di EMILIO ERRIGO – Ho sempre provato delle forti sensazioni positive, quando in contesti nazionali ed esteri, per rendere più chiara una idea, un pensiero, convinzione, a sostegno di una o più tesi, citavo detti, proverbi e metafore in lingua Calabrese.
Proverbi, detti e metafore questi, tradotti in real time, in lingua italiana, se mi trovavo sul territorio nazionale o in lingua straniera, se la relazione avveniva in Stati esteri. Ho iniziato in Calabria, da giovane scrivere e poi cantare, accompagnato dalla mia chitarra, i testi letterari delle canzoni in “Lingua Calabrese”.
Successivamente, dopo aver sostenuti gli esami in (lingua italiana), in Viale della Letteratura n.30, a Roma-Eur, quale “Autore di Parte Letteraria melodista non trascrittore”, e ottenuta l’iscrizione nell’apposito Albo, al n.43222, della Società Italiana degli Autori ed Editori (Siae), sono ritornato a scrivere i testi delle mie poesie e canzoni in lingua Calabrese.
Per chi scrive, parlare la lingua Calabrese, perché di una vera e propria lingua si tratta, è stato da sempre un vero e fascinoso piacere, anche se fa più comodo a molti, far passare la nostra lingua regionale, parlata generalmente in famiglia e tra amici, sia in Calabria che in ogni parte del mondo dove vivono i Calabresi, come una lingua tipica dialettale.
I Meridionali se sono Campani, parlano la “Lingua Napoletana”, i Siciliani, la “Lingua Siciliana”, aggiungendo delle varianti e cadenze linguistiche provinciali. In Calabria si parla e scrive naturalmente, in lingua Calabrese, generalmente, in lingua Italiana, le e lingue inglese, francese, spagnolo, tedesco, ecc., con i turisti stranieri , in hotel, ristoranti ed altri esercizi aperti al pubblico.
La scrittura e la lingua Calabrese, non è giovane, affonda le radici linguistiche nella “Magna Grecia”, anche se sono presenti condizionamenti grammaticali, fonetici e ortografici, che fanno risalire alle diverse dominazioni territoriali che si sono succeduti nel corso dei secoli in Calabria.
È difficile assistere in Calabria e in ogni parte del mondo, un dialogo tra Calabresi in lingua italiana, non ne parliamo se la tensione e divergenza di opinione, sale di decibel. La “Lingua Calabrese”, così come è giusto che sia, è la forma espressiva di comunicazione più ricorrente, intima, famigliare, amichevole, sportiva, intellettuale, tradizionale, folkloristica, popolare, regionale e internazionale, parlata tra coloro che sono nati e cresciuti in Calabria o con genitori Calabresi.
Quando un tempo lontano, nelle antiche fiere, mercati rionali, piazze di paese, si doveva rendere pubblico un fatto, accadimento, partecipare alla popolazione residente un “Ordine dell’Autorità”, i “Bandiatori mercatali” e “Banditori pubblici”, per farsi “sintiri”
(ascoltare), da quante più persone possibili, alzavano il tono della voce, proponendo agli astanti le proprie mercanzie, prodotti agricoli e alimentari, ricorrendo ai tanti “Bandiatori”, mentre se occorreva diffondere un “Avviso pubblico o Ordine dell’Autorità”, nazionale, regionale o comunale, esistevano delle persone che svolgevano la professione di “Banditore”.
Nella prima e seconda attività lavorativa, si doveva dar fiato alle corde vocali, per gridare ad alta e altissima voce, si diceva e si dice ancora oggi, ( iettari u bandu , bandiari), “Iettandu bbuci”.
Si “iettavano buci” (si gridava), per partecipare ai presenti un pensiero, si “iettavunu bbuci”, per consentire a chi non aveva voce, di farsi ascoltare (il Popolo), si “iettavunu bbuci”, per cercare un lavoro giornaliero, si “iettavunu bbuci”, per dissentire dalle opinioni altrui, si “iettavunu bbuci”, asserendo che ” lu dissuru li frati Greci”,(lo hanno detto i Fratelli o li Frati Greci), si “Iettunu buci mi sentimi i Bronzi di Riaci”, ( si grida lasciando intendere metaforicamente, per farsi ascoltare dai finti sordi, dalle facce di bronzo), “Iettu bbuci mi senti Jesu Cristu nta la cruci”, ( grido per farmi ascoltare dal buon Dio crocifisso sulla croce).
In assenza di megafoni e altri strumenti tecnologici che potessero amplificare la voce, si era soliti avvalersi di questi veri “Tenori del Popolo”, i quali previo giusto compenso economico, diffondevano ad alta e altissima voce, “gridando” o “iettandu bbuci”, messaggi vocali a pagamento al pubblico.
Al tempo, era molto difficile ascoltare “Bandiatori e Banditori”, esprimersi “iettari bbuci”( gridare ad alta voce),in lingua italiana, anche perché in Calabria la lingua più parlata, era e rimane, il ” Calabrese”, poi la lingua italiana e straniera se ritenuta necessaria, per fini commerciali o relazionali.
