Reggio onora lo storico e politico Gaetano Cingari dedicandogli una piazza

La Città di Reggio non si dimentica dei suoi figli migliori: l’intitolazione di un largo allo storico e politico Gaetano Cingari copre una inaccettabile mancanza nei confronti di un personaggio che ha dato lustro non solo alla città ma all’intera Calabria.

Ecco il commento del prof. Pasquale Amato che di Cingari è stato assistente e poi collega all’Università di Messina. «È stata una cerimonia sobria cui hanno partecipato i membri della Commissione Toponomastica, rappresentanti della famiglia, Consiglieri comunali, amiche e amici, ex-allievi e studenti, militanti socialisti e della sinistra, cittadini del Rione Ferrovieri, davanti a cui si trova il Largo che conduce al Ponte sulla Fiumara Calopinace. Particolarmente ampio, articolato, affascinante e denso di informazioni, aneddoti e ricordi personali il racconto del fratello prof. Domenico Cingari. Ha coinvolto tutti i presenti in un viaggio immaginario tra pubblico e privato, tra la vita del Rione con i personaggi umili e ricchi di umanità che contribuirono assieme al padre Salvatore al processo di formazione di suo fratello. Ha poi ricostruito le tappe più significative del percorso di vita in cui lo storico e il docente universitario si sono incrociati con l’impegno politico dal Partito d’Azione al Partito Socialista. Ha colpito tutti la sua arte oratoria così simile a quella di suo fratello Gaetano, il suo modo di raccontare semplice, fluido, efficace.

«Aggiungo alla sua suggestiva ricostruzione – scrive il prof. Amato – alcune informazioni per farne conoscere meglio la figura: nato a Reggio nel 1926 e cresciuto nel Rione Ferrovieri quando era uno dei centri più dinamici della vita culturale, sociale e politica della città, aderì giovanissimo al Partito d’Azione militandovi dal 1943 allo scioglimento nel 1947. Confluì poi – come tanti – nel Partito Socialista, partecipando attivamente alla vita culturale e politica locale e nazionale. Fu eletto nel Consiglio comunale reggino, nel Parlamento Nazionale, nel Consiglio regionale della Calabria (di cui fu Vice-Presidente e Assessore alla Cultura e Istruzione) e nel Parlamento Europeo.
Notevole e di ampio spessore fu la sua attività di docente universitario di Storia Moderna nella Facoltà di Scienze Politiche nell’Ateneo di Messina. Intere generazioni di studenti calabresi e siciliani hanno avuto il piacere di seguire le sue Lezioni affascinati dalla capacità di ricostruzione degli Eventi affiancata a un’analisi lucida e puntuale.
Intelligente e rigoroso nella ricerca e narratore brillante e avvincente, è stato esponente apprezzatissimo del pensiero storico meridionalista del secondo dopoguerra ed ha scritto pagine di alto profilo sulla Storia del Mezzogiorno, della Calabria, della Sicilia e di Reggio Calabria. I suoi saggi sono pietre miliari degli studi storici. Sono onorato e orgoglioso di averlo avuto come Relatore della mia tesi di Laurea e primo maestro e guida nella mia formazione di storico».

Largo Ponte Nuovo, da stamane, si chiama dunque Largo Gaetano Cingari. La cerimonia d’intitolazione di un luogo simbolo per l’esistenza dello storico e politico reggino, nato e cresciuto al Rione Ferrovieri, si è svolta alla presenza degli assessori Angela Martino, Rocco Albanese e Demetrio Delfino, dei consiglieri comunali Franco Barreca e Pino Cuzzocrea, del presidente della Commissione Toponomastica, Domenico Cappellano, dei familiari e degli amici di una figura iconica per la cultura e l’attività sociale, politica e civile cittadina.

«Con tanta emozione e sincera riconoscenza verso la figura del professore Gaetano Cingari  – ha detto l’assessora Angela Martino –  l’Amministrazione comunale ha pensato di intitolare a questa figura eccelsa di intellettuale e militante politico un largo della città. Con piacere accogliamo i suoi familiari che, ormai, vivono fuori città in questa che è un’occasione per ricordare a Reggio la sua storia e l’importanza di personaggi che hanno fatto davvero tantissimo per l’Italia».

«Gaetano Cingari – ha aggiunto – è stato un rigorosissimo storico, un militante appassionato nelle fila prima del Partito d’Azione, poi di quello Socialista e, infine, da indipendente, del Pds. Prese parte anche al Consiglio repubblicano che si riunì, nel 1945, per appoggiare la scelta repubblicana nel referendum del 1946. Insomma, Cingari fu vanto e orgoglio per la nostra città di fronte all’intera nazione».

«Dunque – ha concluso l’assessora – è una giornata importantissima per Reggio. La memoria va coltivata, incentivata e tutto quello che potremo fare, come amministrazione, affinché le giovani generazioni abbiano modelli come il professore Cingari, noi lo faremo». (rrc)

La scomparsa di Francesco Tassone, grande meridionalista

È morto il 5 febbraio a Vibo Valentia l’avv. Francesco Tassone, fondatore di “Qualecultura”, una delle più impegnate case editrici che abbiano operato in Calabria negli ultimi decenni.

Nato a Spadola nel 1926, nel 1974 aveva lasciato la magistratura ed aveva iniziato l’attività forense anche per avere maggiore libertà nello svolgimento di attività editoriali e culturali che, per decenni, lo hanno posto tra i maggiori intellettuali impegnati nella nostra regione. Già nel 1968, nell’ambito del Circolo Salvemini di Vibo, in collaborazione con Mariano Meligrana, Lombartdi Satriani e Nicola Zitara, aveva dato vita alla storica rivista “Quaderni del Sud-Quaderni calabresi” della quale è stato direttore fino ad oggi. Il suo impegno è stato per anni proteso a stimolare “la presa di coscienza delle classi popolari meridionali per contribuire ad affrettare la fine della loro subalternità”. In collaborazione anche con sodalizi di altre regioni, come i Circoli città-campagna che operavano in Sardegna, negli ultimi anni, ha promosso e sostenuto l’attività di sodalizi quali il “Movimento Meridionale” e “L’Unione Mediterranea” per il recupero della memoria storica del sud e per la riconquista della sua identità e della sua storia. Un’idea che ha animato le sue molteplici attività è stata infatti quella di creare una rete di movimenti ed associazioni capaci, col tempo, di dar vita ad  una forza dirompente per l’emancipazione  e la rinascita del Meridione. Proprio per questo, con la sua morte, la Calabria perde uno dei maggiori intellettuali impegnati ed un operatore di grande livello culturale, forse l’ultimo vero meridionalista.  (Giuseppe Antonio Martino)

Addio a Domenico Siclari, Pro-Rettore dell’Unida di Reggio Calabria

Cordoglio a Reggio per la prematura scomparsa di Domenico Siclari, Pro-Rettore dell’Università per Stranieri “Dante Alighieri” di Reggio Calabria.

«Tutta la comunità accademica – si legge in una nota dell’Ateneo – è in lutto per la prematura scomparsa del Prof. Domenico Siclari. A soli 37 anni, dopo avere combattuto la sua battaglia contro la malattia, si interrompe il cammino brillante di un Docente che ha rappresentato da protagonista la storia di quest’Ateneo».

