La Calabria davanti a Montecitorio urla il suo sdegno contro il decreto sanità

La Calabria a Montecitorio per far sentire la sua indignazione contro il decreto sanità: solo qualche centinaio di calabresi (che hanno comunque affrontato in pullman 20 ore di viaggio tra andata e ritorno), ma una precisa volontà di non tacere più. E il risultato si è visto: una delegazione guidata dal sen. Marco Siclari (FI), che aveva promosso la mobilitazione davanti alla Camera, è stata ricevuta tra Camera e Senato e dallo staff del ministro della Salute. E il decreto in Senato, vista la lunga discussione, non è arrivato al voto. Si riprova domani.

«La Lega ha un ruolo fondamentale. – fa notare il sen. Siclari – Da posizione di Governo rifletta sugli emendamenti, soprattutto dopo la benevolenza dimostrata dai calabresi che hanno fatto aumentare la Lega del 18% alle europee e fatto perdere il 13% al M5S per il Decreto Calabria. La Lega ascolti i calabresi. Dobbiamo tutelare i più bisognosi e garantire il diritto fondamentale alla salute. Questo decreto, lo diciamo da tempo, non elimina ‘ndrangheta e tantomeno la politica. Ad essere danneggiate e, in molti casi, eliminate sono le aziende sane che non avranno le possibilità finanziarie di competere con quelle eventualmente infiltrate. Un decreto fatto su misura della politica, per permettere le nomine alla politica. Cotticelli e i commissari chi li ha nominano? Non rendetevi responsabili del colpo mortale inflitto a un sistema sanitario già devastato».

E rivolgendosi alla piazza, il sen. Siclari ha commentato soddisfatto: «Abbiamo colpito nel segno. Dalla Calabria a Roma senza timore e, in poche ore, tutta la struttura sanità si è mossa e ha ascoltato una delegazione di professionisti e rappresentanti di categoria comprendendo che non si poteva più ignorare la protesta. Un successo la protesta e un fallimento questo decreto che per la sua formula d’urgenza non consente modifiche, offende la Calabria per la procedura d’urgenza scelta dal Governo per deliberare senza possibilità di modificarlo anche volendo approvare gli emendamenti. Nonostante ciò, vi è stato un grande successo».

Un decreto bloccato non ha fermato la protesta e in centinaia guidati dal senatore forzista Marco Siclari hanno urlato il proprio dissenso in piazza Montecitorio dove, dopo poco, una delegazione è stata ricevuta dal Sottosegretario alla Salute Armando Bartolazzi, al Presidente della Commissione Salute del Senato Pierpaolo Sileri e allo staff del Ministro Giulia Grillo, dopo aver sentito per 2 volte il Senatore Marco Siclari, ha invitato tutto il suo staff compreso il Capo di gabinetto, alla riunione in Senato per partecipare all’incontro con la delegazione calabrese.

“Sono sempre più convinto che le battaglie per la Calabria vanno fatte a Roma. Oggi hanno bocciato tutti emendamenti presentati da tutti i partiti dell’opposizione, ed il decreto Calabria rimane pericoloso per i calabresi come annunciato dai 140 professori universitari, dall’ANISAP, FEDERLAB dall’ordine dei biologi, dal Consiglio Universitario Nazionale. Dopo la riunione con la delegazione ho presentato 2 ordini del giorno che abbiamo proposto per modificare e tentare ogni strada percorribile per migliorato anche successivamente l’approvazione. Oggi, un grazie va a tutti i calabresi che hanno tifato per noi pur rimandando in Calabria, alle televisioni regionali che hanno trasmetto la diretta (Esperia con i suoi inviati), a tutti i miei concittadini in piazza Montecitorio che hanno reso possibile tutto questo e che hanno dato una grande lezione mostrandosi battaglieri quando serve per difendere i diritti e la salute. Ha vinto la Calabria che crede nei diritti e nella democrazia, hanno vinto i calabresi che uniti dal Pollino alla riva dello Stretto di Messina, dallo Ionio al Tirreno, da Cosenza a Villa San Giovanni hanno manifestato uniti. Giornata storica, eravamo tantissimi sotto al sole di giugno al centro di Roma, ed il messaggio è chiaro: quando si parlerà dei nostri diritti, sarò il primo ad incoraggiare, come accaduto oggi, i miei concittadini a scendere in pizza a Roma, perché prima di essere cittadini calabresi siamo cittadini italiani e pretendiamo lo stesso rispetto e gli stessi diritti dal Parlamento italiano», ha concluso il senatore.

