L’ORA DELLE ZONE ECONOMICHE MONTANE
POSSONO DIVENTARE VOLANO DI SVILUPPO

di KLAUS ALGIERI – Le Zone Economiche Montane (Zem) rappresentano un patrimonio unico e prezioso chiamato, negli ultimi anni, ad affrontare importanti sfide nello sviluppo economico e sociale.

Proprio per questo, affrontare l’attuazione dell’Agenda Onu 2030 senza occuparsi di aree interne e di montagna, come previsto dalla Strategia Nazionale per le Aree Interne (Snai), potrebbe essere sinonimo di fallimento delle politiche e di inefficacia degli interventi previsti.

Il ridimensionamento e la soluzione delle fragilità unitamente all’importanza dell’economia della montagna in Italia necessitano l’elaborazione di iniziative strategiche dedicate. Tra queste sarà di fondamentale importanza il passaggio dalla “fiscalità agevolata, alla fiscalità dedicata” con la costituzione, sulla scia delle Zes, delle “Zone Economiche Montane” (Zem), che abbiano come destinatari i Comuni di montagna e che diano priorità a investimenti (nazionali e esteri) relativi alla transizione green per tutelare il patrimonio ambientale della montagna pur garantendone lo sviluppo e alla transizione digitale al fine di superare le “barriere infrastrutturali e naturali”.

Le Zem così costituite porteranno alla valorizzazione e al consolidamento delle attività economiche già presenti sul territorio (commercio, filiera agro-alimentare-boschiva, turismo, etc.) e all’attrazione e creazione di nuove imprese e centri di ricerca sulla biodiversità e sull’economia sostenibile in stretto collegamento con le Università. Consentiranno di porre un freno al declino demografico e all’invecchiamento della popolazione nei Comuni montani e attrarre i giovani.

Attraverso di esse si potrà creare, quindi, una alternativa alla polarizzazione urbana della popolazione e alla fuga di capitale umano verso i centri urbani, sostenuta da una incisiva attività di formazione e politiche attive del lavoro. Il tema delle Zem è molto importante e non va trascurato lo dicono i dati, lo ha ribadito anche il mio Presidente Nazionale Carlo Sangalli nel corso dell’Assemblea Pubblica di Confcommercio.

Auspico che il Presidente Occhiuto in virtù del ruolo che ricopre a livello nazionale si faccia portavoce di questa proposta sui tavoli che contano e che dalla Calabria parta un progetto pilota, che mostri a tutti le potenzialità delle aree montane.

Le aree di montagna sono realtà fragili per condizioni fisico-geografiche, ambientali e per processi modificativi della vita sociale intervenuti nel tempo dove si gioca il futuro della conservazione e rigenerazione di biodiversità del nostro Paese. Tuttavia, in questi territori sono presenti limiti, ma anche nuove opportunità con specificità differenti (come quelle che distinguono territori alpini da quelli appenninici) e tante forme di imprenditorialità intergenerazionale.

Nelle aree montane e interne lo spopolamento è la minaccia maggiore. Infatti, l’impatto demografico negativo colpirà entro 10 anni, secondo l’Istat, nove Comuni su dieci nel caso di Comuni di zone rurali con l’ampliarsi del fenomeno della “desertificazione demografica” di molte aree del Paese in particolare a Sud.

Oggi, in un contesto di globalizzazione e di alta mobilità della popolazione, contrastare lo spopolamento di questi territori sempre meno può significare trattenere soltanto la popolazione, specialmente giovanile, e sempre più richiede una capacità dei territori non urbani di essere attrattivi: la capacità di attrarre imprese e giovani è tra gli argomenti più efficaci da giocare per radicare il progetto di vita di un numero sufficientemente ampio di giovani (nativi e non) nelle aree montane con nuove attività di lavoro, impresa o studio.

Secondo il criterio statistico di Istat, l’Italia risulta caratterizzata, per la sua conformazione orografica, da un territorio prevalentemente collinare (41,6% della superficie complessiva, che contiene il 38,9% della popolazione residente in Italia), seguìto da quello di montagna (35,2% del territorio e 12,4% della popolazione) e di pianura (23,2% del territorio e 48,7% della popolazione).

Secondo i dati dell’Uncem (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani) il territorio montano comprende attualmente 3.524 comuni totalmente montani e 652 comuni parzialmente montani, per un totale complessivo di 4.176 su 7.901 comuni italiani (al 1° gennaio 2023). In termini di estensione territoriale, su un totale di 302.073 kmq che definiscono il territorio italiano, circa 147.517 kmq sono occupati dai comuni montani, rappresentando, quindi, il 49% del territorio nazionale.

L’Italia, secondo Eurostat, è il primo Paese dell’Unione europea a 27 per Pil realizzato in province montane, territori in cui almeno metà della superficie e/o della popolazione è in aree montane: nel 2019 è ammontato a 805,6 miliardi di euro, il 44,9% del totale nazionale, una quota più che doppia rispetto al 20,7% registrato dalla media delle aree montane nell’Ue. Il valore dell’economia italiana della montagna, infatti, supera anche i 776,3 miliardi di euro della Spagna (62,4% del Pil), i 417,5 miliardi della Francia (17,1%) e i 241,5 miliardi della Germania (7%).

Nell’economia italiana della montagna, a fronte del 47,8% della popolazione nazionale, si concentra nel 2021 il 51,1% delle presenze turistiche totali e il 50,7% delle presenze turistiche straniere.

Secondo un recente studio, sono 63 le province montane in Italia che contano 2.077.826 micro e piccole imprese (MPI), attive con 5.137.434 addetti, i quali sono il 47,3% degli addetti nazionali delle MPI. Nel perimetro delle province che rappresenta l’economia italiana della montagna, le MPI rappresentano il 69,4% degli addetti delle imprese totali di tali province, una quota ampiamente superiore al 63,4% della media nazionale.

In particolare, nelle province montane sono localizzate 536.282 imprese artigiane con 1.349.075 addetti, pari a oltre la metà (53%) degli addetti dell’artigianato italiano e al 18,2% degli addetti nazionali, quota superiore al 14,8% della media nazionale.

In chiave settoriale l’economia della montagna presenta una quota più elevata per il valore aggiunto delle costruzioni (48,8%) e del manifatturiero esteso (48,6%), settori in cui è più alta la vocazione artigiana.

Secondo uno studio pubblicato alla fine 2022, sono 63 le province montane in Italia che contano 2.077.826 micro e piccole imprese (MPI) con 5.137.434 addetti, i quali sono il 47,3% degli addetti nazionali delle Mpi. Nel perimetro delle province che rappresenta l’economia italiana della montagna, le MPI rappresentano il 69,4% degli addetti delle imprese totali di tali province, una quota ampiamente superiore al 63,4% della media nazionale.

In particolare, nelle province montane sono localizzate 536.282 imprese artigiane con 1.349.075 addetti, pari a oltre la metà (53%) degli addetti dell’artigianato italiano e al 18,2% degli addetti nazionali, quota superiore al 14,8% della media nazionale.

Inoltre, grazie alla diffusa presenza di imprese manifatturiere, l’economia della montagna realizza il 47,2% delle esportazioni nazionali, pari a 232,6 miliardi di euro.

Da un punto di vista occupazionale nelle province montane, a fronte del 47,3% di occupati totali nel 2021, si concentra il 49,8% degli occupati indipendenti – imprenditori, professionisti e lavoratori autonomi – che rappresentano il 23% degli occupati di tali province, quota superiore di 2,2 punti al 20,8% delle altre province non montane.

Unioncamere-Anpal, infine, indicano che nel trimestre novembre 2022-gennaio 2023 nelle province montane sono state previste 553mila entrate di lavoratori, pari al 46% di quelle nazionali. Un dato che mette in evidenza l’importanza dell’economia di montagna anche in termini occupazionali. (ka)

[Klaus Algieri è presidente di Confcommercio Calabria e vicepresidente nazionale Unioncamere]

AL VIA I SALDI ANCHE IN CALABRIA
IL 38,5% DEI CALABRESI SPENDERÀ 95 €

Il 38,5% dei calabresi spenderà 95 euro ai saldi estivi, che prenderanno il via oggi. È quanto è emerso dall’analisi di Confcommercio Calabria, evidenziando come il 16,1% spenderà una cifra compresa tra i 200 e 250 euro, mentre il 51,5% delle famiglie spenderà circa 200 euro.

