Crotone e Cezstochowa: Otto anni di Fratellanza Mariana

Era il 18 maggio del 2017 quando fu siglato il gemellaggio tra i due santuari mariani di Capocolonna (Crotone) e Jasna Góra (Częstochowa), luoghi sacri che custodiscono le icone venerate delle cosiddette “Madonne nere”, segni di unione e devozione per milioni di fedeli nel mondo.

Il gemellaggio, fatto nel giorno del genetliaco di San Giovanni Paolo II, ha rappresentato un ponte di fede tra la comunità crotonese e quella polacca, nel nome di Maria. Un gesto non solo simbolico, ma profondamente sentito da entrambe le popolazioni, che si sono riconosciute nel culto millenario delle rispettive Madonne nere: la Madonna di Capocolonna, patrona dell’Arcidiocesi di Crotone – S. Severina, e la Madonna di Częstochowa, Regina della Polonia.

L’origine di questo legame affonda le sue radici in un incarico d’eccezione commissionato al maestro orafo crotonese Michele Affidato, scelto per la realizzazione dei nuovi diademi destinati a incoronare l’icona della Madonna di Częstochowa in occasione del 300° anniversario della sua prima incoronazione. Un evento storico, culminato con la benedizione dei diademi da parte di Papa Francesco e la loro solenne imposizione sull’icona, avvenuta nel santuario di Jasna Góra.

Il lavoro di Michele Affidato, artista noto per le sue creazioni sacre e la sua profonda sensibilità spirituale, è stato molto più di un gesto artistico: generando un dialogo tra chiese, una comunione tra popoli, dando avvio a un cammino condiviso che ha coinvolto l’Arcidiocesi di Crotone-Santa Severina, i Frati Paolini, la comunità ecclesiale di Jasna Góra e numerosi rappresentanti religiosi tra cui Mons. Domenico Graziani, Arcivescovo di Crotone – S. Severina, don Serafino Parisi, don Bernardino Mongelluzzi e Mons. Pancrazio Limina.

A testimonianza di questo forte legame, il 3 maggio 2018, l’Arcivescovo di Częstochowa Mons. Wacław Depo ha consegnato una copia dell’icona della Madonna di Częstochowa, fedele all’originale, dono di gratitudine alla comunità crotonese. Oggi, questa icona è custodita nella navata destra della Basilica Cattedrale di Crotone, accanto alla Cappella della Madonna di Capocolonna: un simbolo tangibile della fratellanza tra i due popoli e i due santuari. E proprio nel segno della reciprocità, presto una icona raffigurante la sacra icona della Madonna di Capocolonna varcherà i confini nazionali: è infatti in programma una solenne traslazione dell’immagine sacra verso Czestochowa, suggellando un ulteriore legame spirituale tra i due luoghi mariani.

L’intera vicenda del gemellaggio tra Capocolonna e Częstochowa è pervasa dalla presenza spirituale di San Giovanni Paolo II, profondamente devoto alla Madonna Nera di Jasna Góra, che ha sempre indicato come guida del suo pontificato con il motto “Totus Tuus”. Fu proprio il Papa polacco a riportare l’attenzione mondiale su quest’icona, visitandola numerose volte e affidandole il destino della Chiesa e dell’umanità. Celebrarne la memoria proprio nel giorno della firma del gemellaggio (18 maggio, data della sua nascita) è un ulteriore segno della provvidenza e del valore spirituale dell’unione tra i due santuari.

I diademi realizzati da Michele Affidato rappresentano un’opera di alto valore artistico e spirituale: non solo per la preziosità dei materiali e la maestria artigianale, ma per la simbologia che incarnano. Ogni dettaglio è stato concepito per esprimere la regalità di Maria, il legame tra i popoli e la devozione universale. Le corone, benedette dal Santo Padre e accolte tra le mura millenarie di Jasna Góra, sono divenute emblema di un ponte spirituale che continua ad arricchirsi di gesti e segni concreti. (rkr)

 

A Roma si presentano “Storie amare sanitarie”

Domani a Roma, alle 18, al Centro di Cultura Calabrese Cassiodoro, saranno presentati i libri “Le tre vite di Lisa” di Margherita Eichberg e Maurizio Federico e “Non chiediamo a Dio perché ce lo ha tolto, lo ringraziamo per avercelo dato” di Giacomo Saccomanno.