Di tutt’altro parere i parlamentari pentastellati, che sembrano vivere in un altro pianeta o comunque “lontano” (almeno idealmente) dalle reali necessità dei calabresi che hanno bisogno di cure mediche. Nel suo intervento in aula, la sen. Rosa Silvana Abate ha difeso a spada tratta il decreto che dovrà essere votato domani: «Questo provvedimento – ha detto – darà fiducia e speranza alla mia terra massacrata. Finalmente c’è un governo che ha scelto di ‘scendere’ in Calabria e organizzare un Consiglio dei ministri per dimostrare con i fatti, non con le parole, che la Calabria esiste, c’è, che, come tutte le Regioni, va tutelata, che lo Stato è presente anche in Calabria. Finalmente – ha aggiunto – con questo decreto sentiamo parlare di Calabria, ma non per continuare a spolparla o renderla l’ultima Regione d’Europa, ma per puntare su quella parte laboriosa e onesta che alza la testa e dice basta! Questo testo è una vera e propria rivoluzione, un testo coraggioso: finalmente ci saranno controlli, finalmente sentiremo parlare di qualità di servizi, finalmente i Lea non saranno un miraggio a fronte di costi altissimi. Finalmente non saremo costretti ad andare in altre Regioni per poterci curare». Peccato che il decreto non preveda un euro per l’assistenza sanitaria, ma si occupa solo della nomina e delle retribuzioni dei commissari previsti rigorosamente di provenienza extra-regione, come se in Calabria non ci fossero persone più che serie, professionisti apprezzati e stimati che si muovono nel rigore della legalità e dell’onestà. Ma neanche questo, ahimé, viene riconosciuto. (rp)

Cannizzaro (FI): Un emendamento del decreto Crescita salva il Comune di Reggio dal dissesto

Passato l’emendamento al decreto “Crescita”, ora toccherà al Comune di Reggio – che così ha evitato di dover presentare la dichiarazione di dissesto, presentare un piano di riequilibrio adeguato che sarà sottoposto al vaglio della sezione competente della Corte dei Conti.

Il deputato azzurro Francesco Cannizzaro è soddisfatto del risultato conseguito questa sera a Montecitorio. «La Commissione Bilancio della Camera – afferma il deputato – ha approvato l’emendamento n. 38.7, anche da me sottoscritto, riformulato dai relatori e sostenuto dal governo, collegato al Decreto Crescita a favore dei comuni che versano in gravi condizioni debitorie. Infatti, con particolare attenzione, abbiamo lavorato intensamente sui provvedimenti presentati dalle varie forze politiche a vantaggio degli enti locali che hanno proposto la rimodulazione o riformulazione del piano di riequilibrio entro la data del 14 febbraio 2019 (di deposito della sentenza della Corte Costituzionale), giungendo all’epilogo auspicato di accogliere il documento riformulato dal relatore, che ne rappresenta, seppur in parte, un’efficace sintesi. Con i colleghi parlamentari abbiamo ritenuto utile porre attenzione a quelle norme che offrono proroghe temporali e, soprattutto, ripristinano condizioni ultra decennali sui piani di riequilibrio già varati dalle amministrazioni interessate, vedi Reggio Calabria. Il mio personale ringraziamento va al Vice Ministro Laura Castelli, la quale, fin dalle prime interlocuzioni avute sulla situazione grave che presentava il comune di Reggio Calabria, ha saputo impegnare il Governo nel presentare un provvedimento che pone molteplici comuni d’Italia in una situazione di equità pluriennale nella rivisitazione dei propri debiti finanziari, come appunto la nostra Città. Il testo approvato prevede la possibilità di riproporre il piano di riequilibrio secondo la normativa vigente, e quindi gli enti potranno spalmare il proprio debito, ricalcolato con il disavanzo complessivo già oggetto del piano modificato, da un minimo di 4 ad un massimo di 20 anni, salvo parere da parte della competente sezione della Corte dei Conti che avrà venti giorni di tempo per approvare o negare il piano di riequilibrio dalla ricezione dell’atto deliberativo del Consiglio Comunale. Una sintesi  che in Commissione ha incontrato, fra tutti i colleghi deputati, il largo consenso di tutte le forze politiche presenti e la piena consapevolezza della necessità di dover superare le conseguenze prodotte dalla sentenza della Corte Costituzionale in materia, contro alcuni consistenti piani di rientro, fra cui proprio quello della nostra città.

La Commissione Bilancio, proprio con questa norma da una mano ai comuni, come Reggio Calabria che potrebbe tirare un sospiro di sollievo rispetto al paventato dissesto, ridando fiducia a tutti i cittadini che credono nella propria città. Ora tocca al comune di Reggio Calabria, presentare un piano di riequilibrio adeguato che sarà sottoposto al vaglio della sezione competente della Corte dei Conti» (rp).