Forse è giunto il momento di ritornare indietro nei tempi che furono, formando dei “Giovani Tenori del Popolo”, per svolgere la professione di “Bandiatori e Banditori”, per gridare a tutti e in ogni dove, con quanta più alta voce umanamente possibile, per farsi ascoltare e capire, Forza Calabria.
Si carissimi Calabresi, occorre gridare e pure ad altissima voce, ripetendo “Forza Calabria”, per auto convincersi che la Calabria e i Calabresi, per vincere e avere la meglio, sul male che sembra incurabile, sull’indifferenza per i continui incidenti stradali e i tanti morti sulla SS 106, gridare per le opere pubbliche incompiute, per l’aeroporto di Reggio Calabria, da quarto mondo, alzare la voce per far valere i diritti di mobilità veloce negati ai Cittadini Calabresi, per la crescente disoccupazione, sul malaffare, devono gridare, sia in Calabria, che a Roma, in Piazza San Pietro, per farsi sentire dal caro Papa Francesco, a Piazza del Quirinale, per far giungere la voce al nostro carissimo amato Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a Piazza Colonna, per ricordare l’esistenza dei Calabresi , al caro Presidente del Consiglio dei Ministri, a Piazza Madama, ai nostri cari Senatori, in Piazza di Montecitorio, ai nostri cari Deputati e ovunque in ogni parte del mondo, Forza Calabria!
[Emilio Errigo è nato in Calabria, Docente universitario di Diritto Internazionale e del Mare, e Consigliere Giuridico nelle Forze Armate]
L’OPINIONE / Antonio Errigo: La Calabria produce e diffonde cultura in Italia e nel mondo
di ANTONIO ERRIGO – È proprio vero quando si dice che gli italiani per essere valorizzati, devono attraversare i confini nazionali e recarsi in altri Stati.
L’OPINIONE / Emilio Errigo: La Calabria è bella dentro il cuore
di EMILIO ERRIGO – Le bellezze naturali della Calabria, sono incastonate come pietre preziose, nei territori e nel mare azzurro dei 404, Comuni montani, collinari e costieri, che come diamanti rari brillano di luce propria, riflessa negli occhi di chi ha il tempo e fortuna di ammirarli.
L’OPINIONE / Giacomo Saccomanno: Quali indennizzi per il depredamento delle nostre risorse?
di GIACOMO SACCOMANNO – In questo momento di pesante crisi energetica è importante capire come sono state gestite le innumerevoli risorse calabresi e come si potrebbe, invero, amministrare per il presente e futuro. Un monitoraggio fondamentale per capire come siamo messi, se bisogna invertire la rotta, se è necessario assumere interventi urgenti per ripristinare gli equilibri indispensabili per evitare che la Calabria, come al solito, venga depredata delle proprie ricchezze naturali.
Nel mare ionico vi sono trivelle che estraggono le nostre risorse, in collina si intravedono distese di pale eoliche e fotovoltaico, tanti sono gli impianti di produzione di energia, ecc. Di tali strutture, quasi tutte in mano a società straniere o a multinazionali non si parla quasi mai e non si è a conoscenza se, nel passato, nel concedere le autorizzazioni si sia mai pensato o sottoscritto di possibili indennizzi che gli interventi avrebbero dovuto ristorare il territorio.
Per quanto è a conoscenza di chi scrive nulla rimane alla Calabria, ma potremmo, e lo speriamo, sbagliare. Appare, pertanto, di rilevante importanza conoscere se, in effetti, questi grandi interventi di sfruttamento delle risorse dei calabresi abbiano portato a dei ritorni sui territori. Sarebbe, veramente, un delitto venire a sapere che lo sfruttamento che impoverisce la Calabria ed arricchisce tali gruppi di livello nazionale ed oltre, non lascino nulla alla nostra terra. Ed, ecco allora, la necessità che sul punto si faccia chiarezza e si sappia pubblicamente come stiano le cose.
La Lega difende e difenderà i diritti dei territori e dei calabresi, senza fare un millimetro di passo indietro. È immorale che terzi sfruttino la Calabria senza riconoscere nulla ai territori, oltre a creare situazioni che, nel prossimo futuro, potrebbero anche danneggiare ulteriormente l’ambiente e i cittadini. Esempio, il termovalorizzatore di Gioia Tauro che, da oltre un ventennio,brucia tanti rifiuti, con inquinamento del territorio e pare anche con un aumento dei tumori, senza alcun serio controllo sia sulle condizioni dell’aria e sia sulla presenza di filtri adeguati.
Tante sono state le battaglie dei sindaci, dei cittadini, ma nessun riscontro adeguato ed oggettivo: non vi è nessun accertamento o studio che dimostri la mancanza di inquinamento ambientale o la assenza nane particelle nell’aria. È tutto normale ciò? In altre regioni sarebbe stato consentito? Certamente no. Ed allora la Lega non può permettere che situazioni del genere proseguano e che i calabresi oltre al danno debbano subire delle pesanti beffe! (gs)
L’OPINIONE / Emilio Errigo: La Calabria è ricca di energia: elettrodotti e gasdotti sottomarini attraversano il territorio, le coste e il mare
di EMILIO ERRIGO – Chi l’avrebbe mai solo pensato e saputo che sul territorio, le coste e il fondo del mare della Regione Calabria, grazie a un consistente impegno economico e positivi riflessi occupazionali, la Società Italiana Terna, ha realizzato una ottima e potente rete infrastrutturale di trasporto e connessione dell’energia elettrica attraversando molti Comuni della Calabria.
