FALCOMATÀ CONVINCE I REGGINI E VINCE
REGGIO NON SI “LEGA” E DICE NO A SALVINI

di SANTO STRATI – La Fata Morgana ha giocato un brutto scherzo a Salvini & Co. il sindaco uscente Giuseppe Falcomatà ottiene dai reggini il “secondo tempo” richiesto e vince con circa 19 punti di distacco dallo sfidante Nino Minicuci (58,36% contro il 41,64%). L’esito di questa sfida appariva il giorno dopo il primo turno molto incerto e fino a ieri mattina nessuno voleva a tentare un pronostico, anche se l’orientamento in città verso l’«usato sicuro» di Falcomatà sembrava ormai determinato. Degli errori clamorosi compiuto dalla destra ci sarà materia per confronti e scontri che si prevedono molto accesi, a cominciare dall’infausta imposizione di Matteo Salvini ai reggini di un sicuramente ottimo burocrate ma pessimo politico. L’avv. Antonino Minicuci ha inanellato una serie clamorosa di errori che nemmeno il più sprovveduto candidato a elezioni potrebbe compiere tutte in una volta. Secondo Klaus Davi, – quasi consigliere Reggio, in attesa di conferma dalla commissione elettorale – che di comunicazione se ne intende, «Falcomatà ha fatto una campagna elettorale senza errori e Minicuci ha pagato le divisioni del centrodestra. Sicuramente – ha dichiarato a Calabria.Live – la guerra che gli ha fatto una componente del centrodestra per 15 lunghi giorni non ha aiutato. È prevalsa la narrazione del Pd: incredibilmente, in una situazione di svantaggio il centrosinistra e il Pd sono riusciti comunque a prevalere facendo passare il messaggio dell’avversario in negativo: sono riusciti a invertire il trend, nonostante la spazzatura sotto casa, la mancanza dell’acqua e via discorrendo. È senza dubbio un’operazione notevole del centrosinistra che fino a un mese e mezzo fa sarebbe stata davvero impensabile».

Ma non è di Minicuci e della Lega – che Reggio aveva già tenuto alla larga col miserevole 4% al primo turno – che si deve parlare oggi, ma del formidabile risultato che il “perdente sicuro” (come lo definivano gli avversari politici ancora qualche giorno fa) è riuscito a ottenere. La campagna impostata sul non consegnare Reggio alla Lega per chiudere ogni spazio a Minicuci è risultata azzeccata. Mentre il candidato di Salvini attaccava mostrando documenti, lettere, citando i numeri dei “disastri” dell’Amministrazione Falcomatà, finendo con irritare anche il più paziente degli ascoltatori, il sindaco uscente ha colpito il vero punto debole dell’avversario: l’ombra, pesante e inopportuna, di Salvini che aveva già data per conquistata questa sponda dello Stretto. Avevamo, in tempi non sospetti, avvisato delle mire salviniane sul Mezzogiorno, ultima chance per risalire una china ormai segnata, ma allo stesso tempo ci eravamo premurati di segnalare al leader leghista e alla sua pittoresca compagnia di ex-anti-meridionalisti fintamente pentiti che l’aria dello Stretto non faceva per loro. Non ci hanno ascoltato.

Come pure, in più occasioni, avevamo indicato le difficoltà crescenti per la coalizione di centrodestra di trovare un punto di coesione: vale per la destra, come per la sinistra e il livello di litigiosità è direttamente proporzionale all’assoluta garanzia di una sconfitta sicura. Basta guardare quanto è successo alla “Stalingrado del Sud”, la rossa Crotone, che dopo anni di predominio della sinistra si è ritrovata persino senza il simbolo del Partito Democratico nelle schede. Tutto per una stupida bega tra le anime divisive della sinistra calabrese che ha fatto avanzare il progetto di Carlo Tansi (già candidato governatore, nemmeno riuscito a entrare in Consiglio regionale a causa di una legge elettorale da riformare al più presto) e di un gruppo di liste civiche “indipendenti” che hanno portato al successo Vincenzo Voce, un ingegnere “estraneo” fino ad oggi alla politica. La sua vittoria è la sconfitta di un certo modo di intendere e pensare la politica come ormai non esiste più.

