarie. 

I progetti presentati e approvati nel tempo sono stati continuamente modificati, con varianti e integrazioni con sempre nuovi elementi o proposte sopravvenute. E ciò ha avuto l’effetto di allungare ulteriormente i tempi. 

Tutto ciò ha consolidato una complessa trama burocratica e legale, con il risultato che la bonifica – pur formalmente in agenda – fino ad oggi è rimasta sostanzialmente disattesa.

Dunque, in una città profondamente contaminata da quasi un secolo, le risposte della politica si sono spesso limitate a soluzioni che appaiono più dettate dalla necessità di eludere responsabilità che da una reale volontà di avviare la bonifica e chi è stato certificato come colpevole, spesso è andato alla ricerca di soluzioni tampone o che prolungassero nel tempo le operazioni di bonifica. 

Questo atteggiamento ha prodotto, nel tempo, una paralisi decisionale. Ancor di più, in questo paradossale teatro dell’assurdo, a partire dal 2019 è emersa una situazione inspiegabile, che contraddice ogni principio di buon senso. Crotone ospita, infatti, l’unica discarica per rifiuti pericolosi progettata, autorizzata e mai bloccata, proprio dalla Regione Calabria per ricevere questo tipo di materiale. 

Eppure, proprio la Regione  con un Provvedimento Autorizzativo Unico Regionale (Paur), ha vincolato il destino dei rifiuti del SIN di Crotone al trasferimento fuori dai confini regionali senza prima però effettuare alcun tipo di ricerca preliminare sul destino finale di quei rifiuti.

Chi oggi, è avverso all’ordinanza figura il trasferimento dei rifiuti all’estero, in Paesi come la Germania o la Svezia. Crotone dista circa 1.400 km da Wetro (sito individuato in Germania), 2.000 km da Älvängen e 2.100 km circa da Kumla (siti individuati in Svezia).

L’intera lunghezza dell’Italia, dalla Vetta d’Italia in Alto Adige fino a Lampedusa, misura circa 1.350 km. Questi numeri offrono una misura concreta del paradosso: mentre l’Europa raccomanda il trattamento dei rifiuti secondo i principi di prossimità e autosufficienza, si propone il trasporto transfrontaliero di materiali pericolosi a distanze superiori all’intera lunghezza del Paese, con evidenti implicazioni ambientali, economiche e logistiche.

Una scelta che appare del tutto irrazionale e incoerente, se non addirittura contraria ai principi fondanti del diritto ambientale europeo. In particolare, viene ignorato il principio di prossimità, secondo cui i rifiuti devono essere gestiti il più vicino possibile al luogo di produzione.

Ma le contraddizioni non si fermano qui. Questa scelta determina un aggravio enorme per i cittadini: spedire centinaia di camion carichi di scorie industriali per migliaia di chilometri attraverso mezza Europa comporta tempi e procedure autorizzative internazionali complesse. Sotto il profilo ambientale, si tratta di un boomerang ecologico. Il trasporto su gomma, e poi per vie intermodali, di materiali pericolosi su lunga distanza comporta maggiori emissioni di CO₂, rischi significativi per la sicurezza pubblica (incidenti, sversamenti), una maggiore esposizione del territorio al transito di mezzi pesanti, con ricadute su strade, rumore e qualità dell’aria.

Inoltre, è difficile comprendere come si possa rifiutare l’uso di un impianto perfettamente a norma, controllato e localizzato proprio a Crotone, progettato per accogliere rifiuti pericolosi, costato milioni di euro e oggi utilizzato per accogliere rifiuti pericolosi da altre zone della Calabria stessa e da altre regioni d’Italia, per preferire un modello tanto più oneroso quanto meno sostenibile.

A volte immagino il contesto crotonese, tra 2 o 3 anni, se questa divenisse la scelta definitiva. Un cantiere aperto fronte mare, esposto alle più imprevedibili mutazioni metereologiche, pieno di rifiuti pericolosi, viaggi interminabili di una piccola quantità (perché bisogna dirlo che si parla di poche centinaia di migliaia di tonnellate a fronte di più di un milione totale) verso l’estero e poi all’improvviso, un probabile cambio normativo con il conseguente stop al trasporto transfrontaliero.

Nel frattempo, tra 2 o 3 anni l’unica discarica autorizzata sarà ormai satura di rifiuti pericolosi portati da fuori regione e quindi non potrà più accogliere i rifiuti del Sin.

Arriveremo al paradosso che quei rifiuti saranno di nuovo senza destino finale e resteranno stoccati all’aria aperta.