Dati che, per Confcommercio, sono in linea con i dati nazionali, evidenziando come «tra le imprese del settore c’è cauto ottimismo circa l’andamento di questa stagione di vendite estive. La novità di quest’anno è l’applicazione dal 1° luglio del nuovo Codice del Consumo che modifica le norme su sconti, promozioni, liquidazioni e saldi ed introduce per la prima volta una regolamentazione anche delle vendite online».

«Questa stagione di saldi estivi è caratterizzata da diverse novità – ha spiegato Maria Santagada, direttrice di Confcommercio Calabria –. In primis per la prima volta in tutte le Regioni italiane (eccetto la provincia di Bolzano) i saldi partono contemporaneamente nella stessa data evitando così un’inutile concorrenza tra territori. In secondo luogo dal primo luglio sono entrate in vigore le nuove regole del codice del consumo che riguardano saldi, promozioni e tanto altro».

«Tra questo, ad esempio – ha aggiunto – il fatto che in caso di sconto ogni venditore dovrà indicare il doppio prezzo: quello ribassato e quello praticato nei 30 giorni precedenti (e non il prezzo originale della merce, se diverso). Dal punto di vista delle vendite saranno saldi importanti per i consumatori che potranno acquistare articoli di moda a prezzi molto convenienti e rinnovare il guardaroba estivo con nuovi colori, modelli e tendenze che corrispondono ad una voglia di socialità e d’innovazione».

«Anche in quest’occasione i negozi di moda contribuiranno in maniera sostanziale al contenimento dei prezzi e, di conseguenza, dell’inflazione. Ci aspettiamo una crescita delle vendite di circa il 5% rispetto al 2022» ha concluso la direttrice Santagada.

«Il 90% degli intervistati – ha rilevato Confcommercio – ha dichiarato che ritiene i saldi ancora molto utili, sintomo che nonostante le varie attività promozionali fatte nel corso dell’anno, i saldi continuano a rivestire un ruolo particolare nelle occasioni di acquisto dei calabresi. In particolare, in particolare il 35,5% ritiene che i saldi siano molto utili e solo il 3,1% ritiene che siano poco utili».

«Per quel che riguarda la tipologia di prodotti acquistati – si legge – si confermano oggetto di interesse delle famiglie calabresi prevalentemente i capi di abbigliamento (93,5%) seguiti dalle calzature (83,9%), dagli articoli per la casa (22,6%), dalla pelletteria (9,7%) e dagli articoli di elettronica (9,7%)».

«Con riferimento al tasso di sconto applicato – continua Confcommercio – si prevede che oltre il 70% delle imprese applicherà in partenza un ribasso sugli articoli che va dal 30% ad oltre il 50% per poi crescere nella seconda metà di luglio (arrivando fino al 70%)».

Come di consueto Confcommercio ricorda le regole di base per saldi chiari e trasparenti.

Per quanto riguarda i cambi, la possibilità è generalmente lasciata alla discrezionalità del negoziante. Tuttavia, se il prodotto è danneggiato o non conforme (ex artt. 130 e ss. d.lgs. 6 settembre 2005, n. 206, codice del consumo e successive modificazioni) scatta l’obbligo per il negoziante di: riparazione o sostituzione, entro un congruo periodo di tempo e, nel caso ciò risulti impossibile o se i costi che il venditore dovrebbe sostenere siano sproporzionati: riduzione del prezzo pagato restituzione del prezzo pagato. Il compratore è tenuto a denunciare il vizio del capo entro due mesi dalla data della scoperta del difetto (entro due anni).

Non c’è l’obbligo della prova dei cambi, in quanto è a discrezione del commerciante. Tra l’altro non c’è più l’obbligo di indossare la mascherina nei camerini né di disinfettarsi le mani prima della prova del capo d’abbigliamento.

I capi che vengono proposti in saldo devono avere carattere stagionale o di moda ed essere suscettibili di notevole deprezzamento, se non venduti entro un certo periodo di tempo. Vige, poi, l’obbligo di indicare il prezzo normale di vendita (che, in base al D.lgs 26/2023, è il prezzo più basso applicato alle generalità dei consumatori nei trenta giorni precedenti l’avvio dei saldi), lo sconto e il prezzo finale.

In caso di modifiche e/o adattamenti sartoriali alle esigenze della clientela (es. orli, maniche, asole) il costo è a carico del cliente, salvo diversa pattuizione. Va data preventiva informazione al cliente.

Le carte di credito devono essere accettate da parte del negoziante. Dal 30 giugno 2022 per chi non accetta pagamenti con bancomat e carta di credito (ex art. 18 del decreto legge n. 36 del 30 aprile 2022) scatteranno le sanzioni (pari ad una quota fissa di 30 euro cui va aggiunta una quota pari al 4% del valore della transazione rifiutata). (rcz)

 

IL GRAVE DISINTERESSE DELLA POLITICA
CHE NON SI CURA DI DISABILITÀ E DISAGIO

di GIUSEPPE FOTI – La politica, nel compimento del proprio mandato, dovrebbe agire concretamente per il proprio territorio e cercare di risolvere i problemi, soprattutto dove il disagio rende la vita delle persone non dignitosa.

Questo semplice, ma allo stesso tempo complesso concetto, mette a nudo nient’altro che il fallimento di un fare politica dove vige una rigida e crescente mentalità mercantile o paternalistica che non riconosce i diritti e la loro dignità. Tutto ciò che non produce dev’essere escluso o rinchiuso a beneficio della società del consumo o dei privilegiati. A tal proposito viene spontaneo ricordare che l’identità è una questione sociale e ce la dà il riconoscimento degli altri indistintamente e senza pregiudizi. Non sicuramente l’indifferenza!

Volendo andare al nocciolo della questione, devo ricordare che nel territorio esistono realtà sociali, che nel bene e nel male e con risorse sempre più esigue, si occupano di disagio e disabilità da anni. Queste realtà, fatte di uomini e donne, cercano come meglio possono di dare conforto alla sofferenza di tante persone e, allo stesso tempo, un servizio che li possa sostenere ed accompagnare nel loro fragile percorso di vita. Non ci reputiamo assolutamente infallibili o non migliorabili, ma con scarpe di cartone e armi spuntate, in trincee esistenziali fangose, da decenni facciamo costantemente il massimo per i più disagiati.

Questo in un vuoto istituzionale abissale, dove si registra un’amministrazione comunale inadempiente da sei mesi nel pagare i centri socio educativi per minori, e chissà quanti altri, e una Regione che ancora non si è pronunciata sul destino di tanti lavoratori delle strutture psichiatriche del territorio. Ci sono operatori, come me, che prendono a cuore queste situazioni e si battono costantemente ed ostinatamente per chiedere giustizia. Vorrei anche spiegare il perché, con tutta l’umiltà possibile, portando ad esempio un’esperienza vissuta che potrebbe sembrare banale ad occhi poco attenti e che non è conosciuta, perché lavoriamo nel silenzio e a servizio, nel termine più nobile, dei nostri cari amici (utenti come li chiamano gli altri). 

In questi giorni ho svolto un’uscita con alcuni pazienti, iniziativa che fa parte di tante altre, e abbiamo visitato il centro cittadino e alcuni locali dello stesso. Va specificato che i luoghi di vita sono “laboratori sociali” nei quali i pazienti possono sperimentare relazioni, anche se occasionali, dove possono rievocare ricordi e dove fare riaffiorare un sentimento di appartenenza che la società dei privilegiati e dei cosiddetti “normali” gli impedisce, perché li considera solo malati. Inutile sottolineare che i ragazzi (i pazienti per gli altri) hanno più che mai dimostrato di essere dotati di qualità umane che solo chi ha avuto una condizione di sofferenza, con la sua dignità e con la sua libertà ferita, può possedere.