Nella foto di copertina Francesco Cannizzaro e Laura Castelli

Una beffa per la Calabria lo sblocca-cantieri. Toninelli mette i ‘se’ e i ‘ma’ sui lavori della 106

di SANTO STRATI – Un’altra beffa per la Calabria dal governo lega-stellato e questa volta nell’ambito dei lavori pubblici. Con il varo del cosiddetto decreto sblocca-cantieri i calabresi avevano immaginato che, finalmente, si sarebbe messo mano al terzo megalotto della Statale 106, quello che collega Sibari a Roseto Capo Spulico. A parte che, anche in questo caso, appare una controversa figura di un “commissario ad acta” (ma le Regioni che ci stanno a fare?), il ministro Danilo Toninelli, lo scorso 13 giugno alla Camera ha chiarito che “solo” per quest’opera si dovrà “valutare la compatibilità con le esigenze di finanza pubblica”, fermo restando che senza i decreti attuativi non si può spostare nemmeno un sassolino. Questo significa, in poche parole, che se mancano i quattrini (e per la Calabria, statene certi, mancheranno di sicuro…) l’opera dovrà attendere tempi migliori.

Le reazioni non si sono fatte attendere. A cominciare dal presidente Mario Oliverio che ha chiesto subito la convocazione di un tavolo tecnico, esprimendo preoccupazione in una lettera indirizzata al ministro Toninelli: «l’inizio dei lavori – ha scritto il Governatore – di questa importante e strategica arteria rischia così di essere rinviato sine die. Oltretutto, tenuto conto che l’approvazione della relativa delibera CIPE è avvenuta nel febbraio 2018 e registrata alla Corte dei Conti nel luglio dello stesso anno e che sono già scaduti i termini per la presentazione del progetto esecutivo, il procedimento di nomina del Commissario potrebbe configurarsi come un ulteriore atto sospensivo e dilatorio. Sarebbe sufficiente che il Ministero competente richiamasse gli obblighi del soggetto contraente generale affinché rapidamente si possa definire il cronoprogramma dei lavori per fissare la data di apertura dei cantieri e conseguentemente quella di ultimazione dei lavori»

Anche in Consiglio regionale, oggi a Reggio, è venuto – come ha sottolineato il Presidente Nicola Irto  – «un segnale politico-istituzionale di grande forza» con un ordine del giorno sulla Statale 106 presentato da tutti i capigruppo «che testimonia l’attenzione dell’aula su una delle questioni più importanti per il futuro della Calabria, quella delle infrastrutture». Il documento votato ha come primo firmatario il consigliere Gianluca Gallo. «I ritardi nella realizzazione del Megalotto 3 della Statale Jonica sono coincisi con l’avvio della nuova legislatura nazionale e sono stati seguiti, recentemente, dalla proposta di un commissariamento dell’opera, foriera di un’ulteriore perdita di tempo, avanzata dal ministro Toninelli. Temiamo che tutto ciò – prosegue Irto – sia la dimostrazione di un disimpegno del Governo nazionale rispetto allo sviluppo infrastrutturale della Calabria e, in particolare, dell’intera fascia jonica. Questo preoccupante passo indietro conferma infatti come la nostra regione non rappresenti una priorità né in termini di investimenti, né sul versante della riduzione del gap di sviluppo rispetto alle altre regioni del Paese. Per questo, condivido – aggiunge il presidente del Consiglio regionale – la richiesta avanzata da tutti i gruppi consiliari, che impegna la Giunta a promuovere con urgenza un tavolo di confronto con il governo, per acquisire certezze in ordine ai tempi e alle modalità di realizzazione del terzo Megalotto. Lo Stato, soprattutto in questo momento storico nel quale si palesano i rischi connessi all’allarmante progetto del regionalismo differenziato, ha il dovere di essere vicino alle regioni del Sud e alle aree, come quella interessata all’ammodernamento della Statale 106, fortemente esposte al rischio dell’isolamento e della marginalità. Il Consiglio regionale – conclude Nicola Irto – ha fornito oggi una prova di autorevole capacità di confronto democratico e di coesione nell’interesse dei cittadini calabresi»

La deputata Enza Bruno Bossio aveva messo in evidenza in aula, alla Camera, le incongruenze del provvedimento, stigmatizzando l’atteggiamento dei Cinque Stelle: «Il MEF pubblica su una cartina la SS106 come l’unica opera pubblica del Sud da completare, ma poi non accolgono il mio ordine del giorno che chiede di far partire subito i lavori per il terzo megalotto, in base alla delibera CIPE che il governo PD nella scorsa legislatura aveva definitivamente sbloccato. Farfugliano di compatibilità con la finanza locale, mentre l’opera è interamente finanziata per 1 miliardo e 300 milioni! Altro che sblocca cantieri. Qui siamo alla paralisi di tutto!».

Anche la deputata di Fratelli d’Italia Wanda Ferro è andata pesante sulla valutazione del provvedimento. «Lo sblocca-cantieri – ha detto senza mezzi termini la Ferro – dimentica la Calabria. Non solo il governo a guida Cinque stelle non è stato in grado di sbloccare l’unica grande opera già finanziata per il Sud, ovvero il terzo megalotto della nuova statale 106 ionica, ma sono tante altre le opere che meritavano di essere considerate prioritarie: dal completamento della Statale 106 nel Reggino alla Trasversale delle Serre, alla diga del Melito, al potenziamento della linea ferroviaria tirrenica con l’alta velocità».