La manifestazione è organizzata dall’Associazione Lisa, La Casa di Giacomo, dal Centro Cassiodoro e dall’Accademia Calabra.

Si parte con i saluti di Domenico Naccari, vice presidente dell’Accademia Calabra e di Agnese Eichberg, di Lisa Odv. Modera Gyìiuseppe Germanò, dell’Università La Sapienza di Roma. Intervengono Margherita Eichberg, Maurizio Federico, Laura Bergese e Giacomo Saccomanno.

«Si tratta di due libri – ha spiegato Saccomanno – legati alla amara e triste storia di due bambini che, per evidenti errori sanitari, sono deceduti eppur potevano essere salvati. Un sistema sanitario poco diligente che, spesso, pensa prima ai propri personali interessi e poi a quelli dei pazienti. Vite parallele nella tristezza di momenti in cui la speranza era alla base dei sentimenti dei genitori, spezzata dagli accadimenti e dalla mancanza di vera missione per gli operatori che avrebbero dovuto maggiormente essere presenti e consapevoli che avevano in mano la vita di due piccoli essere umani a cui è stata tolta la possibilità di vivere. Storie parallele legate da ansie, speranze, dolore e amarezza».

«Lisa, una ragazza adottata e che aveva trovato una famiglia amorevole e una nuova vita e che, invece, è stata strozzata da una sanità, a volte approssimativa, senza quel cuore pulsante dell’amore per il proprio lavoro. Quasi un numero. Giacomo Francesco, un bimbo speciale che ha subito alla nascita un intervento errato e che poi, per evidente negligenza del sistema sanitario, è stato portato alla morte. 31 dicembre: un arrivo concordato a Roma per essere operato e salvato e che, invece, non ha trovato nessuno! Durante la notte la morte! I libri raccontano queste strazianti storie e mettono in luce non tanto il cattivo funzionamento della struttura sanitaria, quanto l’indifferenza di alcuni medici che, a volte, non si rendono conto di essere i giudici della vita o della morte delle persone ed in questo caso di due splendidi bambini», ha proseguito Saccomanno. (rrm)

Su Rai3 in onda “Onde Ribelli. 50 anni di libertà in FM”

Venerdì pomeriggio, alle 16.15, su Rai3 andrà in onda “Onde Ribelli. 50 anni di libertà in FM”, scritto da Maurizio Pizzuto e Pino Nano e diretto da Maurizio Pizzuto.

Prodotto da Studio Colosseo in collaborazione con Rai Documentari, il documentario racconta, con la voce di Luca Ward, quella straordinaria stagione di cambiamento culturale, sociale e politica che ha trasformato per sempre il modo di comunicare.

Il documentario, quindi, offre uno sguardo curioso ed emozionante sulla nascita e l’evoluzione delle radio libere in Italia, dagli anni ’70 fino a oggi.

“Onde Ribelli – 50 anni di libertà in FM” ripercorre le tappe fondamentali dell’avvento delle radio libere attraverso le voci dei protagonisti che ne hanno scritto la storia: tra le testimonianze più significative quella di Vasco Rossi, che racconta i suoi esordi con Punto Radio a Zocca, molto prima di iniziare la sua carriera di cantautore. Con lui anche Red Ronnie, Claudio Cecchetto, Linus, Tiberio Timperi, Anna Pettinelli e molti altri volti e voci simbolo di un’epoca irripetibile.
Attraverso interviste esclusive, materiali d’archivio e racconti di chi ha vissuto in prima linea questa rivoluzione, il documentario ricostruisce l’entusiasmo pionieristico e la sfida di chi ha creduto nella forza liberatrice dell’FM, lottando per una comunicazione libera, accessibile, autentica.
Un racconto avvincente che intreccia storia, musica, passione e militanza, restituendo il ritratto di un’Italia in fermento, pronta a farsi sentire. Non solo nostalgia, ma anche riflessione sul presente e sul futuro della radiofonia e della libertà di espressione.