Il pensiero, ammettendo che sto semplificando argomenti molto complessi, è quello che il mestiere della cura è essere disposti a maneggiare l’incertezza e la pazienza, con rispetto, vicinanza e ascolto; cosa che la politica, attenta ai numeri e non alle persone, ha dimostrato di non capire. Solo se in noi non viene meno questa arcana ricerca di una “comunione di cura e destino” avremo la capacità di uscire dalla nostra individualità e dal nostro egoismo che, in questi tempi, prevale in ogni ambito della vita sociale e istituzionale.

Nel campo della sofferenza, lasciare l’altro al suo destino, vuol significare abbandonarlo ad una deriva esistenziale… Una violenza di un totalitarismo che ci rende disumani e che la politica dovrebbe scongiurare con ogni mezzo.

La priorità, di chi lavora nel sociale, è mantenere vive queste realtà, queste esperienze e questi valori, ma il tempo non è nostro amico, ancor meno la politica, pur volendo ancora rimanere garantista. Si rischia di chiudere e sparire nel silenzio se non si interviene… Capitelo se non è chiaro!

Mi rendo conto che un articolo non può descrivere brevemente l’importanza di certi argomenti, ma sento ugualmente il bisogno di provarci e di non chiudermi nel silenzio che non è altro che complicità a un disastro di proporzioni epocali. Magari la domanda che dovreste porvi è: cosa c’è in questa società che non funziona e perché l’alienazione sociale è predominante?  Rafforzare i servizi che si occupano di questo e non abbandonarli o farli chiudere… Potrebbe essere una probabile risposta e soluzione.

La salute non è una merce, ma è un diritto che non può sottostare a tempi e regole di mercato, di profitto o burocratiche, tutte cose che non guardano i bisogni reali delle persone.

Il messaggio tempestivo che la politica dovrebbe dare è sicuramente quello di dare risposte certe ai tanti problemi, non soffermandosi solo alla propaganda. Tenendo bene a mente che investire nel sociale è allo stesso tempo curare la società e agire dove si origina la sofferenza e il disagio, quindi l’impegno inteso come responsabilità comune è imprescindibile. (gf)

[Giuseppe Foti è operatore sociale di Reggio Calabria]

INTIMIDAZIONI AI SINDACI, LA CALABRIA
È QUARTA MA DIMINUISCONO GLI EPISODI

di FRANCESCO CANGEMI – Calano gli atti intimidatori nei confronti degli amministratori pubblici in Calabria nel 2022, ma la nostra regione rimane ancora al quarto posto in questa classifica. Resta in compagnia di tutte le regioni meridionali che hanno gravi problemi con la criminalità. Il dato italiano stilato da “Avviso Pubblico” registra comunque un calo del fenomeno su tutto il territorio nazionale.

Sono 326 gli atti intimidatori, di minaccia e violenza (-25% rispetto al 2021, quando furono 438) rivolti nel corso dell’anno 2022 contro sindaci, assessori, consiglieri comunali e municipali, amministratori regionali e dipendenti della Pubblica amministrazione, registrati da “Avviso pubblico” in tutto il Paese. Per riscontrare un dato simile, bisogna risalire al biennio 2013-2014, quando vennero censiti rispettivamente 351 e 361 casi.

Contestualmente, si registra un calo anche del numero dei Comuni interessati (-14%, da 265 a 227) e delle Province coinvolte (77 nel 2022, il 12% in meno). Per la prima volta dal 2019, l’incendio – di auto, di case, di strutture comunali, etc – torna ad essere la tipologia di minaccia più utilizzata a livello nazionale (18,5% dei casi), seguita da scritte offensive e minacciose (16%, in aumento), invio di lettere, biglietti e messaggi minatori (14%) e l’utilizzo dei social network (12%), quest’ultima la modalità più frequente nei due anni precedenti.

Analogamente al 2021, sono stati censiti atti intimidatori in tutte le regioni d’Italia, ad eccezione della Valle d’Aosta. Altro dato in controtendenza rispetto al recente passato è la ripartizione dei casi per macroaree geografiche: dopo anni di progressivo avvicinamento tra il Mezzogiorno e il resto del Paese, nel 2022 la forbice è tornata ad allargarsi: 2 casi su 3 (il 66%) sono stati censiti nell’area Sud-Isole. Nella graduatoria delle regioni più colpite da atti intimidatori è al primo posto la Sicilia, territorio più colpito del 2022 con 50 casi censiti. A seguire Campania (49), Puglia (48) e Calabria (42).

«Benché la Calabria abbia fatto registrare negli ultimi anni un numero di casi censiti in progressiva diminuzione – è detto nel documento dell’associazione presentato oggi a Roma – colpisce la gravità delle tipologie di intimidazione utilizzate: incendi, aggressioni e invio di proiettili sono tra le più utilizzate».

Nel mirino delle organizzazioni criminali, però, anche ditte e aziende chiamate a svolgere lavori sui territori, in particolare nel Cosentino e nel Vibonese. Emerge, inoltre, secondo l’analisi di “Avviso pubblico”, una stretta correlazione tra atti intimidatori ed enti locali sciolti per mafia: dei 31 Comuni colpiti da minacce, aggressioni e intimidazioni nel 2022, ben 15 sono stati oggetto di uno o più scioglimenti per infiltrazioni mafiose.

Una correlazione emersa anche nel corso del 2021, quando dei 29 Comuni colpiti, 15 erano stati sciolti in passato per mafia, anche più volte. In questo specifico ambito, con i suoi 131 scioglimenti decretati dal 1991 al 30 aprile 2023, la Calabria è la prima regione in Italia davanti a Campania (117) e Sicilia (90) e detiene anche il primato per numero di enti locali sciolti più di una volta (31). Nel decennio 2013-2022 la Calabria ha subito una media di oltre sei scioglimenti l’anno (63 complessivi nel periodo).

A Platì (Reggio Calabria) nel mese di gennaio è stato incendiato il portone del Municipio. A San Giorgio Morgeto (Reggio Calabria) viene bruciata nella notte l’auto di servizio della Polizia Municipale. Stessa sorte a San Luca (Reggio Calabria) per l’auto di proprietà dell’assessore comunale all’Urbanistica Francesco Cosmo. Dalle carte dell’inchiesta Nuova Linea, sono emerse le reiterate minacce perpetrate dalla ‘ndrangheta nei confronti del Comandante della Polizia Locale di Bagnara Calabra (Reggio Calabria), Rosario Bambara. Persone non identificate hanno incendiato l’automobile dell’assessore comunale ai Lavori pubblici di Cassano allo Ionio (Cosenza), Leonardo Sposato, così come la vettura del sindaco di Falconara Albanese (Cosenza), Franco Candreva, o quella di Domenico Lacava, capogruppo al consiglio comunale di San Giovanni in Fiore (Cosenza).

Nel mese di luglio Francesco Coco, ex sindaco di Roccabernarda (Crotone), più volte minacciato negli anni passati, è stato ricoverato in gravi condizioni a seguito di una violenta aggressione subita nella notte mentre stava rientrando a casa. Un mese più tardi il sindaco di Cirò Marina (Crotone) e presidente della Provincia, Sergio Ferrari, finisce sotto scorta. La misura è stata disposta dalle autorità a seguito delle minacce che lo stesso presidente dell’ente intermedio avrebbe ricevuto alcune settimane prima. A Dasà (Vibo Valentia) il sindaco Raffaele Scaturchio viene aggredito all’interno del Municipio. Dopo il pestaggio gli aggressori hanno vandalizzato locali e arredi prima di allontanarsi.

I dati per il 2022 per la Calabria, dopo un aumento esponenziale del fenomeno durante la pandemia, segnano un calo riallineandosi ai dati pre-pandemia. Tuttavia ci raccontano la pervasività territoriale del fenomeno con 5 Province, 31 Comuni colpiti, 42 atti intimidatori.

«Il dato calabrese, che presenta numeri di intimidazione inferiori rispetto all’anno precedente, non deve assolutamente rassicurare poiché oggi le mafie intimidiscono e condizionano attraverso nuove forme di violenza non eclatanti – spiega Giuseppe Politanò, vicesindaco di Polistena e coordinatore regionale di “Avviso Pubblico” –. C’è un mondo sommerso di minacce e prepotenza che tende a generare paura negli amministratori pubblici e nelle imprese impegnate nell’esecuzione di lavori pubblici».