La Ferro ha sottoscritto e votato a favore degli emendamenti presentati dai colleghi Martina Nardi ed Enza Bruno Bossio (entrambe del PD) al decreto sblocca cantieri. «Abbiamo condiviso nel merito le osservazioni mosse dai deputati del Pd – ha spiegato Wanda Ferro durante il suo intervento venerdì in aula – anche se avremmo preferito che quello che oggi hanno contestato fosse stato realizzato dal precedente governo». Per Wanda Ferro “è gravissimo che il Movimento Cinque stelle, che ha fatto incetta di voti alle Politiche, abbia completamente tradito le istanze dei calabresi in un provvedimento che avrebbe potuto invece far recuperare almeno una piccola parte del gap infrastrutturale che penalizza la regione frenandone lo sviluppo e la competitività. Le passerelle del ministro Toninelli sono state un imbroglio. I cittadini, che sono un passo più avanti della politica, lo hanno capito, e per questo stanno togliendo fiducia e consensi ai grillini».

«Con lo sblocca-cantieri – ha osservato la deputata FdI – il governo ha deciso non che ci sarà una Italia a due velocità, ma che ci saranno regioni come la Calabria costrette a non muoversi affatto». Wanda Ferro ha messo in evidenza la necessità di riscrivere le regole sugli appalti pubblici per contrastare più efficacemente le infiltrazioni criminali, per ridurre i contenziosi e per porre un freno alla aggiudicazione delle gare con il criterio del massimo ribasso: «quando un’opera viene aggiudicata con un 44 per cento di ribasso rispetto alla base di gara è evidente il rischio che l’opera non venga mai ultimata, o peggio che venga realizzata risparmiando sulla sicurezza del lavoro e sulla qualità dei materiali utilizzati. Strade e viadotti si sbriciolano perché viene utilizzata la sabbia anziché il calcestruzzo». Secondo la Ferro occorre «restituire alle Province, distrutte dalla riforma aborto firmata dall’ex ministro Delrio, gli strumenti e le risorse per la manutenzione di quella viabilità provinciale indispensabile allo sviluppo dei territorio» e «rafforzare gli organici delle Prefetture in modo da dare riscontro in tempi ragionevoli alle amministrazioni locali in materia di certificazioni antimafia delle imprese».

Per correttezza, occorre qui segnalare che alle argomentazioni della Bruno Bossio hanno replicato i deputati pentastellati Giuseppe D’Ippolito e Francesco Sapia affermando che «Il governo e il Movimento 5 Stelle non c’entrano affatto con lo stallo dei lavori di ampliamento della Statale 106». Secondo i due parlamentari, «questo decreto contempla soltanto nuove regole generali e modalità operative in tema di lavori pubblici: per bloccare le infiltrazioni criminali, per chiudere gli eventuali contenziosi fuori dei tribunali, per fermare lo strapotere che finora hanno avuto i concessionari autostradali, per consentire interventi già finanziati a vantaggio dei cittadini, per esempio ai fini della messa in sicurezza di strade e scuole, e per tanto altro ancora. Il provvedimento – proseguono i deputati M5S – non riguarda le opere da realizzare e dunque la vicenda della 106, diversamente da quanto ha lasciato intendere la collega Bruno Bossio. Noi non siamo contrari all’ampliamento della Statale ionica, e lo diciamo con chiarezza». E in una “lettera aperta ai cittadini calabresi” la deputata Elisabetta Barbuto (M5S), anche a nome dei suoi colleghi Misiti, D’Ippolito, Parentela, Abate, Sapia, Scutellà, Corrado, Tucci, Melicchio e Orrico) respinge le accuse della Bruno Bossio.

Il problema, però, non è lo scontro “dialettico” tra le diverse parti politiche, che è pure giusto che ci sia, ma la formulazione che riguarda, nel decreto sblocca-cantieri, la statale 106: perché quei distinguo, rispetto alle altre opere “sbloccate”, perché mettere altri paletti su un’opera indispensabile (e certamente non la sola) per la Calabria?. La risposta, forse, verrà dal tavolo tecnico richiesto da Oliverio. Se il ministro Toninelli riterrà opportuno convocare… (s)

La posizione di Sapia e Granato (M5S)sul decreto Sanità Calabria

Secondo i parlamentari grillini Francesco Sapia e Bianca Laura Granato il DL Calabria sulla sanità è indispensabile perché «nel momento più critico interviene sulla gestione delle Aziende del servizio sanitario regionale e sull’acquisto di beni e servizi per la tutela della salute dei calabresi».