L’OPINIONE / Filippo Veltri: Mattarella e l’importanza della parola “dignità”
di FILIPPO VELTRI – Questa parola, dignità, che è stato il filo rosso del discorso di Sergio Mattarella una settimana fa, quando ha parlato nell’aula di Montecitorio, è una parola importante, poco usata e quindi fuori dal linguaggio comune e da quello della politica anche di più.
Eppure è fondamentale nell’atteggiamento umano e il Presidente della Repubblica anche da questo punto di vista ci ha veduto giusto e lungo. Dignità è infatti da ricercare in ogni rapporto civile, in una società inclusiva che non escluda nessuno, nell’accettazione dell’altro, nel rispetto di genere, in una informazione libera. In tutto.
Dignità «è un Paese libero dalle mafie, dal ricatto della criminalità, dalla complicità di chi fa finta di non vedere», ha tra l’altro detto Mattarella e il suo discorso mi è venuto e tornato in mente vedendo la mostra della DIA (la direzione investigativa antimafia) che c’e’ stata nei giorni scorsi a Palazzo di Giustizia di Catanzaro.
Poi: la dignità si raggiunge con la capacità di dialogo con gli altri schierati anche su fronti avversi, nel rispetto delle istituzioni cui tocca la responsabilità di essere esempio su questo percorso. Una speranza che speriamo si avveri. «La speranza siamo noi, auguri alla nostra speranza». Con le parole di David Sassoli, uomo dell’inclusione e delle istituzioni, scomparso troppo presto, il presidente Mattarella ha dato il via ad un settennato difficile ma affascinante. Ed è andato oltre: dignità, ha detto, è opporsi al razzismo e all’antisemitismo. Dignità è impedire la violenza sulle donne. Dignità è combattere la schiavitù e la tratta degli esseri umani. Dignità è contrastare la povertà. Dignità è lotta all’abbandono scolastico. Dignità è azzerare le morti sul lavoro. Dignità è rispetto per gli anziani che non possono essere lasciati soli. Dignità è un paese dove le carceri non siano sovraffollate. Dignità è rispetto delle persone disabili. Dignità è un paese libero dalle mafie.
In sintesi, una dignità fondata sull’Europa della pace, sulla democrazia della partecipazione, su una giustizia riformata, sulla lotta a disuguaglianze e miserie.
Mattarella ha fatto un autentico capolavoro e non sfugge quanto lo sforzo del Capo dello Stato di guardare oltre l’emergenza si sposi con la linea “aperturista” contenuta nelle ultime misure del governo Draghi suggerendo così al Paese che malgrado tutto ce la stiamo facendo, riusciamo a venirne fuori, si può parlare anche di cose che non siano la pandemia e il Covid. La posta in gioco – i fondi dell’Europa assieme all’uscita dalla pandemia – è troppo alta per esporci a una scommessa elettorale dall’esito incerto. Per tutto ciò la partita quirinalizia se da un lato è stata letta come una débâcle della politica, o parte di essa, dall’altro restituisce a parlamento e partiti la responsabilità di decidere il loro destino.
Per chi temeva un presidenzialismo di fatto potrà essere un sollievo, per gli altri è la vera prova da superare nel senso che arrivare alle urne del 2023 senza una chiara offerta di alternative (intendo, programmi, visione della società, priorità sul fronte sociale e del lavoro, difesa e promozione della dignità di ciascuno) sancirebbe il fallimento di una classe politica denunciato da alcuni come già consumato. (fv)
L’OPINIONE / Cosimo Sframeli: A Platì per ora regna la nebbia
di COSIMO SFRAMELI – Gli italiani vogliono verità che, fuori ogni dubbio, è una nobile pretesa. Ma viene in mente, come ricordava un mio direttore spirituale, che “uno solo la possedeva e finì in croce”.
A Platì, in Aspromonte, si prova la stessa emozione che colpisce chi visita per la prima volta un borgo incantato, che conserva ancora misteri immersi nel paesaggio circostante.
Ricordo a me stesso che la coscienza di un popolo si forma nel tempo attraverso gli aspetti più nobili del suo passato, cogliendone lo spirito, gli ideali e l’esempio dei migliori.
Convocato d’urgenza il “Consiglio Comunale Aperto” dal sindaco di Platì e dal Presidente del Consiglio comunale a seguito del danneggiamento a mezzo di liquido infiammabile del portone d’ingresso della Casa municipale. Una spregevole azione aggressiva di oscura matrice.