«È importante – ha concluso – che questi dati attivino processi di partecipazione attiva delle comunità locali perché ogni amministratore lasciato solo nell’espletamento del proprio mandato diviene un “bersaglio facile” sia sul piano della violenza fisica sia della violenza psicologica». (fc)

È POSSIBILE FARE IMPRESA IN CALABRIA
UTILIZZANDO BENE I FONDI DISPONIBILI

di ALDO FERRARA – I dati diffusi da Confindustria e Cerved (in collaborazione con Unicredit) attraverso il Rapporto Regionale Pmi mettono in evidenza, ancora una volta, la forte esigenza di strutturare un percorso stabile, definito e solido a supporto dell’attività d’impresa in Calabria, così da sostenere in maniera efficace il forte desiderio di fare impresa nella nostra regione.

Il Rapporto, infatti, riferisce di come, dopo la contrazione pandemica del 2020, nel 2021 si sia osservato un ritorno alla crescita del numero di Pmi in Italia. In base agli ultimi dati demografici, si stimano infatti 163.551 PMI nel 2021, il 4,2% in più rispetto al 2020 e il 2,3% in più rispetto al 2019. Nel 2021 è stato così recuperato il calo dell’1,8% osservato nel 2020. L’incremento più deciso si è registrato nel Mezzogiorno (+5,3%), che supera dell’1,1% la media nazionale. Gli incrementi maggiori si osservano in Molise (+10,9%), Puglia (+7,6%) e Calabria (+7,4%); i più contenuti in Piemonte (+3,0%), Trentino-Alto Adige (3,1%) e Lombardia (3,3%). Il Molise è anche la regione in cui si osserva il maggiore incremento della numerosità delle Pmi rispetto al 2019 (13,6%); seguita da Basilicata (9,4%) e Calabria (8,8%).

Dopo l’aumento delle nascite registrato nel 2021, il 2022 ha segnato per le imprese italiane la ripresa della tendenza discendente iniziata nel 2019. Nel 2022 nascono, infatti, 89.192 società di capitali in Italia: il 10,6% in meno rispetto al 2021. Il calo delle società di capitali ha riguardato ogni zona del Paese: -10,1% nel Nord-Est, -8,2% nel Nord-Ovest, -10,1% nel Centro e -13,2% nel Mezzogiorno. 

Sul totale delle nuove nascite, il 39,6% è costituito da S.r.l. semplificate. Questa tipologia di azienda è presente maggiormente nel Mezzogiorno (49%) e nel Centro (44,4%). A livello regionale, Calabria e Molise si confermano le regioni con una maggiore incidenza delle S.r.l. semplificate sul totale delle nuove nate, con rispettivamente il 54,9% e il 51,6% del totale.

Proprio il dato sulle S.r.l. semplificate indica da un lato il grande interesse dei calabresi a voler diventare imprenditori, sebbene dall’altro metta in evidenza la nascita di società abbastanza fragili sotto il profilo della capitalizzazione e quindi della solidità di medio e lungo periodo. Per questo motivo riteniamo che le azioni a supporto delle imprese debbano necessariamente tenere conto di questo duplice aspetto.

Lo abbiamo detto in diverse occasioni e anzi abbiamo prodotto un documento ampio e dettagliato, “Agenda Calabria”, attraverso il quale abbiamo indicato la cornice entro cui innestare le misure a valere sui fondi comunitari e nazionali, dal Pnrr a quelli della Programmazione Unitaria 2021-27, affinché possano immediatamente essere investiti per consolidare il ruolo delle imprese, fornire loro prospettive di medio-lungo periodo durante le quali costruire e pianificare gli investimenti in tecnologia e capitale umano, accelerare l’evoluzione del sistema produttivo con strumenti snelli e una burocrazia semplificata.

A livello di macroarea  il Mezzogiorno presenta il costo del debito maggiore (3,9%), con il Centro l’unica altra macroarea con un rapporto tra oneri e debiti finanziari superiore alla media nazionale (3,6%); Il Nord-Ovest si attesta infatti al 3,3%, mentre il Nord-Est al 3,2%. Per quanto riguarda le regioni, Molise (4,7%) e Calabria (4,3%) presentano le percentuali più elevate; al contrario, il Trentino-Alto Adige è la regione in cui gli oneri finanziari pesano proporzionalmente di meno (3,1%).

Gli scenari determinati dalle politiche monetarie introdotte in risposta alla spinta inflazionistica degli ultimi mesi, indotta anche e soprattutto dai rincari energetici, continueranno ad influire sul prossimo futuro delle imprese. Per questo motivo non si può che auspicare un rapido impiego delle ingenti somme a disposizione derivate dai piani già citati affinché le difficoltà di accesso al credito o l’elevato costo del denaro che le imprese ricercano per gli investimenti, possano essere mitigati proprio attraverso l’utilizzo di tali fonti di finanziamento. 

L’appello degli industriali calabresi, dunque, è rivolto alle Istituzioni e alla politica affinché si velocizzi l’impiego delle risorse comunitarie e al contempo la loro destinazione sia orientata, pur nel massimo rispetto delle linee guida europee in termini di transizione ecologica e digitale, verso le reali esigenze del comparto produttivo locale. (af)

[Aldo Ferrara è presidente di Unindustria Calabria]

RENDE CADUTA IN UN ASSURDO DEGRADO
PESA SUI CITTADINI IL GIRONE INFERNALE

di ETTORE JORIO – Rende è oramai allo stato “liquido”, perché “sciolta” due volte per inquinamento da infiltrazioni mafiose. Scrivo così per essere più veloce e comprensibile sul secondo dramma che la mia città ha vissuto in poco meno di dodici anni. Che i suoi cittadini sono costretti ancora a sopportare.

Alcuni disperatamente, perché privati di tutto ciò che avevano, senza facoltà di ascolto e soprattutto diritto di pretesa alcuna, negata del tutto alle fasce più deboli.

La Città ha perso la sua “solidità”, urbanistica e amministrativa, formatasi in decenni, quella che ha fatto sì che, dagli anni ’70, si producesse una ingente immigrazione cittadina da parte di chi abbandonava il disordine edilizio cosentino o l’isolamento di alcuni paesi dell’hinterland.

Lo stato di sopraggiunta “liquidità” istituzionale, conseguita a seguito di due dei peggiori provvedimenti governativi che possano capitare ad un Comune macchiandolo del più atroce sospetto e della vergogna immonda dello scioglimento per mafia, fa sorgere una domanda spontanea. Un interrogativo che esige una sana riflessione e una risposta adeguata.

Ma di chi è la colpa di tutto questo? Del degrado istituzionale che rinvia la città di Rende nel più tedioso girone dell’inferno, quello solitamente frequentato dai comuni con un valore abitativo ad alta presenza di ‘ndrangheta. Quel girone, dunque, da condividersi con il peggio della deviazione umana, di chi sceglie il malaffare come regola.

Ebbene, a fronte di un tale disagio sociale occorre sottolineare che la democrazia è l’espressione concreta delle scelte, quelle presuntivamente libere e consapevoli. Proprio quando esse non sono più tali, tutte le responsabilità vanno fatte risalire ai loro autori. A chi ci mette la firma (la faccia meno) tradendo la missione autentica della scheda elettorale.

Al riguardo, il dito accusatore è da puntare pertanto verso i rendesi, più o meno indigeni che siano. Ad essi vanno fatte risalire le paternità degli errori delle scelte che hanno pregiudicato la conduzione della città, sino a ridurla nelle condizioni di oggi.

Questa è la risposta più corretta all’interrogativo alla quale va attribuito il significato di una confessione politica, la mia e quella generalizzata. Le selezioni dei candidati e quelle perfezionate mediante il sistema elettorale hanno pesato come macigni. L’ultimo è stato fatale, con un andirivieni di sospetti, di prove, di ammissioni, di certezze ritenuti tali dal primo giudice e del Governo.

Da qui, altri diciotto mesi di commissariamento che sono lunghi da passare, così come in una canzone “blasfema” della fine degli anni ’90.

L’unica fortuna, diciamola così per le aspettative cittadine, è la individuazione della terna commissariale che – con a capo un prefetto d’eccellenza come Santi Giuffrè – di certo farà velocemente il bucato e accelererà i percorsi di individuazione della dirigenza fiduciaria, pena l’immobilità burocratica. Non farlo presto e bene sarebbe decisivo per la vita della Città, già tanto ammalata e gravemente.