«Alle opposizioni – dicono i due parlamentari – abbiamo già chiesto di contribuire, al Senato, a migliorarne il testo nel solo interesse dei cittadini. Tuttavia l’arroccamento dei nostri avversari, specie quello dei senatori di Forza Italia, dimostra la loro volontà di difendere e preservare il sistema del passato, che ha portato a un disavanzo annuo di 170milioni, al conseguente blocco delle assunzioni, a un’emigrazione sanitaria da 320milioni all’anno, agli oltre 500milioni di mobilità passiva incontrollata nell’arco di 10 anni, ai 400milioni di pignoramenti all’Asp di Reggio Calabria, all’esclusione degli accreditamenti per ben sei scuole di specializzazione dell’Università di Catanzaro e all’impossibilità, per tutte le Aziende, di garantire servizi adeguati a fronte di un’elevata morbilità e co-morbilità e di una prevenzione insufficiente».

«Non sappiamo – proseguono i parlamentari del Movimento 5 Stelle – se in Forza Italia si siano accorti che al momento le Aziende del Servizio sanitario calabrese, rette da vertici provvisori, sono paralizzate e se sia loro chiaro che a questo punto è urgente concludere i lavori del dl Calabria, in primo luogo per ottenere il previsto sblocco del turnover del personale. Troppe figure professionali attendono da tempo lo scorrimento delle graduatorie e la possibilità di nuovi concorsi, troppi pazienti non ricevono assistenza adeguata per carenza cronica di risorse umane e troppi operatori sono costretti a turni massacranti». «A prescindere – concludono Sapia e Granato – dai singoli colori della politica, siamo chiamati a una grande assunzione di responsabilità, al fine di tutelare la salute dei calabresi come ci impone la Costituzione e la coscienza». (rp)

Bruno Bossio (PD): Sulle scuole di specializzazione di Catanzaro intervenga il Governo

La deputata dem Enza Bruno Bossio ha presentato un’interrogazione sulla Scuole di Specializzazione dell’Università Magna Graecia di Catanzaro che rischiano di scomparire.

«Ha degli aspetti paradossali – ha dichiarato l’on. bruno Bossio – la vicenda delle sei scuole di specializzazione della facoltà di Medicina dell’università Magna Graecia di Catanzaro. Ecco perché attraverso un’interrogazione, ho richiesto l’intervento urgente del Governo che ha il dovere di trovare una soluzione e garantire la continuità formativa nell’unica facoltà di Medicina della Calabria. Ancora una volta tutti i mali del commissariamento della sanità vengono a galla: questa volta la punizione piomba sugli studenti. Le sei scuole di specializzazione, infatti, sono a rischio chiusura perché non sarebbero stati raggiunti gli standard di prestazione e di numero dei docenti definiti dall’Osservatorio nazionale della formazione medica specialistica. Ciò, però, è un evidente effetto del regime di commissariamento che in 10 anni ha portato con sé un drammatico blocco del turn over e una ridimensionata offerta delle prestazioni sanitarie. Siamo, quindi, di fronte a una duplice lesione: del diritto alla salute per i calabresi e del diritto allo studio per gli studenti».

«Un quadro surreale – sottolinea la parlamentare Bruno Bossio – rispetto al quale il Governo non può rimanere silente ma ha il dovere di attivare tutti gli strumenti possibili per tamponare questa clamorosa falla del sistema, fra l’altro annunciata per tempo e in tutte le sedi dal presidente della Regione Calabria, in ultimo nel corso dell’audizione dello scorso 9 maggio alla commissione Affari sociali della Camera». (rp)

D’Ippolito (M5S): nuove risorse per interventi nel settore idrico

Il deputato grillino Giuseppe D’Ippolito comunica, con una nota la disponibilità di nuove risorse destinate ad interventi nel settore idrico. «Con l’ok della Corte dei Conti – dice l’on. D’Ippolito – al decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri sull’adozione del primo stralcio del Piano nazionale interventi nel settore idrico, sezione invasi, arrivano nuove risorse per gli investimenti nel settore e potranno partire i progetti e gli interventi di manutenzione più urgenti. In particolare, tra le tante opere è previsto il completamento funzionale degli schemi idrici di Gioiosa (Zinni) e Locri (Lordo) per un importo di 12,8milioni e la realizzazione di una nuova diramazione di collegamento per l’acquedotto Alaco nei territori di Palmi e Rosarno con la conseguente dismissione degli emungimenti ed adduzione a gravità per altri 2,5milioni. Si tratta di un importante passo avanti per realizzare opere che tanti cittadini calabresi aspettavano da tempo. Questi finanziamenti sono il frutto di un importante lavoro che va avanti dall’inizio della legislatura e che rientra nella nostra visione di gestione delle risorse idriche. Parliamo di altri 260 milioni di euro che si vanno ad aggiungere ai 250 milioni del Piano straordinario approvato a dicembre 2018. Siamo dunque al secondo stanziamento di un fondo del valore complessivo di 1miliardo di euro, che gradualmente andrà a rafforzare le infrastrutture idriche del Paese. La lista degli interventi è lunga e copre territori da Nord a Sud: finalmente ripartono gli investimenti in tutto il Paese ed è molto importante che si sia data priorità a quelli del nostro territorio»

Wanda Ferro (FdI): La chiusura delle scuole di specializzazione dell’UMG di Catanzaro