«Grande personalità, stimato in ambito accademico per la sua professionalità ed amato da tutti per la sua profonda umanità – lo ricorda l’Ateneo reggino –. Illustre studioso, uomo di cultura di larghe visioni e profondo conoscitore della società.
Deciso è il sentimento di gratitudine per il fondamentale contributo che il Pro-Rettore ha profuso nei ruoli istituzionali ricoperti.
Con profondo dolore si esprime a nome dell’intera Comunità universitaria, stravolta dall’inattesa notizia, la vicinanza ed il cordoglio alla famiglia ed ai suoi cari».

Il Sindaco f.f., Paolo Brunetti e l’assessora comunale ai Rapporti con le Università, Angela Martino, hanno espresso i sentimenti di profondo cordoglio a nome di tutta l’amministrazione comunale di Reggio Calabria, per la prematura scomparsa del Professor Domenico Siclari. «La comunità reggina – hanno detto i rappresentanti di Palazzo San Giorgio – si stringe commossa, con sincero ed immenso affetto, alla famiglia Siclari e all’intera comunità accademica dell’Università per Stranieri “Dante Alighieri” di Reggio Calabria di cui il Professor Siclari era Pro Rettore Vicario e Ordinario di Diritto amministrativo. Stimato docente, brillante ed appassionato uomo di cultura, il Professor Siclari verrà ricordato sempre per il suo sorriso e la dedizione con cui ha portato avanti il proprio impegno all’interno del mondo universitario, nel campo della ricerca e della formazione in ambito giuridico di cui era una voce e un punto di riferimento autorevole. La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile anche tra quanti hanno avuto il privilegio in questi anni di conoscerlo come docente e di poterne apprezzare le straordinarie doti di umanità e capacità di ascolto».

Commosso il ricordo dello storico reggino prof. Pasquale Amato: «Caro amico e collega Domenico. Il Covid ti ha portato via troppo presto. Ma la tua presenza resterà nella mente e nel cuore di tutti noi».

«Ciascuno di noi – ha scritto – si poteva trovare anche nel suo giorno più triste. Ma incontrare lui capovolgeva immediatamente il tuo umore. Il suo sorriso e la sua disponibilità umana erano un’illuminazione, un’iniezione di fiducia. Potevi aprirti e confessare dubbi e incertezze. Lui, il giovane professore gentiluomo, spazzava via ogni dubbio, ogni incertezza, ogni insoddisfazione. E ti stimolava a vedere il lato positivo. E quando si parlava della nostra Università per Stranieri i suoi occhi si illuminavano, testimoniando l’amore incondizionato che sentiva per l’istituzione. Sarà sempre presente».

«La sua giovane anima e la sua visione positiva della vita – ha proseguito – saranno uno sprone per quei nuovi fulgidi traguardi che lui sognava. E che l’Università per Stranieri di Reggio raggiungerà per conservare e onorare al meglio la sua memoria.
Il mio abbraccio affettuoso va soprattutto alla moglie, alla sua piccola figlia e a tutti i familiari, tra cui la mia amica Serena Cara. Loro dovranno sopportare il peso maggiore di questa rapida conclusione di una vita luminosa. Ma saranno aiutate dalla sua bella anima». (rrc)

La Calabria al Festival del Cinema di Berlino con il regista Francesco Costabile

di PINO NANOIl regista e sceneggiatore cosentino Francesco Costabile conquista agli onori di uno dei Festival cinematografici più importanti d’Europa, il Festival del Cinema di Berlino. Dopo la “prima” -programmata in Italia per il prossimo 17 febbraio- il bravo cineasta calabrese presenterà al Festival del Cinema di Berlino la sua opera, dal titolo Una femmina, un film distribuito dalla Medusa Film, con la sceneggiatura di Liro Abbate, Serena Brugnolo, Adriano Chiarelli, e dello stesso Francesco Costabile.

La produzione è invece “Tramp Limited, O’ Groove”. Una femmina, dunque, un film di genere drammatico, diretto da Francesco Costabile, con Lina Siciliano e Fabrizio Ferracane, che racconta la storia di Rosa (Lina Siciliano), giovane dal carattere ribelle, che vive insieme alla nonna e allo zio in un paesino calabrese, sito tra le montagne e i corsi d’acqua ormai asciutti. Crescendo, Rosa cova una rabbia che la porta alla ricerca di una personale vendetta di sangue, anche se questo significa tradire la propria famiglia. Ma quando la tua famiglia appartiene alla ‘Ndrangheta, ogni scelta giudicata “sbagliata” può rivelarsi mortale. Il film è liberamente ispirato al romanzo “Fimmine ribelli.

Come le donne salveranno il paese dalla n’drangheta” di Lirio Abbate. Le riprese del film si sono svolte in Calabria per cinque settimane. Il film prende ispirazione dalle storie vere di Maria Concetta Cacciola, Giusy Pesce, Simonetta Napoli, Rosa Ferraro, raccolte nel libro inchiesta di Abbate sulle prime donne ad essersi ribellate alle proprie famiglie di ‘Ndrangheta. Ed è il film che ora sarà presentato in anteprima internazionale nella sezione Panorama del Festival di Berlino 2022. Gli interpreti della pellicola sono Lina Siciliano (Rosa), Fabrizio Ferracane, Anna Maria De Luca, Simona Malato, Luca Massaro, Mario Russo, Vincenzo De Rosa, Pina Turco

Ma chi è Francesco Costabile?

Francesco Costabile regista e sceneggiatore calabrese nasce a Cosenza il 30 settembre 1980. Frequenta il DAMS di Bologna e in quegli anni realizza il suo primo cortometraggio, La sua gamba (2001), vincitore del Bellaria Film Festival (2002). Studia regia al Centro Sperimentale di Cinematografia dove realizza i corti L’armadio e Dentro Roma, quest’ultimo vincitore del Nastro d’argento al miglior cortometraggio e candidato al David di Donatello come miglior cortometraggio italiano. Scrive diverse sceneggiature a tematica queer tra cui Fuoco all’anima, scritto insieme con Josella Porto, finalista al Premio Solinas 2007 storie per il cinema, liberamente ispirato al Delitto di Giarre del 1980, e Cavalli marini, sul tema della transgenitorialità, vincitore del premio di coproduzione MIBACT – CNC Brasile. Si dedica poi al documentario realizzando due film sul costumista Piero Tosi, L’abito e il volto, 2009, premio del pubblico al Biografilm Festival 2010, e Piero Tosi 1690, 2014.

Collabora con il regista Gianni Amelio curando nel 2014 il casting e la documentazione di Felice chi è diverso documentario sul rapporto tra società e omosessuali nel ‘900. Ma continua la sua ricerca nell’ambito dei Biopic con In un futuro aprile, documentario su Pier Paolo Pasolini ed il suo legame con il Friuli e la lingua friulana che vede la partecipazione straordinaria di Nico Naldini poeta e cugino di Pasolini. Il documentario, ricorda la sua biografia ufficiale, è stato finalista ai Nastri D’Argento 2021 ed ha vinto numerosi premi: Menzione speciale alla 16th Edizione del Biografilm Festival di Bologna, Miglior Film e Premio Sky Arte alla 38th Edizione dell’Asolo Art Film Festival.

Nel 2017 produce con la Zut Film Porno e libertà di Carmine Amoroso, documentario sulla nascita della pornografia in Italia e le sue ripercussioni sulla cultura, l’arte e le lotta alla censura. Il documentario vince il Nastro d’argento 2017 come miglior documentario italiano. Ma sempre nel 2017 crea, con il regista Lucio Massa, il festival di cultura Queer e Postporno Hacker Porn Film Festival. Francesco Costabile firma invece il suo esordio al cinema con il film Una femmina, prodotto da O’Groove e Tramp srl, liberamente ispirato vi dicevamo al libro inchiesta “Fimmine Ribelli” di Lirio Abbate sulle donne vittime di violenza nelle famiglie della ‘Ndrangheta calabrese. 