A sostegno dei Consiglieri comunali sotto attacco, a Platì giungono il Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, il Prefetto della Provincia di Reggio Calabria, il Presidente della Giunta della Regione Calabria, il Questore di Reggio Calabria, i Comandanti dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, il Vescovo di Locri-Gerace, rappresentanti istituzionali dello Stato. La gente di Platì, per ragionevoli particolari motivi, non partecipa. Per l’occasione, si producono motivati documenti in cui si evidenziano argomentazioni e legittime posizioni che conducono a riflessioni.
Un tempo, Guareschi spiegò a un intervistatore: «Io sono socialista, monarchico e cristiano, ma il socialismo di oggi non è più quello della mia infanzia». E il suo Don Camillo intravide già il futuro: «Compagno – spiegava a Peppone – non ti rendi conto che, fra non molto, verremo cacciati via a calci, io dai miei e tu dai tuoi?». Ai suoi funerali, in una giornata grigia, c’era poca gente e quasi nessuno dei suoi estimatori.
E poi, nelle competizioni sportive ciascuno esalta la sua squadra, il suo campione, e svaluta l’avversario, ma non dà un giudizio morale. Una volta c’era il tifo per Coppi e Bartali. Ognuno trovava che il suo eroe fosse più forte, più coraggioso, più intelligente. La politica è una vera passione fatta di amore e di odio. Come la guerra, è basata sulla contrapposizione di amico e nemico in cui il giudizio morale non è sereno, oggettivo, ma asservito alle passioni, anche quando il nemico “reale” dovrebbe stare oltre la barricata.
Per ora a Platì, che in tantissimi amano, regna la nebbia e solo il silenzio riesce a stendere un velo di pietà. Ma non si ammetterà mai che i bambini di Platì, che sorreggono già sulle proprie spalle e dentro l’anima il peso del passato, della ferocia della ‘ndrangheta, siano abbandonati al loro destino.
Per me la Patria non è rappresentata dalla nazionale o da Sanremo, bensì dalla Bandiera, dall’Inno nazionale e dal Presidente della Repubblica. Circa 2400 anni fa, Socrate diceva a Critone, quando questi lo incitava a fuggire dal carcere: «Vedi, le leggi sono le leggi, non sono né giuste né ingiuste. Loro rappresentano la Patria e noi tutti non esisteremmo se non ci fosse la Patria. Mio padre e mia madre forse non si sarebbero sposati e chissà nemmeno io sarei nato».
In conclusione, continuo a considerare la frase più bella del Secolo scorso quella scritta da Albert Einstein sul modulo di entrata negli Stati Uniti d’America, quando alla domanda “razza” lui rispose semplicemente “umana”. (cs)
L’OPINIONE / Emilio Errigo: La malavita in Calabria blocca occupazione e investimenti privati
di EMILIO ERRIGO – Ieri un mio caro amico innamorato dell’Italia e della bella e onesta vita relazionale internazionale, il Principe Fulco Ruffo di Calabria, che vive e opera con forte impegno civile, a favore del bene (omnia bene) e del giusto, tra Roma e molte Città del mondo, commentando con il Suo connaturato garbo aristocratico, la mia libera opinione su l’inutilità sociale e la rilevante dannosità, soprattutto per la già provata economia calabrese in generale, turistica, culturale, storica e ambientale in particolare, di taluni documentari e fiction sulla Calabria, mi ha tenuto piacevolmente circa una buona ora al telefono.
Il nocciolo del suo dire e molto costruttivo ragionamento, si è concentrato principalmente sull’esistenza del vero e rappresentazione del falso in Calabria.
Partendo che il male per sua natura e in tutte le sue forme, non si può negare che è una realtà della vita insopprimibile, ovunque esso si manifesti in Calabria, a Londra, Parigi, Barcellona o New York, a prescindere dalla causa, da chi lo origina e lo intensifica, che sia la madre natura o gli esseri viventi, esseri umani o animali, poco importa, occorre stabilire chi è preposto e predisposto a prevederlo, prevenirlo, mitigarlo, fronteggiarlo e contrastarlo in diritto e dovere.
La mala vita in Calabria e in ogni parte del mondo, dove questa recrudescente realtà è presente, affonda le possenti e resistenti radici nel passato remoto. Le forme più evidenti narrate dagli storici, dalle cronache giornalistiche e giudiziarie, sono tantissime e di diversa consistenza e persistenza.
La paura, il terrore, le guerre politiche e sociali di ogni ordine e grado, le mafie e il terrorismo, ancora presenti in molti Stati e Regioni del mondo, compresa l’Italia, sono sensazioni negative e manifestazioni che non parrebbero essere allo stato del vero, sconfitte definitivamente.
Tanto che il Caro e Buon Papa Francesco e molti di coloro che lo hanno preceduto, non sono stati silenti nell’esortare, pregare e invitare i Capi di Stato e Governanti, di fermare le guerre, il male e conseguente dolore, arrecato all’umanità, dalle armi di altissima precisione e distruzione di massa c.d. intelligenti.