“Onde Ribelli – 50 anni di libertà in FM” è molto più di un documentario: è una dichiarazione d’amore per la voce libera dell’etere.

Il documentario, inoltre, è stato proiettato in anteprima lo scorso 29 aprile a Roma, alla presenza degli autori, del regista, dei protagonisti e del produttore.

CATANZARO – Successo per il seminario su Ecosistemi digitali e ingegneria clinica

Successo, all’Università Magna Graecia, per il seminario “Ecosistemi Sanitari e Ingegneria Clinica”, organizzato dall’associazione “Primavera Studentesca” con il patrocinio dell’UMG, dell’Ordine degli Ingegneri di Catanzaro e dell’Associazione Italiana Ingegneri Clinici (AIIC).

Il comparto salute ha visto, negli ultimi anni, una evoluzione tecnologica imponente grazie anche ai rilevanti investimenti previsti dal Pnrr ed una conseguente digitalizzazione dei processi. Si parla di ecosistemi sanitari, rappresentati da una rete interconnessa di attori, tecnologie e dati, sempre più centrali nella fornitura di cure di alta qualità.

Una figura imprescindibile all’interno di questa rete è quella dell’ingegnere clinico e biomedico, in grado di governare il forte impatto tecnologico e digitale che si sta diffondendo all’interno delle strutture sanitarie.

Questo uno dei punti toccati dall’introduzione del magnifico rettore, prof. Giovanni Cuda, che considera il corso di laurea in ingegneria biomedica dell’Umg, operativo dal 2001, un fiore all’occhiello dell’ateneo, che ha sfornato centinaia di professionisti affermati in tutto il panorama nazionale, così come ribadito dai professori Carlo Cosentino, coordinatore del corso di laurea magistrale in ingegneria biomedica e dal prof. Mario Cannataro, coordinatore del corso di laurea di ingegneria informatica e biomedica.

Un’attenzione riposta verso gli ingegneri biomedici e clinici anche dal presidente dell’Ordine degli Ingegneri, ing. Gerlando Cuffaro, che ha ribadito l’importante ruolo degli ordini professionali, anche per gli ingegneri clinici e biomedici, che proprio nell’Ordine catanzarese sono in forte aumento.

Un corso di laurea, quello di ingegneria biomedica, che ha l’opportunità di confrontarsi quotidianamente con le specialità mediche dell’annesso Policlinico universitario, come testimoniato dalla relazione congiunta del prof. Giuseppe Coppolino, docente di Nefrologia e il prof. Salvatore Pullano, docente di Elettronica del corso di ingegneria. A testimonianza che la commistione medico-ingegnere è attiva da tempo presso il campus di Catanzaro, producendo iniziative di ricerca di assoluto valore.

L’incontro moderato dagli studenti Angelo Costarella e Giorgio Sposato, ha visto l’introduzione del componente del direttivo nazionale AIIC, Ing. Carmelo Minniti che nel suo intervento ha rimarcato il ruolo chiave dell’ingegnere clinico all’interno del sistema sanitario, con una dotazione tecnologica dal forte impatto e testimoniando il proprio impegno in qualità di direttore del Servizio di Ingegneria Clinica dell’Asp di Reggio Calabria.

A portare un contributo all’evento l’ing. Cristian Veraldi, consigliere dell’Ordine degli Ingegneri di Catanzaro, nonché referente regionale AIIC, che ha relazionato sull’impatto delle Tecnologie Biomediche in una sanità sempre più digitale, in uno scenario provvisto di norme tecniche solide e aggiornate, a partire dal nuovo regolamento MDR 745, passando dall’AI Act e dalla recente direttiva NIS 2. Tutti strumenti in mano al settore dell’healthcare e imprescindibili per gli ingegneri clinici e biomedici.

Da sottolineare l’intervento dell’ing. Luigi Santaguida dell’azienda ospedaliera universitaria “Dulbecco” di Catanzaro, che ha relazionato sulle importanti attività di supporto alla chirurgia svolte nel presidio ospedaliero di appartenenza, dove la cooperazione tra il chirurgo e l’ingegnere biomedico rappresenta una realtà consolidata nel tempo, caratterizzata dall’impiego di tecnologie biomediche dal grande impatto scientifico e sanitario.