La deputata Wanda Ferro (FdI) stigmatizza la probabile chiusura delle scuole di specializzazione dell’Università Magna Graecia di Catanzaro. «Oltre un anno fa – ha detto – avevo sollevato l’allarme per la possibile chiusura per mancanza dei necessari requisiti delle scuole di specializzazione di area sanitaria dell’Università di Catanzaro, su cui c’era stato un appello da parte dei direttori delle stesse scuole. Dalla Regione erano arrivate rassicurazioni che oggi, dopo che l’Osservatorio del Miur ha formulato parere di non accreditamento di sei scuole di specializzazione, suonano come una beffa ai danni dei giovani calabresi. Interrogherò il ministro dell’Università affinché si attivi per porre rimedio ad una situazione aggravata anche da anni di blocco del turnover imposto alla Calabria dal governo nazionale, e che rischia di avere ripercussioni gravissime sull’ateneo catanzarese e sul percorso formativo dei suoi studenti. Non vorrei che la sanità calabrese fosse commissariata non solo con l’imposizione di manager provenienti da altre realtà, ma anche togliendo la possibilità ai giovani calabresi di completare la propria formazione specialistica nell’unica facoltà di medicina della regione. D’altro canto occorre una seria assunzione di responsabilità di tutte le parti coinvolte nel processo di integrazione tra l’azienda ospedaliera “Pugliese-Ciaccio” e l’azienda ospedaliera-universitaria “Mater Domini”, che non può essere intesa soltanto come una semplice annessione dei posti letto e trasferimento d’imperio dei dipartimenti, ma deve essere improntata a percorsi rispettosi delle rispettive professionalità, che abbiano come unico faro la qualità dell’assistenza offerta ai pazienti. L’integrazione tra le due aziende, oltre a consentire di aumentare il numero di prestazioni ai fini del raggiungimento dei requisiti minimi, consentirebbe inoltre agli studenti di confrontarsi con il trattamento dei pazienti acuti che afferiscono al “Pugliese”, dove, a differenza del policlinico, è attivo il pronto soccorso. La Regione, al di là dei proclami, non è stata realmente in grado di governare questo processo, incapace di superare gli egoismi e gli interessi di singoli». (rp)

Decreto Sanità Calabria: un provvedimento “malato” dice Cannizzaro

Il deputato azzurro Francesco Cannizzaro ha commentato gli esiti della votazione del decreto sanità Calabria alla Camera dei Deputati. «L’obiettivo che ci siamo posti in aula come gruppo parlamentare è stato quello di limitare i danni» dice l’on. Cannizzaro, coordinatore provinciale di Forza Italia della Città Metropolitana di Reggio. «Altro non è stato possibile fare, davanti all’utopia proposta dai gruppi di maggioranza a trazione grillina, ostinati difensori del commissariamento totale delle funzioni più elementari della sanità calabrese. Abbiamo ottenuto una piccola vittoria che assume notevole importanza per quanto riguarda l’impatto economico su un provvedimento che potrebbe durare molti mesi e che, senza un nuovo governo nel breve periodo, difficilmente troverà accorgimenti migliorativi o, come spero, l’abrogazione totale. Insieme agli altri colleghi Deputati, e soprattutto grazie al carattere e alla concretezza della nostra Coordinatrice calabrese Jole Santelli, abbiamo evitato che sprechi di risorse finanziarie fossero alimentati dai maxi stipendi dei manager individuati oltre Calabria e che i relativi bonus economici venissero assegnati senza una correlazione ai risultati conseguiti, una “stortura” anomala corretta da noi e che vedeva come autori proprio i “predicatori” grillini della tanto decantata cattiva gestione economica della spesa sanitaria. Oltre non è stato possibile fare in un’aula dove l’ipocrisia giallo-verde a toccato livelli insostenibili e dove il conflitto d’interessi pentastellato su nomine ed incarichi di responsabilità, è emerso in tutto il suo clamore. A poco sono valse le dimissioni da relatrice del provvedimento in aula dell’on. Nesci, prontamente sostituita da altra grillina. Ecco sgretolarsi un altro falso mito, tutto onestà e rettitudine, figlio ipocrita di quei cinquestelle che, in questo caso calabresi, sempre più spesso non sono altro che il cavallo di troia di logiche trasversali e già ripudiate ma ancora esistenti e ben radicate«.

