Unical: il Miur ratifica il corso di laurea in Medicina e Tecnologie digitali

Adesso è ufficiale: il corso di Tecnologie digitali della Facoltà di medicina di Cosenza ha ottenuto  l’accreditamento del Ministero dell’Università e della riserca Scientifica (Miur). Si parte già da quest’anno con 178 posti disponibili, dei quali 75 interateneo. È una data storica per la provincia di Cosenza e la Calabria intera che vede ratificare la nascita del nuovo corso di laurea in Medicina e chirurgia TD (Tecnologie digitali) dell’Università della Calabria.

Il ministero dell’Università e della ricerca ha, dunque, messo il sigillo finale alla lunga procedura necessaria per l’accreditamento del Corso di studio a ciclo unico, avvenuto a seguito della verifica del possesso di requisiti didattici e assistenziali, di qualificazione della ricerca, strutturali, organizzativi e di sostenibilità economico-finanziaria definiti dalla normativa di riferimento.

L’iter dell’approvazione
L’Università della Calabria ha bruciato le tappe per ottenere in pochissimo tempo tutte le autorizzazioni necessarie a far partire il corso di laurea nell’anno accademico 2023/2024. A fine dicembre del 2022, dopo l’approvazione all’unanimità degli organi interni dell’Unical, è arrivata quella del Coruc (Comitato regionale di coordinamento delle università calabresi) e, pochi giorni dopo, la Regione Calabria, l’Unical e l’Azienda ospedaliera di Cosenza hanno sottoscritto il primo protocollo d’intesa. L’11 maggio 2023, gli ispettori dell’Anvur (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca) sono arrivati in ateneo per visionare strutture e documentazioni e, dopo qualche settimana, hanno dato la loro piena approvazione. Infine, con il via libera del ministero, il corso di laurea è stato ufficialmente istituito e partirà già da quest’anno accademico.

Il corso di laurea
Il percorso universitario è articolato in sei anni, al termine dei quali si consegue la laurea magistrale in Medicina e Chirurgia TD (Tecnologie Digitali). Inoltre, il corso permette di conseguire anche la laurea triennale in Ingegneria informatica, curriculum bioinformatico, con ulteriori 5 esami da sostenere nell’arco dei sei anni del corso di studi. Le lezioni si terranno presso il Polifunzionale dell’Unical, mentre le attività di tirocinio professionalizzante si svolgeranno principalmente presso l’Azienda ospedaliera di Cosenza, avvalendosi anche delle strutture sanitarie dell’Asp della provincia e nell’Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (Inrca). I posti a disposizione sono 178, dei quali 103 per il corso esclusivamente Unical e 75 per il corso interateneo già attivo da due anni con l’Umg di Catanzaro. Gli studenti che supereranno i test di ammissione potranno scegliere se iscriversi al corso che si svolgerà interamente all’Unical o quello interateneo, che prevede, invece, i primi tre anni all’Unical e gli altri tre a Catanzaro presso UMG.

Progetto Unical per la sanità
«Il nostro progetto per la sanità – spiega il rettore Leone – vuole andare ben oltre l’attività formativa, prima missione delle università, abbracciando in pieno anche la ricerca e la terza missione, ovvero l’apertura verso il territorio. La sanità regionale, purtroppo, non riesce spesso a garantire servizi soddisfacenti e fa i conti con un tasso altissimo di migrazione: i calabresi si spostano per curarsi e, oltre al grave disagio per i pazienti, ne consegue un costo altissimo per la Regione e per le famiglie. L’ospedale dell’Annunziata, a pochi chilometri dal nostro ateneo, è tra i pochi hub della regione, l’unico della provincia di Cosenza, versa da molti anni in una situazione critica, nonostante il generoso impegno di tanti validi medici che vi lavorano. In questo contesto, l’Unical vuole offrire il proprio contributo per soddisfare due esigenze principali: da una parte, dare risposta alla crescente domanda di formazione sanitaria che arriva dagli studenti calabresi, oggi costretti ad emigrare per mancanza di posti, e dall’altra, andare in soccorso del territorio favorendo la crescita di competenza medico-scientifica e rafforzando l’organico in settori strategici della medicina. Così l’Unical è ancora più vicina al territorio, lo sostiene e rafforza il suo impegno nella missione sociale».

Supporto medico e strumentale all’ospedale
L’Unical ha investito nel processo di clinicizzazione dei primi reparti dell’Annunziata, assumendo ricercatori universitari di area medica, che si sono uniti ai docenti già in organico, per svolgere attività di ricerca in ateneo e servizio clinico in ospedale. Altri ne seguiranno, con un rafforzamento graduale di numerosi reparti e con l’obiettivo di permeare la sanità della cultura medico-scientifica e realizzare l’effettiva integrazione tra le attività di ricerca e didattico-assistenziali. Il percorso è iniziato a febbraio 2023, quando hanno preso servizio, presso l’ospedale dell’Annunziata, dieci tra docenti e ricercatori universitari, di cui 4 hanno assunto la guida di altrettanti reparti.