Veramente uno scenario del genere non mette paura a nessuno? A quale logica risponde davvero questa scelta? A quella dell’ambiente o a quella del consenso? Il 3 aprile 2025, da Commissario Straordinario, ho firmato l’Ordinanza commissariale n. 1/2025 che impone a Eni Rewind lo smaltimento dei rifiuti pericolosi nell’ unica discarica autorizzata, come previsto dal diritto ambientale europeo. Una decisione netta, finalmente operativa, che rompe anni di immobilismo.

I vertici nazionali e territoriali di Legambiente, unitamente a molti referenti della società civile, hanno accolto positivamente la mia Ordinanza, che finalmente ha impresso una svolta concreta nella gestione dell’emergenza. Dopo decenni di immobilismo, si è assistito per la prima volta a un atto chiaro e conforme ai principi del diritto ambientale europeo. Eppure, questa decisione ha suscitato una reazione paradossale: Sindaco, Provincia e comitati cittadini hanno chiesto le dimissioni immediate del Commissario. L’attuale Presidente della Regione Roberto Occhiuto mi ha inviato una diffida preceduta dalle dichiarazioni diffuse attraverso i propri canali social;

In merito a tali dichiarazioni, desidero chiarire con fermezza che il mio operato, come Commissario Straordinario alla bonifica del Sin di Crotone, è ispirato esclusivamente alla tutela dell’ambiente, della salute pubblica e al rispetto delle leggi dello Stato.

L’Ordinanza contestata non rappresenta un’autorizzazione allo smaltimento indiscriminato di rifiuti pericolosi, ma un atto dovuto e responsabile, adottato per sbloccare un processo di bonifica che da troppo tempo è ostaggio di rinvii e polemiche.

Nessuno smaltimento di tali quantità può avvenire soltanto fuori regione se non con costi elevatissimi, tempi infiniti e con il rischio concreto di vedere la bonifica bloccata per altri anni.

Ci tengo a precisare che ho una stima infinita per il nostro presidente Roberto Occhiuto, uno dei migliori governatori che la Calabria abbia mai avuto e che, in tempi non sospetti, mi ha voluto quale Commissario straordinario di Arpacal proprio al fine di supportarlo in quel delicato ruolo nella gestione delle questioni ambientali. Lui stesso ha espresso parole positive nei miei confronti, quando il governo nazionale mi ha designato come commissario del Sin per risolvere un problema a tutti noto come “abnorme”. 

Stupiscono, però, queste prese di posizione, soprattutto se si guarda all’assoluta inerzia che ha segnato la gestione del sito inquinato per oltre vent’anni.

Siamo davvero certi che il commissario sia il vero problema? O non è piuttosto diventato il capro espiatorio perfetto per una responsabilità collettiva che nessuno ha mai avuto il coraggio di assumersi?

Perché, invece di sostenere un’azione concreta, si preferisce perpetuare il conflitto politico e istituzionale?

Il risultato è fin troppo prevedibile, e chiunque abbia un minimo di buon senso lo intuisce facilmente; ancora una volta, tutto si risolverà in una giungla di carte bollate, ricorsi e contenziosi.

Nel frattempo, però, i cittadini di Crotone continueranno a vivere in un territorio avvelenato, aspettando invano un intervento dall’alto, pagando sulla propria pelle il prezzo dell’assenza di coraggio politico.

A fronte di queste contraddizioni, vorrei porgere alcune domande dirette e ineludibili a chi oggi chiede la mia rimozione, come se un cambio di vertice potesse da solo cancellare decenni di inadempienze: Perché la discarica di Crotone non può essere usata per i rifiuti pericolosi del SIN di Crotone, ma riceve ogni giorno migliaia di tonnellate di rifiuti pericolosi da altre aree della Calabria e da altre regioni d’Italia? I rifiuti pericolosi provenienti costantemente da altre regioni d’Italia inquinano di meno di quelli di Crotone? E secondo quale logica? Perché non informare pubblicamente i cittadini di quante migliaia di tonnellate di rifiuti pericolosi arrivano costantemente nella discarica di Crotone da ogni parte d’Italia?

Per la città di Crotone sarebbe più sostenibile dal punto di vista ambientale portare in più di 7 anni di lavori e di cantieri aperti migliaia di tonnellate di rifiuti pericolosi in Svezia e Germania col rischio di un blocco o trattarli sul posto in un paio di anni? Qualcuno ha considerato le implicazioni del fattore “criminalità organizzata nazionale e transnazionale” in processi così lunghi? Quanto altro tempo aspetterà Crotone per vedere una decisione operativa concreta? Come spiega la classe politico-amministrativa ai cittadini che ci si oppone a una soluzione legittima e di buon senso? Perché in tutti questi anni non si sono mai chieste con la stessa veemenza le dimissioni di ministri, presidenti di Regione o sindaci che hanno rimandato il problema?

La verità, che forse molti faticano ad ammettere, è semplice: non sarà un eventuale cambio di commissario a cambiare le cose a Crotone.