«Solo in extremis, – dice ancora l’on. Cannizzaro – sempre Forza Italia e grazie all’indomita Jole Santelli, siamo riusciti ad evitare la paralisi del settore appalti per le forniture delle aziende sanitarie ed ospedaliere della regione, facendo approvare un emendamento che consenta di procedere ugualmente ma in attesa della convenzione con l’ANAC. Purtroppo gli emendamenti necessari a rendere almeno in minima parte utile il del Decreto Calabria, sono stati per la maggior parte affossati con folle consapevolezza, dichiarando di fatto una incapacità “solo” calabrese di saper gestire risorse finanziarie ed umane. Un affido condizionato ad altre regioni che di fatto creerà un conflitto d’interessi in chi, chiamato a risolvere i problemi della nostra regione, si troverà a dover arginare la migrazione sanitaria magari verso proprio quelle proprie regioni da cui loro stessi provengono. Un mancato utilizzo della stazione unica appaltante a pieno regime che non trova logica in ambito territoriale e meno che mai fuori confini, e che, di sicuro, non ci rassicura sul corretto utilizzo del “bancomat” sanitario calabrese di cui Di Maio tanto ha parlato. Con questo Decreto, di fatto, il bancomat è stato spostato altrove e non credo che le esigenze di chi farà “i prelievi”, coincidano con quelli che ne hanno realmente bisogno. I livelli di assistenza minima non miglioreranno, le organizzazioni aziendali sono compromesse, i bilanci delle Asp in gran parte non sono veritieri, la migrazione sanitaria è a livelli altissimi, appalti e forniture sono difformi e spesso ostacolati da indagini, ritardi ed altri meccanismi oscuri di guadagno illecito. La gente che vive la realtà quotidiana non ha più fiducia nel servizio sanitario pubblico e vede quello privato come  una sorta di “costrizione veicolata” da interessi generali ed occulti».

«Il processo di conversione in legge del Decreto Calabria – conclude il deputato azzurro – ora passa al Senato dove, mi auguro, ci sia lo stesso confronto duro ed intenso che Forza Italia ha posto in aula alla Camera dei Deputati e, soprattutto, in Commissione Affari Sociali, dove non abbiamo mai rinunciato alla discussione ma, anzi, siamo stati inflessibili sulla ricerca e la possibilità di ottenere qualsiasi, anche piccola, concessione di emendamenti ritenuti utili alla causa regionale. Senza apparire banale, oggi i calabresi possono solo affidarsi ai nostri tanti e bravi medici che, in molti casi, sopperiscono alla mancanza di strumenti e risorse con la passione e dedizione che li contraddistingue da sempre, e meritevoli di onorare fino in fondo il pronunciato Giuramento di Ippocrate, a differenza di quello di “ipocrita”, mai pronunciato ma, disgraziatamente, perfettamente rispettato da una buona parte dell’attuale politica di Governo». (rp)

Guarda il video dell’intervento alla Camera dei Deputati:

Il Decreto Calabria è un editto inquisitorio di una Sanità allo sbando! Un Bancomat precettato ad uso e consumo di emissari Pentastellati ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ impegnati per le prossime Regionali. Da boicottare ad ogni costo. Non molliamo!! #PrimaLaCalabria

Posted by Francesco Cannizzaro on Thursday, 30 May 2019

 

I Cinque Stelle negano la fondatezza del conflitto di interessi su Scaffidi

Presa di posizione dei parlamentari Cinque Stelle alla Camera sul caso Scaffidi, a margine delle polemiche sul decreto sanità. «È infondata e strumentale l’accusa di conflitto di interessi rivolta dalle opposizioni alla collega Dalila Nesci in merito alla vicenda del dottor Gianluigi Scaffidi, proposto dalla struttura commissariale per la Sanità calabrese quale commissario straordinario dell’Asp di Vibo Valentia». Lo affermano, in una nota, i parlamentari M5S Francesco Sapia, Bianca Laura Granato, Paolo Parentela e Giuseppe d’Ippolito, che spiegano: «Da tecnico ed esperto di sanità, Scaffidi si è sempre relazionato con tutti e al di là di ogni colore politico ha proposto soluzioni a problemi specifici richiestegli da più parti, anche da dirigenti medici e sanitari. I tecnici sono indispensabili, non soltanto alla politica. Nello specifico il professionista ha soltanto tre torti, la preparazione, il vizio della legalità e l’aver contribuito gratuitamente alle centinaia di denunce del Movimento 5 Stelle su gravissimi abusi nella gestione sanitaria della Calabria: dal corrispettivo gonfiato della Regione al policlinico universitario Mater Domini, alla nomina di primari di reparti inesistenti, peraltro indagati per presunti rapporti con la ‘ndrangheta e comunque già candidati consiglieri regionali in una lista a sostegno di Mario Oliverio». «In tutti gli ospedali calabresi – proseguono i 5 Stelle – Scaffidi è conosciuto per le coraggiose battaglie da sindacalista medico e nell’amministrazione pubblica è noto per la sua competenza, la rettitudine morale e la voglia di contribuire a dare un futuro migliore alle nuove generazioni. Da dirigente del settore regionale Piano di rientro, egli fu cacciato dal governatore Giuseppe Scopelliti per profonde divergenze su importanti scelte di mera competenza tecnica».