È stato un viaggio bellissimo- scrive oggi sul suo profilo Fb lo stesso Francesco Costabile- e vorrei condividerlo con voi, nel luogo in cui la nostra immaginazione prende forma e diventa materia poetica.  Una femmina è al cinema dal 17 Febbraio. Vi voglio abbracciare tutti. Ringrazio tutti i miei compagni di viaggio (anche quelli non nominati in questo post perché veramente tanti e non per questo meno importanti).

Con: Lina Siciliano, Fabrizio Ferracane, Anna Maria De Luca, Simona Malato, Mario Russo, Luca Massaro, Vincenzo Di Rosa con la partecipazione di Francesca Ritrovato  Prodotto da Pierpaolo Verga Attilio De Razza Nicola Picone Edoardo De Angelis Soggetto: Edoardo De Angelis Lirio Abbate, sceneggiatura: Lirio Abbate Serena Brugnolo Adriano Chiarelli, Produttore esecutivo: Marco Fagnocchi, Organizzatore: Alessandro Gordano, Aiuto Regia: Enzo Russo, Direttore di Produzione: Cesare Augusto Di Patti , Direttore della fotografia: Giuseppe Maio, Operatore: Arturo Bernardi, Montaggio: Stefano Mariotti, Musiche originali: Valerio Camporini F., Costumi: Luca Costigliolo, Casting: Icaro Lorenzoni Francesca Marchese, acting coach: Assunta Nugnes, Scenografie e arredi: Erika Aversa e Gianluca Salamone, Edizione: Tania Scalercio, Montaggio del suono: Federico Cabula, Fonico di mix: Sandro Rossi, make up: Jenny Zuccaro, parrucchiere: Nunzio Errico, con le musiche di: Davide Ambrogio, Acting Coach: Marco De Leo. E tutti coloro che hanno partecipato a questo film!!!!”. Appuntamento, dunque, al Grande Festival Internazionale del Cinema di Berlino. Qui di seguito il link con il trailer del film. Guardatelo. (pn)

Addio a Filippo Todaro, socialista, giornalista e uomo di cultura

Cordoglio in Calabria per la scomparsa di Filippo Todaro, uno dei più grandi giornalisti del territorio. Roccellese, p cresciuto politicamente da socialistaper lungo tempo militando nel Partito accanto al senatore Sisinio Zito.

Negli anni ’80 è stato fondatore e direttore del Gazzettino di Roccella, poi addetto alla stampa locale per il Roccella Jazz Festival. Per Telemia, ha condotto una serie di trasmissioni di incontri politici. Tanti, poi, i libri pubblicati.

«Filippo – lo ricorda Giuseppe Mazzaferro, direttore di Telemia – è stato un apripista per tutti noi giornalisti. Ci ha sempre raccontato l’abc del giornalista locale, spiegandoci che i titoli non debbono mai svelare il contenuto di un articolo, ma devono principalmente destare curiosità. Questa regola, oggi, sembra un presagio proprio per quello che rappresenta l’era dei social. Grazie Filippo, ci mancherai». (rrc)

L’addio a David Sassoli, il sorriso dell’Europa e della politica

di GIUSY STAROPOLI CALAFATI – Il nodo alla gola e le lacrime agli occhi. Una commozione che sbuca lo schermo e si sente sulla pelle. Funerali di Stato, funerali di tutti.

Nessuno è sicuro da solo“. Così, oggi, senza alcun imbarazzo per le lacrime, attorno a David Sassoli, per il suo congedo terreno, davvero in tantissimi.

A salutare un vero amico, si è sempre in tanti. E David lo era. Anche per chi non era mai riuscito a stringergli la mano, ma attraverso uno schermo televisivo, aveva incontrato il suo sorriso.

David Sassoli lascia all’Italia e all”Europa qualcosa che resterà impresso per sempre negli occhi e nella mente della gente: il suo mite sorriso. Non è scontato saper sorridere a questo mondo, nè che gli altri colgano il sorriso che dai. David ci è riuscito. A sorridere e far vedere agli altri che lo stava facendo, È in quel sorriso, infatti, che ha dato il meglio di sè.

Sassoli è stato un uomo fatto di una pasta speciale. Quelli come lui andrebbero davvero custoditi nelle nicchie come i santi. Ma ci si accorge di questi esemplari, quando il tempo è ormai davvero finito.

È stato modello impeccabile di responsabilità e mitezza, David Sassoli. Costruttore di valori e ideali. Portatore di credo e uomo politico con un senso altissimo dell’onore.

Italiano ed europeista. Tempra, credo, autorevolezza umana e istituzionale. Onestà intellettuale ed equilibrio.

Il paese non perde semplicemente il Presidente del Parlamento Europeo, un militante di partito, un padre di famiglia, ma un grande italiano, garante della Repubblica e della sua Costituzione. Un cristiano e uno scout. E io che lo immaginavo, un buon Capo dello Stato, perdo un pezzo di sogno.

All’unanimità, in una Roma Caput mundi d’inverno, l’Italia e L’Europa si ritrovano raccolte, in un dolore attivo, a salutare, un uomo ancora capace di arrossire ai complimenti. “Il compagno di banco che tutti avrebbero voluto avere”.

Il feretro di Sassoli, con la bandiera europea posata sopra, accompagnato da sei carabinieri in alta uniforme, diventa simbolo inequivocabile di ripresa e resilienza, umana coscienza, per l’Italia e i paesi dell’Unione. L’Europa intera. Tutti i giovani che in questo grande continente si vanno formando e impegnando.

David Sassoli ha lasciato a questa Europa, dal volto comunitario, messaggi di vera umanità. Versioni di vita importanti sulle quali discutere il futuro unitario del paese. Appunti essenziali su cui continuare a lavorare. Con le parole del grande Baden Powell: “Prova a lasciare questo mondo un po’ meglio di come l’hai trovato e quando arriva il tuo momento per morire, tu puoi morire felice nel sentire che in ogni caso tu non hai perso il tuo tempo ma hai fatto del tuo meglio”.

La morte corporale non è certamente la morte dell’anima, né del pensiero di un uomo. Di Sassoli, sepolto il corpo, resterà tutto il resto. La dignità, la passione e l’amore. Le tre parole con cui i figli Giulio e Livia, oggi, lo hanno voluto ricordare.

DIGNITÀ. Di chi non ha mai fatto pesare la malattia a nessuno, né ora né dieci anni fa. ‘Sì, ma io c’ho da fa’’, continuavi a ripetere a tutti in ospedale, dimostrandoci che, in un mondo di scuse e giustificazioni, l’unico modo che conoscevi per combattere fosse continuare a lavorare, a conoscere, ad alimentare le tue infinite passioni, sorridendo.

PASSIONE. Per il lavoro, per le tue sfide. Ma ci insegni che avere passione vuol dire anche coltivare la sensibilità e la cura per le piccole cose, per la storia delle persone, cosciente che da ognuna si possa imparare e che ognuna meriti di essere ascoltata. Un uomo ambizioso, ma che non ha mai ceduto ad egoismi e sotterfugi, un uomo disinvolto, dal sorriso guascone e gli occhi vispi ma che arrossiva ai complimenti. Che ci insegna che la popolarità ha senso solo se si riescono a fare cose utili.