Inoltre l’Unical, sin da subito, ha condiviso strumentazioni mediche di avanguardia per ricerca, formazione e assistenza. Un esempio è il sistema robotico Da Vinci, il più evoluto per la chirurgia mininvasiva, installato presso l’ospedale dell’Annunziata e già utilizzato per interventi su pazienti oncologici della prostata e altre patologie, o il tavolo anatomico 3D per la simulazione e la verifica di fattibilità ex ante di interventi chirurgici, che ha consentito di asportare tumori di notevoli dimensioni, salvaguardando nel contempo tutti gli organi coinvolti. Sono, infine, in corso le procedure per l’acquisto del sistema robotico mobile di imaging 2d-3d intraoperatorio, corredato di tavolo operatorio radiotrasparente e del braccio robotico neuronavigato. (rcs)

QUESTA SCIOCCA GUERRA DELLE FACOLTÀ
UNIVERSITÀ CALABRESI: SI DEVE FARE RETE

di FILIPPO VELTRIIo ne conosco decine e decine di ragazze e di ragazzi di Catanzaro, Cosenza, Locri. E ancora: di Isca sullo Jonio, di Mormanno, di Limbadi, di Caraffa del Bianco, di Cotronei e via discorrendo che si sono laureati all’ Università della Calabria in Ingegneria, in matematica, in fisica, in chimica, in lettere, in storia e hanno cambiato le sorti loro e delle loro famiglie. 

Ne conosco decine che oggi lavorano in prestigiose aziende o istituti di ricerca delle principali città europee e che occupano anzi postazioni di prestigio in grandi multinazionali. E lo stesso vale per ragazze e ragazzi che hanno studiato e si sono laureati a Catanzaro e Reggio Calabria, in Legge Medicina Agraria Architettura.

Solo l’Unical ha laureato più di centomila giovani calabresi, realizzando così quello che era il sogno dei padri fondatori: diventare cioè una fucina della classe dirigente. Per gran parte di quei 100 mila non sarebbe stato possibile arrivare alla laurea visto che fuori dalla nostra regione non erano in grado le loro famiglie di sostenere i costi di 5 e più anni di studi. Sono invece arrivati al traguardo finale ragazze e ragazzi di famiglie poverissime dei paesi più sperduti e lontani di tutta (ripeto, tutta) la Calabria, che in questi 50 anni hanno avuto la possibilità di farlo e poi di diventare qualcuno, non solo di trovare un lavoro.

Nel solo 2022 l’Unical ha già vinto bandi per più di 100 milioni di risorse del Pnrr. Si tratta di una grande opportunità e tra gli obiettivi strategici anche quello di garantire la copertura del cento per cento delle borse di studio.

Ovviamente ci sono anche ombre e non solo luci in questi 50 anni di storia di Arcavacata, che il mai dimenticato Rettore Beniamino Andreatta – sostenuto dai politici lungimiranti dell’epoca come Giacomo Mancini, Francesco Principe, Riccardo Misasi – volle in quel modo, con un centro residenziale e un Campus stile Stati Uniti d’America per sprovincializzare una società  TRAferma e abulica come quella calabrese. E soprattutto tentare di unificarla.

Ma quello che più colpisce in queste settimane è che questa scommessa vinta dall’Unical (forse l’unica cosa realmente positiva assieme al porto di Gioia Tauro negli ultimi 50 anni di vita calabrese) si accoppi da un lato a polemiche incomprensibili sul suo specifico ruolo e dall’altro – cosa più grave – ad una polemica da strapaese (non uso il termine pollaio che rende meglio in verità ma che ha urtato tempo fa la sensibilità di taluni dotti politici) che sta agitando parte del mondo politico (e non solo) sulle istituzioni di nuove facoltà (si chiamano corsi di laurea in realtà)  nelle tre università calabresi, con toni da guerra municipalistica che ricordano ben altri periodi bui della nostra recente storia e che sono privi di qualsiasi visione d’assieme su come – ad esempio – debba essere il sistema universitario regionale e a quali sfide debba rispondere, se non la richiesta di altri corsi di laurea per compensazione come se fossimo ad un mercato.

Si è addirittura arrivati tre mesi fa a portare una bara in piazza a Catanzaro Lido in una manifestazione in cui primeggiavano i dirigenti del PD catanzarese e due giorni fa nell’aula del Municipio di Catanzaro un’affollata assemblea convocata dallo stesso Comune con un manifesto in cui testualmente si leggeva “Non resteremo con le mani in mano’’. Roba da Piero Battaglia, sindaco di Reggio Calabria, anno 1970!  Poi – giusto per ricordare un po’ di storia recente – dopo quella chiamata successe quello che tutti sappiamo. 