Ritornando alle colpe, i peccati vanno fatti risalire unicamente a noi cittadini. Quei peccati politici, degenerativi del modo di scegliere
elettoralmente il bene della Città, affidandosi a proposte inaccettabili che hanno condotto alla situazione attuale. Che hanno portato allo scioglimento un Comune per tanto tempo preso come campione positivo anche fuori dal Mezzogiorno. Divenuto invece oggi un brutto esempio da prima pagina dei giornali nazionali e dei TG televisivi del Paese.

La colpa è nostra di avere reso una città, nata per le giovani coppie che arrivavano da ovunque piene di speranze, ad un aggregato dalle sembianze, fisiche e culturali, di città uguali a tante altre che ospita giovani che crescono male, anziani che invecchiano peggio, imprese che chiudono piuttosto che riaprire come una volta, malavita che rafforza la sua presenza nella quotidianità, e non solo per strada. La città dove l’abitudine sana di passeggiare la sera è andata via come fanno le rondini in autunno. È rimasta solo una somma di strade, disegnate bene ma maltenute peggio che altrove, ove è divenuto davvero difficile scansare la gente che litiga, che spaccia e che non è più guardiana della civiltà urbana.

550 giorni sono lunghi, tanto. Bisogna che siano produttivi, sia in termini di governo locale che di preparazione alla ripresa dell’ordinario. Il solo ricordo di quanto accaduto allora, in entrambi gli ambiti (commissariamento e ripresa dell’ordinario), incute paura.

In questo lungo periodo di un anno e mezzo, ove tanti giovani diverranno maggiorenni, bisogna che ritorni a contare la buona amministrazione ma soprattutto la buona politica, ma quella vera, non quella venduta per tale senza esserla più da decenni. Quella che prenda i giovani sottobraccio per portarli a crescere per l’interesse generale, funzionali a trasformarli in futuri bravi amministratori.

Proprio per questo motivo, ad essi va inculcata la logica e la cultura dell’onestà (difficile di questi tempi e a queste latitudini), del buon senso, della ragionevolezza, del rispetto per i ceti anziani e per i deboli, ma soprattutto della forza di espellere il marcio ovunque esso sia. In sintesi, si faccia una scuola di civiltà politica, nel centro urbano e per le contrade, nel senso più pulito del termine di fare in modo che si impari a lavorare per gli altri e a rimetterci di proprio.

Non fare questo, sarà facile giocare un domani per il terzo scioglimento, che tutti i bookmakers darebbero a quote oltre l’irrisorio. (ej)

DALLA CALABRIA PARTE LA GRANDE SFIDA
PER UN MEDITERRANEO E SUD MIGLIORE

Energia, economia del mare e sviluppo sostenibile: l’incontro di Villa San Giovanni, ovvero l’Assemblea generale della Commissione Intermediterranea, ha chiuso in termini positivi per la Calabria, con in più l’elezione a Presidente della Commissione stessa di Roberto Occhiuto, attuale presidente della Regione. L’obiettivo era di ragionare in termini di macroregioni del Mediterraneo, unendo sia quelle dell’Europa che quelle del Nord Africa, in un percorso di crescita comune. E il documento finale pare sposare in pieno questo progetto: rafforzare stabilmente la cooperazione tra le regioni e le autorità locali del Mediterraneo per affrontare al meglio le grandi sfide del presente e del futuro e per ribadire la centralità di una zona marittima strategica per gli equilibri mondiali, la stabilità e lo sviluppo sociale, economico e culturale dell’Unione Europea.

Questo è il messaggio chiave, illustrato in un documento articolato in 15 punti, emerso dalla due giorni dell’Assemblea Generale della Cim – Commissione Intermediterranea alla quale hanno partecipato 40 regioni di 8 Stati membri dell’Ue e di altri Paesi (Albania, Cipro, Francia, Grecia, Italia, Malta, Marocco e Spagna) e che ha eletto come Presidente di turno Roberto Occhiuto, Presidente della Regione Calabria.

Hanno partecipato ai lavori, tra gli altri, anche Antonio Tajani, Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Nello Musumeci, Ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare, Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia.
La Commissione Intermediterranea (CIM) è uno dei 6 ambiti di intervento della CRPM – Commissione delle Regioni Marittime Periferiche il cui scopo è favorire lo sviluppo del dialogo euromediterraneo e la cooperazione territoriale sui temi di trasporti, politica marittima integrata, coesione economica e sociale, acqua ed energia.

Roberto Occhiuto e Davide Strangis
Roberto Occhiuto e Davide Strangis

«Sostenere la creazione di una strategia macroregionale su scala mediterranea sarà uno dei nostri principali obiettivi, e lo dobbiamo fare con una governance condivisa a più livelli e con una geometria variabile che risponda alle esigenze e alle specificità territoriali», ha affermato il Presidente Roberto Occhiuto.

«La Commissione Intermediterranea, che da oggi mi onoro di presiedere – ha continuato – deve diventare ancora più importante, dobbiamo farci conoscere, dobbiamo stimolare la partecipazione attiva dei decisori politici, insieme alle delegazioni tecniche, delle diverse Regioni, dobbiamo lavorare per valorizzare ancora di più il grande lavoro che viene fatto. I dossier e i documenti che produciamo devono trasformarsi in scelte politiche, in decisioni che possano dare maggior peso alle Regioni che si affacciano nella sponda Sud del Mediterraneo».

«La Calabria, che eredita numerosissimi problemi rispetto ai quali non ha ancora elaborato tutte le risposte e gli strumenti necessari – ha evidenziato – vuole contribuire concretamente a questo percorso, a vantaggio di tutte le Regioni che fanno parte di questa organizzazione, ma anche di quelle che ancora non ne fanno parte. Ciò che ci unisce ci terrà fortemente impegnati nella ricerca dell’inclusione e della collaborazione per il miglioramento delle vite dei nostri cittadini e dei nostri giovani».

«Il Mediterraneo ci regala una storia millenaria, a noi il compito di preservarla e di evolverla all’insegna della responsabilità, della sostenibilità, dello sviluppo, per il futuro dei nostri territori e per le generazioni che verranno», ha sottolineato il governatore della Regione Calabria e neopresidente della Commissione Intermediterranea.

Nel documento programmatico finale, rivolto alle istituzioni europee, mediterranee e internazionali, nonché agli enti e alle parti interessate nazionali e sub-statali del Mediterraneo, la Commissione Intermediterranea ha sottolineato la necessità di rafforzare ulteriormente la collaborazione con i Paesi rivieraschi non appartenenti all’Ue per raggiungere obiettivi comuni in campo sociale, economico e ambientale. A questo proposito, è emersa la necessità di una governance multilivello, con le autorità regionali e locali in prima linea, forti della loro prossimità ai cittadini di cui conoscono direttamente esigenze e aspettative.

Il documento finale ha sottolineato l’importanza delle ultime decisioni orientate alla creazione di una strategia macroregionale mediterranea e ha invitato la Presidenza spagnola del Consiglio dell’Ue del 2023 e gli altri Stati membri a proseguire speditamente in questa direzione. Sostenere la creazione di una strategia macroregionale su scala mediterranea è uno dei lavori più importanti della Commissione Intermediterranea a sostegno di una maggiore coesione nel bacino, basata sui principi di un approccio graduale e volontario e di una governance condivisa a più livelli.

A complemento delle iniziative e dei programmi già in atto nell’area, una strategia macroregionale consentirebbe una maggiore coerenza e integrazione tra le azioni già in atto, permettendo al contempo una complementarità, una maggiore razionalità nell’uso delle risorse e un efficiente lavoro congiunto per trovare un terreno comune per la coesione economica, sociale e ambientale e soluzioni alle sfide condivise. Si tratta di un aspetto di particolare rilevanza per continuare a sostenere la Blue Economy, intesa come complesso di componenti legate a vario titolo all’economia marina, che dovrà essere il fulcro dello sviluppo ecosostenibile del Mediterraneo; è necessario che le popolazioni delle sponde del Mediterraneo, le cui economie dipendono fortemente dai settori blu, compreso il turismo costiero e marittimo, siano aiutate ed incentivate a mettere in campo politiche finalizzate a garantire la loro sostenibilità socioeconomica e ambientale dell’economia del mare.