Serve assunzione di responsabilità, serve visione normativa, ma soprattutto serve il coraggio di continuare a sostenere decisioni difficili, anche quando impopolari.

Avevo ritenuto di tracciare finalmente una linea chiara, aprendo una prospettiva di intervento concreta. Bloccare questo processo oggi significherebbe tornare indietro, condannare la città a nuovi anni di stallo e a una bonifica che resterà, ancora una volta, solo sulla carta. 

Il vero nodo cruciale della vicenda legata al Sin di Crotone risiede ormai  nella tempistica della bonifica.

La mia Ordinanza si pone il fattivo obiettivo di accelerare il risanamento ambientale come leva per favorire lo sviluppo economico e sociale del territorio. È proprio nella rapidità e nell’efficienza degli interventi che si cela la possibilità di rendere le aree ricadenti nella ZES (zona economica speciale) – interne al perimetro del SIN – maggiormente attrattive per investimenti e iniziative produttive.

Una prospettiva che sembra sfuggire a chi continua a interpretare la questione solo in chiave amministrativa o politica, senza cogliere le concrete opportunità di crescita e rilancio per l’intera comunità. 

Dopo 24 anni, è ormai una questione di tempo. E il tempo, per Crotone, è già scaduto da un pezzo.

Ma io, finché avrò lo Stato dalla mia parte, non arretrerò di un centimetro. (ee)

[Emilio Errigo è commissario straordinario per la bonifica del Sin di Crotone]

I Parchi Archeologici di Crotone e Sibari ospitano la seconda edizione di Vinitaly and the City

Il Vinitaly and the City torna, per il secondo anno consecutivo, nel suggestivo scenario del Parco archeologico di Sibari, dal 18 al 20 giugno.

La Regione Calabria, con il presidente Roberto Occhiuto, rinnova il proprio impegno strategico per la promozione del comparto vitivinicolo regionale, attraverso Arsac, guidata da Fulvia Caligiuri, e in collaborazione con VeronaFiere. A sottolineare il valore dell’iniziativa è l’assessore regionale all’Agricoltura, Gianluca Gallo, che ha fortemente voluto sia la prima edizione che questa riconferma.

Per Gallo, Vinitaly and the City rappresenta una vetrina d’eccellenza per le aziende calabresi, oltre che un potente strumento di valorizzazione turistica, in particolare per l’area della Sibaritide, che vanta la più alta densità di strutture ricettive dell’intera regione.

La rassegna 2025 sarà preceduta da un ricco calendario di iniziative che prenderanno il via dalla metà di giugno, con l’avvio degli eventi “Aspettando Vinitaly”. In apertura, la rassegna “Linfa. Essenze dalla terra” esplorerà il profondo legame tra vino, territorio e altri prodotti tipici d’eccellenza della Calabria, come l’olio extravergine d’oliva.

Per oltre un mese, dunque, i Parchi ospiteranno: mostre tematiche dedicate alla cultura del vino e dell’olio, degustazioni guidate di vini calabresi e oli Dop, showcooking con chef stellati e abbinamenti guidati con vini doc del territorio, visite guidate a frantoi e vigneti della Sibaritide, laboratori sensoriali e tematici.

L’accesso a tutte le iniziative del “prequel” di Vinitaly e dei numerosi “sequel” che i Parchi stanno progettando, sarà consentito con il solo acquisto del biglietto d’ingresso o nella PacsCard, l’abbonamento annuale che consente anche l’accesso illimitato ai monumenti compresi nel circuito dei Parchi Archeologici di Crotone e Sibari, istituito autonomo del Ministero della Cultura guidato da Alessandro Giuli.

Lo stesso criterio è valido per le manifestazioni che seguiranno Vinitaly and the city a Sibari, le rassegne denominate Magna Grecia jazz Fest, Sybarisfolk e Sybaris arte, che animeranno l’estate dei parchi fino ad agosto inoltrato affiancando visite guidate a tema e mostre archeologiche con concerti e performance dal vivo.

«Anche quest’anno il Parco di Sibari, insieme al Ministero della Cultura, è al fianco della Regione Calabria nell’organizzazione di questo evento in uno dei luoghi della cultura più significativi del territorio», ha detto Filippo Demma, direttore dei Parchi Archeologici di Crotone e Sibari.

«Le collezioni dei nostri musei e le iniziative che stiamo preparando per accompagnare Vinitaly and the City, aggiungono profondità culturale alla manifestazione e consentiranno ai visitatori di scoprire le profonde radici della propria passione. È un passo importante – ha concluso – nella costruzione di uno sviluppo locale fondato sulla cultura».

Con questa iniziativa, la Calabria consolida la sua posizione come destinazione culturale ed enoturistica d’eccellenza, capace di coniugare tradizione, innovazione e bellezza. (rcs)