AMORE. quella parola che nelle tue ultime ore hai ripetuto più spesso, con le tue ultime forze e i tuoi ultimi sospiri. La pronunciavi e la ripetevi, la ripetevi, la ripetevi da sola, come un grido, come un’esortazione. Mi ha colpito perché fino alla fine non sei stato in grado di cedere allo sconforto, e fino alla fine ci hai parlato di speranza.  (gsc)

Addio a Roberto Visentin, già docente dell’Unical nei suoi primi venti anni di vita

di FRANCO BARTUCCI –  Il Dipartimento di Fisica dell’Università della Calabria, nel cinquantesimo anniversario della sua nascita, ha perduto in quanto scomparso a Roma il prof. Roberto Visentin, docente di fisica per gli studenti iscritti al corso di laurea d’ingegneria nei primi venti anni di vita dello stesso Ateneo.

Il prof. Roberto Visentin da fisico faceva parte del dipartimento di Fisica, ma era componente del corpo accademico della Facoltà di Ingegneria. Era orgoglioso di insegnare Fisica agli studenti del corso di laurea in ingegneria, che per il suo carattere, la personalità, il suo modo di fare nell’insegnamento era molto amato ed apprezzato.

Il suo nome fa parte della storia dell’Università della Calabria per essersi impegnato negli studi e nelle attività di ricerca sull’energia solare, ottenendo dal Consiglio di amministrazione un finanziamento utilizzato per impiantare presso l’edificio polifunzionale un laboratorio sull’energia solare con l’installazione di un modulo solare in grado di captare l’energia e che oggi ne rappresenta un simbolo e una memoria monumentale da tutelare.

Un impegno scientifico che in anni di crisi energetica come accadde in quegli anni settanta attirò l’attenzione di una Società come la Fiat, che con il direttore del centro ricerche Fiat di Torino, Ugo Luciano Businaro, il 17 luglio 1977, accompagnato dal Rettore Cesare Roda, sbarcò ad Arcavacata per un sopralluogo all’impianto solare e conoscerne i risultati  con la finalità di definire un accordo scientifico di collaborazione.

Per il prof. Visentin era necessario prendere atto, senza rinvii «che con l’esaurirsi di fonti energetiche come il petrolio – diceva compiaciuto e in modo entusiasta e fiducioso con chi si intratteneva a parlare con lui – si va verso una civiltà energetica dove la diversificazione e razionale utilizzazione delle fonti alternative è una scelta obbligata, dettata da ragioni di ordine economico-sociale e scientifico».

Con Rettore il prof. Pietro Bucci nell’anno accademico 1978/79 venne chiamato, in rappresentanza dei professori ordinari, a far parte del Consiglio di amministrazione dell’Università. Carica che gli fu riconfermata anche, attraverso una competizione elettorale, per il biennio accademico 1983/1985.

Tra le cose importanti legate al nome del prof. Roberto Visentin in questo momento ci piace ricordare il dono che il Rettore Pietro Bucci fece il 6 ottobre 1984 a sua Santità Giovanni Paolo II in  occasione della visita pastorale a Cosenza. Fu dato in dono a San Giovanni Paolo II un plastico raffigurante un complesso residenziale con impianti di energia solare progettato dall’arch. Maurizio Bonifati con il coordinamento del prof. Roberto Visentin.

Un progetto utile per le missioni che la Chiesa ha nei Paesi del terzo mondo. Ha fatto parte come presidente della commissione di laurea che il 20 marzo 1985 conferì la Laurea in Fisica al primo studente cinese, Xu Fang, arrivato all’Università della Calabria nel mese di dicembre 1979 insieme ad altri 15 studenti a seguito di un’apposita convenzione, firmata dal Rettore Pietro Bucci, con la Repubblica Popolare Cinese.

Il suo nome lo si trova pure il 1° marzo 1990  sempre all’Università della Calabria nel corso di un incontro in cui ci sono rappresentanti dell’Enel, Enea, Ansaldo, Efim, Eni, Italsolar, della Wacker di Monaco di Baviera e della Cassa di Risparmio Calabria e Lucania, nel corso del quale presenta un progetto mirato alla realizzazione, nell’area del porto di Gioia Tauro, di un elettro-generatore solare ad effetto  fotovoltaico in grado di fornire il 20% dei consumi elettrici civili della Calabria.

Per un ventennio, dal primo anno accademico 1972/73 e fino al 1991, anno di trasferimento in altra sede universitaria italiana, ha dato un grosso contributo, sia a livello didattico, scientifico ed amministrativo per lo sviluppo dell’UniCal, amandola come la stessa Calabria, trovando a Torremezzo, frazione del Comune di Falconara Albanese, una sede abitativa dove ha trascorso gli ultimi anni della sua vita.

Grande emozione ha trasmesso l’attuale direttore del Dipartimento di Fisica dell’Università della Calabria, prof. Riccardo Barberi, che lo ha pure avuto come docente  durante il suo percorso di studio, nel dare la notizia della scomparsa del prof. Roberto Visentin alla comunità universitaria. Una comunità che ha visto nell’arco di un anno la scomparsa di tre importanti docenti storici del dipartimento di Fisica, come Carlo Bellecci, Renzo Alzetta ed ora Roberto Visentin.

«Anche il prof. Roberto Visentin – ha dichiarato – non è più tra di noi. Il dipartimento di Fisica lo ricorda tra i primi ad accettare la scommessa dell’Università della Calabria. Tra i primi ad operare nel campo delle energie alternative, come l’energia solare, quando questi ambiti di ricerca erano ancora una visione quasi utopica. Tra i primi a coniugare con rigore tecnica e scienza nel campo della fisica applicata. Da studente di allora lo ricordo personalmente come uno tra i docenti “leggendari”, rigoroso e fantasioso insieme, estroverso e leader naturale. Un docente che distribuiva nuove visioni del mondo». (fb)

Addio a Carmelo Pujia, la politica come passione

di PINO NANO – Mi piace ricordarlo così. Era nato a Polia, in provincia di Vibo Valentia, il 5 ottobre 1927, ed è morto ieri a Roma nella sua casa che si affaccia direttamente sul Lungotevere, dopo aver dedicato alla politica tutta la sua vita. Aveva appena compiuto 94 anni. Lucido come non mai, aggrappato alla vita con la stessa tenacia con cui per anni aveva servito la sua gente, politico d’altri tempi, alla vecchia maniera, educato alla carriera politica che allora però incominciava solo dal basso. Prima consigliere comunale, poi consigliere provinciale, poi ancora assessore e presidente dell’amministrazione provinciale di Catanzaro, e poi ancora consigliere regionale, assessore regionale, e da qui il salto verso Montecitorio. Anche qui, prima deputato, poi uomo di Governo.

Una storia la sua senza sosta e senza rimpianti, piena di successi e di amarezze per quello che non sempre la politica riesce a portare a casa, intuitivo, aggressivo, padrone di sé e del partito, amabile sempre, amorevole con tutti, ma determinato e feroce con chi non lo rispettava, mediatore fino alla nausea ma leader assoluto e incontrastato di una delle stagioni politiche più esaltanti della democrazia cristiana in questo Paese.