E la destra, sia a Crotone sia a Reggio, non è stata meno della sinistra: litigiosa, divisiva, priva di una strategia unitaria. Diciamo, la verità, Falcomatà ha vinto (meritatamente) contro un avversario  che dal primo giorno che è arrivato a Reggio, annunciato da Salvini, viaggiava con la sconfitta in tasca. Vorremmo sbagliare, ma abbiamo la netta sensazione che avremo un altro copione alla Callipo: non riusciamo a vedere l’avv. Minicuci, con tutti gli incarichi che ha (qualificati e ben retribuiti) ricoverare a Reggio per fare il capo dell’opposizione. Si insedierà in Consiglio (come fece Pippo Callipo) e dopo qualche seduta di maniera saluterà presentando le dimissioni. Intendiamoci, Callipo ha mollato perché ha capito che il suo progetto politico non aveva funzionato (pur avendo portato in Consiglio apprezzabili e seri professionisti che si sono messi subito al servizio della Calabria, come Marcello Anastasi, per esempio), ma le motivazioni di Minicuci saranno meno nobili perché pesano molto la sconfitta e il “rifiuto” della città.

Falcomatà ha vinto il suo referendum, ma la sua seconda chance si presenta abbastanza in salita: i reggini chiedono adesso un cambio di rotta e l’Amministrazione bis non potrà ripetere gli errori del passato né mettere insieme una Giunta esclusivamente vincolata ai risultati elettorali dei singoli consiglieri. Servono competenze e professionalità, capacità e voglia di impegnarsi. Gli assessori non devono essere per forza trovati tra i consiglieri eletti dai reggini, ma andrebbero scelti preferibilmente tecnici con dichiarate e provate capacità e non necessariamente della stessa area politica. Sarebbe bello poter immaginare un impegno trasversale, con un intelligente apporto dell’opposizione, per un comune impegno a favore della Città. Un superamento degli schemi (grossa coalizione?) per un comune obiettivo, con una trasversalità che travalica il vecchio modo di fare politica ma pensa solamente agli interessi dei cittadini. È un sogno, ma non si può mai dire. Il “vecchio” sindaco “ragazzino” è cresciuto in tutti i sensi e mostra innato talento politico, potrebbe, a questo punto, costruirsi il suo futuro politico (Regione, Parlamento) mostrando negli anni che verranno la giusta determinazione e circondandosi di gente capace e competente, con la voglia di cambiare davvero volto a questa città.
È quello che, nel segreto dell’urna, molti cittadini tra ieri e oggi avranno pensato, nella candida convinzione che se c’è la volontà di cambiare le cose si fanno. Purché, lo ribadiamo a costo di apparire pessimisti, non si tenga a mente la classica soluzione politica suggerita dal Gattopardo di Tomasi di Lampedusa: cambiare tutto perché nulla cambi. Ovvero, come diceva testualmente il principe di Salina, «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi». Dio non voglia. E tanti auguri al sindaco Falcomatà. (s)

[La fotografia di copertina è di Attilio Morabito, courtesy Luigi Palamara]

Ballottaggio a Reggio Calabria

Tutti i risultati dei ballottaggi in Calabria, la Lega prende solo Taurianova

A Crotone è sindaco il “civico” Vincenzo Voce sostenuto da liste indipendenti e da Tesoro di Calabria di Carlo Tansi. Esce clamorosamente sconfitto il centrodestra che presentava Antonio Manica.

Ballottaggio a Crotone

Unici risultati positivi per il centrodestra a Taurianova e a San Giovanni in Fiore. Qui ha vinto con Rosaria Succurro già assessore a Cosenza al Marketing territoriale

Ballottaggio San Giovanni in Fiore

A Taurianova è stato eletto il leghista Roy Blasi che ha prevalso sul sindaco uscente Fabio Scionti

Ballottaggio Taurianova

A Cirò Marina prevale Sergio Ferrari con tre liste civiche su Giuseppe Dell’Aquila sostenuto da altre tre liste civiche.

Ballottaggio CIrò Marina

A Castrovillari, riconferma per Domenico Lo Polito

Ballottaggio Castrovillari