CATANZARO – Il Comune muove i primi passi per la bonifica dall’amianto

Il Comune di Catanzaro ha approvato, su proposta dell’assessore ai Lavori Pubblici, Raffaele Scalise, ha approvato la convenzione che formalizza l’accordo tra il partenariato del progetto “Pegasus” e l’utenza finale – Comune di Catanzaro.

Pegasus, che è l’acronimo didi Pannelli per l’Energia Grid connected in sostituzione delle coperture in cemento Amianto Sperimentazione di una Unità di Sistema, coinvolge la società AzzeroCO2 e l’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico (IIA) del CNR e affronta il problema particolarmente sentito nel territorio di Catanzaro delle coperture in cemento-amianto.

Il progetto, infatti, vuole sviluppare una procedura economicamente e ambientalmente sostenibile per la rimozione e lo smaltimento dell’amianto attraverso una serie di passaggi. In particolare: l’identificazione e la valutazione delle superfici in cemento-amianto nel territorio comunale; i test e le analisi di inertizzazione dell’amianto per valutarne lo smaltimento attraverso l’immissione in filiere economiche esistenti; la progettazione di un intervento di rimozione del tetto esistente, sostituzione della copertura e impianto fotovoltaico; la realizzazione dell’impianto FV progettato in sostituzione di una copertura e la realizzazione di un SEU, Sistema Efficiente di Utenza che prevede la possibilità che un impianto di produzione sia connesso, attraverso una piccola rete elettrica appositamente realizzata, con l’impianto elettrico di un solo altro utente purché posto in lotti confinanti pilota; una campagna di comunicazione presso la cittadinanza per far conoscere e replicare il modello.

L’obiettivo di Pegasus è, quindi, da un lato dimostrare la sostenibilità economica della sostituzione di tetti in amianto con impianti fotovoltaici, e dall’altro fornire al Comune di Catanzaro una procedura e gli strumenti per realizzare delle SEU, anche coinvolgendo i cittadini, per massimizzare i benefici economici e sociali degli interventi.
«Quella che può sembrare materia per soli addetti ai lavori, e per gli aspetti tecnici sicuramente lo è – ha commentato l’assessore Scalise – nasconde in realtà una prospettiva ampia che si apre per la città in tema di tutela dell’ambiente e di efficientamento energetico; due fronti che ormai sappiamo essere cruciali per la qualità della vita. Realizzare il progetto pilota, peraltro senza che via siano costi a carico del Comune, significa testare un modello replicabile che tornerà utilissimo all’Amministrazione per pianificare una politica complessiva di risanamento e, al contempo, di approvvigionamento energetico rinnovabile».
«Questo perché, al di là della superficie che andremo a bonificare grazie al progetto pilota, potremo disporre alla fine della mappatura completa delle superfici pubbliche e private che necessitano del medesimo intervento. È la conferma – ha concluso Scalise – che sul tema dell’ambiente e della crescita sostenibile, il governo cittadino mantiene l’impegno di portare avanti ogni possibile azione utile». (rcz)

RISCHIO AMIANTO, BONIFICA IN CALABRIA
ELIMINARE BEN 12 MILIONI DI MQ DI TETTI

D’amianto si muore ancora, anche in Calabria. Secondo i dati dell’Ona (Osservatorio nazionale amianto) ci sono nella regione 150 casi di mesotelioma, si stimano 100 casi di decesso per tumore del polmone da amianto, e altri trenta per altre malattie asbesto correlate. I 280 casi sono stati rilevati dall’Osservatorio Nazionale Amianto nell’analisi dei decessi per esposizione da amianto nel 2020, di cui, oggi, ricorre la Giornata Mondiale delle Vittime di Amianto.

In Calabria, ma come in tutta Italia, il problema dell’amianto è un problema quanto più attuale, sopratutto per l’assenza – come ha denunciato l’Ona – «di provvedimenti incisivi per la messa in sicurezza e la bonifica dei materiali in amianto», «nonostante sia stato messo al bando nel 1992» e che «continua ad uccidere, perché si trasforma in fibre invisibili che, inalate ed ingerite, causano con assoluta certezza scientifica mesotelioma, tumore del polmone, tumore della laringe, dello stomaco e del colon. Per non parlare dei danni respiratori che causa, anche quando non insorge il cancro (placche pleuriche, ispessimenti pleurici, asbestosi e complicanze cardiocircolatorie).