Ancora una volta prevale, dunque, in questa nostra terra piccola ma martoriata il pennacchio e il campanile, agitando il vessillo facile facile della difesa della città. Ma questa non è classe dirigente, è una classe buona per addomesticare un momento, una rabbia, un desiderio di rivincita ma non per costruire il futuro e nemmeno per difendere la città di cui ci si riempie la bocca con toni da ultras di calcio, con tutto il rispetto che si deve a questi ultimi. La si smetta con la sindrome del ‘Calimero piccolo e nero’ e dell’assedio! Catanzaro e i catanzaresi sono nel cuore di tutti i calabresi e non hanno bisogno di alcuna rivalità!

Per fortuna ci sono in queste ore politici che stanno cercando di fare ragionare con toni più moderati, tra cui il presidente del Consiglio Regionale Filippo Mancuso, catanzarese doc, nato, cresciuto ed eletto nel capoluogo. 

Ora: forse tra quei 100 mila giovani calabresi laureatisi in questi 50 anni all’ Unical (a proposito: si chiama Università della Calabria e non Università di Cosenza come sbrigativamente e malevolmente taluni insistono a chiamarla) ci sarà anche qualcuno (anzi: c’è di sicuro) degli agitatori di oggi della guerra delle Università. Ma è evidente che costoro non hanno appreso la lezione di quello che ha significato questo ateneo e soprattutto la cosa più bella di tutte che ha creato: tenere cioè assieme, fare crescere, studiare, dormire, mangiare sempre tutti assieme e magari lavorare, ragazze e ragazzi di Reggio e Vibo, di Catanzaro e di Cosenza, di Crotone e Castrovillari.

Tutti assieme, nelle maisonettes del Campus o nelle stesse case di Arcavacata, Rende, Quattromiglia etc etc. E lo hanno fatto senza pennacchi o campanili, senza rivalse o altro, continuando magari lo stesso a tifare chi per il Catanzaro e chi per il Cosenza. Ma oggi non c’è un derby di pallone alle porte (tra l’altro – sia detto per inciso – assolutamente improponibile con un Catanzaro spettacolare primo in classifica e un Cosenza meschino ultimo in graduatoria). Quei ragazzi – questa è la verità – erano e sono migliori quindi dei loro dirigenti di oggi. Per fortuna nostra, visto che quei dirigenti sono addirittura arrivati ora alla guerra nei tribunali amministrativi. Poveri noi! (fv)


IL VERO OBIETTIVO È FARE RETE TRA I TRE ATENEI

di SANTO STRATI In questa sciocca quanto incredibile baruffa tra il Capoluogo e l’Unical per l’istituzione del corso di laurea di Medicina, manca la visione strategica di una regione che ha il dovere di pensare ai suoi figli e alle generazioni future.

Manca anche il buon senso, lasciatecelo dire, perché non ci sono vincitori e sconfitti nell’eventuale guerra (anche di carte bollate) CZ-CS ma solo retrogradi integralisti di un campanilismo che sembrava morto 50 anni fa dopo le tristi vicende di Reggio per il capoluogo.

Su questo dovrebbero riflettere i nostri governanti e i nostri politici, con un solo obiettivo possibile (e obbligato): fare Rete tra le Università calabresi (già in odore di eccellenza) e costruire nuove opportunità di crescita formativa per i nostri ragazzi (e per quelli che sceglieranno di venire a studiare in Calabria), tenendo presente la necessità di mettere finalmente mano a un piano per l’occupazione che metta fine alla fuga dei nostri cervelli.

Fino a 50 anni fa i nostri ragazzi se volevano laurearsi dovevano attraversare lo Stretto (se stavano a Reggio e dintorni) oppure guardare da Salerno in sù. La nascita dell’Università della Calabria e, prim’ancora, dell’Istituto di Architettura di Reggio, e poi della sorprendente Università Magna Graecia di Catanzaro (sta sfornando fior di specialisti in campo medico) ha dato una connotazione diversa alle opportunità formative che la propria terra poteva offrire ai suoi giovani.

Basta guardare i clamorosi numeri di iscritti stranieri all’Unical per comprendere che facilmente è possibile immaginare un “ritorno” al contrario: i ragazzi del Nord che vengono a formarsi in Calabria, scambiarsi esperienze, misurare capacità e competenze fino a costituire team ideali di lavoro in termini di Sistema Paese. 

Il mondo, per fortuna, è cambiato: è cambiato anche il modo di fare formazione. Ben vengano altri corsi si laurea a Reggio, Catanzaro, Cosenza (Rende), con un auspicabile pensiero anche alle due città “dimenticate” e ultime per qualità della vita della Calabria: Crotone e Vibo. Sono due città splendide ma sottovalutate e immeritatamente svalutate, con una gioventù ricca di voglia di vivere, di studiare, laurearsi e, possibilmente, restare vicino ai parenti e agli affetii con un lavoro dignitoso (anche nello stipendio) che permetta loro di crescere e creare nuove famiglie. Ecco, quindi, la parola magica di cui si dovrebbe fare tesoro: Rete. Le tre Università calabresi facciano rete, unite per valorizzare ancor di più capacità e competenze e mostrare quel lato di eccellenza (genuina, non di facciata) che, sotto sotto, qualche grande e blasonato Ateneo comincia a invidiarci. (s)