Negli anni ’80 e ’90, in Calabria la DC era lui, e solo lui. Tutti gli altri dipendevano da lui, e dalla sua forza congressuale. Persino Riccardo Misasi che aveva una sua legittimazione nazionale forte a Roma, per via del suo rapporto privilegiato con Ciriaco De Mita prima segretario nazionale della Dc e poi premier, persino il vecchio Riccardo guardava a Carmelo Puija con rispetto e con senso di soggezione. Carmelo Puja era nei fatti la DC di quegli anni così turbolenti della vita calabrese, lui che per primo gettò le basi delle famose Linee Programmatiche dello Sviluppo, su cui poi nascerà la grande Calabria economica degli anni 2000.

Carmelino Pujia, lo chiamavano così i suoi amici più cari, in Calabria e in politica era tutto e il contrario di tutto, e non c’era pagina del dibattito nazionale che non lo chiamasse in causa o non lo considerasse interlocutore privilegiato di primissimo piano. Erano gli anni in cui la DC era governata dalle correnti, e la corrente che faceva capo a lui, e che era la corrente andreottiana, non conosceva né rivali né opposizione possibile. Congresso dopo congresso Carmelino diventa il “caso nazionale” di una Calabria politica che stava allora crescendo, per la forza devastante del suo consenso elettorale e della sua capacità di condizionamento delle migliori intelligenze del Sud.

In Calabria come a Roma, a Roma come in Calabria, Carmelo era riuscito a tessere attorno alla DC calabrese un reticolato di interessi e di ambizioni che favoriranno la crescita dell’intera regione. E quando lo chiamano alla guida dell’assessorato regionale all’agricoltura, ricordo ancora bene che davanti alla porta del suo studio, che allora stava a Catanzaro nel cuore della città, sopra la galleria Mancuso, c’erano ogni giorno in attesa paziente segretari e rappresenti politici di ogni colore e di ogni provenienza. Ognuno di loro aveva qualcosa da chiedergli, e solo raramente lui non trovava una soluzione ideale per tutti. Persino il PCI di quegli anni, che era soprattutto il PCI di Franco Politano, lo considerava “fondamentale” per l’equilibrio migliore da dare alla stabilità della regione.

Amato, idolatrato, seguito, coccolato, ammirato, imitato, ma anche odiato e contestato, Carmelo Puja era -e rimarrà per sempre- uno dei punti di riferimento di questi ultimi trent’anni anni di vita politica regionale. Anche da vecchio, quando Carmelo non aveva più incarichi di potere e di governo, e non aveva più nessun rapporto reale e concreto con la Calabria e la città di Catanzaro -che nei fatti lo aveva adottato da ragazzo- la sua casa in Lungotevere era continuamente frequentata da rappresentanti politici di ogni partito, che venivano qui a Roma a trovarlo per chiedergli un consiglio sul come fare e sul come muoversi.

Strategie, tattiche, accordi più o meno palesi, modi di concepire il dibattito e lo scontro politico, di cui lui era rimasto insuperabile maestro di vita. La politica intesa quasi come una religione, e lui continuava ad essere considerato di questo credo religioso il massimo rappresentante vivente. Carmelo Puija, perché non ricordarlo ora che non c’è più? era tante cose insieme, e quando negli anni 80-90 si pronunciava il suo nome il pensiero correva a tanti altri suoi amici e compagni di partito che nel bene e nel male, ma non sta a noi oggi stabilirlo, hanno segnato la vita sociale e politica dell’intera Calabria.

Una intera classe politica dominante che allora i voti se li andava a cercare casa per casa, collegio dopo collegio, paese per paese, contrata dopo contrada, campagna dopo campagna. Ma che ne sanno gli ultimi arrivati di cos’era la politica di quegli anni? Sacrificio, abnegazione, rinunce dopo rinunce, con la consapevolezza che ogni elettore fosse sacro per tutti loro, e come tale andasse rispettato e considerato. Uno vale uno, ma allora era così, perché ogni elettore nel chiuso dell’urna doveva esprimere il suo voto, quattro preferenze in tutto, ma era questo che creava tra politico ed elettore un legame a volte indissolubile e mai labile. Carmelo Puija era il grande sacerdote di questo rito quasi magico così ossessivo e avvolgente, e quando le urne si svuotavano del tutto e un uomo come lui portava a casa 120 mila-140 mila preferenze in un colpo solo, allora anche un uomo potentissimo come lui avvertiva su di sé il peso di una intera regione che lo aveva scelto e lo aveva mandato a Montecitorio affidandogli la propria storia e i propri sogni. Era questa la generazione politica dei Pujia.

E negli ultimi anni della sua vita romana non posso non ricordare qui le sue lacrime di dolore e di disperazione, quando mi parlava di sua moglie, gravemente ammalata, che da solo non riusciva più a gestire, e che si era “persa per sempre” dopo la morte DI Tony, il figlio maschio che stava lontano da casa e che il destino aveva chiamato al cielo prima di loro.” Per fortuna c’è rimasto Arturo e mia figlia laggiù in Calabria, e credo che prima o poi tornerò a casa mia per godermi meglio questi anni di silenzio”.

I SUOI INCARICHI DI GOVERNO

Tre diversi incarichi di Governo: X Legislatura della Repubblica italiana, I Governo Goria, Sottosegretario di Stato al Tesoro (30.07.1987-13.04.1988); I Governo De Mita, Sottosegretario di Stato al Tesoro (15.04.1988-22.07.1989); VII Governo Andreotti, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio (17.04.1991-28.06.1992).

Firmatario di 137 progetti di legge, Membro di varie Commissioni: Commissione (trasporti ed aviazione civile – marina mercantile – poste e telecomunicazioni), Membro dal 12 luglio 1983 al 27 gennaio 1984; III Commissione (affari esteri – emigrazione), Membro dal 27 gennaio 1984 al 1 agosto 1986; XIII Commissione (lavoro – assistenza e previdenza sociale – cooperazione), Membro dal 27 gennaio 1984 al 1 luglio 1987; X Legislatura della Repubblica italiana, I Commissione (affari costituzionali, della presidenza del consiglio e interni) Membro dal 4 agosto 1987 al 6 ottobre 1987; XII Commissione (affari sociali), Membro dal 6 ottobre 1987 al 22 aprile 1992,Subentra a: Amedeo Zampieri; XI Legislatura della Repubblica italiana, XI Commissione (lavoro pubblico e privato), Membro dal 9 giugno 1992 al 28 giugno 1992; IV Commissione (difesa), Membro dal 28 giugno 1992 al 14 aprile 1994, Subentra a: Tommaso Bisagno; Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, Membro dal 8 giugno 1993 al 14 aprile 1994.

L’ANNUNCIO FUNEBRE DELLA FAMIGLIA

In un messaggio fatto pervenire alle redazioni degli organi di informazione la famiglia Pujia si dice «addolorata per la perdita del caro congiunto onorevole Carmelo, e condivide con quanti lo hanno stimato ed amato la tristezza ed il vuoto lasciato dalla perdita. La famiglia comunica che celebrerà in forma strettamente privata la funzione religiosa dispensando dalle visite onde limitare, in questo momento di pandemia, il rischio di diffusione di contagio. La famiglia – si legge infine nel messaggio – annuncia che verrà organizzata una commemorazione pubblica non appena la situazione epidemiologica lo consentirà per ricordare un uomo che ha profondamente inciso sulla storia della Calabria».