In Calabria «si contano 12.000.000 di mq di tetti in amianto – si legge su Il Giornale dell’Amianto –. Le azioni finora prodotte dalla Regione si sono limitate all’approvazione frettolosa, nel 2017, del Piano Regionale Amianto, incompleto rispetto ai contenuti imposti dalla legge14/2011 e non chiaro rispetto agli adempimenti spettanti ai Comuni, alle Asp e all’ArpaCal. Nella regione si registrano casi di mesotelioma che hanno colpito lavoratori delle ex Ferrovie Calabro Lucane, ex Officine Omeca di Reggio Calabria e centrali termoelettriche nonché numerosi casi di malattie asbesto correlate da ricondursi all’esposizione ambientale all’amianto».

Che la Calabria abbia una importante presenza di amianto anfibolico (tremolite) e di antigorite fibrosa, minerale non regolamentato ma potenzialmente pericoloso per la salute, lo ha rilevato anche uno studio condotto dall’Inail lo scorso anno, che ha individuato lungo la Catena costiera e la Sila piccola, compresa l’area del Monte Reventino, in provincia di Catanzaro, la presenza di asbestiformi nelle ofioliti (pietre verdi).

«Le ofioliti, o pietre verdi, sono rocce di origine magmatica diffuse sul territorio calabrese che possono contenere amianto e costituire una fonte di rischio sia per i lavoratori del comparto estrattivo, sia per la popolazione. Molto utilizzate nel passato come materiali da costruzione o decorativi e come inerti, le pietre verdi sono presenti in vaste aree del territorio regionale, anche in prossimità di centri abitati, mentre le cave sono quasi tutte inattive, ma spesso abbandonate e non messe in sicurezza» si legge sul sito dell’Inail.

Una situazione, dunque, alquanto grave. Ma, forse, è ancora più grave il fatto che la Regione possegga un Piano regionale Amianto datato al 2016 e mai aggiornato e, intanto, la Regione ha pubblicato la seconda edizione dell’Avviso Pubblico “campagna di censimento e pre-adesione procedura concessione finanziamento per rimozione amianto da immobili di proprietà pubblica”, la cui documentazione, da parte delle Amministrazioni comunali interessate, dovrà essere inviata entro il 3 maggio 2021. Che questa volta, i Comuni aderiscano e mostrino più interesse quando, nel 2018, al censimento regionale solo 45 Comuni hanno inviato al Centro di Riferimento Regionale per l’Amianto dell’Arpacal le schede di autonotifica.

E proprio sul tema dell’amianto, l’assessore comunale all’Ambiente di Reggio, Paolo Brunetti, e il Presidente della quarta Commissione consiliare Ambiente, rifiuti, vivibilità urbana, ecologia, arredo urbano, Giovanni Latella, hanno reso noto che «la nostra amministrazione ha da tempo avviato un preciso percorso di confronto e dialogo con i cittadini, i commercianti e le realtà associative di riferimento, per definire al meglio un quadro di iniziative finalizzate, da un lato, ad approfondire gli aspetti conoscitivi del problema amianto che, come sappiamo, è ancora presente in diverse zone e siti della città e, per altro verso, a favorire interventi e azioni sul versante della bonifica delle aree su cui insiste questo pericoloso materiale».

«Di concerto con l’Osservatorio nazionale sull’amianto – hanno proseguito i rappresentanti di Palazzo San Giorgio – stiamo valutando alcune iniziative e progetti che guardano all’esigenza di sensibilizzare la cittadinanza rispetto a questo delicato tema, con uno sguardo rivolto anche alla doverosa opera di ricordo nei confronti di quanti hanno perso la vita a causa dell’esposizione all’amianto, attraverso l’individuazione di un luogo o spazio da intitolare alla loro memoria»

«Guardando, invece – hanno detto ancora – alle azioni da intraprendere per fronteggiare questa problematica, stiamo approfondendo il quadro delle opportunità contenute all’interno di alcune leve finanziarie come il fondo per lo smaltimento dell’amianto, per sostenere le attività di rimozione e bonifica sul nostro territorio».