Collegato da remoto l’ing. Salvatore Scaramuzzino, ex studente della magistrale in ingegneria biomedica, nonché dottore di ricerca dell’ateneo, ora dirigente responsabile dei Sistemi Informativi dell’ospedale di Biella e dell’ingegneria clinica di Novara, che ha relazionato sul ruolo dell’ingegnere clinico all’interno della sua struttura sanitaria, nella complessa rete dei sistemi informativi e tutto ciò che ne comporta in termini di gestione della digitalizzazione, piattaforma telemedicina e fascicolo sanitario.

A seguire l’intervento dell’ing Aldo Mauro, referente regionale AIIC, che ha parlato di telemedicina e assistenza domiciliare portando la sua importante testimonianza professionale in materia, soprattutto in una regione così complessa come quella calabrese, intravedendo in queste discipline un punto di svolta per l’assistenza sanitaria, alla luce degli investimenti previsti dal Pnrr nella misura 6.

A concludere la giornata di seminario la sessione del prof. Pietro Hiram Guzzi, docente di ingegneria dell’ateneo, che ha relazionato sul progetto presentato e denominato SI4CARE, basato sulla diffusione dei servizi di telemedicina e di teleassistenza, con particolare riguardo alle aree interne, che ha visto protagonista la comunità del comune di Miglierina, coinvolgendo importanti atenei di altri Paese europei. 

Sebbene gli ecosistemi digitali offrano numerosi vantaggi, è evidente che queste comportino anche sfide significative. La gestione della complessità tecnologica, la necessità di formazione continua e l’adattamento alle normative in evoluzione sono solo alcune delle questioni che gli ingegneri clinici devono affrontare. Tuttavia, queste sfide rappresentano anche una opportunità per innovare e migliorare le pratiche cliniche.

Un ecosistema sanitario che racchiude al suo interno un vero e proprio ecosistema digitale, con al centro il valore del dato clinico come elemento da potenziare, conservare e salvaguardare, partendo da concetti chiave come l’interoperabilità, intesa come la capacità dei diversi sistemi e dispositivi di comunicare tra loro, con gli ingegneri clinici attori protagonisti di questa catena. (rcz)

La Provincia di Cosenza ospiterà il Senza Limiti Festival

La Provincia di Cosenza ospiterà la prima edizione del Senza limiti Festival, una manifestazione dedicata all’inclusione sociale, alla valorizzazione delle diversità e alla promozione della cultura del rispetto reciproco promosso dall’Associazione “3×2 I sogni di Saveria” e in programma da domani fino al 29 marzo.

L’associazione 3×21 i sogni di Saveria (in sigla 3×21) è una realtà unica in Italia, fondata da due giovani donne con la Sindrome di Down, che oggi ne sono la presidente e la segretaria/tesoriera.

La Presidente Succurro ha incontrato le rappresentanti dell’Associazione, con le quali «ho avuto il piacere di un confronto che considero fondamentale per sensibilizzare la nostra comunità su tematiche così importanti», ha dichiarato la Presidente, aggiungendo che « la provincia è impegnata a garantire che tutti i cittadini, indipendentemente dalle loro condizioni, possano accedere a servizi e opportunità. Siamo uniti nel nostro obiettivo di costruire una società più equa e inclusiva, e questa iniziativa sarà un passo importante in questa direzione».

Il Festival rappresenta un’occasione preziosa per condividere esperienze, riflessioni e buone pratiche volte a costruire una società più accogliente e inclusiva. Questo evento, senza scopo di lucro, nasce dalla volontà di creare uno spazio di confronto e celebrazione delle potenzialità e dei talenti di ogni individuo, al di là delle difficoltà e delle barriere. 

Cuore della manifestazione sarà il convegno medico in programma per venerdì 28 marzo, dal titolo “Innovazione e inclusione: progressi medico-scientifici per la Sindrome di Down”. Sarà un’importante occasione di confronto tra professionisti del settore sanitario, esperti e associazioni per approfondire temi legati alla salute, all’accessibilità delle cure e al benessere delle persone con disabilità. 