IL CORDOGLIO DELL’EX PRESIDENTE REGIONALE GIUSEPPE NISTICÒ

Profonda commozione e dolore sono stati espressi dal prof. Giuseppe Nisticò, ex presidente della Regione Calabria, suo amico da oltre 50 anni per i rapporti di affetto con il papà Salvatore e con tutta la famiglia. «Avrei dovuto – ha detto Nisticò – incontrare l’on. Pujia mercoledì prossimo in quanto con lui c’era incontri periodici nella sua casa di Catanzaro. Con lui scompare una delle figure più prestigiose della Democrazia Cristiana, un vero gigante della politica calabrese per i rapporti straordinari che aveva saputo intessere con i suoi amici e con tutti i cittadini. Aveva da poco finito di scrivere un suo ricordo su Riccardo Misasi per un libro che io stesso sto curando per onorarne la figura dopo oltre vent’anni dalla sua scomparsa. Il suo capitolo è intitolato “Ciò che abbiamo fatto con Riccardo non è scritto sull’acqua” e io ho aggiunto “ma rimarrà nella storia della Calabria”. Un cordoglio profondo e un abbraccio a tutti i familiari e in particolare al figlio Arturo, oggi Ordinario di Medicina Interna presso l’UMG che è stato mio allievo interno per preparare la tesi laurea, alla carissima figlia Marika. Carmelo lascerà un vuoto fra tutti coloro che ancora lo frequentavano, ma sono sicuro che dall’alto il suo cuore continuerà a battere per tutti quelli che gli hanno voluto bene».

IL SINDACO DI CATANZARO SERGIO ABRAMO

“La scomparsa dell’on. Carmelo Pujia lascia un vuoto pesante nella storia politica ed istituzionale della nostra regione. Una personalità che ha saputo rappresentare la Calabria con impegno e responsabilità a tutti i livelli, attraverso i ruoli rivestiti nel suo lungo percorso politico. Consigliere regionale, deputato e sottosegretario di Stato nella stagione storica della Democrazia Cristiana, senza dimenticare la parentesi da Presidente della Provincia di Catanzaro. Un periodo importante e significativo in cui il nostro territorio ha potuto contare su una voce autorevole, che ha fatto sentire il proprio peso a livello nazionale, garantendo una rappresentanza di rilievo alla nostra comunità. Un’impronta ed un’eredità che resteranno indelebili. Alla famiglia Pujia rivolgo le più sentite e sincere condoglianze, nell’esprimere anche la vicinanza delle amministrazioni comunale e provinciale che ho l’onore di presiedere”.

IL RETTORE DELL’UNIVERSITÀ MAGNA GRAECIA GIOVAMBATTISTA DE SARRO

“Esprimo, a nome mio personale e dell’intera comunità accademica di Catanzaro, i più profondi sentimenti di cordoglio per la scomparsa dell’Onorevole Carmelo Pujia, rivolgendo al nostro caro Prof. Arturo ed ai suoi familiari la vicinanza di tutti in questo triste momento di dolore. La scomparsa di Carmelo Pujia, Deputato, Sottosegretario di Stato, Assessore e Consigliere regionale, Presidente della Provincia di Catanzaro, esponente storico della Democrazia Cristiana, rappresenta una grande perdita per Catanzaro e l’intera Calabria, avendone attraversato, da protagonista, la storia repubblicana. Ha rappresentato l’esempio di una politica che si fa missione, volta alla costruzione di quel bene collettivo che deve appartenere a tutti, di un servizio alto da rendere alla propria terra. Il ricordo, per questo, si fa più intenso e pieno di gratitudine anche per l’importante e sicuramente fondamentale contributo che Carmelo Pujia ha saputo dare nei ruoli politici ed istituzionali ricoperti per la nascita dell’Ateneo di Catanzaro”.

L’ON. MARIO TASSONE

“È morto Carmelo Puija. Sono momenti di dolore profondo e di moltissimi ricordi. Ricordi di una vita, di esperienze vissute intensamente, stagioni non scevre da problemi ma ricche di passioni e di volontà. Carmelo fu protagonista di quelle stagioni con vivacità, con il desiderio di fare. Erano tempi in cui l’agire in politica significava vivere, operare e costruire. Tempi, quindi, di sogni e di ideali”. Lo afferma, in una nota, Mario Tassone, attuale segretario nazionale del Nuovo Cdu e per molti anni deputato della Democrazia Cristiana. “Un’umanità in cammino – aggiunge – e il piacere di ritrovarsi con tanti amici a rendere meno periglioso il percorso che portava alla città dell’uomo nella giustizia e nella civiltà. Carmelo fu parte significativa della Democrazia Cristiana. Le esperienze maturate nei giovani Dc., nel Partito, nell’amministrazione provinciale di Catanzaro come presidente, nella Giunta regionale della Calabria, nel Parlamento e nel Governo hanno lasciato tracce. Fu riferimento di moltissimi ed animatore vulcanico di tante iniziative che hanno prodotto frutti fecondi. Quello era il mondo di Carmelo, era il mondo di tanti di noi. Era la vita, la forza di andare avanti. Non mi sento di dire che con Carmelo se ne va una storia. No, le belle storie rimangono scolpite nei cuori, Le testimonianze non perdono forza e significato. Oggi c’è silenzio, aridità, narcisismo. Non ci sono passioni, si vive solo nel presente. Non c’è memoria, non ci sono ideali. E se non ci sono ricordi, non c’è la speranza, non c’è futuro ma un presente occupato da egoismi senza fine”. “Oggi c’è necessità – dice ancora Tassone – di ritrovare la forza di ricominciare. Bisogna riferirsi alla storia migliore per ritrovare le ragioni per riprendere il cammino. È alle tante testimonianze di dedizione che bisogna riportarci. E Carmelo Pujia fu testimone e parte di quelle storie umane che non muoiono ma vivono e possono riscaldare i cuori dopo tanti anni di gelo”.

IL CORDOGLIO DEL CONSIGLIO REGIONALE

«Con la scomparsa dell’on. Carmelo Pujia, alla cui famiglia porgo le condoglianze mie e dell’Assemblea regionale che mi pregio di rappresentare, viene meno una personalità che ha saputo autorevolmente rappresentare le ragioni della Calabria a livello nazionale». Lo dice il presidente del Consiglio regionale Filippo Mancuso, che aggiunge: «Oltre ad essere stato un esponente di primo piano della Dc, deputato per tre legislature e Sottosegretario di Stato al Tesoro nei Governi Goria e De Mita  e alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per gli Interventi straordinari nel Mezzogiorno nel governo Andreotti VII, l’on. Pujia ha interpretato la supremazia rappresentativa della politica da Presidente della Provincia di Catanzaro (’70-’75) e da  consigliere e assessore regionale all’Agricoltura (’75-’80) e al Bilancio (’80-’85)». Conclude il presidente Mancuso: «Alle iniziative che si promuoveranno per ricordarne l’acume politico, l’impegno per la Calabria e ‘la capacità di rischiare’ che gli riconoscevano anche i suoi avversari, nonché la lucidità di analisi di cui dava prova una volta uscito dall’agone politico, il Consiglio regionale assicura fin d’ora la sua partecipazione».

L’ON. MICHELE TRAVERSA

“Carmelo Pujia – sostiene Michele Traversa storico ex Presidente della Provincia di Catanzaro– ha sempre messo le sue straordinarie qualità politiche e umane al servizio della Calabria, e nonostante la distanza delle nostre posizioni politiche avevamo costruito un rapporto di rispetto diventato presto una fraterna amicizia. Ho appreso con dolore la notizia della sua scomparsa. Ai suoi figli, agli amati nipoti, rivolgo un abbraccio affettuoso”.