«Non accettiamo lezioni morali – sottolineano i parlamentari M5S – dalla deputata Enza Bruno Bossio, che alla Camera ha innescato un ordigno di menzogne ed offese nei confronti di Nesci e Scaffidi, che a tutte le Procure della Calabria hanno esposto casi di concorsi illegittimi, favoritismi, nomine forzate, sprechi, carenza di presìdi essenziali e procedure arbitrarie. Da deputata, peraltro nella scorsa legislatura componente della commissione Antimafia, Lady Adamo è rimasta in assoluto silenzio – rimarcano i 5 Stelle – su questioni di inconferibilità e incompatibilità di incarichi, sul dubbio possesso dei requisiti di direttori generali, sanitari e di reparti, come pure sull’operato dei manager nominati dal governatore Mario Oliverio, suo socio di maggioranza».

«È evidente – concludono i parlamentari – che Bruno Bossio e gli altri esponenti di quel consociativismo politico che ha distrutto la Sanità calabrese dovevano tutelare gli interessi di vecchi comitati di potere. Ci auguriamo che la ministra Giulia Grillo non si lasci intimorire dalla messinscena delle opposizioni alla Camera, perché i calabresi non possono sopportare che vincano sempre i più furbi e che perda la verità». 

Decreto Sanità: la regione più grillina d’Italia “tradita” dai 5 Stelle sulle nomine in Calabria

di SANTO STRATI – La baruffa di ieri alla Camera sul decreto Sanità di cui si sta discutendo da lunedì è il segnale più evidente del momento non felice che attraversa il Movimento 5 Stelle. Certo risulta difficile da digerire che nella regione (risultato delle europee) più grillina d’Italia gli stessi deputati pentastellati scrivolino sui provvedimenti che riguardano proprio i calabresi. I calabresi che si sentono “traditi” da un ulteriore valzer di nomine “ad personam” che richiamano vecchie procedure dei partiti che i 5Stelle dichiarano di tenere lontane.

La relatrice del decreto, Dalila Nesci, ha ammesso che uno dei potenziali commissari da nominare ha collaborato con lei. Il palese conflitto d’interesse avrebbe dovuto suggerire la sostituzione della relatrice, magari con un atto autonomo e non sollecitato a più voci, trasversalmente da PD, Leu e Forza Italia. Invece, salvo novità dell’ultima ora, l’on. Nesci rimane al suo posto e oggi si preannuncia un’altra giornata calda su un Decreto che, a parere di molti non fa gli interessi della sanità calabrese e dei calabresi. Un decreto di cui ribadisce l’inutilità il sen. Marco Siclari: «È peggiorativo e va ritirato.  – ha dichiarato a Calabria.Live il senatore azzurro – Occorre una proposta di legge parlamentare che permette di essere discussa in parlamento per trovare le vere soluzioni. Loro parlano solo di commissariare ancora e mettere i loro commissari. Nessuna parola sulle strutture, assistenza sanitaria e programmazione regionale sanitaria».

La più agguerrita contro la Nesci è stata l’on. Bruno Bossio che ha scoperto gli “altarini”: «Eccoli i paladini della trasparenza a convenienza. Quelli che in Calabria vogliono cambiare le regole valide in tutta Italia solo per favorire i propri  amici. – ha tuonato in aula con condivisibile veemenza l’on. bruno Bossio –  I 5stelle, con l’avallo del ministro Grillo – afferma la deputata Pd – stanno infatti realizzando in Calabria una sanità a proprio uso e consumo. L’emblema della loro malafede è rappresentato dalla norma del decreto Calabria dedicata alla nomina dei vertici delle aziende, in cui si prevede l’assoluta discrezionalità e l’espressa possibilità di pescare al di fuori dell’albo nazionale, previsto dal decreto 171 del 2016 e che riguarda la formazione di un albo nazionale dei direttori generali al quale tutte le Regioni devono rivolgersi proprio per evitare arbitrii e connivenze politiche. E, badate bene, non è un caso che in forza del decreto già operativo, siano stati nominati sette commissari per le Aziende calabresi. Guarda caso, uno di quelli che  non rientra nell’albo nazionale, l’on Nesci lo definisce pubblicamente un suo collaboratore nelle sue battaglie contro la sanità  calabrese. Altro che fuori la politica dalla sanità! Si è in presenza di una spacciata fidelizzazione delle nomine per la gestione della sanità».

Il ministro della Salute Giulia Grillo, intervenuta perché chiamata in causa, ha fatto la toppa più grande del buco, con un comizio fuori luogo, al posto delle scuse che, successivamente, ha porto all’Assemblea annunciando il ritiro della nomina del dirigente proposto (Gianluigi Scaffidi): «Se questo passaggio diventa fondamentale per proseguire – ha detto il ministro – rinunciamo a qualunque ipotesi, anche se non c’è conflitto di interessi, a fare questa nomina».

L’on. Jole Santelli (FI) sull’art. 3 del provvedimento ha contestato duramente il ministro relativamente alle deroghe concesse sulle nomine (vedi il video della seduta) sollevando criticità e sospetti sui contenuti del decreto. La Santelli ha chiesto che il Decreto torni in Commissione. (s)

 

Metti una sera a CZ