Il contrasto al caporalato e allo sfruttamento del lavoro passa anche attraverso importanti operazioni come quella condotta nella Piana di Sibari, alla quale hanno lavorato con grande efficacia la Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro e l’Arma dei Carabinieri». È quanto ha detto il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, in merito all’operazione nella Piana di Sibari eseguita dai carabinieri su delega della Dda di Catanzaro, che ha portato a 20 fermi.
I reati contestati sono associazione per delinquere finalizzata all’intermediazione illecita e allo sfruttamento del lavoro, riduzione in schiavitù, estorsione, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
L’attività investigativa, avviata nel 2020, avrebbe fatto luce sull’esistenza di due distinte associazioni per delinquere, “interconnesse sul piano operativo” – spiegano gli inquirenti – nella Piana di Sibari. In particolare il primo sodalizio, guidato da cittadini stranieri, avrebbe esercitato un vero e proprio controllo monopolistico sulla manodopera agricola dell’intera area, riducendo i braccianti in uno stato di soggezione e servitù. I lavoratori venivano costretti a coabitare, fino a 20 persone contemporaneamente, in alloggi fatiscenti, degradati, privi di riscaldamento, luce e gas nel centro storico di un Comune locale, per i quali l’organizzazione tratteneva forzosamente dai salari quote di 50-60 euro al mese.
La seconda associazione a delinquere – hanno ricostruito gli inquirenti – sarebbe stata “promossa, organizzata e composta da soggetti italiani” ed era “finalizzata in via esclusiva al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina” tramite “il sistematico aggiramento delle procedure governative connesse al decreto Flussi e al decreto Rilancio.
Un lavoro, quello condotto dal Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro e dei reparti territoriali, che ha permesso «di assestare un colpo durissimo a un sistema criminale fondato sullo sfruttamento», ha sottolineato Occhiuto, aggiungendo come «le condotte emerse dall’indagine, che spaziano dalla riduzione in schiavitù al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, delineano un quadro di grave illegalità che le istituzioni non possono tollerare».
«Condizioni di vita e di lavoro così degradate ledono i diritti fondamentali della persona e danneggiano l’intera comunità. Fenomeni di questo tipo calpestano la dignità dei lavoratori, alterano le regole del mercato, e penalizzando le tantissime aziende agricole che nel nostro territorio operano nella legalità.
La lotta allo sfruttamento del lavoro è una battaglia di civiltà che dobbiamo portare avanti insieme, tutelando i lavoratori e sostenendo le imprese che rispettano le regole», ha concluso.
«L’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, cui va il nostro apprezzamento per il lavoro svolto insieme all’Arma dei Carabinieri, porta alla luce un quadro in parte già noto, ma che conferma l’esistenza di una piaga rispetto alla quale è necessario l’impegno di tutte le istituzioni per ripristinare condizioni di dignità e legalità in agricoltura e negli altri settori portanti dell’economia calabrese», ha detto l’assessore regionale all’Agricoltura, Gianluca Gallo.
«Quanto emerso dalle indagini – ha aggiunto Gallo – restituisce una realtà estremamente preoccupante, rispetto alla quale da tempo anche la Regione è impegnata in azioni di contrasto e prevenzione, in collaborazione con le organizzazioni sindacali e con le rappresentanze del mondo produttivo. È un terreno sul quale occorre lavorare con sempre maggiore determinazione, per garantire i più elementari principi di civiltà, dignità e uguaglianza e, allo stesso tempo, per liberare l’economia regionale da forme di illegalità e condizionamenti che ne frenano e ne compromettono lo sviluppo».
«Adesso – prosegue l’assessore – è necessario fare piena luce anche su ulteriori livelli e responsabilità, la cui possibile esistenza sembra emergere dalla stessa inchiesta, a partire dagli eventuali collegamenti tra i fenomeni evidenziati dalle indagini dei Carabinieri e la criminalità organizzata. Siamo fiduciosi che anche su questi aspetti sarà fatta chiarezza. La Regione non esiterà a fare fino in fondo la propria parte affinché l’agricoltura calabrese e, più in generale, l’intera economia regionale siano libere da ogni forma di sfruttamento e di condizionamento illegale».