Il territorio della Calabria e i Cittadini Calabresi, in verità non sono stati mai, “dico mai”, risparmiati dal male, anzi il male è ancora tanto presente, quanto è forte e indistruttibile. La mala vita non è sola quella notoriamente chiamata malavita criminale, quella è una delle tante manifestazioni più evidenti e volutamente visibili ai più in Calabria e in molte altre realtà territoriali.
Esistono in natura e realtà non solo calabresi, altre gravi forme e manifestazioni di mala vita e mal di vivere, volutamente e psicologicamente resi dalla nostra mente invisibili.
Occorre indagare nella genetica umana e studiare bene i neuroni, per tentare di decifrare il perché di queste biasimevoli e molto dannose, diverse forme di assuefazione e rassegnazione al male.
Voltarsi dall’altra parte o far finta di non capire e comprendere cosa di brutto e pericoloso e vergognoso accada in strada, nella casa del vicino della porta accanto, o in Piazza Duomo a Milano, non è proprio una cosa bella, buona e giusta da farsi.
Per rassegnarci o per giustificare i nostri comportamenti civili omissivi, ci auto convinciamo che l’astenersi dal segnalare alle Forze di Polizia, una delittuosa azione, ci estranea da possibili violente ritorsioni da parte dei criminali o malavitosi che siano.
Ma non è così da insensibili e indifferenti che ci si deve comportare se si vuole veramente il bene dei nostri figli e cari famigliari!
“Farsi i fatti propri e vivere o campare cent’anni in Santa Pace”, non è più accettabile.
Esempio: se nel mentre si è affacciati alla finestra, al balcone di casa, fermi sul portone del proprio condominio, in un giardino o parco pubblico, in transito su una via di giorno, di notte, oppure si è seduti in macchina fuori dal supermercato, farmacia o gioielleria, si nota che uno o due persone in motorino o in macchina, si fermano per compiere una pericolosa azione criminale, quale un incendio di un negozio, un furto di un orologio dal polso di una signora, signore, un giovane mentre spaccia di droga, una rapina mano armata o una vistosa aggressione a una giovane donna, non dobbiamo far finta che nulla stia accadendo attorno o vicino a noi, e pensare che la cosa migliore da fare è allontanarsi velocemente dal luogo del commesso reato prima che sia troppo tardi.
Occorre si allontanarsi per non essere visti dai criminali, ci mancherebbe la vita e la propria incolumità va sempre salvaguardata, ma il dovere morale, civile e famigliare, sarà quello di telefonare a uno dei numeri di pronta risposta alle emergenze e pubblica utilità 112, 113, 115, 117 e 118, riferendo il fatto criminale, incendio, aggressione a cui si è assistiti e comunicare dove ciò si è verificato.
Così facendo non solo potremmo salvare la vita o conseguenze pericolose al prossimo, ma anche salvaguardare e proteggere la vita, alle nostre mogli, figlie, figli, parenti, affini, amici e conoscenti.
Questo modo di comportarsi è chiamato vivere e agire da persone civili e intelligenti, non quello di scappare per timore che il male possa propagarsi sulla nostra persona, tanto o prima o poi, lo stesso male inevitabilmente potrà interessare noi stessi, il furto nel nostro appartamento, oppure violenze in danno dei nostri congiunti o amici vicini di casa.
Nessuno creda e si convinca, che la mala vita, può essere sconfitta definitivamente solo dallo Stato e dal Governo, attraverso l’impiego delle sole Forze di Polizia e la Magistratura, cosi come le malattie e i virus contagiosi, non possono essere curate e annientati, solo rivolgendosi al medico di famiglia, ricoverandosi in ospedale e tramite tre o quattro dosi di vaccino.
Ogni giorno registriamo che il ricorso agli Istituti di Vigilanza, alla Polizia e Sicurezza Privata, aumentano in modo esponenziale, così come incalza il crimine violento e contro il patrimonio aziendale.
Ascolto che sempre più spesso, ci sono genitori che per prevenire e contrastare il male nei confronti dei loro figli e congiunti, ricorrono a guardie private particolari.
No cari amici lettori di Calabria.Live, non funziona così la vita!
Il vero, il falso e la mala vita , vanno conosciuti per poter avere la capacità e la consapevolezza, che se si vuole veramente il bene nostro, della Comunità in cui si vive, dei nostri figli e famigliari, occorre essere e comportarsi da Cittadini liberi e non agire e sopravvivere da sudditi in Calabria e altrove. (er)
[Emilio Errigo è nato in Calabria, Generale in ausiliaria della Guardia di Finanza e Docente di Diritto Internazionale]
L’OPINIONE / Francesco Rao: Oltre al presidente Mattarella, Elisabetta Belloni è una risorsa che la politica non dovrà sottovalutare
di FRANCESCO RAO – Sappiamo benissimo che la politica sta vivendo una profonda fase critica. Siamo passati dall’arte nobile del governo al compromesso nel quale a prevalere non è più la qualità ma la mediocrità. Di volta in volta, la sommatoria negativa dei compromessi praticati da tale modello, ha iniziato svuotando il potere del Corpo Elettorale ormai chiamato a sbarrare un nome prestampato sulla scheda elettorale senza poter esercitare una vera scelta; ha svuotato il potere del Parlamento, sempre più chiamato a convertire in Legge la decretazione d’urgenza, praticata dai vari Governi composti da tecnici chiamati di volta in volta per sostituire i governi politici, sempre più litigiosi e inconcludenti.