GLI AMICI DEL CENTRO

«Per me -dice Vincenzo Speziali, Coordinatore Regionale Federativo dell’Area di Centro-ha rappresentato un leader e un punto di riferimento, con il quale mai mi sono perso e men che mai ho abbandonato. Sino all’ultimo siamo rimasti in contatto, costantemente, anzi lo aggiornavo su quanto stavo facendo e i suoi consigli erano preziosi, al pari di quelli che mi ha dato sempre, nella mia vita politica. Non ho parole, poiché esse sarebbero ripetitive ma al tempo stesso giuste, autentiche e doverose. Carmelo caro ci lasci un vuoto incolmabile, ma andremo avanti anche in nome e per conto tuo, onorando la tua memoria. Te lo prometto».

IL SEN. ERNESTO MAGORNO

«Addio a Carmelo Pujia punto di riferimento della politica calabrese e autorevole esponente della DC. La Calabria il faro del suo agire politico. Tutta la mia vicinanza ai suoi cari».

L’ON. CLEMENTE MASTELLA

«Sentite condoglianze alla famiglia Pujia. L’On Carmelo Pujia è stato protagonista della storia democristiana calabrese e nazionale, autorevole esponente dei Governi Goria, De Mita e Andreotti, nonchè assessore e consigliere regionale, Presidente della Provincia di Catanzaro. La sua militanza politica si è contraddistinta per la sua costante volontà finalizzata al riscatto delle popolazioni meridionali. Il mezzogiorno oggi perde un luminare della politica”. è quanto scrive in una nota l’onorevole Mario Clemente Mastella (Segretario Nazionale Noi Di Centro).

L’ON. LORENZO CESA (Udc)

«Con Carmelo Pujia scompare un democratico cristiano che ha dedicato tutta la sua vita alla Calabria. Uomo di straordinaria umanità e con un forte attaccamento alla sua terra e ai calabresi. Esprimo le mie più sentite condoglianze ai familiari a nome di tutto il partito». Così il segretario nazionale Udc Lorenzo Cesa.

Il farmacologo Enzo Mollace nominato vicepresidente Fondazione Dulbecco

Il prof. Enzo Mollace, apprezzato scienziato e farmacologo, prof. ordinario di Farmacologia e Tossicologia all’Università Magna Graecia di Catanzaro, già preside della Facoltà di Farmacia presso lo stesso Ateneo, su proposta del prof. Roberto Crea, presidente della Fondazione Renato Dulbecco, è stato nominato vicepresidente della stessa Fondazione per la sua brillante carriera scientifica e per le sue capacità manageriali nel campo delle scienze dell’alimentazione, doti che potrà mettere a disposizione per il Renato Dulbecco Institute.

Nel decreto di nomina, il commissario della Fondazione prof. Giuseppe Nisticò, ha sottolineato il contributo determinante che Mollace ha dato con la sua scoperta delle attività antidismetaboliche (ipocolesterolemizzanti, riduzione dei trigliceridi plasmatici e della glicemia, effetti anti obesità) dei principi attivi dell’estratto di bergamotto e si è detto sicuro che le sue ricerche saranno fondamentali per lo sviluppo e la crescita della Fondazione Renato Dulbecco in Calabria.

Il prof. Mollace, nato a Casignana, in provincia di Reggio Calabria, si è laureato in Medicina e Chirurgia con 110 e lode presso l’Università di Messina e successivamente si è specializzato in cardiologia con il massimo dei voti e la lode. Entrato interno presso l’Istituto di Farmacologia dell’Università di Messina, è risultato vincitore di una borsa di studio per l’estero con la quale si è recato a lavorare presso il William Harvey Institute dell’Università di Londra, sotto la guida del prof. sir John Vane, Premio Nobel per la sua scoperta del meccanismo di azione dell’aspirina. Rientrato in Italia ha continuato a lavorare in Farmacologia con pieno successo. Dal 2012 è stato il direttore del Centro di ricerca internazionale di sicurezza alimentare nell’Italia meridionale, finanziato dal Ministero della Ricerca per 40 milioni di euro per ricerche nell’ambito della nutraceutica. In seguito, è stato direttore del Dipartimento di Farmacologia del IRCCS San Raffaele di Roma, consulente dell’Agenzia europea del farmaco (EMA). Ha ricevuto per le sue scoperte numerosi riconoscimenti a livello internazionale. Autore di oltre 200 lavori su riviste internazionali di farmacologia, di cardiologia e di tossicologia a elevato impact factor.

Una nomina che conferma la qualità dello staff della Fondazione che sta curando la realizzazione dell’Istituto Renato Dulbecco a Lamezia Terme, presso la Fondazione Mediterranea Terina. Il Dulbecco Institute ha già superato la prima fase di valutazione con il via libera da parte della competente commissione scientifica del ministero per il  Sud. L’Istituto diventerà un centro d’eccellenza per la produzione di anticorpi monoclonali e di nanoanticorpi (o pronectine), una forma più avanzata dei monoclonali e che attualmente sono in fase sperimentale per il trattamento del Covid e delle sue varianti ma anche in campo oncologico.

Il prof. Mollace si è detto onorato e orgoglioso della designazione e ha accettato l’incarico, inviando un messaggio al commissario della Fondazione Dulbecco prof. Giuseppe Nisticò. «È con vivo piacere – ha scritto il prof. Mollace – e con grande emozione che inoltro la presente quale accettazione della carica di Vice-Presidente della Fondazione Renato Dulbecco. Questo incarico, per il quale ringrazio oltre che Lei anche il Presidente Prof. Roberto Crea, oltre a riempirmi di orgoglio, mi impegna ancora di più nel sostenere lo sforzo che Voi state facendo, da anni, per creare un Polo di Ricerca in Calabria che sia di riferimento per tutti i nostri giovani che vogliano intraprendere il percorso dell’innovazione ed investire le proprie risorse ed entusiasmo nello sviluppo della Ricerca Calabrese. Il Progetto merita il massimo del supporto da parte di coloro i quali hanno avuto la fortuna di avere Lei quale esempio di dedizione e lungimiranza per affermare, in ogni momento, i principi di valorizzazione dei giovani talenti calabresi portandoli a raccordarsi con le eccellenze della Ricerca a livello internazionale.

Nel solco di questi valori e con questa storia a sostegno delle nostre azioni, è con vivo affetto e grande entusiasmo che mi appresto a fornire il massimo del supporto personale e del nostro gruppo di ricerca per questa nuova sfida che, come sempre, affronteremo assieme». (rrm)

Giorgio Marrapodi: è calabrese il nuovo ambasciatore d’Italia in Turchia

di Pino Nano – La nomina del nuovo Ambasciatore d’Italia ad Ankara Giorgio Marrapodi è stata siglata formalmente proprio in queste ore dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, e comunicata dal premier Mario Draghi all’interessato, dopo il gradimento espresso nei suoi confronti dal Governo di Ankara e notificato oggi al Governo italiano. Nomina per altro molto attesa dalla Farnesina per via del ruolo strategico e fondamentale che viene da sempre riconosciuto e attribuito all’ambasciata d’Italia in Turchia. Colto, elegantissimo, versatile, grande appassionato di arte contemporanea e architettura moderna, poliglotta, Marrapodi parla correntemente inglese, francese, spagnolo e rumeno.