«E, da ultimo – hanno concluso l’assessore Brunetti e il consigliere Latella – è molto importante rilanciare l’impegno e la consapevolezza della cittadinanza su questo argomento. In questo contesto vogliamo sollecitare tutti all’utilizzo di una importante applicazione per smartphone (“Mappatura Amianto”), quale strumento utilissimo a disposizione della nostra città attraverso cui è possibile segnalare agevolmente la presenza di amianto e quindi facilitare il percorso di mappatura del territorio cittadino e le stesse azioni di bonifica dell’ambiente».

Sarebbe un importante primo passo nella battaglia contro una fibra killer che, nel 2020, in Italia, ha raggiunto dei dati preoccupanti: «mesotelioma: 2000 casi, con indice di mortalità del 93% a 5 anni; tumore del polmone da amianto: 4000 casi, riferiti solo all’asbesto. Indice di mortalità a 5 anni dell’88%; asbestosi: 600 casi: indice di mortalità a 5 anni del 25%; altre malattie asbesto correlate: 2000 casi con indice di mortalità a 5 anni del 50%. In questo profilo, in via assolutamente prudenziale si stima che il numero di decessi nel 2020, tenendo conto della maggiore incidenza per via del Covid-19, sia di 7000 persone solo in Italia prevedendo il picco di mesoteliomi e di altre patologie asbesto correlate tra il 2025 e il 2030 e poi una lenta decrescita».

«L’emergenza inquinamento amianto in Italia è drammatica – ha rilevato l’Ona – ci sono ancora 58 milioni di mq di coperture in cemento-amianto, oltre a 40 milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto, con conseguente condizione di rischio. Dai dati aggiornati al 2017 l’ex Ministro dell’Ambiente, gen. Sergio Costa, di concerto con le Regioni, ha steso una prima mappatura del territorio nazionale seguendo le linee del c.d. ‘piano nazionale amianto’ e ha concluso che, in Italia, ci sarebbero 86.000 siti interessati dalla presenza di amianto, di cui 7.669 risultano bonificati e 1.778 parzialmente bonificati. Tra questi, rientrano anche i 779 impianti industriali (attivi o dismessi) censiti (dato giugno 2014) e i 10 SIN (siti di Interesse Nazionale da bonificare)».

«l’Ona – si legge in una nota – ha, più volte, segnalato anche la presenza di amianto in 2.400 scuole (stima 2012 per difetto perché tiene conto soltanto di quelle censite dall’associazione e confermata dal Censis al 31 maggio 2014). Esposti più di 352.000 alunni e 50.000 del personale docente e non docente, 1.000 biblioteche ed edifici culturali (stima per difetto perché è ancora in corso di ultimazione delle rilevazioni), 250 ospedali (stima per difetto, perché la mappatura Ona è ancora in corso). La nostra rete idrica rivela presenza di amianto per ben 300.000 km di tubature (stima Ona), inclusi gli allacciamenti, con presenza di materiale contenenti amianto rispetto ai 500.000 totali (tenendo conto che la maggior parte sono stati realizzati prima del 1992, quando l’amianto veniva utilizzato in tutte le attività edili e costruttive)».

«Per evitare nuove esposizioni alla fibra killer – conclude l’Ona – e quindi il rischio di incidenza per cittadini vittime potenziali, urge avviare una bonifica globale con la messa in sicurezza di tutti i siti contaminati, un piano di prevenzione primaria, la sorveglianza sanitaria con dei controlli periodici, e la ricerca scientifica per una maggiore efficacia delle terapie e cure (prevenzione secondaria). Devono essere intensificate anche le tutele previdenziali e risarcitorie (prevenzione terziaria), per permettere, oltre al ristoro dei danni, anche di valutare l’esatta portata di questa strage». (rrm)