Intanto il tempo passa, passano le occasioni e perdiamo le grandi opportunità rimanendo al palo senza parole e continuando a intravedere il peggiore segnale di un malessere sociale rappresentato soprattutto dal crescente numero di giovani disoccupati da una parte e dalle numerose aziende impossibilitate a poterli assumerli dall’altro. In passato tutto ciò era un paradosso. Adesso è una normalità che genera solo indifferenza.
Il debito pubblico è un treno in corsa senza freni; l’aumento dei costi dell’energia rischia di generare fortissime instabilità interne a causa del rincaro dei prezzi e del rinnovato peso dettato dall’inflazione che buca le tasche degli italiani ed ancora oggi, 29 gennaio 2022, la politica ed i suoi grandi elettori, chiamati ad eleggere il Presidente della Repubblica, praticano il gioco delle tre carte schiacciando il futuro dell’Italia e degli Italiani nel vendicativo gioco dei veti.
Senza voler giudicare nessuno, credo sia ormai diffusa la paura di poter essere una nazione forte a all’avanguardia a causa della persistente penuria di autostima. A ciò si unisce anche un degrado istituzionale registrato nei giorni scorsi nel quale la politica, seguendo l’istinto dettato da una volontà di poter determinare le scelte in solitudine si è trovata a ridicolizzare il il ruolo delle Istituzioni. La sintesi di tale constatazione risiede nell’aver utilizzato i nomi della Presidente del Senato Alberti Casellati e del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per il solo vezzo di poter mostrare al mondo dell’informazione muscoli caricati di estrogeni e cervelli dell’Ikea, montati senza seguire le istruzioni, arrecando ulteriori ritardi e incrementare l’incertezza e lo spettro dell’instabilità politica registrata quotidianamente dalle borse.
La soluzione a questa fase di profonda empasse è duplice: la prima consiste nell’esprimere una corale richiesta di rielezione del Presidente Sergio Mattarella con una ampia maggioranza; in alternativa, si potrebbe attuare una fase di discontinuità indirizzando i voti del Parlamento, riunito in seduta comune su Elisabetta Belloni. Nel primo caso, l’attuale Presidente della Repubblica Mattarella, seppur da tempo avesse chiarito la sua posizione, rendendosi disponibile per la riconferma, oltre a dimostrare un fortissimo senso di servizio alla Nazione, supportato dall’esperienza e dalla capacità di condurre in avanti le sfide che ci attendono, consentirebbe all’attuale Governo, guidato dal Prof. Mario Draghi, quella continuità da più parti del mondo auspicata per portare a compimento le azioni afferenti al Piano di Ripresa e Resilienza. In alternativa, come già detto, eleggere l’attuale Direttrice del Dis alla Presidenza della Repubblica, potrebbe essere il repentino cambio di passo praticato da una classe politica capace di essere autocritica nel riflettere sulle numerose gaffe compiute in pochissimi giorni riuscendo ad affrancarsi da una visione ed un modello politico ormai è “superato”.
Tale scelta, oltre ad aprire all’Italia una nuova prospettiva geopolitica, andrebbe ad inserire un fortissimo valore aggiunto all’agire politico che non può essere più riconducibile ai soli concetti astratti e populistici, privi di fondamento e ancor di più sconclusionati. Abbiamo già assistito all’ingresso in Parlamento di eletti intenzionati ad aprire come una scatoletta di tonno il sistema e andando oltre alle aspettative, oggi cosa è rimasto di quella determinazione? Occorre competenza e visione per affrontare le nuove sfide soprattutto per arginare le crescenti instabilità economiche, politiche e sociali interne ed esterne.
Del Presidente Mattarella abbiamo già avuto dimostrazione di come siano state condotte anche le fasi più ardue rilevate nelle varie fasi di stallo politico. Per quanto riguarda la dott.ssa Elisabetta Belloni possiamo tranquillamente affermare che non è una persona a caso, nominata o eleggibile perché ha una tessera di partito in tasca. Stiamo parlando del meglio che l’Italia possa esprimere per ricoprire il ruolo apicale della nostra Repubblica. Di lei sappiamo che negli ultimi 37 anni ha servito con onore e disciplina lo Stato italiano, raccogliendo attestati di stima nazionali e internazionali.
A ciò si aggiunge la dimostrata capacità e professionalità nel saper coordinare il Dipartimento per la Sicurezza interna ed esterna, senza tentennamento alcuno. Infine, per quanto riguarda le “paure” dettate in queste ore dai leader politici, relativi alla provenienza dell’attuale Direttrice del D.I.S., tirate in ballo da taluni esponenti di partito, forse più per giustificare il loro complessivo fallimento che per fondati motivi, credo sia opportuno sorvolare senza nulla aggiungere. L’Italia deve ritrovare quell’orgoglio e quella passione dimostrata da sempre nello sport e riconosciutaci da tutto il mondo con il nostro saper fare bene.