È Giorgio Marrapodi dunque è il nuovo ambasciatore d’Italia ad Ankara, uno dei diplomatici italiani più apprezzati e più sofisticati delle cancellerie di mezzo mondo per via del suo profilo istituzionale altissimo e soprattutto per lo spessore culturale che questo diplomatico di origini calabresi vanta da quando giovanissimo vinse il suo primo concorso al Ministero degli esteri.

Nato a Martone, nella Locride, il 1° marzo 1961. Laurea in giurisprudenza all’ Università di Firenze con il massimo dei voti il 23 ottobre 1984. Il 14 febbraio 1987 dopo una prova di esame brillantissima viene nominato Volontario nella carriera diplomatica. Dal 16 febbraio al 14 novembre 1987 frequenta l’Istituto Diplomatico per il suo tradizionale corso di formazione professionale e il 14 novembre 1987 il suo primo incarico alla Direzione Generale dell’Emigrazione. Diventa Segretario di legazione il 15 novembre 1987, e va in aspettativa per adempiere agli obblighi militari di leva dal 15 dicembre 1987 al 13 aprile 1988. Poi da qui tutta la sua vita sarà un susseguirsi di incarchi di alto prestigio e di grande valenza diplomatica.

Prima alla Segreteria della Direzione Generale Emigrazione, poi Secondo segretario commerciale a Bucarest dal 12 gennaio 1990, e Primo segretario di legazione dal 14 agosto 1991. Confermato nella stessa sede con funzioni di Primo segretario commerciale, il 1° aprile 1992, e Primo segretario alla Rappresentanza permanente d’Italia presso l’O.N.U. a New York il 26 gennaio 1994. Diventa quindi Consigliere di delegazione il 1° maggio 1997, e viene confermato nella stessa sede con funzioni di Consigliere il 1° dicembre 1997. Assegnato alla Direzione Generale Affari Economici, Uff. VIII, il 23 febbraio 1998. E poi ancora di nuovo all’Istituto Diplomatico, per un ennesimo corso superiore di informazione professionale dal 1° ottobre 1998 al 30 settembre 1999. Assegnato alla Segreteria Generale il 1° ottobre 1999, e poi ancora alla Segreteria Generale, Unità di Coordinamento, il 1° gennaio 2000. Il 28 ottobre 2000 è alle dirette dipendenze del Segretario Generale, e il 15 ottobre 2001 viene nominato Consigliere alla Rappresentanza permanente presso l’Unione Europea in Bruxelles, incarico questo che gli varrà l’ammirazione e la stima generale di tutti i Ministri degli Esteri dell’Unione Europea che hanno modo di incontrarlo.

Confermato nella stessa sede con funzioni di Consigliere per l’informazione e la stampa il  1° dicembre 2001, diventa Consigliere di ambasciata il 2 luglio 2002. Confermato nella stessa sede con funzioni di Primo consigliere per l’informazione e la stampa, il 21 luglio 2005 è Primo consigliere a Madrid. Promosso Ministro plenipotenziario il 2 gennaio 2009, viene confermato a Madrid con funzioni di Ministro consigliere il 20 maggio 2009.

Il 21 settembre 2009 viene chiamato alle dirette dipendenze del Segretario Generale il 5 gennaio del 2010 è Capo dell’Unità per il Contenzioso diplomatico e dei Trattati della Segreteria Generale. Poi ancora, Capo del Servizio per gli Affari Giuridici, del Contenzioso diplomatico e dei Trattati. Il 5 agosto 2013 diventa Ambasciatore a Vienna, e dal 19 gennaio del 2018 fino a oggi è stato il nuovo Direttore Generale per la cooperazione allo sviluppo del Ministero degli Affari Esteri, incarico di grandissimo prestigio internazionale, che lo ha portato in giro per il mondo e che ha fatto di lui uno dei diplomatici italiani più seguiti e più rispettati dalla diplomazia internazionale di mezzo mondo.

Anni fa, tornando a Martone suo paese di origine rilascia una lunga intervista a Daniela Gangemi per Calabriaonweb e in cui ricorda la sua «infanzia bellissima a Locri».

«In Calabria – dice – ci sono nato e ci sono cresciuto. Ho frequentato le scuole a Locri, dalle elementari al Liceo Classico, ed ho sempre avuto insegnanti e professori di alto livello, che hanno saputo insegnarmi a guardare ai problemi con una visione ampia. In Calabria sono sempre tornato e continuo a tornarci molto volentieri, anche se mi piacerebbe farlo più spesso. I ricordi di quegli anni sono ricordi di un’infanzia e di un’adolescenza felici: bastava giocare al pallone in una piazza, fare la classica passeggiata sul corso, o sul Lungomare d’estate, passare il tempo a chiacchierare con gli amici. Parlo di più di quarant’anni fa: la vita era diversa, forse più semplice, c’erano meno sollecitazioni, ma svegliarsi e respirare l’aria del mare è certamente qualcosa che mi manca a Vienna e mi è mancato in altri posti dove ho vissuto».

Ma all’Università di Reggio Calabria c’è ancora chi ricorda perfettamente bene la sua Lectio Magistralis sulla Diplomazia Internazionale. Invitato nel marzo del 2016 dal Dipartimento di Giurisprudenza ed Economia dell’Università Mediterranea, lui già Ambasciatore d’Italia in Austria, presentato agli studenti dai professori Marina Mancini e Nicola Selvaggi, le cattedre rispettivamente di Diritto internazionale e Diritto penale, ha affascinato tutti raccontando “il mestiere de diplomatico e la politica estera italiana”.

“Io credo che il ruolo dell’ambasciatore, soprattutto all’interno dell’Unione Europea, sia quello di comunicare il proprio Paese, di saper informare l’opinione pubblica del Paese dove si opera, sulla realtà del Paese di appartenenza, senza reticenze sulle criticità, ma anche con convinzione sui punti di forza”.

Dopo aver sottolineato il forte legame che conserva continuamente con la Calabria e il suo paese di origine, ha descritto il suo ruolo di diplomatico con queste parole: «Comunicare i tratti identitari dell’Italia, intensificare il dialogo politico e difendere gli interessi italiani all’estero sono i compiti principali del mio lavoro». Ha poi offerto agli studenti dell’Ateneo reggino un’ampia sintesi delle ottime relazioni politiche ed economiche tra Roma e Vienna e una descrizione della vivace attività svolta dall’Ambasciata italiana nella capitale austriaca. Ma diversi sono stati in quella occasione gli argomenti di politica estera trattati, dalla difesa del “made in Italy” e la lotta all’”Italian sounding“, alla Brexit e all’ondata migratoria in atto in Europa, rispetto alla quale Giorgio Marrapodi dichiarò di essere «orgoglioso di quello che l’Italia fa a Lampedusa» sottolineando «la necessità di un piano comune a livello europeo di gestione della crisi».

L’Ambasciatore ha ricordato infine la sua esperienza alla Rappresentanza permanente dell’Italia presso le Nazioni Unite, il ruolo cruciale svolto dell’Ambasciatore Fulci in quella sede e il contributo dell’Italia agli sforzi di riforma dell’Organizzazione negli anni Novanta. Anni che sono dettagliatamente descritti da lui stesso nel libro L’Italia all’Onu 1993-1999, pubblicato da Rubbettino, e di cui Giorgio Marrapodi ha donato una copia alla Biblioteca del Dipartimento dell’Università Mediterranea. Per lui naturalmente standing ovation da parte degli studenti presenti. (pn)