L’evento si svolgerà presso il Salone degli Specchi del Palazzo della Provincia di Cosenza, a partire dalle 17, e vedrà la partecipazione di relatori qualificati che offriranno spunti di riflessione e aggiornamenti su tematiche di grande rilevanza.

Tutte le attività si svolgeranno nel Centro Storico di Cosenza, con l’obiettivo di valorizzare questa parte preziosa della città, favorendo nei partecipanti – cittadini e ospiti – una maggiore consapevolezza del proprio territorio e delle sue ricchezze culturali. Il festival rappresenta anche un’importante occasione di promozione per il patrimonio storico e artistico di Cosenza, rendendolo protagonista di un evento dedicato ai valori dell’inclusione e della partecipazione.

«Questo Festival rappresenta un’opportunità preziosa per approfondire la conoscenza sulla sindrome di Down e per promuovere l’inclusione e il supporto a tutte le persone che vivono questa realtà. È essenziale creare spazi di dialogo e formazione, dove esperti e famiglie possano confrontarsi e condividere esperienze. Ringrazio di cuore le rappresentanti dell’associazione per il loro impegno e dedizione e tutte le persone che parteciperanno all’evento. Insieme possiamo fare la differenza e contribuire a un futuro migliore per tutti», ha concluso Rosaria Succurro. (rcs)

La poca conosciuta attività di Automar

di ROSY FICARA – Nel Giugno 2016 la società Automar S.p.A., partecipata dalla Grimaldi S.p.A., dalla Bertani S.p.A. e dalla Mercurio S.p.A., rileva il 50% delle azioni del terminal auto presso il porto di Gioia Tauro, fino a diventare unico socio nel 2019.

Con l’ingresso del nuovo socio Automar la Società ha avviato una promettente attività di logistica auto via terra (bisarche e treni) e via mare.

Il traffico auto riguarda la movimentazione di veicoli in arrivo a Gioia Tauro via nave, treno, bisarca e reimbarco principalmente a mezzo nave con destinazioni USA, Africa e Europa. I principali brand gestiti dalla società sono Stellantis, Renault e Ford.

L’arrivo del socio Automar ha coinciso con un periodo molto difficile per il settore automotive, colpito, oltre che dalla pandemia Covid, anche dall’ insufficiente produzione di microchip, che ha portato alla crisi mondiale del mercato automotive negli anni 2020-2021.

Nonostante ciò, la società ha investito e sta investendo ingenti capitali presso la propria sede di Gioia Tauro: in particolare ha effettuato lavori di ripristino dei binari esistenti per consentire l’arrivo di treni direttamente dalle fabbriche di produzione (Melfi- Fossacesia), grazie a questi interventi la società ha una potenzialità di lavorare 4 treni al giorno, ma a causa dell’inesistente impianto di illuminazione nel tratto di strada che dalla ferrovia porta al terminal, le manovre di ingresso sono ridotte a due treni al giorno.

Ancora, ha ristrutturato l’edificio che ospitava gli uffici dei dipendenti, realizzando nuovi spazi e rinnovando i locali spogliatoi e mensa degli operai, rendendoli più confortevoli; ha proceduto al rifacimento dell’impianto di illuminazione, realizzando un impianto al led per tutto il piazzale, installato un impianto fotovoltaico e installato 8 colonnine di ricarica per le auto elettriche.

La società oggi impiega direttamente poco più di 90 dipendenti. Di questi, 30 sono stati assunti e quindi stabilizzati dal bacino della Gioia Tauro Port Agency srl (agenzia di lavoro portuale nella quale confluiscono i lavoratori portuali che hanno perso, negli anni, il lavoro nelle varie società portuali in cui prestavano servizio)

La superficie in concessione demaniale alla Società per lo stoccaggio dei veicoli è pari a 281.000 mq con una capacità di stoccaggio di circa 17.000 veicoli e altri 100.000 mq sono appena stati presi in concessione e saranno presto resi disponibili per lo stoccaggio di vetture.

La società punto allo sviluppo e alla crescita del terminal auto, continuando a sviluppare sempre nuovi progetti.