Tra i principali temi discussi, il Patto per le Isole dell’UE rispetto al quale la Commissione Intermediterranea ha sollecitato una particolare attenzione da parte dell’Unione Europea, la Dichiarazione Politica contro la desertificazione, il disinquinamento del Mar Mediterraneo, la nuova Agenda europea per l’innovazione, i messaggi contenuti nella Carta di Granada sul Turismo Sostenibile.
La Commissione ha ribadito il proprio impegno nel monitorare le direttive sulla pianificazione dello spazio marittimo (PSM) e sul quadro strategico per l’ambiente marino (MSFD), la proposta di legge sul ripristino della natura (NRL) e la politica comune della pesca (PCP), con l’obiettivo di individuare le principali problematiche e opportunità per le regioni mediterranee associate alle loro interazioni, revisioni e implementazioni.

Rispetto ad un tema strategico come l’energia, la Commissione ha sottolineato la necessità di utilizzare le risorse messe a disposizione dall’UE e da altri programmi per la transizione energetica, nonché di valutare adeguatamente gli impatti ambientali di quest’ultima. La Commissione ha accolto con favore la posizione del Consiglio dell’UE che riconosce il ruolo dei porti nella diffusione di soluzioni energetiche alternative e la sua volontà di integrare questo approccio all’interno del regolamento TEN-T sui corridoi europei di trasporto.

È stata ribadita la centralità di strumenti come la Politica europea di vicinato (PEV), la Strategia dell’Unione Europea per la Regione Adriatico Ionica (Eusair), l’Iniziativa europea per il bacino del Mediterraneo occidentale – WestMed nell’ottica di dare risposte coordinate a obiettivi, sfide e soluzioni simili. È stato riconosciuto positivamente l’allineamento dei programmi di cooperazione transnazionale, con l’integrazione, in un’ottica trasversale, di parte dei loro obiettivi e attività, anche rispetto alle strategie di riferimento nel Mediterraneo ed è stato richiesto il loro rafforzamento anche a livello finanziario nel futuro.
La Commissione Intermediterranea ha sottolineato con orgoglio il coinvolgimento del Consiglio Mediterraneo della Gioventù (MYC) nelle riunioni statutarie e negli eventi della Conferenza delle Regioni Periferiche e Marittime e della Cim, come parte del suo piano strategico per rafforzare le interazioni e il dialogo interculturale con i giovani per il futuro delle nostre Regioni. (rrm)

ANCI CALABRIA: LA SUCCURRO PRESIDENTE
TRA SPACCATURE, ASTENSIONI E DISSENSI

È Rosaria Succurro, sindaca di San Giovanni in Fiore e Presidente della Provincia di Cosenza, la nuova presidente dell’Associazione dei Comuni italiani: una vittoria tutt’altro che tranquilla, tra spaccature, astensioni e polemiche.

Da troppi anni, ormai, Anci Calabria scontava una difficile situazione creatasi dopo le “disavventure” giudiziarie degli ultimi due presidenti, Gianluca Callipo (ex sindaco di Pizzo Calabra) e Marcello Manna (Rende).

Nei mesi scorsi, l’assemblea regionale non era riuscita a trovare una quadra per la nomina del nuovo presidente e si immaginava che ieri si potesse arrivare a un’intesa bipartisanv in modo da offrire una guida stabile all’associazione, in vista delle tante e troppe scadenze non più rinviabili.

Il territorio richiedeva una rappresentanza solida, ma le candidature stavano diventando troppe e l’appello lanciato da 13 sindaci (quattro dei cinque capoluoghi calabresi) guidati da Franz Caruso (sindaco di Cosenza) è caduto nel vuoto. Il risultato è stata l’astensione da parte dei rappresentanti del centrosinistra e molti mugugni persino nel centrodestra: Fratelli d’Italia ha contestato la scelta della Succurro (molto vicina al Governatore Roberto Occhiuto) non tanto per la persona ma per il metodo utilizzato per individuare la candidatura. Non è certamente un buon segnale, ma la sindaca di San Giovanni in Fiore che ricopre anche l’incarico di presidente della Provincia è sufficientemente tosta per superare anche il fuoco amico, tant’è che, alla fine, ha centrato l’obiettivo.

L’assemblea regionale si era aperta con l’intervento del vicepresidente vicario Carmelo Panetta (vicesindaco di Galatro) e l’atmosfera non sembrava destinata a surriscaldarsi, invece, ha dovuto registrare anche l’inattesa spaccatura all’interno del centrodestra oltre al netto dissenso di quattro sindaci di Catanzaro, Reggio, Cosenza e Crotone.

Secondo Nicola Fiorita (CZ), Paolo Brunetti (RC), Franz Caruso (CS) e Vincenzo Voce (KR) «La netta chiusura all’ipotesi di una presidenza condivisa dell’Anci, fortemente richiesta da tutte le grandi città calabresi, rappresenta il momento più basso nella vita dell’Associazione dei Comuni che qualcuno ha voluto evidentemente occupare per spegnere il ruolo critico dei sindaci rispetto a questioni vitali come l’autonomia differenziata, l’utilizzo del Pnrr, la gestione dei servizi idrici, dei rifiuti ed energetici».

I quattro sindaci in una nota congiunta hanno stigmatizzato che «Quando non si tiene conto dell’opinione strategica di quattro cavpoluoghi di provincia, tra cui il capoluogo di regione, e di quasi tutti i più popolosi centri della Calabria vuol dire che si vuole ridurre l’Anci Calabria ad un’Associazione senza autorevolezza e senza autonomia dal potere politico. Nulla ovviamente contro la persona della sindaca Succurro, ma questa elezione forzata pone dei gravi problemi politici che anche l’Anci nazionale dovrà affrontare.

Siamo fieri di avere promosso l’azione congiunta dei sindaci delle grandi città che, evidentemente, dovrà trovare nuove forme di coordinamento e di rappresentanza per fare valere le ragioni e gli interessi delle popolazioni. Per questi motivi, abbiamo deciso di non partecipare ad una votazione che segna il momento più buio nella storia dell’Anci calabrese».

Diversa la motivazione del dissenso di Fratelli d’Italia. “Sindaci e amministratori di Fratelli d’Italia – si legge in una nota – non parteciperanno all’elezione del nuovo presidente dell’Anci Calabria. Una decisione che non riguarda il merito della candidatura proposta, quella della presidente Rosaria Succurro, ma ancora una volta il metodo con cui si è arrivati alla sua individuazione. Riteniamo che il sostegno ad una candidatura così importante non possa arrivare per mera adesione, ma debba essere il frutto di un confronto anche sulla possibilità, per i partiti che la condividono, di contribuire con una rappresentanza adeguata al rispettivo peso politico. Fratelli d’Italia, che è il primo partito italiano, ritiene che non si siano create, sotto questo aspetto, le condizioni per il sostegno alla candidatura di Rosaria Succurro, per questo ha deciso di astenersi dal voto per la presidenza».

Prima dell’assemblea regionale circolavano le candidature di Maria Limardo (sindaca di Vibo) per il centrodestra e di Franz Caruso (sindaco di Cosenza) per il centrosinistra.

Il tentativo di superare l’impasse con una candidtaura unica – una figura istituzionale di livello – in grado di raccogliere un consenso bipartisan è naufragato dopo la pausa pranzo, viste le posizioni antagoniste che, da fronti diversi, contestavano alla Succurro di essere troppo vicina al presidente Occhiuto, quando di fronte al rischio sempre più vicino dell’approvazione del provevdimento per l’autonomia differenziata e le problematiche irrisolte del PNRR in tantissimi comuni incapaci di presentare progetti approvabili, sarebbe stata più opportuna – secondo il centrosinistra – una figura più autonoma che non connotasse politicamente la sezione calabrese dell’Associazione dei Comuni Italiani. ν

UE TRA MEZZOGIORNO E MEDITERRANEO
LA SFIDA DELLA CENTRALITÀ DI GIOIA T.

di ANTONIETTA MARIA STRATI – Villa San Giovanni diventa capitale del Mediterraneo, con l’Assemblea generale della Commissione Intermediterranea che si terrà domani e venerdì 30 giugno.