Per rompere con la mediocrità e riprendere la corsa della crescita dobbiamo credere nell’importanza delle competenze, sostenendo la necessità che ogni governo, dal più piccolo dei Comuni dell’Italia al Governo della nazione, sia presieduto da persone competenti e non più dall’espressione di un compromesso atto a garantire lunga vita ai mediocri. C’è una grande trasformazione in atto e dovremo iniziare ad abituarci all’idea che le nuove ricchezze che determineranno l’esercizio del potere non si chiamano soltanto oro, petrolio, gas, energia e acqua.
Vi sono ricchezze molto più importanti. Tra esse, saper gestire le informazioni con largo anticipo, può fare la differenza, naturalmente in meglio. (fr)
L’OPINIONE / Franco Cimino: La lezione di Sergio Mattarella in questo mondo difficile
di FRANCO CIMINO – Il 27 gennaio, il calendario civile segna la “ giornata della memoria”. Chissà se nelle scuole, in tutte le scuole di ogni ordine e grado, in tutte le classi che vedano scolari e studenti, se sia parlato e se, sul significato di questa, i docenti abbiano intrecciato le lezioni di tutte le discipline, da quelle umanistiche a quelle scientifiche.
Nelle televisioni e sui giornali, poco o nulla, notizie comunque relegate in pagine lontane dalla prima. L’orrore dell’antisemitismo e la Shoah sono coperti dai titoli che occupano il maggior tempo e il più ampio spazio dell’informazione, il Covid e l’elezione del Presidente della Repubblica. Pertanto, il solito rapido racconto, con filmati in bianco e nero consunti, e le solite, anche queste rapidissime, celebrazioni di rito. E anche le solite dichiarazioni che sembrano uscite tutte dal più vecchio ciclostile. Il rischio che la “ Giornata della Memoria” resti staticamente racchiusa in quella data del ventisette gennaio del 1945, che al mondo ha aperto i cancelli dell’inferno e mostrato fin dove possa arrivare la cattiveria umana.
Una cattiveria che si rinnova e si diffonde, di tempo in tempo, da nazione a nazione, da gente a gente, etnia e geografie comprese, e alla quale il grande popolo italiano, così ricco di civiltà antica, tristemente rappresentato in quegli anni, non è stato da meno. Parlo impropriamente di popolo, perché nelle sciagure dell’umanità, nulla può avvenire senza una psicosi collettiva che ammorbi le coscienze, e senza quella passività o addormentamento delle intelligenze, per attivare le quali il potere, qualsiasi potere deprivato del suo proprio senso umano, agisce con ogni mezzo disponibile. Specialmente, quelli che contribuiscono a formare il sistema della “ propaganda di regime”. Una sola domanda dobbiamo porci tutti: è cambiato il mondo da allora?
In verità, è la domanda che si ripete, ma non ce la facciamo mai, ad ogni evento, anche direttamente estraneo alla mano e alla volontà dell’uomo, che distrugge migliaia e migliaia di vite umane. E qui non uso il temine assai suggestivo “innocenti”, perché a mio avviso, ogni morte causata per atto di violenza da qualsiasi potere autoritario è “innocente”. Sono tante le date impresse dalla storia sulle spalle dell’Umanità. L’ultima è quella di due anni fa esatte, che ha segnato l’avvento di un virus micidiale quale nuovo nemico “assoluto”.
Un nemico che, essendo contro tutti gli esseri umani e uccidendo o ammalando in ogni parte del globo senza distinzione alcuna, neppure quella più classica tra paesi ricchi e paesi poveri, dovrebbe, nell’eguaglianza di fatto apparentemente determinatasi, chiamare tutti a farsi un unico esercito armato contro il nuovo male del secolo. L’orrore dei campi di sterminio nazisti conseguenti alle orribili leggi razziali nazi-fasciste, avrebbe dovuto insegnarci una sola cosa: che non ci fossero mai più atti di discriminazione nei confronti di qualsiasi uomo e leggi che li legittimino insieme a quella cultura che ogni atto disumavo presiede, la cultura dello scarto.
Quella che disinvoltamente afferma che la diseguaglianza non solo sarebbe giusta, quanto servirebbe anche a risolvere, in altro modo che non la guerra belligerata, i necessari feroci scontri tribali per liberare un po’ il pianeta da una sorta, diciamo, di appesantimento demografico. E così, in un mondo che ha invece un solo uomo per una sola umanità, ristabilire, attraverso la violenza, la supremazia dell’unica vera razza imperante, quella dei più forti. Di quanti cioè hanno la forza muscolare al posto della ragione, la logica dell’egoismo al posto del cuore. Fino a quando lasceremo solo alle cineteche dei “film luce” e svuoteremo di attualità rabbiosa questi contenuti le scuole, le famiglie, le sedi della Politica e quelle dove si esercita cultura e formazione umana, non solo resteranno le divisioni fra persone e cresceranno le discriminazioni, ma qualsiasi forza fisica eserciterà la sua stupidità su ogni persona che alla vista degli sciocchi e dei nuovi pazzi apparisse debole, particolare, e perciò diversa.