*(Compound Manager di Automar SpA)

Da San Ferdinando l’urlo del riscatto

di CATERINA RESTUCCIA – Si alza da San Ferdinando l’urlo dell’ennesimo riscatto della terra di Calabria.

Il piccolo comune marino, fortemente attratto dalle politiche portuali e imprenditoriali che gravitano intorno al noto Porto di Gioia Tauro, si fa tavola rotonda per un incontro che dia ampio respiro a tutte le visioni intorno alla realtà ultradecennale del porto.

Ed è così che a San Ferdinando si è vista una sala consiliare incredibilmente stracolma e si è registrato un pubblico interessato e attento per un incontro – dibattito molto attrattivo dal titolo: Al centro del Mediterraneo – Porto e territorio, una sfida possibile.

Il convegno ha sintetizzato l’unione di numerosi enti compartecipanti per l’organizzazione dell’evento: Comune di San Ferdinando, l’Autorità di Sistema Portuale dei Due Mari Tirreno Meridionale e Ionio, M.A.S.K. ITS Academy, Automar, Callipo Group, Rubbettino, l’Accademia delle Belle Arti di Roma, il Partito Democratico.

Con la moderazione della giornalista Barbara Panetta la serata ha goduto di un susseguirsi di nomi insigni di relatori e relatrici, che hanno delineato sulla scorta del proprio ruolo, e soprattutto di tutti i compiti svolti negli specifici ambiti, una fisionomia completa della realtà portuale.

L’incipit è stato, come la regola vuole, istituzionale. Non sono mancati, difatti, i saluti istituzionali e i ringraziamenti del Primo Cittadino di San Ferdinando Luca Gaetano.

E lungo le direttrici del convegno sono emerse senza retorica sia tante criticità quante altrettante fiducie e prospettive future verso una realtà portuale che ancora ha molto da offrire e sviluppare.

È stata così una vera e propria batteria di interventi, che hanno manifestato varietà di intenti e soprattutto di stati d’animo. Ha immediatamente evidenziato la sua soddisfazione l’Ammiraglio Andrea Agostinelli, Autorità Portuale, che, pur manifestando un certo entusiasmo per i risultati raccolti dal lavoro svolto dal Porto, non ha taciuto qualche amarezza per le annose questioni di numerosi ettari di Retroporto in fase stagnante.

Infatti, il Porto di Gioia Tauro, che ha sempre attirato l’attenzione di autorità e di società, rimane al centro delle discussioni su apertura e chiusura di un territorio ancorato a retaggi e miti, ad angosce ed attese imprenditoriali ancora difficili da risolvere così come anche esprime la stessa Rosy Ficara di Automar S.p.a. La stessa, pur riportando dati importanti della società, ha oggettivamente denunciato le carenze strutturali e di servizio, che impediscono l’esplosione imprenditoriale del territorio. E lungo la stessa linea si sono trovati il grande imprenditore calabrese Pippo Callipo e il presidente di Confindustria di Reggio Calabria Domenico Vecchio, convogliando, criticamente insieme, sulle tortuosità burocratiche e politiche della questione “Porto di Gioia Tauro”.

Proprio per questo è Gregorio Pititto della CGIL che, con tono pacato e speranzoso, invita, invece, le forze politiche a incidere più positivamente sul caso Porto di Gioia Tauro, auspicando maggiore comunicazione tra le parti al fine di un ulteriore decollo territoriale.

«La Calabria è una terra che ha tutte le condizioni per superare ogni limite e ogni barriera», grida in chiusura e dirittura d’arrivo dell’incontro l’Onorevole Giuseppe Soriero, già Sottosegretario e autore del testo “Andata in porto”, cronistoria della questione portuale gioiese che racconta una sfida e ne celebra una riuscita.