Un’occasione imperdibile per il Sud, per la Calabria e per lo stesso Mediterraneo, in cui i rappresentanti di 40 regioni da otto Stati (Albania, Cipro, Francia, Grecia, Italia, Malta, Marocco e Spagna), si confronteranno e discuteranno lo stato di attuazione delle politiche marittime legate al raggiungimento di un’economia blu sostenibile nel Mediterraneo e i principali sviluppi politici a livello euromediterraneo.

Un’occasione imperdibile, soprattutto per il Porto di Gioia Tauro che, oltre a essere leader nazionale dell’transhipment, è anche uno degli scali più importanti d’Europa e del Mediterraneo. Talmente importante che la Commissione per lo Sviluppo Regionale del Parlamento Europeo, lo scorso 3 novembre, ha fatto visita allo scalo.

Un incontro, dunque, che ha dato conferma dell’importanza e del ruolo chiave che lo stesso Porto di Gioia Tauro può avere nel rilancio della Calabria e del Mezzogiorno, come ribadito più volte dal presidente dell’Autorità di Sistema Portuale, Andrea Agostinelli.

Lo stesso presidente del Consiglio regionale, Filippo Mancuso, recentemente ha dichiarato che quella del Porto di Gioia Tauro è una grande sfida da vincere – insieme al Ponte sullo Stretto –. Sfida che può essere vinta non solo con la giusta sinergia istituzionale, ma anche attraverso i fondi del Pnrr, fondamentali per risolvere quelle criticità che non sono state ancora dissipate.

La scelta di far riunire in Calabria l’Europa, per discutere di Mediterraneo, è un segnale di attenzione della stessa Ue nei confronti di una regione che ha grandissime potenzialità, a partire dal Porto di Gioia Tauro fino ad arrivare alle Zes, strumenti fondamentali per attrarre investimenti e per il rilancio della Calabria stessa nello scenario internazionale.

Questa manifestazione vedrà, tra l’altro, la partecipazione di Antonio Tajani (Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale), Nello Musumeci (Ministro per la Protezione Civile e per le Politiche del mare), Roberto Occhiuto (Presidente della Regione Calabria).

La Commissione Intermediterranea (Cim), è importante ricordare, è uno dei 6 ambiti di intervento della Crpm – Commissione delle Regioni Marittime Periferiche ed oggi riunisce circa 40 regioni di 8 Stati membri dell’UE e di altri Paesi (Albania, Cipro, Francia, Grecia, Italia, Malta, Marocco e Spagna).

Lo scopo della Commissione è favorire lo sviluppo del dialogo euromediterraneo e la cooperazione territoriale sui temi di trasporti, politica marittima integrata, coesione economica e sociale, acqua ed energia. Periodicamente, la Commissione si riunisce nell’Assemblea Generale per discutere e votare le decisioni politiche chiave e gli orientamenti di spesa.

L’evento si aprirà con un saluto della vicepresidente della Regione Calabria, Giuseppina Princi.

Si parte con Trasporti e Politiche Marittime integrate, con l’introduzione di Cetti Lauteta, Head of Scenario Sud Practice at The European House-Ambrosetti. Élodie Nunes, Segretaria esecutiva della Commissione Intermediterranea e di Giuseppe Sciacca, Direttore della CRPM per gli Affari Marittimi e il Clima. Si parlerà di pesca, della legge sul ripristino della natura, del ripristino delle lagune.

Si parlerà delle Strategie regionali e buone prassi di investimento sugli interventi costieri: focus su esigenze regionali, infrastrutture, soluzioni basate sulla natura, e su una potenziale integrazione delle politiche di adattamento ai cambiamenti climatici e di gestione integrata delle zone costiere; del Piano d’azione della Carta di Bologna: principali risultati, prospettive e lezioni apprese sull’accesso ai fondi UE/nazionali e privati, focus su schemi e opportunità rispetto a esigenze e strategie regionali, barriere e soluzioni per coinvolgere gli operatori privati.

Su quest’ultimo punto saranno esposti i risultati del progetto AdriaClim: focus sulla strategia dell’Emilia-Romagna per la protezione delle coste e l’adattamento ai cambiamenti climatici” di Roberto Montanari, Direzione Generale Cura del Territorio e dell’Ambiente – Assessorato Difesa del Suolo e della Costa e Bonifica – Coordinatore iniziativa Carta di Bologna – Regione Emilia-Romagna; si parlerà del Progetto Horizon Regions4climat Regions4climat: principali obiettivi e prossime azioni” di Luigi Cipriani, Direzione Difesa del Suolo e Protezione Civile – Settore Tutela del Territorio, della Costa e delle Acque – Regione Toscana.

Di infrastrutture per aumentare la resilienza costiera e l’adattamento ai cambiamenti climatici” dell’ing. Giuseppe Iiritano, Dirigente – Dipartimento Lavori Pubblici – Regione Calabria. A seguire, un aggiornamento sui progetti, progetti di governance Interreg Euro-Med, BlueMissionMed e Carta di Missione.

Chiude la sessione scambio di domande e risposte con la Commissione Europea su Missione Oceano e Carta.

Nella seconda sessione si parlerà, invece, di Strategie macroregionali e cooperazione territoriale, introdotta e moderata da Èlodie Nunes.

Sulla strategia macroregionale mediterranea: stato di avanzamento e prospettive, Rappresentante della Catalogna, intervengono Javier Fernández, WestMED Technical Assistance Mechanism; Guillaume Huet, Regione Sud: Programmi di cooperazione territoriale: opportunità e sinergie, prossimi bandi, da parte di un rappresentante della Regione Sud; Maurizio Nicolai, Direttore Generale – Dipartimento Programmazione Unitaria – Regione Calabria, su “Mappatura comune e coordinata della quadrupla elica nelle regioni del Mediterraneo”.

Il 30 giugno si parlerà di Innovare e cooperare per l’attuazione di un’Economia blu sostenibile, moderata da Èlodie Nunes.

Nello specifico, saranno affrontati diversi aspetti, in particolare dalle Regioni, come l’innovazione nei settori chiave della blue economy e dei fondi e strategie di specializzazione intelligente relativi, nonché il ruolo dei cluster, delle comunità, come quella dei giovani, e la cooperazione anche in questo ambito. L’idea generale è quella di contribuire alla riflessione della Crpm sulle prospettive del Mediterraneo in termini di questioni marittime e in vista dei prossimi negoziati in seno all’Ue.

Dopo il benvenuto del presidente della Regione, Roberto Occhiuto, intervengono Nello Musumeci, ministro per la Protezione Civile e per le Politiche del Mare; Nasser Kamel, segretario generale dell’Unione per il Mediterraneo, un rappresentante della Junta de Andalucía, Presidenza ad interim della Commissione Intermediterranea della Crpm e Davide Strangis, segretario generale aggiunto della Crpm.

Nella prima sessione, moderato da Giuseppe Sciacca, si analizzerà, in modo più specifico, lo sviluppo dei settori blu e il loro contributo all’implementazione di un’economia blu sostenibile. In particolare, attraverso le loro pratiche innovative e l’uso dei fondi, ad esempio la dimensione blu delle loro strategie di specializzazione intelligente.

Intervengono Sébastien Denaja, Assessore della Regione Occitania – Contributo sulla pesca, Nicola Caputo, Assessore della Regione della Campania – Contributo sulla pianificazione dello spazio marittimo, Aliki Karousou, Regione Creta – Contributo sul turismo e Civita Di Russo, Vice Capo di Gabinetto, Regione Lazio.

Nella seconda sessione, moderata da Davide Strangis, si parlerà della dimensione trasversale e integrata dell’economia blu sostenibile, cercando di capire quale sarà il ruolo dei diversi tipi di comunità, come i cluster o i giovani, la sua attuazione e attraverso quali dinamiche (start-up, riflessione sulle opportunità per le generazioni, competenze, tra le altre).

Intervengono Amb. Almotaz Abadi, Vice Segretario generale dell’Unione per il Mediterraneo con delega all’acqua, all’ambiente e all’economia blu (online), con un videomessaggio di Josianne Cutajar, membro del Parlamento europeo.

