TRA ANNUNCI DI PRIMARIE E GUERRIGLIA INTERNA IN ENTRAMBI GLI SCHIERAMENTI, SI PREPARANO LE ELEZIONI;
Mario Oliverio

Regionali: nel PD il disordine regna sovrano, ma anche il popolo di centro-destra è confuso

di SANTO STRATI – A voler essere generosi si dovrebbe parlare di disorientamento tra gli elettori calabresi del centro-sinistra, ma in realtà il disordine regna sovrano nel PD: il governatore uscente Mario Oliverio insiste con le primarie, ma è stato “scomunicato” dal commissario del partito democratico Stefano Graziano, che palesa i desiderata che provengono da Roma. Zingaretti e la direzione PD non lo vogliono ricandidare, in nome di una “necessaria discontinuità” alla Regione Calabria, ma superMario è convinto di essere nel giusto e rimanda al mittente diffide e inviti al ritiro.  Quando il commissario Graziano da Lamezia ha spiegato chiaramente che chi partecipa alle primarie «è fuori dal PD», Oliverio ha replicato, sempre da Lamezia, che lui «è nel PD. Non sono io che mi pongo fuori dal partito ma è il commissario che vuole sottrarre il Pd ai calabresi. Ho una storia e la rivendico. La mia candidatura è in campo e se ci sono altri candidati si va alle primarie».

Come legittima aspettativa di qualsiasi premier uscente, la ricandidatura di Oliverio, da lui stesso annunciata con largo anticipo, era più che scontata. E nemmeno fermata da iniziative giudiziarie nei suoi confronti (di cui, però, si deve occupare soltanto la magistratura). I guai sono cominciati quando da Roma sono apparsi i primi mal di pancia nei confronti di Oliverio, che lui ha bellamente ignorato e continua a trascurare, convinto di essere nel giusto. Così, in tutta questa confusione, a cui si è aggiunta la nascita di Italia Viva di Matteo Renzi (dei calabresi hanno aderito il sen. Ernesto Magorno e il deputato “estero” Nicola Carè), viene fuori, come ultima ratio, la sola sconsolante soluzione possibile per Oliverio: una lista civica con cui sfidare non solo gli avversari politici, ma anche gli ex-amici dem. Con quali risultati non si sa, se non quello, certo, di creare ulteriore disagio e qualche imbarazzo agli elettori di sinistra.

Il governatore uscente – raccontano alcuni di coloro che gli sono vicini – si sente nel giusto a norma di statuto. È legittima la sua ricandidatura e la sua non è una sfida agli antagonisti che stanno all’opposizione, ma al cosiddetto “fuoco amico” che viene dalle tante, troppe, anime del PD. Oliverio ritiene di essere l’unico candidato possibile e prevedibilmente – a suo dire – vincente in questa campagna elettorale che riserverà – lo diciamo noi – fin troppe sorprese. Il governatore non si fida e diffida di Roma che, invece, continua con affanno a cercare il candidato ideale da collocare al posto dello “scomodo” Oliverio. Ma scomodo a chi? Ecco, è questo il problema n. 1: chi è contro chi, là dove si gioca, colpevolmente, una gara a chi ce l’ha più lungo, si conduce una battaglia sui nomi, non sui programmi, non su quella nuova progettualità di cui ha disperatamente bisogno la Calabria. Forse per questo da Roma non ne fanno una questione di programmi bensì di nomi. Circola persino quello di Nicola Irto, attuale presidente del Consiglio regionale, come «ottimo candidato governatore» (con buone chances di successo e sicuro scontro frontale tra “fratelli-coltelli”).

Del resto, la mossa di Renzi di anticipare la scissione, per la verità, non sconvolge più di tanto gli equilibri regionali. L’ex-premier ha un suo disegno che non rivela a nessuno, salvo a ribadire che non intende entrare in gara a livello di elezioni regionali e amministrative. La politica si gioca in Parlamento e, come ha benedetto le inimmaginabili nozze rosso-grilline per far nascere un inedito quanto sorprendente Conte 2, Renzi adesso può tenere in mano il pallino del Governo, visto che l’attuale maggioranza ha bisogno del voto di Italia Viva. Il programma di Renzi, probabilmente, non è creare dolorose emorragie al PD, quanto risucchiare quei progressisti di ritorno dall’ala centro-destra, che non si riconoscono né negli estremismi salviniani, né nel patetico sovranismo della Meloni o nell’attuale inazione del “leader supremo” (Berlusconi): è un campo fertile, dove seminare e realizzare poi un buon raccolto. Sempre che la voglia di protagonismo non abbia il sopravvento.