Sono spettate, infine, ad Antonio Misiani, già Viceministro dell’Economia e delle Finanze, le conclusioni positive e costruttive del dibattito “Ai calabresi e alla Calabria non mancano le potenzialità e non mancano i numeri per un rilancio non solo di uno dei porti più importanti al mondo, ma anche per una ricostruzione territoriale, bisogna, pertanto, attirare investimenti e imprese” chiude sinteticamente e spinge ad altre riflessioni non meno importanti sulla storia del grande Porto di Calabria. (cr)

La sfida vincente del Porto di Gioia Tauro

di DOMENICO LABATE – Il seminario organizzato dal PD sul Porto di Gioia Tauro “Al centro del Mediterraneo – porto e territorio”, ospitato dal comune di S. Ferdinando, ha segnato una tappa importante per valutare condizioni e prospettive del più importante scalo di transhipment del Mediterraneo, che lo scorso anno ha movimentato 3.940.447 Teus, ben al di sopra delle 3.548.827 teus del 2023, con un incremento dell’11%. L’unità Teus indica per convenzione un container singolo, capace di contenere più di 20 tonnellate di merce.

Sono numeri ormai consolidati nella tendenza di crescita, che nessuno scalo del Mediterraneo al momento può raggiungere, considerato anche che dal 2023 Gioia Tauro è classificato come il 15° scalo al mondo. Questo porto, con 5 km di banchine attrezzate, ha fondali di 18 metri (e si lavora per portarli a 25), caratteristica unica che consente di ospitare giganti del mare lunghi 400 metri e larghi 63, mentre si lavora all’allargamento dell’imboccatura del porto da 285 a 400 metri per aumentarne agibilità e sicurezza.

Tra i tanti record, dovuti alla sinergia tra il presidente dell’Autorità portuale ammiraglio Andrea Agostinelli e l’allora comandante del porto Vincenzo Zagarola (oggi in forza allo Stato Maggiore nazionale delle Capitanerie), l’evento di far incrociare in entrata-uscita due giganti da 400 metri.

Il seminario, cui hanno partecipato i massimi attori della gestione e della movimentazione del porto, è stato anche l’occasione per presentare la seconda edizione di Andata in porto – Gioia Tauro nella sfida euromediterranea, l’importante studio pubblicato da Rubbettino, dedicato al porto da Pino Soriero, che nel 1996, quando con il primo Governo Prodi viene nominato Sottosegretario ai Trasporti e alla Navigazione, (carica che manterrà fino al 1998), avvia la rinascita dello scalo “dormiente” e negletto da vari governi. Soriero dal 1997 al 2000 sarà, presso la Presidenza del Consiglio, presidente del Comitato Interministeriale per l’Area ed il Porto di Gioia Tauro, ruolo in cui avrà il compito di coordinare le competenze di ben cinque ministeri.

Questa nuova edizione del libro ha una prefazione dello stesso Romano Prodi e una introduzione di Nicola Carlone, comandante generale di tutte le capitanerie di Porto italiane.

La riunione ha visto la presenza di esponenti politici e sindacali di primo piano, come il sindaco di S. Ferdinando Luca Gaetano, i segretari di partito e di sindacato Cgil del comprensorio e della Città Metropolitana di Reggio, il segretario del Pd reggino Antonio Morabito, il consigliere regionale del Pd Giovanni Muraca, il senatore Antonio Misiani (già viceministro dell’Economia e Finanze, collegato online) il segretario generale della Cgil Area Metropolitana Reggio Calabria, Gregorio Pititto, la segretaria Pd di Cinquefrondi, Lucia Alì.

Erano presenti anche imprenditori importanti come Pippo Callipo, presidente della Callipo Group, (“bisogna raddoppiare la filiera del freddo che è vitale per lo stoccaggio della materia prima-tonno” che Callipo importa da tutto il mondo); la responsabile del terminal Automar a Gioia Tauro, Rosy Ficara (record di transhipment nella movimentazione di autoveicoli ma in flessione l’anno scorso), il presidente di Confindustria Reggio Calabria, Domenico Vecchio.

L’intervento centrale è stato senz’altro quello dell’ammiraglio Agostinelli, che ha fatto un importante consuntivo delle cose fatte e dei traguardi realizzati, non senza una punta di amarezza, condivisa da tutto l’uditorio, per la sua imminente scadenza di mandato che tutti auspicherebbero fosse rinnovato.

Con la franchezza toscana (a volte legittimamente polemica) che lo distingue, Agostinelli ha ricordato traguardi ma anche difficoltà che si frappogono alla crescita.