«Insieme al presidente Occhiuto e alla Giunta regionale – ha concluso Gallo – valuteremo inoltre, nei tempi e nelle sedi opportune, la costituzione di parte civile della Regione Calabria nel procedimento penale che scaturirà dall’inchiesta in corso».
Il sindaco di Cassano All’Ionio, Gianpaolo Iacobini, esprime apprezzamento alla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro e ai Carabinieri per la Tutela del Lavoro per l’Operazione “Master”, condotta nella Piana di Sibari per debellare la piaga del caporalato.
«Ancor più dopo i tragici fatti dei mesi scorsi – dichiara Iacobini – si tratta di un’iniziativa investigativa e giudiziaria che conferma quanto sia fondamentale mantenere alta l’attenzione su una piaga del genere. La fiducia nelle Forze dell’Ordine e nella Magistratura è massima ed è altrettanto importante che le indagini consentano di fare piena luce su tutti i rapporti e sulle eventuali responsabilità emerse, oltre ai collegamenti con ambienti riconducibili alle cosche operanti sul territorio».
Nel rivolgere anche un riconoscimento alla Guardia di Finanza di Sibari, impegnata costantemente nel contrasto al caporalato e alle diverse forme di illegalità che incidono sul tessuto economico e produttivo della Sibaritide, Iacobini conclude: «Come Comune continueremo a fare la nostra parte, collaborando con tutte le istituzioni competenti per difendere la legalità, la dignità del lavoro e lo sviluppo sano della nostra terra».
«L’inchiesta sul caporalato nella Piana di Sibari dà un quadro inquietante, sul quale la magistratura farà luce. Le condizioni di lavoro ricostruite dagli investigatori sono intollerabili in una società civile e impongono alle istituzioni una risposta forte, continua e coordinata». Lo afferma il Pd Calabria a proposito dell’operazione condotta dai Carabinieri per la Tutela del lavoro, su delega della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, che ha portato al recente fermo di 20 persone. Le accuse contestate a vario titolo comprendono associazione per delinquere finalizzata all’intermediazione illecita e allo sfruttamento del lavoro, riduzione in schiavitù, estorsione e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
«Esprimiamo apprezzamento per il lavoro della magistratura e dei Carabinieri – prosegue il Pd Calabria – e per l’attività di quanti operano nella rete antitratta a sostegno delle vittime. Dalle indagini emerge l’ipotesi di un sistema in cui persone in condizioni di estrema fragilità sarebbero state reclutate, sottopagate, costrette a turni pesantissimi e private delle più elementari tutele. Colpiscono inoltre i presunti collegamenti con ambienti della ’ndrangheta e il possibile utilizzo fraudolento delle procedure previste per l’ingresso regolare dei lavoratori stranieri».
«Se il quadro investigativo sarà confermato – ha dichiarato il segretario regionale del Pd Calabria, Nicola Irto – ci troveremmo davanti a una forma di sfruttamento feroce della persona e del lavoro. La Calabria non può tollerare che una parte della propria economia agricola venga contaminata da sistemi criminali costruiti sulla disperazione delle persone che giungono nel nostro Paese in cerca di un futuro. La lotta al caporalato riguarda la dignità dei lavoratori, la legalità e anche la tutela delle tante imprese agricole calabresi che rispettano le regole e garantiscono occupazione regolare».
«C’è bisogno di controlli costanti, di una presenza sempre forte dello Stato, della protezione delle vittime e di strumenti che favoriscano l’emersione del lavoro irregolare. Occorre colpire l’intera catena dello sfruttamento, comprese eventuali complicità professionali, imprenditoriali e – ha concluso Irto – criminali». (rrm)