Delicata e perciò umanamente vera. No, non siamo cambiati dal quel settembre del ’45. Non siamo cambiati, dopo le due guerre mondiali. E dopo la terza terza imposta dalla globalizzazione. La guerra strana ma pur dichiarata, dai potenti( pochi) contro i deboli( i molti), che ha come arma e conseguenza, una sola cosa, la fame. Un solo stato sociale il più diffuso, la povertà. Una sola legge, l’ingiustizia. Una sola logica, l’egoismo. Un solo sistema politico, la “democratura”. Un cambiamento verso l’opposta direzione può dettarlo solo la Politica, quella vera. E quella cultura che insieme all’etica la Politica nutre. E, cioè, la Libertà che da se stessa tutela e valorizza la Persona. La persona, una per una. Che in Democrazia diviene persona più persona e più persone. Quindi, più popolo. E popolo più popoli, Umanità, il popolo unico della Terra. La Terra di tutti. Per tutti. Con il prezioso mare che la bagna per accarezzarla e per unirla attraverso la libera navigazione degli esseri umani alla ricerca del Progresso, del proprio benessere e della felicità.
Questa Politica finora non c’è. C’è al suo posto, abusivamente, quella che si scrive con la p minuscola e si pronuncia con velocità supersonica affinché non se ne sente la stonatura. A chi tra i miei ragazzi in questi anni, e a quanti mi ascoltano nelle assemblee e nelle pubbliche piazze, mi domandano si domandano cosa sia la Politica, io dico testualmente: “è il luogo dell’incontro tra le persone per realizzare l’Amore, costruire il Bene di tutti difendendo i beni comuni, mai stancandosi di cercare la Bellezza. Ché in essa ridiede sempre Verità e Giustizia, ed Eguaglianza, nella Libertà, va realizzando.” Ed ancora, la domanda più difficile: “ma come riconoscere subito un buon Politico?” La mia risposta è la più semplice: “un buon politico lo si vede soprattuto da un atteggiamento, il rispetto che egli ha verso le Istituzioni. In esso c’è quasi tutto, la passione politica, l’Amore verso le persone, il senso del dovere, il rispetto assoluto per l’altro, per gli altri. Per le cose, specialmente quando non sono nostre personali, bensì nostre della comunità”.
Sono triste in questi giorni. Non arrabbiato, ma profondamente triste, dinanzi al cattivo spettacolo che la cosiddetta classe politica sta dando nell’occasione solenne dell’elezione del Presidente della Repubblica. Uno spettacolo, tra l’altro, enfatizzato dai mezzi d’informazione, specialmente televisivi, che ci fanno entrare nelle case quei faccioni di persone che non dicono nulla più del nulla, eppure vengono fatti apparire come i salvatori della Patria. Da ognuna di quelle, e sono a decine, la sensazione che il destino della mia “ povera Patria”, per dirla con Franco Battiato, da esse dipenda mi fa star male. Per fortuna è giunto a conforto Lui, il Presidente che sta per lasciare il Quirinale. Ancora una volta Sergio Mattarella, oggi il più amato dagli italiani, ci dà una grande lezione. Di stile. Di moralità. Di Politica. In un solo gesto tutta la migliore cultura democratica del mondo. Un solo semplice gesto. Non appena si sono aperte le porte di Montecitorio per la chiama dei grandi elettori, il Presidente se ne va nella sua Palermo. Vi sta per tre giorni.
Stamattina il suo rientro a Roma, dove già ha trovato casa e ivi effettuato il trasloco. Un solo piccolo immenso gesto. Rispetto totale delle istituzioni, per lasciare completamente libero il campo da una sua possibile condizionante presenza. Fuori Roma, nella lontana Sicilia affinché i parlamentari fossero pienamente liberi di decidere. C’è di più in questo suo gesto politico. C’è il profondo senso umano che lo lega, uomo semplice che mai si è fatto cambiare dal potere, alla sua storia e alla sua terra. Egli torna nella sua Città nel giorno che comunque gli procura tristezza, ché sette anni pieni di dedizione al Paese non si dismettono come un solo cambio di cappotto.
L’uomo Sergio è andato a rasserenarsi a casa. E qui, tra le stanze e le strade, si è mosso, grato, fra i ricordi, prima di fare un tuffo nel cuore grande che lo accoglie in quel cimitero dove riposano i suoi genitori, il fratello Piersanti, la sorella, la cognata. E “l’amore più grande della sua vita”, la moglie. Il tutto per dirci che prima di ogni fazione politica, ci sono le istituzioni. E prima della politica e delle istituzioni c’è la Vita. Prima del pubblico c’è il privato e tutto l’Amore che in esso si muove. Per farci essere buoni cittadini e buoni politici. Brave persone, che lasceranno tracce di loro qui. Anche su questa terra, per non essere dimenticati. Che lezione signor Presidente! Che lezione Sergio! (fc)