In primo piano la direttiva europea “verde” che impone agli armatori negli scali europei la cd compensazione del carbonio: una pesante tassa da pagare ad agenzie internazionali certificate che operano nel settore della riformulazione green dell’ambiente. Dato che tali vincoli non esistono per scali concorrrenti, come Tangeri in Marocco o Porto Said in Egitto, ne nascono diseconomie che danneggiano gli scali europei, in primis Gioia Tauro. Si sta lavorando alla elettrificazione delle banchine in modo da permettere alle navi di spegnere i motori durante la loro sosta.

Un contenzioso lunare con le aree di sviluppo industriale passate dal ministero nazionale alle regioni: per lo sviluppo del porto è necessario ampliare notevolmente il retroporto, in modo da consentire  un maggiore stoccaggio: ma le cose vanno per le lunghe. In proposito, sia Callipo che il presidente degli industriali hanno ricordato che oltre alle mafie delle armi ci sono, altrettanto feroci, quelle della penna, riferendosi alla burocrazia.

Il terminalista della Automar lamenta la limitazionne a dover lavorare solo con la luce del giorno per caricare sui treni le auto. Motivo: le banchine del nuovissimo terminal ferroviario non hanno un impianto di illuminazione che consenta di lavorare 24 ore.

Lavori eseguiti per 18 milioni di euro, anticipati dall’Autorità Portuale per conto dello Stato, che ha dichiarato di non volerli restituire.

Tuttavia, Agostinelli ha ricordato con giusta soddisfazione un volume di lavori realizzati in “soli” 10 anni che desta ammirazione.

Tra gli obiettivi raggiunti in relazione allo sviluppo infrastrutturale del porto, Agostinelli, ha illustrato il completamento della viabilità portuale che ha assicurato il pieno sviluppo della intermodalità interna allo scalo, attraverso la realizzazione del Ponte De Maria, necessario a garantire lo scorrimento della rete ferroviaria portuale che collega il gateway ferroviario, realizzato secondo gli standard europei e perfettamente funzionante attraverso i suoi sei fasci di binari da 750 metri.

A luglio scorso è stata inaugurata la banchina di Ponente, propedeutica alla futura installazione del bacino di carenaggio che potrebbe garantire l’assunzione di ulteriori 100 lavoratori. Tra le altre infrastrutture completate, anche la struttura polifunzionale di ispezione frontaliera Pcf e gli alloggi di servizio della Capitaneria di porto.

La sfida dunque continua. E Pino Soriero è pronto per la sua parte a sostenerla ad oltranza. In proposito, risultano attualissime le parole di Romano Prodi nella prefazione del libro: «L’autore – dice Prodi della prima edizione – indicava con forza lo scalo calabrese come novità che cominciava a rompere l’isolamento atavico e dotava l’area meridionale di una potente leva nel convulso sviluppo dell’area euromediterranea.

In questo nuovo volume Soriero spiega, con dovizia di dati e tabelle, le “ragioni di un primato” che hanno via via precisato le caratteristiche di vero e proprio scalo gateway nel cuore del Mediterraneo.

Da troppo tempo il Mediterraneo è estraneo all’Italia. Un mare che è ormai diventato un ambiente ostile, dominato da infinite tensioni politiche, culminate nell’ennesimo conflitto tra Israele e Hamas e dal dramma delle migrazioni che condizionano la politica interna di ogni paese, esclusivamente concentrata a decidere quanto alte debbano essere le barriere e quali le misure di contenimento nei confronti degli emigranti.

La verità è che non esiste una politica europea per il Mediterraneo. Di questo vuoto hanno approfittato potenze estranee per esercitare una crescente presenza economica, politica e militare che ha ulteriormente contribuito a cancellare quella “comunità mediterranea” che per molti secoli aveva garantito la pacifica convivenza tra le popolazioni della sponda Nord e della sponda Sud del nostro mare».

(Il prof. Domenico Labate ha promosso all’Università di Reggio Calabria l’istituzione delle cattedre di  Metodologia e Tecniche della Ricerca Sociale e di Sociologia e Tecniche della Comunicazione).