Una cosa sarà difficile da realizzare, visto che Renzi ha deciso di non prendere posizioni su nomi e candidature sulle prossime scadenze di Umbria, Emilia e Calabria, e cioè – per quel che riguarda i calabresi – raddrizzare gli instabili equilibri dei dem in regione. Il patto romano (grillini e dem insieme) sarà difficilmente replicabile in Calabria, vista la dura presa di posizione dell’europarlamentare Laura Ferrara e del presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra, che vorrebbero che i grillini corressero da soli (con Dalila Nesci candidata?). A Roma l’idea di Pippo Callipo come candidato superpartes col sostegno di dem e grillini non dispiaceva, ma l’imprenditore guarda con scetticismo la disputa, soprattutto dopo i deludenti riscontri delle “Dieci idee per la Calabria”, il movimento da lui lanciato diversi mesi fa di cui si sono perse le tracce.

Se Atene piange, Sparta non ride: non è che in Calabria quelli di destra siano messi meglio: mentre Occhiuto rivendica la sua candidatura ufficiale a nome di Forza Italia, ci sono troppe voci incontrollate su chi dovrebbe riunire il centro-destra per vincere le elezioni. Ci sono posizioni mal condivise contro Mario Occhiuto, che – dal punto di vista del programma – appare un ottimo governatore in pectore e c’è chi rema contro sperando in inciampi giudiziari che potrebbero metterlo fuori gioco. In realtà, Occhiuto mostra serenità e ottimismo: anche Vittorio Sgarbi ha dichiarato di volerlo appoggiare e il contatto ravvicinato con Matteo Salvini, documentato su Instagram dalla showgirl Antonella Mosetti nel corso di una cena romana “riservata” lascia presagire un’ampia convergenza dei calabresi di centro-destra sul suo nome. Sperando che quello di Salvini (che martedì sarà a Cosenza) non diventi il bacio della pantera.

La verità è che i tre leader della destra devono ancora decidere come dividersi (nel senso di sognarne la conquista) le tre regioni chiamate alle urne: Emilia (alla Lega?), l’Umbria (a Forza Italia?) e la Calabria (a Fratelli d’Italia?). Se sarà così, avremo la conferma che in Calabria Occhiuto dovrà inventarsi un ampio scudo di difesa dal fuoco amico che gli metterà contro la pur valida Wanda Ferro per la conquista della Cittadella di Germaneto. Anche qui sorge il dubbio sullo “scomodo” Occhiuto. Possibile che i suoi “nemici” Pino Gentile e Piero Aiello abbiano la forza di mettere in discussione un candidato che, come appare, sta abilmente conquistando il consenso della gente calabrese (che sta incontrando in lungo e in largo nella regione) e ha la benedizione di Tajani? Questa confusione sembra perfetta per perdere una partita che i dem (che ragionano) la danno vinta a tavolino al centro-destra.

In ultimo, come non evidenziare la debole candidatura dell’ex capo della Protezione Civile in Calabria, Carlo Tansi, che ieri a Reggio ha presentato il suo programma contro i riciclati della politica, e la sfida, col supporto degli imprenditori e della società civile in cerca di un serio rinnovamento, di Giuseppe Nucera, ex presidente degli industriali reggini. Occorre vedere le alleanze che questi due outsider riusciranno a siglare nelle prossime settimane e quanta percentuale di delusi della politica ciascuno per proprio conto riuscirà a conquistare: il tempo è pochissimo e rema contro, ma in politica mai dire mai.

Le elezioni, infatti, non sono così lontane (probabilmente si voterà insieme con l’Emilia a fine gennaio) e in questi mesi si preannunciano colpi di scena a ripetizione. La sfida, disgraziatamente, è solo sui nomi, non sui programmi, e già questa è un’ulteriore dimostrazione del decadimento della politica, in Calabria come altrove. Un tempo, la politica era passione, entusiasmo, rigore e autorevolezza, oggi è vuoto totale. Se si riuscirà a risvegliare l’entusiasmo e la passione politica di quella grande massa di delusi/astenuti (oltre il 50% alle passate regionali) sarà soprattutto una vittoria per la Calabria. (s)