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Reggio Calabria

Suppletive Camera per il seggio lasciato da Cannizzaro: le incertezze e i dubbi del centrosinistra cercano aiuto a Roma

di GIUSEPPE MAZZAFERRO – A pochi giorni dalla scadenza per la presentazione delle candidature, la fotografia delle elezioni suppletive nel collegio uninominale di Reggio Calabria restituisce due situazioni profondamente diverse. Da una parte un centrodestra che sembra avere individuato la strada, dall’altra un centrosinistra ancora alla ricerca di una sintesi, alle prese con nomi che entrano ed escono dalla partita nel giro di poche ore.

Il centrodestra ha infatti orientato la propria scelta su Fabio Roscioli, tesoriere nazionale di Forza Italia e avvocato di Fininvest, professionista che gode della fiducia della famiglia Berlusconi. Una candidatura che porta con sé anche un elemento destinato inevitabilmente ad alimentare il dibattito politico: Roscioli è un nome di peso nazionale, ma non espressione diretta del territorio chiamato alle urne.

Nel centrosinistra, invece, il problema sembra essere esattamente opposto: i nomi non sono mancati, ma è mancata finora la capacità di trasformarne uno nel candidato dell’intera coalizione.

La vicenda di Carmine Fotia è probabilmente l’esempio più evidente. Il giornalista reggino ha accettato pubblicamente l’invito alla candidatura proveniente da un gruppo di intellettuali, sindacalisti, professionisti e militanti dell’area progressista. Ma il segretario metropolitano del PD, Peppe Panetta, aveva già chiarito a Telemia che Fotia non era né il candidato del Partito Democratico né quello della coalizione.

Una candidatura, dunque, partita dal basso – o, secondo la lettura più critica, una vera e propria autocandidatura – che invece di chiudere la discussione ha finito per complicarla ulteriormente.

Accantonato almeno temporaneamente Fotia, nelle ultime ore l’attenzione si sarebbe concentrata sul dottor Frank Benedetto, primario di Cardiologia del Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria, presentato come possibile espressione della società civile. Una definizione che, tuttavia, racconta soltanto una parte della sua storia politica: Benedetto ha infatti già avuto un’esperienza elettorale nell’area del Partito Democratico ed è stato consigliere comunale. Più che un volto completamente esterno alla politica, quindi, rappresenterebbe una figura civica con un passato politico ben riconoscibile.

Sul suo nome si sarebbe registrata una convergenza importante, con il sostegno anche di Alleanza Verdi e Sinistra e dell’area rappresentata da Pignataro. Ma proprio quando la candidatura sembrava poter diventare il punto di caduta della coalizione sarebbero emerse nuove perplessità nell’area centrista e riformista.

E così il centrosinistra è tornato al punto di partenza.

In questo continuo gioco di candidature proposte, ritirate, rilanciate e congelate è finito anche Vittorio Zito, sindaco di Roccella Ionica e componente dell’Assemblea nazionale del PD. Una parte dei democratici aveva indicato proprio Zito come possibile alternativa a candidature percepite come calate dall’alto. Lo stesso sindaco, però, ha chiarito di non avere chiesto alcuna candidatura e di non avere ricevuto dal partito alcuna richiesta ufficiale di disponibilità.

Ed è proprio il caso Zito a mettere in evidenza uno dei paradossi di questa vicenda. Un amministratore del territorio viene evocato come possibile candidato, entra nel dibattito politico per qualche giorno e poi scompare dal tavolo senza che sia mai esistita una vera proposta ufficiale.

Resta allora una domanda politica: perché?

Una possibile lettura è che nel Partito Democratico e nel campo largo nessuno voglia intestarsi fino in fondo una candidatura di partito in un collegio che sulla carta parte in salita. Se questa interpretazione fosse corretta, la ricerca insistente di una personalità civica assumerebbe un significato molto preciso: allargare il consenso, certamente, ma anche evitare che un’eventuale sconfitta possa essere caricata direttamente sulle spalle di una singola componente della coalizione.

Ed è qui che la questione diventa politica prima ancora che elettorale.

Perché il centrosinistra non deve soltanto trovare qualcuno disposto a candidarsi. Deve spiegare agli elettori quale progetto politico vuole rappresentare in questo collegio e con quale identità intende affrontare una competizione che si annuncia difficile.

L’incontro tra gli alleati previsto per questa mattina non avrebbe prodotto la riunione decisiva attesa. Il confronto si sarebbe così trasferito sul tavolo nazionale, dove nelle prossime ore potrebbe arrivare quella sintesi che il territorio non è riuscito finora a costruire.

E a questo punto nessuna ipotesi può essere considerata definitivamente tramontata. Persino Carmine Fotia potrebbe tornare nella partita, dopo essere stato prima indicato, poi frenato e infine apparentemente superato.

È il segno di una coalizione che continua a cercare il proprio punto di equilibrio mentre il tempo corre.

Il contrasto con il centrodestra appare evidente. Forza Italia si prepara a difendere il seggio lasciato vacante da Francesco Cannizzaro puntando su Roscioli, mentre il campo largo continua a discutere su chi debba rappresentarlo. Le elezioni sono fissate per il 27 e 28 settembre, dopo la dichiarazione di vacanza del seggio alla Camera conseguente alle dimissioni di Cannizzaro, eletto sindaco di Reggio Calabria.

Naturalmente scegliere più tardi non significa necessariamente scegliere peggio. Una candidatura capace realmente di unire PD, Movimento 5 Stelle, AVS e le altre anime progressiste potrebbe ancora cambiare il quadro. Ma il ritardo politico ormai esiste, ed è difficile nasconderlo.

Perché mentre da una parte si è già cominciato a ragionare su come affrontare la campagna elettorale, dall’altra si continua ancora a discutere su chi dovrà farla.

Fotia, Benedetto, Zito. Nomi diversi, profili differenti, candidature lanciate e poi raffreddate. Sullo sfondo rimane soprattutto l’impressione di una coalizione che, anziché costruire una candidatura partendo dal territorio, rischia adesso di attendere che sia Roma a sciogliere un nodo che Reggio Calabria non è riuscita a sciogliere.

E forse è proprio questo il dato politicamente più significativo.

Il centrosinistra si prepara a chiedere agli elettori di Reggio Calabria e della Locride la fiducia per rappresentare il territorio in Parlamento, ma a poche ore dalla chiusura della partita delle candidature non è ancora riuscito a decidere chi debba rappresentarlo.

Il candidato arriverà, inevitabilmente. La vera questione sarà capire se arriverà come il risultato di una scelta politica condivisa o semplicemente come l’ultimo nome rimasto sul tavolo.

E, soprattutto, quanto peseranno queste giornate di incertezza quando finalmente comincerà la campagna elettorale vera. (gma)