Introduce Matteo Bocci, Meccanismo di assistenza WestMED, l’economia blu sostenibile nel Mediterraneo e la mobilitazione di attori e cluster territoriali nella sua attuazione. Intervengono Yolanda Piedra Manes, Presidente del Cluster marino delle Baleari e del Cluster marittimo della Catalogna, Colin Ruel, Direttore del Dipartimento Progetti Europei – Pôle Mer Méditerranée, il Rappresentante del Consiglio Mediterraneo della Gioventù sullo spazio per i giovani in termini di integrazione nei settori blu e del loro potenziale di attrattività, di creazione di imprese attraverso la clusterizzazione e di competenze disponibili rispetto a quelle attese, Lodovico Gherardi, Programma Adrion – Regione Emilia-Romagna, sul contributo della cooperazione territoriale al finanziamento dell’economia blu sostenibile attraverso cluster e start-up legati ai porti e Michele Emiliano, Presidente, Regione Puglia. (rrm)

SERVONO STRADE SICURE IN CALABRIA
SIANO REALTÀ LE TANTE PROMESSE FATTE

di ANTONIETTA MARIA STRATI – Rendere le strade calabresi più sicure. Dovrebbe essere questo l’obiettivo primario – e quanto mai urgente – della Regione Calabria e del presidente della Regione, Roberto Occhiuto. Eppure, non sembra essere così.

Certo, la nostra regione ha tanti, forse troppi problemi atavici, ma la sicurezza sulle strade che ogni giorno percorrono centinaia, se non migliaia di calabresi dovrebbe essere tra le priorità dell’agenda politica del centrodestra. E il tragico incidente avvenuto nella Trasversale delle Serre è la prova che c’è il bisogno e l’urgenza di intervenire su quelle strade che collegano le grandi città con le aree interne.

Ma non è solo sulla Trasversale delle Serre che si deve intervenire. C’è anche la Strada Statale 106 su cui c’è un grandissimo lavoro da fare. Conosciuta anche come Strada della morte, la 106 è stata – e continua a essere – il simbolo dell’indifferenza e della superficialità della politica nei confronti della Calabria e dei calabresi. Il rapporto presentato a febbraio dall’Od Basta Vittime sulla Strada Statale 106 espone un quadro impietoso: dal 1° gennaio 2013 al 31 dicembre 2022 sono state 205 le vittime di incidenti mortali. Cosenza è la città che ha registrato già vittime (33%), seguita da Reggio (28%), Catanzaro (22%) e Crotone (17%).

«In pratica sui 76 chilometri di Statale 106 in provincia di Catanzaro abbiamo avuto negli ultimi 10 anni una vittima ogni 1,65 chilometri; sui 113 in provincia di Cosenza una vittima ogni 1,65 chilometri; sui 132 di Reggio Calabria una vittima su ogni 2,31 chilometri e sugli 84 della provincia di Crotone una vittima ogni 2,4 chilometri. In Calabria, negli ultimi 10 anni, sulla Statale 106 abbiamo avuto in media circa 2 vittime al mese», ha spiegato Fabio Pugliese, responsabile del Comitato Scientifico – Centro Studi Analisi e Ricerca dell’Odv. Per non parlare, poi, del costo sociale dovuto alla perdita delle 205 vittime per la comunità, che ammontano a circa 308.317.950,00 di euro.

Un’emergenza nell’emergenza. E non bastano i 3 miliardi destinati alla strada della morte che il presidente Occhiuto è riuscito a ottenere grazie al Ponte sullo Stretto perché, purtroppo, i soldi non bastano mai e, soprattutto, perché «il Ponte serve a poco se non saranno realizzate le opere complementari per raggiungerlo», aveva detto il Governatore nel suo intervento a Start su Skytg24.

Ma, se queste opere complementari vengono trattate come priorità secondaria, non si va da nessuna parte. È il pensiero del consigliere regionale del M5S, Davide Tavernise che, all’indomani dell’annuncio del governatore, aveva contestato i 7 mld destinati al Ponte sullo Stretto.

«È inaccettabile che una strada mietitrice di vittime ogni 15 giorni venga relegata da questo governo ad opera secondaria – ha evidenziato –. Se il centrodestra si affretta a cercare i 7 miliardi per finanziare il ponte resta fermo sui 3 miliardi della statale 106 spalmanti in 15 anni. Eppure secondo dati Anas i 3 miliardi stanziati nell’ultima manovra di bilancio non sarebbero sufficienti neppure per completare la tratta Sibari – Catanzaro».

Per Tavernise, infatti, è la Statale 106 l’opera strategica che serve alla Calabria», e non il Ponte sullo Stretto.

Il consigliere regionale, ricordando che lo stesso Governo un anno prima aveva definito la strada della morte «un’opera strategica per il Paese».

«Senza alta velocità e le infrastrutture indispensabili per evitare che gran parte dei territori calabresi rimangano isolati a cosa serve il ponte?  Siamo poi sicuri che con il ponte la statale 106 rimarrebbe centrale nell’agenda del governo o diventerebbe ancora più marginale?», si è chiesto il capogruppo in Consiglio regionale del Pd, Mimmo Bevacqua.

Un appello a non rendere opere compensative la Statale 106 e il Porto di Gioia Tauro è arrivato, poi, dai sindaco f.f. della Città Metropolitana di Reggio Calabria, Carmelo Versace.

Per Versace, infatti, «parlare di opere compensative rischia di screditare il lavoro e la dignità di chi, da anni, lavora per lo sviluppo del territorio. Allo stesso modo, la vecchia “Società dello Stretto di Messina”, rimessa in piedi col decreto appena passato in Senato, deve necessariamente contemplare al suo interno anche le istituzioni locali».

«La strategia complessiva che interessa l’opera, infatti – ha aggiunto – ha bisogno della più ampia condivisione e partecipazione possibile che passa dal coinvolgimento dei territori, delle Regioni, delle Città Metropolitane quali enti di area vasta, delle università e degli ordini professionali così come rappresentato dalla mirabile organizzazione di questo importante seminario».

«Ringrazio e saluto per questo – ha concluso il sindaco metropolitano facente funzioni – il Consiglio e l’Ordine dei Geologi, l’Università “Mediterranea” per averci dato la possibilità di partecipare ad un’occasione di confronto ed approfondimento di altissimo livello».

E, proprio del Porto e del Ponte sullo Stretto, ne ha parlato qualche giorno fa il presidente del Consiglio regionale, Filippo Mancuso, che le ha definite «due grandi sfide da vincere».

«Questo perché sono due infrastrutture fondamentali per lo sviluppo della Calabria e del Sud e del Paese», ha detto Mancuso, ricordando che «se non cresce il Sud e le sue regioni più svantaggiate come la Calabria, non cresce il Paese e se non si dota la Calabria delle infrastrutture basilari, non le si consente di promuovere  sviluppo e nuovo occupazione».

«Il Ponte sullo Stretto di per sé – ha proseguito – per gli investimenti che comporta e l’occupazione che consentirà, è una grande occasione, ma lo è anche perché consentirà la realizzazione di tutte le altre infrastrutture collaterali: Alta velocità ferroviaria per il Sud; modernizzazione della 106 e dell’Autostrada Sa/Rc; rilancio degli scali aeroportuali e il pieno sviluppo del porto di Gioia Tauro con l’accrescimento della competitività dei porti di Crotone, Corigliano, Palmi e Vibo Valentia».

L’impegno, da parte delle istituzioni sembra esserci. Proprio ieri, a Villa San Giovanni il ministro alle Infrastrutture, Matteo Salvini, ha annunciato che incontrerà i sindaci «che hanno a che fare con la Statale 106» entro la pausa estiva, sottolineando che «non stiamo lavorando solo al Ponte».«Lavoriamo sulla Napoli-Bari, sul sistema portuale con il porto di Gioia Tauro. Il Ponte sullo Stretto sarà un enorme acceleratore di sviluppo, ricchezza e turismo», ha concluso.

Ora bisogna vedere se tutte queste belle parole troveranno concretezza nell’immediato futuro, o se si dovranno attendere ancora anni prima di vedere un reale cambiamento. (ams)